Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 29 giugno 2008

L'area protetta più alta d'Europa

Il Parco Naturale Alta Valsesia è l'area protetta più alta d'Europa, basti pensare che raggiunge i 4559 m della Punta Gnifetti, l'area si trova nel versante sud del Monte Rosa, dove nasce il fiume Sesia. Il programma dell'escursione di oggi è un magnifico giro ad anello, lasciamo la macchina nel grande parcheggio in località Wold 1271 m, a circa 1 km da Alagna. Partiamo alle ore 9.00, fa già caldo..., dal divieto di transito, percorriamo la strada asfalta, la vista sul Rosa è stupenda, si vede chiaramente il rifugio Capanna Regina Margherita 4554 m, in circa 35 minuti raggiungiamo la Cascata dell'Acqua Bianca (Zam wisse boch 1495 m), per chi vuole esiste un servizio navetta nel periodo estivo. All'inizio della mulattiera ci soffermiamo a leggere i vari pannelli, il nostro itinerario segue il segnavia n. 7, dopo circa 10 minuti raggiungiamo il bivio, dove svoltiamo a destra risalendo la mulattiera costruita dagli alpini che porta al Colle del Turlo, segnavia 7a. La salita si svolge in un bel bosco di larici, dove la fioritura di rododendri rende il percorso veramente piacevole. Tralasciamo il primo bivio, ci accorgiamo che le nuvole cominciano ad avanzare comprendo lentamente le montagne circostanti, al secondo bivio lasciamo a sinistra il sentiero 7e, proseguendo sempre sulla mulattiera. Arrivati in vista dell'alpe Mittlentail 1943 m, prima del torrente Testanera, svoltiamo decisamente a sinistra seguendo il segnavia 7d, il sentiero sale molto rapidamente, arriviamo a una cappelletta dove ci fermiamo per rinfrescarci. Paola oggi è veramente in forma, io e Danilo ci chiediamo come faccia in una giornata cosi calda ad avere tanta energia da spendere...BOH!?! Arriviamo all'alpeggio Testanera (Schworzhaupt 2260 m), dopo ci concediamo una sosta ristoratrice, nel frattempo le nuvole hanno ricoperto quasi totalmente il Rosa, un vero peccato!!! Riprendiamo il sentiero in leggera salita, in vista del rifugio Barba-Ferrero cominciamo a scendere, attraversiamo vari torrenti che formano il Flua Grobe, per poi ricongiungerci con il sentiero 7e, attraversiamo il torrente poco a monte del rifugio prima su una passerella in legno, dove Paola sembra non avere nessun timore..., poi attraversato un ponte arriviamo al rifugio CAI Barba-Ferrero 2250 m, all'alpe Vigne Superiore.
Il rifugio è gestito da due ragazzi Lorenza e Marco, la specialità sono le squisite torte fatte da Lorenza, entro nel rifugio piccolo ma veramente accogliente e ordino tre porzioni di polenta concia, Lorenzo invece preferisce mangiare i panini che si è portato da casa (peggio per lui), ci accomodiamo fuori seduti a uno dei tavoli, dopo circa 10 minuti ecco finalmente la tanto sospirata polenta, probabilmente avevo davvero fame perché in un attimo pulisco il piatto, nel frattempo proprio davanti ai miei occhi si diradano le nuvole e appare il maestoso Ghiacciaio del Sesia, che spettacolo! Bevuto il caffè e salutati i gestori ci incamminiamo sul sentiero 7, arriviamo nei pressi di una stupenda cascata dove decidiamo di andare a vederla da vicino, Danilo vuole una foto accanto, il tempo di poterla scattare che già era bagnato... Il sentiero in alcuni tratti è invaso dall'acqua di alcuni ruscelli, attraversiamo un paio di ponti spostandoci sul lato sinistro orografico della valle. Si ha come l'impressione di percorrere un enorme giardino, i rododendri in fiore sono dappertutto, fiori dai mille colori e le farfalle sembrano danzare attorno...
Attraverso un bel sentiero nel bosco arriviamo all'alpe Blatte (Zar Blattu) e subito dopo all'alpe Fum Blitz (1600 m circa), dove ci rechiamo a visitare la casa del Parco, vicino su una superficie di circa mezzo ettaro, è stato creato anche un orto botanico. Scendiamo lungo la mulattiera perfettamente restaurata, in breve attraversiamo il Sesia sopra a un caratteristico ponte con tanto di tetto, in questo punto il fiume ha scavato un orrido davvero impressionante! Passiamo per il rifugio F. Pastore 1575 m, a mio giudizio in una posizione molto panoramica su tutta il gruppo del Rosa, oltre dopo le case iniziamo a scendere sul sentiero n. 6, arrivando alla Cappelletta dedicata a S. Antonio, con Danilo presi dall'entusiasmo e da una vena di follia ci concediamo anche una breve corsa sulla strada carrozzabile, con Paola che tenta invano di seguirci...
Malati di Montagna

Davanti al rifugio Barba-Ferrero



Il ghiacciaio del Sesia



La mulattiera verso il Colle del Turlo

lunedì 23 giugno 2008

Quattro passi in Paradiso

Esistono luoghi dove l'uomo può solo fare da comparsa e dove la natura nella sua grandezza è l'attore protagonista. Sembra l'introduzione di un lungometraggio, ma la giornata che abbiamo vissuto domenica 22 giugno è stata davvero unica. Partiamo da Pont (1960 m) in Valsavaranche che sono circa le 9.45, il morale è altissimo, il Gran Paradiso ci da il benvenuto regalandoci un panorama davvero unico, ma siamo solo all'inizio... La mulattiera ha inizio proprio dietro al ristorante, la salita all'inizio si presenta tranquilla in un bel bosco di larici, dopo aver costeggiato una fragorosa cascata, il sentiero con ripidi tornanti risale la parete rocciosa, mantengo un passo lento in modo tale che il gruppo non si frammenti. Aldo sembra un folletto mi passa davanti correndo, in modo tale da fare le foto migliori mentre risaliamo... Arriviamo alla Croce d'Arolley (2324 m), la vista spazia dalla cima del Gran Paradiso 4061 m, il Ciarforon 3640 m e la Becca di Monciair 3544 m, rimaniamo estasiati da tanta bellezza, dopo l'arrivo di Danilo che chiudeva il gruppo scattiamo la foto di gruppo, il risultato è stupefacente sembriamo sospesi tra cielo e terra... Il sentiero prosegue sulla sinistra entrando nel Piano del Nivolet, lungo oltre sei chilometri a una quota di 2500, l'altopiano è uno dei più interessanti di tutto l'arco alpino, ci incamminiamo costeggiando la Dora di Nivolet che ci regala scorci davvero unici, le marmotte al nostro passaggio ci osservano e sembrano quasi che vogliano salutarci, gli innumerevoli ruscelli e torrenti formano torbiere e acquitrini, costringendoci a compire salti da un sasso all'altro, mentre le rane vere campionesse del salto in lungo si atteggiano prendendoci in giro... Dopo aver lasciato sulla nostra sinistra l'alpe Gran Collet 2409 m, davanti a noi la Punta Basei 3338 m salita più volte, ma oggi coperta dalle nuvole, continuiamo su una stradina poderale ormai abbandonata, che in leggera salita raggiunge la strada asfaltata. La strada doveva unire il versante piemontese con quello valdostano ma grazie all'intervento dell'Ente Parco questo scempio non è mai stato realizzato.
In breve raggiungiamo i laghi del Nivolet ancora parzialmente ghiacciati, vicino sorge il rifugio Savoia, ricavato da una delle tante case di caccia reale, purtroppo la strada che sale da Ceresole Reale e che porta fino al parcheggio davanti al rifugio è già stata aperta, da ottobre a maggio rimane chiusa, mentre nei mesi di luglio e agosto da qualche anno è stato attuato un servizio di navetta che sale dal lago Serrù. Sono le 13.00 e la fame comincia a farsi sentire, propongo una breve ma interessante alternativa per fermarci a mangiare, il gruppo con entusiasmo accoglie l'idea, risaliamo il versante dietro al rifugio raggiungendo in breve l'alpeggio Riva 2590 m ancora in uso. Dopo il rifornimento d'acqua, risaliamo il pendio erboso in direzione nord, dopo circa mezz'ora dal rifugio arriviamo sulle sponde del vasto lago Rosset 2703 m, il lago è completamente ghiacciato, curiosamente affiora un isolotto detto "cappello di prete", sulla destra spicca il Taou Blanc 3438, una delle cime con cui condivido dei bellissimi ricordi. Tra una risata e l'altra mangiamo, ma il tempo stringe e la strada del ritorno è lunga, una bella foto con lo sfondo il Gran Paradiso e via che si ritorna al rifugio, dove abbiamo lasciato alcune persone che stanche avevano deciso di fermarsi. Saluto gli amici Patrizia, Giuseppe e il figlio Fabio, che da Ceresole Reale sono venuti per salutarci, gambe in spalle e via che si riprende la via del ritorno. Con Danilo chiudo il gruppo controllando di non aver lasciato nessuno indietro, seguiamo un sentiero tra vaste fioriture bianche della parnassia e anemoni, la Grivola con i suoi 3969 m domina tutto l'altipiano. Arriviamo a Pont che sono le 17.30, abbiamo percorso 21 km, con un dislivello di 740 m, sono passati circa più di dieci anni dalla prima volta che ho percorso il piano del Nivolet, ma ogni volta è come se fosse la prima, un luogo davvero unico.
Malati di Montagna

Gruppo del Gran Paradiso



Croce d'Arroley



Fioriture di parnassia



Piano del Nivolet

domenica 15 giugno 2008

Via Ferrata Gruppo Alpini - Corno Medale 1029 m

Piccola premessa, le ferrate sulle pareti di montagne dove vicino ci sono vie aperte da alpinisti del calibro di Bonatti e Cassin non dovrebbero esistere, mentre vie ferrate che ricordano percorsi storici o comunque che aiutano a capire le difficoltà che l'uomo poteva incontrare, specialmente durante la guerra del 1915-1918, come la La Strada degli Alpini fatta l'anno scorso con il CAI a mio modesto parere è giusto che si possano percorrere anche attrezzandole... ma allora perché fare la ferrata del Corno Medale? Una domanda che mi sono chiesto quando stavo scendendo con il sentiero verso Lecco. Ho fatto questa ferrata come conclusione di un corso istituito dalla mia sezione, dove hanno chiesto al gruppo dell'escursionismo di dare una mano, durante l'uscita. Il programma prevedeva la Via Ferrata Jose Angster e il primo tratto della Via Ferrata delle Guide in Val di Gressoney, stamattina visto le previsioni si è deciso di andare più vicino, precisamente a Lecco. Non descrivo la ferrata perché è meglio che ognuno valuti le sue abilità e esperienze in questo tipo di attività, posso solo dire che la prima metà della ferrata è molto difficile, mentre la seconda richiede molta attenzione e dove le forze fisiche cominciano a mancare, valutare soprattutto che la ferrata non ha vie di fuga in caso di abbandono, per cui bisogna salire fino in cima.
Malati di Montagna





lunedì 2 giugno 2008

Gran Vaudala "La Valle dei Vichinghi"

...aquila reale, marmotte, camosci, ci danno il benvenuto...siamo nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso. Domenica 1 giugno, quinta gita escursionista del CAI di Legnano, partenza ore 6.00 destinazione Val di Rhemes, siamo solo in 20, forse il ponte del 2 giugno, magari anche il maltempo dei giorni scorsi, ha fatto cambiare idea a molte persone... Percorriamo la val di Rhemes in un'atmosfera quasi irreale, è forse una delle più affascinanti e incontaminate valli delle Alpi Graie. Attraversiamo il comune di Rhemes Notre Dame con la sua bella chiesa del 1650, usciti dal paese, poco prima del termine della strada si trova sulla sinistra un ampio parcheggio 1850 m circa. Si prosegue sulla stradina asfaltata fino a raggiungere una tabella segnavia, si lascia a sinistra il sentiero n. 11 per il colle Lenyr (dal colle si sale al Taou Blanc 3438 m cima più volte risalita dal versante del Nivolè), poco dopo arriviamo a un alpeggio, lasciamo la strada che sale a destra e proseguiamo sull'ampia mulattiera. Incontriamo una vecchia casa, un tempo caserma della Guardia di Finanza, le marmotte nei prati si rincorrono e con il loro fischio ci avvertono di stare lontani e di non disturbarle, stiamo camminando sopra alla Dora di Rhemes che scorre profondamente incassata in un fragoroso rumore. Arriviamo a un ponte che per motivi sconosciuti non esiste più, al suo posto troviamo due tronchi che cerchiamo di fissarli il meglio che possiamo, superato il torrente troviamo un bivio seguiamo il segnavia 12 a sinistra. trascurando la traccia per rif. Benevolo. Attraversiamo il bel pianoro arrivando in breve al ponte che ci conduce sulla sponda destra orografica, il sentiero prosegue in leggera salita tralasciamo un vecchio ponte sulla sinistra, ma ecco che all'improvviso il gruppo si ferma, chiedo cosa è successo, Aldo mi dice che non si riesce in nessun modo a attraversa il torrente, forse il maltempo dei giorni scorsi ha fatto alzare notevolmente il livello dell'acqua, e comunque non si vede nessuna traccia di presunti ponti. Breve consultazione tra gli accompagnatori, decidiamo di ritornare al vecchio ponte poco più in basso e di cercare qualche traccia per proseguire, Aldo e Lorenzo salgono a sinistra, mentre io decido con altri cinque di andare verso destra costeggiando il torrente e cercando di raggiungere il sentiero. La mia strategia si è rivelata purtroppo la più esatta, infatti senza tante difficoltà raggiungiamo il sentiero, ma il resto del gruppo ormai sta già risalendo il versante della montagna... Con le radio gli comunichiamo che stiamo salendo e che li aspettiamo sul sentiero, vediamo sbucare dai cespugli Aldo seguito da tutto il gruppo, molti sono affaticati da questo fuori programma, alcuni mi chiedono come è possibile che io sia arrivato prima di loro, visto che ero l'ultimo della fila...rispondo che è solo stata fortuna con un pizzico di esperienza. Il sentiero ora ben marcato sale tra ripide svolte nel bosco di larici, arrivati a quota 2250 m circa, entriamo nel selvaggio vallone della Gran Vaudala (il nome di questo vallone non so perché mi ricorda i Vichinghi). Passate alcune balze esposte dove bisogna prestare attenzione, alcuni comosci ci osservano dall'alto come sentinelle, in breve arriviamo agli splendidi caseggiati abbandonati dell'Alpe Gran Vaudala 2340 m, dove facciamo la doverosa pausa. Con Aldo e con gli altri accompagnatori valutiamo se è il caso di andare avanti o di fermarci, il sentiero che dobbiamo fare dalla parte opposta per raggiungere il rif. Benevolo è ricoperto in alcuni punti da residui di slavine cadute nell'inverno ed è anche molto esposto. Si decide di provare, seguiamo il sentiero 13A per il colle Rosset 3023 m (risalito più volte dalla parte opposta), poco dopo si lascia la traccia principale per scendere verso il torrente dove su un sasso è indicato la direzione per il rifugio. Anche in questo caso è problematico l'attraversamento, Danilo vede alcune assi abbandonate, usate probabilmente per fare da ponte, con un po di ingenio riusciamo a far passare tutti dall'altra parte, ma la nostra impresa si rivela inutile, alcune nuvole minacciose si avvicinano, andare avanti non ci sembra sicuro quindi ritorniamo all'alpeggio dove pranziamo. Nel frattempo Lorenzo che era andato a vedere il sentiero ritorna e ci comunica che andare avanti era assolutamente impossibile, la slavina che dovevamo attraversare era in un tratto molto esposto, con tratti ancora ghiacciati. Dopo aver mangiato e fatto quattro chiacchere riprendiamo il sentiero fatto in precedenza, arrivati in fondo allam valle decidiamo di andare a vedere le fragorose cascate della Dora di Rhemes, attraversiamo l'unico ponte dove è segnato chiaramente il sentiero 12, saliamo attraverso i prati fino a incrociare il sentiero per il rif. Benevolo, poco dopo ecco la cascata un'opera d'arte della natura, si scattano foto a raffica, si rimane a bocca aperta, alcuni si siedono davanti estasi, immancabilmente facciamo la foto di gruppo. Mentre torniamo all'auto sopra le nostre teste vola con fierezza ed eleganza sua maestà l'aquila, sembra quasi che ci voglia salutare, anche se non siamo riusciti a completare l'escursione, credo che le persone si siano divertite...
Malati di Montagna

il GRUPPO DI QUELLI CHE NON MOLLANO MAI...



...l'estate tarda ad arrivare...



Vallon de Grand Vaudalaz

domenica 25 maggio 2008

Quattro passi indietro nel tempo...

...questa domenica decidiamo di non andare in montagna, ma di fare un'escursione culturale, gastronomica... borghi medioevali tra i più belli d'Italia, colline verdi come se fossero uscite dalla tela di un pittore, un buon bicchiere di vino seduti a tavola, gustando prodotti famosi in tutto il mondo...tutto questo esiste e si trova in provincia di Piacenza. Partiamo da Legnano che sono circa le 8.00, prendiamo l'autostrada verso Bologna, dopo circa un'ora usciamo a Fiorenzuola. Lorenzo ci propone come prima meta, l'Abbazia di Chiaravalle della Colomba a Alseno. Idea davvero grandiosa, appena entrati nella basilica rimaniamo a bocca aperta, in occasione della festa liturgica del Corpus Domini che si svolge in giugno, si può ammirare la celebre infiorata, un magnifico tappeto di petali, che corre dall’ingresso al presbiterio della basilica raffigurando motivi eucaristici...una vera opera d'arte. Ammiriamo anche lo straordinario chiostro trecentesco, dove le centotrenta colonnine in marmo rosa di Verona, fanno da cornice. Riprendiamo le auto, dirigendoci verso Vigoleno, attraversiamo le colline dove notiamo la cura con cui sono state coltivate, dopo alcuni tornanti arriviamo al parcheggio situato poco distante dall'entrata. Appena varcate le mura sembra di tornare indietro nel tempo, e se si rimane in silenzio sembra quasi di udire i cavalli che salgono la via acciottolata, con le armature scintillanti dei cavalieri che si dirigono al castello. Non esagero dicendo che è senz'altro uno dei borghi medioevali più belli che abbia mai visto, la chiesa romanica dedicata a S. Giorgio risalente al 1100, il castello con al centro il mastio, sulle mura si può immaginare di intravedere soldati che stanno facendo la ronda...un piccolo tesoro arrivato intatto fino ai giorni nostri. Ripartiamo per andare a vedere un'altro borgo medioevale, Castel'Arquato, lasciamo l'auto in uno dei tanti posteggi fuori dalle mura. Saliamo verso il borgo, dove si respira atmosfere d'altri tempi, arriviamo alla piazza monumentale che è tra le più belle dell’Italia del nord. Le case sono basse color mattone, i vicoli stretti acciottolati e i colori dei tanti fiori fanno da cornice a questo posto ricco di storia millenaria, comincia tanto per cambiare a piovere...
Siamo orami arrivati a giugno e il caldo comincia a farsi sentire, ma soprattutto la gola è secca, corbezzoli ma siamo sui colli piacentini dove le aziende vinicole non mancano di certo. Usciamo da Castel'Arquato e ci dirigiamo verso Socciso, all'azienda vinicola Casabella dove la signora Gabriella gentilmente ci fa assaggiare dei vini davvero ottimi e che noi contraccambiamo comprando alcune bottiglie da portare a casa, chiacchierando chiediamo dove poter mangiare, la signora ci manda a poca distanza dalla sua azienda alla trattoria la Crocetta dei 4 diavoletti...direi che consiglio migliore non poteva darci...degna di nota i pisarei e fasò. In conclusione una giornata da 10, soprattutto per l'ottima compagnia di Deborah, Paola, Danilo, Silvio e Lorenzo.
Malati di Montagna

Abbazia di Chiaravalle della Colomba - l'infiorata



Vigoleno - Il borgo



Piazza Monumentale - Castel'Arquato

domenica 18 maggio 2008

la "Grande Balconata del Cervino"...

Sfidando le previsioni meteo avverse...oggi 18 maggio 2008 siamo partiti da Legnano con una leggera pioggerella, destinazione Grande Balconata in Valtournanche.
Totale partecipanti 48, rinunciatari 5 si sono lasciati spaventare da qualche goccia d'acqua (ormai i veri montanari sono in via di estinzione!?!). Ivano il simpatico autista del pullman ci ha lasciati a La Magdeleine nel parcheggio sopra al tornante dove ha inizio la strada per Chamois 1740 m circa (cartelli segnaletici). Dal tornante ci incamminiamo per circa 1 km su strada asfaltata, superato un tornante sulla sinistra inizia la sterrata per Chamois. Il percorso è quasi pianeggiante, d'inverno è un buon percorso con le ciaspole e anche un celebre itinerario di fondo. Dopo una breve salita scendiamo verso la conca di Chamois, sulla destra bella cappella della Trinità e poco prima di attraversare il ponte un cartello ci indica un vecchio mulino con ancora l'antico frantoio. Saliamo verso il capoluogo 1816 m, ammirando alcuni raccard ben ristrutturati, arrivati nella piazza ci fermiamo per qualche minuto. Chamois è stata definita una delle perle delle Alpi, è anche l'unico comune italiano non raggiungibile dalle automobili. Riprendiamo il percorso salendo la strada in pavé sul lato opposto all'arrivo della funivia, arrivati alla palina segnaletica svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per il lago di Lod, la salita si fa subito sentire e il gruppo comincia a sgretolarsi, a un bivio seguiamo il bel sentiero gradinato, tralasciando a destra la strada sterrata, dopo circa 35 minuti arriviamo sulle sponde del lago di Lod 2010 m, dove aspettiamo che arrivi tutto il gruppo. Saliamo verso gli impianti dove al secondo pilone ricompaiono i segni gialli GB (Grande Balconata), c'è ancora neve e la primavera quest'anno fa veramente fatica ad arrivare, risaliamo la pista di sci, dove ogni tanto compaiono i segni gialli sbiaditi dal tempo. A quota 2170 m circa, riprendiamo il sentiero lasciando sulla destra la pista da sci, su un sasso è ben evidente l'indicazione Cheneil, tra radi alberi arriviamo al piccolo colletto di Cheneil 2227 m, dove nelle giornate limpide il panorama sul Cervino è stupendo, oggi purtroppo possiamo solo immagginarlo... Dal colle sulla sinistra si va verso l'alpe di Cheneil, mentre sulla destra si può andare al Santuario di Clavalitè, dove qualche anno fa sono salito con le ciaspole... La discesa si fa presto impegnativa, come avevo previsto il versante è ancora abbondantemente coperto di neve, Lorenzo che è partito qualche minuti prima dal colle con un gruppetto di persone mi comunica che il sentiero non si riesce più a trovare... Dopo qualche minuto mi richiama, dicendomi che è riuscito a ritrovare il sentiero qualche metro più in basso dove non c'è neve, faccio un sospiro di sollievo ero già pronto a tornare indietro, la prima regola è la sicurezza del gruppo. Il sentiero prosegue ormai senza grossi problemi arrivando in breve a Cheneil 2105 m, dove finalmente pranziamo, decido con un gruppetto di salire fino alla cappella dove tra una risatta e l'altra pranziamo. Ritornati alla palina segnaletica, seguiamo l'indicazione per Valtournanche, il tratto di sentiero fa parte dell'Alta Via n. 1 della Valle d'Aosta. Il sentiero scende rapidamente nel magnifico bosco di abeti, arriviamo all'alpe Promindo 1840 m, l'origine del nome sembrerebbe legato ai termini dialettali Pro (prato) e Mindo (pulito), senza dubbio il nome è veramente azzeccato, sembra di essere in un campo da golf, caratteristica e molto bella anche la cappella, una piccola chiesetta in miniatura. Seguiamo i triangoli dell'Alta Via, attraversato un ponte di legno arriviamo a Cretaz 1501 m, dove all'ingresso è stato ristrutturato un'antico mulino. Percorriamo le antiche vie dove il tempo sembra essersi fermato, arriviamo alla piazzetta del lavatoio, dove davanti c'è una targa che ricorda la casa nativa della famosa guida Luigi Carrel detto "Carrellino", da non confondere come ha fatto il sottoscritto con Jean-Antoine Carrel. Arriviamo al parcheggio davanti alla piscina dove Ivano con il suo pullman ci aspetta, siamo in anticipo per cui decidiamo di andare a vedere la Piazza delle Guide, davanti alla chieda parocchiale di Valtournanche e anche a bere qualcosa di fresco. Entrati nella piazza Mario mi chiama e mi fa notare che il Cervino 4478 m e stato conquistato per la prima volta dalla cresta est-nord (lato svizzero) il 14 luglio 1865 da Edward Whymper, e pochi giorni dopo dalla cresta sud-ovest (lato italiano) da Jean-Antoine Carrel, per cui Luigi Carrel che è nato nel 1901 era ancora troppo giovane...devo ammette che ho fatto un po' di confusione, quest'anno in sede CAI ho anche visto il film "LA GRANDE CONQUISTA" di Louis Trenker degli anni 30', che racconta della conquista del Cervino, e della tragedia dove perirono durante la discesa quattro compagni di cordata di Whymper...forse nella testa si devono essere sovrapposti troppi CARREL!!!, nella piazzetta è stata collocata anche la capanna Luigi Amedeo che si trovava sulla parete del Cervino.
Che dire una giornata dove il sole si è visto solo quando siamo arrivati a Cretaz, ma durante il percorso devo anche ammettere che ho visto persone sorridenti e felici di essere venute...la montagna bisogna viverla in ogni suo aspetto...
Malati di Montagna

una parte del gruppo...



Cheneil



Cretaz



Piazzetta delle Guide

domenica 11 maggio 2008

Passo delle Possette - Passo delle Balmelle 2179 m

Da Varzo si sale a sinistra verso San Domenico, dopo circa 5 km si stacca sulla sinistra il bivio per Trasquera, dopo aver superato il comune di Trasquera 1096 m, si attraversa il Ponte del Diavolo e in breve si arriva alla frazione di Bugliaga 1314 m, dove lasciamo l'auto nella piccola piazza antistante alla chiesa. Seguiamo le indicazioni, poste sulla tabella segnavia, dopo una breve rampa asfaltata, si segue l'ampia pista che costeggia varie baite ben ristrutturate, incrociamo un capriolo che in un paio di salti scompare nella vegetazione. Entrati nel bosco incontriamo un crocifisso, seguiamo il sentiero sulla destra, attraversiamo una fascia sassosa e sbuchiamo sui prati dell'alpe Casalavere 1549 m, il percorso è molto ripido e ci fa guadagnare quota velocemente. Attraversiamo l'alpe Orzalina 1696 m, dove un gregge di pecore incuriosite ci da il benvenuto, entriamo in un bosco di larici, dove Flavio incontra uno scoiattolo!!! Arriviamo all'alpe Ciampalbino 1920 m, saliamo alle baite superiori, il sentiero prosegue a sinistra con una serie di tornanti, incontriamo le prime chiazze di neve. Usciti dalla vegetazione ci accorgiamo che durante la notte ha nevicato, i pochi larici rimasti rendono il paesaggio incantato, regalandoci giochi di luce particolari. Seguiamo i vari segni bianco-rossi, alcune marmotte ci guardano incuriosite e anche forse un po assonnate dal lungo letargo. Vediamo nettamente la depressione del passo, ma i nevai ci costringono a salire con più attenzione, arriviamo al Passo delle Possete 2179 m, Danilo ci fa notare che siamo saliti in circa 1,50 ora!?! La neve è davvero ancora tanta, il Teggiolo oggi non si può proprio fare, decido di arrivare al passo delle Balmelle, metto le ghette e comincio ad andare avanti, ma subito sprofondo nella neve, non sembra di essere a metà maggio... con l'estate che quest'anno tarda ad arrivare... A fatica arriviamo al Passo delle Balmelle, saliamo ancora per qualche metro cercando di capire quanta neve c'è, si vede la conca della Vallè ancora ricoperta da molta neve, niente da fare la salita al Teggiolo non si può proprio fare, magari se avessimo le racchette... Il tempo sta cambiando velocemente, per cui decidiamo di scendere, Danilo da sfoggio delle sue doti di arrampicatore prima salendo su una grossa radice sradicata e poi su alcuni massi enormi... Ci fermiamo a mangiare all'alpe Closur accanto alla fontana, soddisfatti della salita e dell'ambiente incontrato. Durante la discesa ci accorgiamo di quanta pendenza ha il sentiero, le nuvole sopra di noi ormai hanno ricoperto le montagne, ma scendendo verso valle il sole ricompare, arriviamo a Bugliaga dove oggi c'è la festa dedicata alla Madonna della Visitazione presso l’Oratorio di S. Vincenzo. Prima di ritornare a casa ci fermiamo al Ponte del Diavolo, inaugurato il 10 settembre del 1880, il ponte ha un'altezza di 100 metri e un'arcata di 33,30 m, fu progettato dal Cav. Luigi De Antonis, per l'impalcatura sono stati usati ben 110 larici che alla fine dei lavori furono bruciati, l'ultima sosta la facciamo a Trasquera dove visitiamo la chiesa Parrocchiale S.S. Gervasio e Protasio. Oggi abbiamo visitato un luogo dove natura e storia hanno un legame profondo.
Malati di Montagna

Un quadro dipinto o una fotografia?



Dal film "Il signore degli anelli"...



Passo delle Possette

sabato 10 maggio 2008

...mi chiamavano montanaro...

Venerdì 09.05.2008 serata dedicata a un'uomo che ha fatto dell'avventura la sua vita, li chiamano sport estremi, ma basta sentire la voce di Alex Bellini al telefono satellitare, per capire quanto ami la vita. Alex ha 29 anni è nato in Valtellina, precisamente ad Aprica, per la sua giovane età ha già fatto alcune imprese al limite dell'umano, tra cui la Marathon des Sables nel 2001, una corsa di circa 250 km da corrersi a piedi in 6 tappe attraverso il Sahara marocchino, l'Alaska ultrasport nel 2002 e nel 2003, corsa che si svolge ogni anno in Alaska a febbraio e segue quasi fedelmente il percorso dell´Iditarod, la famosissima corsa con i cani da slitta, ma forse la sua più grande impresa è l'attraversamento dell'oceano Atlantico a remi, 226 giorni da Genova a Fortaleza. Alla serata era presente la moglie Francesca Urso e l'amico Roger Stewart, specializzato in tecnica GPS e membro del team. Alex in questo momento sta affrontando la traversata dell'oceano Pacifico, da Lima a Sydney, tra il video dell'oceano Atlantico e il video della traversata dell'Alaska, lo abbiamo contattato con il telefono satellitare, la sua voce era di un uomo che anche se lontano da sua moglie e dai suoi cari, dava l'impressione che quello che stava compiendo, non ero solo un'avventura al limite, ma un gran desiderio di uscire dagli schemi che la vita di tutti i giorni gli impone.
Lui ha fatto della sua vita un'immensa avventura, ma anche noi nel nostro vivere quotidiano possiamo evadere dallo stress della vita di tutti i giorni, la serenità e la voglia di evadere è proprio dietro l'angolo...il problema è che non riusciamo a percepirla....
Malati di Montagna

domenica 4 maggio 2008

Pogallo la capitale del Parco Nazionale Val Grande

A meno di 100 km da Milano, esiste un parco nazionale, la VAL GRANDE, l'area Wilderness più grande d'Italia. Molti la definiscono come l'eden perduto, santuario della natura..., ma per me rimane uno dei luoghi dove se ti fermi anche per un solo istante e chiudi gli occhi, mentre l'aria ti sfiora il viso, ti pervade su tutto il corpo un senso di libertà...quella libertà che in città non puoi più sentire...
Da Rovegro inizia la stretta anzi strettissima strada che sale a Cicogna, dopo la buia galleria scavata nella roccia, si attraversa il Ponte Casletto e dopo una serie di stretti tornanti si arriva a Cicogna 696 m. Il parcheggio è sempre un po' difficoltoso, lasciamo le auto sulla strada risistemata in questi anni che porta a Velina, ritorniamo nella piazzetta di Cicogna, dove accanto al monumento ai caduti, inizia l'ampia mulattiera. Lungo il percorso sono collocate delle bacheche e qualche leggio, che descrivono le caratteristiche dell'ambiente circostante. In breve arriviamo a Roccolo, continuiamo la salita, arrivando su terreno aperto, la mulattiera e per lunghi tratti lastricata con piode confitte verticalmente, in funzione anti-scivolo. Dopo circa 1.30 ora arriviamo all'alpe Prà 1250 m, prima di salire al rifugio dell'Alpino andiamo a vedere il famoso masso coppellato, una tavola di pietra sulla cui superficie sono incise delle coppelle, alcune delle quali unite da canaletti, si suppone che l’uomo della preistoria si metteva in contatto con le divinità, oppure la possibile raffigurazione di costellazioni celesti ed in particolare dell’Orsa Maggiore o un’antica mappa topografica che indicherebbe confini o sentieri... Arriviamo al rifugio aperto, dove ci concediamo un pausa, davanti a noi il Lago Maggiore mentre sulla destra il Monte Faie, cima Corte Lorenzo, i Corni di Nibbio e il Proman, fatta la classica foto di gruppo riprendiamo il cammino. Il sentiero prosegue sopra al rifugio ed entra nella faggeta, dopo una serie di stretti tornanti si passa attraverso un intaglio tra due piodate, in breve si arriva alpe Lecciuri 1311 m, ci fermiamo estasiati, il panorama e fantastico, si vede Pogallo in fondo alla valle, il Pedum, la Laurasca e lo Zeda... Il sentiero scende sulla destra seguendo il costolone che entra nel bosco e perde rapidamente quota lasciando a sinistra i gruppi sparsi di rustici dell’alpeggio incollati al ripido pendio. In breve si arriva alla cappelletta del Braco 1205 m, incontriamo anche un simpatico ramarro, che si lascia fotografare gentilmente, si scende nella faggeta con tornanti lenti e regolari. Il sentiero, passa accanto a muretti di sostegno oggi in parte franati e scende all’alpe Caslu 946 m, dall’alpeggio il sentiero scende al centro del vallone, guada il torrente e con una lunga traversata in falsopiano porta a Pogallo 777 m. Pranziamo accanto alla fontana del paese, dove molte delle case sono ben curate, prima di lasciare Pogallo seguiamo in parte il sentiero che porta a Pian di Boit, attraversiamo un ponte dove il torrente scorre in una forra incassata, arrivati a un bivio si tralascia a sinistra la traccia che sale a Busarasca, per proseguire in falsopiano costeggiando il rio Pianezzoli, arrivati al ponte decidiamo di fermarci, qui l’azione erosiva delle acque ha inciso profondamente il letto roccioso levigandone le pareti. Ritorniamo a Pogallo, la mulattiera per far ritorno a Cicogna passa accanto a una lapide che ricorda 17 giovani partigiani, alcuni rimasti ignoti, uccisi il 18 giugno 1944. Tutte le volte che rifaccio questo percorso rimango sempre stupefatto di quanta bellezza la natura ci può regalare, la Val Pogallo è un forziere colmo di tesori, che una volta aperto non si riesce più a chiudere...Arriviamo a Cicogna estasiati dalla giornata, ci fermiamo a visitare la Casa del Parco, dove si possono prendere gratuitamente alcune pubblicazioni, o acquistare magliette, cartine, libri...
Malati di Montagna

...il gruppetto



l'amico ramarro



il rio Pogallo

giovedì 1 maggio 2008

Hänsel e Gretel abitano a Crampiolo

1 maggio festa dei lavoratori...con Deborah, Paola, Danilo, Piergiorgio, Silvio, Flavio e Sabino, si decide di andare a festeggiare nel modo migliore che conosciamo, una bella mangiata all'agriturismo Alpe Crampiolo, gestito da Adolfo Olzeri e la moglie Fiorella mitica cuoca...provare per credere!!! Arriviamo al Devero che sono circa le 10.00, notiamo che le macchine nel parcheggio sono davvero poche, anzi diciamo la verità non c'è quasi nessuno. Appena superato il ponte seguiamo le indicazioni sulla destra per l'alpe Crampiolo (45 minuti), passiamo accanto all'ufficio turistico e iniziamo la salita. Durante la notte ha nevicato, circa 10-15 centimetri di neve fresca, l'ambiente che ci circonda e fiabesco, i larici sono tutti spolverati di bianco, c'è un silenzio quasi irreale, il cielo azzurro e i sole caldo rendono la giornata davvero unica... Mettiamo subito le ciaspole, dopo un tratto quasi in piano risaliamo il sentiero fino all'alpe Corte di Ardui, vicino alle baite ci accoglie una strana figura scolpita sulla fontana... deve essere il volto del signore dell'alpe...riprendiamo il cammino, incontriamo il signor Rossi guida naturalistica del posto, anche lui diretto a Crampiolo. Arrivati ad una cappella si prosegue a destra rimanendo in quota arrivando in breve all'alpe Crampiolo (1767 m) proprio dietro all'agriturismo, salutiamo la signora Fiorella, guardiamo l'orologio sono circa le 11.00, per cui manca ancora molto prima di mangiare, per cui decidiamo di andare a farci un giretto attorno. Dopo la chiesetta attraversiamo il ponte e andiamo a risalire sulla sinistra i pendii ricoperti di neve fresca, notiamo che oltre a noi non c'è proprio nessuno, vediamo sopra di noi una croce e decidiamo che quella e la nostra cima di oggi. Dopo la foto di gruppo, via di corsa verso l'agriturismo dove ci aspettano tanti manicaretti. Mettiamo le gambe sotto il tavolo e via che si parte con cippolline in agrodolce e melanzane sott'olio, tagliere con vari salumi prodotti dal signor Adolfo, buonissima la coppa di testa. Poi pizzoccheri da leccarsi i baffi, polenta concia e normale, misto di carni, con il cotechino tanto sospirato da Silvio. Per finire i dolci, partendo dalla crostata di marmellata di mirtilli, torta alta con yogurt e banane, strudel caldo e budino al Crème caramel, in conclusione amaro alla genziana, genepy e caffè, da bere un'ottimo vino Nebbiolo "Tarlap". Ringraziamo i simpatici gestori dell'agriturismo, ma prima di tornare al nostro tran tran quotidiano decidiamo di andare a fare una passeggiatina fino alla diga del lago di Devero, Deborah, Paola e Sabino invece decidono di rimanere a prendere il sole. Arriviamo alla diga e notiamo subito che lentamente il lago si sta scongelando, il panorama verso il Cistella e il Pizzo Diei è superbo. Ricompattato il gruppo si fa ritorno verso alpe Devero, passando per la strada battuta dal gatto delle nevi, giornata veramente fantastica....
Malati di Montagna

Crocus



Il signore dell'alpe



Foto di gruppo



Lago di Devero o Codelago

domenica 27 aprile 2008

Cima Lariè 2144 m - una cima da palati sopraffini

Oggi una piccola breve premessa è quasi d'obbligo. Esistono cime e luoghi sconosciuti e talvolta ignorati dall'escursionista, molte volte si predilige le cime più rinomate, tralasciando così il piacere di salire a cime poco conosciute ma di grande fascino, sia dal punto di vista paesaggistico che naturalistico.
Lasciamo l'auto nell'ampio parcheggio, poco sotto al paese di Monteossolano, piccolo e tranquillo paesino frazione di Domodossola e situato all'imbocco della Val Bognanco.
Sono le 8.50 il sole fa fatica a uscire, il gruppo oggi è composto da Fabio, Deborah, Paola, Danilo, Kiran, Flavio, Paolo e Piergiorgio, saliamo verso il paese, vicino alla fontana troviamo già i primi cartelli con le indicazioni e i tempi di salita, cima Lariè 3.30 ore. Superate le ultime case, abbandoniamo la strada agricola che faremo al ritorno e seguiamo il vecchio sentiero che conduce attraverso i boschi di castagno all’alpe Reso 1250 m. Le baite sono ben curate, superata una fontana incontriamo una palina segnaletica, il sentiero sale decisamente a sinistra e dopo un tratto all'aperto, ci immergiamo in un fantastico bosco di faggi, in alcuni tratti le foglie sono talmente tante che si fa quasi fatica a camminare, lascio andare avanti Kiran che data la sua età ha energie da vendere!?! Arriviamo all'alpe Spino 1550 m, dove facciamo una sosta ristoratrice, Paola ne approfitta addentando subito un panino. L'alpeggio conserva ancora una vecchia cisterna per la raccolta dell'acqua piovana.
Riprendiamo il cammino, magicamente entriamo in bosco di larici, strane forme si alternano davanti a me, all'improvviso mi appare un'enorme animale, proteso verso l'alto con la bocca spalancata, mi fermo a guardarlo, ma lui rimane immobile, era solo un vecchio larice che il tempo e la natura ha voluto regalarci...forse la mia testa viaggia troppo con la fantasia...
Usciti dal bosco incontriamo la prima neve, siamo ormai vicini all'alpe Campo che raggiungiamo in breve 1860 m. Ultima sosta prima della salita verso la cima, seguiamo le indicazioni poste sul cartello, ma la neve ancora abbondante ne ha ricoperto i vari segni, per cui dobbiamo proseguire cercando il percorso migliore per salire in cresta. Mi fermo per mettere le ghette, quasi tutti le hanno dimenticate a casa...risultato alla fine saranno, scarponi inzuppati e tanto freddo ai piedi, una lezione che penso che se la ricorderanno per diverso tempo (tenere sempre le ghette nello zaino sia d'inverno che d'estate). Arrivati in cresta prendo il comando del gruppo, non avevo previsto cosi tanta neve!?! Si fatica ad avanzare, il percorso attraversa vari tratti dove sotto la neve ci sono pietraie per cui bisogna stare molto attenti a dove si mette i piedi, i panorami attorno sono davvero fantastici, sembra di essere sospesi tra cielo e terra, passiamo sotto a una piccola croce posta sul filo di cresta, finalmente appare la tanto sospirata cima, accellero il passo ma mi rendo conto di essere rimasto solo, arrivo alla cima dove si erge un grosso ometto con una piccola croce, attorno il silenzio più totale, mi fermo appoggio la mano vicino alla croce e per pochi secondi mi avvolge una pace e un senso di libertà che solo in alcune occasioni mi è capitato di provare.
Siamo tutti arrivati, Deborah ha le mani che sono ghiacciate per cui provvedo immediatamente a riscaldarle, Kiran afferma di avere a posto dei piedi due blocchi di ghiaccio. Sono le 13.00 facciamo le dovute foto di rito e ritorniamo all'alpe Campo per mettere qualcosa sotto i denti. All'alpe succede veramente di tutto, qualcuno toglie scarponi e calze, usando i guanti per scaldare i piedi, altri si arrampicano sui tetti delle baite credendo di essere delle caprette...
Riprendiamo la via del ritorno, passiamo di nuovo per all'alpe Reso, dove decido di scendere per la strada agricola, arrivati all'alpe Pertus ci concediamo l'ultima pausa della giornata. Prima di arrivare a Monteossolano passiamo sotto ai rami di alcuni ciliegi ricoperti da un'intensa fioritura, sembrano essere scaturiti da un librro di fiabe....Passiamo tra le vie del paese fino a raggiungere le auto, giornata indimenticabile, anche se il dislivello di 1360 m è stato notevole e alcuni hanno le calze che sono ancora completamente bagnate, la gioia e la contentezza è visibilmente scolpita sui nostri volti.
Una nota di merito va sicuramente a Flavio (www.cappef.com), Giorgio e Claudio (www.escursionando.it) per avermi fatto scoprire quest'angolo di paradiso.
Malati di Montagna

Tra cielo e terra



Cima Lariè 2144 m



Foto di gruppo



Chi mi sa dire che tipo di animale è?

domenica 20 aprile 2008

Sentiero del Viandante - seconda puntata

Partiamo da Legnano alle ore 7.00, destinazione Varenna, sulla sponda orientale del lago di Como, seconda escursione in programma del CAI di Legnano. La descrizione è identica a quella fatta il 9 marzo 2008 (vedere post 11 marzo 2008). Qualcosa di diverso è successo rispetto a un mese fa, non piove e non ci sono nemmeno le nuvole basse, certo le previsioni non danno bel tempo, ma un sole pallido accompagnato da una leggera velatura e tutto quello che abbiamo incontrato...ogni tanto anche i metereologi sbagliano!!! Il gruppo è compatto, siamo in 53 e finalmente tanti giovani, sinceramente non ne vedevo cosi tanti da molto, molto tempo. Alla partenza ci precedono tanti bambini, tutti con il loro bel cappellino giallo, fanno parte dell'Alpinismo Giovanile, sezione CAI di Calco (LC). Tutto procede per il meglio, anzi verso la via del ritorno, si intonano canti di montagna, la gente sembra contenta e soddisfatta della giornata trascorsa, arriviamo al Crotto del Cech che sono circa le 15.00, molti rimangono a riposarsi, mi viene l'idea di proporre la salita al castello di Dervio, tanto per fare quattro passi, l'idea è accettata e cosi con circa 20 persone saliamo al castello.
Seguiamo le indicazioni del sentiero del viandante fino a incontrare il cartello, da cui sale a tornanti il ripido sentiero acciottolato. Dopo circa 10 minuti arriviamo alla torre del Castello di Orezia, anche se sarebbe più esatto chiamarlo mastio, dato che le fortificazioni attorno alla torre erano date dalle mura degli edifici circostanti. Ritorniamo al crotto per la classica bevuta di fine giornata, il pullman ci aspetta per riportarci a casa, gran bella giornata!!!
Malati di Montagna

FANTASTICO GRUPPO

sabato 19 aprile 2008

serata dedicata al ricordo...

Vi siete mai fermati in un momento della giornata, a riflettere quanto è importante la parola libertà...penso che in questo momento della storia dell'umanità, venga spesso ignorata, forse perché abbiamo perso la voglia di ricordare.
Venerdì 18 aprile 2008, fuori piove e fa freddo, stasera nella sede del CAI di Legnano sono ospiti Luigi Botta (Presidente ANPI), e la scrittrice legnanese Rosa Romano Bettini che presenta il suo libro "Amori sospesi". L'introduzione viene fatta dal signor Luigi, dove spiega perché il libro è cosi legato alla montagna e alla lotta partigiana. La serata si alterna a piccole riflessioni della scrittrice e a brani del libro letti splendidamente da Anna Porcu. Certo bisogna leggere il libro, che farò al più presto, ma credetemi mentre ascoltavo i brevi passaggi di lettura, ero come trasportato in quel periodo, durante la seconda guerra mondiale, se chiudevo brevemente gli occhi, vedevo quasi le persone e i luoghi raccontati.
Quando ritornerò in val Veddasca a camminare. sicuramente ricorderò le frasi lette e il mio pensiero andrà a tutte quelle persone che per la nostra LIBERTÀ sono morte.
Malati di Montagna


domenica 13 aprile 2008

Grigna Meridionale "Grignetta" 2181 m

Chi non ha mai sentito parlare del famoso bivacco Bruno Ferrario 2181 m, sul lato orientale della vetta della Grignetta? Ma si proprio il bivacco a forma di modulo lunare, vedere per credere. Bando alle ciance oggi corso di aggiornamento del Gruppo Escursionistico, presenti: Angelo (il Capo), Fabio, Kiran, Flavio, Deborah e Paola, istruttore e accompagnatore Vittorio (Istruttore Nazionale di alpinismo e di sci alpinismo), ragazzi oggi si fa sul serio...
Arriviamo ai Piani Resinelli, prima della chiesa sulla destra risaliamo un breve tratto di strada asfaltata, dove finisce lasciamo le auto. Tutti pronti, picozze agganciate, io e Flavio mettiamo le due corde negli zaini, non fa freddo ma intorno è tutto bianco, durante la settimana deve aver nevicato, il sole cerca di far breccia tra la nebbia e le nuvole, con qualche timido risultato.
Ci incamminiamo lungo il sentiero, sembra di essere in autunno e non ad aprile, il panorama verso il lago di Como è stupendo, i torrioni alle nostre spalle sembrano torri di un'antico castello, le Grigne... le chiamano le dolomiti lombarde, ma loro sono e rimangono LE GRIGNE.
Arriviamo all'attacco del sentiero detto "La Direttissima", un nome un programma, catene, pioli in ferro, scale verticali e per concludere il famoso Caminietto Pagani. Finito il sentiero attrezzato, la neve lo ha reso ancora più infido e pericoloso, risaliamo sulla destra il canalone di Val Tesa, la neve è veramente molta, per cui si decide di cominciare a fare qualche esercitazione, tanto per iniziare come tirare una corda fissa su un nevaio, Vittorio è veramente in gamba, bravo e paziente ci spiega cosa bisogna fare dettagliatamente. Finita la lezione riprendiamo il cammino, in alcuni punti i passaggi sono veramente ardui, decidiamo di prendere le picozze, risaliti un pendio nevoso circa 45°, arriviamo sul sentiero Cecilia, dopo un breve tratto quasi in piano con dei passaggi davvero da brivido, scendiamo aiutati con delle catene, inizia la seconda lezione, Vittorio ci spiega ora come tirare una corda fissa in verticale e a far scende in sicurezza con la corda. Risaliamo un'altro pendio ripido 45-50°, fino ad arrivare sulla cresta Cermenati, il cartello indica 20 minuti per la cima che raggiungiamo. Siamo soli, l'unica compagna sono alcuni gracchi, siamo avvolti dalle nuvole, sta anche scendendo della neve ghiacciata, ma appenda decidiamo di scendere ecco che un colpo di vento ci fa apparire brevemente il versante della Grigna Settentrionale "Grignone". Scendiamo stando molto attenti a non scivolare, ma non è facile rimanere in piedi, infatti ecco le prime cadute, ma niente di serio solo il sedere un po ammaccato. Si segue il sentiero della Cresta Cermenati, Vittorio ci spiega l'ultima lezione della giornata come mettere un chiodo nella roccia e i vari sistemi usati dagli alpinisti per risalire le pareti...split, friend...
Prima di arrivare al rifugio Porta svoltiamo a destra e in breve attraverso il bosco arriviamo alle auto. Gran bella giornata, tutti siamo arrivati interi, con qualche ammaccatura ma interi, ai Piani Resinelli andiamo al bar per bere qualcosa e poi a casa, oggi dobbiamo fare i bravi cittadini e andare a votare, speriamo che chi vinca faccia del bene al nostro paese e alle nostre montagne.
Malati di Montagna

sentiero in costa



panorama primaverile



in cima tra le nuvole

lunedì 7 aprile 2008

Tutti al mare, tutti al mare a mostrar le chiappe...

E via che si parte con il programma escursionistico estivo del CAI di Legnano, e come da tradizione si va al mare, destinazione Levanto. Previsioni meteo non delle migliori, poco prima di uscire dall'autostrada, ecco che viene giù una copiosa pioggia accompagnata da grandine...iniziamo proprio bene!!! Parcheggiamo i due pullman vicino alla stazione, meno male che ha smesso di piovere, ultime parole famose... Ci incamminiamo verso la chiesa di Sant'Andrea, ed ecco la famosa nuvoletta di Fantozzi, chi apre l'ombrello e chi si infila la mantella, tutti che mi chiedono e il sole?, io da buon accompagnatore assicuro che il sole, arriva...almeno spero! Arriviamo alla Loggia medioevale, ed ecco che come d'incanto smette di piovere, è decisamente il momento per fare una foto di gruppo, tutti che sorridono, anche perché ormai sembra che il tempo stia veramente per migliorare. Dopo la visita alla chiesa di Sant'Andrea, saliamo al castello costruito probabilmente dai Malaspina, è citato a partire già dal 1165. Seguiamo le indicazioni Punta Mesco/Monterosso, indicate dal cartello all'inizio della mulattiera (sentiero n. 1, rosso-bianco-rosso). La salita ci regala subito un panorama eccezionale su Levanto, camminiamo immersi nei colori e nei profumi tipici della macchia mediterranea. Dopo un breve tratto di strada asfaltata si riprende nuovamente il sentiero, la salita si alterna a lunghi tratti in piano, tanti sono già in maglietta, se avevo i pantaloni corti penso che li avrei indossati...
Sempre in leggera salita si passa accanto a una torretta di segnalazione per poi arrivare a “Sella Sant'Antonio al Mesco” da dove in breve si raggiunge punta Mesco. Qui a 313 metri di quota sono situati i ruderi restaurati dell'antico Monastero di Sant'Antonio, (risalente ai secoli XI-XIV, abbandonato all'inizio del Seicento), una serie di fortini militari e la vicina ex stazione militare per la navigazione del Semaforo, un vecchio faro segnaletico abbandonato da cui si gode una vista spettacolare a picco sul mare, dopo il pranzo qualcuno si sdraia a prendere il sole, altri invece scattano foto a tutto quello che li circonda. Si ritorna al bivio dove sulla destra si stacca il sentiero n° 10 che porta a Monterosso. Il sentiero scende dapprima abbastanza dolcemente e poi più ripidamente lungo una scalinata, si procede per un centinaio di metri sulla strada asfaltata, si riprende a destra la scalinata che, con pendenza minore e su percorso più facile raggiunge in breve le case di Monterosso. Andiamo in spiaggia, qualche audace è già con i piedi a mollo, come non fare una foto alla Statua del Gigante, imponente e suggestiva struttura in cemento armato, appoggiata ad uno sperone di roccia, alta 14 metri e pesante 1700 quintali, raffigura Nettuno. La statua sovrasta l'omonima spiaggia, e la villa in cui ha trascorso parte della vita e delle vacanze estive il Premio Nobel per la letteratura Eugenio Montale. Decidiamo che una visita al borgo vecchio e d'obbligo, subito dopo la galleria sulla sinistra arriviamo alla chieda di San Giovanni Battista dove ci soffermiamo ad ammirare la bellissima facciata alternata da marmo bianco e serpentino verde scuro, arricchita da un rosone centrale traforato in marmo bianco, passiamo tra i vicoli stretti delle case, accanto a tipici ristoranti dove fuoriesce un buon profumo e che non fa che aumentare la fame..., chi si prende un bel gelato e chi si abbandona alla tipica focaccia ligure.
Anche se siamo solo in aprile i turisti stranieri sono già presenti a centinaia, non per niente Le Cinque Terre rappresentano una meta sempre più ambita, affascinati da un paesaggio di rara bellezza e di particolare interesse naturalistico e culturale che è stato anche riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Malati di Montagna

Bellezze al mare



Il "Gigante"



Il golfo di Levanto



Un tuffo da Punta Mesco

domenica 30 marzo 2008

In val Quarazza, nella valle dei Guturarghini

I Guturarghini (buoni lavoratori)
Erano i nanerottoli che abitavano un tempo Macugnaga. Erano molto timidi forse perché temevano che qualcuno li deridesse per la statura e perché avevano i piedi girati indietro e quindi si nascondevano sempre!!! Però erano molto ingegnosi tanto che avevano insegnato agli alpigiani a ricavare dal latte: burro, formaggio, ricotta.
Chi da Isella (1226 m) sale al Lago delle Fate (1315 m) percorrendo la strada sterrata, se volge lo sguardo verso destra noterà alcune sculture ricavate dai tronchi degli alberi, sono i Guturarghini...ma le sorprese non finiscono qui!!!
Oggi la giornata si presenta nuvolosa, ma con squarci di sereno, il sole sembra giocare a nascondino con le nuvole. Parcheggiamo le auto a Isella, seguiamo la strada sterrata e lo "Schlittuweg" (Sentiero delle Slitte) che porta sul bel poggio di Motta. in breve arriviamo allo sbarramento del Lago delle Fate, che ha sommerso la frazione di Quarazza. Attualmente sorgono poche baite, qualche struttura turistica, in particolare ristoranti, ed una cappella dedicata a San Nicola, che ha sostituito la vecchia chiesetta sommersa dal Lago. Seguiamo le tracce ben evidenti che costeggiano il torrente, il paesaggio ricorda molto il Klondike, la neve ormai si sta lentamente sciogliendo e i crocus stanno già sbocciando. Arriviamo in località "Crocette", meglio nota come "Città Morta", con le testimonianze dell'antica lavorazione dell'oro (1460 mt.).
Alcuni cartelli ci ricordano che stiamo percorrendo il Tour del Monte Rosa e il Grande Sentiero Walser, i segni bianco-rosso-bianco sono spesso presenti sulle piante, per cui anche con la neve il sentiero è sempre abbastanza evidente, tralasciamo il ponte sulla sinistra e proseguiamo diritti. Dopo aver attraversato il torrente che raccoglie le acque del vallone di Carpisana, arriviamo in un punto dove il torrente Quarazza ci regala uno spettacolo meraviglioso, alcune cascatelle collegano varie pozze d'acqua, chiamate comunemente marmitte, l'acqua ha una una colorazione che varia dal verde all'azzurro, rimaniamo talmente estasiati che ci soffermiamo come se fossimo davanti a un quadro di Leonardo da Vinci. Arriviamo all'alpe Prelobia di sotto (1510 m), finalmente possiamo indossare le ciaspole, seguiamo la pista battuta e dopo aver attraversato un ponticello in legno, il percorso comincia decisamente a salire. Ben presto notiamo sopra di noi la croce dell'alpe La Piana (1613 m). Siamo alla testata della valle, un cartello indica che al Passo del Turlo ci vogliono ancora ben 3.00 ore. all'alpe tra battute e risate ci concediamo il meritato pranzo, per il ritorno decidiamo di percorrere la parte opposta della valle, ancora abbondantemente ricoperta da neve. Il dislivello di oggi è di soli 400 m circa, ma lo sviluppo è stato notevole il GPS tra andata e ritorno ha calcolato 17 km, percorso veramente ricco di storia, dove la natura ha il predominio totale e dove l'escursionista può solo fare da spettatore.
Malati di Montagna

i Guturarghini "Piergiorgio"



i Guturarghini "Fabio"



i Guturarghini "Danilo"



i Guturarghini "Kiran"



giochi d'acqua nel torrente quarazza

lunedì 24 marzo 2008

Il paradiso terrestre? Si trova a Crampiolo...

Domenica 23.03.2008Sono le 18.25 di Pasqua 2008, l'atmosfera è fantastica, fuori c'è una bufera di neve e noi qui al calduccio, dalla finestra ci godiamo quest'ultimo spettacolo dell'inverno che se ne va. A parte una leggerissima preoccupazione (il proprietario dell'agriturismo Alpe Crampiolo, dove dormiamo, ci ha appena detto che si mangia alle 19.15-19.30, solo se la cuoca si sveglia), il relax è totale. Qui all'agriturismo si sta bene e intorno tante piccole baite ispirano un senso di tranquillità. I gestori sono simpatici, specie la signora Laura: stavamo cercando di spiegarle come avremmo voluto disporci nelle camere e lei ha subito capito che Fabio ha ben due mogli!! Ma come? L'abbiamo ragguagliata sulla situazione, dicendo ma no, Paola cerca un fidanzato. La signora, bella spiccia, ha detto che qui a Crampiolo non c'è molta materia prima, ma chissà, per domani magari qualcosa salta fuori... L'appetito intanto aumenta, il ristorante dell'agriturismo ha vinto il Premio "Viaggi e Sapori" nel 2006 e altri premi. Fuori nevica sempre più forte, chissà se riusciremo a fare la prevista ciaspolata notturna. In ogni caso oggi ci siamo dati da fare, una "sgambatina" è stata d'obbligo. Digressione: siamo scesi al ristorante la cuoca la proprietaria signora Fiorella, si è svegliata e ci attende sorridente c'è un profumino tentatore, alle pareti articoli di buongustai soddisfatti che hanno mangiato qui. Il proprietario signor Adolfo ci racconta che i suoi figli hanno un'azienda agricola e qui è possibile anche adottare una mucca. Fantastico, chi adotta una mucca può assaggiare il latte, il burro e il formaggio. Purtroppo per quest'anno le mucche sono state tutte adottate. Ritorniamo all'itinerario di oggi. Al nostro arrivo, alle undici, abbiamo lasciato l'auto al Devero e in una mezz'ora eccoci qui a Crampiolo (1767 m). L'aria è veramente frizzantina ma ogni tanto spunta il sole. Brrr siamo congelati!! Piccola pausa pranzo nella baita dove dormono Roberto, Marilena, Paolo ed Elena, il camino è acceso si sta bene. Nel pomeriggio si riparte per l'alpe Sangiatto (2015 m): paesaggio favoloso, tanta neve, qualche raggio di sole. Non incontriamo nessuno, i più tosti di noi battono la pista. C'è uno scenario naturale che ci emoziona. Al termine della passeggiata ci concediamo un tè al ristorante Fizzi, il gestore è un tipo "originale" (soprannominato subito da qualcuno di noi "Carate due la vendetta"). Elena è un po' preoccupata, nel primo pomeriggio ha fatto cadere il cellulare nel wc e non riesce più ad accenderlo! Flavio è talmente preso dal suo ruolo che traduce in tutte le lingue come si dice "gatto silvestro". Inoltre parla continuamente di TOPE, da stamane ormai, si può definire "UN UOMO PERSO". Ormai sono arrivati tutti al ristorante, la fame si fa sentire. Un pensierino per Danilo: CI MANCHI!!! Il menù (cenetta DELIZIOSA) crespella al Bettelmatt e funghi, ravioli di carne alle verdure e pepe rosa, capretto arrosto, scaloppine con salsa di capperi, verdura cotta e insalata, dessert: crostate, salame di cioccolato, torta alta yogurt e mele. Durante la cena Merli viene citato per la musica che ci fa ascoltare durante la gita, chi è in auto con lui, in particolare i guidatori,subiscono un affascinate effetto "RINCOGLIONIMENTO". E ora: abbiocco o ciaspolata?... alla fine prevale il senso del dovere... ciaspoliamo fino alla diga e tentiamo di iniziare il giro del lago ma ci sorprende un'abbondante nevicata e vento forte. Torniamo alla base -2°C! E' molto emozionante vedere tutte quelle torce che ondeggiano nella neve. Incontriamo anche un'altro gruppo che sale. Alle ventitré circa ci ritiriamo al calduccio ma i più temerari (Kiran, Silvio, Flavio e Andrea) non ci sono ancora, hanno deciso di proseguire a piedi per il Devero. Prevedo che andranno "IN VITA". Noi, per essere sicuri di non essere disturbati, li abbiamo chiusi fuori. PG li avrebbe già sgridati. Eh si che oggi sono stati riempiti di neve (Kiran e Flavio) da Deborah che li ha letteralmente seppelliti.
Lunedì 24.03.2008Ed eccoci a Pasquetta. Stanotte "i ragazzi" hanno fatto le ore piccole, ma hanno fatto di tutto (?!!??) per non fare RUMORE. Kiran ormai assomiglia sempre di più a Merli, oltre ha portare i cd per il viaggio (citiamo qualche pezzo: la "tarantella", oh bella ciao), stamane è uscito in solitaria alle 6.30 per fotografare!!! Dal canto suo Flavio ci ha mostrato per pochi secondi (vedo...non vedo...) gatto silvestro... quello stampato sui boxer, ovviamente. Ha smesso di nevicare, la giornata è serena, ora ci si deve alzare... ha scanso di equivoci Fabio suona il campanaccio e sveglia tutti gli ospiti. Ora la colazione. Il burro dell'alpeggio deve essere squisito! E anche la marmellata e il miele! Per la mattinata è previsto il giro del Lago del Devero. E oggi si torna qui all'agriturismo a mangiare la polenta! Fuori -8° C!! Alle 12.20 eccoci di ritorno tutti con il morale alle stelle. Prima di tutto il menù è speciale antipasto con salumi locali e poi polenta con formaggi e carne. Tutto meritato perché oggi Fabio ci ha portato a fare un'impresa mitica: la traversata del lago. Camminavamo tranquilli, poi un'indecisione su un sentiero e il capogita non ha dubbi: "SI ATTRAVERSA IL LAGO!!!". Nessuno osa contraddire la nostra guida spirituale che incita ha non aver paura dicendo: camminate staccati cosi al massimo muore solo uno!!! Nessuno ha il coraggio di partire per primo... ed ecco Deborah (moglie del capogita) che improvvisamente sente l'adrenalina scatenarsi dentro di lei e apre la pista tenendo altissimo l'onore femminile in questa vacanza. traversiamo il lago in orrizontale tutti euforici e anche un po' timorosi scattando numerose foto visto anche il fantastico paesaggio che ci circonda (Monte Cervandone 3212 m, Punta d'Arbola 3235 m, Monte del Sangiatto 2387 m). Appena arrivati dall'altra parte del lago abbiamo pensato, perché quei tre signori (svizzeri) che stanno passando sono legati?? Ma che importanza ha? All'unanimità decidiamo di traversare il lago anche in lunghezza, avvolti e colpiti dalla bellezza circostante. WOW! Ora, dopo aver gustato l'ottimo pranzo e il gustoso strudel finale della signora Laura, progettiamo di affrontare anche il ponte tibetano di cui parla l'ultimo numero dello "Scarpone". Chi ci ferma più? E' quasi ora di partire. Che dire? Una vacanza fantastica, speciale. Un po' per le delizie culinarie, un po' per i due momenti veramente magici, la ciaspolata di ieri sera e la traversata del lago di oggi. Questa volta non ci siamo proprio fatti mancare nulla. ...e qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure...
Hanno partecipato: Paola, Deborah, Fabio, Elena, Paolo, Marilena, Roberto, Andrea, Silvio, Flavio e Kiran. Alla prossima! Al momento di partire chiediamo allo svizzero "in cordata" al lago, di passaggio al Devero, di farci una foto di gruppo. Gli svizzeri non chiedono un "ciis" ma un forte, sonoro AH AH... IH IH... viva l'Italia.
Scritto da Paola
Malati di Montagna

Alpe Sangiatto


Notturna all'alpe Crampiolo


Attraversamento del lago ghiacciato


Scultura di ghiaccio


Foto di gruppo