Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 30 marzo 2014

Anello del Monte Gioco o Zucco...

Il Monte Gioco (detto anche secondo Monte Zucco) è situato a sud di Dossena, a cavallo tra la Val Brembana e la Val Serina. È una piramide erbosa la cui vetta offre un panorama a 360° dalle Grigne ai monti della Val Brembana: Ponteranica, Pegherolo e Cavallo e della Val Serina: Menna, Arera e Alben.

Dall'autostrada A4 usciamo al casello di Dalmine e proseguiamo seguendo la statale della Val Brembana. Oltrepassato Zogno deviamo a destra per Serina, percorrendo la spettacolare strada della Val Serina e in breve giungiamo a Serina. Seguendo le indicazioni per Lepreno svoltiamo a sinistra e dopo pochi minuti arriviamo alla frazione di Lepreno 871 m: attraversiamo Piazza Ceroni, sede di una banca e lasciamo l'auto nel parcheggio antistante la chiesa.
Il cartello segnavia del CAI, a sinistra della banca ci indica la via da seguire, il sentiero 598 per il monte Gioco o Zucco. Ci incamminiamo in leggera salita tra le strette viuzze, prestando attenzione ai segni di vernice rosso-bianco-rosso. Lasciate alle nostre spalle le ultime case del paese, seguendo una traccia di sentiero attraversiamo i prati e costeggiata una recinzione proseguiamo alternando radure a tratti di bosco, tra cespugli di noccioli e altre specie floreali tipiche del sottobosco. Guadagniamo quota con pendenza regolare, percorrendo lunghe diagonali su pendii cosparsi di ginepri. Davanti a noi possiamo osservare la cresta che unisce lo Zucchin al monte Gioco. Rimanendo sul tracciato principale evitiamo alcune deviazioni a destra e, dopo circa un'ora, giungiamo ad un bivio con una palina segnavia sulla larga cresta che unisce lo "Zucchin" allo "Zucco". Svoltiamo a sinistra e, dopo una breve salita sul crinale, entriamo in un bosco dove la pendenza aumenta decisamente. Usciamo dal bosco e raggiungiamo la cima del monte Gioco con la sua gigantesca croce 1366 m (libro di vetta). Ci fermiamo per una breve pausa godendo lo straordinario panorama, da un lato la Val Seriana con il monte Alben e il Pizzo Arera e dall'altro l'altopiano di Spettino da dove poi faremo ritorno.
Scendiamo sul versante opposto da dove siamo saliti, facendo attenzione al primo tratto molto ripido. Seguiamo un breve tratto in cresta piegando verso destra e dopo alcuni tornanti entriamo nel bosco. Costeggiato un capanno di caccia, in breve arriviamo alla forcella di Spettino, pieghiamo verso sinistra e in discesa raggiungiamo una casa, quindi procediamo su una stradina che seguiamo in discesa fino al secondo tornante. Abbandonata la stradina, seguiamo le indicazioni a sinistra per Cà Felèpp (Case Filippi), oltrepassate le case continuiamo in falsopiano su una sterrata, costeggiando il versante meridionale del monte Gioco. Dopo esserci dissetati a una fresca fontanella, poco prima che la strada termini, imbocchiamo il sentiero a destra. Attraversiamo un bel bosco e alternando tratti in discesa a tratti in piano, arriviamo a una prima forcella che tralasciamo, per continuare verso destra fino a incrociare una strada sterrata. Svoltiamo a sinistra e oltrepassata una bella cappella, seguiamo la strada sterrata in discesa. Il tragitto anche se lungo è molto piacevole e ci da la possibilità di poter ammirare il versante scosceso e tormentato del monte Gioco da una prospettiva diversa. A circa metà del percorso ci si può dissetare nei pressi di un acquedotto sulla sinistra. Dopo aver costeggiato alcune baite, seguendo sempre la strada principale, in breve arriviamo alla chiesa di Lepreno, dove termina l'anello.
Malati di Montagna: Raffaella, Andrea, Pg, Danilo e Fabio

contrasti...!!!


Val Serina con Monte Menna e Arera


Monte Gioco o Zucco 1366 m
Andrea, Danilo, Raffaella, Pg, Fabio


sulla via del ritorno...


torrioni, pinnacoli...


cartolina dal monte Gioco o Zucco


by Danilo




traccia gpx scaricabile


venerdì 28 marzo 2014

Mauro Corona - Uomo di Legno 1995 (seconda parte)

martedì 25 marzo 2014

Walter Bonatti - Al di là delle nuvole (quinta puntata)

domenica 23 marzo 2014

Sultano

Ricorre quest'anno il 20° anniversario della morte di Sultano, il più vecchio stambecco delle Alpi. La storia di questo simbolo del Parco Nazionale Gran Paradiso è ben narrata da Ariberto Segala nel suo libro Sultano delle nevi. Una storia vera del Gran Paradiso, nel quale si legge:
"Sultano è un bellissimo stambecco maschio di otto anni che compare improvvisamente nel cannocchiale di Provino Chabod, guardaparco in alta Val di Rhêmes. E' una mattina del giugno 1985. Nessuno ricorda di averlo mai visto prima; cosa strana perché i guardaparco conoscono i branchi e le singole bestie. Nei quaderni-diario che lasciano nelle case del parco c'è la storia di tutto ciò che di significativo avviene nella giornata....Ma di quella bestia straordinaria non c'era traccia prima di quel momento, né scritta, né orale. La chiamano Sultano...perché spadroneggiava tra le femmine del branco. La sua vita è seguita da quel momento quasi passo dopo passo. Un giorno di marzo di molti anni dopo Chabod si accorge che Sultano sta male. Non è più saldo sulle gambe. E' arrivata la sua ora. Ma non se la sente di seguirne la fine. Chiama Stefano Borney, un giovane guardaparco...Stefano cerca Sultano, lo trova e ne riprende la fine. E' la morte di un capo, solitaria. I sudditi andranno ad omaggiarlo arrivando negli ultimi minuti ad allontanandosi poi, uno ad uno".

sabato 22 marzo 2014

Mauro Corona - Uomo di Legno 1995 ( Prima parte)

martedì 18 marzo 2014

Walter Bonatti - Al di là delle nuvole (quarta puntata)

domenica 16 marzo 2014

Alle fantasme...creste di Corna Lunga

Capita di svegliarsi, alzare lo sguardo e vedere un circo fatto di montagne.
Ognuna vestita a modo suo ognuna con i suoi profili, quasi fossero umane.
Tu conosci il loro nome e come fossero vecchi amici.
Alzi gli occhi al cielo limpido e dici dentro di tè
"GRAZIE"
Guerino Rossi

Notte di luna chiara sul ghiacciato sentiero
giorni di tormenta smorzata dal bosco.

Nella baita di pietra coi contadini
vegliavamo pensando alla libertà.

Usciamo dall'autostrada A4 a Bergamo e seguiamo le indicazioni per Lovere. Dopo aver costeggiato tutto il lago d'Endine, prima di arrivare a Lovere, svoltiamo a sinistra per Sovere. Giunti in paese proseguiamo seguendo le indicazioni per il Santuario di Santa Maria della Torre, che raggiungiamo dopo aver attraversato le strette vie del paese (cartelli marroni). Lasciamo l'auto sul retro della chiesa dove c'è un ampio parcheggio (480 m.). Volendo si può ancora proseguire in auto imboccando sulla destra una stretta stradina, asfaltata nel primo tratto e in seguito sterrata che conduce a uno slargo poco più in alto (590 m.).
Ultimati i preparativi seguiamo a destra la stradina menzionata, dopo il primo tornante si può accorciare il percorso seguendo un sentiero a sinistra. Al secondo tornante, in alto a destra, possiamo osservare una graziosa chiesetta, dopo pochi metri l'asfalto termina, proseguiamo ora in falsopiano sulla strada sterrata.
Arrivati a una vecchia cappella ignoriamo il sentiero a destra e proseguendo passiamo sotto a una vecchia cascina, dietro di essa vediamo la nostra meta, la croce bianca che sormonta la cima della Corna Lunga.
Dopo un tratto nel bosco, guadato un ruscelletto, le cui acque, ci raccontano, escono direttamente da un fiume sotterraneo, in breve raggiungiamo il piccolo parcheggio. Dalla palina segnavia ci incamminiamo seguendo il sentiero 563, dopo un breve tratto arriviamo a un bivio, continuiamo a destra seguendo i segni rossi e con moderata pendenza arriviamo alla “Strecc di Cudegn”. Tralasciamo il sentiero che prosegue diritto e dal quale faremo ritorno e dalla placca con scritto "alle Fantasme Creste di Cornalunga", iniziamo a risalire la cresta che ci porterà in cima alla Corna Lunga.
Con l'ausilio delle mani risaliamo il primo tratto caratterizzato da alcuni facili passaggi su roccette, il percorso sempre contraddistinto da alcuni bolli rossi continua a salire ripidamente, senza quasi mai lasciarci prendere fiato arriviamo ai torrioni delle Fantasme, due isolati pinnacoli rocciosi che si ergono al di sopra del bosco.
Continuando la nostra ascesa giungiamo al tratto attrezzato con alcune catene, dopo un traverso esposto riprendiamo a salire nel bosco fino a sbucare su un balcone naturale estremamente panoramico, caratterizzato da una bandiera italiana in metallo.
Dopo una breve sosta, percorriamo un tratto in falsopiano, per poi riprendere a salire in maniera decisa, seguendo la cresta rocciosa, poco prima d'arrivare in cima incrociamo il facile sentiero che seguiamo fino ad arrivare alla croce della Corna Lunga 1273 m, anche se verso valle c'è una leggera nebbiolina, il panorama è ugualmente straordinario.
Durante la pausa conosciamo Paolo, che gentilmente ci indica le cime che ci circondano e ci racconta che nel 2013 hanno festeggiato i 40 anni della posa della croce (1 maggio 1973 - 1 maggio 2013).
Firmato il libro di vetta ripercorriamo il sentiero in discesa e giunti a una biforcazione proseguiamo a destra seguendo le indicazioni per la Malga Lunga. Chi vuole abbreviare il giro può scendere seguendo le indicazioni per Sovere. Man mano che camminiamo veniamo letteralmente assorbiti da un bosco che definirei quasi magico, sembra uscito da un libro di John Ronald Reuel Tolkien autore della saga del Signore degli Anelli: alberi maestosi, chiazze di neve e muschio e tanti bucaneve (galanthus nivalis). Usciti dal bosco ci ritroviamo in una radura sovrastata da una bella baita, costeggiata la recinzione svoltiamo a sinistra e, seguendo i segni di vernice sugli alberi, incrociamo una stradina cementata che seguiamo in discesa giungendo a un bivio. Continuiamo verso sinistra e in pochi minuti arriviamo al rifugio Museo Malga Lunga 1235 m, uno dei luoghi simbolo della lotta partigiana, situato sul Monte di Sovere con bella vista panoramica sulla Val Borlezza, la Val Cavallina e i Laghi di Iseo e di Endine.
Dopo la sosta pranzo ci rechiamo nei locali del rifugio dove è stato ricavato un museo che conserva le testimonianza della lotta partigiana, all'entrata su una lastra di marmo è inciso quanto segue:

"In questo luogo il 17-11-1944 un gruppo di partigiani della 53a Brigata Garibaldi venne catturato dalla famigerata Tagliamento fascista. Il sovietico Efanov -Starik- e Mario Zedurri -Tormenta- vennero uccisi immediatamente. Giorgio Paglia -Giorgio- comandante del distaccamento, Guido Galimberti -Barbieri-, Andrea Caslini -Rocco- e i sovietici Donez, Molotov Copenko Noghin vennero fucilati alcuni giorni dopo al cimitero di Costa Volpino.
Ricordiamo che il loro sacrificio rappresenta il duro prezzo pagato per la conquista della libertà e della democrazia. - Malga Lunga 1981"

Per il ritorno seguiamo il sentiero 563, indicato da una palina segnavia, che parte a poco distanza dalla meridiana. Lasciato alle nostre spalle la Malga Lunga, scendiamo attraversando vasti prati per poi entrare in un bel bosco costituito in prevalenza da abeti. Usciti dal bosco percorriamo un bel tratto a mezzacosta, con splendide vedute del monte Guglielmo o Gölem e piacevolmente giungiamo a Pian d'Arma 1120 m. Rientrati nel bosco iniziamo a perdere quota velocemente e seguendo i rari, ma evidenti segni rossi, arriviamo a un bivio con una palina segnavia, tralasciamo il sentiero a sinistra che sale verso la Corna Lunga e proseguiamo diritti. Dopo pochi minuti passiamo sul versante opposto della valle, continuiamo a scendere alterando tratti pianeggianti a tratti più ripidi, in un bosco costituito da carpini, faggi ed abeti, mentre camminiamo l'unico rumore che ci accompagna è lo scricchiolio delle foglie sotto ai nostri piedi.
Arriviamo all'ultimo tratto suggestivo di questa giornata, denominato "via delle scale", alcune corde metalliche aiutano a superare un tratto di percorso scavato e gradinato nella roccia, quasi a mo' di scala.
Continuando ora a scendere più agevolmente giungiamo a un bivio, proseguiamo a sinistra e in breve ritorniamo in località "Strecc di Cudegn", da qui in poi ripercorriamo il medesimo itinerario fatto all'andata.
Malati di Montagna: Andrea, Pg, Danilo e Fabio


Corna Lunga 1273 m
Fabio - Danilo - Andrea - Pg


cosa vorrà indicarci Danilo...?


...ma certo la regina delle orobie la Presolana


by Danilo





mai dimenticare chi ha dato la vita per la nostra libertà!





giovedì 13 marzo 2014

Giornata mondiale dell'acqua

L'acqua ricopre oltre il 70% del globo terrestre e costituisce la struttura delle piante e degli animali in una percentuale che va dal 60 al 97%. 
Apparentemente così presente, da potabile è in realtà tra gli elementi più scarsi e ricercati. Sulla Terra oltre il 97 % dell'acqua è salata e della restante acqua dolce, circa 2/3 sono imprigionati nei ghiacci polari. Ecco quindi che l'acqua potabile disponibile per le esigenze dell'umanità è inferiore all'1% del totale. 


L’acqua oltre che rappresentare l’elemento costitutivo della vita, è anche un diritto fondamentale dell’uomo e, in quanto tale un bene collettivo, patrimonio dell’umanità. Per questo motivo le Nazioni Unite a partire dal 1992 hanno istituito la Giornata Mondiale dell’Acqua, che cade ogni anno il giorno 22 del mese di marzo. 
L’acqua è un bene esauribile e la conservazione e l’uso razionale di questa risorsa sono divenute oggi una priorità. Risparmiare acqua è possibile, grazie alle nuove tecnologie e a modi di agire più consapevoli. Inoltre la risorsa acqua è minacciata da criminali azioni dell’uomo, pensiamo all’inquinamento. E’ quindi fondamentale acquisire la consapevolezza del ruolo primario che l’acqua svolge nel nostro pianeta e nella nostra vita. Tra i fattori che rallentano la diffusione di questa consapevolezza e delle esperienze positive ad essa collegate c’è sicuramente una carenza comunicativa. Per questo è fondamentale sensibilizzare le nuove generazioni sull’importanza e la scarsità della risorsa idrica e educarle ad un suo uso razionale. 

lunedì 10 marzo 2014

Walter Bonatti - Al di là delle nuvole (terza puntata)

domenica 9 marzo 2014

Alpe Pluni balcone panoramico tra la Val Vigezzo e la Val Cannobina

Percorriamo l'autostrada A26 fino a Gravellona Toce, per poi proseguire sulla SS33 del Sempione, dopo l'uscita di Masera risaliamo tutta la Val Vigezzo fino a Malesco. Dalla piazza, dopo aver bevuto un corroborante caffè, seguiamo le indicazioni per Finero. Oltrepassiamo la chiesa, risaliamo la strada verso la Val Cannobina e raggiunto il colle che separa le due valli scendiamo raggiungendo in pochi minuti Finero, lasciamo l'auto nel piazzale sottostante alla chiesa parrocchiale di S. Gottardo Vescovo 879 m.
Dalla chiesa scendiamo seguendo la strada asfaltata e in pochi minuti arriviamo in prossimità della colonia di Somma Lombardo "La Casa Montana del Sacro Cuore", poco prima svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia. Dopo aver costeggiato il torrente per qualche metro lo attraversiamo e lasciando alle nostre spalle le ultime case, proseguiamo sulla bella mulattiera selciata che risale la valle di Creves. Man mano che guadagniamo quota possiamo godere di un bel panorama sull'abitato di Finero e sulle montagne che lo circondano, dove spiccano alcune delle cime del Parco Nazionale della Val Grande, tra tutte il Pedum. Gran parte di questa escursione si svolge nei boschi della Costa della Colmine:il primo tratto si snoda in un bosco di rovere (Quercus petraea), il più rappresentativo della Valle Cannobina, salendo viene sostituito dai vasti boschi di pino silvestre, probabilmente i più estesi di tutta l'Ossola. Oltrepassato una palina segnavia dopo qualche minuto decidiamo di indossare le ciaspole, la mulattiera lentamente scompare sotto alla neve, lasciando solo una traccia di una persona che ci precede. Purtroppo i segnavia sugli alberi sono pochi e, se non si conosce la zona, è difficile ripercorrere il sentiero estivo. Incontriamo a circa metà percorso la ragazza che, con i suoi due cani, precedendoci ci ha facilitato la salita. Ci comunica che purtroppo non è riuscita a salire fino all'alpe a causa dell'abbondante nevicata dei giorni precedenti e della necessità di ritornare a Finero per mezzogiorno. Dopo averla ringraziata per la traccia e per le indicazioni sul cammino, la salutiamo e continuiamo a salire; oltrepassiamo un paio di torrenti su alcuni ponti di neve e arrivati nel tratto di bosco con faggi, non trovando più nessun segno di passaggio, iniziamo a battere la pista.
Procedendo a fatica sull'ampio crinale, con alcuni saliscendi tra larici e faggi, raggiungiamo finalmente il colletto che precede le baite dell'alpe Pluni 1461 m (Polunia sulle mappe). Quel che si vede sono gobbe innevate e qualche piccola parte di muro che sta sotto il colmo del tetto, la neve è talmente abbondante che se non fosse per il palo che regge i pannelli solari sarebbe difficile individuare l’alpe.
Per la sosta pranzo scendiamo verso le baite, Pluni è un piccolo alpeggio posto sul crinale tra le valli dei torrenti Cannobino e Melezzo e che degrada dal Monte Torriggia. La vista, dominata dal Monte Gridone, spazia verso il vallone di Finero da una parte e verso la Valle Vigezzo e Centovalli dall'altra. Una delle baite è stata adattata a rifugio escursionistico. Per il ritorno ripercorriamo il medesimo itinerario fatto all'andata, poco prima d'arrivare a Finero abbiamo il piacere d'incontrare una donna con una gerla piena di fieno che sta salendo verso la stalla dove ha ancora qualche pecora. Ci racconta che l'estate scorsa un fulmine caduto nei pressi del Cimone di Cortechiuso ha ucciso quasi 70 capi del suo gregge, la sua intenzione era vendere anche le ultime rimaste, mai poi ha prevalso la sua passione e così continua a portare su e giù la pesante gerla…!!!
Malati di Montagna: Raffaella, Andrea, Pg, Danilo e Fabio

Raffaella, Andrrea, Danilo, Pg


Andrea beccato sotto al Gridone...o Limidario...


alpe Pluni o almeno quello che ne rimane...!!!


sulla via del ritorno...


la dura vita in montagna


la gente di montagna ha tanto da insegnare...
basta solo fermarsi ad ascoltare...!!!




venerdì 7 marzo 2014

Passenger - Let Her Go


Beh, hai bisogno della luce solo quando si sta spegnendo
Ti manca il sole solo quando inizia a nevicare
Ti rendi conto di amarla solo quando la lasci andare

Ti rendi conto di essere arrivato in alto solo quando ti senti giù
Odi la strada solo quando ti manca casa
Ti rendi conto di amarla solo quando la lasci andare
E la lasci andare

Fissi il fondo del tuo bicchiere
Sperando un giorno di far durare il tuo sogno
Ma i sogni arrivano lentamente e spariscono così in fretta

La riesci a vedere quando chiudi gli occhi
Forse un giorno capirai perché
Tutto ciò che tocchi muore sempre

ma hai bisogno della luce solo quando si sta spegnendo
Ti manca il sole solo quando inizia a nevicare
Ti rendi conto di amarla solo quando la lasci andare

Ti rendi conto di essere arrivato in alto solo quando ti senti giù
Odi la strada solo quando ti manca casa
Ti rendi conto di amarla solo quando la lasci andare

Fissi il soffitto nell’oscurità
Hai sempre la solita sensazione di vuoto nel cuore
Perché l’amore giunge lentamente ma sparisce in fretta

La vedi quando ti addormenti
Ma non riesci mai a toccarla o tenerla stretta
Perché l’hai amata troppo e sei affondato troppo in profondità

Beh, hai bisogno della luce solo quando si sta spegnendo
Ti manca il sole solo quando inizia a nevicare
Ti rendi conto di amarla solo quando la lasci andare

Ti rendi conto di essere arrivato in alto solo quando ti senti giù
Odi la strada solo quando ti manca casa
Ti rendi conto di amarla solo quando la lasci andare
E la lasci andare
E la lasci andare
e… la lasci andare

lunedì 3 marzo 2014

Walter Bonatti - Al di là delle nuvole (seconda puntata)

domenica 2 marzo 2014

Giro dei Sette Campanili...ciao DON...

...mentre cammino mi arriva una messaggio sul cellulare, un amico mi comunica che nella notte è morto Don Cesare... Era il parroco della mio paese in cui sono cresciuto, colui che mi ha fatto conoscere e innamorare di questo splendido mondo. Ognuno è libero di credere al Dio che vuole o semplicemente di non credere, il "Don" come spesso mi piaceva chiamarlo mi ha insegnato che in montagna ognuno trova quello che porta dentro di sé, camminare in montagna significa affrontare la  vita in modo diverso, raggiungendo un unico scopo, entrare a far parte della natura e di colui che l’ha creata. Ora quando raggiungerò una cima potremmo di nuovo sorridere assieme e stringerci la mano...grazie DON...

Dopo le copiose nevicate di questi giorni e il grado di pericolo valanghe che si è alzato nuovamente, decidiamo di fare un'uscita a quote basse senza neve, ma dove andare visto che ha nevicato dovunque? Scartabbellando tra le mie centinaia di relazioni ne trovo tre o quattro che potrebbero andare bene, al mattino le propongo ai miei amici e tutti d'accordo decidiamo per il "Giro dei Sette Campanili". Devo ammettere che è stata una decisione davvero azzeccata, l'escursione si svolge nel Parco Nazionale Val Grande e attraversa vari nuclei abitativi dell'entroterra verbanese, la neve praticamente non l'abbiamo mai calpestata! Il percorso si svolge su vecchie mulattiere selciate, ponti romani che sovrastano suggestivi orridi e sentieri che attraversano boschi e torbiere, purtroppo bisogna anche mettere in conto qualche breve tratto su strada asfaltata.

Dall'autostrada A26 usciamo a Baveno e continuiamo seguendo le indicazioni per Verbania. Attraversato il ponte, alla rotonda proseguiamo verso destra e subito dopo svoltiamo a sinistra seguendo i cartelli del Parco Nazionale della Val Grande. Seguendo le indicazioni arriviamo a Cossogno 400 m, l'auto la si può lasciare in piazza Vittorio Emanuele II, sulla quale si affaccia il Municipio, l'antica osteria e la chiesa parrocchiale di S. Brizio (primo campanile), oppure nel parcheggio sottostante. Ritornati al nuovo ponte, da cui siamo arrivati, svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Cresta e l'Oratorio di In Oca, in breve giungiamo a un bivio tralasciamo la stradina a destra che sale verso Cresta e continuiamo diritti. Dopo alcune cappelle della Via Crucis oramai deteriorate dal passare del tempo, in breve arriviamo all'oratorio di In Oca (secondo campanile).
La chiesetta di Inoca è stata edificata nella prima metà del '600, su una precedente cappelletta dedicata alla Madonna di Re. Annesso all'oratorio vi è la "Casa dei banditi", così chiamata perchè durante le epidemie di peste era adibita a lazzaretto.
Oltre il santuario sulla sinistra imbocchiamo la bella mulattiera selciata, una rete usata per i lavori in corso e un cartello ne vietano il transito per alcuni smottamenti, noi abbiamo proseguito ugualmente e abbiamo constato che ci sono state due cedimenti della mulattiera, il primo è già stato messo in sicurezza con una passerella in legno, mentre il secondo lo si può attraversare agevolmente con un minimo d'attenzione.
Oltrepassate un paio di cappelle addossate alla parete rocciosa, tralasciamo un sentiero a destra che scende verso la vecchia centrale idroelettrica e in breve raggiungiamo una bella cappella con portico. Proseguiamo per un breve tratto verso destra, giunti in prossimità di un cartello riprendiamo a scendere verso destra, in pochi minuti arriviamo al cosiddetto "Ponte Romano" che sovrasta il torrente san Bernardino.
Su una pietra murata del ponte è riportato l'anno di costruzione 1773, il nome "romano" lo deve al fatto che qualche visitatore nell'800 ne rimase talmente affascinato da ritenerlo un'opera ben più antica.
Mentre lo attraversiamo veniamo attratti da un roboante rumore, sulla destra scendono alcune cascate che precipitando nell'orrido creando uno spettacolo davvero unico! Dopo il ponte proseguiamo a destra sempre su mulattiera e oltrepassate alcune cappelle arriviamo in prossimità del cimitero, dal quale proseguendo diritto raggiungiamo la chiesa di Rovegro dedicata a San Gaudenzio (terzo campanile). Dalla chiesa saliamo verso il paese e attraversata la strada asfaltata proseguiamo tra le strette vie del paese, prima seguendo Via Camosci e poi a destra in Via Riale, dopo pochi metri svoltiamo a sinistra in Via Maggiore raggiungendo una bella fontana. Seguiamo per un breve tratto la strada asfaltata verso sinistra e nei pressi di un cartello segnavia sbiadito proseguiamo sulla mulattiera a destra per Bieno e Santino. Oltrepassata una cappelletta addossata a una baita, continuiamo tagliando la costa rocciosa con alcuni saliscendi, guadato un ruscello, iniziamo a salire con alcuni tratti scalinati nella roccia, la zona che stiamo risalendo e ricca di Juniperus communis L. noto come Ginepro comune. Arrivati sulla strada provinciale per Ompio, la seguiamo per un breve tratto verso sinistra, per poi proseguire nuovamente a sinistra in via Meda, su strada sterrata giungiamo all'oratorio della Madonna del Patrocinio di Santino (quarto campanile). Dopo una breve sosta godendo di alcuni scorci sul Golfo Borromeo proseguiamo seguendo la Via Crucis che si sviluppa dietro all'oratorio. Dopo la settima cappella giungiamo a un bivio seguiamo la mulattiera a destra, abbandonando la Via Crucis (noi abbiamo provato a seguirla per un breve tratto e secondo noi in ambo i casi tutte e due i percorsi conducono alla chiesa di Santino). La mulattiera contrassegnata con segni di vernice bianco/rosso inizia a scendere, per poi diventare uno stretto sentiero, che nel periodo in cui l'abbiamo percorso noi era praticamente un piccolo torrentello. Raggiunta la strada asfalta (Via Verdi) la seguiamo fino a raggiungere la provinciale, dalla quale proseguiamo verso sinistra. Arrivati al bivio tralasciamo la strada a destra verso Bieno e continuiamo diritto lungo Via Garibaldi. Alla prima curva a sinistra scendiamo seguendo il sentiero a destra che passando davanti a una cappella incrocia poco dopo nuovamente la strada asfaltata, la seguiamo fino ad arrivare alla prima case di Santino. Continuando a sinistra proseguiamo tra le strette viuzze del paese, arrivando fino alla chiesa parrocchiale dedicata a San Antonio Abate (quinto campanile). Dalla chiesa continuiamo verso destra, per poi seguire a sinistra via Ponte Romano, al primo tornate scendiamo lungo il sentiero a sinistra che in breve arriva nuovamente a incrociare la strada. Continuiamo verso sinistra attraversando il ponte sul torrente San Bernardino, tralasciato un ulteriore ponte a destra proseguiamo diritto verso Trobaso, poco dopo una cappelletta sulla sinistra imbocchiamo un sentiero non segnalato che diventa quasi subito una mulattiera selciata. Salendo tra alti muri arriviamo sulla strada asfalta che attraversiamo, per poi continuare lungo la via pedonale fino a incrociare via Maggiore che seguiamo verso destra raggiungendo in pochi minuti la chiesa parrocchiale di Unchio, dedicata a San Rocco (sesto campanile). Continuiamo sul lato sinistro della chiesa per poi seguire a sinistra via alla Bordana, oltrepassato un vivaio svoltiamo sempre a sinistra seguendo le cappelle della Via Crucis, prima su strada asfaltata e poco dopo a destra su mulattiera selciata. Un nastro e un avviso ne vietano il transito, la causa sono alcuni alberi caduti e pericolanti, noi siamo proseguiti lo stesso superando l'ostacolo, man man che saliamo il panorama si allarga e appare il lago Maggiore con bella vista sull'abitato di Unchio e il Mottarone. La salita si svolge in un bel bosco di conifere e termina all'oratorio di Maria Santissima al Motto edificato nell'ottocento con il contributo di tutti gli abitanti del paese (settimo campanile). Da questo meraviglioso balcone ci concediamo una pausa, gustandoci un bel panorama sul lago Maggiore con Intra e sui monti circostanti. Ridiscendiamo fino alla penultima cappella da dove proseguiamo diritto sull'ampio sentiero, piegando poi verso destra attraversiamo alcuni ruscelletti fino a raggiungere una zona umida con alcune torbiere, le quali sono di vitale importanza per l'ecosistema circostante (pannello didattico). Scendiamo seguendo la traccia più marcata, tralasciando le eventuali deviazioni, il sentiero piegando verso sinistra prosegue sulla vecchia strada sterrata che collegava Unchio con Cossogno. Giunti al maneggio "La Roccia Ranch" ci manteniamo sul lato sinistro per poi proseguire sulla strada sterrata con la quale si raggiunge la struttura. Alla prima curva svoltiamo a destra e subito dopo imbocchiamo il sentiero che scende fino al torrente che attraversiamo su un bel ponticello in pietra, poco dopo raggiunto un alto muro di recinzione svoltiamo a sinistra incrociando la strada asfalta con la quale in pochi minuti facciamo ritorno a Cossogno. Prima di rientrare a casa ci concediamo un sostanziosa merenda sinoira all'antica osteria di Cossogno da "Donna Francesca", dove spendendo poco si può gustare tipici salumi e formaggi prodotti in zona, il tutto accompagnato da un buon rosè.
Malati di Montagna: Andrea, Pg, Danilo e Fabio

Le Cascate
l'orrido sottostante è denominato "Paradiso dei cani"


Rovegro


...mulattiera selciata...


Torbiera di Unchio - Biotopo Provinciale
La piccola pozza è al centro di una zona umida dove sono presenti Faggi,
Castagni, Betulle, Pini Silvestri, Brugo e un tappeto di Stagni.
Si segnala la presenza di Drosera intermedia, una pianta carnivora rara.
Questa torbiera è importante anche perché è un sito di riproduzione
degli anfibi, tra cui la Salamandra (da non toccare! la loro pelle è molto delicata).


by Danilo "Ponte Romano"
Situato sopra il torrente San Bernardino, 
è costituito da un solo arco in pietra (in origine era in legno)