Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

giovedì 26 febbraio 2015

Messner - Il Film

Messner – il film 
in edicola con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport
per la collana “Le leggende dell'alpinismo”
La produzione dedicata a Reinhold Messner 
disponibile da venerdì 27 febbraio a giovedì 5 marzo a 10,99 Euro, 
per la prima volta in lingua italiana.


Una grande produzione dedicata a Reinhold Messner per ripercorrerne le grandiose imprese e soprattutto ricostruirne la personalità tramite i contributi dei fratelli e di chi come Peter Habeler e Hans Kammerlander gli è stato al fianco.
È la pellicola  Messner – il film la seconda uscita  della collana di film e documentari dedicati alla montagna  “Le leggende dell'alpinismo. Storie di uomini e montagne”, in edicola con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera a 10,99 Euro da venerdì 27 febbraio a giovedì 5 marzo 2015 2015. 
Il film del regista tedesco Andreas Nickel, per la prima volta disponibile in lingua italiana, traccia un grande ritratto di un uomo che da sempre vive la montagna come un’esperienza di conoscenza di sé, dei propri limiti, del mondo e del suo senso ultimo.
“Questa produzione racconta la mia storia di alpinista, dall'infanzia fin oltre la conclusione della collana dei 14 Ottomila”, scrive Messner nel booklet. “Il punto di forza di questo documentario va cercato negli interventi dei miei fratelli, che lasciano vedere abbastanza profondamente come un alpinista classico vede l’avventura e anche il mondo”.
Dopo “W di Walter”, la collana “Le leggende dell'alpinismo”  vuole regalare un'altra esperienza unica, in grado di restituire tutto il senso di un mondo vissuto in perenne spinta verso l'alto.
La terza uscita, in edicola da venerdì 6 marzo sarà dedicata al Cerro Torre con la prima ascensione in libera della famosa Via del Compressore, a opera di David Lama.
Le avventure continueranno settimanalmente di dvd in dvd, alla scoperta dell’Everest, del Cervino, del Gasherbrum IV e di tante altre cime, fino alla 27^ e ultima uscita, “The Yukon Blues”, in calendario  venerdì 21 agosto.

mercoledì 18 febbraio 2015

W di Walter

Il film “W di Walter”
 in edicola con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport 
Venerdì 20 febbraio la prima uscita della collana di Dvd 
“Le leggende dell'alpinismo.  Storie di uomini e montagne” 
con il film dedicato a Walter Bonatti dalla moglie Rossana Podestà, 
inedito per il mercato home video.


Milano, 17 febbraio 2015 - Si apre venerdì 20 febbraio con “W di Walter” la collana di film e documentari dedicati alla montagna “Le leggende dell\'alpinismo. Storie di uomini e montagne”, in edicola con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera a 10,99 Euro fino a giovedì 26 febbraio. Questa iniziativa, dedicata a tutti gli amanti delle Terre alte, comprende 27 dvd a uscita settimanale in abbinamento editoriale con i due quotidiani, e intende raccontare tutte le anime di un'attività, l'alpinismo, che ha contribuito a rendere leggendarie molte vette del nostro pianeta.
“W di Walter” è il film, inedito in dvd, che la moglie del grande alpinista Walter Bonatti, Rossana Podestà, ha realizzato con la regia di Paola Nessi per rendere omaggio al “suo” Walter.
La pellicola è stata proiettata per la prima volta, e in forma non ancora definitiva, a Trento il 13 settembre 2013 in occasione del secondo anniversario della morte di Walter, con grande consenso di pubblico. È stata successivamente sistemata e migliorata dalle due autrici e Rossana ha potuto vedere e dare il consenso alla nuova versione pochi giorni prima della sua improvvisa scomparsa. Si tratta quindi di una pubblicazione totalmente inedita per il mercato home video. Le uscite successive, in edicola a febbraio e marzo 2015, saranno “Messner – Il film”, “Cerro Torre”, “Kukucza”, “Non così lontano” e “Everest, mito e realtà”.
La 27^ e ultima uscita della collana è in calendario per sabato 21 agosto 2015 con “The Yukon Blues”.
Ogni dvd vuole regalare un\'esperienza unica, in grado di restituire tutto il senso di un mondo vissuto in perenne spinta verso l'alto attraverso interviste inedite, racconti straordinari e panorami mozzafiato.

sabato 14 febbraio 2015

Il Sentiero Italia è il trekking più lungo del mondo

Vent’anni fa abbiamo attraversato l’Italia a piedi da Santa Teresa Gallura a Trieste. Quasi 8 mesi di cammino per oltre 6 mila chilometri. Ma non è stata una maxi-corsa, come si usa oggi. E ai numeri da record abbiamo sempre riservato un’importanza relativa.
Però lo scorso 15 gennaio la tv americana CNN, ripresa dal sito del Corriere della Sera, ha elencato i “10 sentieri più lunghi e spettacolari del mondo”. La classifica - dagli Stati Uniti all’Himalaya e alla Nuova Zelanda - ha riservato una sorpresa finale: il Sentiero Italia è il più lungo e spettacolare di tutti, documentato dalla CNN con una serie di informazioni e con un riferimento anche al CAI, pur con qualche inevitabile inesattezza e lacuna. Ne siamo felici, soprattutto per l’Italia che non è molto abituata ai vertici mondiali.
Noi però l’abbiamo ideato soprattutto per attuare una proficua promozione dell’escursionismo, non attraverso i bla-bla dei convegni, ma percorrendo tutti gli Appennini e le Alpi. Nessuna costrizione di pareti. Il soffitto era il cielo.
Questa la peculiarità del Camminaitalia 1995, che è stato aperto a tutti, senza alcuna esclusione: oltre 5 mila partecipanti complessivi e nessun incidente grave. Naturalmente abbiamo cercato sempre di privilegiare la prudenza e la filosofia del buon camminatore con la trilogia, già anticipata un secolo prima da Giustino Fortunato: “Per conoscere bisogna camminare”. Noi abbiamo aggiunto, come indispensabile complemento, anche l’apprezzamento e la tutela del territorio. Per questo il Camminaitalia è stato una manifestazione di ecologia, e ha confermato la priorità del camminare, come ci hanno insegnato i padri fondatori del CAI.
Al trekking di vent’anni fa hanno partecipato anche l’allora presidente generale Roberto De Martin, e l’attuale, Umberto Martini.
Un libro e un documentario (quest’ultimo di Renato Andorno, che ci ha lasciati prematuramente) hanno documentato la camminata e la preziosa collaborazione di tutte le nostre sezioni lungo l’itinerario che è stato poi ripetuto nel 1999 con l’ANA, grazie alla passione e all’entusiasmo del generale Cesare Di Dato.
In quello stesso anno è nato il Club Camminaitalia, un’associazione che ha continuato a percorrere i sentieri d’Italia e d’Europa, spesso in compagnia delle Sezioni del CAI. Sono duecento amici, italiani e stranieri, il cui entusiasmo ravviva la storia e la memoria di una camminata che - purtroppo - non è stata più ripetuta, nemmeno in forma più breve, ma sempre in grado di evidenziare l’effervescenza ambientale e culturale del nostro Paese, ancora tanto bello perché lungo e vario. Intanto, grazie al Club Cammninaitalia, coordinato da Nicoletta Del Vecchio-Panizza, il trekking più lungo del mondo non è defunto. (Per informazioni: brunopanizza@alice.it)
Alcuni segmenti della traversata sull’Appennino meridionale sono stati conservati grazie a una finanziamento del CAI sotto la presidenza di Gabriele Bianchi. Altri soffrono dell’abbandono e delle ingiurie del tempo. Un peccato perdere questo patrimonio. L’hanno segnalato anche molti tedeschi che ne hanno fatto oggetto del loro escursionismo, in particolare al Sud e nelle due isole maggiori. In fondo uno degli scopi era proprio quello di sostenere l’economia dell’Italia Minore, che è soprattutto quella della montagna.
Fortunatamente in qualche settore assistiamo a un revival davvero fecondo, sostanziato da un escursionismo praticato con intelletto d’amore. Un esempio, il Pollino, promosso e impreziosito anche da Francesco Bevilacqua e dalla sua recente guida: sicuramente il manuale più analitico e completo di tutti quelli pubblicati sinora in Italia. Un libro e un parco nazionale da leggere camminando al passo delle montagne.
Buone camminate a tutti sui sentieri d’Italia.
Teresio Valsesia

venerdì 13 febbraio 2015

In ricordo di mio nonno Magon Silvio "Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto"

Se io sono nato è perché mio nonno è riuscito a ritornare vivo dal più grande conflitto mai visto, una carneficina che sconvolse il mondo, cambiandone il destino.
Ero troppo piccolo quando mio nonno Silvio è morto, ho avuto la fortuna di continuare a crescere con mia nonna che però non mi ha mai voluto raccontare niente.
Leggendo questo libro si può capire, attraverso gli occhi della gente comune che vi ha partecipato, la straziante avventura alla quale furono chiamati a partecipare migliaia di uomini, per lo più contadini, ignari di quello che avrebbero trovato una volta arrivati al fronte. Ricordare è il nostro compito e mai dimenticare che cosa hanno dovuto subire i nostri NONNI...!!!

La guerra dei nostri nonni
di Aldo Cazzullo


I protagonisti e della Prima Guerra mondiale non sono re o imperatori, ma sono fanti, contadini. Sono i nostri nonni.
Ascoltare i loro racconti era come discendere, per un attimo, negli inferi, rivivere le atrocità del conflitto, affondare nel buio di trincea. Ma oggi i preziosi testimoni di quel massacro non ci sono più e la responsabilità di tramandare la storia alle nuove generazioni tocca a noi.
Nell'ultimo libro 'La guerra dei nostri nonni', il giornalista Aldo Cazzullo, pone al centro del suo racconto gli eroi senza targhe e senza fanfare. Si tratta della "grande massa dei corpi sacrificati alle atrocità della guerra industriale - spiega Cazzullo - Sono i feriti, i mutilati, gli esseri rimasti senza volto, talora non in senso metaforico, come le gueules cassées, le facce deformate dalle schegge e dalle esplosioni".
Pertanto, “Il recupero della memoria della Grande Guerra, cent’anni dopo, è un dovere nei confronti dei salvati e più ancora dei sommersi. Perché il mare grande dell’oblio, talora, restituisce un frammento del grande naufragio – uno scheletro, una foto, un diario – da cui si indovina la storia di un giovane che un secolo fa era alto, bello e ben fatto, come sono oggi i nostri ragazzi”.

domenica 8 febbraio 2015

Al Rifugio Crespi Calderini all'alpe Bors

"Saper osservare con occhio diverso e attento
i molteplici segni che ci circondano,
messaggi importanti e decifrabili
che ci aiutano a comprendere 
la natura e la storia della terra"

Mentre percorriamo l'autostrada A26, le nebbie si diradano e come per incanto appare il Rosa, e immediatamente faccio una domanda, perché non cambiamo destinazione e andiamo in Valsesia e precisamente al rifugio Crespi Calderini? L'idea viene immediatamente accolta con entusiasmo. Devo ammettere che giornate cosi ad Alagna si contano sulle dita delle mani, neve fresca e abbondante, panorami di prim'ordine.

Dall'autostrada A26 prendiamo l'uscita per Romagnano/Ghemme e proseguendo sulla statale SS299 arriviamo ad Alagna (Im Land) 1200 m, continuiamo per circa 1 km fino alla località Wold 1271 m, dove obbligatoriamente bisogna lasciare l'auto nell'ampio parcheggio.
Seguiamo per ora la strada sgombra da neve, verso la Cascata dell'Acqua Bianca, poco dopo aver oltrepassa una bella chiesetta, la strada d'inverno non viene più pulita, ma è comunque ben battuta e volendo si può anche proseguire senza ciaspole, noi abbiamo preferito comunque usarle, un peso in meno sulla zaino! Arrivati in prossimità di un ponte, abbandoniamo la strada e seguiamo il sentiero a sinistra contrassegnato con il n. 6. Dopo un tratto in falsopiano costeggiando il torrente, iniziamo a guadagnare quota sempre più ripidamente. Oltrepassata una baita solitaria, in pochi minuti arriviamo alle prime baite dell'alpe Pile 1575 m, uno dei punti panoramici più importanti sulla parete sud del Monte Rosa. Passando tra le splendide baite arriviamo al rifugio Francesco Pastore, siamo nel cuore del Parco Naturale Alta Valsesia, l'area si sviluppa tra i 900 ed 4559 m, ed è pertanto il Parco più alto d'Europa. Anche se dal rifugio esce un buon profumino, noi non ci facciamo incantare e lasciatolo alle nostre spalle raggiungiamo il pannello didattico al termine del pianoro. Tralasciata la traccia a destra che scende verso un caratteristico ponte sul Sesia, proseguiamo in falsopiano seguendo il "Sentiero Glaciologico". Realizzato per focalizzare l’attenzione sugli spettacolari ghiacciai valsesiani posti alla testata di una delle più belle valli alpine. Da qui fino all'alpe Bors, bisogna condividere il medesimo itinerario con alcuni sciatori, che percorrendo la Balma da Punta Indren oppure dalla Bocchetta delle Pisse, scendono sotto la linea della vecchia bidonvia Balma. Saliamo senza troppa fatica fino a raggiungere l'alpe Casera Lunga 1644 m e in pochi minuti attraversato su un ponticello il torrente Bors, arriviamo a un bivio. Seguendo le indicazioni su un sasso, iniziamo a salire verso sinistra (sent. 10), questo è il tratto più faticoso dell'intero percorso. Guadagniamo quota rapidamente, usando talvolta i ramponi sotto le ciaspole, per poter far presa sulla traccia resa compatta e scivolosa dagli sciatori, dopo un paio di tornanti protetti sulla sinistra da una staccionata in legno sbuchiamo nella piana dove sorgono le baite dell'alpe Bors. Seguendo le indicazioni per il rifugio saliamo tra le baite e in breve arriviamo al rifugio Crespi Calderini 1865 m, un esempio di ristrutturazione intelligente nel rispetto dell'ambiente circostante. Dopo la doverosa pausa, per il ritorno ripercorriamo il medesimo itinerario fatto al mattino.
Malati di Montagna: Kiran, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego


Alpe Pile 1575 m


Rifugio Francesco Pastore


Panorama sulla parete Sud del Monte Rosa 
a destra Punta Parrot e Punta Gnifetti


dal Rifugio Crespi Calderini Anna





by Kiran






domenica 1 febbraio 2015

Alla Madonna dei Canti...sull'antico confine tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano

Escursione invernale alla testata della Valle Imagna, oltre al bellissimo colpo d'occhio sul Resegone, dalla cima della Madonna dei Canti si possono ammirare alcune delle vette principali delle Orobie, suggestivo il tratto in cresta dalla Madonna dei Canti ai Tre Faggi.

Dall'autostrada A4 usciamo a Dalmine e proseguiamo seguendo le indicazioni per la Valle Brembana. Continuando sempre diritti, arrivati alla rotonda, poco prima di Villa d’Alme, deviamo a sinistra seguendo la SP14 della Valle Imagna. Oltrepassato il fiume Brembo, dopo pochi minuti svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per la Valle Imagna, attenzione a non proseguire verso Lecco. Da Sant'Omobono Terme proseguiamo ancora per circa 10 km fino a Fuipiano. Dalla chiesa seguiamo la strada principale per Brumano, che abbandoniamo quasi subito, per continuare a destra in Via Milano, risaliti alcuni tornanti lasciamo l'auto nel parcheggio sterrato sulla sinistra, in prossimità dell'acquedotto 1150 m. Iniziamo a incamminarci seguendo la strada per qualche decina di metri, fino a raggiungere un grande pannello del comune di Fuipiano, con una cartina escursionistica dell'Alta Valle Imagna, da qui in poi la strada non viene più ripulita dalla neve. Dopo qualche metro tralasciamo una deviazione a sinistra e proseguendo in salita arriviamo a un bivio con un bel crocifisso in legno, lasciamo la stradina a destra da cui poi faremo ritorno e seguiamo le indicazioni sulla palina segnavia per lo Zuc de Valmana/I Canti 579 - Tre Faggi 579A. La traccia è ben evidente e per ora le ciaspole le lasciamo appese allo zaino, da notare lo splendido colpo d'occhio sulla cresta dentellata del Resegun. Dopo aver costeggiato un piccolo laghetto recintato, entrati nel bosco iniziamo a salire in maniera più decisa, passando accanto ad alcune paretine rocciose. Arrivati al Passo dei Grasselli o Bocca del Grassello 1390 m, continuiamo a destra perdendo leggermente quota, per poi riprendere a salire sulla sinistra all'interno di una bella faggeta. Usciti dal bosco iniziamo a risalire il ripido pendio, al termine del quale arriviamo sull'ampia cresta, dal cartello proseguiamo ora più agevolmente verso destra arrivando in pochi minuti alla Madonnina dei Canti 1563 m. Ammirato il panorama, in particolare sulla Val Taleggio, decidiamo di proseguire usando le ciaspole e scesi dal versante opposto, proseguiamo lungo la cresta, tra suggestivi affioramenti rocciosi. Rientrati nella faggeta, dopo un lungo traverso, arriviamo in località Tre Faggi 1399 m. La località prende il nome da tre magnifici faggi, che si ergono con la loro forma elegante sulla dorsale in splendida posizione panoramica. A poca distanza veniamo incuriositi da una strana architettura in pietra che forma un cerchio, al centro del quale sorge una bella cappella dedicata alla Madonna, in questo luogo di pace e serenità ci fermiamo per una breve pausa...
Dalla palina segnavia scendiamo a destra (579A), fino a incrociare una stradina completamente innevata, che iniziamo a seguire verso destra. Togliamo le ciaspole e dopo un tratto in piano iniziamo a perdere leggermente quota, arrivati in prossimità di una curva, svoltiamo decisamente a sinistra, scendendo all'interno del bosco. Ignoriamo le varie deviazioni, rimanendo sul tracciato principale e dopo aver oltrepassato un abbeveratoio, senza particolari problemi arriviamo fino al bivio da cui siamo passati al mattino, da qui ripercorriamo il medesimo itinerario fatto al mattino.
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

giochi di luce


e vai che si sale...!!!


Madonna dei Canti 1563 m


panorama dalla cima


cielo e terra...


i Tre Faggi


strana cappelletta...!!!