Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 30 maggio 2010

double-face al colle del Pianino

Mi rendo conto che passando gli anni sto diventando come un larice che piano, piano viene ricoperto dai licheni diventando parte integrante della montagna...
Parto dalla piazza di Montescheno 710 m dedicata a Enrico Minacci in Valle Antrona, tempo decisamente uggioso, ma sinceramente non mi importa più di tanto, mi carico lo zaino sulle spalle e inizio a camminare passando alla destra del bar, dove trovo le indicazioni dei sentieri. Proseguo in piano raggiungendo in breve il mulino del paese, continuo arrivando sulla strada sterrata che scende verso il nuovo ponte sul torrente Brevettola. Lo attraverso per poi continuare sulla vecchia mulattiera, naturalmente manco a dirlo non c'è nessuno che sale tranne il sottoscritto, tra la nebbia ecco che mi appare l'Oratorio della Madonna della Grazie a Vallemiola 791 m.
Faccio una piccola pausa e seguendo le indicazioni mi ritrovo di nuovo nel bosco, salgo accompagnato da alcuni vecchi castagni da frutto, so che mi osservano e io talvolta appoggio la mano sul loro tronco come se volessi salutarli, inizia a piovere apro il mio grande ombrello e continuo, qualche collega o amico mi chiede perché andare in montagna se il tempo non è bello, io però ormai sono stanco di rispondergli e talvolta sollevo le spalle e cambio discorso... Dopo un tratto di salita eccomi alle prime baite dell'alpe Aulamia 1057 m, seguo i segni di vernice bianco/rossi sempre ben evidenti, incontro una signora che mi invita a bere un caffè, la ringrazio e gli prometto che al mio ritorno sicuramente mi fermerò ma che ora preferisco proseguire.
Raggiungo un bivio nei pressi di una cappella, seguo il sentiero di sinistra alzandomi tra le ultime case, proseguo ora in leggera salita passando tra alcune vecchie baite diroccate. Sta piovendo allegramente, come una dolce melodia, la pioggia cadendo sulle foglie e i suoni che escono dal bosco mi accompagnano in questa giornata per alcuni versi strana... Prima di arrivare all'alpe Vaccareccia 1299 m il sentiero si inerpica a destra ripidamente su per la montagna, i segni sugli alberi sono sempre ben evidenti ma comunque con questa foschia un po' di attenzione più del solito è necessaria. Cammino con passo lento ma costante senza fretta, non devo dimostrare niente a nessuno se non a me stesso, mentre sto per uscire dal bosco una strana luce filtra tra i rami, ma si ecco finalmente il sole... non ci posso credere!!!
Chiudo l'ombrello anche se ancora qualche goccia cade ma sono troppo contento allargo le braccia e con la faccia rivolta verso il cielo gioisco, continuo decisamente a sinistra risalendo dolcemente il versante della montagna arrivo al colle del Pianino 1620 m nei cui pressi sorge una cappella.
Vado a riposarmi accanto ad alcune baite, mangio qualcosa anche se a dire la verità non ho molta fame, attorno le nuvole corrono come se giocassero, rimango seduto ad osservarle con la mente libera priva di ogni pensiero e una pace mi pervade per tutto il corpo. Per il ritorno ripercorro il sentiero fatto all'andata incontro due ragazzi le uniche persone incontrate oggi sul sentiero, ci stringiamo la mano come fossimo vecchi amici, arrivati all'alpe Aulamia incontro la signora che gentilmente mi invita nella sua bella baita, oltre al marito ci sono anche alcune persone con loro mi intrattengo a parlare dei problemi legati alla montagna e alla sua sopravvivenza. Riprendo il cammino ormai il cielo è diventato quasi totalmente azzurro e il sole splende alto sulle cime ancora ricoperte dalla neve. Durante il ritorno faccio quattro passi tra le case di Vallemiola, dove tra il profumo della legna che arde nel camino scopro il forno del pane ancora in ottimo stato e alcune case perfettamente restaurate, credetemi talvolta le cose più belle sono dietro l'angolo è compito nostro scoprirle...
Malati di Montagna: Fabio

gli amici alberi

una passione senza troppi ma... se... forse!!!

Vallemiola 791 m

Colle Pianino 1620 m... ecco spuntare dalle nuvole il sole!!!

mercoledì 26 maggio 2010

Extraterrestre - Eugenio Finardi

C'era un tipo che viveva in un abbaino
per avere il cielo sempre vicino
voleva passare sulla vita come un aeroplano
perché a lui non importava niente
di quello che faceva la gente
solo una cosa per lui era importante
e si esercitava continuamente
per sviluppare quel talento latente
che è nascosto tra le pieghe della mente
e la notte sdraiato sul letto, guardando le stelle
dalla finestra nel tetto con un messaggio
voleva prendere contatto, diceva:

"Extraterrestre portami via
voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a cercare
voglio un pianeta su cui ricominciare

Una notte il suo messaggio fu ricevuto
ed in un istante é stato trasportato
senza dolore su un pianeta sconosciuto
il cielo un po' più viola del normale
un po' più caldo il sole, ma nell'aria un buon sapore
terra da esplorare, e dopo la terra il mare
un pianeta intero con cui giocare
e lentamente la consapevolezza
mista ad una dolce sicurezza
"l'universo é la mia fortezza!"

"Extraterrestre portami via
voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a pigliare
voglio un pianeta su cui ricominciare!"

Ma dopo un po' di tempo la sua sicurezza
comincia a dare segni di incertezza
si sente crescere dentro l'amarezza
perché adesso che il suo scopo é stato realizzato
si sente ancora vuoto
si accorge che in lui niente é cambiato
che le sue paure non se ne sono andate
anzi che semmai sono aumentate
dalla solitudine amplificate
e adesso passa la vita a cercare
ancora di comunicare
con qualcuno che lo possa far tornare, dice:

"Extraterrestre portami via
voglio tornare indietro a casa mia
extraterrestre vienimi a cercare
voglio tornare per ricominciare!
Extraterrestre portami via
voglio tornare indietro a casa mia
extraterrestre non mi abbandonare
voglio tornare per ricominciare!"

domenica 23 maggio 2010

Sul Pizzo Castello tra valle Anzasca e Antrona

Percorriamo l'autostrada A26 fino a Gravellona Toce per poi continuare sulla superstrada del Sempione, dall'uscita di Piedimulera seguiamo le indicazioni per Macugnaga, dopo la galleria dei Gozzi, svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per Cimamulera, all'ingresso del paese seguendo le indicazioni per Morlogno si sale a sinistra arrivando in breve al piccolo parcheggio in località Madonna a circa 500 m accanto alla chiesa della Madonna delle Grazie del XVII sec.
Sono le 8.30 e siamo già pronti, dalla palina segnavia poco prima del parcheggio risaliamo la stretta strada asfaltata e dopo aver attraversato alcune case, arriviamo all'inizio del sentiero nei pressi di una presa d’acqua. Fa caldo, me ne accorgo da come sto già sudando, il sentiero sale in un bel bosco di castagni e betulle, al primo bivio teniamo la destra, raggiungendo una bella cappella recentemente ristrutturata. Dopo alcune baite in completo abbandono arriviamo all'alpe Sarciera, risaliamo i prati superiori e rientrati nel bosco ci rimettiamo sul sentiero principale per sbucare più sopra all'alpe Ceresola 954 m, in posizione stupenda sulla piana ossolana. Prima di riprendere il cammino facciamo una sosta per rinfrescarci alla fontana, il sentiero prosegue a destra in falsopiano fra rovi e rocce, con tornanti regolari risaliamo il versante della montagna, tralasciamo la deviazione a destra per la Croce da cui scenderemo al ritorno. Con una bella traversata a sinistra, arriviamo alla stazione della teleferica, da qui scendiamo alle prime baite ristrutturate dell'alpe Propiano 1129 m, l'alpeggio è collocato su una sella in posizione molta suggestiva.
Attraversati i prati dell'alpeggio iniziamo nuovamente a salire arrivando in breve all'alpe Propiano Superiore 1245 m, dalla palina segnavia un evidente sentiero sale a sinistra a mezzacosta contornando la cima Testa del Frate, superato un passo strapiombante con corrimano di ferro per sicurezza, arriviamo ad bivio da dove continuiamo a destra. Passiamo leggermente alti sopra sopra l'alpe La Piana e poco dopo arriviamo all'alpe Castello 1300 m, dove consiglio di fare una piccola sosta prima di affrontare la ripida salita sulla dorsale che conduce alla cima. Entriamo nel bosco di faggi sotto lo sguardo severo di un Becco, le capre al nostro passaggio si spostano ordinatamente, il sentiero tende a rimanere sulla destra ma il mio consiglio è di rimanere sulle roccette di sinistra dove il percorso anche se comunque ripido, non è ricoperto dalle foglie che possono talvolta essere insidiose. Raggiunta la palina segnavia rimaniamo a sinistra, il percorso è sempre ben segnalato da segni di vernice bianco/rosso, usciti dal bosco si inizia a intravedere la croce della cima che raggiungiamo dopo aver percorso un ultimo tratto fra grossi sassi, arrivati sul Pizzo Castello a 1607 m come da consuetudine ci stringiamo la mano, il panorama è sbalorditivo, il lago Maggiore sembra sospeso in una linea di confine tra cielo e terra.
Dopo aver mangiato, rimaniamo a parlare con alcune persone che come noi hanno deciso oggi di salire per Terre Alte. Ripreso lo zaino iniziamo a incamminarci seguendo il sentiero percorso al mattino, raggiunta l'alpe Propriano inferiore all'altezza della fontana abbandoniamo il sentiero e risalendo il prato sulla sinistra arriviamo al margine del bosco da dove seguiamo una traccia di sentiero, proseguiamo inizialmente a mezza costa sulla sinistra della dorsale che sovrasta l'alpe, per poi scendere leggermente arrivando ad una palina segnavia e in breve alla Croce di Propiano situata a precipizio sulla valle. Ritornati alla palina segnavia scendiamo a sinistra e attraversata una pietraia risaliamo una paretina rocciosa aiutati da una catena, in breve arriviamo sul sentiero percorso al mattino con il quale ritorniamo al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto.
Il dislivello ha uno sviluppo in salita di circa 1100 m, per cui l'escursione è da intraprendere solo se si ha già un buon allenamento nelle gambe, consiglio la deviazione alla Croce di Propiano da dove si ha comunque una vista straordinaria sull'Ossola.
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

la cresta rocciosa prima della cima

in cima al Pizzo Castello 1607 m

Croce di Propiano un tuffo nel vuoto...!!!

martedì 18 maggio 2010

L'uomo e la montagna...

domenica 16 maggio 2010

L'otto attorno ai Corni di Canzo

Dopo una settimana dove sembrava di essere in autunno e non in primavera, ecco finalmente splendere il sole. Raggiungiamo Canzo con la superstrada 36 e seguendo le indicazioni arriviamo nei pressi degli alberghi delle Fonti Gajum 480 m, attenzione perché i parcheggi sono limitati e chi prima arriva meglio alloggia... Ci incamminiamo arrivando in pochi secondi ad un bivio dove troviamo oltre alla palina segnaletica anche alcuni pannelli didattici davvero molto interessanti, continuiamo a destra seguendo il "Sentiero Geologico" dedicato al suo primo ideatore Giorgio Achermann. Nato a Lucerna (CH) nel 1907, si trasferì a Canzo nel dopoguerra, dove visse fino alla sua morte, avvenuta nel 1995. Nel 1960 fondò il “Gruppo Naturalistico della Brianza”, e nel 1962 la Rivista “Natura e Civiltà”. Fu un precursore dell’ambientalismo in Lombardia. Il suo celebre motto era “Difendiamo oggi il mondo di domani”. Dopo un lungo tratto di strada acciottolata alla sinistra del torrente Ravella, arriviamo ad un tornante che tralasciamo, scendiamo attraversando il torrente su un ponticello un cartello ci informa che stiamo per entrare nella Foresta Regionale di Canzo, il percorso è molto suggestivo e ricco di spunti fotografici. Ci soffermiamo ad ammirare una cascata petrificante, in cui si forma il cosiddetto tufo calcareo, attraversato un ultimo ponte, un ripido strappo ci porta a Terz'Alpe 800 m, magnifico il colpo d'occhio sui Corni di Canzo. Quest'antica cascina, nasconde nella corte interna un accogliente agriturismo, dietro all'edificio il sentiero prosegue e in breve arriviamo ad un bivio, dalla palina segnavia continuiamo diritti, segnavia n. 1, tralasciando la deviazione a destra segnavia n. 4, con il quale faremo ritorno. Entrati nel bosco iniziamo a salire per il ripido sentiero, arrivati quasi sotto alla parete del Corno Occidentale tralasciamo la deviazione a destra per la ferrata e in breve arriviamo ad una selletta, sopra sul ripiano erboso è situato un crocefisso, da qui il panorama è eccezionale dalle lontane montagne della Valtellina, al sottostante lago di Lecco. Causa il vento forte, dopo qualche minuto a malincuore abbandoniamo questo luogo fantastico e seguendo il sentiero arriviamo ad alcune baite ed in breve alla strada di servizio che seguiamo in salita per qualche decina di metri fino al rifugio S.E.V. - Società Escursionisti Valmadreresi 1239 m, inaugurato il 13 settembre 1964, fu costruito in cinque anni grazie all’impegno di tanti volontari che lavorarono nei fine settimana e nei mesi estivi, scendiamo verso la bella cappella dove ci concediamo una sosta ristoratrice. Rimessi gli zaini sulle spalle proseguiamo seguendo il segnavia n. 4 indicato dalla palina segnavia, passiamo sotto al rifugio per poi scendere accanto a torrioni e guglie in un ambiente classicamente dolomitico, arrivati alla bocchetta di Luera 1190 m circa, saliamo sulla sinistra raggiungendo in breve la croce del Corno Orientale 1232 m, mentre scatto foto in varie direzioni, Danilo è attratto dalla crestina sottostante e così senza troppe domande lo seguo, siamo nella parte finale del sentiero attrezzato O.S.A., sembra di camminare letteralmente nel vuoto....
Ritorniamo alla bocchetta da dove seguiamo il sentiero che scende ripidamente, la pioggia caduta nei giorni scorsi e il terreno instabile ci fanno procedere con cautela, arrivati alla sorgente Acqua del Fò 1000 m facciamo una piccola pausa. Dalla palina segnavia seguiamo le indicazioni per Terz'alpe, il sentiero continua in piano raggiungendo la Colma di Val Ravella, la sella è "scavata" nella roccia detta Rosso Ammonitico Lombardo. Ci sono varie paline segnavia, noi proseguiamo seguendo l'ampio sentiero, segnavia n. 4, passiamo in mezzo a un prato con grossi sassi "i Sass da la Funtana" 890 m. Aggirato a monte l'ampio pascolo di Terz'Alpe, arriviamo al bivio incontrato al mattino (segnavia n. 1), per la sosta pranzo decidiamo di proseguire diritti e attraversato il torrente arriviamo nella zona chiamata "Selvetta", si tratta di un piccolo ma prezioso castagneto da frutto l'unico rimasto in valle. Ridiscesi all'agriturismo di Ters'Alpe per concludere il nostro anello a otto scendiamo seguendo la "Via delle Alpi", percorrendo la strada acciottolata si può vedere il contrasto fra il fitto bosco di conifere sotto di noi e il luminoso bosco di latifoglie sopra alla strada. Dopo pochi minuti arriviamo ai ruderi di Second'Alpe 795 m dove sono ancora ben conservati i caratteristici caselli per i formaggi, costruiti lungo il ruscello, accanto ad un'antica fontana svetta verso il cielo un monumentale tiglio. Proseguiamo arrivando a Prim'Alpe, entriamo nella grande corte del nucleo rurale, da non perdere assolutamente il Centro Visitatori della Riserva Naturale Sasso Malascarpa, dove sono esposti pannelli informativi e reperti naturali specifici dell'area protetta riguardanti la geologia, la vegetazione e la fauna.
Ripresa la Via delle Alpi, scendiamo raggiungendo il parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto. Escursione affascinante e ricca dal punto di vista naturalistico, fino a Terz'alpe adatta anche come primo approccio per i bambini che vogliono avvicinarsi a questo meraviglioso mondo che è la "MONTAGNA".
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

siamo in Lombardia o Trentino?

Terz'Alpe e i Corni

torrenti impetuosi...

Fabio e Danilo sul Corno Orientale

domenica 2 maggio 2010

sotto alla nord dell'Eiger 3970 m

Due giorni con la Sez. del CAI di Legnano alla Jungfraujoch - Top of Europe
sabato 1 maggio: partiamo alle ore 6.00 destinazione Svizzera, dopo la visita a Interlaken cittadina elegante incastonata tra il lago di Brienz e il lago di Thun a 570 m, arriviamo a Grindelwald 1034 m nell'Oberland Bernese, da qui dovevamo salire a piedi fino a Kleine Scheidegg 2061 m ma purtroppo visto le condizioni meteo si decide di salire tutti con il treno a cremagliera, al pomeriggio mi metto le cuffiette e ascoltando i Pink Floyd vado a fare quattro passi verso il Lauberhorn seguendo uno dei pochi sentieri parzialmente sgombri di neve, non si vede quasi niente ma all'improvviso durante una folata di vento mi giro ed ecco che per pochi minuti mi appare lei l'Eiger..., le sensazioni che ho provato a dormire sotto alla Nord dell'Eiger che con i suoi 1.800 metri è una delle più alte e più difficili pareti delle Alpi, sono indescrivibili...

stazione di Grindelwald

Interlaken

giardino pubblico a Interlaken

pochi secondi...
ed ecco l'Eiger 3970 m e il Monch 4107 m


domenica 2 maggio: ore 6.00 in un punto panoramico a qualche decina di metri sopra Kleine Scheidegg sono solo con lei la parete Nord dell'Eiger, uno degli spettacoli che credo non dimenticherò mai sgombra dalle nuvole fa quasi paura, severa, fiera, rimango li circa 30 minuti ad osservarla a fotografarla, la saluto come si fa con una persona a cui si porta rispetto e poi vista l'ora scendo a fare colazione. Ore 8.00 prendiamo il trenino rosso a cremagliera che entra quasi subito nelle viscere dell'Eiger, tocca le stazioni Eigerwand (parete dell'Eiger) e Eismer (mare di ghiaccio) arrivando dopo circa 50 min. alla Jungfraujoch, la stazione ferroviaria più alta d’Europa 3454 m dove inizia il ghiacciaio "Glosser Aletschgletscher", che con i suoi 22 km è il più lungo d'Europa, visitiamo poi lo stupefacente Palazzo di Ghiaccio con delle bellissime sculture di ghiaccio, saliamo all'Osservatorio Sphinx, la più alta terrazza panoramica d'Europa 3571 m, qui si trova un modernissimo osservatorio astronomico e un centro ricerche meteorologiche, per il cattivo tempo non abbiamo praticamente visto nulla, nevicava che era una meraviglia, ma si respirava comunque un'atmosfera davvero unica, per concludere io e Franco seguendo la pista ottimamente segnalata, dopo circa 1 ora arriviamo al rifugio Monchsjoch-Hute 3650 m passando accanto ad alcune seraccate davvero impressionanti, all'arrivo eravamo solo noi due e il gestore!!!
Sedici anni per costruire poco più di sette chilometri!!!
Tutto ebbe inizio nel 1839 quando Adolf Guyer-Zeller presenta domanda per la costruzione della linea ferroviaria diretta alla Jungfrau, la concessione viene rilasciata qualche anno dopo il 21 dicembre del 1894 ma solo fino alla Jungfraujoch. Vennero preventivati sette anni e dieci milioni di franchi, ma causa problemi tecnici e condizioni atmosferiche avverse i tempi e i soldi lievitarono. Il primo viaggio completo fu effettuato nel 1912, i lavori durarono 16 anni, furono impiegati circa 300 operai contemporaneamente e la spesa ammontò a 15 milioni di franchi!!!
Malati di Montagna: PG, Danilo, Silvio, Flavio, Franco, Luisa, Kiran, Deborah e Fabio

Wetterhorn 3701 m

ore 6.00, prime luci sull'Egier

pochi minuti prima di partire...

Rifugio Monchsjochhutte 3650 m