Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 28 maggio 2017

Dallo "Scagnol" al "Kirsch" passando dal "Diavolino"....

Nella prima parte dell'anello si percorre l'antico e spettacolare Sentiero dello "Scagnol", realizzato dai contrabbandieri per passare un salto roccioso all’apparenza intransitabile. Si prosegue attraversando caratteristici villaggi e suggestivi boschi fino ad arrivare a Bugliaga, dove una pausa nei pressi della chiesetta e quasi d'obbligo, ammirando il panorama verso il trittico del Sempione, Weissmies-Fletschhorn-Lagginhorn. Dopo aver lasciato a malincuore il paesello, si scende percorrendo l'antica mulattiera verso il ponte del "Diavolino", dove si stanno ultimando i lavori di sistemazione e messa in sicurezza del percorso per la "Grand Bϋcc Race". Giunti a Trasquera non rimane che scendere lungo la bella mulattiera verso Iselle, alla scoperta dei luoghi dove veniva distillato e commercializzava il kirsch. Del pregiato liquore, oggi rimane solamente il ricordo, l'etichetta e le spettacolari fioriture primaverili dei ciliegi di Trasquera e Bugliaga. Il tracco del Sentiero dello "Scagnol" e la discesa verso il ponte del "Diavolino", sono riservati esclusivamente ad escursionisti esperti dal passo sicuro e che non soffrono di vertigini.

Si segue l’autostrada A26 fino a Domodossola, per poi proseguire sulla SS33 del Sempione. Raggiunto l'abitato di Iselle si oltrepassa la dogana italiana e attraversata una galleria, si parcheggia in un ampio spazio sterrato sulla destra, a pochi metri dall'inizio del sentiero. All'inizio del sentiero oltre alla palina segnavia con indicato il sentiero (F32 - Alta Via Valdivedro), si trova anche un pannello informativo che descrive il sentiero dello "Scagnol". Si inizia a salire moderatamente arrivando a Balmoreglio (714 m), per poi continuare a guadagnare quota ripidamente all'interno di un bosco. Giunti all'inizio del "Passaggio dello Scagnol" (920 m), si inizia a risalire la ripida scalinata in pietra, oltre alle catene in casa di fondo bagnato o ghiacciato, nei punti più esposti è stata predisposta una fune d'acciaio per protezione (EE). Al termine della scalinata si arriva a Revoriastagna (Vèrastagna - 1000 m), dalla palina segnavia si prosegue verso destra seguendo il sentiero F32 verso Valdo/Cima ai Campi/Alpe Pianezzoni. Si sale ancora per un breve tratto per poi proseguire quasi in piano fino a raggiungere un bivio, tralasciate a destra le indicazioni per Bugliaga/Caselle "Piajól", si prosegue verso Valdo/Cima ai Campi (indicazione anche su un grosso masso). Attraversati un paio di torrentelli, in breve si esce dal bosco nei pressi di una baita isolata. Seguendo alcuni paletti con i segnavia bianco/rossi, si sale verso destra raggiungendo l'alpe Valdo (Vaul - 1250 m). Si attraversa l'alpeggio piegando verso sinistra e dopo aver costeggiato alcune baite, con bella vista verso il Pizzo Garibaldi o Seehorn, si arriva a incrociare una strada sterrata. Dalla palina segnavia si continua su strada sterrata seguendo le indicazioni per Cima ai Campi/La Balma (F32). Dopo pochi minuti si arriva al bel nucleo di baite di Cima ai Campi (1386 m), dalle quali possiamo godere di un panorama notevole soprattutto verso il Trittico del Sempione. Dalla palina segnavia nei pressi di una cappella, si sale verso la parte alta dell'alpeggio, per poi continuare a salire in un fitto bosco seguendo i segnavia bianco/rossi fino all'alpe Balma (1570 m). Abbandonato il sentiero F32 che prosegue verso l'alpe Camoscella/alpe Pianezzoni, si prosegue a destra a mezzacosta per un breve tratto, per poi iniziare a scendere verso destra in direzione delle sottostanti baite, fare attenzione in questo tratto il sentiero è poco evidente. Si inizia a seguire la strada sterrata e alcune scorciatoie che abbreviamo il percorso. A un bivio si tralascia la strada sterrata che scende verso destra e si prosegue diritti seguendo i segnavia su una baita. Continuando a scendere si raggiungono in breve le baite superiori di Bugliaga e in breve la graziosa chiesetta al centro del paese (1314 m). Dopo una doverosa pausa si riprende il cammino verso Trasquera, percorrendo per alcuni minuti la strada asfaltata. Arrivati in prossimità di alcune baite in basso sulla destra, si abbandona la strada per seguire le frecce rosse sull'asfalto della "Grand Bϋcc Race". Dopo un breve tratto si abbandona il sentiero che scende verso le baite e si svolta a sinistra scendendo verso un torrentello, che si attraversa per poi proseguire sulla vecchia mulattiera che scende ripidamente verso il "Ponte del Diavolino". Lungo questo tratto si stanno ultimando i lavori di sistemazione e messa in sicurezza con funi d'acciaio i punti più esposti. Attraversato l'antico ponte in pietra, impressionate la vista verso il sovrastante "Ponte del Diavolo", si prosegue in leggera salita fino a raggiungere una strada sterrata. Indifferentemente svoltando a sinistra o a destra si arriva sulla strada asfalta che si inizia a seguire raggiungendo in pochi minuti Trasquera. Poco prima del "Bar/ristorante Alpino", sulla destra in corrispondenza di un pannello didattico, si imbocca la mulattiera per Iselle o anche “Sentiero del Kirsch”, famoso liquore un tempo commercializzato dai Trasqueresi (F34). Si passa accanto alle abitazioni e oltrepassata una cappella, si continua a scendere attraversando i pascoli fino a incrociare la strada asfaltata. La si attraversa per poi continuare a perdere quota all'interno del bosco, il percorso è sempre ben segnalato e dopo aver attraversato alcuni torrenti si arriva al nucleo di baite di Pianezza (815 m). Attraversata la strada si prosegue fino a un bivio, tralasciato a sinistra il sentiero per Iselle Stazione si prosegue a destra fino a raggiungere la chiesa parrocchiale di Iselle. Non rimane che seguire la strada asfalta verso il confine raggiungendo il parcheggio dove si è lasciata l'auto (circa 15 minuti).
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Silvio, Lorenzo, Pg e l'homo selvadego

Il sentiero, detto dello “Scagnol“, in quanto per il superamento della parte centrale, ci sono più di 250 scalini intagliata nella viva roccia, è stato per secoli, il collegamento tra l'altipiano di Bugliaga e il fondovalle, altrimenti divisi da imponenti pareti rocciosi. Il suggestivo percorso escursionistico, era l'antica via utilizzata per il trasporto della pece. Da incisione praticate nei tronchi di larice, presente in estesissime formazioni lungo i pendii di Bugliaga, si estraeva la resina che dopo un primo processo di cottura e di distillazione, in apposite pecerie (estese piazze, dotate di fornetti) permetteva di ottenere la pece. La sostanza era usata dai calzolai o come combustibile per lanterne o per calafatare (con la pece nera bollente si chiudevano le fessure delle barche per renderle impermeabile all'acqua) o per le corde degli strumenti ad arco, ed era trasportato a valle nei gerli dalle donne, in barilotti, di circa 40/50 kg l'uno. Nell'ottocento l'applicazione di una severa normativa per l'estrazione della resina che eseguito in modo arbitrario portava alla distruzione degli alberi, incentivò il contrabbando e la produzione clandestina. Per la vicinanza del confine svizzero, il sentiero era frequentato anche dai contrabbandieri.








....cartoline dalla Val Divedro...



by Bugliaga



verso il Ponte del Diavolino
(lavori di ripristino e messa in sicurezza del tracciato)




Giglio di San Giovanni (Lilium bulbiferum)
Il giglio di San Giovanni compare, con un’inattesa fiammata di colore, fra i prati di montagna, nei pascoli abbandonati e sui versanti dirupati dove si accumula terreno di risulta, sassoso e ben drenato, reso caldo dal sole estivo. È un fiore protetto e non deve essere raccolto in alcun modo, come fiore o come bulbo. Pianta longeva si ripresenta con puntualità nei soliti luoghi e, in condizioni ottimali, tende a formare piccole colonie dove le piante distano generalmente da uno a pochi metri una dall’altra. Noto anche come giglio rosso, anche se rosso non è, ma è piuttosto arancione, qualche volta diventa così chiaro da sembrare giallo.


Giglio del Paradiso


dettagli e traccia gpx


domenica 21 maggio 2017

Alla Cima Fiorina, nel cuore della Valsolda

La Cima di Fiorina (Cima di Fojorina, sulla CNS) è la cima più alta della Valsolda, una valle di montagne che si affaccia sul Ceresio, resa celebre dal romanzo di Fogazzaro “Piccolo Mondo Antico”. Sono diversi gli itinerari che portano alla vetta, sia dal lato italiano che da quello svizzero. Il percorso qui proposto è un itinerario ad anello che si snoda nel cuore della Riserva Naturale Integrale Valsolda. Questa foresta, che fa parte delle foreste regionali lombarde, presenta un patrimonio faunistico e botanico molto pregiato. Nel 2004 è stata inserita tra i siti di interesse della Comunità Europea come Zona di Protezione Speciale (ZPS) perché ha mostrato di possedere habitat rari e poco antropizzati. Uno dei tanti piccoli gioielli della Lombardia che meriterebbero di essere conosciuti meglio, e che invece pochi possono dire di aver visitato.

Dall'autostrada A9 (Milano/Chiasso) si esce a Como nord (ultima uscita prima del confine), per poi costeggiare il lago di Como fino a Menaggio. Si prosegue seguendo le indicazioni per Porlezza e raggiunto l'abitato si svolta a destra per la Val Rezzo. Si risale la valle fino alla conca terminale di Seghebbia, dove si parcheggia l'auto in fondo al paese (1110 m). Dal parcheggio si tralascia a sinistra le indicazioni per Alpe Colmine/San Lucio/Cima Fiorina da cui poi faremo ritorno e si prosegue in direzione della chiesa. Poco prima d'arrivare al cimitero si abbandona la strada e si scende a destra seguendo i segnavia bianco/rossi. Raggiunta poco dopo una stradina sterrata, la si attraversa e si continua a scendere costeggiando sulla sinistra una cascina. Seguendo il sentiero tra l'erba alta, si prosegue in direzione di un evidente segnavia su un albero, dal quale piegando verso destra si riprende a seguire l'evidente sentiero contrassegnato dal n. 3 barrato. Raggiunto il torrente (punto più basso dell'anello) lo si attraversa su alcuni tronchi di legno, per poi iniziare a salire fino a raggiungere gli ampi pascoli dell’alpe di Pramarzio (1060 m). Dalla palina segnavia si continua in piano e oltrepassata una cascina si imbocca sulla destra la strada sterrata che inizia a salire verso ovest. Dopo un ampio e aperto pianoro, chiamato per l'appunto Pralungo (1116 m), si giunge a un bivio. Abbandonata la strada sterrata che sale verso destra (Seghebbia/ Alpe Colmine/San Lucio), si prosegue perdendo leggermente quota rientrando nel bosco. In prossimità in cui la valle si restringe si arriva a un bivio, abbandonato il sentiero che prosegue verso l'alpe Riccola e il Passo Stretto, si inizia a salire sulla destra seguendo le indicazioni per l'alpe Fiorina/Cima di Fiorina/rifugio San Lucio. Il sentiero ora contrassegnato con il n. 4 inizia a risalire la suggestiva Valle Fiorina, entrando nel cuore della Riserva Naturale Integrale della Valsolda, dove è assolutamente vietato uscire dai sentieri contrassegnati! Fuori dal bosco si arriva nella radura dove sono adagiate le baite in legno dell'alpe Fiorina, con accanto una bella fontana in legno dove dissetarsi e una panca con tavolo dove fermarsi per qualche minuto nel completo silenzio (1340 m). Dalla palina segnavia si segue il sentiero a sinistra verso la bocchetta del Boi/Alpe Serte/Alpe di Nores, dopo aver oltrepassato un punto panoramico il sentiero scende leggermente, per poi arrivare in breve alla bocchetta del Boi (1460 m). Si inizia a salire per un breve tratto, per poi proseguire con un lungo mezzacosta tagliando ripidi pendii, questo è uno dei tratti più suggestivi di tutto l'anello. Dopo un'ulteriore tratto ripido, si perde leggermente quota, per poi raggiungere una palina segnavia, da qui si inizia a seguire le indicazioni sugli alberi e sui sassi per la Cima di Fiorina. Giunti a un bivio si tralascia l'indicazione a destra per il Torrione di Valsolda e si prosegue a mezzacosta tra i pini mughi che invadano il sentiero, rendendo talvolta disagevole il percorso. Raggiunta la palina segnavia si tralasciano i sentieri che scendono per la Capanna Pairolo e si inizia a risalire verso destra la cresta che in pochi minuti conduce alla Cima di Fiorina o Fojorina (1810 m). Da qui la vista è a dir poco eccezionale, spazia dalle montagne più vicine, quelle del Lario e del Canton Ticino, a quelle più lontane, dal Monviso al Monte Rosa, dall’Oberland ai gruppi del Pizzo Badile e del Monte Disgrazia. Per il ritorno si ridiscende sul versante opposto verso la Btta. di S. Bernardo, seguendo il sentiero "Scenic Trail". Si perde quota velocemente e tralasciato a destra il sentiero che riconduce verso l'alpe Fiorina in breve si arriva alla Bocchetta di San Bernardo (1586 m). Senza seguire la strada sterrata che prosegue in falsopiano verso la Cap. S. Lucio, si inizia a risalire su evidente sentiero la segnaletica "Scenic Trail" verso il M. Cucco. Raggiunto in breve il Colmo di S. Bernardo (1616 m) si scende leggermente, per poi iniziare a salire tra ampie vedute fino al panettone erboso del M. Cucco (1624 m). Si scende raggiungendo la strada sterrata che si inizia a seguire verso sinistra, intercettando poco dopo la strada che sale verso S. Lucio. Si continua a scendere seguendo la strada sterrata, raggiungendo in pochi minuti la chiesetta della Madonna del Cep (1330 m). Dalla palina segnavia si riprende a seguire il sentiero contrassegnato con il n. 3 barrato, verso Seghebbia/alpe Riccola. Il percorso è davvero molto suggestivo e si svolge all'interno di splendidi boschi, attraversando bucoliche vallette percorse da tranquilli torrentelli. Arrivati a un bivio nei pressi di una cappella, si tralascia a destra il sentiero per l'alpe Colmine/San Lucio/Cima Fiorina, eventuale alternativa di discesa e si continua a perdere quota arrivando in pochi minuti al parcheggio di Seghebbia.
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Lorenzo, Silvio e l'homo selvadego


Cima di Fiorina 1810 m (Cima di Fojorina, sulla CNS)







alpe Fiorina salendo verso la bocchetta del Boi


guglie e rocce non mancano....




ma anche ii panorami non mancano...




salendo al Monte Cucco, verso Cap. S. Lucio


dettagli e traccia gpx

venerdì 19 maggio 2017

Le otto montagne

Noi diciamo che al centro del mondo c’è un monte altissimo, il Sumeru. Intorno al Sumeru ci sono otto montagne e otto mari. Questo è il mondo per noi. […] E diciamo: avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?


"Qualunque cosa sia il destino, 
abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa".

La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all'altro, silenzio, tempo e misura. Lo sa bene Paolo Cognetti, che tra una vetta e una baita ambienta questo potentissimo romanzo.

sabato 13 maggio 2017

La semisconosciuta cima del monte Mazzaro

Si parte dal Santuario di San Giovanni, unico in Italia a essere dedicato a San Giovanni Battista. Il sentiero fino all'alpe Bele non presenta particolari difficoltà, dopo l'alpeggio il sentiero diventa molto ripido e purtroppo tende a sparire, per cui bisogna stare molto attenti ai rari segnavia, talvolta nascosti tra l'erba alta. È una montagna poco conosciuta, ma grazie alla sua posizione centrale si gode di un panorama a 360°. Non abbiamo incontrato nessuno ne a salire, ne a scendere, ma prima d'arrivare all'alpe Selle di Bele, un'aquila reale ci è venuta incontro volteggiando per qualche istante sulle nostre teste e a mio modesto parere è stato il più bell'incontro che potessimo avere. Escursione consigliata per veri "malati di montagna"....!!!

Dall'autostrada A4 Milano/Torino si esce al casello di Carisio e seguendo le indicazioni si arriva a Biella, da dove si prosegue sulla strada provinciale 100 fino a raggiungere il bivio subito dopo il ponte Concresio, poco prima d'arrivare a Rosazza. Si svolta a sinistra e dopo circa 2 km si arriva al Santuario di San Giovanni, l'auto la si può lasciare nel comodo piazzale posto al suo interno (1020 m).
Dall'entrata del Santuario si attraversa la strada asfaltata e nei pressi di alcuni pannelli didattici si imbocca la mulattiera (E26) che sale costeggiando la Via Crucis fino alla Torre Campanaria. Seguendo la strada sterrata in breve si arriva al grazioso borgo di Bussetti (1095 m), lo si attraversa seguendo Via delle Focacce e dopo l'ultima casa, prima d'attraversare un torrentello, si abbandona il sentiero che prosegue in piano e si devia a destra seguendo i segnavia bianco/rossi (E26). Ci si alza ripidamente all'interno di un bel bosco, lasciando sulla destra alcune abitazioni, per poi riprendere a seguire verso sinistra la mulattiera. In falsopiano con un lungo mezzacosta si attravera una bella faggeta in direzione dell’imbocco dello scosceso vallone di Bele. Abbandonato il bosco di faggi, la mulattiera si trasforma in un bel sentiero che svoltando a destra inizia a guadagnare quota tra le betulle, passando dopo qualche minuto al di sopra di una grossa cava di sienite. Attraversato un tratto in cui il sentiero è stato scavato nella roccia, si entra nel suggestivo vallone dominato dal M. Tovo. Si guadagna quota risalendo il versante orografico sinistro su terreno aperto, fino a raggiungere il ripiano dove sono adagiate le diroccate baite di Bele (1360 m). Oltrepassato l'alpeggio bisogna fare attenzione ai segnavia bianco/rossi, si piega inizialmente verso sinistra in direzione di uno dei rami del torrente Bele e in seguito si risale con pendenza via via più sostenuta sul lato destro del vallone raggiungendo un piccolo ripiano erboso. Da qui inizia il tratto più ripido e faticoso del percorso, si passa a monte di una guglia rocciosa per poi continuare su esile traccia risalendo un pendio ricoperto da erba olina, fino a raggiungere in posizione panoramica l'alpeggio Selle di Bele (1672 m). Seguendo il sentiero a sinistra delle costruzioni si guadagna la sovrastante cresta spartiacque con il vallone della Pragnetta (Gragliasca). Si svolta a destra e dopo alcuni saliscendi con un'ultimo strappo si arriva sulla cima del del Monte Mazzaro, su un masso viene riportato il nome e la quota altimetrica (1739 m). Straordinario il panorama verso il M. Tovo e Camino e le montagne che fanno da cornice alla Valle Cervo. Il rientro avviene seguendo l’itinerario di salita.
Malati di Montagna: Lorenzo, Pg, Danilo e l'homo selvadego

Santuario San Giovanni
Il più antico documento risale al 1512 e si riferisce a San Giovani Battista della balma (grotta, caverna, spelonca) dove tuttora è conservata la statua lignea del santo, ma il culto di San Giovanni ha origini più remote; si tramanda che la statua del precursore fosse stata più volte dai pastori spostata agli alti pascoli e che ritornasse sempre nella grotta.



Via Crucis


Il campanile, ubicato nella faggeta ed in posizione isolata, da dove la sua voce si sente in quasi tutti i cantoni della valle, possiede probabilmente la più grande e pesante campana del biellese (da cui "Campanone"), fusa sul posto nel 1764 da una precedente campana.


Cà di Bussit


magic moments...!!!


fuori dal bosco inizia lo spettacolo...


alpe Bele


bellissima salita...


stanno arrivando le nuvole...


Genziana


il sentiero sembra che non ci sia...in effetti sta scomparendo...


il vallone risalito...


alpe Selle di Bele...purtroppo in completo stato di abbandono...


la cresta che sale al M. Mazzaro e che prosegue verso il M. Tovo


pochi meri ancora e finalmente si arriva in cima...


....spettacolo...



sopra ai 2000 m ancora tanta neve...!!!




dettagli e traccia gpx