Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 26 settembre 2010

toc, toc...l'autunno bussa alle porte del bivacco Chentre-Bionaz 2530 m

In Valle d'Aosta esistono luoghi poco conosciuti dal turismo di massa, ma che offrono a chi li frequenta momenti di assoluta contemplazione e dove si può ancora assaporare l'asprezza della montagna nella sua forma più vera, uno di questi è la Valpelline.
Dall'autostrada A5 esco alla barriera di Aosta Est, per poi seguire la strada regionale della Valpelline, dall'uscita del secondo tunnel seguo le indicazioni a destra per Bionaz, poco prima dell'abitato svolto a sinistra arrivando dopo qualche chilometro in località Ferrère 1691 m circa, lascio la macchina in uno slargo vicino ad una palina segnavia. Mi accorgo da subito che la temperatura è decisamente calata rispetto all'ultima volta, attorno le cime sono tutte ricoperte da un manto nevoso che risplende al sorgere del sole, mi avvio seguendo il sentiero n. 14 che mi accompagnerà fino al bivacco, scendo lungo la strada sterrata e passate le poche case di Puillayes arrivo al torrente Buthier che attraverso su un ponte 1622 m, sulla sinistra su un dosso sorge una graziosa cappella. Oltrepassata una casa monumentale, il cui trave di colmo è datato 1844, il sentiero inizia a salire moderatamente nel fitto bosco di abeti e larici, al primo bivio tralascio la deviazione a sinistra (bolli rossi) e continuo seguendo le frecce gialle, con alcuni lunghi tornanti guadagno quota, oltrepassato un cancello in legno continuo su un'ampia cengia verso l'ingresso della Comba des Montagnayes-Montagnaya.
Nei pressi di un torrente proseguo a sinistra seguendo le indicazioni della palina segnavia, dopo un ripido costone continuo in quota sul fianco di un canalone fino a raggiungerne il fondo, attraverso radi larici e pietraie passo vicino ad uno stagno e in breve arrivo ad una piccola depressione 2115 m, perdendo leggermente quota scendo verso il torrente Arbières, dalla palina segnavia mi tengo sul margine per qualche metro arrivando ad un guado segnalato da numerosi ometti, dalla parte opposta su un sasso è ben visibile il n. 14.
Il sentiero riprende incrociando quasi subito un paio di torrentelli, poco dopo uscito dal bosco mi ritrovo in un ambiente davvero suggestivo, riprendo a salire sulla sinistra seguendo il costone tra due torrenti, dopo aver attraversato uno di essi tra i pascoli ed alcune mucche dedite a brucare l'erba arrivo ai ruderi di Praz de Dieu 2277 m, ovvero "Prato di Dio, effettivamente la conca in cui mi trovo è splendida, oltre alle grandi vedute panoramiche con le cime imbiancate, si respira un'aria di pace e serenità, solo il suono dei campanacci delle mucche mi ricorda che la meta è ancora lontana...
Continuo arrivando a un piccolo colle dal quale il sentiero si immette nel vallone del Mont Dzalou, il sole sparisce oscurato da una grande parete di roccia, sembra d'aver varcato una linea di confine, tira un'aria gelida e man mano che salgo il terreno diventa sempre più rognoso, l'ultimo tratto oltre a essere ripido e anche ricoperto dalla neve, finalmente arrivo ad uno stretto intaglio ed ecco riapparire il sole, in alto sulla sinistra ai piedi della Becca di Luseney appare il bivacco C. Chentre - E. Bionaz a 2530 m, che raggiungo in pochi minuti. Inaugurato il 28 luglio di quest'anno il bivacco è nato grazie al sogno di un artista olandese Arjen Bakermans, sulla facciata e all'interno si possono ammirare alcune delle sue opere, dispone di 16 posti letto ed è a mio parere una piccola opera d'arte!!!
Dopo un fugace pranzo mi appresto a riprendere il percorso dell'andata, le previsioni davano un leggero peggioramento durante il pomeriggio, ma per mia fortuna il tempo reggerà benissimo sino all'auto, anzi mi sono concesso una pausa a Praz de Dieu sorseggiando un bicchiere di tè caldo e facendomi accarezzare da una leggera brezza...
In conclusione una gran bella giornata, il dislivello è di circa 1000 m calcolando i vari saliscendi, i tempi segnati sulle paline segnavia a mio modesto parere sono leggermente esagerati, per cui non fatevi spaventare, prendetevela con la dovuta calma e vedrete anche voi come la montagna vi può regalare momenti indimenticabili!!!
Malati di Montagna: Fabio


bivacco Chentre-Bionaz 2530 m


Praz de Dieu ovvero "Prato di Dio"


opera d'arte della natura...


...opere d'arte all'interno del bivacco


...contemplazione..riflessione..


giovedì 23 settembre 2010

PER QUEL CHE VALE

Qualcosa sta succedendo qui
Che cosa sia non è esattamente chiaro
C'è un uomo con un fucile in mano laggiù
Che mi sta dicendo di stare attento

Penso che sia il momento di fermarsi, ragazzi, cosa è questo rumore?
Tutti quanti cercano di capire cosa sta venendo giù

Le linee della battaglia sono state già tracciate
Niente può essere giusto se ogni cosa è sbagliata
I giovani fanno parlare le loro menti
facendo crescere la loro resistenza da dentro
Penso che sia il momento di fermarsi, ehi, cosa è questo rumore?
Tutti quanti cercano di capire cosa sta venendo giù

Che giornata campale, di grande foga
Un migliaio di persone nelle strade
Cantando canzoni e portando cartelli
La maggior parte dicono "urrà per la nostra parte"

Penso che sia il momento di fermarsi, ehi, cosa è questo rumore?
Tutti quanti cercano di capire cosa sta venendo giù

La paranoia colpisce duro
Striscia dentro la tua vita
Inizia quando tu vivi nella paura
Tu esci dalla linea tracciata, arriva l'uomo e ti porta via

È meglio fermarsi, ehi, cos'è questo rumore?
Tutti quanti cercano di capire cosa sta venendo giù
Ferma, ehi, cos'è questo rumore?
Tutti quanti cercano di capire cosa sta venendo giù
Ferma, ehi, cos'è questo rumore?
Tutti quanti cercano di capire cosa sta venendo giù

Ferma, ragazzi, cos'è questo rumore?
Tutti quanti cercano di capire cosa sta venendo giù

Buffalo Springfield - For What It's Worth (1967)

domenica 19 settembre 2010

Anello con il Monte Mater...roba d'altri tempi!!!

Dopo le forti piogge cadute ieri, oggi magicamente splende il sole in un cielo terso e di un azzurro intenso, con Danilo prima di partire decidiamo di andare in Valle Vigezzo, arrivati a Santa Maria Maggiore raggiungiamo la frazione Buttogno 879 m dove lasciamo l'auto nel parcheggio di fronte ad un bar. Attraversiamo un ponte arrivando nella graziosa piazza con al centro una fresca fontana, passiamo tra le case sulla sinistra accanto alla scuola comunale, al bivio continuiamo a destra e in breve proseguiamo in salita su una strada sterrata, seguendo la medesima e tralasciando le varie deviazioni a sinistra arriviamo a incrociare la strada asfalta utilizzata per raggiungere i vari alpeggi, su una palina segnavia vengono indicati i tempi delle varie mete da raggiungere. Questo tratto che apparentemente sembra monotono, può essere comunque un motivo per  poter riscaldare i muscoli e per poter parlare del più e del meno, durante il tragitto ci soffermiamo ad osservare le belle cappelle in ottimo stato conservativo, probabilmente questa era la vecchia mulattiera che purtroppo durante gli anni è stata trasformata in strada, dopo la cappella di Orello 1263 m l'asfalto viene alternato da lunghi tratti sterrati e il panorama si allarga regalandoci belle vedute sulla valle sottostante.
Dopo l'alpe Faie scendiamo verso il torrente sottostante, passiamo accanto ad  alcune baite ristrutturate con alcuni dipinti di immagini sacre sulle arcate superiori delle porte, attraversato un ponte arriviamo all'alpe Cortino 1256 m dove incontriamo accanto ad una palina segnavia una cavalla con il suo puledro che beatamente pascolano. Abbandoniamo la sterrata e seguendo le indicazioni proseguiamo sulla sinistra, il sentiero sempre ben segnato si alza ripidamente seguendo il corso del torrente, al seguente bivio scendiamo verso il letto del torrente che attraversiamo, per poi proseguire ora sulla sua destra orografica della Valle Cortino. Saliamo attraverso un ambiente tipicamente alpino, per poi piegare decisamente a sinistra, ora con minor pendenza arriviamo all'alpe Aggia 1777 m, seguendo le indicazioni passiamo accanto alla fontana dove ci dissetiamo e poi seguendo i segni di vernice ci dirigiamo ad una baita isolata sulla destra, il tracciato diviene poco evidente ma facendo attenzione ai segni sui sassi raggiungiamo l'evidente Passo della Margina 1979 m, che panorama!!! Dalla piccola croce sulla sinistra seguiamo il sentiero talvolta poco agevole, causa la cattiva manutenzione ma comunque sempre evidente, un breve salita ci porta alla nostra prima elevazione il M. Margineta 2015 m, ora scendiamo seguendo la cresta, la nostra meta è proprio li davanti, dopo aver perso leggermente quota iniziamo a salire raggiungendo il M. Mater 2026 m, dove incontriamo anche due amici di Milano, Paolo e Francesco che sono saliti da Sagrogno. Dopo aver percorso una decina di metri in cresta decidiamo di fermarci a mangiare in prossimità di alcuni sassi accatastati, tutt'attorno è un susseguirsi di cime che io e Danilo cerchiamo di individuare, dal Rosa, alle Alpi Svizzere, per poi passare alle montagne della Val Grande. 
Per il ritorno come da programma dopo aver consultato la cartina decidiamo di seguire il sentiero che scende lungo la cresta, verso il costolone denominato Costa Cimeta, con Danilo abbiamo deciso di non descrivere tale percorso, noi l'abbiamo effettuato ma lo sconsigliamo vivamente, il sentiero fin dalla cima non è segnato in nessun modo e dopo essere entrati nel bosco è difficilmente individuabile, l'erba alta e l'incuria l'hanno quasi completamente cancellato!!! Consiglio di ritornare per il percorso seguito all'andata o di scendere a Sagrogno dal M. Marineta raggiungendo poi Buttogno, escursione lunga ma di grande soddisfazione.
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

M. Margineta 2015 m


panorama dalla cima del Monte Mater 2026 m


Alpe Aggia 1777 m


Paolo o Francesco... Fabio e Danilo

domenica 5 settembre 2010

Un'amicizia che si rinnova in anno in anno!!!

La prima domenica di settembre ormai è diventato un appuntamento fisso al rifugio Ferioli, dove gli amici Giorgio e Claudio (www.escursionando.it) lo gestiscono per un weekend, non ci vediamo spesso ma l'amicizia ormai che si è creata tra di noi è davvero qualcosa di particolare, forse è la medesima passione che abbiamo per la montagna che ci spinge ogni anno a salire e a stringerci la mano come vecchi amici. Ringrazio ancora per la splendida giornata trascorsa, Giorgio, Claudio, Gian Mario, Luciano e rinnoviamo l'appuntamento all'anno prossimo!!!
Dislivello da Rima/In d'Rimmu al Colle Mud circa 900 m
Malati di montagna: Danilo, Alessandro, Lorenzo, Lorenzo, Fabio e Kira la mascotte

si mangia in mezzo alle nuvole...

Kira la mascotte dei Malati di Montagna

Claudio, Gian Mario, Luciano, Alessandro, Giorgio, Fabio,
Lorenzo, Lorenzo, Kira e Danilo

impatto ambientale zero...

particolare di Rima/In d'Rimmu

venerdì 3 settembre 2010

Un anello tra due mondi opposti...

Durante l'inverno di qualche anno fa' ero già stato in questi luoghi, avevo fatto Punta Leretta e da allora mi ero preso l'appunto di ritornarci alla prima occasione, volevo vedere questi luoghi senza neve e magari andando su al rifugio Coda che in tanti mi avevano decantato come una delle mete più gettonate nella Riserva Naturale del Mont Mars.
Risalgo in auto la Valle di Gressoney sino ad oltrepassare il paese di Fontainemore, poco dopo svolto a destra seguendo le indicazioni per i villaggi di Colombit e Pillaz, dopo averli superati arrivo a Pian di Coumarial 1450 m dove ha termine la strada asfaltata. Parcheggiata l'auto negli ampi spazi ritorno indietro all'inizio del parcheggio dove sulla mia sinistra trovo una palina segnavia con indicato il sentiero n. 3 che seguirò fino al rifugio.
Mi inoltro nel bosco seguendo i bolli gialli con il n. 3 oppure le frecce del medesimo colore, passate le baite dell'alpe Bosc a 1492 m, attraverso una strada sterrata, per poi riprendere a salire tra larici e betulle. Passate le baite di Chicail a 1556 m esco dal bosco e mi ritrovo tra i vasti pascoli di Vercosa, bellissima la baita principale ornata di tantissimi fiori, saluto anche la padrona di casa che sta facendo uscire le mucche al pascolo Il sentiero prosegue quasi pianeggiante fino al ponte sul torrente Gouglias, ora la salita si fa più decisa e aiutato da alcuni tratti scalinati guadagno quota velocemente, arrivato al bivio di Serrafredda, tralascio momentaneamente il sentiero 3A che percorrerò al ritorno e proseguo a destra attraversando il ponte. Alle mie spalle ecco apparire il gruppo del Monte Rosa, aggirato una dorsale entro nell'impervio Vallone del Bouro, dove scoscesi pendii sono colonizzati dal pino cembro, con lungo percorso pressoché pianeggiante raggiungo l'A. Carisey inf. al centro del vallone, il sentiero tende a portarsi verso sinistra salendo obliquamente il costone. Arrivato quasi al termine del vallone incrocio il sentiero proveniente dal Col Portola, proseguo a sinistra risalendo con alcuni ripidi tornanti e raggiungendo cosi il Colle di Carisey sul quale è posizionata anche una croce 2131 m. Mi fermo per alcuni minuti rimanendo sbalordito, dalla parte da cui sono arrivato il cielo è terso, al contrario dalla parte opposta tutto è completamente immerso nelle nuvole, proseguo verso sinistra lungo il sentiero che sale nei pressi del crinale, sembra di essere sospesi tra due mondi opposti. A poca distanza dal rifugio sulla sinistra è adagiato nel vallone sottostante il Lago del Montagnit, arrivato al rifugio Delfo e Agostino Coda a 2280 m consulto le due tavole topografiche dalle quali è possibile riconoscere le montagne circostanti, costruito nel 1947 ricorda gli alpinisti biellesi Agostino e Delfio Coda caduti nel corso della guerra partigiana, di proprietà della sezione del CAI di Biella, dispone di 60 posti letto (015 862405). Decido di concedermi una pausa, entrato nel rifugio bevo del tè caldo e mi gusto una grossa fetta di torta, sono praticamente solo, oltre al personale del rifugio, ci sono all'esterno solo due donne che manco a dirlo sono straniere!!! Nel frattempo sul versante biellese il cielo si schiarisce rimanendo solo un magnifico mare di nuvole, alcune cime come il Mont Mars sembrano isole sperdute...che spettacolo!!! Riparto, ma prima di riprendere la via del ritorno salgo sulla vicina cima Sella 2315, il sentiero inizia alla sinistra del rifugio, in pochi minuti sono accanto alla piccola croce, decisamente consiglio questa breve deviazione. Dopo aver scattato alcune decine di foto scendo nuovamente al rifugio, per il ritorno decido di compiere un giro ad anello passando per il piccolo vallone del Goudin, dalla palina segnavia seguo il sentiero recante il segnavia dell'Alta Via N. 1 della Valle d'Aosta e il 3B che poi in seguito diventerà 3A. Dopo un tratto in leggera discesa riprendo a salire raggiungendo un colletto dove è stato posto un grosso omino di pietra, tralasciando i bolli gialli sulla destra, inizio a scendere il ripido versante, al seguente bivio proseguo sulla sinistra arrivando ad un piccolo ripiano. Accanto ad una baita ci sono alcune mucche che pascolano e vicino il lago Goudin 2083 m, il luogo è integro, solitario e merita sicuramente una sosta...
Continuo a seguire il 3a e l'AV 1 fino ad arrivare all'alpe Serrafredda 1818 m, poco prima dell'alpeggio il sentiero devia a sx, abbandonando l'Alta Via che prosegue in salita sulla destra, si scende fino ad arrivare al bivio accanto al ponticello, da qui proseguo sull'itinerario di salita sino a Pian Coumarial 1450 m.
Prima di tornare a casa mi fermo a vedere l'Ecomuseo di Fontainemore dove si può osservare una tipica abitazione Walser.
Davvero un'escursione molto affascinante e remunerativa, con un dislivello di circa 950 m e un tempo stimato di... ops non non ho visto a che ora son partito...
Malati di Montagna: Fabio

tipica casa Walser "Ecomuseo di Fontainemore"

Punta Sella 2315 m

due mondi opposti...

rifugio Delfo e Agostino Coda 2280 m