IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

sabato 24 febbraio 2018

L'anello del Dosso Cigolino

Un anello pregevole dal punto di vista del percorso e della panoramicità, che si svolge sul versante delle Alpi Lepontine ad ovest di Chiavenna e che ha come punto di partenza ed arrivo Mese. L'escursione si svolge su antiche mulattiere e su buoni sentieri, passando tra bellissimi borghi, come Cigolino o Solerolo, in quest'ultimo si può osservare una splendida baita. Durante la discesa si percorre per un lungo tratto un sentiero di importanza storica, la strada della Forcola, che venne chiamata dal 1680 al 1683 anche Strada Imperiale, un’antica via di comunicazione fra Valle di San Giacomo (o Valle Spluga) e Mesolcina.

Si segue la strada statale 36 del Lago di Como e dello Spluga fino a Colico, per poi continuare in direzione di Chiavenna. Qualche chilometro prima d’arrivare a Chiavenna, si svolta a sinistra in direzione di Mese, alla prima rotonda si svolta a sinistra e subito dopo a destra in Via Cappella Grande, arrivando in breve al parcheggio sulla destra, dietro alla chiesa di S. Vittore (274 m). Si costeggia il muro perimetrale della centrale elettrica, seguendo sempre Via Cappella Grande, per poi seguire a destra in leggera salita Via Madonna delle Grazie, fino all’inizio del sentiero. Abbandonata la strada da cui poi si farà ritorno, si inizia a seguire il sentiero D3, in direzione di S. Antonio e Cigolino. Si guadagna quota costeggiando le cappelle della Via Crucis, arrivando in pochi minuti a un bivio, dove si tralascia il sentiero a destra per Posabèla e si continua a seguire la mulattiera fino a raggiungere la chiesetta di Santa Maria delle Grazie. Dal sagrato seguendo alcune piccole frecce gialle, si riprende a salire verso destra uscendo dall'abitato. Dopo aver oltrepassato una proprietà con un cancello, sul quale viene indicato che si sta percorrendo il sentiero per Ca' Brusada/S. Antonio e l'invito a richiuderlo, in breve si raggiunge una stradina asfaltata. La si segue per un breve tratto verso destra e in prossimità di una curva si riprende il sentiero a destra. Dopo aver costeggiato il giardino di un'abitazione, si continua a salire sempre verso nord, in un bel bosco di castagni, fino a raggiungere i prati che annunciano l'arrivo a Posabèla. A monte delle baite, in prossimità di una cappella si riprende a salire fra muretti a secco verso nord-ovest. Accompagnati solo dal fruscio delle foglie secche di castagno, dopo l'ennesima cappella, si esce dal bosco arrivando sotto alla bianca chiesetta di S. Antonio in località Albareda (833 m). Seguendo i segnavia, si risale il paese verso destra  tra le strette viuzze, dove si possono notare le baite perfettamente ristrutturate. Dopo aver oltrepassato un castagno secolare, ormai ridotto alla sola parte inferiore del tronco e una fontana, si arriva a monte delle ultime baite, da dove si riprende a seguire la mulattiera. Dopo aver girato attorno a una cappella edificata su un roccione, si passa sotto a un piano inclinato della centrale idroelettrica e in breve si arriva a un bivio. Si svolta a sinistra seguendo un'evidente freccia rossa e in breve si raggiungono i prati di Cigolino (1045 m), il panorama è davvero notevole anche se però la presenza di alcuni ripetitori rovina la suggestione del luogo. Dopo un tratto esposto protetto da una fune, si raggiunge una palina segnavia. Tralasciato il sentiero a destra per Sommarovina, si sale seguendo le indicazioni per Menarola/Fraz. Voga. Arrivati a un bivio sulla strada asfalta, si segue per un breve tratto la strada verso destra, per poi seguire il sentiero a sinistra che sale nel bosco. Arrivati su una strada sterrata, la si segue verso sinistra arrivando poco dopo nei pressi di una bacheca. con accanto una fontana. Da una rudimentale palina segnavia, si inizia a seguire in leggera salita una stradina cementata verso le baite di Premurel. Percorsi pochi metri, si consiglia una breve deviazione a sinistra verso lo splendido terrazzo panoramico di Prato Morello, dove sorge una cappelletta, la “nösa capeleta”, come recita la targa posta dal gruppo degli alpini di Mese (1165 m). La strada con un paio di tornanti conduce a Premurel, raggiunta l'ultima baita sulla sinistra, si tralascia la traccia a destra e si segue il sentiero che costeggiando la baita, prosegue con un lungo mezza costa verso le contrade di Menarola. Oltrepassata una sorgente, il sentiero continua a salire ancora per qualche minuto e dopo aver tralasciata a destra la deviazione per Calones, si inizia a scendere ripidamente. Entranti in un bel bosco, si continua a perdere quota e attraversati un paio di piccoli torrentelli, in breve si arriva a incrociare la strada asfalta che da Voga sale a Dardano verso la Valle della Forcola. Seguendo le indicazioni per Voga, si arriva in breve alle baite di Solerolo (1190 m), dove si consiglia di fermarsi per qualche minuto. Abbandonata la strada si inizia a seguire la mulattiera a sinistra, che interseca in vari punti la strada asfaltata. Dopo il nucleo di baite di Chiosi, si attraversata la strada e seguendo il sentiero e la strada asfaltata si arriva a Voga (1057 m). Dalla graziosa cappella al centro del paese, con accanto il lavatoio, si piega verso sinistra fino a raggiungere la strada asfalta. La si segue per pochi minuti e raggiunta una cappella, si imbocca a destra l'antica strada della Forcola. Dalla chiesa della Visitazione al Foppo, si continua a scendere lungo la scalinata in pietra e poco prima di raggiungere alcune baite si devia a destra, riprendendo a seguire la mulattiera. Senza particolari problemi si continua a scendere, incrociando alcune volte la strada asfalta. Fare attenzione solamente in un tratto, dove dopo aver oltrepassato alcune baite diroccate, si percorre per alcune decine di metri la strada asfaltata verso sinistra e poco prima di un tornante, si riprende la mulattiera a sinistra all'inizio poco evidente e priva di indicazioni. Arrivati sulla strada asfalta, la si segue per un breve tratto fino a una casa, per poi proseguire sul sentiero a sinistra fino a raggiungere il ponte sul torrente Rusée. Attraversa il ponte si continua a scendere verso sinistra raggiungendo in pochi minuti le prime abitazioni di Mese. Seguendo dapprima Via Motto e poi Via Madonna delle Grazie, si ritorna all'inizio del sentiero. Da qui si ripercorre il medesimo tragitto fino  al parcheggio presso la chiesa.
Malati di Montagna: Lorenzo, Pg, Danilo e il selvadego

oggi contrariamente a ogni previsione...
Piana di Chiavenna


Pizzo Galleggione


a destra il Pizzo di Prata o Pizzasc', per la sua fama sinistra e l'aspetto selvaggio, 
a guardia della Val Schiesone. 


l'inizio è una bella mulattiera acciottolata che segue la Via Crucis...


...al termine della mulattiera si arriva a Peverello, dove ci attende un pezzo di storia legato alla famiglia dei Peverelli o De Peverellis. Il centro della sua potenza era il castello o la dimora fortificata Piperellum, edificato forse nel secolo XII (1190), e distrutto dai Grigioni nel 1500. Rimangono ora solo alcuni segni in questa contrada, fra i quali il più importante è l'arco con uno stemma nobiliare. Al castello era annessa anche una chiesa, che poi venne ampliata nel secolo XVII e rifatta nel secolo successivo. La chiesa è dedicata alla Madonna delle Grazie.



Posabèla
Il toponimo allude chiaramente alla "pòsa", cioè alla sosta ristoratrice nella quale si depone il carico che si porta ai monti e si tira il fiato. L'aggettivo "bèla", invece, si riferisce all'ottimo colpo d'occhio del quale si gode da questi prati.  


segni di devozione lungo la via di salita


chiesetta di S. Antonio in località Albareda




l'acqua è presente per tutto l'anello


verso il Dosso Cigolino


Prato Morello a 1165 metri, con la cappelletta, la “nösa capeleta”, 
come recita la targa posta dal gruppo degli alpini di Mese


Solerolo


Voga


Chiesa della Visitazione al Foppo (784 m)
edificata nel 1607, ristrutturata nel 1637, 1718, 1770, 1890, 
parrocchia istituita nel 1886


antico metodo di misura metro/braccio



domenica 18 febbraio 2018

Dallo Zucco della Rocca alla Cascata del Cenghen

Si fanno a volte escursioni in luoghi lontani e ci sono luoghi vicini che possono stupire per la bellezza e per le emozioni che possono dare. È il caso della Grigna, in special modo nella Val Monastero, dove viene custodito un piccolo gioiello incastonato nelle rocce, la cascata del Cenghen. Si cammina su comodi sentieri e mulattiere, anche se purtroppo la segnaletica risulta in alcuni casi carente, fare attenzione al tratto di sentiero che scende da Colonghei al termine della strada sterrata, è molto ripido e su terreno accidentato, da non intraprendere in caso di pioggia.

Si segue la strada statale 36 del Lago di Como e dello Spluga fino all'uscita di Varenna/Mandello/Abbadia L. Arrivati alla prima rotonda di Mandello del Lario, si svolta a destra verso il centro del paese seguendo le indicazioni per Maggiana. Arrivati nel centro di Maggiana, si lascia l’auto nel comodo parcheggio in Via Sant’Antonio (345 m). Si attraversa il caratteristico borgo e seguendo le indicazioni del “Sentiero del Viandante” si arriva in breve alla Contrada Castello, con la torre medioevale detta del “Barbarossa”. Usciti dal paese si sale tra orti e frutteti e tralasciata a sinistra l’indicazione per il sentiero del viandante, si prosegue arrivando in breve al Masso, da dove si imbocca la mulattiera acciottola contrassegnata con il segnavia 12, che si inoltra in un bosco ceduo. Raggiunta la Cascina Garde (470 m) si svolta a sinistra seguendo su di un masso la scritta CAI. Incrociato il sentiero che sale da Rongio, si continua verso destra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia verso Colonghei/P. Resinelli/Rif. Rosalba. Si sale costantemente per i boscosi pedi di Pendegia e dell’Al Bic, fino ad arriva alla Costa della Rocca. Dalla palina segnavia si abbandona momentaneamente il sentiero e seguendo le indicazioni si prosegue verso lo Zucca della Rocca (12a), modesta elevazione che si stacca dal versante sud occidentale dello Zucco Portorella. Dopo aver perso quota, si raggiunge una sella dove si trova una cisterna d’origine romana, ancora un piccolo sforzo e si arriva in cima, con bella vista panoramica sul lago e sulla Grignetta. (855 m). Si riprende a proseguire nel bosco con pendenza regolare, oltrepassato un ghiaione che scende dallo Zucco Portorella, si perde leggermente quota, per poi continuare in falsopiano traversando alcuni costoloni erbosi. Dopo un rigagnolo in breve si arriva a un incrocio, tralasciato il sentiero 5 che scende a destra verso Crebbio/Abbadia, con un ultimo strappo si arriva alle case dei Colonghei (964 m). Si tralascia il sentiero 12 che sale a sinistra verso il rifugio Rosalba e il sentiero 5 a destra, si continua a scendere raggiungendo un gruppo di case, prima delle quali si imbocca a destra la pista agro-silvo pastorale indicata da un divieto d'acceso ai mezzi non autorizzati. Si inizia a scendere seguendo i bolli rossi e dopo aver tralasciato a destra un'ulteriore strada sterrata, si continua a scendere seguendo i bolli rossi fino al termine della strada in prossimità di un'abitazione. Da qui in poi si prosegue seguendo un sentiero ripido e su terreno accidentato (prestare attenzione ai bolli rossi). Incrociata poi una traccia proveniente da sinistra, il sentiero si allarga e la pendenza diminuisce. Arrivati su una strada sterrata la si segue verso sinistra, arrivando poco dopo sopra a una casa. Si percorre ancora per pochi metri la strada per poi abbandonarla seguendo a sinistra un'ulteriore stradina che raggiunge la casa menzionata prima. Si continua a seguire la sterrata in discesa fino al termine di un tratto ripido su fondo in cemento. Tralasciata a destra la deviazione da cui poi faremo ritorno si prosegue incontrando dopo pochi minuti i primi cartelli che indicano la cascata. Seguendo ora il sentiero si sale fino a raggiungere la cascata del Cenghen o Cascata di Val Monastero, un luogo da godersi in silenzio, seduti su una delle grosse pietre che la circondano. Si ripercorre il medesimo itinerario, per poi continuare seguendo la stradina sterrata (Alta Via delle Grigne - 5A). A un primo bivio si scende verso destra, per poi continuare in falsopiano fino a raggiungere il successivo bivio, dal quale si scende verso destra, arrivando in breve al caratteristico borgo di Calech (430 m). Si prosegue sulla comoda stradina sterrata in piano, alternando alcuni saliscendi. Tralasciato il sentiero a destra (5B) e poco dopo il medesimo sentiero a sinistra per Linzanico/Abbadia Lariana, si continua a mezzacosta fino a raggiungere le prime case di Crebbio. Si attraversa il paese scendendo verso sinistra in Via per Poino, per poi proseguire diritti seguendo Via per Zana fino al suo termine. Si imbocca ora l'evidente sentiero a sinistra in leggera discesa, per poi proseguire a mezza costa fino a Maggiana. Il sentiero termina in Via Sant'Antonio a poca distanza dal parcheggio da dove si è partiti.
Malati di Montagna: Gemma, Simonetta, Lorenzo, Danilo, Pg e il Selvadego

si parte dalla Contrada Castello denominata Maggiana



La Torre di Maggiana detta del “Barbarossa”, una delle meglio conservate nel territorio lecchese, è situata in suggestiva posizione nel centro abitato di Maggiana, nel territorio del Comune di Mandello del Lario. Con la sua mole quadrata svetta in posizione dominante verso il lago, a controllo della Strada Ducale della Riviera e in rapporto con il sistema di fortificazione della costa orientale del Lago di Como.


si segue all'inizio il bellissimo e suggestivo "Sentiero del Viandante"


lunghi tratti nel silenzioso bosco...


tra splendide fioriture di bucaneve...


fegatella hepatica...


elleboro o rosa di natale


cisterna nei pressi dello Zucco della Rocca


Grignetta dalla cima dello Zucco della Rocca


Colonghei


il rifugio Rosalba tra i torrioni della Grignetta


La Cascata Cenghen (o Cascata di Val Monastero) si trova nel territorio di Abbadia Lariana, ad un'altitudine di circa 600 metri sul livello del mare. Questa cascata è attraversata dalle acque del torrente Zerbo e, con un salto di circa 50 metri, è l'unica di un certo rilievo in tutto il gruppo delle Grigne.





borgo di Calech



sabato 10 febbraio 2018

Monte Cornaggia, una meravigliosa terrazza sul Lago Maggiore

Si cammina prevalentemente su stradine di montagna, in un susseguirsi di straordinari panorami sul Lago Maggiore, sul Parco Nazionale della Val Grande e sul gruppo del Monte Rosa. Il consiglio di intraprendere questa escursione in una giornata limpida, magari in questo periodo e se si ha la fortuna con una spruzzata di neve caduta la notte prima. La bellezza dei luoghi si può già apprezzare con la salita alla Cima del Motto della Croce e al vicino Sasso del Pizzo, dove seduti sulle panchine si rimane estasiati nel vedere il sottostante lago Maggiore e tra le nebbie mattutine spuntare la Rocca di Angera.

Si percorrere l’autostrada A26 fino all’uscita di Meina, per poi proseguire a sinistra verso Meina/Brovello/Ghevio. Alla successiva rotonda si svolta a destra verso Colazza/Pisano/Meina/Nebbiuno. Arrivati a Nebbiuno, si svolta a destra in Via Nocca e poco prima di raggiungere la chiesa, si lascia l’auto nel grande parcheggio a destra davanti all’ufficio postale. Si segue Via G. Marconi raggiungendo la chiesa parrocchiale dedicata a S. Giorgio, sul retro della chiesa si può già avere un bella vista verso il Lago Maggiore e le montagne limitrofe. Si prosegue tra le case del paese percorrendo per pochi metri Via Torino, per poi svoltare a sinistra seguendo in salita Via G. Aghina. Incrociata la strada asfaltata la si attraversa e si prosegue verso sinistra costeggiando la cartiera fino a raggiungere una scalinata a destra, contrassegnata dal cartello dell’anello escursionistico “Nebbiuno - Sass dal Pizz - M.te Cornaggia - Nebbiuno” che si seguirà per alcuni tratti. Si sale regolarmente fino a raggiungere Fosseno, percorsi pochi metri su strada asfaltata si svolta a destra verso “case sparse Piatoggi / anello escursionistico”. Al termine della strada si riprende a salire su ampio sentiero raggiungendo il cimitero, per poi seguire a destra una strada sterrata in leggera discesa. Poco prima di un ponte si abbandona la strada e si svolta a sinistra seguendo un sentiero che inizia a salire fino a raggiungere una stradina sterrata. La si segue verso destra arrivando in breve nell’ampio parcheggio sterrato in località Lavarina. Tralasciata la strada sterrata a destra dalla quale poi si farà ritorno, si prosegue a sinistra seguendo l’anello escursionistico. Si sale in un bel bosco di castagni, arrivando in pochi minuti sotto la cima del Motto della Croce, sovrastata per l`appunto da una enorme Croce. Abbandonata momentaneamente la strada, si segue il ripido sentiero a destra, raggiungendo in breve la cima e poco oltre proseguendo verso destra si arriva al Sass dal Pizz, dove una pausa è consigliatissima (763 m). Tralasciato il sentiero F5 indicato sulla palina segnavia, utile nel caso si volesse arrivare in minor tempo al M. Cornaggia, si scende seguendo l'ampio sentiero, fino a incrociare nuovamente la strada sterrata abbandonata poco prima. Proseguendo sulla strada sterrata si inizia a scendere verso sinistra fino ad arrivare a un bivio. Si segue il segnavia F4, riprendendo a salire verso destra e dopo aver oltrepassato un ponticello, si continua a salire fino a un successivo bivio. Tralasciato il segnavia F2, si prosegue a destra e subito dopo si sale a sinistra, continuando a seguire il segnavia F4. Dopo alcuni minuti si arriva sul crinale incrociando la dorsale dell'Alto Vergante (V00). Seguendo le chiare indicazioni per il Giogo del Cornaggia, si inizia a salire verso destra, parallelamente al metanodotto sotterraneo. L'ampio sentiero sale progressivamente regalando splendide vedute sul gruppo del Rosa. Dopo aver perso leggermente quota si arriva al Giogo del Cornaggia (823 m), da dove si riprende a seguire l'anello escursionistico in direzione del M. Cornaggia. Si inizia a risalire l'evidente sentiero che conduce fino alla sommità (921 m), da dove si può godere di un superbo panorama a 360 gradi. Dai laghi Maggiore, Varese e Comabbio, sulla pianura lombarda, le prealpi Varesine, le cime della Val Grande, il Mottarone, le cime della Val Strona e il Monte Rosa. Dalla cima si scende seguendo il sentiero a sinistra, fino a incrociare nuovamente la strada sterrata contrassegnata dal segnavia V00. Si inizia a seguirla in falsopiano verso destra per alcuni minuti, per poi scendere in direzione della Cappella dell'alpe Canà/Gignese/Mottarone. Tralasciato il sentiero per Sovazza (S6), si prosegue fino a raggiungere una stradina asfaltata che si inizia a percorrere verso destra, raggiungendo in breve la Cappella dell'alpe Canà, crocevia di vari sentieri (747 m). Dalla bacheca in legno si segue il segnavia H2 della Costabella, verso Ostobbio/Nebbiuno. Dopo una breve salita, si inizia a percorrere un tratto in falsopiano, per poi iniziare a scendere fino a raggiungere l’alpe Airola (675 m). Dopo aver costeggiato per un lungo tratto la recinzione della Cascina Pianzaghi (631 m), si abbandona la sterrata che prosegue a sinistra e in breve si arriva alle case di Ostobbio. Al termine della stradina sterrata, giunti alle prime case di Massino Visconti, si segue il segnavia H2 seguendo la strada asfaltata verso destra. Al termine della strada si svolta a destra, per poi imboccare subito dopo un'ampia strada sterrata a sinistra, che riconduce nuovamente in località Lavarina. Da qui si ripercorre il medesimo percorso fino a Nebbiuno.
Malati di Montagna: Simonetta, Lorenzo, Danilo, Pg e il selvadego

si parte da Nebbiuno



Cima del Motto della Croce


dal Sasso del Pizzo (763 m)


si segue per alcuni tratti l'Anello escursionistico


dal Monte Cornaggia (921 m)




la neve anche sotto ai 1000 m da queste parti non manca...



Basterebbe una passeggiata in mezzo alla natura, fermarsi un momento ad ascoltare, spogliarsi del superfluo e comprendere che non occorre poi molto per vivere bene. 
Mario Rigoni Stern


giochi di luce....



domenica 4 febbraio 2018

Dall'Antica Strada Valeriana alla Punta dell'Orto

Con i suoi 1001 m, la Punta dell’Orto sovrasta gli abitati di Iseo e Pilzone. Grazie alla sua posizione centrale, il panorama è incomparabile, su quasi tutto il Lago d’Iseo, con Montisola in primo piano, sulle cime circostanti e su gran parte della pianura padana. I bivi sentieristici sono quasi sempre segnalati, purtroppo i sentieri non sono in buone condizioni, soprattutto il tratto di sentiero utilizzato per il ritorno, che dall'Eremo di S. Fermo conduce a Pilzone (EE).

Dall’autostrada A4 si può prendere l’uscita di Palazzolo oppure di Rovato, per poi proseguire verso il lago d’Iseo. Seguendo le indicazioni si risale la sponda bresciana del lago d’Iseo fino a raggiungere Pilzone. L’auto la si può parcheggiare nei pressi della chiesa parrocchiale (200 m). Dalla vicina piazza Basilio Cittadini, ci si dirige verso il centro storico e tralasciata a sinistra l'indicazione della Strada Valeriana si sale percorrendo la stretta Via Silano. Giunti a un bivio si prosegue verso sinistra seguendo le indicazioni San Fermo, mentre dalla parte opposta termina la discesa dell'eventuale variante dall'Eremo di San Fermo. Poco più avanti si imbocca la mulattiera con fondo acciottolato che inizia a salire in direzione dell'Antica Strada Valeriana/San Fermo/Ome. Si sale sempre più ripidamente seguendo il segnavia 242 fino a raggiungere la radura dove sorge l'antico Eremo di San Fermo con il caratteristico campanile isolato, da quale si può godere di un fantastico panorama sul lago e sulle cime circostanti (489 m). Dalla palina segnavia si tralascia l'indicazione che sale verso Bosine/Ome e si prosegue verso la Punta dell'Orto. Oltrepassate alcune case, si riprende a salire con bella vista verso il Monte Guglielmo. Il sentiero non sempre agevole sale sempre più ripidamente, raggiungendo dopo alcuni minuti un bivio. Tralasciato a sinistra il sentiero 290 Prai/Gölem da cui poi faremo ritorno, si continua a salire seguendo le chiare indicazioni per la cima. Si guadagna quota rapidamente, fino a incrociare sul crinale una stradina sterrata. Si inizia a seguirla verso sinistra, per poi abbandonarla dopo pochi metri seguendo il sentiero a sinistra contrassegnato dal segnavia bianco/rosso, che si ricongiunge poco dopo più a monte nei pressi di alcuni roccoli. Continuando a seguire la sterrata si prosegue tra i capanni di caccia, per poi proseguire su sentiero sempre più ripido, fino a raggiungere lo spiazzo della Cima dell'Orto, sormontata da un bella croce (1001 m). Da questo strategico punto di osservazione si può vedere la Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino e le principali cime attorno, molte delle quali salite negli anni, tra cui la Corna Trentapassi, il M. Bronzone e il M. Guglielmo o Gölem.
Dopo aver firmato il quaderno di vetta, per il ritorno si scende sul versante opposto seguendo l’evidente sentiero, per poi proseguire su strada sterrata, fino a incrociare una strada asfalta. Si inizia a seguire la strada scarsamente trafficata verso sinistra, raggiunte alcune abitazioni si tralascia il sentiero 255 a destra (Sentiero degli Elfi) e si continua a scendere seguendo la strada. Dopo un tornante, nei pressi del quale si trovano a poca distanza alcuni ripetitori, si prosegue ancora per un breve tratto e abbandonata la strada asfalta, si segue a sinistra una stradina sterrata che conduce ad alcuni roccoli. Poco prima si imbocca un sentiero a destra non segnato ma ben evidente che scende fino a raggiungere una strada sterrata contrassegnata dal segnavia 290. Si inizia a seguire la sterrata verso sinistra e dopo aver raggiunto la località Parlo, si oltrepassa poco dopo un cancello, per poi proseguire passando accanto ad alcune cascine. Terminata la sterrata, si prosegue su un bel sentiero che proseguendo con un lungo mezza costa nel bosco, raggiunge dopo alcuni minuti la palina segnavia incontrata durante la salita. Ritornati all'Eremo di S. Fermo, si consiglia di ripercorre il medesimo itinerario fatto in salita. Oppure volendo si può scendere seguendo un vecchio sentiero, utilizzato come via più diretta per raggiungerlo. Si percorre un tratto in piano passando in mezzo a due recinzioni e oltrepassata l’area adibita alle feste, si inizia a scendere ripidamente, alternando tratti su roccette a tratti fangosi e spesso scivolosi! Il percorso è riservato solo a escursionisti esperti. Raggiunta una casa si segue la strada a strisce cementate per un breve tratto, per poi abbandonarla seguendo il sentiero a destra. Il percorso è agevole e scende in maniera costante con un lungo mezza costa fino alle prime case di Pilzone.
Malati di Montagna: Renzo, Lorenzo, Danilo, Pg e il selvadego

Si parte dal centro storico di Pilzone,
da qui inizia l'Antica Strada Valeriana


Eremo di San Fermo



il lago d'Iseo con la piccola isola di San Paolo...
molto piccola rispetto a Montisola


Punta dell'Orto


sulla sinistra la Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino



si sale su vecchie mulattiere...


dalla località Parlo



Montisola l'isola lacustre più grande d'Europa