Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 28 aprile 2013

Valorizzazione della cultura alpina, il torchio di Morlongo


“Di colpo tutto ciò che era creduto essenziale si rivela inutile. E questa nuova e fatale consapevolezza, unita all’incapacità di fare qualcosa con le mani, dissemina il terrore tra la gente.”

(Mauro Corona, da "La fine del mondo storto")

giovedì 25 aprile 2013

la "Strà Granda" della Valle Anzasca da Piedimulera a Pontegrande

La strada della Valle Anzasca prima dell'avvento delle automobili, era una splendida mulattiera di rara bellezza. Era utilizzata dai mercanti per andare o venire dalla Svizzera attraverso l'altissimo passo di M. Moro o per i valligiani per recarsi nei mercati dell'Ossola, ma anche per disimpegnare il minerale estratto dalle miniere dei Cani o della Guja. La Strà Granda, una vecchia via di pietra dove si è consumata una pagina di storia di questa gente di montagna...

Dall'autostrada A8 proseguiamo sulla A26 verso Gravellona Toce e quindi sulla superstrada in direzione Domodossola -Sempione fino all'uscita di Piedimulera. Seguendo le indicazioni per Macugnaga arriviamo a Piedimulera, passati sotto il ponte della ferrovia svoltiamo a destra e in breve arriviamo al parcheggio
adiacente alla stazione ferroviaria dove lasciamo l'auto.
Seguendo Via Stazione in pochi minuti arriviamo a Piazza Mercato, poi continuiamo sulla destra in Via Protasi, accanto a Palazzo Testoni (XVI sec.). Qui notiamo la prima palina segnavia dove viene indicato il sentiero B0 che ci accompagnerà per tutta la durata dell'escursione. Dopo pochi metri passiamo sotto l'arco della Torre Ferrerio, uno dei più importanti monumenti di Piedimulera, sotto di essa passa l'antica strada che portava in valle Anzasca, la cosidetta "Mulera": per percorrerla i viaggiatori dovevano pagare un dazio ai proprietari della torre. La mulattiera sale tra i vitigni e le vecchie abitazioni giungendo alla frazione Croppala, continuiamo a salire e in pochi minuti arriviamo a intersecare la strada asfalta. Effettuiamo una deviazione dal perco rso principale per dirigerci a destra seguendo le indicazioni per la Cappella della Pace. Raggiungiamo la frazione Pairazzo dove ci soffermiamo a osservare l'antico forno che aveva la funzione di panificare per la frazione, della cui esistenza ritroviamo tracce in documenti del XVI secolo, dove viene definita Payrazzo, Alpayrazzo, Alpiratio e Peiratio. Si desume quindi che il forno, riguardo al quale non si hanno documenti specifici o datazioni certe, possa risalire, nella sua primitiva struttura almeno al XVII secolo.
Il sentiero prosegue in falsopiano sul fianco della montagna fino a raggiungere la Cappella della Pace. La cappella è posta su un promontorio roccioso, che prende il nome di Castigiasco, in posizione panoramica. Il toponimo antico, che si ricava da documenti del XV e XVI secolo è Castrum Zaschi o anche Castellum Zaschi, che indica come qui dovesse esistere almeno una piccola struttura fortificata, peraltro resa verosimile soprattutto dalla posizione assai favorevole al controllo. L'idea di costruire in questo luogo una cappella, che sarebbe stata visitata da gran parte degli abitanti della valle, venne concepita nel 1915, in occasione dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, dal parrocco di Cimamulera don Giuseppe Salina, noto anche come poeta con il nome di Vittorio d'Avino. Dopo questa piacevole deviazione che consigliamo, ritorniamo sulla strada asfalta e seguendo le indicazioni sulla palina segnavia arriviamo a Cimamulera, la più grande delle frazioni di Piedimulera, con la sua bella chiesa dedicata a Sant'Antonio Abate del XVII sec. Accanto si può ammirare un maestoso ippocastano, uno dei 40 alberi monumentali del Piemonte. Proseguiamo verso destra passando accanto alla chiesa di San Rocco del XVI sec., attraversato l'abitato intersechiamo nuovamente la strada asfalta che ci conduce in pochi minuti alla frazione Madonna. Oltrepassata la chiesa della Madonna delle Grazie riprendiamo la mulattiera a destra, poco dopo all'altezza di una cappella l'abbandoniamo momentaneamente per scendere a sinistra raggiungendo la frazione Morlongo con il suo antico torchio monumentale. Tutto il territorio per notevole estensione attorno alla frazione era coltivato, nei secoli precedenti e fino alla metà del '900, a segale, prato e soprattutto a vigna, come peraltro gran parte del territorio ossolano compreso nella fascia di altitudine tra i 200 e gli 800 metri. Del torchio si hanno notizie in documenti fin dal XVII secolo: era stato costruito da tutti i frazionisti, che ne detenevano la proprietà e soprattutto il diritto di usarlo; inoltre costituiva il luogo dove i notai rogavano i loro atti e dove la piccola comunità si radunava. Riprendiamo la mulattiera e attraversato l’ampio avvallamento che scende dal Pizzo Castello, in circa 20 minuti arriviamo a Meggiana 520 m, ultima frazione del comune di Piedimulera. Passiamo accanto al suo antico forno e in falsopiano arriviamo all'Oratorio di Maggianella 560 m, dedicato a S. Carlo Borromeo (canonizzato il 1° novembre 1610) . L’ oratorio è ritenuto il più antico della valle (quindi anteriore al 1600) e si suppone perciò che la prima dedicazione sia stata quella di S. Bernardo protettore degli alpigiani. Sul pannello didattico viene indicato che stiamo anche percorrendo la "Via del Pane", un itinerario escursionistico che si sviluppa attraverso piccoli nuclei rurali dove sono conservate antiche strutture per la panificazione. L'itinerario prosegue con bellissimi panorami sul Monte Rosa e senza quasi accorgercene arriviamo alla cappella di Santa Lucia con il suo bel portichetto che sovrasta l'antica mulattiera. La frazione sottostante incendiata e distrutta dai fascisti durante la rappresaglia che culminò il 26 febbraio 1945 con il martirio di Don Giuseppe Rossi è chiamata "Scupiùr", toponimo con il quale a volte è soprannominata la cappella.
Attraversato un ulteriore avvallamento giungiamo alla frazione Case Paita per poi scendere lungo la carrozzabile di Selvavecchia fino alla provinciale, dopo pochi metri alla "Grotta di Lourdes" riprendiamo la mulattiera che in breve ci porta a Castiglione Ossola 514 m, con la sua bella chiesa dedicata a San Gottardo Vescovo. Proseguiamo tra le strette vie del paese, per poi continuare sulla mulattiera, oltrepassiamo la zona denominata Fontana Fredda dove ancora sgorgano due sorgenti e dopo l'ennesima salita scendiamo verso il ponte in pietra soprannominato “punt barù”. Dopo pochi minuti arriviamo su una stradina asfaltata, decidiamo di salire verso destra arrivando a Porcareccia 596 m, dove ci fermiamo a mangiare. Durante il pranzo veniamo raggiunti da Franco che ci offre del buon vino per un brindisi e un cordiale saluto.
Prima di ripartire passiamo Da Franco per ringraziare e salutare, cosi oltre a offrirci il caffè, ci racconta del Gruppo Amici di Porcareccia. Dopo la foto di gruppo ritorniamo sulla strada asfalta che seguiamo in discesa per pochi metri per poi continuare a destra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia. Oltrepassata l'ennesima cappella arriviamo nei pressi di un bella cascatella, tralasciamo le indicazioni per Molini e proseguiamo seguendo il sentiero per il ponte ad arco di Vigino che raggiungiamo dopo circa una decina di minuti. Dopo una fresca fontanella ci rtroviamo su una stradina asfaltata, seguendo i segni di vernice bianco/rossi scendiamo verso le case di Vigino, purtroppo arrivati sulla strada asfaltata non abbiamo più trovato nessun punto di riferimento, per cui abbiamo deciso dopo aver attraversato il paese di seguire la strada, dopo un breve tratto in salita usciti dal paese proseguiamo in piano fino ad Antrogna 665 m. Dalla monumentale chiesa parrocchiale di Sant'Antonio Abate definita "La Cattedrale dei Boschi" saliamo alla sua destra e poco dopo svoltiamo a sinistra proseguendo tra le caratteristiche abitazioni costruite sopra un ripido dirupo.
Arrivati a Calasca Dentro 605 m, ci fermiamo qualche minuto a osservare l'imponente lavatoio, continuiamo seguendo la strada asfaltata per Barzona e dopo una decina di metri all'altezza di un tornante riprendiamo la mulattiera e dopo aver superato il rio Val Bianca attraverso un caratteristico ponte in pietra arriviamo a Barzona 688 m. Dalla palina segnavia svoltiamo a sinistra e seguendo i segnavia bianco/rossi percorriamo le strette vie del paese, fino a ritrovare la mulattiera che attraverso un bosco dì castagni conduce con alcuni ripidi tornanti a Pontegrande 526 m. Svoltando a sinistra dopo pochi metri arriviamo alla fermata del bus che ci riporterà alla stazione di Piedimulera (Comazzi Autoservizi).
Malati di Montagna: Aldo, Simeone, Pg, Danilo e Fabio

Per ulteriori informazioni:
La guida in formato PDF della "Strà Granda" realizzata dalla Comunità Montana Monte Rosa


by Fabio




Frazione di Painazzo l'antico forno


panorama dalla Cappella della Pace


il Rosa...






gli amici di Porcareccia by Simeone


lunedì 22 aprile 2013

Viaggio attraverso le Alpi

Giornata della Terra

Un giorno basterà a cambiare le sorti del nostro pianeta? E’ forse quello che si chiedono da alcuni anni anche gli organizzatori di un’importante evento internazionale: The Earth Day, o, per dirla in italiano, la Giornata della Terra.


Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani, rispondendo ad un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del nostro pianeta. Tutti, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal reddito, hanno diritto di vivere in un ambiente sano, equilibrato e sostenibile. La Giornata della Terra si basa saldamente su questo principio.
Da movimento universitario, nel tempo, la Giornata della Terra è divenuto un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la fine della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.

sabato 20 aprile 2013

Parco Nazionale Val Grande - Il percorso geologico di Vogogna

domenica 14 aprile 2013

...un paesaggio degno del Paradiso...

Il Lario, che nell'etimo della lingua etrusca pare significasse "principe", fa certamente parte di quella ristretta schiera di luoghi universalmente celebrata e ammirata in ogni tempo. Per alcuni scrittori la sua visione è "degna della massima esaltazione", per altri, come il geografo tedesco Johann Georg Kohl, esso "non deve mancare in Paradiso, essendo impossibile che ci sia al mondo un lago che lo avanzi in bellezze naturali".
da "Il Sentiero del Viandante" di Albano Marcarini

Il “Sentiero del Viandante”, l’antica via di collegamento fra Lecco e la Valtellina, era indicata un tempo come “Via Ducale” oppure “Via Regia” e in tempi più vicini come “Strada dei Viandanti” oppure “Napoleona”. Il tratto da noi percorso, da Dervio a Colico, è, a nostro giudizio, uno dei tratti più suggestivi dell'intero percorso...


Da Lecco seguiamo la superstrada 36 verso Colico fino all'uscita di Dervio, una volta giunti in paese seguiamo le indicazioni per la stazione ferroviaria. L'auto si può lasciare nel parcheggio di fronte alla stazione oppure, come abbiamo fatto noi, a sinistra dopo il passaggio a livello in Via Remebranze (il parcheggio del cimitero a 230 m circa).
Dal piazzale della stazione risaliamo la scalinata e seguiamo via XX Settembre fino a incrociare via Diaz. Svoltiamo a destra e seguendo Via al Castello (pedonale) giungiamo alla Fonte delle Lavine, dove troviamo i segnavia arancioni del Sentiero del Viandante che ci accompagneranno per tutto l'arco della giornata. Continuiamo a seguire la strada per qualche minuto e quindi la mulattiera acciottolata sulla destra e, tralasciando l'indicazione che prosegue a sinistra, iniziamo a risalire l'erta mulattiera. Arrivati in prossimità di un arco sotto la torre del Castello continuiamo a destra e in breve arriviamo ai piedi della torre quadrata che si erge tra le case, memoria dell'antico "castrum de Orezia", dal cognome dei signori locali. Ritornati all'arco proseguiamo verso un ampio slargo asfaltato dove si trova un parcheggio e un lavatoio, seguendo la strada in discesa in breve raggiungiamo la rotonda davanti alle gallerie dello svincolo della superstrada. Oltrepassata la rotonda proseguiamo in leggera discesa seguendo Via al Monastero e terminato l'asfalto, continuiamo seguendo una strada sterrata. Oltrepassata una condotta forzata imbocchiamo la mulattiera tra due muretti che in pochi minuti ci conduce a Corenno Plinio (230 m), pittoresco nucleo a lago, stretto attorno al suo castello. Quest'ultimo è un esempio di castello-recinto, cioè di ricovero temporaneo della popolazione in caso di pericolo. La chiesa è dedicata a San Tommaso di Canterbury (XIII sec.) e al suo esterno si possono osservare tre arche funerarie della famiglia Andreani, signora di Corenno dal 1271 fino al 1797. Dopo aver aggirato il castello proseguiamo sulla provinciale verso nord per un centinaio di metri per poi riprendere la mulattiera acciottolata a destra. Oltrepassiamo il cimitero di Corenno, percorriamo un bel tratto panoramico fino a un bivio e, seguendo le indicazioni, su strada parzialmente sterrata, giungiamo a Torchiedo. Poi, seguendo Via Sandro Pertini, raggiungiamo uno slargo in località Panico. Dalla fontanella seguiamo le indicazioni verso sinistra, imbocchiamo una stradina sterrata che entra nel bosco e superato un torrente arriviamo alla chiesetta di San Giorgio, già esisteste nel 1412. Dalla palina segnavia saliamo verso destra raggiungendo il caratteristico nucleo di Mondonico 313 m. L’ultimo abitante di questo villaggio, puntellato sulla montagna sopra Dorio, morì all'inizio del Novecento. Si chiamava Battista Bettega ed era soprannominato "Mondonico", proprio come il luogo che abitava che, secondo gli storici, fu il primo nucleo abitato in questa stretta cornice del lago. Ci addentriamo tra le vecchie case e in breve arriviamo a una palina segnavia, proseguiamo diritti e dopo un tratto in piano iniziamo a salire giungendo alla splendida chiesetta di San Rocco (487 m), il panorama è di quelli da lasciare a bocca aperta.
Dalla fontana, con un minimo sforzo, seguendo un sentierino sulla destra si raggiunge un poggio dal quale si possono ammirare il Pian di Spagna, il Lago di Novate Mezzola e le prime montagne della Valtellina, tra cui spicca la bella mole granitica del Sasso Manduino. Riprendiamo la mulattiera e dopo una breve discesa riprendiamo a salire raggiungendo la baita di Rossecco. Poco dopo, nel solco della Valle Rossello, con una ripida scalinata in pietra superiamo un salto roccioso e in pochi minuti giungiamo nella bella radura di Monte Perdonasco 600 m. Rimanendo a monte delle case arriviamo a un bivio, tralasciamo il sentiero per Monte Rinelda e proseguendo verso sinistra in pochi minuti arriviamo a Monte Sparese, un'altra radura costellata di castagni. Oltrepassata la chiesetta della Madonna dei Monti proseguiamo su una stradina prima sterrata e poi cementata, la seguiamo per un lungo tratto in discesa fino a Posallo 436 m, dove nei pressi di un'area picnic, adiacente a un bar-trattoria ci fermiamo per la pausa pranzo.
Proseguiamo sulla strada asfalta e dopo pochi minuti svoltiamo a destra guadando il torrente Perlino su alcune passerelle. Dalla palina segnavia continuiamo in salita verso destra entrando in un bosco e in leggera salita arriviamo alla bella chiesa di San Rocco 500 m. La chiesa ha assunto questo titolo soltanto nel sec. XIX, mentre prima risultava dedicata a San Sebastiano, il fatto comunque non stupisce in quanto entrambi i santi sono taumaturghi, venerati come protettori contro le pestilenze. Seguiamo per un breve tratto una stradina sterrata fino a incrociare la strada asfaltata, la seguiamo in discesa verso sinistra e, guadato il torrente Inganna, in breve arriviamo alla Vecchia Osteria Robustello. Lasciata l’osteria sulla destra continuiamo a scendere fino alla frazione Chiaro. In prossimità di un incrocio con un grosso palo della luce svoltiamo a destra seguendo gli evidenti segnavia arancioni del "Sentiero del Viandante", passiamo sotto alla superstrada per un paio di volte arrivando alle case di Curcio. Proseguiamo seguendo Via Strada Granda fino ad un incrocio da dove continuiamo in Via Biasett e oltrepassato il B&B "Casa del Viandante" dopo pochi minuti scavalchiamo la superstrada. Superate le ultime case la strada diventa sterrata e riprende a salire nel bosco, poco dopo proseguiamo su sentiero giungendo a un punto panoramico. Questo tratto fa parte della più antica via di comunicazione con la Valtellina, denominata Scalotta o Scalottola per via delle rampe gradonate, tagliate nella roccia. Il sentiero ora torna ad allargarsi diventando una stradina sterrata e inizia a scendere, secondo la guida dovrebbe esserci un sentiero a sinistra che scende direttamente al Santuario della Madonna di Valpozzo, noi non avendolo trovato siamo proseguiti e aggirato uno sprone siamo arrivati alla frazione Scalotta di Piantedo. Da qui seguendo prima Via San Giovanni Bosco e poi Via Colico in una decina di minuti siamo arrivati al Santuario della Madonna di Valpozzo dove termina il Sentiero del Viandante. Si racconta che i viandanti della Scalotta erano esposti alla minaccia dei briganti e proprio al miracoloso soccorso della Madonna, che salvò uno di questi dall’aggressione di un brigante, è legata l’edificazione dell’attuale santuario, così caro alla devozione degli abitanti di Piantedo, ma non solo di questi.
Ora non ci resta che tornare a Colico per prendere il treno che ci riporta a Dervio: la prima possibilità è tornare a piedi seguendo la strada asfaltata verso sinistra, la seconda è prendere l'autobus Morbegno-Colico, la fermata più vicina si trova in località Verosesa, a circa cinquecento metri verso destra, in direzione Piantedo. Purtroppo ci sono poche corse (per gli orari consultare stps.it). Noi abbiamo optato per la prima soluzione, in circa 45 minuti siamo arrivati a Colico dove abbiamo preso il treno alle 16.37.  
Malati di Montagna: Pg, Danilo e Fabio

sabato 13 aprile 2013

Due tiri in falesia a Galbiate

Si prende la superstrada Milano - Lecco e si raggiunge lo svincolo di Galbiate. Alla prima rotonda prendere a destra (Galbiate) e ancora a destra (Oggiono). Alla seconda rotonda salire per Galbiate e, percorso un rettilineo, alla terza rotonda salire a sinistra in Via per Selvetto parcheggiando al termine presso le ultime case. Dal posteggio si riesce ad ammirare la pianura padana e il Monte Cornizzolo.
Scendendo di una decina di metri dal posteggio attraverso un sentiero attrezzato si raggiunge la falesia. Sono presenti più settori e le difficoltà vanno dal 3C al 8A. La falesia è esposta a sud e risulta essere ben chiodata e molto frequentata.
Gli amici della palestra di arrampicata di Parabiago









martedì 9 aprile 2013

Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna, 
senza sapere che la vera felicità risiede proprio nel risalire la scarpata.
Gabriel Garcìa Márquez


domenica 7 aprile 2013

Girovagando tra le frazioni di Masera

Dall'autostrada A26 proseguiamo fino a Gravellona Toce, per poi continuare sulla SS33 del Sempione. Dopo l'uscita per la Val Vigezzo, seguendo le indicazioni per Masera in pochi minuti arriviamo in paese, dove, proprio all'ingresso, troviamo l'antico Oratorio di Sant'Abbondio, ora sconsacrato, una costruzione tipicamente romanica risalente all'XI sec. Poco più avanti c’è la chiesa parrocchiale di S. Martino oltre la quale lasciamo l'auto nel parcheggio del cimitero (300 m circa). Ritorniamo verso il solitario campanile e attraversata la strada imbocchiamo Via Carale, passiamo sotto un portico in sasso e sulla destra troviamo la prima delle numerose fontanelle d'acqua fresca che si incontrano lungo il percorso. Scorgiamo su un cavo sopra la strada una rondine: farà primavera? Poco prima di attraversare un ponte, svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni bianco rosse del sentiero A0: noi abbiamo preferito fare il giro ad anello in senso orario, ma si può anche proseguire diritto facendo il giro in senso inverso. Saliamo lungo una bella mulattiera e dopo un tratto in piano incrociamo la strada asfaltata. Sul lato sinistro della strada ritroviamo i segnavia, proseguiamo per qualche minuto seguendo la mulattiera e quindi in piano costeggiando alcuni terrazzamenti. Tralasciato un sentiero a destra in breve giungiamo all'entrata di Villa Caselli. Dimora ottocentesca ricca di storia, posizionata sulle alture di Masera, all'interno di uno splendido parco di oltre 35.000 mq. Il suo nome non è dovuto alle famiglie che l'abitarono, ma, con molta probabilità, dalla località in cui essa sorge, chiamata ancora oggi dai maseresi "ai casei". Venne edificata nella seconda metà del XIX secolo da una famiglia vigezzina originaria di Craveggia, la famiglia Mellerio. Orafi di professione, i Mellerio erano emigrati in Francia e al loro ritorno decisero di costruire questa splendida residenza sulle colline maseresi.
Percorriamo il viale incrociando nuovamente la strada asfaltata, la seguiamo verso sinistra per circa una decina di metri per poi riprendere a salire dalla parte opposta tra alcune belle case.
Arrivati alla frazione Rivoria, passiamo accanto ad alcuni vigneti e, attraversato un piccolo spiazzo adibito a parcheggio, riprendiamo il sentiero a destra. Poco dopo su un muretto troviamo le indicazioni per le frazioni Rogna/Cresta e per l'Oratorio della Madonna delle Grazie, che seguiamo. Volendo dal parcheggio si può seguire lo stradello in salita a destra, in entrambi i casi si arriverà su una carrareccia.
Proseguendo in piano passiamo accanto ad alcuni terrazzamenti coltivati a vite, poco prima che la strada riprenda a salire l'abbandoniamo, per seguire il sentiero a sinistra indicato dalla palina segnavia e in breve arriviamo tra le case di Rogna. Seguendo le indicazioni continuiamo diritti passando tra le case e, usciti dal paese, in pochi minuti arriviamo alla vicina frazione Cresta 380 m.
Quì tra le case spicca l'oratorio di S.Bernardo già esistente nel secolo XVI. Dal parcheggio del "Ristorante Osteria Del Divin Porcello" proseguiamo per una decina di metri per poi svoltare a destra seguendo prima un'ampia mulattiera e poi un sentiero che entra nel bosco. Costeggiata una vecchia casa bianca raggiungiamo nuovamente la strada che avevamo abbandonato e continuando in salita arriviamo a un bivio. Proseguiamo diritti arrivando all'Oratorio della Madonna delle Grazie (460 m). L’oratorio risale al 1500 ed è meta di parecchi devoti, c’è anche lo spazio per una piacevole sosta. Seguendo il sentiero dietro all'oratorio ci ricongiungiamo con la stradina che avevamo precedentemente abbandonato, oltrepassata una baita recentemente ristrutturata la stradina lascia spazio a un ampio sentiero che si inerpica tra silenziosi boschi e baite in sasso. Dopo Pozzone e Onzo Dentro arriviamo sulla stradina privata che porta all'alpe Pescia, dove il transito è consentito solo ai soci della cooperativa, vicino si erge su una roccia la cappelletta di S.Antonio 707 m. Iniziamo a scendere passando accanto ad alcune baite perfettamente ristrutturate di Onzo Fuori e Avonso e in breve giungiamo al lago artificiale di Onzo 642 m. Abbandonata la strada, dalla fontana scendiamo lungo il sentiero verso Case Filippini, attraversiamo nuovamente poco più a valle la strada e in prossimità di alcune case continuiamo a scendere entrando nel bosco. Il percorso a causa di alcuni ruscelletti è a volte scivoloso per cui bisogna prestare un po' di attenzione. Giunti a Ranco Sopra prima di proseguire facciamo un giretto all'interno del paese. Continuando sulla strada asfaltata arriviamo a un bivio, proseguiamo a sinistra su una strada chiusa da una sbarra e dopo pochi minuti sulla destra riprendiamo il sentiero. Questo a nostro giudizio è il tratto più suggestivo dell'itinerario. Dopo aver attraversato su un ponticello il rio Fasciol continuiamo in falsopiano all'interno di un bosco di castagni secolari, in un'atmosfera di pace irreale, attraversiamo Loraccio e arriviamo a Case Ariola dove su un edificio è affrescata un'immagine della Madonna di Re. Proseguiamo attraversando un ruscello che forma sotto di noi una bella cascata e, oltrepassate Case Bevilacqua, percorriamo un bel tratto pianeggiante che ci permette di ammirare sotto di noi un suggestivo scorcio di panorama su Masera e Trontano.
Giungiamo all'oratorio di Sant’Antonio (480 m), che risale al 1500, dove facciamo una piccola pausa. Prima di continuare gironzoliamo tra le sue vecchie case raggiungendo un bel poggio, da dove possiamo osservare il versante nord/ovest del Parco Nazionale della Val Grande con il Togano e il Tignolino ancora abbondantemente innevati. Continuiamo seguendo sempre gli evidenti bolli, arrivando alla frazione Merro, dove si può visitare l'antico torchio recentemente restaurato. Seguiamo la strada asfaltata e poco prima del ponte svoltiamo a sinistra seguendo una bella mulattiera acciottolata, oltrepassata una cappelletta, attraversiamo il torrente su un ponticello e in breve arriviamo all'oratorio S. Elisabetta in località Piazza (380 m), risalente alla prima metà del Quattrocento. Attraversato un ponticello in sasso continuiamo a scendere sulla mulattiera, attraversiamo un paio di volte la strada asfaltata e in breve arriviamo a una palina segnavia. Decidiamo di proseguire a destra, tralasciando le indicazioni per Masera (percorso più breve). Dopo aver attraversato il ponte sul torrente iniziamo a salire la mulattiera fino alla strada asfaltata, la seguiamo ritrovandoci nuovamente alla stessa cappella incontrata all'inizio del giro. Seguendo a ritroso le nostre orme lasciate di prima mattina ci ritroviamo al punto di partenza.
Un anello da fare nelle stagioni intermedie, magari quando ancora la neve ricopre abbondantemente le quote più elevate. I sentieri nel comune di Masera si prestano a molteplici combinazioni, anche se in effetti gli itinerari principali sono quattro, contraddistinti dai colori giallo, blu, rosso e verde. Noi abbiamo in gran parte seguito l'itinerario verde, che è in effetti quello più lungo, ma è anche a nostro parere quello più suggestivo, dal punto di vista panoramico, naturalistico e storico.
Utile e indispensabile per pianificare il proprio itinerario la Cartina dei sentieri del comune di Masera 
Malati di Montagna: Pg, Danilo e Fabio

vecchie case cariche di ricordi


Pg e Danilo


la primavera è alle porte...


ma in Val Grande c'è ancora molta neve...


Antico torchio della frazione Merro


Oratorio di Sant' Abbondio




mercoledì 3 aprile 2013

Uscita del nuovo numero della rivista PREALPI


PREALPI | Blog è  lo strumento dinamico e aggiornato, ispirato ai temi della rivista PREALPI | Una Montagna di Sport.
PREALPI | Blog è un concentrato di informazioni, spunti e suggerimenti per vivere al meglio uno degli ambienti naturali più belli?
La nuova strategia editoriale
PREALPI | Una Montagna di Sport nasce a ottobre 2006 come rivista di settore distribuita gratuitamente sul territorio lombardo, attraverso importanti negozi di articoli sportivi, agenzie territoriali del turismo, sezioni capoluogo CAI e in occasione di eventi sportivi e fieristici di interesse nazionale e internazionale.
Dopo sei anni di pubblicazioni cartacee, PREALPI si trasforma e si adegua alle nuove piattaforme interattive, nella scelta solidale di ridurre l’abbattimento di alberi per la produzione della carta e tutto quanto consegue ai consumi industriale per stampare i periodici*.
La tecnologia e i nuovi metodi di comunicazione si stanno spostando sempre di più sui canali multimediali diretti ai reali fruitori delle informazioni. Internet e la condivisione online cresciuta con la diffusione di tablet e smartphone, ci portano verso questa direzione.
iEdition
Da marzo 2012 PREALPI | Una Montagna di Sport è scaricabile dal portale iTunes (per iPad e iPhone), sfogliabile dal portale Issuu.com e in formato PDF.
Tutti i lettori di PREALPI potranno rimanere aggiornati attraverso i maggiori social network, tra i quali: facebook, twitter, flickr
*Nell’intento di limitare l’inquinamento atmosferico e nel tentativo di ridurre la famigerata co2, diamo il nostro (piccolo) contributo alla tutela del pianeta e alla salvaguardia della natura, aderendo al programma SAVE AS WWF, SAVE A TREE.

Marco Spampinato, direttore della rivista PREALPI iEdition