Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

sabato 26 marzo 2016

Sulle orme dei "pica sass"

Lo scalpellino, nel dialetto locale il "Pica sass", è stato fino agli anni '50 uno dei mestieri principali degli abitanti del Cusio: il suo granito, il Migliarolo di Alzo, era considerato il migliore d'Europa e il pregiato serpentino d'oira estratto nella zona veniva lavorato nelle fabbriche di Milano e Pavia. Il Cusio era collegato da una ferrovia alle fabbriche di lavorazione dei minerali ed era famoso in tutto il mondo per la sua produzione, dato che i manufatti prodotti dagli scalpellini venivano esportati dappertutto.

Usciti al casello di Arona sulla A26, seguire le indicazioni per Borgomanero/Gozzano/Lago d'Orta/Pella. Poco prima d'arrivare a Pella, si lascia l'auto nel comodo parcheggio sul lungolago, vicino all'antica chiesa di San Filiberto, in località Prorio (289 m).
Dopo aver visitato il complesso religioso, con il campanile romanico risalente al 1075-1110, si raggiunge la sovrastante strada asfalta. Attraversato sulla destra il parcheggio sterrato destinato agli autobus, si prosegue sulla mulattiera (T37), che corre tra prati e muretti con bella vista sul lago. Arrivati a un bivio, si scende verso il torrente che si attraversa su un ponte, per poi proseguire fino alla chiesa parrocchiale di Pella dedicata a Sant'Albino (VXI secolo). Vicino si può osservare il caratteristico ponte a schiena d'asino sul Pellino. Dalla piazza si svolta a sinistra verso la palina segnavia, dalla quale seguendo le indicazioni per Ventraggia/Artò, si inizia a risalire l'acciottolata Via Petrarca, con bellissimi scorci verso il lago d'Orta. Incrociata la strada asfalta la si segue a destra per pochi metri arrivando in località Ventraggia (385 m). Attraversata la strada si riprende a salire tra due muretti in pietra, sempre su fondo acciottolato, verso Centonara/Artò (T36). Al termine della mulattiera, dopo aver attraversato un'azienda agricola, si arriva nel ridente ed ameno villaggio di Centonara (520 m). Dall'antico oratorio dedicato a Santa Maria Maddalena, uno dei più antichi della valle, risalente al 1300 circa, si continua a salire seguendo la via principale. Usciti dal borgo si segue la strada asfalta verso destra per un breve tratto, per poi abbandonarla nei pressi di una palina segnavia. Raggiunta in breve la chiesa parrocchiale di Artò (624 m), dedicata a San Bernardino (sec. XIV), si prosegue attraversando la frazione. Tralasciate le indicazioni a destra per Arola, si prosegue verso Boleto/Passo Combocciolo (T36), uscendo dal paese. Arrivati all'altezza di una curva, volendo evitare di seguire la strada asfaltata, si può proseguire diritti imboccando una vecchia pista che termina poco più a monte, per poi proseguire verso destra costeggiando una recinzione, fino a ricollegarsi nuovamente alla strada. In entrambi i casi, raggiunto un incrocio si tralascia la strada a destra per il P.so della Colma/P.so Combocciolo/Piana dei Monti e si seguono le indicazioni per Boleto/Sant. Madonna del Sasso. Si attraversano i bellissimi pianori della Colma, costellati da isolate cascine, fino ad arrivare a Boleto (696 m). Entrati in paese si passa davanti al municipio, per poi scendere tra le strette viuzze fino ad arrivare al vecchio lavatoio. A Boleto si può visitare il Museo dello Scalpellino, nato con il desiderio di valorizzare un mestiere che ha caratterizzato per due secoli, il lavoro e la storia di questa zona del Cusio (per informazioni telefonare al 0322-981177). Proseguendo sulla strada asfalta si seguono le indicazioni per il Santuario della Madonna del Sasso che si raggiunge in pochi minuti, dopo aver oltrepassato un'ampia area picnic, con parco giochi ed una zona camper. L'edificio religioso è situato su uno sperone roccioso di granito a strapiombo sul lago d'Ora, dal piazzale sottostante la chiesa il panorama è talmente emozionante che il luogo è detto "il balcone del Cusio".
Per il ritorno si sale al parcheggio sovrastante, dove accanto al piccolo bar, una palina segnavia segnala l'inizio del "Sentiero degli scalpellini". Si inizia a scendere ripidamente con una serie di tornanti protetti da staccionate. Terminati i tornanti l'antica mulattiera prosegue attraversando boschi di castagno, raggiunto un curioso mulino, un cartello invita a fermasi a riposare per qualche istante! Dopo un breve tratto pianeggiante, arrivati a un bivio, si svolta a sinistra iniziando a seguire una pista sterrata che termina nei pressi di alcuni capannoni industriali. Attraversata la strada si scende verso una curiosa recinzione formata da alcune grosse pietre, oltre le quali si arriva in un piazzale con un monumento raffigurante un operaio e il suo tornio. Per far ritorno al punto di partenza si segue la strada asfalta verso sinistra per un breve tratto, per poi svoltare a destra seguendo l'indicazione per San Filiberto.
Malati di Montagna: Franco, Pg, Lorenzo, Danilo e l'Homo Selvadego

La montagna è ambiente, natura, storia, cultura...da preservare

La Via dei scalpellini


ponte sul Pellino
Si tratta di un ponte a schiena d'asino che reca la data 1578 e l'iscrizione "Magrioha-ninusde rugis fecit" ("Magister Joaninus De Regis fecit"). Nel passato il ponte serviva da collegamento con il vicino cimitero di San Rocco: vi transitavano i cortei funebri che accompagnavano i defunti trasportati a spalla.


tra le vie di Artò



L’isola di San Giulio e soprannominata la Perla del lago, la Porta del cielo, il Dormitorio dei Santi, l'isola benedetta. Incastonata nel lago d'Orta, sorprende e affascina come una piccola nave ancorata...


Santuario della Madonna del Sasso
Sicuramente esisteva in questo luogo una piccola chiesa di probabile origine romanica, della quale non esistono più tracce materiali, cancellate dalla presente costruzione settecentesca.


Nel progetto di valorizzazione e promozione de "Le Valli della Fede", il Santuario della Madonna del Sasso di Boleto è il punto di arrivo orientale dell'itinerario, ma rappresenta anche l'elemento di congiunzione tra i Sacri Monti piemontesi - e quello di Varallo in particolare - e gli altri di influenza lombarda, a cominciare dal vicino Sacro Monte di Orta.


La leggenda e la costruzione del Santuario
Al posto del Santuario di Madonna del Sasso vi era in origine solamente una croce: questa fu posta dopo la morte di una donna di Pella, nel XVI secolo.Narra la tradizionale leggenda che il geloso marito, di ritorno da una guerra, sospettando di essere stato tradito in base alle dicerie del paese, durante un violento litigio la spinse verso il dirupo, per ucciderla. Poi, pentitosi, tornò sui suoi passi, e trovandola ancora viva, appesa ad un ramo, si sporse in suo soccorso, le tese la mano per salvarla ma lei non si fidò e si lasciò cadere nel vuoto. Una storia di immenso dolore: qui dapprima sorse la croce, il simbolo del dolore, poi una cappelletta fu dedicata a Maria Addolorata. In seguito venne costruita una chiesa e sui resti di essa il Santuario.


Il vasto piazzale antistante il Santuario, da cui si gode uno spettacolo di rara bellezza sul Lago d'Orta, poggia sulle pareti scoscese di roccia granitica, dove, nei secoli scorsi, gli scalpellini della zona hanno esercitato il loro durissimo e pericoloso lavoro.




domenica 20 marzo 2016

San Fedelino, testimone immutato nella natura incontaminata

Poco sopra il lago di Como, tra la Valtellina e la Valchiavenna, l'Adda ha creato nel corso del tempo un'importante zona umida alpina. L'escursione permette di scoprire tutta la bellezza, sotto il profilo storico e paesaggistico e di raggiungere una tra le più importanti testimonianze di epoca romanica presente nell’Alto Lario: il tempietto di San Fedelino. Obbligatoria la sosta alla Cappella degli Alpini, per apprezzare lo straordinario panorama sulla Riserva Naturale del Pian di Spagna - Lago di Mezzola.

Da Milano seguire la SS36 dello Spluga fino al nuovo svincolo di Sant’Agata tra la strada statale 36 "del lago di Como e dello Spluga" (tratto Colico-Chiavenna) e la strada statale 340 "Regina" (tratto Sorico-Menaggio). Seguire le indicazioni a sinistra per Sorico/Gera Lario e dopo alcuni chilometri oltrepassato il Ponte del Passo, svoltare a destra seguendo le indicazioni per Dascio. Subito dopo la chiesetta lasciare la macchina nel piccolo parcheggio sulla destra (200 m).
Dal parcheggio si ritorna indietro fino alla chiesetta dedicata a S. Biagio, per poi svoltare a destra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia per S. Fedelino (Via Bruga). Dopo un decina di metri, all'altezza del numero civico 14, si abbandona la strada asfalta e si svolta ancora a destra imboccando poco dopo la mulattiera dell’antica Via Regina. Lasciate le ultime case di Dascio alle proprie spalle, in leggera salita si entra nel bosco e in breve si arriva al belvedere del Sasso di Dascio (277 m), con una bella cappella degli Alpini. Da questo splendido punto panoramico sopra il Pian di Spagna, lo sguardo si può spingere dalla Valchiavenna, fino alla Valtellina. Dopo un bel tratto con fondo in grisc' (pietra arrotondata disposta con sapienti geometrie) si arriva a un bivio, tralasciate le indicazioni a destra per San Fedelino, da cui poi si farà ritorno, si prosegue in salita sulla strada asfaltata verso Albonico/Stagni di Peschiera. Dopo alcuni minuti si segue la mulattiera a destra che taglia la strada, per poi abbondarla nuovamente riprendendo subito dopo a salire sulla mulattiera che in breve arriva alle prime case di Albonico (420 m). Dalla palina segnavia continuando a seguire le indicazioni per San Fedelino, si percorre un breve tratto di strada asfaltata, per poi proseguire a sinistra tra le abitazioni, raggiungendo la chiesa settecentesca dedicata a San Sebastiano martire. Si riprende a salire seguendo la strada per un breve tratto, per poi abbandonarla in prossimità di un cartello segnavia. Arrivati a un bivio si tralascia il sentiero per i Stagni di Peschiera/Brentalone e attraversaro il ponte, si inizia a scendere con un lungo mezza costa nel bosco fino a incrociare il sentiero da cui poi si farà ritorno (Sentiero del Giubileo 2000/Via Francisca). Si prosegue a sinistra in falsopiano a lato di un muretto a secco, tra splendidi castagni che talvolta raggiungono alcuni secoli di età. Riprendendo a salire ripidamente tra i resti di una vecchia cava, si raggiunge il dosso del Brentaletto (490 m), punto più alto dell'itinerario. Spettacolare il panorama sul Lago di Mezzola nella sua interezza e sulla prospiciente Val Codera.
Si inizia a perdere quota con alcuni gradini in cemento, per poi proseguire nel bosco fino a raggiungere un bivio. Dalla palina segnavia si tralascia il sentiero che continua a scendere e dal quale poi faremo ritorno e si prosegue a destra seguendo l'indicazioni per Belvedere/S. Fedelino variante EE. Questo sentiero nonostante sia più impegnativo, ha la particolarità di passare dal balcone naturale denominato Salto delle Capre (o Mot di Bech 329 m). Si raggiunge in pochi minuti ed è un ottimo belvedere naturale sul lago di Mezzola. Solo un esile parapetto in metallo ci ripara da una caduta libera di più di cento metri. Suggestivo il panorama sul vertiginoso salto gemello a destra e più a sinistra verso i paesi di Verceia e il seminascosto Novate Mezzola. Si riprende la discesa prima su comodo sentiero e più in basso su un tratto disagevole. Oltrepassate con cautela alcune roccette, si continua a scendere più agevolmente tra i sassi bianchissimi di una frana. Al termine della discesa si segue il sentiero a sinistra che brevemente conduce nella piccola radura dove sorge silente la minuta chiesetta romanica di S. Fedelino (200 m). Per la sosta si consiglia di ripercorre il sentiero da qui si è arrivati, proseguendo fino a raggiungere la suggestiva spiaggetta dove si trova il piccolo attracco per le barche, splendido il panorama sul lago di Mezzola, con lo scenografico versante Nord del Monte Legnone a chiudere l’orizzonte. Ritornati al tempietto si segue il sentiero verso nord-ovest costeggiando il fiume Mera. Con l'ausilio di una scala metallica si supera un dosso roccioso, per poi proseguire per un lungo tratto pianeggiante fino a incrociare sulla sinistra il sentiero che avevamo abbandonato prima del Salto delle Capre.
Si inizia a risalire una splendida ma un po' malandata rampa in sassi, denominata Scalone o Scala della Regina. Oltrepassato alcuni ruderi, si passa di fianco ad un costone di roccia, fino a raggiunge la palina segnavia da cui eravamo passati precedentemente. Da qui in poi si ripercorre il medesimo itinerario fino al bivio per Albonico, per poi continuare a scendere a sinistra verso Dascio/Sorico. Dopo aver superato su un ponte in legno il torrente dell’Acqua Marcia, si riprende a salire per un breve tratto, per poi continuare in falsopiano costeggiando alcuni ruderi. Al bivio successivo si svolta a sinistra e si inizia a scendere verso l’angusta valle del torrente dell’Acqua Bianca, che si attraversa sul caratteristico “ponte in pietra delle Valene”. Arrivati in località Case Borzi il sentiero diventa una comoda strada sterrata che raggiunge in breve il bivio incontrato al mattino, da qui in poi si ripercorre il medesimo itinerario fino al parcheggio di Dascio.
Malati di Montagna: Silvio, Lorenzo, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

ma se l'inizio si presenta così...
come può essere il resto della giornata!




una prospettiva insolita sul Legnone
dal "Salto delle Capre"



La Riserva Naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola è stata istituita da Regione Lombardia nel 1983 in attuazione delle direttive contenute nella Convenzione di Ramsar (IRAN, 1971), aventi come finalità quelle di assicurare l’ambiente idoneo alla sosta e alla nidificazione dell’avifauna migratoria, di tutelare e mantenere le caratteristiche naturali e paesaggistiche della zona classificata umida, di disciplinare e controllare la fruizione dell’area a fini didattico-ricreativi e di valorizzare le attività socio-economiche presenti nell’area nel rispetto delle esigenze di conservazione dell’ambiente. Il territorio della Riserva Naturale Pian di Spagna – Lago di Mezzola è riconosciuto come Sito di importanza Comunitaria (Sic) e fa parte della Rete Ecologica europea “Natura 2000”, che rappresenta un complesso di luoghi caratterizzati dalla presenza di habitat e specie sia animali sia vegetali, di interesse comunitario, la cui fruizione è quella di garantire la sopravvivenza a lungo termine della biodiversità presente sul continente europeo.

Pian di Spagna
La sua denominazione deriva dalla presenza spagnola nei secoli XVI, XVII e XVIII. Gli spagnoli, che possedevano il ducato di Milano, per fortificare questa regione di confine (la Valtellina era possesso della lega Grigia), edificarono proprio qui, fra il 1603 ed il 1606, quella fortezza che prese il nome dal conte di Fuentes, governatore di Milano. 


Tempietto di San Fedelino
Aveva scelto un gran bel posto San Fedele per pregare, meditare e sfuggire alle persecuzioni dell'Imperatore Massimiliano. Un piccolo prato all'estremità settentrionale del Lago di Como, ritagliato tra l'acqua e le ripide pendici del Monte Berlinghera. Per quanto intriso di misticismo, il luogo non mise al riparo Fedele dai soldati che l'imperatore inviò per ottenere la sua abiura dal Cristianesimo. Il santo rifiutò la proposta e fu decapitato sul posto. Come si usava al tempo. Era il 286.



Lago di Mezzola


qualche sassolino...!!!


Il Quatass è l’imbarcazione tipica dell’Alto Lario e più precisamente tra il laghetto di Novate Mezzola e gli sbocchi nel Lago dei fiumi Adda e Mera. Natante di forma quasi rettangolare (da cui il nome quattro assi), utilizzata per la pesca e per il trasporto in acque calme con fondi paludosi.




giovedì 17 marzo 2016

scopri il lupo che c'e' in te....aiutalo a sopravvivere...

Era il 1971 quando il lupo è stato dichiarato una specie protetta. Ma oggi purtroppo le cose stanno cambiando. Il bracconaggio e la possibilità di autorizzare gli abbattimenti controllati mettono in serio pericolo la sopravvivenza di questo grande predatore.
Non possiamo permettere che ciò accada! Fai sentire la tua voce, FIRMA la nostra petizione e invita i tuoi amici a fare lo stesso. INSIEME possiamo proteggerlo!


domenica 13 marzo 2016

L'anello delle vigne, tra borghi medioevali, antichi castelli e terre rosse...

Da borgo medioevale di Lozzolo, si risalgono le colline coltivate per la produzione delle uve nebbiolo, fino a raggiungere la cappella della Madonna della Neve e il complesso fortificato delle "Castelle" con la massiccia torre medioevale. Entrati nel bosco con una breve deviazione si arriva al suggestivo "Castello di San Lorenzo", dove nel 1300 si rifugiò Fra Dolcino con i suoi seguaci. Ritornati sui propri passi, si risalgono in successione cima Scalvai, Rusca Randa, cima Accatta, cima Rimottina e cima Frascheia. Da quest'ultima si scende fino a Casa del Bosco, per poi chiudere l'anello percorrendo un bellissimo sentiero fino al castello di Lozzolo.

Dall'autostrada A26 uscire a Ghemme/Romagnano Sesia e continuare sulla SS299 in direzione di Romagnano Sesia, oltrepassato il comune di Romagnano Sesia, continuare sulla SR142 fino a Gattinara, per poi proseguire sulla SP69 raggiungendo Lozzolo. Attraversato il paese si lascia l'auto nel parcheggio a lato del cimitero.
Dal pannello didattico, sul quale viene descritto il "SenColl", si attraversa il ponticello e si segue la strada asfaltata che costeggia il torrente. Usciti dal paese si seguono le indicazioni sulla palina segnavia per Gattinara. Al termine della strada asfaltata si prosegue in piano per un lungo tratto su un'ampia strada sterrata e poco dopo aver oltrepassato un pannello didattico, che descrive la rete sentieristica della zona, si arriva nella zona di produzione del Lüscinéy (Locenello). Prima che la strada sterrata compia una netta curva verso destra la si abbandona e si segue una stretta stradina che sale tra i vigneti. Piegando verso destra si continua a salire e dopo aver oltrepassato due botti in cemento per la raccolta dell'uva, si inizia a scendere verso la Torre delle Castelle fino a incrociare un'ulteriore stradina sterrata nei pressi di una palina segnavia. Si prosegue verso destra in leggera discesa tra i vigneti del Palfèr (Pal ferro) e del San Franzès (San Francesco) e in breve si arriva alla Torre delle Castelle (la Tur). Poco prima della torre si trova la chiesetta della Madonna delle Nevi, in ricordo degli Alpini caduti in tutte le guerre, nelle giornate limpide si gode di un magnifico panorama verso la pianura e sull'arco alpino. Si ripercorre il medesimo percorso e attraverso rigogliosi vigneti tra i quali l'An'alas (Alice), si prosegue verso San Lorenzo / Cima Scalvai / Rusca Randa. Entrati nel bosco in leggera salita si arriva a una sella, dove a sinistra si può ammirare una magnifica quercia (la Ruvla dal Burnalòt). Tralasciata momentaneamente la sterrata a sinistra, si consiglia di proseguire verso il castello di San Lorenzo (536 m) che si raggiunge in circa 15/20 minuti. Ritornati al bivio si scende fino a oltrepassare una sbarra che impedisce l'accesso ai veicoli e seguendo le indicazioni sulla palina segnavia per Cima Scalvai/Rusca Randa si prosegue verso destra. Tralasciato a destra il sentiero per la "Funtana  d'or", si sale guadagnando in breve la Cima Scalvai (543 m). Si scende sul versante opposto, per poi salire nuovamente fino alla Rusca Randa o Bonda Grande (la cima più alta di Gattinara 553 m), sulla quale è stata costruita una casetta in legno e un tavolo con panche. Si scende raggiungendo un bivio e tralasciata l'indicazione per il Rifugio Alpini di Lozzolo, si scende a destra per un ripido sentiero seguendo il segnavia 700 (Sentiero di Fra' Dolcino) fino a incrociare una strada sterrata. Seguendola si arriva al colle del Sasso delle Cavigge (400 m) dove si incrocia la vecchia strada tra Lozzolo e Vintebbio, in stato di abbandono. Dalla palina segnavia seguendo l'indicazione per la Cima Frascheja (bivio con 703), si scende a sinistra, per poi svoltare subito dopo a destra, abbandonando la sterrata che continua a scendere. Dopo un tratto su sterrata, si prosegue su sentiero, salendo prima sulla Cima Accatta (455 m) e poi sulla Cima Rimottina (491 m), attraversando per lunghi tratti le caratteristiche terre rosse. Raggiunta la palina segnavia nei pressi della Sella della Gallina (400 m), si tralascia il sentiero 703 a sinistra per Lozzolo e si continua a salire verso la Cima Frascheja, sormontando un dosso. Dopo aver aggirato in piano sulla sinistra la dorsale, con un ripido tratto nel bosco si arriva alla Cima Frascheja o di Netro (625 m), sulla quale è stata allestita un'altra casetta in legno.
Tralasciato a destra il sentiero 700, si inizia a scendere seguendo il segnavia 708 per Casa del Bosco, confluendo poco dopo sulla pista tagliafuoco che si inizia a seguire a sinistra. Tagliando alcuni larghi tornanti su tracce di passaggio, si raggiunge una sella, continuando a seguire il segnavia 708 si svolta a destra raggiungendo l'arrotondato Monte della Gallina (522 m). La strada sterrata riprende a scendere, passando a valle della terza casetta in legno, posizionata su un cocuzzolo. Costeggiando nuovamente alcune vigne in breve si arriva alla chiesetta del Pastorino, per poi raggiungere la vicina chiesa di Santa Caterina a Casa del Bosco (349 m). Dalla chiesa si continua a sinistra, imboccando poco dopo Via Cesare Alfieri. Al termine della salita si svolta a destra e si prosegue in discesa fino a incrociare la SS142 verso Gattinara. Dopo pochi minuti, oltrepassato il cartello stradale di Villa del Bosco, si abbandona la strada asfalta e si segue lo sterrato che scende a sinistra, ritrovando poco più avanti i segnavia del sentiero "SenColl". Perdendo leggermente quota si raggiunge il torrente del Tagliato che si attraversa per proseguire in piano fino a un bivio. Si riprende a salire verso sinistra raggiungendo nuovamente una zona di vigneti, la stradina prosegue seguendo abbastanza fedelmente il crinale, per poi trasformarsi gradualmente in un sentiero. Ignorando alcune diramazioni che scendono ai due lati della linea di colmo, si prosegue seguendo le indicazioni per Lozzolo, raggiungendo il punto culminante del rilievo chiamato il Collinone (441 m). Si inizia a scendere seguendo ancora il crinale e ignorate un paio di diramazioni a destra, si proseguire diritti su una strada sterrata a tratti ripida. Dopo un lungo tratto nel bosco si arriva alle prime case di Lozzolo. Su strada asfalta, seguendo a destra Via Mazzini, si arriva in breve nei pressi dell'alta torre campanaria che domina il paese. Svoltando a sinistra, si scende lungo la pedonale Via Castello, al termine della quale proseguendo a sinistra si ritorna in breve al parcheggio.  
Malati di Montagna: Lorenzo, Danilo e l'Homo Selvadego

a destra Cima Frascheja o di Netro 625 m


La massiccia Torre delle Castelle, che dall’alto della collina domina Gattinara, è la parte più evidente di un importante complesso fortificato medievale che muniva in origine le sommità di questa collina e di quella accanto, entrambe oggi occupate da pregiati vigneti. Analisi accurate dei materiali hanno rivelato che la Torre risale all’XI secolo, mentre le cortine in muratura che la circondano furono innalzate durante l’occupazione viscontea in XIV. Verso il 1250 fu verosimilmente effettuato un radicale restauro, che conferì alla costruzione l’aspetto attuale.


Verso il 1525 lavori di ristrutturazione interessarono la chiesetta, che, ulteriormente restaurata in XVIII secolo, fu malauguratamente distrutta nel 1950 per lasciar posto alla attuale cappella della Madonna della Neve, edificata a cura della Sezione Alpini di Gattinara.


Gattinara il cui nome è legato all'omonima denominazione Gattinara uno dei grandi vini del Piemonte, prodotto a partire da uve nebbiolo.


Lozzolo, comune legato a un altro grande vino il Bramaterra, vino che si abbina volentieri a piatti tipici come la Panissa e le carni rosse.


vigne con nuvole...


...vigne senza nuvole...


“Rulla dal Burnalot”
una quercia che mostra ormai il peso degli anni e che, stando alla leggenda, 
sarebbe stata luogo di ritrovo per diavoli, streghe ed altre malefiche creature.


Sulla collina a Nord di Gattinara si trovano le romantiche rovine del Castello di San Lorenzo, fatto erigere nel 1187 dal Comune di Vercelli a guardia della valle sottostante. Nel perimetro delle sue mura fu inclusa la pieve omonima, precedente di almeno due secoli e considerata tradizionalmente il luogo di sepoltura del vescovo vercellese san Filosofo. Da secoli, infatti, si tramanda una leggenda secondo la quale il santo si sarebbe rifugiato proprio su questa altura per sfuggire alle persecuzioni dei longobardi.




Lungo i numerosi tratti sulle caratteristiche terre rosse



Lozzolo, nelle carte medievali "Loceno", appartenne ad Arduino d'Ivrea e a suo figlio Ardicino, che ne vennero spogliati dall'imperatore Ottone III, nel 1000, per infeudarne la Chiesa di Vercelli.
Il castello fu edificato in cima al colle di Loceno. Il lato settentrionale con la torre a pianta circolare è la parte che meglio conserva l'aspetto originale.





a destra Cima Frascheja o di Netro 625 m

domenica 6 marzo 2016

Alpe Deccia, ai piedi del Corno Cistella

Grazie per la neve che sta scendendo. Mi è sempre piaciuta, ma adesso mi sembra proprio puntuale. Tempestiva. Porta pulizia. Porta bianco. Costringe all'attenzione. Ai tempi lunghi. Lima rumori e colori. Lima le bave dei sensi. Ce n'è bisogno. Ancora per un po'.
Luciano Ligabue

Escursione tranquilla e ben segnalata, attenzione a non sottovalutare la lunghezza (12 km a/r) e il dislivello (1000 m all'alpe Deccia Sopra), volendo ci si può fermare in uno dei tanti caratteristici alpeggi che si trovano lungo il percorso.
Dalla SS33 del Sempione si esce a Crodo e poco prima di Baceno si svolta a sinistra per Cravegna. Raggiunto il paese si continua verso Viceno e poco prima d'attraversare il ponte sul torrente Alfenza, si lascia lascia l'auto nello spiazzo a sinistra adibito a parcheggio.
Si inizia a risalire la strada consortile sul lato opposto del parcheggio e dopo alcuni tornanti si giunge prima alle baite di Reita 1067 m e successivamente all'alpe Lonsc (Longio) 1130 m. Proseguendo in moderata salita si arriva all'alpe Aulusc 1075 m, dove si abbandona la strada per seguire le indicazioni a sinistra per Pau / Deccia (H1), fino a incrociare nuovamente la strada. Ignorata una prima deviazione a sinistra per l'alpe Prepiana, in pochi minuti si arriva al bivio per Voma/Paù. Si prosegue a sinistra e tralasciata subito dopo l'indicazioni a destra "Alpe Deccia mulattiera", si continua a salire nel bosco fino a raggiungere l'alpe l'Oro. Dall'ultima baita si piega a sinistra e seguendo i segnavia bianco/rossi sugli alberi, in breve si incrocia nuovamente la strada consortile che si inizia a seguire in costante salita fino all’alpe Paù 1280 m. Attraverso un bellissimo bosco di larici e abeti, si arriva alle baite di Deccia inf. 1610 m, con il maestoso Corno Cistella sullo sfondo. Lasciate le baite alle propri spalle, si inizia a salire ripidamente raggiungendo l'alpe Deccia sopra 1694 m, da dove si ha una bella vista verso la diga di Agaro e il Monte Forno. Per il rientro si segue il medesimo percorso fatto in salita.
Malati di Montagna: Franco, Pg, Lorenzo, Danilo e l'Homo Selvadego


Alpe Deccia inf, 1610 m


che dire...


Alpe Deccia Sopra 1694 m


alpe Deccia inf, vista dall'alto