Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 27 aprile 2014

Rifugio Crosta - Una giornata in paradiso

sabato 26 aprile 2014

25 aprile...mai dimenticare...


venerdì 25 aprile 2014

L’anello della Croce di Perlè a picco sul lago d’Idro

Da Milano seguiamo l'autostrada A4 direzione Venezia, usciti a Brescia Est proseguiamo sulla SS45bis per Salò e in seguito sulla SS237 per Madonna di Campiglio fino a Idro Pieve Vecchia, dove abbandonata la statale 237 del Càffaro deviamo per Capovalle, attraversata la frazione Lemprato in breve arriviamo a Crone. L'auto la lasciamo nel parcheggio in Via Lungo Lago Vittoria davanti al bar "Hausbrandt".
Ci incamminiamo in Via IV Novembre sul lato sinistro del bar, al bivio andiamo a destra, dal lato opposto faremo poi ritorno, dopo pochi passi svoltiamo a sinistra, costeggiata un'antica abitazione, passiamo sotto a un portico e sempre in salita arriviamo a incrociare Via Ballotello che seguiamo verso sinistra fino a incrociare la provinciale. L'attraversiamo e continuando in discesa verso destra giungiamo in in località Ravausso dove troviamo la palina segnavia con indicati i sentieri da percorrere. Volendo si può arrivare qui anche in auto, lasciandola a lato della strada, ma chi vuole compiere il giro ad anello fatto da noi, deve calcolare poi l'eventuale salita da Crone.
Seguendo la stradina asfaltata in breve arriviamo a un bivio, noi proseguiamo a destra seguendo l'indicazione "Sentiero delle cascate", per chi ha poca esperienza e soffre di vertigini consigliamo come alternativa quello a sinistra, comunque si decida i due percorsi poi ricongiungono più a monte.
Lasciata sulla nostra sinistra anche l'ultima abitazione dopo un tratto in piano raggiungiamo con una breve discesa il torrente Neco con la prima suggestiva cascatella, fermarsi è quasi d'obbligo. Senza attraversare il ponte proseguiamo sul sentiero scalinato a sinistra, il percorso affronta tratti ripidi, facilitato da alcune scale in metallo e da alcuni ponticelli che sormontano il torrente. Ci addentriamo sempre più nella profonda forra, con suggestivi angoli, in un ambiente incontaminato. Arrivati all'ultima cascatella, il sentiero piega a sinistra e in breve giungiamo alla palina segnavia, ricongiungendoci con il 451, l'altra alternativa.
Il sentiero prosegue in salita tra alcuni passaggi suggestivi, inoltrandosi sempre più in un bel bosco, dove non è raro poter ammirare il panorama sottostante. Giunti a un bivio continuiamo a sinistra seguendo il segnavia 451, la valle salendo si allarga e dopo una serie di tornanti, con un ultimo sforzo risaliamo un ripido canalino a sinistra, arrivando su un pianoro nei pressi di una palina segnavia. Tralasciamo momentaneamente il sentiero che scende a sinistra verso Vantone e seguendo le indicazioni saliamo tra alcune roccette, arrivando in breve in cima alla Croce di Perlé 1031 m, il panorama sul lago d'Idro o Eridio (Idrosee in tedesco) e sui monti circostanti è favoloso. La grande croce in legno è stata posata nel 2001 dal "Gruppo sentieri attrezzati" di Idro.
Ritornati alla palina segnavia proseguiamo in discesa seguendo il sentiero 452, scendiamo ripidamente nel bosco fino a incrociare il sentiero che porta alla vicina baita di Fienile Meghé. Continuiamo ora a sinistra su un buon sentiero in leggera discesa sul versante della Val Tombe, dopo un lungo tratto ci riportiamo sul versante del lago, oltrepassato uno spuntone roccioso, tralasciamo il sentiero che scende verso Fienile Ballottello e proseguendo in quota arriviamo ad una selletta fra due cime rocciose. Ignorando il sentiero a sinistra che scende verso la provinciale, seguendo i segnavia ci riportiamo nuovamente sul versante della Val Tombe, arrivando poco dopo a un bivio con una palina segnavia. Dopo una breve pausa proseguiamo in salita verso sinistra seguendo l'indicazione per Crone di Idro, un ulteriore cartello in legno ci assicura la giusta direzione. Oltrepassato un roccolo ci immettiamo sulla sterrata che seguiamo a sinistra per pochi metri  giungendo alla sella della Cocca d'Idro. Dalla palina segnavia abbandoniamo la mulattiera che scende verso Crone, una valida alternativa per chi vuole terminare l'escursione, e continuiamo a destra seguendo l'indicazione per la postazione della seconda guerra mondiale. Il sentiero guadagna quota velocemente e con una serie di tornanti raggiungiamo il crinale, da qui piegando a sinistra in breve saliamo sulla Cima Crench 778 m, da cui possiamo ammirare la sagoma piramidale del Monte Censo. Per il ritorno ridiscendiamo per poi seguire il sentiero a sinistra che scende sotto alla cima su cui siamo appena saliti, anche se primo di difficoltà questo tratto di percorso va affrontato con un minimo d'attenzione per la forte pendenza, in breve arriviamo all'entrata di una postazione della seconda guerra mondiale che visitiamo. Proseguiamo in direzione del lago raggiungendo un bivio, tralasciamo momentaneamente il sentiero a sinistra e con una breve salita giungiamo sulla cima Cochet detta anche Cima Pelata 632 m, poco oltre possiamo vedere l'arrivo della ferrata Crench. Tornati sui nostri passi riprendiamo a scendere, il percorso oltre a essere molto ripido, presenta anche alcuni salti su roccette, man mano che scendiamo le difficoltà diminuiscono e arrivati a un bivio seguiamo il sentiero a sinistra tralasciando le indicazioni che portano verso un'ulteriore postazione della seconda guerra mondiale.
Dopo pochi minuti raggiungiamo la palestra di roccia Crench, da qui proseguendo a sinistra sull'ampio sentiero in breve arriviamo sulla strada asfalta. Continuando sulla via principale oltrepassa una cappella sulla parete di una casa, imbocchiamo la prima strada a sinistra che seguiamo fino a incrociare nuovamente Via IV Novembre, da qui ripercorrendo il breve tratto fatto al mattino ritorniamo al parcheggio dove avevamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Silvio, Pg, Danilo e Fabio

Silvio, Danilo e Pg


Sentiero delle cascate




Monte Croce di Perlè 1031 m


Cima Crench 778 m



Feritoia postazione 2° guerra mondiale


Cima Cochet o Cima Pelata 632 m


Danilo e l'arco di pietra




domenica 20 aprile 2014

Sacro Monte di Varallo "La nuova Gerusalemme"


Il Sacro Monte, inserito nella Riserva Naturale Speciale istituita nel 1980 e raggiungibile anche per mezzo di una funicolare è il più antico (1491) dell'Italia settentrionale. Assieme agli altri Sacri Monti situati tra il Piemonte e la Lombardia è stato dichiarato a Parigi il 4 luglio 2003 patrimonio mondiale dell'umanità.

Piazza della Basilica


Il Sacro Monte di Varallo è un complesso storico religioso sorto alla fine del XV secolo formato da 44 cappelle al cui interno sono raffigurate, con sculture a tutto tondo a grandezza naturale e con pitture, le tappe della vita e della Passione di Cristo.

La strage degli innocenti


Fu realizzato per volontà di un frate francescano, dei Minori Osservanti, Padre Bernardino Caimi, che era stato custode del Santo Sepolcro a Gerusalemme, e che volle riprodurvi i luoghi santi della Palestina che erano stati testimoni della vita terrena di Cristo. Al loro interno vennero poste delle immagini, sculture policrome o pitture, per ricordare i corrispondenti eventi della storia di Gesù, ad esempio nell'Annunciazione le figure dell'arcangelo Gabriele e della Madonna.
Già dal primo Cinquecento, grazie all'opera di Gaudenzio Ferrari, pittore, scultore e architetto, la scena sacra all'interno degli edifici acquistò maggiore importanza rispetto alla riproduzione dei luoghi di Terra Santa ed il Sacro Monte assunse l'aspetto che oggi gli è proprio: nelle cappelle le sculture raffigurano il momento centrale della narrazione, mentre le pitture proseguono il racconto.

Piazza dei Tribunali


Nel tardo Cinquecento (1565-69 circa) il complesso venne radicalmente riprogettato ad opera dell'architetto perugino Galeazzo Alessi che, pur mantenendone il contenuto religioso, volle trasformarlo in un luogo ameno, di meraviglie ed artifici, vicino al gusto decorativo delle ville profane contemporanee, con giochi d'acqua, fontane, siepi, zone amene di giardino all'italiana. Questo progetto, denominato "Libro dei Misteri", oggi conservato presso la Biblioteca Civica Farinone Centa di Varallo, fu realizzato solo in minima parte (la monumentale porta di ingresso e la cappella di Adamo ed Eva).

Complesso di Betlemme


A partire dal 1593 regista di una nuova trasformazione del complesso religioso fu il vescovo di Novara, Carlo Bascapè che, raccogliendo anche le indicazioni di san Carlo, lo trasformò in un percorso sacro, accuratamente controllato nei contenuti, secondo le indicazioni del Concilio di Trento, per illustrare ai fedeli in modo chiaro e comunicativo la storia della vita di Cristo.
Hanno lasciato la loro opera al Sacro Monte alcuni dei maggiori artisti in area lombarda e piemontese tra la fine del XV e il XVIII secolo, da Gaudenzio Ferrari a Morazzone, Tanzio da Varallo, Giovanni d'Enrico, Melchiorre Gherardini, Dionigi Bussola, Benedetto Alfieri.
Si consiglia la visita alla chiesa della Madonna delle Grazie ed alla Pinacoteca di Varallo che conservano opere di artisti attivi al Sacro Monte o provenienti dal Sacro Monte stesso.
Malati di Montagna: Deborah e Fabio

Per il pranzo consigliamo l'Hostaria di Bricai


Sito a Rassa, un piccolo e delizioso paese dell'Alta Valsesia ai piedi del Monte Rosa, l'Hostaria di Bricai rappresenta un ristorante storico - un tempo chiamato Locanda delle Alpi - ora gestito da Giorgio e Chiara, due giovani di provenienza milanese ma con radici Valsesiane.
Pur continuando una tradizionale cucina locale, Giorgio e Chiara propongono piatti innovativi con preparazioni caserecce e prodotti naturali forniti in esclusiva da diverse aziende agricole una delle quali: l'Azienda Agricola "Le Beline" di Mollia.


Menù domenica di Pasqua
# Antipasto misto della casa (pane di segale a lievitazione naturale
con tartare di salmone selvaggio, gallina in saor, fior di ricotta di
capra e trota del Sesia affumicata, filetto di maialino da latte in
confit alle erbe di Provenza, mousse di Paletta di Coggiola)
# Ravioli di farro integrale e di bue Fassone
# Capretto al forno secondo l'antica tradizione del Bricai e capretto
in umido alle erbe con polentina morbida
# Zuccotto di colomba pasquale e mango

mercoledì 16 aprile 2014

BUONA PASQUA


L'uomo bianco pensa che gli alberi, il fiume,
gli animali siano tutte "cose" senz'anima,
di cui può disporre.
Noi indiani invece pensiamo che abbiano un'anima,
una vita spirituale propria, densa di significato.
Questa è la differenza.

ANONIMO INDIANO LAKOTA

domenica 13 aprile 2014

Vivere in salita...!!!

La storia delle comunità di montagna, la cui sopravvivenza era indissolubilmente legata ad un territorio e a una natura difficili, è scritta tutta in salita, e non solo in senso figurato. La verticalità stessa era il principale elemento di sopravvivenza: tutta l'economia era basata sugli spostamenti altitudinali stagionali, in base ai ritmi della natura.
Parco Nazionale Val Grande

A distanza di quasi un anno (Dove il tempo pare davvero essersi fermato...) torniamo nuovamente sui monti di Colloro, ripercorriamo in parte i sentieri già fatti, con l'aggiunta questa volta anche del sentiero geologico di Vogogna. Ne è scaturito un anello suggestivo e spettacolare, da percorre senza orologio...il tempo è scandito dalla natura che ci circonda...

Dall'autostrada A26 - Gravellona Toce, continuiamo sulla SS33 del Sempione fino all'uscita di Premosello Chiovenda. Attraversato il ponte sul fiume Toce, seguendo le indicazioni oltrepassiamo Cuzzago e dopo circa 3,5 km arriviamo a Premosello. L'auto la parcheggiamo a destra in piazza Bolzani, poco oltre la chiesa parrocchiale di Maria Vergine Assunta 222 m circa.
Seguiamo via G. Chiovenda sul lato destro del torrente e arrivati al secondo ponte lo attraversiamo arrivando al monumento dell'alpigiano, inizio del "Sentiero Natura - Vivere in salita" e perno centrale dell'anello che andremo ad affrontare. Passiamo a lato di una banca per poi svoltare a sinistra arrivando alla chiesetta di Sant'Anna. Oltrepassata la chiesetta, poco prima che la strada faccia una curva verso destra, imbocchiamo a sinistra via G. Varetta, dopo un paio di curve la via si restringe fino a diventare una mulattiera.
Arrivati nei pressi della Cappella al "Rasciaval", dalla palina segnavia seguiamo le indicazioni a sinistra per Colloro/Capraga, la mulattiera anche se molto vecchia, lo si nota dai sassi levigati sotto ai nostri scarponi, è ancora in ottimo stato. Durante la salita attraversiamo un paio di volte la strada asfaltata, ma questo non influisce sul fascino di questo percorso dove sono stati collocati alcuni pannelli didattici, che raccontano la dura vita che si svolgeva su questi monti.
Usciti dal bosco in breve arriviamo a Colloro 468 m, un tipico villaggio adagiato su un ripiano montano, che riceve il sole tutto l'anno, un detto popolare recita: "una giornata invernale di sole, a Colloro è mezza primavera".
Attraversata la strada, seguendo i segnavia bianco/rossi entriamo tra le strette viuzze del paese. Ad un bivio svoltiamo a destra in Via Fontana Bosco, passati davanti all'antico torchio del XVIII, in breve arriviamo sulla strada asfalta che seguiamo in leggera salita verso la chiesa. Prima di raggiungere il piazzale antistante la chiesa, seguiamo a sinistra le indicazioni su un cartello segnavia per San Bernardo/Capraga (A36).
Il sentiero sale con una lunga diagonale il versante della montagna, per poi diventare ben presto una larga mulattiera, che guadagna quota fra i resti di antiche roncature, castagni da frutto e noccioli. Raggiungiamo un poggio con bella vista su Colloro e sull'incassato vallone "d Rughett", giunti a un bivio con una vecchia palina segnavia in legno, continuiamo a destra iniziando a salire rapidamente a destra di uno sperone roccioso (la Busàa). Il sentiero prosegue passando accanto  ad una sassaia (la giavina dal Sarüal) e in breve raggiungiamo l'antica cappella d'la Burèta risalente al XV sec., dove all'interno è raffigurato S. Antonio Abate con una lunga barba bianca circondato da animali dell'economia contadina. Dopo una breve pausa riprendiamo il cammino arrivando alla vicina chiesetta di S. Bernardo del XV sec., a poco distanza dal gruppo di rustici di Biogno "Biuagn" 818 m. Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia Sasso Termine/Capraga, svoltiamo a  destra passando a lato della chiesetta, oltrepassate alcune baite arriviamo sulla carrozzabile che attraversiamo, per poi continuare a salire nel bosco. Con alcuni tornanti saliamo fino a raggiungere un centenario, contorto castagno da frutto, che preannuncia l'arrivo a Sasso Termine "Sastermi" 954 m.
Passiamo tra le case addossate l'una all'altra, raggiungendo la gippabile che seguiamo per qualche minuto fino  alle prime case di Capraga "Bartüal" 951 m, dove fa bella mostra la baita recentemente ristrutturata del'Associazione Alpe Capraga. Un proverbio dice che Capraga è un paes gres, via la fiòca, al vanza fò i sess (paese grasso, via la neve, saltano fuori i sassi). Dalla palina segnavia scendiamo lungo la rotabile arrivando alle ultime case, dalla fontana continuiamo verso destra seguendo le indicazioni per Pianoni sopra/Genestredo/Vogogna (A34). Questo tratto di sentiero è da percorrere con attenzione, nei tratti più esposti e in un ripido canalino sono state messe delle catene, che facilitano il transito. Lasciate alle nostre spalle le ultime case, incontriamo quasi subito le prime catene, superato il suggestivo Vallone della Chiesa arriviamo ai Pianoni dove decidiamo di fermarci per la pausa pranzo. Dalla palina segnavia tralasciamo il sentiero a destra che sale verso l'alpe Marona e il Pizz lacina (Pizzo La Cima) e scendiamo ai ruderi delle baite sottostanti, da notare una bella vasca in sasso per la raccolta dell'acqua. Il sentiero è sempre ben segnalato e attraversa luoghi dove la natura si sta poco a poco riappropriando degli spazi a suo tempo sottratti dall’uomo. In breve arriviamo ai Pianoni di sotto e successivamente all'alpe Sona, fino a raggiungere la località Cà. Da qui il sentiero a tratti scalinato scende rapidamente, fino a raggiungere la strada asfalta che seguiamo verso sinistra per un decina di metri arrivando all'oratorio di San Martino e all’antico borgo di Genestredo. Dalla fontana nel centro del borgo, proseguiamo a sinistra verso la Rocca presumibilmente di origine longobarda. Oltrepassata un'area di sosta con panche e fontanella, giungiamo a un bivio, prima di proseguire a sinistra, decidiamo di andare a vedere la rocca, purtroppo ridotta a un romantico rudere, da dove però si può dominare l'Ossola Inferiore.
Ritornati al bivio seguiamo gli evidenti segnavia bianco/rossi, questo tratto di sentiero denominato "Viaggio nelle profondità della terra" è un itinerario geologico attrezzato con pannelli esplicativi. Oltre a presentare alcuni saliscendi, nei punti più esposti sono state collocate delle catene.
Nella parte più occidentale attraversiamo le filloniti rocce deformate per frizione lungo la linea del Canavese, una fascia lungo la quale l'edificio alpino si è sovrapposto al più antico dominio sudalpino; poco più avanti possiamo osservare il contatto diretto tra rocce di questi due domini (Scisti di Fobello e Rimella e granuliti della crosta profonda della Zona Ivrea Verbano). Giunti su un belvedere, osservando un pannello, possiamo vedere la morfologia pre e post-glaciale della valle del Toce. Dopo aver incontrato le pseudotachiliti, testimoni di antichi terremoti, si raggiunge, all'estremità orientale, il contatto tra granuliti e peridotiti, rappresentativo della discontinuità di Mohorovicic (o "Moho"), ossia il contatto crosta - mantello.
Il sentiero termina in un prato, dove stranamente non troviamo più nessun segnavia. Lo attraversiamo arrivando sulla strada asfaltata che seguiamo verso sinistra, in breve oltrepassate alcune aziende, imbocchiamo l'ultima stradina sterrata a sinistra e subito dopo nei pressi di una cappella votiva, svoltiamo a destra seguendo una strada agricola. Arrivati sulla strada asfaltata svoltiamo a sinistra raggiungendo un'ulteriore cappella, oltrepassato un ponticello proseguiamo seguendo Via G. Cuzzi, fino a raggiungere nuovamente il monumento all'alpigiano.
Malati di Montagna ma anche Malati di Val Grande: Luisa, Franco, Silvio, Danilo e Fabio



vivere in salita...troppo comoda la vita al giorno d'oggi...!!!


...vertical...


Sasso Termine


In Val Grande...!!!


Sant'Antonio Abate alla cappelletta d'la Burèta


traccia gpx scaricabile


lunedì 7 aprile 2014

Leggende delle dolomiti. Il regno dei Fanes


Frammenti di antiche leggende, provenienti da un passato insondabile, danno vita a un'epopea ricca di personaggi fantastici, re spietati, eroi, spiriti, mostri e creature celesti. Sullo sfondo delle Dolomiti, nei territori che dall'Alto Adige si spingono fino a Venezia passando per le valli trentine, popoli scomparsi e luoghi dimenticati dalla memoria riemergono in tutta la loro forza in un susseguirsi di guerre fratricide, di struggenti storie d'amore e lotte di conquista, in un'atmosfera intrisa di magia e incanto. Storia e mitologia si mescolano per dare vita a una narrazione al culmine della quale tutto precipita nelle viscere della terra, in un luogo impossibile da localizzare, dove i personaggi attendono lo squillo delle trombe d'argento che annuncerà la rinascita del regno dimenticato.

domenica 6 aprile 2014

Al Torrezzo tra il lago di Endine e il lago d'Iseo

31 agosto 1944: la Battaglia di Fonteno e Monte Torrezzo.
Quel giorno le Brigate Nere fasciste e le SS tedesche avevano deciso di attaccare i partigiani della 53a Brigata Garibaldi sui Colli di San Fermo. All’alba le SS occupavano Fonteno prendendo in ostaggio numerosi civili inermi, che radunarono sulla piazza del paese. Poi presero a salire verso i Colli di San Fermo, mentre dall’altra parte della montagna, da Monasterolo, attaccavano i fascisti. Il comandante delle SS, maggiore Langer, ormai sicuro del successo, intimò la resa della 53a Brigata Garibaldi, pena la morte dei civili in ostaggio a Fonteno. Ma i partigiani con un’abile manovra, passando per i percorsi più impervi, scesero a Fonteno, immobilizzarono i tedeschi rimasti in paese e liberarono gli ostaggi. Risalirono poi alle spalle delle SS che si stavano dirigendo al Colletto, colpendone diverse e catturandone altre, compreso il maggiore Langer. Per avere salva la vita Langer ordinava la ritirata ai fascisti e alle sue SS, che furono rilasciate dai partigiani, senz’armi e senza mezzi e con l’impegno di non operare ritorsioni e rappresaglie sui civili di Fonteno.
Impegno che dopo alcuni giorni fascisti e tedeschi avrebbero violato.


I sentieri e le mulattiere della valle di Fonteno costituiscono la testimonianza di un mondo e di una cultura contadina che sta ormai scomparendo, sono gli stessi che per secoli hanno visto il passaggio consueto degli uomini, per i quali la salita non era occasione di svago, quanto necessità di sostentamento.

Dall'autostrada A4 usciamo a Bergamo e proseguiamo seguendo le indicazioni per Lovere. Dopo aver costeggiato il lago di Endine, oltrepassata la frazione Piangaiano, alla prima rotonda svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per Fonteno. Raggiunto il paese lasciamo la macchina nel parcheggio a sinistra poco prima della chiesa (606 m). Fonteno è soprannominato il "balcone del lago", per la sua amena posizione che consente una splendida veduta dal lago d'Iseo fino alle cime innevate dell'Adamello che fanno corona alla Valcamonica.
Salendo una scala sulla sinistra del parcheggio, raggiungiamo Piazza Ongaro Parroci con la chiesa parrocchiale dei Santi Faustino e Giovita edificata nel 1883/86 in stile neogotico-lombardo. Attraversata la piazza proseguiamo seguendo Via Campello e in pochi istanti giungiamo nell'antica piazza Vecchia, con la cinquecentesca chiesetta di S. Rocco.
Lasciando alla sinistra la chiesetta, saliamo verso la parte alta del paese sino alla fine della strada asfaltata, qui ha inizio l'antica mulattiera selciata denominata "del Torès" (cartello). Con moderata pendenza ci inoltriamo nella bucolica valle raggiungendo il portico della chiesetta dell'Addolorata del Santello del XVIII sec.
Continuiamo alternando tratti pianeggianti a tratti in salita, in mezzo a faggi, frassini e noccioli. Al primo bivio proseguiamo a sinistra seguendo la palina segnavia "Mulattiera del Torès", qualora si tenga la destra si raggiunge un'azienda agrituristica.
Arrivati al successivo bivio, tralasciamo la stradina che prosegue in piano e, salendo verso destra, dopo pochi istanti si apre ai nostri occhi uno straordinario panorama di pascoli e cascine.
L'antica mulattiera permetteva il collegamento con le diverse cascine e costruzioni rurali, alcune delle quali, abilmente ristrutturate, ancora oggi vengono utilizzate per l'alpeggio estivo. Passiamo accanto a varie di queste costruzioni fino ad arrivare alla cascina Falsegn con a destra l'omonima cappella (910 m). Camminando tra antichi castagni, con i loro tronchi contorti e segnati dal tempo, mi ritornano in mente alcune scene tratte dal documentario di Mauro Corona, Uomo di Legno. Raggiungiamo in pochi minuti una captazione dell'acquedotto di Fonteno (921 m), entriamo poi in un bellissimo bosco di abeti e,tra radici e roccette, arriviamo in località Camonga (1024 m). Riprendiamo a salire con lunghi tornanti attraversando il suggestivo bosco del Largù, usciti proseguiamo su un lungo traverso in moderata salita arrivando a un colletto. Qui troviamo una meridiana che ci permette di individuare le principali cime che ci circondano. Dalla meridiana possiamo scendere sulla sottostante stradina asfaltata e quindi proseguire verso destra o, come abbiamo fatto noi, salire e poi scendere il pendio a destra, raggiungendo prima una casa privata e poi la stradina asfaltata di prima in località Colletto (1281 m), dove è stato eretto un monumento a memoria dei partigiani caduti nella guerra di liberazione. Da qui seguiamo verso sinistra la strada sterrata per poi proseguire su un sentiero a destra dove, poco più in alto, c'è un caratteristico crocifisso di legno. Arrivati al limitare del bosco pieghiamo verso sinistra e costeggiando un recinto in moderata salita arriviamo sul punto più alto del Monte Torrezzo (1378 m). Da questo balcone naturale si ha una splendida vista sul Guglielmo, la Corna Trentapassi, l'Adamello e le vicine Orobie. Per il ritorno consigliamo il medesimo percorso seguito all'andata. Noi, invece, dal colletto con la meridiana seguiamo il Sentiero agrituristico Flavio Tasca, arrivando sino a una cappella raffigurante un crocifisso. Proseguiamo su strada privata fino al secondo tornante e, tralasciando la strada a destra, iniziamo a scendere verso alcune baite sottostanti. Seguendo in un primo momento una traccia di sentiero e in seguito attraversando i pascoli, arriviamo fino a una baita in fase di ristrutturazione, da qui su una stradina sterrata in breve raggiungiamo la mulattiera percorsa il mattino.
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Silvio, Pg, Danilo e Fabio


Va' serenamente in mezzo al rumore e alla fretta
e ricorda quanta pace ci può essere nel silenzio.


Perciò sta in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca,
e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni,
nella rumorosa confusione della vita conserva la tua pace con la tua anima.


un'antica casa, dove il tempo sembra essersi fermato...


Mulattiera del Torès


bosco del Largù


Presolana


Monte Guglielmo e il sottostante lago d'iseo




venerdì 4 aprile 2014

Mauro Corona - Uomo di Legno 1995 (terza parte)

martedì 1 aprile 2014

Talvolta mi accade di aver paura...

«Talvolta mi accade di aver paura, ma è quella paura che significa prudenza. È un campanello d'allarme, la coscienza che fa valutare le difficoltà, quando lassù si è totalmente soli, quando non si parla con alcuno tranne che con se stessi; quando si pensa ad alta voce e il suono che esce non dà fastidio».
Renato Casarotto


L'immagine è tratta da "Goretta e Renato Casarotto: una vita tra le montagne", edito da De Agostini nel 1996, e raffigura l'alpinista mentre si avvia verso il canale che dà accesso alla Sella Negrotto, sul K2, dove fu avvistato per l'ultima volta.