Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 30 marzo 2008

In val Quarazza, nella valle dei Guturarghini

I Guturarghini (buoni lavoratori)
Erano i nanerottoli che abitavano un tempo Macugnaga. Erano molto timidi forse perché temevano che qualcuno li deridesse per la statura e perché avevano i piedi girati indietro e quindi si nascondevano sempre!!! Però erano molto ingegnosi tanto che avevano insegnato agli alpigiani a ricavare dal latte: burro, formaggio, ricotta.
Chi da Isella (1226 m) sale al Lago delle Fate (1315 m) percorrendo la strada sterrata, se volge lo sguardo verso destra noterà alcune sculture ricavate dai tronchi degli alberi, sono i Guturarghini...ma le sorprese non finiscono qui!!!
Oggi la giornata si presenta nuvolosa, ma con squarci di sereno, il sole sembra giocare a nascondino con le nuvole. Parcheggiamo le auto a Isella, seguiamo la strada sterrata e lo "Schlittuweg" (Sentiero delle Slitte) che porta sul bel poggio di Motta. in breve arriviamo allo sbarramento del Lago delle Fate, che ha sommerso la frazione di Quarazza. Attualmente sorgono poche baite, qualche struttura turistica, in particolare ristoranti, ed una cappella dedicata a San Nicola, che ha sostituito la vecchia chiesetta sommersa dal Lago. Seguiamo le tracce ben evidenti che costeggiano il torrente, il paesaggio ricorda molto il Klondike, la neve ormai si sta lentamente sciogliendo e i crocus stanno già sbocciando. Arriviamo in località "Crocette", meglio nota come "Città Morta", con le testimonianze dell'antica lavorazione dell'oro (1460 mt.).
Alcuni cartelli ci ricordano che stiamo percorrendo il Tour del Monte Rosa e il Grande Sentiero Walser, i segni bianco-rosso-bianco sono spesso presenti sulle piante, per cui anche con la neve il sentiero è sempre abbastanza evidente, tralasciamo il ponte sulla sinistra e proseguiamo diritti. Dopo aver attraversato il torrente che raccoglie le acque del vallone di Carpisana, arriviamo in un punto dove il torrente Quarazza ci regala uno spettacolo meraviglioso, alcune cascatelle collegano varie pozze d'acqua, chiamate comunemente marmitte, l'acqua ha una una colorazione che varia dal verde all'azzurro, rimaniamo talmente estasiati che ci soffermiamo come se fossimo davanti a un quadro di Leonardo da Vinci. Arriviamo all'alpe Prelobia di sotto (1510 m), finalmente possiamo indossare le ciaspole, seguiamo la pista battuta e dopo aver attraversato un ponticello in legno, il percorso comincia decisamente a salire. Ben presto notiamo sopra di noi la croce dell'alpe La Piana (1613 m). Siamo alla testata della valle, un cartello indica che al Passo del Turlo ci vogliono ancora ben 3.00 ore. all'alpe tra battute e risate ci concediamo il meritato pranzo, per il ritorno decidiamo di percorrere la parte opposta della valle, ancora abbondantemente ricoperta da neve. Il dislivello di oggi è di soli 400 m circa, ma lo sviluppo è stato notevole il GPS tra andata e ritorno ha calcolato 17 km, percorso veramente ricco di storia, dove la natura ha il predominio totale e dove l'escursionista può solo fare da spettatore.
Malati di Montagna

i Guturarghini "Piergiorgio"



i Guturarghini "Fabio"



i Guturarghini "Danilo"



i Guturarghini "Kiran"



giochi d'acqua nel torrente quarazza

lunedì 24 marzo 2008

Il paradiso terrestre? Si trova a Crampiolo...

Domenica 23.03.2008Sono le 18.25 di Pasqua 2008, l'atmosfera è fantastica, fuori c'è una bufera di neve e noi qui al calduccio, dalla finestra ci godiamo quest'ultimo spettacolo dell'inverno che se ne va. A parte una leggerissima preoccupazione (il proprietario dell'agriturismo Alpe Crampiolo, dove dormiamo, ci ha appena detto che si mangia alle 19.15-19.30, solo se la cuoca si sveglia), il relax è totale. Qui all'agriturismo si sta bene e intorno tante piccole baite ispirano un senso di tranquillità. I gestori sono simpatici, specie la signora Laura: stavamo cercando di spiegarle come avremmo voluto disporci nelle camere e lei ha subito capito che Fabio ha ben due mogli!! Ma come? L'abbiamo ragguagliata sulla situazione, dicendo ma no, Paola cerca un fidanzato. La signora, bella spiccia, ha detto che qui a Crampiolo non c'è molta materia prima, ma chissà, per domani magari qualcosa salta fuori... L'appetito intanto aumenta, il ristorante dell'agriturismo ha vinto il Premio "Viaggi e Sapori" nel 2006 e altri premi. Fuori nevica sempre più forte, chissà se riusciremo a fare la prevista ciaspolata notturna. In ogni caso oggi ci siamo dati da fare, una "sgambatina" è stata d'obbligo. Digressione: siamo scesi al ristorante la cuoca la proprietaria signora Fiorella, si è svegliata e ci attende sorridente c'è un profumino tentatore, alle pareti articoli di buongustai soddisfatti che hanno mangiato qui. Il proprietario signor Adolfo ci racconta che i suoi figli hanno un'azienda agricola e qui è possibile anche adottare una mucca. Fantastico, chi adotta una mucca può assaggiare il latte, il burro e il formaggio. Purtroppo per quest'anno le mucche sono state tutte adottate. Ritorniamo all'itinerario di oggi. Al nostro arrivo, alle undici, abbiamo lasciato l'auto al Devero e in una mezz'ora eccoci qui a Crampiolo (1767 m). L'aria è veramente frizzantina ma ogni tanto spunta il sole. Brrr siamo congelati!! Piccola pausa pranzo nella baita dove dormono Roberto, Marilena, Paolo ed Elena, il camino è acceso si sta bene. Nel pomeriggio si riparte per l'alpe Sangiatto (2015 m): paesaggio favoloso, tanta neve, qualche raggio di sole. Non incontriamo nessuno, i più tosti di noi battono la pista. C'è uno scenario naturale che ci emoziona. Al termine della passeggiata ci concediamo un tè al ristorante Fizzi, il gestore è un tipo "originale" (soprannominato subito da qualcuno di noi "Carate due la vendetta"). Elena è un po' preoccupata, nel primo pomeriggio ha fatto cadere il cellulare nel wc e non riesce più ad accenderlo! Flavio è talmente preso dal suo ruolo che traduce in tutte le lingue come si dice "gatto silvestro". Inoltre parla continuamente di TOPE, da stamane ormai, si può definire "UN UOMO PERSO". Ormai sono arrivati tutti al ristorante, la fame si fa sentire. Un pensierino per Danilo: CI MANCHI!!! Il menù (cenetta DELIZIOSA) crespella al Bettelmatt e funghi, ravioli di carne alle verdure e pepe rosa, capretto arrosto, scaloppine con salsa di capperi, verdura cotta e insalata, dessert: crostate, salame di cioccolato, torta alta yogurt e mele. Durante la cena Merli viene citato per la musica che ci fa ascoltare durante la gita, chi è in auto con lui, in particolare i guidatori,subiscono un affascinate effetto "RINCOGLIONIMENTO". E ora: abbiocco o ciaspolata?... alla fine prevale il senso del dovere... ciaspoliamo fino alla diga e tentiamo di iniziare il giro del lago ma ci sorprende un'abbondante nevicata e vento forte. Torniamo alla base -2°C! E' molto emozionante vedere tutte quelle torce che ondeggiano nella neve. Incontriamo anche un'altro gruppo che sale. Alle ventitré circa ci ritiriamo al calduccio ma i più temerari (Kiran, Silvio, Flavio e Andrea) non ci sono ancora, hanno deciso di proseguire a piedi per il Devero. Prevedo che andranno "IN VITA". Noi, per essere sicuri di non essere disturbati, li abbiamo chiusi fuori. PG li avrebbe già sgridati. Eh si che oggi sono stati riempiti di neve (Kiran e Flavio) da Deborah che li ha letteralmente seppelliti.
Lunedì 24.03.2008Ed eccoci a Pasquetta. Stanotte "i ragazzi" hanno fatto le ore piccole, ma hanno fatto di tutto (?!!??) per non fare RUMORE. Kiran ormai assomiglia sempre di più a Merli, oltre ha portare i cd per il viaggio (citiamo qualche pezzo: la "tarantella", oh bella ciao), stamane è uscito in solitaria alle 6.30 per fotografare!!! Dal canto suo Flavio ci ha mostrato per pochi secondi (vedo...non vedo...) gatto silvestro... quello stampato sui boxer, ovviamente. Ha smesso di nevicare, la giornata è serena, ora ci si deve alzare... ha scanso di equivoci Fabio suona il campanaccio e sveglia tutti gli ospiti. Ora la colazione. Il burro dell'alpeggio deve essere squisito! E anche la marmellata e il miele! Per la mattinata è previsto il giro del Lago del Devero. E oggi si torna qui all'agriturismo a mangiare la polenta! Fuori -8° C!! Alle 12.20 eccoci di ritorno tutti con il morale alle stelle. Prima di tutto il menù è speciale antipasto con salumi locali e poi polenta con formaggi e carne. Tutto meritato perché oggi Fabio ci ha portato a fare un'impresa mitica: la traversata del lago. Camminavamo tranquilli, poi un'indecisione su un sentiero e il capogita non ha dubbi: "SI ATTRAVERSA IL LAGO!!!". Nessuno osa contraddire la nostra guida spirituale che incita ha non aver paura dicendo: camminate staccati cosi al massimo muore solo uno!!! Nessuno ha il coraggio di partire per primo... ed ecco Deborah (moglie del capogita) che improvvisamente sente l'adrenalina scatenarsi dentro di lei e apre la pista tenendo altissimo l'onore femminile in questa vacanza. traversiamo il lago in orrizontale tutti euforici e anche un po' timorosi scattando numerose foto visto anche il fantastico paesaggio che ci circonda (Monte Cervandone 3212 m, Punta d'Arbola 3235 m, Monte del Sangiatto 2387 m). Appena arrivati dall'altra parte del lago abbiamo pensato, perché quei tre signori (svizzeri) che stanno passando sono legati?? Ma che importanza ha? All'unanimità decidiamo di traversare il lago anche in lunghezza, avvolti e colpiti dalla bellezza circostante. WOW! Ora, dopo aver gustato l'ottimo pranzo e il gustoso strudel finale della signora Laura, progettiamo di affrontare anche il ponte tibetano di cui parla l'ultimo numero dello "Scarpone". Chi ci ferma più? E' quasi ora di partire. Che dire? Una vacanza fantastica, speciale. Un po' per le delizie culinarie, un po' per i due momenti veramente magici, la ciaspolata di ieri sera e la traversata del lago di oggi. Questa volta non ci siamo proprio fatti mancare nulla. ...e qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure...
Hanno partecipato: Paola, Deborah, Fabio, Elena, Paolo, Marilena, Roberto, Andrea, Silvio, Flavio e Kiran. Alla prossima! Al momento di partire chiediamo allo svizzero "in cordata" al lago, di passaggio al Devero, di farci una foto di gruppo. Gli svizzeri non chiedono un "ciis" ma un forte, sonoro AH AH... IH IH... viva l'Italia.
Scritto da Paola
Malati di Montagna

Alpe Sangiatto


Notturna all'alpe Crampiolo


Attraversamento del lago ghiacciato


Scultura di ghiaccio


Foto di gruppo

domenica 16 marzo 2008

In mezzo alla tormenta di neve...

Domenica 16 marzo, ultima escursione con le ciaspole in programma con il CAI, destinazione Valmalenco, meta di oggi il rifugio Cristina 2287 m, dove quest'estate abbiamo fatto tappa con l'Alta Via.
Partiamo da Legnano alle ore 6.30, come da previsioni meteo non è una bella giornata! Arriviamo a Sondrio che piove, le nuvole sono basse, oggi il sole mi sa che non lo vediamo proprio...
Saliamo la Valmalenco fino al bivio Chiesa-Lazada, dopo un buon numero di tornanti e gallerie arriviamo in località Campo Franscia (1598 m). Si prosege verso Campo Moro, dopo appena cinque minuti comincia a nevicare, la strada è abbastanza pulita, in un tratto di pochi metri in cui la neve ha cominciato a ricoprire la strada, si fa fatica a proseguire, tutti giù dalla macchina una leggera spinta e via che si va... Poco dopo lasciamo l'auto sulla sinistra nei pressi della deviazione per l'alpe Campagneda, indossiamo subito le ciaspole e sotto una copiosa nevicata cominciamo a risalire. Arriviamo alla prima deviazione, seguiamo le tracce per il rif. Cristina, ha smesso di nevicare e il sole tenta di uscire dalle nuvole, i giochi di luce che si creano sono davvero magici. Risaliamo un pendio e poco più avanti si intravede il rifugio Ca' Runcasch 2170 m, un tempo casa di ricovero per i pastori locali. Proseguiamo risalendo vari dossi, si comincia a vedere il cielo azzurro, ma da lontano stanno arrivando delle nuvole che non promettono niente di buono! Infatti il nostro ottimismo svanisce subito, in un attimo si scatena una tormenta di neve, cerchiamo di proseguire ancora per un po', ma inutilmente. Arrivati circa a quota 2300 m decidiamo di ritornare al rifugio, la tormenta diminuisce di intensità ma siamo avvolti dalle nuvole, la traccia in pochi minuti è quasi sparita totalmente, non si vede quasi nulla... Prendo il comando del gruppo seguito da Aldo, e facendo molta attenzione cerchiamo di seguire la via dell'andata, devo dire che il GPS è sicuramente molto utile in questi casi, con un gran sospiro di sollievo eccoci al rifugio dove notiamo subito un bel camino fumante. Il gestore un simpatico signore con uno strano cappellino in testa ci accoglie calorosamente e ci prepara un'ottima polenta con salamelle e formaggio, il tutto contornato da buon vino, fuori il sole torna a splendere ma solo per pochi istanti, infatti appena decidiamo di riprendere il cammino, ecco che si scatena di nuova la tormenta. Ci facciamo fare una foto di gruppo dal gestore e in tutta fretta cominciamo a scendere, ma la giornata ci rivela il suo momento migliore, ecco che all'improvviso smette di nevicare e come d'incanto dalle nuvole spunta il Pizzo Scalino, rimaniamo a bocca aperta da tanta bellezza, Kiran è talmente entusiasto che afferma che gli sembra di essere sull'Himalaya!!
Per il ritorno decidiamo di scendere seguendo la strada di servizio del rifugio, dalla parte opposta da dove eravamo saliti. Non so come e non so il perché, ma a un certo punto era in atto una vera e propria battaglia di palle di neve, con tanto di feriti (Fabio colpisce involontariamente Paola in faccia, che rimane traumatizza per alcuni secondi!), Kiran, Danilo, Angelo e Deborah sommersi parzialmente dalla neve... Kiran non vedeva l'ora...ormai è un rito da quando dalla prima volta in cui è stato sommerso di neve da alcuni buon temponi, ogni uscita aspetta solo questo momento (magari pensa...questa volta se ne sono dimenticati...). Scendiamo verso le macchine contenti, anzi entusiasti di quest'ultima uscita invernale con il CAI, adesso ci aspetta il ritorno alla stressante vita quotidiana, ma carichi di entusiasmo per la giornata trascorsa...
Malati di Montagna





martedì 11 marzo 2008

...ricalchiamo gli antichi passi

Domenica 9 marzo 2008, niente neve e niente ciaspole, oggi ripercoriamo un tratto del Sentiero del Viandante da Varenna a Corenno Plinio, un'antica via di comunicazione sulla sponda orientale del lago di Como. Arriviamo a Varenna alle 8.30 circa, passata piazza S. Giorgio, ci dirigiamo verso la stazione ferroviaria, dove parcheggiamo l'auto, scendiamo a far colazione al bar dell'albergo Beretta. Sono le 9.00, caricati gli zaini in spalla, oltrepassiamo il ponte e arriviamo in breve nei pressi dell'albergo Monte Codeno, dove dei cartelli posti dal comune ci indicano la via per il castello di Vezio. Notiamo anche le placche di colore arancio che indicano il percorso del Sentiero del Viandante e che ci faranno da segnavia per tutto il percorso. Arrivati a Vezio visitiamo il borgo e il castello con le sue alte torri a divesa del territorio, riprendiamo il sentiero passiamo su antico ponte e in breve arriviamo alla cappella porticata della Madonna di Campallo. Fra prati e terrazze arriviamo alla frazione di Regolo, scendiamo un breve tratto la provinciale per Perledo, la si segue fino al tornante successivo dove si imbocca Via Cava Bassa. Riprendiamo la mulattiera fra alti muri di sostegno, dopo un breve tratto di salita si raggiunge la strada per Regoledo, la zona porta l'inquietante nome di Bosco delle Streghe, accanto a una chiesuola dedicata alla Sacra Famiglia scende un sentiero che in breve porta alla parocchiale di Gittana. Dal cimitero sulla sinistra si riprende il sentiero, passiamo sopra alla vecchia funicolare per Regoledo, dove nel 1858 era stato aperto uno stabilimento di idroterapia, fatti pochi altri passi si affianca una cappella e usciti dal bosco si arriva a un bel complesso di costruzioni rurali. Oltrepassato il ponticello sulla valletta di Biosio, si scende verso Bellano, dopo la cappella della Madonna Addolorata si arriva sulla provinciale, volgendo a destra dopo pochi metri, si riprende il sentiero che in breve arriva sul ponte del torrente Pioverna, l'Orrido e la chieda di S. Rocco. Sulla sinistra della chiesa si segue l'erta via per Ombriaco, dal lavatoio si prosegue verso sinistra intersecando più volte l'asfalto, arrivando fino all'ampio prato del Santuario di Lezzeno, dove decidiamo di fare la meritata sosta pranzo. Dopo la dovuta pausa si segue la via tra le case, raggiunto l'abitato antico, si attraversa la carozzabile per poi scendere verso uno stretto vallone, superati diversi valloni tra cui la valle dei Mulini, si arriva al colmo di una breve salita. Decidiamo di non scendere a Oro ma di salire verso Pendaglio, sembra di essere tornati indietro nel tempo, le vie strette e buie, il lavatoio, la fontana... Dal paese seguiamo il sentiero in discesa che in breve raggiunge una strada sterrata, la seguiamo fino ad arrivare a incrociare di nuovo i cartelli del Sentiero del Viandante. Oltrepassata l'ombrosa Valle Grande si entra nel comune di Dervio, passate le balze dei Ronchi, il sentiero procede sulla viva roccia, degrada lentamente fino a raggiungere la vecchia strada nazionale, arrivati al crotto del Céch siamo orami alle porte di Dervio. Percorriamo il lungo rettifilo della via Duca d'Aosta, dopo il ponte sul torrente Varrone, il percorso piega a destra arrivando in breve sulla strada accanto ad una fontana. Tralasciata la gradonata che sale al castello, seguiamo le indicazioni del sentiero che in breve ci porta a intersecare di nuovo la strada asfaltata. Ci portiamo sulla parte opposta della strada arrivando alla rotonda, purtroppo l'urbanizzazione e l'insistente superstrada hanno deturpato la zona, seguiamo la via al Monastero sempre su asfalto, si passa accanto al vecchio monastero e superata una condotta, riprendiamo a camminare sull'originale acciottolato fino al pittoresco nucleo di Corenno Plinio, con il suo castello, sono le 15.00 circa e comincia a piovere, ma siamo contenti di aver percorso un tratto di un'antica via di comunicazione, che ha lasciato dietro di se una pagina di storia importante del lago di Como. Per il ritorno abbiamo deciso, di ritornare a Dervio e prendere il treno per Varenna (circa 20/30 minuti da Corenno a Dervio).
Malati di Montagna





lunedì 3 marzo 2008

...ecco a voi sua maestà ill Monte Bianco

Oggi 2 marzo 2008 ci trasferiamo in Val di Rhemes nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Partiamo alle 9.40 circa da Coveyrand 1202 m, frazione di Rhemes Saint Geroges, lasciamo l'auto nel parcheggio davanti alla chiesa con il suo caratteristico cimitero. Risaliamo la strada poderale, dopo un paio di tornanti ed un tratto in leggera pendenza incontriamo un bivio, seguiamo il percorso verso sinistra indicato da alcuni cartelli in legno, poco dopo sulla destra a inizio il sentiero 3. La neve non è molta e quella rimasta si è trasformata in ghiaccio, seguiamo il sentiero ben marcato che si inoltra nel fitto bosco d'abeti, il sole non è ancora arrivato ma la giornata è di quelle da rimanere in maglietta... Il sentiero incrocia per circa due volte la strada poderale, mettiamo le ciaspole ma quasi subito dopo le togliamo poca neve, si rischia solo di romperle e di farsi male, arriviamo all'alpe Champromenty 1818 m, dove lasciamo il sentiero e proseguiamo in salita sulla strada ben innevata... Finalmente il sole, ma anche tanta neve, alcuni sono rimasti indietro per cui lascio andare i più scalpitanti, arriva Flavio che oggi è la sua prima volta da capogita, decidiamo di darci il cambio, per cui io rimango con il gruppetto di coda e lui raggiunge i primi cercando di farli rallentare un pò, se ci riesce! Saliamo con calma senza fretta con passo regolare, oggi tutti devono salire, perchè il panorama è eccezionale, ed ecco come d'incanto il massiccio del Monte Bianco, il Dente del Gigante 4.013 m, la Grand Jorasse..., rimaniamo a bocca aperta, Rosa che è la prima volta che viene a una gita del CAI è entusiasta e comincia a scattare foto a raffica... Con due lunghissime diagonali nel lariceto arriviamo al Col du Mont Blanc 2171 m. Sono le 13.40 la fame si fa sentire, proseguiamo fino al casotto dei guardiaparco dove ci aspettano gli altri. Prima di azzannare i panini decidiamo di salire al modesto affioramento calcareo del Mont Blanc 2205 m, con ampie vedute sulla Valle Centrale. L'anno scorso era bello perchè aveva nevicato la notte prima, ma che fatica battere la traccia... quest'anno è ancora più bello perchè vedo negli sguardi di quelli che sono venuti tanta contentezza e felicità. Ci tocca purtroppo scendere, dopo la consueta foto di gruppo con il nostro presidente di sezione Maurizio, si cerca più volte di tagliare e Jacopo non vede l'ora, è il più giovane del gruppo, fa ben sperare... La neve è pesante e quindi scendere di corsa è veramente un'impresa ardua ma ci si diverte ugualmente, anche oggi Kiran ha presa la sua dose abbondante di neve e mi sa che non è l'ultima volta.... Arriviamo alle auto che sono circa le 17.30, il sole è ancora caldo, ci dissetiamo alla piccolta fontanta dove Samuele un bambino del paese sta giocando su una rustica altalena, scendiamo verso valle ma prima di andare a casa, facciamo la sosta meritata al consueto bar, dove ci aspetta una tazza di cioccolata calda e tante buone tisane dissetanti.
Malati di Montagna