Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

giovedì 28 ottobre 2010

Gocce di resina

La resina è il prodotto di un dolore, una lacrima che cola dall'albero ferito. Quelle gocce giallo miele, non scappano, non scivolano via come l'acqua, non abbandonano l'albero. Rimangono incollate al tronco, per tenergli compagnia, per aiutarlo a resistere, a crescere ancora. I ricordi sono gocce di resina che sgorgano dalle ferite della vita. Anche quelli belli diventano punture. Perchè, col tempo, si fanno tristi, sono irrimediabilmente già stati, passati, perduti per sempre. Gocce di resina sono piccoli episodi, aneddoti minimi, spintoni che hanno contribuito a tenermi sul sentiero.Proprio perchè indelebili sono rimasti attaccati al tronco. Come fili di resina emanano profumi, sapori, nostalgie.Tutto quello che ci è accaduto, o che abbiamo udito raccontare ha lasciato un segno dentro di noi, un insegnamento, o , quantomeno, ci ha fatto riflettere. La vita, nel bene e nel male, è maestra per tutti.
Mauro Corona


domenica 24 ottobre 2010

al rif. Crête Sèche tra fiocchi di neve e squarci di sereno...

Dall'uscita Aosta Est, proseguiamo sulla strada per il Gran San Bernardo, dopo la galleria svoltiamo a destra per la Valpelline, all'altezza di Dzovenno svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per il rifugio e in breve arriviamo a Ruz 1695 m dove lasciamo l'auto.
Dal parcheggio raggiungiamo la palina segnavia posta all'inizio delle case, proseguiamo sulla strada poderale per un breve tratto per poi abbandonarla all'altezza di un'edicola votiva sulla destra, il sentiero è sempre ben segnato con alcune frecce gialle e interseca varie volte la sterrata, attraversata una pietraia si continua lungo una pista agricola, passato su un ponte il torrente Crête Sèche in vista dell'alpe Primo si svolta decisamente a sinistra. Iniziano a cadere alcuni fiocchi di neve, ma sembra che siano solo trasportati dal vento, passiamo tra i prati per poi ritornare a salire nel bosco arrivando nuovamente sulla strada sterrata, dove ci si presenta un bivio, come da programma proseguiamo per la via diretta (scorciatoia!?!), tralasciando la normale che utilizzeremo per il ritorno. Il sentiero risale ripido il dorso di una morena ricoperta nel primo tratto dalle conifere, per poi diradarsi tra gli arbusti di ginepro, iniziamo a intravedere la costiera dell'Aroletta, alle nostre spalle un pallido sole cerca a sua volta di farsi breccia tra le nuvole, dopo aver costeggiato alcuni paravalanghe sulla sinistra e superato un masso denominato "Berrio di Governo" arriviamo sul dosso panoramico dove sorge il rifugio Crête Sèche 2389 m, di proprietà del CAI Aosta è stato inaugurato nel 1984, dispone di 70 posti letto,  telefono 0165 730030-764062, www.rifugiocreteseche.com.
Dopo un breve consulto decidiamo di provare a proseguire verso il bivacco Spataro, dal bivio proseguiamo seguendo il sentiero che si alza alla sinistra del rifugio, all'altezza della cascata a circa 2500 m decido di fermarmi, la neve ormai ricopre quasi completamente le rocce e le lastre di ghiaccio sul sentiero sono sempre più frequenti. Avverto Danilo che invece decide di andare avanti accodandosi ai due che lo precedono. In seguito, racconterà che il ghiaccio e la neve rendevano difficile procedere e attraversare il torrente ghiacciato, sentendo l'acqua che scorreva sotto e gli scricchiolii, dava qualche "piccolo" brivido. 
Ritornato al rifugio entro nel rifugio invernale, subito sulla destra c'è uno scafale adibito a dispensa dove c'è davvero di tutto, dal cibo alle vettovaglie, sulla sinistra un tavolo con le panche, sempre a destra si entra nell'ampio locale adibito a dormitorio, con tre letti a castello e uno singolo e due tavoli in legno, tutto è pulito e in ordine. Mentre aspetto Danilo mi verso un bicchiere di te caldo, prendo un piccolo sgabello esco sul terrazzino e rimango seduto in silenzio con la testa completamente vuota da ogni pensiero, senza che me ne accorga sopra di me le nuvole si diradano ed ecco apparire l'azzurro del cielo, anche se fa freddo rimango fermo, immobile, non posso chiedere altro...
Mentre firmo il libro del rifugio arriva Danilo, ci accomodiamo all'interno e assieme mangiamo qualcosa, poi decidiamo di farci una tazza di caffè caldo, rimesso a posto il tutto, chiudiamo la porta e a malincuore e ci rimettiamo in cammino, scendiamo a ritroso per un breve tratto fino al bivio, dove svoltiamo a sinistra seguendo le frecce gialle e il segnavia 2. Perdiamo quota gradatamente arrivando alla sorgente denominata "Berrio de la Bosse", trascurata la scorciatoia sulla destra continuiamo seguendo l'ampia traccia, con alcuni tornanti arriviamo ad una baita isolata in corrispondenza della strada poderale che seguiamo. Dopo aver percorso un lungo tratto, a un certo punto sulla sinistra si stacca il sentiero contrassegnato da un freccia gialla, riprendiamo la strada sterrata poco più a valle, rimanendo in quota sul profondo canyon dove scorre il torrente Moulin arriviamo al tornante dove avevamo al mattino seguito la ripida scorciatoia, da qui ora riprendiamo il percorso già fatto fino a Ruz.
Fortunati col tempo, forse, MALATI DI MONTAGNA, sicuramente, questa è la stagione che preferisco dove tutto sembra che stia per addormentarsi prima dell'inverno...
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

questo mondo meraviglioso chiamato MONTAGNA... 


rifugio Crête Sèche


cielo azzurro e sole...!!!


verso il bivacco Franco Spataro


sabato 16 ottobre 2010

fratello sole e sorella luna

domenica 10 ottobre 2010

Tra gli antichi borghi di Savogno e Dasile

Era il 2002 quando per la prima volta salivo a Savogno e Dasile e come allora anche oggi ho avuto quella strana sensazione di fare un tuffo nel passato. Dopo Chiavenna proseguendo per il passo dello Spluga raggiungiamo Borgonuovo, dopo qualche minuto svoltiamo a sinistra in corrispondenza del cartello con le indicazioni per la Cascata dell'Acqua Fraggia, tralasciato il primo parcheggio si continua raggiungendo la chiesa di S. Abbondio, oltre la carreggiata si restringe, passa tra alcune case e dopo qualche tornante termina in un ampio parcheggio 470 m circa.
Ultimati i preparativi ci dirigiamo verso la palina segnavia con indicate le possibili destinazioni, l'ampia mulattiera a gradini inizia a salire gradatamente in un bel bosco di castagni, superate alcune vecchie baite arriviamo ad un bivio. Seguendo le indicazioni giriamo a destra, poco dopo sulla sinistra incontriamo il crotto Cànoa, oggi è in programma una festa e alcune donne e uomini sono in fermento con i preparativi. Ripidamente iniziamo a salire seguendo i segnavia di vernice bianco/rossi, arrivati in un tratto, in piano troviamo un bivio vicino a una piccola cappella con una madonna, abbandoniamo il sentiero che prosegue diritto per Savogno e svoltando a sinistra seguiamo il ripido sentiero per Dasile. Questo sentiero è scarsamente usato, la gran parte delle persone preferisce salire da Savogno seguendo l'ampia mulattiera, ma noi siamo Malati di Montagna e le cose facili non ci piacciono, man mano che saliamo ci accorgiamo di quanto è ripido il percorso, alcuni tratti sono scavati nella roccia e altri protetti da un cavo, peccato che la giornata non sia limpida altrimenti potremmo godere degli ampi panorami sulla valle e sulle cime che ci circondano, ma non tutte le ciambelle escono con il buco!!! Attraversato un ruscello passiamo accanto a una baita e risalendo tra antichi terrazzamenti ormai abbandonati arriviamo ai prati sottostanti di Dasile 1032 m, raggiunta la chiesa di San Giovanni Battista, eretta nel 1689, ci infiliamo tra le viuzze raggiungendo la grande fontana, non c'è nessuno e il silenzio è rotto solo da alcuni asinelli che al nostro passaggio ci vengono incontro. Da sotto la chiesa iniziamo a scendere percorrendo la bella mulattiera, mentre ci avviciniamo a Savogno si sente sempre più forte il rombo della Cascata dell'Acqua Fraggia, attraversato il ponte sul torrente omonimo dalla parte opposta sulla sinistra si può osservare l'antica segheria ad acqua in buono stato conservativo. In pochi minuti passando accanto al cimitero arriviamo al rifugio Savogno 932 m, l'edificio era in origine la scuola elementare, inaugurata nel 1961 e pochi anni dopo chiusa a causa del lento spopolamento del paese, solo negli anni 90 fu ristrutturata e trasformata nell'accogliente rifugio che è oggi.
Considerando la giornata umida e fredda decidiamo di entrare a mangiare qualcosa di caldo, consiglio a chi viene da queste parti di venire a fare un salto al rifugio, oltre all'accoglienza calorosa il vostro palato verrà allietato dall'ottima cucina, superbi i gnocchetti di Chiavenna. Dopo aver pagato il conto facciamo quattro passi tra le case di Savogno, il borgo ebbe notevole sviluppo a partire dal XV sec., la chiesa dedicata a San Bernardino da Siena sorse nel 1465, mentre il campanile unico in Valchiavenna a conservare le sue le sue linee originarie venne costruito vent'anni dopo, qui fece il parroco l'apostolo dei poveri don Luigi Guanella tra il 1867-1875.
Da sotto la chiesa iniziamo a scendere lungo la ben conservata mulattiera selciata, dopo alcuni tornanti in corrispondenza di una palina segnavia giriamo a destra seguendo il sentiero B31 verso Cranna/S. Abbondio di Piuro, dopo un breve tratto in leggera discesa scendiamo velocemente fino ad arrivare ad un ponticello che attraversiamo, prima però veniamo deliziati dalla visione di una piccola cascata che finisce in una grossa pozza d'acqua. Al seguente bivio svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per il "Sentiero Panoramico dell’Acqua Fraggia", è un percorso ripido ma ottimamente attrezzato con funi metalliche e nei punti più ostici con alcune scale a gradini metallici, a circa meta percorso una deviazione sulla destra ci conduce su una sorta di piccolo balcone dal quale si può osservare la cascata nel suo splendore.
Arrivati alla fine del sentiero ci ritroviamo alla frazione di Sarlone da dove seguiamo la strada asfaltata per un breve tratto per poi deviare a destra e passando tra le case arriviamo ai piedi della cascata dove veniamo rinfrescati dalle gocce trasportate dal vento, proseguendo ora sulla sterrata che costeggia il torrente arriviamo al primo parcheggio 410 m. Da qui seguiamo la strada asfaltata percorsa al mattino con l'auto, poco dopo la chiesa di San Abbondio si stacca una larga mulattiera scalinata che intersecando un paio di volte la strada ci riporta al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto 475 m.
Due borghi arroccati alla montagna, difficilmente individuabili dalla valle, un salto indietro nel tempo, dove bisognava vivere con le proprie forze e con quello che la montagna poteva dare, ad arricchire la giornata sicuramente è il Monumento Naturale delle Cascate dell’Acquafraggia un'opera d'arte straordinaria della natura!!!
Malati di Montagna: Franco, Luisa, Danilo, Deborah e Fabio

cascata dell'Acqua Fraggia - Deborah, Danilo, Luisa e Franco


Savogno tra le nebbie autunnali


la montagna offre questo e tanto altro...


come si fa a non volergli bene!!!


in rosso il percorso effettuato 

domenica 3 ottobre 2010

nel cuore della Grigne....al rifugio Elisa 1513 m

Da Lecco costeggiamo il lago sulla provinciale 72, usciti a Mandello del Lario, proseguiamo fino ad arrivare alla rotonda vicino allo stabilimento della mitica Moto Guzzi, giriamo a destra e seguendo le indicazioni arriviamo a Rongio 395 m. Lasciata l'auto nel parcheggio accanto al campo sportivo raggiungiamo la piazzetta del paese, proseguiamo per via Rossana dove troviamo subito un palo segnavia, senza possibilità di sbagliare seguiamo a sinistra l'ampia carrareccia selciata contrassegnata con il n. 14 e 18, dapprima in piano e poi in leggera salita arriviamo alla fontana della Cascina Sassino 421 m. Continuiamo nel bosco alternando visioni sulla vicina Val d'Era, entriamo ora nella stretta valle del Fium d'Ora passando su un ponte, con media pendenza arriviamo ad un acquedotto e successivamente attraversate alcune vallette arriviamo nella stretta gola scavata dal torrente Méira dove termina la carrareccia. Arrivati sulla sponda opposta aiutati da un ponte di ferro iniziamo a salire sul sentiero gradinato, dopo pochi minuti una deviazione sulla destra conduce all'acquedotto imbrigliante della sorgente dell'Acqua Bianca con accanto una splendida cascata, consiglio assolutamente questa breve deviazione. Riprendiamo la salita e con una serie di ripide serpentine raggiungiamo la Ferrera o Grotta del Rame 590 m, questo è il punto centrale dell'anello che andremo a fare, dopo esserci dissetati alla fontana tralasciamo a sinistra il segnavia 18 e continuiamo sulla destra attraversando alcuni canali, dopo un breve tratto protetto da una ringhiera passiamo accanto ad alcune sorgenti, risaliti alcuni stretti tornanti riprendiamo fiato in un tratto in piano che ci conduce nel Canalone dei Medi Lunghi 880 m. Sul versante opposto riprendiamo la salita sempre su gradinato entrando nuovamente nel bosco, un'altra sequenza di tornati ci riporta nuovamente fuori dagli alberi, siamo a circa 1040 m, purtroppo il panorama sul Sasso Cavallo, sul Sasso Carbonari e sulla Cresta Federazione è parzialmente coperto dalle nuvole, ma l'ambiente attorno è ugualmente di grande fascino, siamo entrati nell'anfiteatro dolomitico delle GRIGNE...Superato un bivio riprendiamo a salire ripidamente su uno sperone erboso oltre il quale con diminuita pendenza raggiungiamo il fondo  d'una valle, risalita la zona dei Valisei arriviamo a una zona rocciosa che superiamo su di una cengia, superata una successiva valletta erbosa arriviamo in fondo alla Val Cassina 1250 m. Dopo un tratto tra l'erba  ed aggirati alcuni costoni arriviamo ad un bivio 1290 m, tralasciando per ora la deviazione per La Gardata poco dopo arriviamo al baitello restaurato dell'Aser, il sentiero prosegue per un breve tratto in piano e superato uno sperone giunge sul fondo della sassosa Val delle Bedole 1350 m, l'attraversiamo con alcuni saliscendi arrivando ad un dosso. Perdiamo quota leggermente e attraversata una valletta, iniziamo a risalire il versante opposto tra blocchi rocciosi, passato un canale arriviamo nella Val del Ghiaccio 1410 m, in effetti tanto caldo non fa di sicuro!!! Con una ripida salita tra gli alberi passiamo a monte di un baitello, aggirato l'ennesimo sperone risaliamo un stretta valletta con alcuni tornantini, ed ecco apparirci all'improvviso il rifugio, arrivati al fondo della Valle del Cornone in pochi minuti raggiungiamo il terrazzo del rifugio Elisa 1513 m.
Il piccolo rifugio deve il suo nome a quello della figlia di Evangelista Ferrario, socio del CAI Mandello che donò alla sezione il terreno su cui costruirlo.
I lavori iniziarono nel 1926 e furono ultimati a tempo di record, l'anno successivo il rifugio fu inaugurato alla presenza delle massime autorità del Club Alpino Italiano. La strategica posizione dell'edificio fece sì che durante la guerra partigiana diventasse un'importante base d'appoggio, durante un rastrellamento nel novembre del 1944 fu dato alle fiamme e distrutto, ma già nel 1947 fu ricostruito per riprendere la sua pacifica attività (telefono 0341 735649 - posti letto 23). Dopo esserci riposati e aver pranzato ripartiamo, giunti di nuovo al bivio vicino al baitello dell'Aser a 1290 m circa, abbandoniamo il percorso fatto al mattino e seguiamo le indicazioni a destra per La Gardata segnavia n. 20, percorriamo un tratto in piano fino ad un successivo bivio, tralasciamo la deviazione a destra per il Canalone di Val Cassina, il sentiero ora diviene strettissimo, passiamo accanto a una baita per poi iniziare a salire fino alla Sella della Pertica 1318 m. Seguendo i segni di vernice gialli iniziamo a scendere, questo è l'unico tratto dove bisogna prestare un po' di attenzione, il ripido sentiero scende praticamente in modo diretto dallo sperone erboso dello Zucco di Pissavacca, giunti fuori dal bosco in breve arriviamo ai prati dove sorge La Gardata 1042 m. Eletta sede del comando della brigata Cacciatori delle Grigne (poi 89a Poletti), durante un rastrellamento nel 1944 venne data alle fiamme, i partigiani che erano al suo interno però avverti da alcuni compagni provenienti da Santa Maria riuscirono a fuggire. Accanto alla fontana seguiamo il sentiero n. 18 indicato da un palo segnavia, con alcuni tornati perdiamo subito quota, attraversato il colatoio della Valle di Pissavacca il percorso ora scende con più moderazione, al seguente bivio continuiamo seguendo le indicazioni per Rongio, rimaniamo meravigliati dell'ottimo stato conservativo della mulattiera selciata che con una serie di tornanti sostenuti da possenti muri a secco scende fino ad arrivare di nuovo alla Ferrera. Da qui riprendiamo il medesimo percorso fatto al mattino, arrivati alla piazzetta di Rongio facciamo una visita alla piccola chiesetta di Sant'Antonio, poi soddisfatti della giornata trascorsa raggiungiamo il parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto.
Bellissimo itinerario ad anello nel cuore dell'anfiteatro dolomitico lombardo, il dislivello anche se è di 1200 m si svolge in gran parte su buoni sentieri e bellissime mulattiere sempre ben segnalati.
Malati di montagna: Danilo e Fabio

angoli nascosti che aspettano solo di essere scoperti...


stiamo per varcare l'anfiteatro dolomitico lombardo...


guglie...pinnacoli...spuntano tra le nuvole...


...eccoci al rifugio Elisa 1513 m