Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 21 maggio 2017

Alla Cima Fiorina, nel cuore della Valsolda

La Cima di Fiorina (Cima di Fojorina, sulla CNS) è la cima più alta della Valsolda, una valle di montagne che si affaccia sul Ceresio, resa celebre dal romanzo di Fogazzaro “Piccolo Mondo Antico”. Sono diversi gli itinerari che portano alla vetta, sia dal lato italiano che da quello svizzero. Il percorso qui proposto è un itinerario ad anello che si snoda nel cuore della Riserva Naturale Integrale Valsolda. Questa foresta, che fa parte delle foreste regionali lombarde, presenta un patrimonio faunistico e botanico molto pregiato. Nel 2004 è stata inserita tra i siti di interesse della Comunità Europea come Zona di Protezione Speciale (ZPS) perché ha mostrato di possedere habitat rari e poco antropizzati. Uno dei tanti piccoli gioielli della Lombardia che meriterebbero di essere conosciuti meglio, e che invece pochi possono dire di aver visitato.
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Lorenzo, Silvio e l'homo selvadego


Cima di Fiorina 1810 m (Cima di Fojorina, sulla CNS)







alpe Fiorina salendo verso la bocchetta del Boi


guglie e rocce non mancano....




ma anche ii panorami non mancano...




verso Cap. S. Lucio, Via Monte Cucco


dettagli e traccia gpx

venerdì 19 maggio 2017

Le otto montagne

Noi diciamo che al centro del mondo c’è un monte altissimo, il Sumeru. Intorno al Sumeru ci sono otto montagne e otto mari. Questo è il mondo per noi. […] E diciamo: avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?


"Qualunque cosa sia il destino, 
abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa".

La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all'altro, silenzio, tempo e misura. Lo sa bene Paolo Cognetti, che tra una vetta e una baita ambienta questo potentissimo romanzo.

sabato 13 maggio 2017

La semisconosciuta cima del monte Mazzaro

Si parte dal Santuario di San Giovanni, unico in Italia a essere dedicato a San Giovanni Battista. Il sentiero fino all'alpe Bele non presenta particolari difficoltà, dopo l'alpeggio il sentiero diventa molto ripido e purtroppo tende a sparire, per cui bisogna stare molto attenti ai rari segnavia, talvolta nascosti tra l'erba alta. È una montagna poco conosciuta, ma grazie alla sua posizione centrale si gode di un panorama a 360°. Non abbiamo incontrato nessuno ne a salire, ne a scendere, ma prima d'arrivare all'alpe Selle di Bele, un'aquila reale ci è venuta incontro volteggiando per qualche istante sulle nostre teste e a mio modesto parere è stato il più bell'incontro che potessimo avere. Escursione consigliata per veri "malati di montagna"....!!!

Dall'autostrada A4 Milano/Torino si esce al casello di Carisio e seguendo le indicazioni si arriva a Biella, da dove si prosegue sulla strada provinciale 100 fino a raggiungere il bivio subito dopo il ponte Concresio, poco prima d'arrivare a Rosazza. Si svolta a sinistra e dopo circa 2 km si arriva al Santuario di San Giovanni, l'auto la si può lasciare nel comodo piazzale posto al suo interno (1020 m).
Dall'entrata del Santuario si attraversa la strada asfaltata e nei pressi di alcuni pannelli didattici si imbocca la mulattiera (E26) che sale costeggiando la Via Crucis fino alla Torre Campanaria. Seguendo la strada sterrata in breve si arriva al grazioso borgo di Bussetti (1095 m), lo si attraversa seguendo Via delle Focacce e dopo l'ultima casa, prima d'attraversare un torrentello, si abbandona il sentiero che prosegue in piano e si devia a destra seguendo i segnavia bianco/rossi (E26). Ci si alza ripidamente all'interno di un bel bosco, lasciando sulla destra alcune abitazioni, per poi riprendere a seguire verso sinistra la mulattiera. In falsopiano con un lungo mezzacosta si attravera una bella faggeta in direzione dell’imbocco dello scosceso vallone di Bele. Abbandonato il bosco di faggi, la mulattiera si trasforma in un bel sentiero che svoltando a destra inizia a guadagnare quota tra le betulle, passando dopo qualche minuto al di sopra di una grossa cava di sienite. Attraversato un tratto in cui il sentiero è stato scavato nella roccia, si entra nel suggestivo vallone dominato dal M. Tovo. Si guadagna quota risalendo il versante orografico sinistro su terreno aperto, fino a raggiungere il ripiano dove sono adagiate le diroccate baite di Bele (1360 m). Oltrepassato l'alpeggio bisogna fare attenzione ai segnavia bianco/rossi, si piega inizialmente verso sinistra in direzione di uno dei rami del torrente Bele e in seguito si risale con pendenza via via più sostenuta sul lato destro del vallone raggiungendo un piccolo ripiano erboso. Da qui inizia il tratto più ripido e faticoso del percorso, si passa a monte di una guglia rocciosa per poi continuare su esile traccia risalendo un pendio ricoperto da erba olina, fino a raggiungere in posizione panoramica l'alpeggio Selle di Bele (1672 m). Seguendo il sentiero a sinistra delle costruzioni si guadagna la sovrastante cresta spartiacque con il vallone della Pragnetta (Gragliasca). Si svolta a destra e dopo alcuni saliscendi con un'ultimo strappo si arriva sulla cima del del Monte Mazzaro, su un masso viene riportato il nome e la quota altimetrica (1739 m). Straordinario il panorama verso il M. Tovo e Camino e le montagne che fanno da cornice alla Valle Cervo. Il rientro avviene seguendo l’itinerario di salita.
Malati di Montagna: Lorenzo, Pg, Danilo e l'homo selvadego

Santuario San Giovanni
Il più antico documento risale al 1512 e si riferisce a San Giovani Battista della balma (grotta, caverna, spelonca) dove tuttora è conservata la statua lignea del santo, ma il culto di San Giovanni ha origini più remote; si tramanda che la statua del precursore fosse stata più volte dai pastori spostata agli alti pascoli e che ritornasse sempre nella grotta.



Via Crucis


Il campanile, ubicato nella faggeta ed in posizione isolata, da dove la sua voce si sente in quasi tutti i cantoni della valle, possiede probabilmente la più grande e pesante campana del biellese (da cui "Campanone"), fusa sul posto nel 1764 da una precedente campana.


Cà di Bussit


magic moments...!!!


fuori dal bosco inizia lo spettacolo...


alpe Bele


bellissima salita...


stanno arrivando le nuvole...


Genziana


il sentiero sembra che non ci sia...in effetti sta scomparendo...


il vallone risalito...


alpe Selle di Bele...purtroppo in completo stato di abbandono...


la cresta che sale al M. Mazzaro e che prosegue verso il M. Tovo


pochi meri ancora e finalmente si arriva in cima...


....spettacolo...



sopra ai 2000 m ancora tanta neve...!!!




dettagli e traccia gpx


domenica 7 maggio 2017

L'anello all'Eremo di Vercio, ai margini del Parco Nazionale della Val Grande

L’alpe Vercio è situata nel comune di Mergozzo, in provincia di Verbania e si estende sopra un ampio pianoro che domina il Verbano, il Cusio e la bassa Ossola. Qui don Piero Udini ha dato vita a un Eremo dove accoglie chi desidera vivere l’esperienza del silenzio e della meditazione. Il gioiello dell’Eremo è la chiesetta della Madonna del Vercio, di cui don Piero si occupa da oltre sessant’anni.


L'anello si svolge nella prima parte su una bella mulattiera, per poi proseguire su comodo sentiero recentemente risistemato e contrassegnato da nuovi segnavia bianco/rossi. Si consiglia una sosta al rifugio Fantoli all'alpe Ompio, dove potete riposarvi e rinfocillarvi, prima di intraprendere la via del ritorno.

Si percorre l'autostrada A26 (Gravellona Toce) fino all'uscita di Verbania. Attraversato il fiume Toce, si svolta a sinistra raggiungendo in pochi minuti l'abitato di Mergozzo. Dopo aver oltrepassato il semaforo all'ingresso dell'abitato, si imbocca sulla sinistra Via Bracchio che si segue fino a  raggiungere la frazione di Bracchio (300 m). Lasciata l'auto nel parcheggio nei pressi del monumento ai caduti, si seguono le indicazioni sulla palina segnavia (A52 - A54), raggiungendo in breve Piazza Fontana. Si svolta a destra in Via Zanotti verso la parrocchiale dedicata ai Santi Carlo e Marta che si contorna verso sinistra, iniziando poi a salire tra le abitazioni. Lasciata a sinistra la cappella raffigurante la Madonna di Re con S. Antonio e S. Bernardo in breve si arriva a un bivio, tralasciata l'indicazione a destra per Bosco Piano/Ompio (A54) da dove poi si farà ritorno, si prosegue sulla bella mulattiera lastricata che conduce a Vercio. Inizialmente si sale accanto al ruscello costeggiando un muro di recinzione e attraversato il torrente della valle delle Noci su un ponte in legno, si continua a guadagnare quota costantemente in un bel bosco di castagno raggiungendo una cappella raffigurante la Madonna col Bambino. Da questo balcone naturale si ha uno splendido panorama su Bracchio, il Lago di Mergozzo e il lago Maggiore. La mulattiera prosegue verso sinistra giungendo ad un gruppo di baite diroccate (Curtghei) racchiuse fra due torrentelli. Si continua a salire e dopo un tratto pianeggiante si attraversa il torrente Rescina, per poi proseguire sopra le baite del "Curt set sui". Dopo un'ulteriore salita si passa a poca distanza da alcune baite recentemente restaurate "Runc Taian" e attraversati alcuni ruscelli, si affronta l'ultimo ampio tratto finale fino a raggiungere una barra e il cartello dell'Eremo di Vercio. Usciti dal bosco ci si ritrova in un'ampia radura, dove in mezzo a prati perfettamente curati, si possono ammirare nella stagione della fioritura azalee, rododendri, ortensie e camelie. In questo luogo incantevole, tra le baite accuratamente ristrutturate dell'alpe Vercio (900 m), vale la pena soffermarsi ammirando il grandioso panorama che si può osservare sul vicino lago di Mergozzo, sul lago Maggiore, il lago d'Orta, il lago di Varese e il lago di Monate. Ma anche anche sulle cime che fanno da cornice, tra cui il Mottarone, l'isolato Montorfano, il Massone, i Corni di Nibbio e la cima del Faiè. Sulla sinistra si può anche vedere la famosa cava di Candoglia, da cui proviene il marmo che compone il Duomo di Milano. Raggiunto l'Oratorio dedicato alla Madonna di Vercio, si scendono i pochi gradini a destra, per poi proseguire su sentiero verso le vicine baite dell’alpe "Curt di Nus". Tralasciato il sentiero che sale a sinistra verso il M. Faiè, si inizia a percorre un lungo tratto a mezzacosta, alternando alcuni saliscendi fino a raggiungere la strada nei pressi dell'alpe Ruspesso (950 m). Si consiglia una breve deviazione verso il rifugio Fantoli all'alpe Ompio aperto ogni fine settimana, raggiungibile seguendo la strada sterrata in circa 10/15 minuti (per info 3405783883). Dalla palina segnavia si seguono le indicazione per la Cappella di Erfo/Bracchio/Mergozzo (A54) e dopo aver percorso per alcuni metri la strada asfaltata la si abbandona per seguire sulla destra il sentiero. Si perde leggermente quota costeggiando un muretto a secco fino a raggiungere la cappella del Roccolo. Dalla cappella si inizia a scendere in maniera più decisa, a volte intersecando a volte percorrendo per brevi tratti la strada asfalta. Arrivati alla cappella di Erfo si abbandona definitivamente la strada asfaltata e dalla palina segnavia si inizia a scendere attraversando un fitto bosco, con alcuni vecchi castagni. Seguendo gli evidenti segnavia con un lungo traverso verso destra si arriva ai nuclei di baite di Boscopiano (440 m), per poi proseguire seguendo la mulattiera tra alti muretti a secco. Oltrepassata una cappella, si passa accanto ad alcune baite ristrutturate, ritornando in breve a Bracchio.
Malati di Montagna: Lorenzo, Silvio, PG e l'homo selvadego

Bracchio
Chiesa di San Carlo Borromeo e Santa Marta


la splendida mulattiera che sale all'Eremo









la zona dell'Eremo...






Eremo di Vercio
Nell’Ottocento l’oratorio, dedicato inizialmente a San Giuseppe, divenne un centro di devozione mariana tanto da essere comunemente chiamato chiesa della Madonna di Vercio.


All’alpe Vercio don Piero Udini (classe 1923) ha dato vita a un Eremo dove accoglie chi desidera vivere l’esperienza del silenzio e della meditazione. Il gioiello dell’Eremo è la chiesetta della Madonna del Vercio, di cui don Piero si occupa da oltre sessant’anni e nella quale celebra la messa tutte le mattine alle sei nei giorni feriali e alle dieci la domenica e i festivi.


sulla via del ritorno