IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 24 maggio 2020

Funghi di Rezzago, Monte Barzaghino, Dosso Mattone e Croce di Pizzallo

Escursione ad anello che si svolge all'interno del Triangolo Lariano, tra secolari castagneti e curiose architetture naturali, i “Funghi di terra” di Rezzago (in dialetto locale“Fung de tera”). Punto più elevato è il Monte Barzaghino, da dove si ha un buon colpo d’occhio sulla pianura. I sentieri sono tutti ben contrassegnati e a ogni bivio è sempre presente una palina segnavia, unico tratto in cui bisogna prestare attenzione, sopratutto in caso di pioggia, è la ripida discesa da Piazza Dorella a Fiorana.

Si segue l’autostrada A9 Como-Chiasso fino all’uscita di Como Est, per poi continuare sulla A59. Attraversato Como, si prosegue prima sulla Strada Provinciale Ex Strada 342 e poi sulla Strada Statale 639. Oltrepassato l'abitato di Erba si continua sulla Strada Provinciale 40 fino a Canzo, per poi proseguire fino ad Asso. La macchina si consiglia di lasciarla nel comodo parcheggio in Piazza Mercato (Via dei Pareli), o se si ha la fortuna nei pochi posti nei pressi del Ponte Oscuro da dove inizia l’escursione. Dal parcheggio si raggiunge la chiesa e risalendo l’acciottolata Via G. Merzario si arriva a un bivio, si scende a sinistra lungo Via Ponte Oscuro arrivando in breve all’inizio dell’escursione. Dalla palina segnavia si segue Via Roncaglia in direzione dei Funghi di Terra/Enco. Dopo poche decine di metri si svolta a destra e si inizia a risalire in maniera costante l’ampia mulattiera cementata fino a raggiungere un bivio. Tralasciata a sinistra l’indicazione per Fiorana/Croce di Pizzallo da cui poi faremo ritorno, si continua a seguire l'indicazione per i Funghi di Terra. L’ampio sentiero si inoltra nel bosco raggiungendo dopo un lungo tratto un bivio. Si scende a destra e dopo aver guadato alcuni torrentelli si arriva nei pressi di una radura dove sorge la Chiesetta della Buona Morte, con accanto un grosso masso erratico di granito. Si riprende a salire dietro la chiesetta, guadato un torrente il sentiero ben scalinato sale ripidamente fino a raggiungere il cartello con indicato il Fungo n. 2. Abbandonato momentaneamente il sentiero si svolta a sinistra e attraversato un ponticello, si sale fino a raggiungere il pannello che descrive il Fungo di Terra. Ripreso il sentiero, si continua a salire seguendo il sentiero protetto da una staccionata in legno, raggiungendo in pochi minuti il bivio per il Fungo n. 1. Dopo la doverosa visita al monumento naturale, si prosegue fino ad arrivare alla Selva di Rezzago, un terrazzo morenico sul quale si può ammirare un bosco a dir poco fiabesco, formato da più di 1400 castagni, molti dei quali ultracentenari. In falsopiano si attraversa il bosco incrociando poco dopo una strada sterrata. Tralasciata a destra l'indicazione per Caglio, si prosegue in direzione di Enco fino la palina segnavia nei pressi di un agriturismo. Si sale ora a destra verso il M. Barzaghino, il Dosso Mattone e la Fontana Tre Sassi, quest'ultime indicate su un grosso sasso. Dopo la doverosa pausa rigenerante alla fontana, si prosegue fino a raggiungere la Bocchetta da Frecc (885 m), nei pressi della quale si trova un pannello con una cartina della zona. Abbandonata la strada che prosegue verso il M. Palanzone, si segue il sentiero a sinistra. Tralasciato momentaneamente il sentiero che sale alla Croce di Pizzallo, dopo poche decine di metri si riprende a salire a destra seguendo l'indicazione per il M. Barzaghino. Il sentiero sale ripidamente il costone erboso raggiungendo il Dosso Mattone (1050 m). Splendida la visuale attorno, sulla valle sottostante fino a raggiungere le Grigne e il Resegone. Si prosegue ora alternando tratti in salita a brevi tratti in piano, fino all'inizio della cresta boscosa del M. Barzaghino. Dalla palina segnavia si segue il sentiero a sinistra che si abbassa leggermente, probabilmente il vecchio tracciato seguiva la cresta che ora è completamente invasa da grossi alberi caduti. Con un ultimo breve tratto in salita si arriva alla cima del Monte Barzaghino (1063 m), dove si può riposare comodamente seduti a un tavolo con panche, godendo del bellissimo panorama sulla pianura. Ritornati al bivio per la Croce di Pizzallo, si inizia a percorrere il sentiero nel bosco che in maniera costante sale alla croce (974 m). Seguendo i segnavia bianco/rossi si scende sul lato opposto, raggiungendo la località Piazza Dorella (855 m), qui si può decidere se scendere a destra seguendo l'indicazione per Enco/Asso FNM, oppure il sentiero verso Fiorana/Asso. Se si decide si seguire quest'ultimo, bisogna fare attenzione nel primo tratto, il sentiero scende nel bosco molto ripidamente, da evitare con terreno bagnato, utile avere con se i bastoncini da trekking. Raggiunta la mulattiera cementata in località Fiorana, si inizia a scendere verso destra fino a raggiungere nuovamente il bivio incontrato durante la salita. Da qui si ripercorre il medesimo tragitto fino ad Asso.
Malati di Montagna: PiGi e il selvadego

Asso




Chiesetta della Buona Morte
  

Funghi di terra
Sono delle curiose architetture naturali che si trovano sul fianco destro del vallone percorso dall’omonimo torrente, affluente del Lambro. Queste strutture geomorfologiche, note anche con il termine scientifico di “Piramidi di erosione”, hanno origine dal progressivo dilavamento, prodotto dalle acque piovane, dei depositi morenici, abbandonati dai ghiacciai quaternari al loro ritiro.




Lo “Jus plantandi”. Una delle peculiarità della Selva di Rezzago è data dalla presenza di alcuni castagni recanti una numerazione sul tronco. Questa singolare contrassegnatura è la prova materiale dell’esistenza, anzi della sopravvivenza, di un diritto piantivo di antica origine, che ancora oggi permette agli abitanti di Rezzago di possedere e coltivare alberi sul terreno comunale.
 

Orchidea maculata



Fontana Tre Sassi
















Narciso selvatico


dettagli e traccia gpx

domenica 17 maggio 2020

Nella piccola ed incassata Valle Viascola

Splendido giro ad anello in una natura ancora incontaminata, tra suggestive cascatelle e fitti boschi. Lungo il percorso si incontrano alpeggi ancora ben tenuti e altri in completo abbandono. Dopo aver attraversato il borgo di Monteviasco, con le case in pietra addossate le une alle altre, si scende lungo l'antica mulattiera a scalini che conta più di 1000 gradini. Prima di tornare a casa si consiglia una visita ai Mulini di Piero, dove in un'atmosfera d'altri tempi si possono osservare i mulini utilizzati per macinare il grano, costruiti nel diciottesimo secolo e restaurati nel 1997. Il sentiero è sempre ben segnalato e nei punti più pericolosi sono stati posizionati dei parapetti, bisogna solo fare attenzione nei periodi di forti piogge l'attraversamento dei torrenti. 

Da Luino sulla costa lombarda del lago Maggiore, si seguono le indicazioni per Dumenza e in seguito per Due Cossani/Curiglia. La macchina si consiglia di lasciarla nell’ampio parcheggio in località Ponte di Piero (549 m), per poi risalire il tratto di strada asfalta che in circa 15 minuti conduce a Curiglia, in modo tale da evitare questo tratto a fine escursione. Arrivati a Curiglia (670 m), si imbocca la stradina a sinistra per l’Alpe Vasco (Via Giuseppe Verdi). Seguendo i segnavia si sale verso la parte alta dell’abitato e dopo aver tralasciato a destra la deviazione per Sarona, si continua a salire in direzione Nord/Est. Giunti in prossimità di una palina segnavia, si abbandona momentaneamente la strada e si scende seguendo a sinistra l’ampio sentiero che raggiunge le prime baite del maggengo di Vasco (813 m). Attraversato l’alpeggio si risale fino a raggiungere nuovamente la strada sterrata. La si segue piacevolmente verso destra nel bosco, entrando nella selvaggia Valle Viascola, sul versante opposto appare il borgo di Monteviasco, a prima vista vicino, ma ancora irraggiungibile. Dopo aver percorso un lungo tratto a mezza costa in una suggestiva faggeta, con bella vista sulla destra orografica della valle, giunti al primo torrente la strada sterrata termina. Da qui si inizia a percorre un suggestivo sentiero, lungo il percorso bisogna guadare una serie di torrenti, alcuni dei quali con attenzione, sopratutto a inizio stagione o dopo recenti abbondanti piogge. Arrivati in un piccola e suggestiva gola rocciosa, dopo aver oltrepassato il torrente si inizia a guadagnare quota ripidamente, arrivando ben presto sul crinale boscoso che divide la parte superiore della Val Viascola. Qui dove l’orologio sembra essersi fermato, sorgono le numerose baite dell’alpe Cortetti (1048 m), purtroppo da tempo abbandonate. Il sentiero inizia a scendere attraversando il ramo principale della Val Viascola, per poi proseguire sul versante destro orografico. Il percorso prosegue piacevolmente tra splendide vedute panoramiche, spumeggianti torrentelli e fresche cascatelle. Oltrepassati i ruderi dell’alpe Fontanella si arriva su un balcone naturale, sormontato da una piccola falesia. Dopo aver lambito un piccola cappella in posizione panoramica, si continua a scendere fino a raggiungere il borgo montano di Monteviasco (926 m). Uno dei pochi paesi delle Alpi lombarde ancora abitato tutto l’anno. Con calma si percorrono le strette viuzze del borgo, con le case di pietra addossate le une alle altre, fino a raggiungere l’inizio della splendida mulattiera costruita tra il 1819 e il 1824. Alla fine della mulattiera prima di raggiungere il parcheggio da cui si è partiti, si consiglia con un breve percorso la visita ai Mulini di Piero, indicati sulla palina segnavia. 
Malati di Montagna: Danilo e l'homo sevadego 

Maggengo di Viasco
























 







Monteviasco






Madonna della Serta


la mulattiera....opera di ingegneria alpina






Mulini di Piero