IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 10 dicembre 2017

Antica Strada Perledo-Esino Superiore

Si deve sapere che fino al primo ventennio del secolo scorso (attorno al 1927), Esino Lario era diviso in due comuni ben distinti, Esino Superiore ed Esino Inferiore, ognuno con le proprie attività, scuole, e vie di comunicazione. La strada in oggetto, era la via di accesso principale di Esino Superiore, e curiosa è la storia di come venne eretto il primo Gesuolo del Crocefisso. Correva l'anno 1614, ed i comuni di Perledo e di Esino Superiore erano in continua diatriba per questione di confini. Per porre fine a piccole rappresaglie reciproche,le due comunità decisero di individuare il confine (ancora oggi in essere), e quindi di costruirvi un Gesuolo, sia come monito a future scaramucce, sia come riparo di anima e di corpo per tutti i viandanti. Tale Gesuolo, riportava anche gli affreschi dei Patroni dei due comuni: San Vittore (Esino Superiore) e San Martino (Perledo). L'atto venne redatto sotto giuramento delle due Parrochie, e a garanzia del Notaio Abate Porfirio Arrigoni di Esino Inferiore. Nel corso degli anni, però tale strada venne completamente abbandonata, e così anche il Gesuolo cadde nel dimenticatoio, sino a rimanere solamente un cumulo di macerie. Un gruppo di volontari, a partire dal gennaio del 2005, ha riscoperto e riattivato l’antico tracciato storico che collegava Esino Superiore con Perledo, andando a ricostruire, oggi come allora, il Gesuolo del Crocefisso.
Dall'archivio Digitale Pietro Pensa e Centro di documentazione e informazione dell'Ecomuseo delle Grigne

Escursione ad anello su antiche mulattiere e sentieri sempre ben segnalati. Si attraversano alcuni borghi caratteristici, tra cui Vezio con il suo antico castello. Non mancano gli scorci panoramici sul lago, nuvole permettendo...!!!

Provenendo da Milano seguire la Strada statale 36 del Lago di Como e dello Spluga. Dopo Lecco, prendere la prima uscita per Mandello/Varenna/Abbadia L. e proseguire lungo la strada vista lago, fino a Varenna. La macchina la si può lasciare nei pochi posti gratuiti in Via Imbarcadero o nei pressi della stazione (220 m). Senza attraversare il ponte, si ripercorre per una decina di metri la strada principale, per poi abbandonarla nei pressi del ristorante Montecodeno, da dove si imbocca la mulattiera a sinistra, per il Castello di Vezio/Perledo. Si sale abbastanza ripidamente attraversando il paese, fino a raggiungere la palina segnavia nei pressi delle prime case di Vezio (355 m). Prima di proseguire a sinistra seguendo le indicazioni per Perlendo, lungo il famoso “Sentiero del Viandante”, si consiglia una visita al caratteristico borgo, con il suo castello che si erge sul promontorio che sovrasta Varenna, da più di mille anni (aperto dal primo sabato di marzo al primo novembre, chiuso in caso di pioggia). Dalla palina segnavia si scende velocemente seguendo la mulattiera acciottolata verso l’orrido del torrente Esino, che si attraversa su di un grazioso ponte in sasso e lasciato alla destra l’antico mulino, si sale incrociando poco dopo la strada asfaltata. La si segue verso destra per pochi metri, per poi riprendere a seguire la mulattiera a sinistra sempre ben indicata dalle paline segnavie. Raggiunta la cappella di Campallo, con il caratteristico portico, si tralascia la mulattiera a sinistra per Regolo e attraversati alcuni bellissimi uliveti si arriva alle prime case di Perledo (395 m). Si sale in direzione della chiesa parrocchiale di S.Martino, dalla cui piazza si può godere di un bellissimo panorama. Salendo a destra della chiesa, si passa accanto all’alto campanile romanico, per poi continuare verso sinistra raggiungendo la Chiesetta di S. Lucia. Seguendo le indicazioni per Esino si sale a destra e in breve usciti dal paese si continua sull’ampia mulattiera. Oltrepassata una cappella, con alcune svolte si arriva a incrociare la strada asfalta, che si inizia a seguire verso destra per circa un centinaio di metri, fino a riprendere l’antico tracciato sulla sinistra. Guadagnando quota in maniera costante, si percorre un lungo tratto a mezza costa, alcuni cartelli illustrativi che raccontano la storia di questa storica e importante via di comunicazione. Oltrepassata una cappella, si arriva dopo alcuni minuti a un bivio, dove tralasciato momentaneamente il sentiero a sinistra, si prosegue per un breve tratto, fino a raggiungere il Gesuolo del Crocefisso, con gli affreschi di San Martino e San Vittore. Ritornati al bivio si inizia a seguire le indicazioni per Croce di Bologna/Bologna/Agueglio, all’inizio il sentiero è poco evidente, ma poi diventa ben marcato. Arrivati a una bella sorgente, con l'effige della Madonna, si riprende a salire fino a raggiungere il bivio in località Croce di Bologna. Tralasciato il sentiero a destra per Agueglio si inizia a scendere in direzione di Bologna. Dopo aver perso leggermente quota, si riprende a salire scollinando per la seconda volta. Si scende raggiungendo alcune baite ristrutturate in bella posizione panoramica, oltre le quali si arriva in breve a Bologna. Tralasciata l'indicazione per Perledo/Vezio/Varenna, si piega a destra verso Gisazio/Albiga/San Defendente, arrivando poco dopo in un ampio parcheggio. Si segue la stradina asfaltata al margine del parcheggio, all'inizio della quale si trova un pannello del "Parco Regionale della Grigna Settentrionale". Dopo aver raggiunto una cappella recentemente restaurata, si tralascia il sentiero per Albiga/Monte San Defendente e si continua a scendere lunga la strada asfalta per poche decine di metri, fino a raggiungere una palina segnavia. Abbandona la strada, si riprende a scendere seguendo la mulattiera, raggiungendo in pochi minuti il borgo di Gisazio, con la bella chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena. Raggiunta la strada asfalta, si inizia a seguirla verso destra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia per il Bosco delle Streghe/Perledo/Varenna. Dopo un centinaio di metri raggiunta la seguente palina segnavia, si abbandona la strada asfalta e si segue a sinistra un ampio sentiero che poco dopo entra nel ”Bosco delle Streghe". Si attraversa il suggestivo bosco e oltrepassata una bella cappella si arriva a un bivio. Abbandonato il sentiero che prosegue verso Perledo/Bologna, si inizia a scendere a destra, seguendo la bella mulattiera in direzione di Regolo/Varenna/Vezio. Inizialmente si perde quota ripidamente, passando in mezzo ad alcuni uliveti, fino a raggiungere Tondello. Continuando a seguire le indicazioni per Varenna, si arriva alla chiesa di Regolo, dedicata ai Santi Giovanni Battista e Rocco. Dalla piazza si tralascia l'indicazione a sinistra per Perledo e si continua a scendere verso Varenna/Vezio. La mulattiera sempre ottimamente indicata dalle paline segnavia, passa in mezzo alle case, attraversando in alcuni punti la strada asfalta. Arrivati dietro alla stazione ferroviaria di Varenna, non rimane che seguire la strada verso sinistra, fino a raggiungere nuovamente il punto di partenza.
Malati di Montagna: Lorenzo, Pg, Danilo e il selvadego

valorizzazione del Made in Italy....
per maggiori informazioni consultare il link



Chiesa di Sant’Antonio Abate
La chiesa è di origine medioevale, ma venne rifondata nel 1570, ripresa in età barocca e nuovamente decorata all’inizio del secolo scorso.





Campallo


Perledo
il massiccio campanile romanico di San Martino...


....e l'oratorio di Santa Lucia






L'antico Gesuolo del Crocifisso anticamente adibito a luogo religioso e di ricoveero per i viandanti che percorrevano l'antico tracciato. Documenti dell'epoca ne menzionano l'esistenza già nel 1344.



niente cielo azzurro...ma anche cosi è uno spettacolo...


La chiesa di Santa Maria Maddalena in Gisazio, fondata nel 1596


inizio del "Bosco delle Streghe"


la bella mulattiera che scende verso Varenna


dettagli e traccia gpx 

giovedì 7 dicembre 2017

Quando le montagne chiamano...devo andare

Sulla montagna sentiamo la gioia di vivere, la commozione di sentirsi buoni e il sollievo di dimenticare le miserie terrene. Tutto questo perché siamo più vicini al cielo. 
(Emilio Comici)


il trittico del Sempione (Weissmies, Lagginhorn e Fletschhorn)


gli scorci panoramici non mancano...!!!




Malati di Montagna
Pg, Aldo, Gemma, Silvio, Danilo e Simonetta


perché la montagna è soprattutto amicizia...



al rifugio si possono vedere alcune belle sculture in legno....


con il mitico Enrico...


un'altra giornata in montagna sta terminando...



la nuova maglietta tecnica...che tutti i malati di montagna devono avere...!!!


dettagli e traccia gpx 
video in 3D della traccia


domenica 3 dicembre 2017

L’anello del Pizzo di Cusio e la Via del Ferro...con variante

Spettacolare e panoramica escursione ad anello, senza particolari difficoltà, che offre durante tutto il percorso una vista eccezionale sulle principali cime orobiche. Da effettuarsi magari durante il periodo invernale quando la neve ricopre solo le cime, fermandosi a sorseggiare un buon bicchiere di tè caldo, di tanto, in tanto...

Da Milano si segue l'autostrada A4 fino all'uscita di Dalmine, per poi continuare sulla statale 470 Dalmine/Villa D’Almè. Alla rotonda di Villa D’Almè si iniziano a seguire le indicazioni per San Pellegrino Terme, San Giovanni Bianco, Piazza Brembana, per poi proseguire per Olmo al Brembo e Passo San Marco. Arrivati a Olmo al Brembo si svolta a sinistra verso Cusio, che si raggiunge dopo circa 8 km, la macchina la si può lasciare nell’ampio parcheggio sotto alla chiesa parrocchiale.
Si risale la scalinata a lato del parcheggio fino a incrociare la strada asfalta nei pressi di Piazza della Vittoria, tra il municipio e la chiesa parrocchiale dedicata a Santa Margherita (1035 m). Si segue verso sinistra Via Roma, raggiungendo in breve uno slargo, da dove si imbocca la mulattiera a destra indicata da una palina segnavia per il Colle Maddalena/Giro Pizzo di Cusio (sent. 105A).
Si inizia a risalire la bella mulattiera gradinata accanto al torrente, fino a incrociare la strada asfalta per i Piani dell’Avaro. Si attraversa la strada, per poi riprende a seguire la mulattiera. Attraversato il torrente su un ponticello, si continua a salire all’interno del bosco, fino a raggiungere il Colle della Maddalena, dove sorge l’omonimo e antico oratorio (1233 m). Il colle era un cruciale punto di passaggio del tracciato alto della Via del Ferro, che collegava l’alta Val Brembana alla Valtellina e alla Valsassina passando per Averara, Cusio, Ornica e Valtorta. 
Dalla palina segnavia si percorre un breve tratto in piano seguendo le indicazioni per Baite Pusnel/Baite Taine e Ornica. Arrivati a un bivio, si tralascia a sinistra il sentiero 105A per l'Oratorio di S. Giovanni, da cui poi faremo ritorno e si prosegue in discesa verso Ornica. Si attraversano i fitti boschi della Valle della Colla e dopo aver superato alcuni impluvi, all’altezza di un tornante si tralascia il sentiero a sinistra verso la località Pusnèi e in pochi minuti i si raggiungono i prati delle Taine (1036 m), incrociando il sentiero 107 che risale sul lato sinistro la Val Salmurano. 
Si continua a scendere fino a raggiungere la contrada Rasega di Ornica, toponimo che rammenta la remota presenza di una segheria idraulica. Poco prima del caratteristico ponte in pietra, si svolta a sinistra seguendo l’indicazioni sulla palina segnavia per Pizzarela/Baita Pianu/Oratorio San Giovanni Battista (sent. 105C). Lasciate le case alle proprie spalle in breve si raggiungere l Canal de la Dasa, che si scavalca per poi risalire ripidamente il pendio fino a raggiungere la radura della Baita Runcal bas. Il sentiero prosegue con meno pendenza, passando sotto alla bella parete rocciosa della Corna Bianca, che preannuncia l'arrivo al caratteristico torrione dolomitico della Pizzarèla (1010 m), che si può risalire con un minimo d'attenzione e dal quale si può godere di un notevole panorama su Ornica. Ripreso il cammino si inizia un lungo traverso in falsopiano, sul fianco occidentale del Pizzo di Cusio, con belle vedute sulle valli di Ornica e Stabina. Oltrepassato il dosso della Tinusèla e l’inciso e detritico Vallone dei Cantoncelli, si raggiungono i pascoli abbandonati dei Pianoni (1070 m). Tralasciato il sentiero che prosegue tra due muretti a secco, si svolta a sinistra seguendo l'indicazione sulla palina segnavia per l'Oratorio di San Giovanni/Cusio. Si inizia a salire in maniera decisa costeggiando un muretto di pietra, con spettacolari panorami verso la Val d’Inferno e il Pizzo dei Tre Signori. Arrivati a un colletto, si prosegue nuovamente con un lungo traverso in falsopiano, fino a raggiungere la sella dove isolata e silente sorge l’antica chiesetta dedicata a San Giovanni Battista (1123 m), tra il Pizzo di Cusio e il Monte Disner. Tralasciata la pista agrosilvopastorale che scende verso Cusio, si prosegue seguendo l'indicazione Periplo P.zo Chiuso (sent. 105A). Dopo un breve tratto in salita, raggiunto un roccolo si svolta a sinistra e seguendo l'evidente sentiero contrassegnato come "Variante 105A - Colle Maddalena", si inizia un lungo tratto in costa, con alcuni saliscendi. Arrivati nuovamente all'Oratorio di Santa Maria Maddalena, non rimane che ripercorre il medesimo percorso fino al parcheggio di Cusio.
Malati di Montagna: Simonetta, Lorenzo, Danilo, Renzo, Pg e il Selvadego

si inizia a salire lungo la bella mulattiera verso...


...il Colle della Maddalena, con l'Oratorio di S. M. Maddalena del XII sec.















Oratorio di San Giovanni Battista
Le semplici fattezze paiono voler celare il prezioso tesoro che vi si conserva, dato dagli affreschi sulla vita del santo che Cristoforo Baschenis, “Il Giovane”, realizzò alla fine del Cinquecento.





domenica 26 novembre 2017

Nel «Piccolo mondo antico» della Valsolda

Soffiava sul lago una breva fredda, infuriata di voler cacciar le nubi grigie, pesanti sui cocuzzoli scuri delle montagne. Infatti, quando i Pasotti, scendendo da Albogasio Superiore, arrivarono a Casarico, non pioveva ancora. Le onde stramazzavano tuonando sulla riva, sconquassavan le barche incatenate, mostravano qua e là, sino all'opposta sponda austera del Doi, un lingueggiar di spume bianche. Ma giù a ponente, in fondo al lago, si vedeva un chiaro, un principio di calma, una stanchezza della breva; e dietro al cupo monte di Caprino usciva il primo fumo di pioggia. Pasotti, in soprabito nero di cerimonia, col cappello a staio in testa e la grossa mazza di bambù in mano, camminava nervoso per la riva, guardava di qua, guardava di là, si fermava a picchiar forte la mazza a terra, chiamando quell'asino di barcaiuolo che non compariva.
da "Piccolo mondo antico", di Antonio Fogazzaro

Escursione ad anello in Valsolda, una valle baciata dal sole, tra dolomitiche montagne affacciate sul sul lago Ceresio, o Lago di Lugano. Si percorrono antiche mulattiere, attraversando caratteristici borghi e nuclei rurali, dove non mancheranno suggestivi scorci panoramici. Un viaggio a ritroso nel tempo, nell'ambiente romantico del “Piccolo Mondo Antico”. Si consiglia di effettuare questa escursione senza fretta, in modo tale da poter scoprire ogni angolo dei borghi che si attraversano.

Dall'autostrada A9 (Milano/Chiasso) si esce a Como nord (ultima uscita prima del confine), per poi proseguire costeggiando il lago di Como fino a Menaggio. Seguendo le indicazioni per Porlezza, dopo aver oltrepassato lo splendido centro rivierasco, si costeggia il Ceresio fino a raggiungere San Mamete, “accovacciato sulla riva come a bere”. La macchina la si può lasciare nel parcheggio poco dopo la piazzetta sulla sinistra, gratuito nei giorni festivi (275 m). Dalla caratteristica piazzetta, seguendo le indicazioni del TCI, si risale la scalinata raggiungendo il sagrato della chiesa di San Mamete, dedicata ai santi Mamete e Agapito, con accanto il campanile romanico del XI sec., un tempo staccato dalla chiesa. Si prosegue passando sopra un grosso salto roccioso, col torrente Soldo che rumoreggia in basso, raggiungendo in breve la cappella di forma cilindrica dedicata alla natività di San Carlo Borromeo. Poco prima si può notare sulla destra un’impronta di una mano sulla roccia, la tradizione popolare vuole che l'arcivescovo Carlo, in visita pastorale, salendo a visitare le altre chiese, stanco, appoggiò la mano lasciando l'impronta. Si prosegue arrivando poco dopo ai prati di Campò e ai Dossi, con una breve deviazione sulla destra si può salire all'oratorio di S. Carlo all'Esquilino, situato in splendida posizione panoramica. Continuando sulla stradina asfaltata (Via dei Dossi), dopo pochi minuti in prossimità di una cappella si incrocia la strada che sale verso Loggio (370 m). La si segue per un breve tratto verso sinistra in leggera salita fino a un tornante, per poi abbandonarla seguendo sulla sinistra Via Madonnina. Prima di raggiungere la chiesa parrocchiale di Loggio, attraversando le strette viuzze si raggiunge prima un lavatoio coperto, cinquecentesco, con una mola circolare in pietra e subito dopo casa Mossini, dove si può osservare sopra il portone dell'entrata un'immagine della Sindone con la Madonna dai sette dolori e lungo la facciata una serie di graffiti con putti. Dalla chiesa di Loggio dedicata a San Bartolomeo del XVI sec., si continua a seguire la mulattiera fino a un bivio, si prosegue a sinistra seguendo Via alla Cascata e in breve si scende al ponte in pietra, a poca distanza da una bella cascata. Dopo alcuni tornanti si abbandona la Via Crucis e si sale a destra incrociando la strada asfalta a Puria (504 m). Sul lato opposto della strada si passa accanto a un antico lavatoio e seguendo le strette viuzze del borgo si arriva nella bella Piazza del Congresso, dove si trova Palazzo Pozzi (eretto verso il 1741) sulla cui facciata sono ancora visibili alcune decorazioni. Senza percorso obbligato, si attraversa il paese e dopo la casa nativa di Pellegrino Tibaldi detto “il Pellegrini”, grande architetto, oltreché pittore, al servizio di Carlo Borromeo, si raggiunge il sagrato della chiesa di origine romanica di Santa Maria Assunta, totalmente rifatta nei sec. XVI-XVII. Dalla chiesa si inizia a seguire la strada asfaltata in leggera salita per alcuni minuti fino a raggiungere il cimitero. Abbandonata la strada si segue la strada acciottolata e dopo aver attraversato un ponticello in pietra, si sale fino a raggiungere la frazione più alta della valle, Dasio (582 m). Si sale passando accanto alla chiesa di San Bernardino e arrivati poco dopo a un bivio, si svolta a sinistra attraversando il paese, fino a incrociare la strada asfaltata che si inizia a seguire verso destra. Subito dopo aver oltrepassato il campeggio di San Rocco, si abbandona la strada e si segue a destra il "Sentiero Vita". Attraversato un castagneto, si arriva in breve all'oratorio di San Rocco, in posizione panoramica sulla valle, il sentiero prosegue per un breve tratto in piano passando accanto a una fontana, per poi scendere fino a raggiungere un parcheggio sterrato. Si prosegue verso monte seguendo la strada sterrata e dopo aver attraversato il ponte di Bizzo, si continua ancora per un breve tratto, fino a guadare un torrentello. Abbandonata la sterrata si imbocca sulla sinistra il sentiero n. 17 e dopo pochi metri si tralascia il sentiero a sinistra che scende verso le baite e si prosegue sul sentiero in falsopiano, dove all'inizio un cartello ci informa che stiamo per percorrere un sentiero magico… Si continua a mezzacosta senza particolari problemi, per poi immettersi in una bella stradina selciata. Giunti a un bivio con un cippo, prima di scendere a sinistra verso Castello, si consiglia una breve deviazione di pochi minuti verso Muzzaglio con la graziosa chiesetta e le baite ben ristrutturate (655 m). Dal bivio si perde velocemente quota fino a raggiungere il torrente che si attraversa grazie a un ponte, oltre il quale si continua seguendo la comoda strada sterrata. Oltrepassata una baita con una saltella, si tralascia a destra il sentiero n. 13 e si continua a seguire la strada acciottolata contrassegnata con il segnavia 15, fino a raggiungere il cimitero di Castello, che ci ricorda la triste storia della piccola Maria Maironi, "Ombretta sdegnosa del Missipipì" (451 m). Si entra tra i meandri dei vicoli del borgo, percorrendo in leggera salita la strada acciottolata. Non bisogna avere fretta nel visitare Castello, prima di tutto bisogna salire alla rocca, dove c'è l'antica cappella dedicata alla Beata Vergine Addolorata, per poi scendere verso la chiesa parrocchiale, incontrando sul proprio cammino antichi palazzi decorati, piazze, fontane e lavatoi. Ma la vera perla di Castello è la chiesa di San Martino, considerata la piccola "Sistina" di Lombardia, con il soffitto barocco e tutto l'ornato pittorico di fine '500, ne fanno un piccolo gioiello della pittura lombarda. Si abbandona a malincuore il sagrato della chiesa e si prosegue seguendo le indicazioni per il Museo Casa Pagani. Per il ritorno seguendo gli evidenti cartelli del TCI, si scende percorrendo la bella mulattiera, tra i giardini fioriti di vegetazione mediterrane, fino a raggiungere la frazione di Casarico. Non rimane che seguire per pochi minuti la strada asfalta verso sinistra ritornando al parcheggio.
Malati di Montagna: Simonetta, Lorenzo, Danilo, Silvio, Pg e il selvadego

Si parte da S. Mamete 272 m,
un piccolo borgo dall'aspetto ancora medioevale con una piazzetta porticata affacciata sul lago.




Si sale verso la chiesa di S. Mamete, dedicata ai santi Mamete e Agapito.


 Con un bel campanile romanico dell'XI secolo che un tempo era staccato dal corpo della chiesa.


panorama


La tradizione popolare vuole che l'arcivescovo Carlo, in visita pastorale, salendo a visitare le altre chiese, stanco, appoggiò la mano lasciando l'impronta. Al momento della beatificazione del loro arcivescovo i valsoldesi scelsero questo luogo per edificare un tempio.


Panorama verso la chiesa di San Bartolomeo a Loggio


Loggio 400 m


Casa Mossini con un dipinto raffigurante la madonna dei sette dolori con la Sacra Sindone. Il culto di Loggio per la Sindone deriva dalla emigrazione di lavoratori a Torino in un periodo di ostensione della Sindone.



chiesa di San Bartolomeo


antico e...


...nuovo ponte


Pellegrino Tibaldi detto “il Pellegrini”. Nato a Puria nel 1527, il Pellegrini fu grande architetto, oltreché pittore, al servizio di Carlo Borromeo arcivescovo di Milano, e fu insignito da Filippo II di Spagna, per il quale lavoró all’Escuriale, del titolo di Marchese di Valsolda.


tra i vicoli di Puria


...son troppo stanco...



chiesa di Santa Maria Assunta


Dasio 582 m



Oratorio di San Rocco, a pianta circolare che ricorda le chiesette inserite nel perimetro dei "lazzaretti" per il ricovero degli appestati nelle epidemie del XVII secolo.



arrivo a Muzzaglio 655 m


si inizia a scendere percorrendo bellissime mulattiere



panorama sul versante opposto della valle, con alcuni borghi attraversati


Il paese di Castello (451 m) è posto a strapiombo sopra un dirupo, meno ripido verso S. Mamete, più impervio nella parte verso Puria chiamata per questo "Al pizz".


dall'antica rocca


compagni di viaggio...


Il paese è un labirinto di vicoli, scalette, portici, anfratti, case addossate le une alle altre tipiche dei sistemi difensivi.






La chiesa di San Martino è considerata la piccola "Sistina" di Lombardia, il suo soffitto barocco, e tutto l'ornato pittorico di fine '500, ne fà un piccolo gioiello della pittura lombarda.



Dal sagrato della chiesa si può ammirare il lago fino al S. Salvatore, il promontorio di S.Mamete, Oria e Albogasio.


Tra le case di rilievo del borgo c'è la casa nativa del pittore Paolo Pagani, nato a Castello nel 1655. L'abitazione è stata utilizzata fino agli anni '70 come scuola elementare.


non rimane che scendere verso il lago lungo una bella mulattiera,
in mezzo a una vegetazione tipica mediterranea....