Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 23 luglio 2017

Anello della Grange d'Arietta e di San Besso

Itinerario ad anello che si svolge in Val Soana, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, sul versante piemontese. Nella prima parte si percorre lo splendido Pian dell’Azaria, lungo circa 2 chilometri, percorrendo un'antica strada di caccia. Nella seconda parte raggiunta la bucolica Grange d'Arietta, si inizia a percorre un lungo tratto a mezzacosta, molto panoramico. Questo tratto fa parte di un'antica via di pellegrinaggio, ogni 10 agosto con una traversata lunghissima, i pellegrini provenienti da Cogne, attraversando il Colle dell'Arietta, raggiungono il Santuario di San Besso, il cui culto è uno dei più antichi di tutte le Alpi. 
Malati di Montagna: Lorenzo, Silvio, Pg, Danilo e l'homo selvadego

Il 30 ottobre del 1999, ricevendo ad Asiago il Premio Amici del Gran Paradiso, 
Mario Rigoni Stern raccontò i suoi primi mesi di naja alpina.


Era un luogo bellissimo tanto è vero che quando mi trovavo prigioniero in Germania o nelle montagne dell’Albania o nella steppa russa per consolarmi e per cambiare dalla mia mente il paesaggio pensavo sempre al Pian dell’Azaria. Anche durante la ritirata di Russia nei momenti di maggior sconforto pensavo che lassù, in Val Soana, c’era il pian dell’Azaria che rappresentava per me un luogo della memoria, un vero paradiso terrestre. All’ora avevo 18 anni, ero innamorato, il paesaggio così bello e facevo roccia con i miei amici... ero veramente felice. Andavamo a San Besso e il grande sasso al quale è addossata la chiesa era la nostra palestra. Il nostro gioco era arrampicarsi sino in cima dove c’è la cappelletta.


Pian dell’Azaria









Cappella del Sacro Cuore



...si inizia a salire, ma la fatica quasi non si sente,
avendo attorno tanta bellezza..



.
Grange dell'Arietta 2288 m
...lo scampanellio dei campanacci, il fischio delle marmotte,
qualche camoscio curioso...cosa si vuole di più dalla vita...



...è stata dura arrivare fin qui, ma adesso ce la godiamo...


...qualcuno ha voluto andare a controllare la solidità...


...inizia il lungo traverso...vorrei che non finisca mai...



gemelli diversi


meditate gente...meditate


dettagli e traccia gpx


domenica 16 luglio 2017

Faderhorn o Pizzo Croce

È il punto più alto della cresta rocciosa che si stacca dal Rothorn e si protende verso la Valle Anzasca, divide l'ampia conca degli alpeggi di Roffel, dal versante che scende dal Monte Moro.

Escursione che offre panorami eccezionali sulla parete Est del Monte Rosa, la più alta delle Alpi, se consideriamo verticalità ed estensione, e ricorda per certi aspetti i più alti colossi himalayani. Teatro di imprese straordinarie che hanno segnato la storia dell’alpinismo. Figure affascinanti come Ettore Zapparoli, Mattia Zurbriggen, Luigi Burgener e Luigi Brioschi hanno infatti segnato in maniera indelebile la storia di questo versante della montagna. 
L'itinerario fino al bivacco si svolge su un buon sentiero, mentre la salita verso la cresta presenta lunghi tratti ripidi, il raggiungimento della croce presenta qualche difficoltà per il passaggio su pietraia, sconsigliato a persone che soffrono di vertigini (EE).

Si segue l'autostrada A26 fino a Gravellona Toce, per poi proseguire seguendo la Statale del Sempione. Dall’uscita di Piedimulera si risale tutta la Valle Anzasca seguendo la SS549, oltrepassato il paese di Macugnaga, in breve si arriva all'ultima frazione di Pecetto (1414 m). L'auto la si può lasciare nel primo parcheggio gratuito a sinistra, oppure nell'ampio parcheggio a pagamento davanti alla partenza della seggiovia (4 euro tutto il giorno). Dalla la partenza della seggiovia, si inizia a seguire sulla destra le indicazioni sulla palina segnavia per Burky/Belvedere/Bivacco Belloni (B40), Rifugio Marinelli (B42), Rosareccio/Piani Alti/Colle del Pizzo Nero (B43). Si prosegue sulla sterrata a destra dell'impianto in leggera salita, utilizzata nel periodo invernale come pista da sci. Arrivati a un bivio, nei pressi di alcuni grossi muri in cemento che fungono da sbarramento contro eventuali piene del fiume, si tralascia l'indicazioni a sinistra per l'alpe Burki/Belvedere/Rif. Zamboni Zappa e si prosegue verso Pizzo Croce/Bivacco Hinderbalmo/Cap. E. Sella. In breve ci si avvicina alla bastionata rocciosa, dalla quale scende una fragorosa cascata, il sentiero caratterizzato da gradoni e brevi balzi rocciosi, inizia a salire ripidamente protetto a valle da una fune. Dopo un paio di tratti attrezzati con fune d'acciaio, utile in caso di fondo bagnato, si arriva a un dosso erboso che si affaccia sulla valle, denominato Barboûloûbode. In cima ai prati si arriva in breve a un bivio, tralasciato il sentiero a sinistra che sale all'alpe Fillar/Belvedere/Cap Sella (chiuso a causa del perdurare del deposito dell'accumulo della valanga sul rio Roffel), si prosegue seguendo le indicazioni per il bivacco Hinderbalmo/Faderhorn o M. Croce. Il sentiero con un lungo mezzacosta, alternando alcuni saliscendi e guadando vari torrentelli, conduce fino al bivacco dell'alpe Hinderbalmo (1950 m). Una bella costruzione ottenuta ristrutturando una baita del CAI di Macugnaga, dedicato a Augusto Pala. Dietro al bivacco si riprende a seguire il sentiero ben marcato con segnavia bianco/rossi, che sale sempre più ripidamente superando una serie di placche rocciose. Dopo aver piegato leggermente verso sinistra, ci si dirige verso la cresta del Faderhorn, al termine della quale si vede la croce. Dopo aver seguito con attenzione la cresta tra enormi blocchi di pietra, si scende per pochi metri raggiungendo la croce che costituisce il punto più panoramico (2475 m). Firmato il libro di vetta, per il ritorno si segue il medesimo itinerario fatto all'andata. Giunti al bivacco si consiglia una lunga pausa, la vista sul Monte Rosa è straordinaria, soprattutto sulle sue cima più rappresentative, Gnifetti, Zumstein, Dufour e Nordend.
Malati di Montagna: Lorenzo, Pg, Danilo e l'homo selvadego

il tratto di sentiero che risale la scoscesa parete rocciosa



il panorama dal Bivacco Hinderbalmo non ha prezzo,
tutto il resto non conta...!!!





la cresta del Faderhorn
il sentiero piega a sinistra per poi compiere un largo giro


Faderhorn o Pizzo Croce 2475 m


Danilo in contemplazione....


...e come dagli torto...!!!


da sx il Monte Moro 2998 m, l'arrivo della funivia e lo Joderhorn 3034 m


...a chi mi chiede perché mi piace camminare in montagna...!!!


Macugnaga e la Valle Anzasca


ciao Rosa alla prossima...


a causa  del perdurare del deposito dell'accumulo della valanga, 
il comune di Macugnaga ha emesso un'ordinanza 
di divieto assoluto di transito sul sentiero che attraversa il Rio Roffel



domenica 9 luglio 2017

Giro del Confinale


...un'esperienza indimenticabile, 
tra i sentieri e le montagne 
del Gruppo Ortles Cevedale...


Primo giorno: Accesso stradale: Giunti a Lecco si prosegue sulla SS36 e poi sulla SS38 in direzione di “Sondrio/Valtellina”. Dopo aver oltrepassato Sondrio e Tirano, si continua fino a Bormio, da dove si imbocca la strada statale del Gavia, entrando nel territorio del comune di Valfurva. Superata la frazione di Uzza, in breve si raggiunge S. Nicolò. Subito dopo il comune, si svolta a sinistra raggiungendo con diversi tornanti le frazioni denominate Madonna dei Monti, fino al parcheggio di Niblogo (1595 m), dove la strada asfalta termina ed è consetito solo il transito ai mezzi autorizzati.
Descrizione: Dalla palina segnavia ci si incammina in leggera discesa, fino al ponticello in legno che attraversa il torrente d'Ardof (sent. 527-529). Tralasciata a destra la deviazione per Pradaccio (sent.  527) da cui si farà ritorno il terzo giorno chiudendo l'anello, si prosegue raggiungendo il pont di Plaz, che sormonta il torrente Zebrù. Si sale sul versante destro della valle fino ai Plaz (1660 m), dove sorge il ristoro Zebrù. Arrivati a un terzo ponte lo si attraversa riportandosi sul lato sinistro della valle, riprendendo poi a salire con un paio di tornanti. Ignorata la deviazione a sinistra per la Valle Ardof/alpe Solaz e Fantelle, si raggiungono in successione le caratteristiche baite di Zebrù di fuori (1825 m), Sebrù dal Giardin (1866 m) e Zebrù da Bigno (1860 m). La valle man mano si fa sempre più ampia e oltrepassate le baite di Chitomàs (1881 m), con qualche saliscendi si attraversa il torrente, oltre il quale si raggiunge le baite di Pecé (1915 m). Riattraversato nuovamente il torrente si raggiunge Pramighen (1923 m), per poi arrivare dopo qualche minuto alla località Campo di Fuori (1947 m), dove subito dopo il ponte si trova sulla sinistra il ristoro La Baita (1980 m). Si continua a seguire la strada sterrata e dopo le baite di Campo di Mezzo (1984 m), si arriva in breve al rifugio Campo (2000 m). Proseguendo in falsopiano, poco prima di attraversare un ponticello, si tralascia a destra il sentiero 526 per le baite Cavallaro/Praccio, per continuare verso il rifugio V Alpini/baita del Pastore (sent. 516). Superato sulla sinistra il grande conoide della val di Campo, la strada attraversa per l'ultima volta il ponte sul torrente Zebrù e dopo una lunga salita si arriva alla Baita del Pastore (2166 m), dove è consigliabile fare rifornimento d'acqua presso la fontana. Seguendo il tratturo si inizia a inerpicarsi su un dosso erboso, con tornanti regolari e pendenza piuttosto accentuata. Attraversata una valletta, si riprende a salire sempre più ripidamente e volgendo a sinistra si raggiunge in breve la cima di un ampio dosso. Da qui si segue un ampio sentiero che sale con qualche serpentina la morena, in direzione dello sperone su cui è posto il rifugio. Giunti a una palina segnavia, si tralascia a destra il sentiero per i Passi Zebrù/rif. Pizzini/rif. Forni che si utlizerà il giorno seguente, e con un ultimo sforzo si arriva al rifugio V Alpini, con il caratteristico tetto giallo che lo contraddistingue (2877 m). Si consiglia mentre si aspetta l'ora di cena, di salire seguendo l'evidente sentiero al punto panoramico, dove si possono ammirare i ghiacciai sottostanti al M. Zebrù (3735 m) e alcuni suggestivi laghetti effimeri.

...si parte da Niblogo 1595 m...


...la segnaletica sempre presente in tutto il giro....



...niente è fuori posto...





torrente Zebrù


verso il cuore del parco


i pascoli erbosi pian piano lasciano spazio alle rocce...


una breve sosta prima di affrontare l'ultimo tratto per il rifugio...


non solo roccia e sassi...


ma anche vita...


il Rifugio Quinto Alpini si adagia su uno sperone di roccia a 2877 m, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, fra le cime del gruppo dell’Ortles-Cevedale, un luogo per coloro che ricercano la pace e le emozioni che ancora pochi posti possono dare ancora…
Un ringraziamento a Michele e Elena per la loro calorosa accoglienza al rifugio.


anche dopo questa lunga scarpinata si ha ancora voglia di salire più in alto...!!!


fra le nevi e i ghiacci eterni



quanto siamo piccoli messi a confronto con la natura...!!!




Secondo giorno: Dal rifugio V Alpini si ridiscende al bivio, per poi proseguire a sinistra seguendo le indicazioni per i passi di Val Zebrù. Il sentiero prosegue a mezza costa tra gli sfasciumi in direzione sud, raggiungendo una sella erbosa. Si piega a sinistra perdendo leggermente quota, attraversando alcuni suggestivi valloncelli. Intercettato il sentiero proveniente dalla Baita del Pastore, si scende verso un suggestivo vallone, solcato da un tumultuoso torrente, che si attraversa su alcuni assi di legno. Si inizia a salire in maniera decisa verso un canalino franoso, attrezzato con un cavo di sicurezza in caso di fondo ghiacciato, per poi continuare a guadagnare quota risalendo alcuni nevai presenti anche a stagione avanzata. Giunti sotto al crinale terminale, con un ultimo sforzo si arriva ai 3005 metri del passo di Zebrù. Abbandonato questo meraviglioso balcone naturale, si inizia a scendere piegando verso sinistra in Val Cedeh o Cedec, continuando a seguire il sentiero 529 verso il rifugio Forni. Si attraversa un suggestivo pianoro attraversato da alcuni torrenti generati dalle acque di fusione, arrivando in breve a monte del rifugio Pizzini-Frattola (2700 m). Dalla palina segnavia, posta a poca distanza dal ponte, si imbocca a destra il "Sentiero panoramico" (sent. 528). Dopo aver guadato il rio Grande il sentiero prosegue in falsopiano percorrendo il Pianon di Cedec. Oltrepassato a destra un enorme masso-ricovero e a sinistra un piccolo laghetto, si inizia a scendere verso i ruderi di alcune fortificazioni militari (2540 m). Il sentiero inizia a piegare verso destra perdendo rapidamente quota e dopo una serie di tornanti si arriva a incrociare il sentiero proveniente dalle B.te Cavallaro, che si dovra seguire il giorno seguente (sent. 527-575). Continuando a scendere si raggiungono prima le B.te dei Forni (2212 m) e subito dopo la graziosa chiesetta dei Forni, oltre la quale in breve si arriva alla curiosa struttura del rifugio Ghiacciaio dei Forni (2176 m).

uaoh...il risveglio...!!!


un saluto al rifugio V Alpini
e un grazie per la calorosa accoglienza dei gestori Michele ed Elena


e alla mascotte del rifugio...


una nuova giornata per terre alte ci attende...




la Val Zebrù


canalino attrezzato prima del passo


Passo Zebrù 3005 m punto più alto del giro



la vista da quassù è da togliere il fiato


dalle nuvole ecco spuntare il maestoso Gran Zebrù


il Monte Cevedale, terza vetta del gruppo dell’Ortles-Cevedale
è la cima più alta del Trentino con i suoi 3769 m
...salita diversi anni fa' e che conservo un bellissimo ricordo...


Franco e Francesco per terre alte


verso il rifugio Pizzini Frattola


Il rifugio Pizzini-Frattola è posto a 2706 m, 
sulla soglia dell’ampio ripiano terminale della Val Cedec, 
una delle più belle delle alpi valtellinesi.


verso il rifugio Forni sul sentiero panoramico 








Terzo giorno: Dietro al rifugio si segue le indicazioni sulla palina segnavia per B.te Ables/B.te Confinale di Sopra/B.te Cavallaro (sent. 527). Il sentiero sale in maniera decisa fino a incrociare una stradina sterrata che si inizia a seguire verso sinistra. Si continua quasi in piano e dopo aver attraversato il torrente proveniente dalla Val Pisella si giunge a monte dei prati di Pradaccio dei Forni. Tralasciato il sentiero che scende a sinistra (sent. 572) si continua a seguire la pista con ampie vedute sulla valle sottostante. Arrivati alla successiva palina segnavia si tralascia una prima deviazione a destra per il M. Confinale (sent. 575) e dopo aver abbandona la sterrata si attraversa un torrente su un ponte in legno, arrivando in breve alla successiva deviazione per il M. Confinale. Continuando a seguire il segnavia 527 si attraversa l'ampio versante di prati, per poi iniziare a scendere fino a raggiungere la località Raseit-Ables. Oltrepassate le baite di Raseit (2267 m), si tralascia l'indicazione per i Marz/Plazzanecc/S. Caterina (sent. 571) e si piega a destra verso B.te Cavallaro/Niblogo (sent. 527) e il Lago Confinale (sent. 271). In prossimità delle baite dell'Ables, dove si trova l'omonimo agriturismo (2200 m), si tralascia il sentiero per il Lago Confinale e si continua a seguire il segnavia 527 che prosegue la sua traversata verso nord-ovest.  Oltrepassate alcune baite, in leggera salita si attraversa una valletta e successivamente la Valle del Pasquale. Dopo aver guadato un torrente che forma alcune belle cascatelle, si tralascia a sinistra l'indicazione per S. Caterina (sent. 548-568) e ci si immette nella pista che sale da Pradaccio di Sotto (sent. 527). Si inizia a scendere lungo la Valle del Confinale, in un bellissimo bosco ricoperto da licheni, per poi uscire nei pressi delle baite di Confinale di Sopra (2288 m), dove si incrocia il sentiero 568 che sale da S. Caterina. Rientrati nella Val Zebrù, si continua a seguire la pista alternando alcuni saliscendi, per poi tagliare a destra il Dosso Saline. Attraversata la Val Cavallaro, in breve si arriva a un bivio nei pressi delle caratteristiche baite Cavallaro (2168 m). Tralasciato a destra il sentiero per il rifugio V Alpini (sent. 526), si inizia a perdere quota rapidamente con diversi tornanti lungo la strada sterrata (sent. 567-527). Oltrepassata la bella baita in legno a Predellin "Tauladel" (1976 m), si continua a scendere verso nord-ovest fino alle baite di Serigheccio (1768 m). Dopo aver attraversato le baite di Pradaccio di Sopra (1724 m), si tralascia a destra un'ulteriore deviazione per il rif. V Alpini (sent. 529) e in breve si arriva alle baite di Pradaccio di Sotto (1666 m). Proseguendo sulla strada sterrata si continua a scendere fino alla Pecianecia (1609 m), oltre la quale si arriva al ponte dove intercettiamo la pista principale della valle, che conduce al parcheggio di Niblogo. Attraversato un torrentello, siamo alle baite di Pradaccio di Sopra (m. 1724) e, volgendo a sinistra (sud-ovest) scendiamo a Pradaccio di Sotto (m. 1666). Qui ad un bivio andiamo a destra (nord-nord-est) e scendiamo al ponte sul torrente Zebrù, passando sul suo lato opposto, dove intercettiamo la pista principale della valle, che abbiamo percorso il primo giorno salendo verso il rifugio V Alpini. Seguendo la pista in discesa torniamo alla fine al parcheggio di Niblogo.

ogni mattina ci si dovrebbe svegliare cosi...!!!


L’albergo al Ghiacciaio dei Forni venne realizzato nel 1892 da Rinaldo Buzzi, grande appassionato di montagne. All’inizio del secolo le propaggini del ghiacciaio dei Forni arrivavano a lambire la costruzione: la vedretta si trovava pochi metri al di sopra di essa ed era raggiungibile in pochi minuti. Durante gli anni della Prima Guerra Mondiale il Rifugio fu adibito a caserma e utilizzato dalle truppe alpine che combattevano sulle montagne circostanti del Gruppo Ortler Cevedale. Recentemente ristrutturato è oggi un confortevole rifugio ideale base di partenza e arrivo di innumerevoli escursioni.


un saluto agli ultimi ghiacciai


dai ghiacciai alle praterie alpine





trovate il troll nascosto...!!!


fitti boschi ricoperti dai licheni



lungo il percorso vecchie e nuove baite




Cresta di Reit




Malati di Montagna: Franco, Danilo, homo selvadego e Francesco con il quale abbiamo condiviso un tratto del giro