IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 18 febbraio 2018

Dallo Zucco della Rocca alla Cascata del Cenghen

Si fanno a volte escursioni in luoghi lontani e ci sono luoghi vicini che possono stupire per la bellezza e per le emozioni che possono dare. È il caso della Grigna, in special modo nella Val Monastero, dove viene custodito un piccolo gioiello incastonato nelle rocce, la cascata del Cenghen. Si cammina su comodi sentieri e mulattiere, anche se purtroppo la segnaletica risulta in alcuni casi carente, fare attenzione al tratto di sentiero che scende da Colonghei al termine della strada sterrata, è molto ripido e su terreno accidentato, da non intraprendere in caso di pioggia. 
Malati di Montagna: Gemma, Simonetta, Lorenzo, Danilo, Pg e il Selvadego

si parte dalla Contrada Castello denominata Maggiana



con l'antica torre medievale comunemente detta "del Barbarossa" (X-XI)


si segue all'inizio il bellissimo e suggestivo "Sentiero del Viandante"


cisterna nei pressi dello Zucco della Rocca


Grignetta dalla cima dello Zucco della Rocca


La Cascata Cenghen (o Cascata di Val Monastero) si trova nel territorio di Abbadia Lariana, ad un'altitudine di circa 600 metri sul livello del mare. Questa cascata è attraversata dalle acque del torrente Zerbo e, con un salto di circa 50 metri, è l'unica di un certo rilievo in tutto il gruppo delle Grigne.





borgo di Calech





sabato 10 febbraio 2018

Monte Cornaggia, una meravigliosa terrazza sul Lago Maggiore

Si cammina prevalentemente su stradine di montagna, in un susseguirsi di straordinari panorami sul Lago Maggiore, sul Parco Nazionale della Val Grande e sul gruppo del Monte Rosa. Il consiglio di intraprendere questa escursione in una giornata limpida, magari in questo periodo e se si ha la fortuna con una spruzzata di neve caduta la notte prima. La bellezza dei luoghi si può già apprezzare con la salita alla Cima del Motto della Croce e al vicino Sasso del Pizzo, dove seduti sulle panchine si rimane estasiati nel vedere il sottostante lago Maggiore e tra le nebbie mattutine spuntare la Rocca di Angera.

Si percorrere l’autostrada A26 fino all’uscita di Meina, per poi proseguire a sinistra verso Meina/Brovello/Ghevio. Alla successiva rotonda si svolta a destra verso Colazza/Pisano/Meina/Nebbiuno. Arrivati a Nebbiuno, si svolta a destra in Via Nocca e poco prima di raggiungere la chiesa, si lascia l’auto nel grande parcheggio a destra davanti all’ufficio postale. Si segue Via G. Marconi raggiungendo la chiesa parrocchiale dedicata a S. Giorgio, sul retro della chiesa si può già avere un bella vista verso il Lago Maggiore e le montagne limitrofe. Si prosegue tra le case del paese percorrendo per pochi metri Via Torino, per poi svoltare a sinistra seguendo in salita Via G. Aghina. Incrociata la strada asfaltata la si attraversa e si prosegue verso sinistra costeggiando la cartiera fino a raggiungere una scalinata a destra, contrassegnata dal cartello dell’anello escursionistico “Nebbiuno - Sass dal Pizz - M.te Cornaggia - Nebbiuno” che si seguirà per alcuni tratti. Si sale regolarmente fino a raggiungere Fosseno, percorsi pochi metri su strada asfaltata si svolta a destra verso “case sparse Piatoggi / anello escursionistico”. Al termine della strada si riprende a salire su ampio sentiero raggiungendo il cimitero, per poi seguire a destra una strada sterrata in leggera discesa. Poco prima di un ponte si abbandona la strada e si svolta a sinistra seguendo un sentiero che inizia a salire fino a raggiungere una stradina sterrata. La si segue verso destra arrivando in breve nell’ampio parcheggio sterrato in località Lavarina. Tralasciata la strada sterrata a destra dalla quale poi si farà ritorno, si prosegue a sinistra seguendo l’anello escursionistico. Si sale in un bel bosco di castagni, arrivando in pochi minuti sotto la cima del Motto della Croce, sovrastata per l`appunto da una enorme Croce. Abbandonata momentaneamente la strada, si segue il ripido sentiero a destra, raggiungendo in breve la cima e poco oltre proseguendo verso destra si arriva al Sass dal Pizz, dove una pausa è consigliatissima (763 m). Tralasciato il sentiero F5 indicato sulla palina segnavia, utile nel caso si volesse arrivare in minor tempo al M. Cornaggia, si scende seguendo l'ampio sentiero, fino a incrociare nuovamente la strada sterrata abbandonata poco prima. Proseguendo sulla strada sterrata si inizia a scendere verso sinistra fino ad arrivare a un bivio. Si segue il segnavia F4, riprendendo a salire verso destra e dopo aver oltrepassato un ponticello, si continua a salire fino a un successivo bivio. Tralasciato il segnavia F2, si prosegue a destra e subito dopo si sale a sinistra, continuando a seguire il segnavia F4. Dopo alcuni minuti si arriva sul crinale incrociando la dorsale dell'Alto Vergante (V00). Seguendo le chiare indicazioni per il Giogo del Cornaggia, si inizia a salire verso destra, parallelamente al metanodotto sotterraneo. L'ampio sentiero sale progressivamente regalando splendide vedute sul gruppo del Rosa. Dopo aver perso leggermente quota si arriva al Giogo del Cornaggia (823 m), da dove si riprende a seguire l'anello escursionistico in direzione del M. Cornaggia. Si inizia a risalire l'evidente sentiero che conduce fino alla sommità (921 m), da dove si può godere di un superbo panorama a 360 gradi. Dai laghi Maggiore, Varese e Comabbio, sulla pianura lombarda, le prealpi Varesine, le cime della Val Grande, il Mottarone, le cime della Val Strona e il Monte Rosa. Dalla cima si scende seguendo il sentiero a sinistra, fino a incrociare nuovamente la strada sterrata contrassegnata dal segnavia V00. Si inizia a seguirla in falsopiano verso destra per alcuni minuti, per poi scendere in direzione della Cappella dell'alpe Canà/Gignese/Mottarone. Tralasciato il sentiero per Sovazza (S6), si prosegue fino a raggiungere una stradina asfaltata che si inizia a percorrere verso destra, raggiungendo in breve la Cappella dell'alpe Canà, crocevia di vari sentieri (747 m). Dalla bacheca in legno si segue il segnavia H2 della Costabella, verso Ostobbio/Nebbiuno. Dopo una breve salita, si inizia a percorrere un tratto in falsopiano, per poi iniziare a scendere fino a raggiungere l’alpe Airola (675 m). Dopo aver costeggiato per un lungo tratto la recinzione della Cascina Pianzaghi (631 m), si abbandona la sterrata che prosegue a sinistra e in breve si arriva alle case di Ostobbio. Al termine della stradina sterrata, giunti alle prime case di Massino Visconti, si segue il segnavia H2 seguendo la strada asfaltata verso destra. Al termine della strada si svolta a destra, per poi imboccare subito dopo un'ampia strada sterrata a sinistra, che riconduce nuovamente in località Lavarina. Da qui si ripercorre il medesimo percorso fino a Nebbiuno.
Malati di Montagna: Simonetta, Lorenzo, Danilo, Pg e il selvadego

si parte da Nebbiuno



Cima del Motto della Croce


dal Sasso del Pizzo (763 m)


si segue per alcuni tratti l'Anello escursionistico


dal Monte Cornaggia (921 m)




la neve anche sotto ai 1000 m da queste parti non manca...



Basterebbe una passeggiata in mezzo alla natura, fermarsi un momento ad ascoltare, spogliarsi del superfluo e comprendere che non occorre poi molto per vivere bene. 
Mario Rigoni Stern


giochi di luce....



domenica 4 febbraio 2018

Dall'Antica Strada Valeriana alla Punta dell'Orto

Con i suoi 1001 m, la Punta dell’Orto sovrasta gli abitati di Iseo e Pilzone. Grazie alla sua posizione centrale, il panorama è incomparabile, su quasi tutto il Lago d’Iseo, con Montisola in primo piano, sulle cime circostanti e su gran parte della pianura padana. I bivi sentieristici sono quasi sempre segnalati, purtroppo i sentieri non sono in buone condizioni, soprattutto il tratto di sentiero utilizzato per il ritorno, che dall'Eremo di S. Fermo conduce a Pilzone (EE).

Dall’autostrada A4 si può prendere l’uscita di Palazzolo oppure di Rovato, per poi proseguire verso il lago d’Iseo. Seguendo le indicazioni si risale la sponda bresciana del lago d’Iseo fino a raggiungere Pilzone. L’auto la si può parcheggiare nei pressi della chiesa parrocchiale (200 m). Dalla vicina piazza Basilio Cittadini, ci si dirige verso il centro storico e tralasciata a sinistra l'indicazione della Strada Valeriana si sale percorrendo la stretta Via Silano. Giunti a un bivio si prosegue verso sinistra seguendo le indicazioni San Fermo, mentre dalla parte opposta termina la discesa dell'eventuale variante dall'Eremo di San Fermo. Poco più avanti si imbocca la mulattiera con fondo acciottolato che inizia a salire in direzione dell'Antica Strada Valeriana/San Fermo/Ome. Si sale sempre più ripidamente seguendo il segnavia 242 fino a raggiungere la radura dove sorge l'antico Eremo di San Fermo con il caratteristico campanile isolato, da quale si può godere di un fantastico panorama sul lago e sulle cime circostanti (489 m). Dalla palina segnavia si tralascia l'indicazione che sale verso Bosine/Ome e si prosegue verso la Punta dell'Orto. Oltrepassate alcune case, si riprende a salire con bella vista verso il Monte Guglielmo. Il sentiero non sempre agevole sale sempre più ripidamente, raggiungendo dopo alcuni minuti un bivio. Tralasciato a sinistra il sentiero 290 Prai/Gölem da cui poi faremo ritorno, si continua a salire seguendo le chiare indicazioni per la cima. Si guadagna quota rapidamente, fino a incrociare sul crinale una stradina sterrata. Si inizia a seguirla verso sinistra, per poi abbandonarla dopo pochi metri seguendo il sentiero a sinistra contrassegnato dal segnavia bianco/rosso, che si ricongiunge poco dopo più a monte nei pressi di alcuni roccoli. Continuando a seguire la sterrata si prosegue tra i capanni di caccia, per poi proseguire su sentiero sempre più ripido, fino a raggiungere lo spiazzo della Cima dell'Orto, sormontata da un bella croce (1001 m). Da questo strategico punto di osservazione si può vedere la Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino e le principali cime attorno, molte delle quali salite negli anni, tra cui la Corna Trentapassi, il M. Bronzone e il M. Guglielmo o Gölem.
Dopo aver firmato il quaderno di vetta, per il ritorno si scende sul versante opposto seguendo l’evidente sentiero, per poi proseguire su strada sterrata, fino a incrociare una strada asfalta. Si inizia a seguire la strada scarsamente trafficata verso sinistra, raggiunte alcune abitazioni si tralascia il sentiero 255 a destra (Sentiero degli Elfi) e si continua a scendere seguendo la strada. Dopo un tornante, nei pressi del quale si trovano a poca distanza alcuni ripetitori, si prosegue ancora per un breve tratto e abbandonata la strada asfalta, si segue a sinistra una stradina sterrata che conduce ad alcuni roccoli. Poco prima si imbocca un sentiero a destra non segnato ma ben evidente che scende fino a raggiungere una strada sterrata contrassegnata dal segnavia 290. Si inizia a seguire la sterrata verso sinistra e dopo aver raggiunto la località Parlo, si oltrepassa poco dopo un cancello, per poi proseguire passando accanto ad alcune cascine. Terminata la sterrata, si prosegue su un bel sentiero che proseguendo con un lungo mezza costa nel bosco, raggiunge dopo alcuni minuti la palina segnavia incontrata durante la salita. Ritornati all'Eremo di S. Fermo, si consiglia di ripercorre il medesimo itinerario fatto in salita. Oppure volendo si può scendere seguendo un vecchio sentiero, utilizzato come via più diretta per raggiungerlo. Si percorre un tratto in piano passando in mezzo a due recinzioni e oltrepassata l’area adibita alle feste, si inizia a scendere ripidamente, alternando tratti su roccette a tratti fangosi e spesso scivolosi! Il percorso è riservato solo a escursionisti esperti. Raggiunta una casa si segue la strada a strisce cementate per un breve tratto, per poi abbandonarla seguendo il sentiero a destra. Il percorso è agevole e scende in maniera costante con un lungo mezza costa fino alle prime case di Pilzone.
Malati di Montagna: Renzo, Lorenzo, Danilo, Pg e il selvadego

Si parte dal centro storico di Pilzone,
da qui inizia l'Antica Strada Valeriana


Eremo di San Fermo



il lago d'Iseo con la piccola isola di San Paolo...
molto piccola rispetto a Montisola


Punta dell'Orto


sulla sinistra la Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino



si sale su vecchie mulattiere...


dalla località Parlo



Montisola l'isola lacustre più grande d'Europa



domenica 28 gennaio 2018

Dalla Strada Antronesca alla Via della Segale

Siamo in un ambiente dove le tracce delle antiche coltivazioni sono ancora visibili, antichi mulini andati perduti ma uno totalmente recuperato, i forni frazionali quasi tutti conservati, gli antichi torchi a peso detti "alla latina" fanno ancora bella mostra (uno nella frazione Progno viene ancora adoperato) e i terrazzamenti con alcune "toppie" per la coltivazione della vite. Tutti questi elementi testimoniano una fiorente attività del tempo passato che si tende a valorizzare e rivitalizzare in modo che si possa conservare e migliorare l'ambiente per vivere meglio a Montescheno.
Tratto da: Cogliere la montagna... "La Segale"



Escursione che si svolge su sentieri e mulattiere sempre ben segnalati. Il giro può essere abbreviato partendo direttamente da Cresti, da dove inizia la Via della Segale, evitando il primo tratto della Strada Antronesca che inizia da Villadossola. Lungo tutto il percorso sono presenti pannelli che descrivono queste due antiche vie.

Dall'autostrada A26 Gravellona Toce, si prosegue sulla SS33 del Sempione fino all'uscita di Villadossola. Giunti a Villadossola si consiglia di parcheggiare nei pressi di Corso Italia, per poi proseguire attraversando il ponte in pietra sul torrente Ovesca, oltre il quale si arriva in Piazza IV Novembre (280 m).
Dalla bacheca sulla parte opposta della piazza, dove viene illustrato il percorso della “Strada Antronesca”, si segue Via Croppo e subito Via Pioda. Seguendo il sentiero C0, si inizia a salire lungo una scalinata che si addentra fra le case, si piega a sinistra sotto un arco in pietra per poi incrociare la strada che si attraversa e con una lunga diagonale si arriva fino all’abitato di Noga, dove spicca la monumentale chiesa, costruita fra il 1663 ed il 1692 e dedicata alla Beata Vergine del Rosario. Proseguendo si esce sulla provinciale che si segue a sinistra per alcune decine di metri fino alla palina segnavia sulla destra, a poca distanza da una cappella. Si risale la scalinata intagliata nella roccia, spesso umida e scivolosa, raggiungendo le case della frazione Casa dei Conti, con edifici che risalgono fino al XIV secolo.
Seguendo le indicazioni per la località Boschetto "Via delle Vinacce" si scende verso sinistra, raggiungendo la strada asfaltata. Dopo pochi metri la si abbandona riprendendo la mulattiera a destra che in piano conduce a Boschetto. Se si decide di seguire i segnavia a destra, fare molta attenzione, il sentiero è disagevole e in alcuni tratti invaso dai rovi. Conviene seguire in discesa la strada asfalta e prima che questa si immetta sulla provinciale, si imbocca a destra l’antica mulattiera che si snoda dolcemente al di sopra della strada fino alla località Valin Bianch. Dopo aver proseguito in piano per un buon tratto, si scende verso il vecchio lavatoio. Attraversata la strada, si supera una condotta forzata, per poi attraversare poco dopo su di un ponte il torrente Brevettola. Dalla parte opposta si passa accanto a una cappella e in leggera salita si arriva a Cresti (516 m).
Di fronte al municipio, accanto all’ufficio turistico, si stacca la mulattiera che sale verso sinistra. Raggiunta la successiva palina segnavia si abbandona la “Strada Antronesca” (C0), dalla quale poi faremo ritorno e seguendo i segnavia della “Via della Segale” (segnavia bianco con al centro una spiga) si sale a destra verso Montescheno. Tra le strette viuzze del paese si sale fino a raggiungere una stradina, che si segue in salita incrociando la strada asfalta. La mulattiera sempre ben evidente continua a salire incrociando per tre volte la strada, fino a raggiungere la parrocchiale dedicata ai SS. Giovanni Battista e Carlo a Montescheno, con attorno la caratteristica Via Crucis. Dalla chiesa si sale a destra raggiungendo la vicina Piazza Enrico Minacci adibita a parcheggio e si prosegue seguendo le indicazioni per il Colle del Pianino (C4). Alla successiva palina segnavia, si segue a sinistra le indicazioni per Forno di Progno/Campo della Segale, dopo pochi metri si svolta a destra e salendo si attraversa la strada, per poi proseguire sulla stretta via selciata che sale fra le case. Dopo una breve deviazione a destra per vedere l’antico forno a Progno, si riprende a seguire le indicazioni per il Campo della Segale, arrivando in breve sulla strada asfalta che si segue per un breve tratto fino alla frazione di Barboniga. Dopo aver oltrepassata la bacheca con raffigurato il torchio, si arriva in breve alla deviazione sulla destra per il torchio, che consigliamo di visitare. Ripresa la via selciata, oltrepassato l'Oratorio della B.V. del Rosario si giunge a un bivio, tralasciato il sentiero a sinistra per Zonca, si prosegue in direzione di Valleggia. Raggiunto il caratteristico paesino (833 m), si possono ammirare tra le strette viuzze alcuni dipinti e sculture realizzate da Giorgio Sartoretti (in arte Giorgio da Valeggia). Proseguendo per Zonca, si attraversa il paese, per poi iniziare a scendere seguendo il sentiero sempre ben contrassegnato dalle paline segnavie in direzione di Zonca/Seppiana. Raggiunto l'antico oratorio di Zonca dedicato a S. Lucia e S. Apollonia (733 m), si consiglia una breve sosta ammirando il panorama dal piazzale adiacente all'oratorio. Per chi ne avesse voglia può proseguire ancora per qualche minuto in falsopiano seguendo il sentiero C10 verso Viganella fino a raggiungere le ultime baite. Dalla chiesa di Zonca si scende scegliendo il percorso più agevole fino a raggiungere la sottostante strada sterrata. La si segue per pochi metri, per poi abbandonarla, imboccando a sinistra la mulattiera contrassegnata dai segnavia, che inizia a scendere arrivando alle spalle della chiesa parrocchiale di Seppiana (la vecchia "Pieve" della Valle Antrona). Dalla palina segnavia si riprende a seguire la "Strada Antronesca" in direzione di Cresti/Villadossola (C0). Oltrepassata la cappella dell’Arvina, in pochi minuti si arriva nuovamente a Cresti da dove si ripercorre il medesimo percorso fatto all'andata, con eventualmente alcune brevi deviazioni dal percorso. Terminato questo splendido e suggestivo anello, mentre si attraversa il ponte in pietra sul torrente Ovesca, non rimane che un ultimo sguardo verso l’antica chiesa di San Bartolomeo datata tra i sec. X e XII.
Malati di Montagna: Renzo, Danilo, Lorenzo, Silvio, Pg e il selvadego

un bellissimo murales all'inizio del sentiero


si parte....


in valle il sole non è ancora arrivato....


si risale la stretta via acciottolata tra le abitazioni....


in alta montagna la neve non manca....


bell'esempio di scalinata scolpita nella roccia...


Cresti, inizio della "Via della Segale"


fermati e osserva...!!!


Montescheno


antico forno per il pane, ancora utilizzato


panorama verso l'imbocco della Valle Antrona


torchio di Barboniga


Valleggia



Zonca e d'intorni....





Seppiana
L’antica chiesa di Sant’Ambrogio, 
uno dei monumenti architettonici più notevoli di tutta la vallata.



dalla cappella dell’Arvina


torrente Ovesca e chiesa di San Bartolomeo 


dettagli e traccia gpx