Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 25 aprile 2010

al Bric del Dente sull'Alta Via dei Monti Liguri

Dall'autostrada A26 direzione Genova usciamo a Masone e seguendo le indicazioni arriviamo nell'ampio parcheggio della chiesa di Cristo Re e Assunta 408 m.
Seguiamo le chiare indicazioni per la Cascata del Serpente percorrendo in salita la strada asfaltata (tre pallini gialli), oltre il sottopasso dell’autostrada tralasciamo il ponte sulla destra e continuiamo diritti arrivando ai resti della seicentesca cartiera in località Savoi. Costeggiando il rio Masone arriviamo in prossimità di alcuni pannelli illustrativi del parco, da qui seguendo il sentiero panoramico si può osservare la suggestiva Cascata del Serpente. Ritornati sui nostri passi in breve arriviamo ad alcune case dove termina la strada asfaltata e inizia una sterrata che termina poco dopo nei pressi di alcuni cartelli del parco. Inizialmente la mulattiera guadagna lentamente quota attraversando diversi torrenti in un ambiente particolarmente affascinante. Dopo alcuni tornanti attraverso noccioli, castagni e aceri arriviamo a Cascina Troia 620 m, ora il sentiero prosegue risalendo il ripido versante della montagna senza lasciarci nemmeno il tempo di respirare, arriviamo alla sella a circa 880 m che divide le Valli Stura e Orba. Seguiamo il sentiero in falsopiano a sinistra passando sotto le pendici del Bric Dentino 976 m detto anche “Bric della Saliera” per via di un’antica saliera, ora distrutta, intravediamo ormai chiaramente sulla sinistra in alto il cippo con la croce della cima su cui dobbiamo salire, i segnavia ora sono un triangolo giallo vuoto o in alternativa un rombo giallo pieno. Il paesaggio è davvero particolare non è il classico paesaggio alpino a cui sono abituato, colori e profumi sono diversi anche i fiori e le piante sembrano uscite da un libro di fiabe, la salita si accentua e man mano che si sale una leggera brezza ci accarezza il viso. Arrivati a una sella ecco finalmente sotto di noi Genova con il suo porto e il mare, purtroppo c'è una leggera foschia che ci impedisce di gustarne appieno il panorama, facendo attenzione risaliamo a sinistra lo sperone roccioso raggiungendo la cima del Bric del Dente 1107 m, il panorama a 360° e la cima isolata da la sensazione di essere ad un'altitudine superiore, ci soffermiamo a mangiare qualcosa, nel frattempo arrivano anche altre persone con cui scambiamo opinioni e sensazioni...
Ridiscendiamo alla sella e continuiamo diritti seguendo le due croci rosse, il sentiero sempre ottimamente segnato scende fino ad un bivio, proseguiamo a sinistra seguendo i segnavia bianco/rossi dell'Alta Via dei Monti Liguri, itinerario escursionistico che collega le due estremità della riviera ligure, dalle Alpi Marittime a Ceparana. Il percorso che affrontiamo è davvero molto suggestivo, passiamo sotto alle pendici del Bric del Dente per poi abbassarci fino alla Sella del Barnè 892 m, da qui riprendiamo a salire il versante sud del monte Giallo seguendo le indicazioni poste su una palina segnavia. Il paesaggio selvaggio offre sensazioni di libertà, anche se siamo a pochi chilometri da Genova, scendiamo nuovamente fino a raggiungere la strada asfaltata che abbandoniamo immediatamente per seguire una strada sterrata che sale verso il Forte Geremia. Tralasciamo momentaneamente l'Alta Via che prosegue a sinistra e in breve arriviamo al Bric Geremia 803 m con il Forte in bella posizione, la struttura risale a poco prima del 1890, venne costruito principalmente per le tensioni in atto, all’epoca fra Italia e Francia, abbandonato neglii anni ’30, dopo un’attenta opera di restauro, viene ora utilizzato come struttura a supporto per gli escursionisti. Dopo una piccola sosta ridiscendiamo al bivio precedente per continuare sul tracciato principale, la mulattiera si inoltra nel fresco del bosco, arrivati ad un successivo bivio abbandoniamo l'Alta Via per seguire a destra un sentiero contraddistinto da un trattino con due pallini gialli, in breve ci ritroviamo sulla strada che percorriamo verso il Sacrario dei Martiri del Turchino 655 m, il luogo merita senz'altro una visita per ricordare i caduti, partigiani e prigionieri politici, trucidati il 19 maggio 1944 dai nazi-fascisti nel luogo conosciuto come Fossa dei Martiri. Riprendiamo a camminare sulla strada verso il passo del Turchino, in leggera discesa arriviamo ad un bivio, seguiamo la strada a sinistra che in leggera salita ci porta alla seicentesca Cappella di Masone 642 m. Seguiamo la strada che passa tra le case, questo tratto di percorso fino a Masone ricalca l'antica Via Cannellona o "via dei Giovi", seguendo i segnavia (trattino con due pallini gialli), perdiamo rapidamente quota, arriviamo nella zona del cimitero da dove in breve arriviamo nell'antico borgo. Prima di scendere verso il parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto ci fermiamo a visitare il Museo Civico Andrea Tubino, ospitato nell'ex convento agostiniano, accanto alla chiesa, interessante l'ampia sala in cui vengono esposti oggetti per la lavorazione del ferro, per molti anni la siderurgia era una delle attività principali in Valle Stura, consiglio sicuramente una visita, la giornata si conclude, il dislivello calcolando i vari saliscendi è di circa 800 m l'intero giro è sempre contrassegnato e bene però avere nello zaino una cartina o una relazione del percorso.
Parco del Beigua "un balcone montuoso sul mare"
Il più vasto parco naturale ligure, nel 2005 è stato inserito nella lista mondiale dei Geoparchi sotto l'egida dell'UNESCO e nella Rete Europea dei Geoparchi, "Beigua Geopark".
Malati di Montagna: Danilo, Deborah e Fabio

in mezzo alla natura siamo piccoli, piccoli...

Cascata del Serpente

in cima al Bric del Dente 1107 m

Danilo si che è un fotoreporter da assalto....!!!

domenica 18 aprile 2010

una giornata tra le nuvole...alla Colmine di Crevola

Non sempre si può avere sole e cielo terso, ma chi ha la passione per la montagna come l'abbiamo io e Danilo qualche nuvola bassa non può far certamente paura, anzi camminando nel bosco o attraversando gli alpeggi si ha il tempo di vedere quei piccoli particolari che magari in una giornata di sole non si apprezzerebbero perché distolti dai panorami. Dall'autostrada A26 continuiamo con la S.S. 33 del Sempione fino all'uscita di Crevaladossola, svoltiamo a destra verso Oira, seguendo poi i cartelli per la palestra di arrampicata passiamo prima per Pinone e poi per Scezza, la strada sempre asfaltata si restringe e passa tra alcuni vigneti arrivando in breve all'ampia area attrezzata degli alpini in località La Valletta a 700 m circa, dove decidiamo di parcheggiare, volendo si può proseguire fino alla palestra di arrampicata a pochi minuti risparmiando qualche decina di metri di dislivello.
Qualche goccia di pioggia ci costringe a usare il coprizaino indispensabile se si vuole preservare la roba all'interno dello zaino, naturalmente manco a dirlo siamo soli, anzi noi e le nuvole, passato il divieto di transito ai mezzi non autorizzati continuiamo a salire, passiamo accanto alla Cappella di Pozoi 798 m e poco dopo sulla sinistra troviamo i segni bianco/rossi dell'antica mulattiera che collegava i vari alpeggi. Non piove ormai più da diversi minuti, arriviamo a un alpeggio dove troviamo una bella fonte scavata interamente nella roccia, ci soffermiamo a osservare il sottostante piano ossolano momentaneamente libero dalle nuvole. Il sentiero continua a salire tra il gradevole profumo del sottobosco arricchito dalle numerose piante di ginestre, ci inoltriamo nel bosco dove veniamo accompagnati dalla melodia degli uccelli che sembrano quasi volerci salutare al nostro passaggio. Dalla nebbia ecco comparire i ruderi dell'alpe Gorta 1060 m, dalla palina segnavia continuiamo verso la Colma, costeggiamo un muretto a secco e poi riprendiamo a salire ritornando di nuovo nel fitto bosco.
Arriviamo ad una piana dove rimaniamo per qualche secondo ad osservare le stupende baite perfettamente inserite nell'ambiente circostante, troviamo un cartello in legno che ci segnala che siamo a Gorta, ci domandiamo come è possibile che esistano due alpeggi con lo stesso nome a poca distanza uno dall'altro...boh!!! Non avendo nessun riscontro sulle carte ci fidiamo, mentre avanziamo troviamo sempre di più la neve che ricopre ancora abbondante questo versante della montagna, seguiamo le indicazioni del nuovo bivacco degli alpini indicate da un cartello posto su un albero, in breve arriviamo alle case dell'alpe La Prasca 1350 m circa, sprofondiamo quasi fino al ginocchio nella neve, dopo un tratto in piano ci troviamo a strapiombo su un precipizio, sopra di noi vediamo il canalone che dobbiamo risalire, dopo un'attenta valutazione decidiamo che è troppo pericoloso proseguire, ritorniamo alle baite dove ci fermiamo a riposare. Per il ritorno seguiamo il medesimo sentiero. Escursione che rifaremo magari con i colori caldi dell'autunno...
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

alpe Gorta 1060 m o....

alpe Gorta boh!!!

antiche mulattiera spesso abbandonate

tipiche baite

domenica 11 aprile 2010

Val dei Ratti dove il tempo pare davvero essersi fermato

Solitudine, paesaggi incontaminati, se è questo che chiedete alla montagna, allora questa è un'escursione che non potete perdervi, in un ambiente emozionante dove potrete riscoprire l'antico fascino dell'esplorazione...

La Valle dei Ratti è una valle poco conosciuta e frequentata posta tra la val Codera e la celebre val Masino. Giunti a Verceia, lungo la provinciale che porta a Chiavenna, si entra con l'auto nell'abitato arrivando in via Vico da dove si segue una buona ma stretta strada asfaltata che conduce con vari tornanti in località Piazzo a 630 m circa dove finisce la strada. Lasciata l'auto sul bordo della strada o negli apposti spazi, iniziamo a salire seguendo la mulattiera a sinistra indicata da un cartello posto su un albero. Ripidamente saliamo immersi in un bel bosco di castagni secolari, sulla destra possiamo ammirare il lago di Mezzola, arriviamo alla chiesetta degli alpini con un'area attrezzata per la sosta e con una delle tante fontanelle che costellano la valle. Riprendiamo il cammino seguendo sempre la mulattiera che ora si fa meno ripida incrociamo i binari del famoso "Tracciolino" proveniente da sinistra, una vera e propria strada costruita negli anni '30 per unire a mezza costa la val dei Ratti alla val Codera in modo tale da poter trasportare uomini e materiali necessari alla costruzione delle dighe e condotte presenti nella zona, personalmente ho fatto questo percorso da Codera è stato davvero molto bello e particolare, bisogna però ricordarsi di portare una pila per le gallerie!!! Continuiamo in salita seguendo i cartelli, poco dopo passiamo accanto alle case di Casten 975 m, ci soffermiamo all'ennesima fontanella per dissetarci, arrivati a una curva troviamo la "Vegia capela de la val de l'infern", da qui la valle inizia ad aprirsi in magnifici panorami, con una serie di tornanti arriviamo a Frasnedo 1287 m, passiamo tra le case ristrutturate e saliamo verso la chiesa della Madonna della Neve edificata nel 1686. Seguendo i cartelli del Sentiero Life passiamo accanto alla teleferica, proseguiamo lungo un tratturo per poi riprendere il sentiero che scende a guadare un torrente e quindi risale arrivando a Corveggia 1221 m, da qui in breve arriviamo a un bivio, tralasciamo momentaneamente il sentiero di sinistra per proseguire verso Nave, attraversato il torrente su un ponte riprendiamo a salire, siamo sul lato nord della valle dove il sole fa ancora fatica ad arrivare lo notiamo dalla neve ancora abbondantemente presente, per questo motivo decidiamo di fermaci e di ritornare al bivio.
Seguiamo il sentiero Life a sinistra, sul lato destro orografico della valle, passiamo accanto a una bella cappella recentemente restaurata e in breve raggiungiamo gli alpeggi di Tabiate 1253 m, continuiamo in leggera salita arrivando a un bivio, tralasciamo le indicazioni a sinistra su un sasso per il rifugio Volta e attraversata una piccola slavina scendiamo ad un ponte per risalire sul lato opposto della valle arrivando in breve alle baite di Primalpia 1678 m, dove decidiamo di fermarci, per raggiungere il bivacco Primalpia a 1980 m dovremmo tornare un'altra volta, quando magari la neve sarà sciolta, ma poco importa, siamo ugualmente soddisfatti e ritornati all'alpe Tabiate ci fermiamo a mangiare, ammirando il magnifico panorama sul lago di Novate Mezzola e di Como. Purtroppo il sole sta lentamente scomparendo, soffia un vento gelido accompagnato da alcune nuvole minacciose, ci rimettiamo lo zaino sulle spalle e a malincuore riprendiamo il sentiero fatto la mattina. Tempi e dislivelli in queste occasioni contano davvero poco, quando si risalgono valli come quella dei Ratti si deve solo aver voglia di camminare, è ancora lei la natura la vera protagonista e noi solo piccole comparse...
Malati di montagna: Danilo e Fabio

Danilo verso la testata della valle

Frasnedo 1287 m

direi che non ci sono parole...

la voglia di evadere...

lunedì 5 aprile 2010

due giorni nel silenzio del Parco Naturale della Val Troncea

Una due giorni in montagna che ha dell'incredibile, partiamo domenica mattina con le condizioni meteo che danno pioggia sul nord/ovest per tutto il giorno, con precipitazioni nevose sull'arco alpino. Percorriamo l'autostrada A4 verso Torino da dove proseguiamo sull'A32 versoBardonecchia, all'uscita Oulx-Est seguiamo le indicazioni per Sestriere, nevica già da qualche chilometro, tutto attorno a noi è bianco, dopo aver attraversato il centro di Sestriere scendiamo fino a una rotonda dove deviamo a destra per la Val Troncea, arrivati a Pattemouche lasciamo le macchine nel parcheggio del centro fondo 1582 m. Seguiamo per qualche minuto la strada, poco prima di arrivare a Pount daz Itre calziamo le ciaspole e seguiamo scrupolosamente le indicazioni del percorso segnalato con delle aste metalliche di color blu e segnavia in legno, da qualche anno sono stati tracciati due itinerari per chi usa le racchette da neve o ciaspole, in questo modo si è voluto evitare che venissero in qualche modo calpestate le piste per gli amanti dello sci da fondo. Procediamo nel bosco arrivando al Mulino di Laval, attraversiamo il torrente Chisone su un ponte pedonale e dopo pochi metri all'altezza di una palina segnavia iniziamo a salire sulla sinistra seguendo il "percorso panoramico", l'itinerario è vario e molto suggestivo, costeggiamo alcune baite diroccate, con qualche saliscendi entriamo nel silenzio del bosco, attraversiamo alcuni torrenti aiutati da dei ponticelli ricoperti dalla neve. Quando usciamo dal bosco possiamo vedere le severe pareti delle montagne che circondano la valle, arriviamo ad un grazioso laghetto, dalla parte opposta si possono osservare i resti della Fonderia La Tuccia. Dopo una breve pausa riprendiamo il cammino e seguendo sempre le paline blu saliamo sulla sinistra, attraversiamo un tratto in costa per poi ridiscendere arrivando a incrociare la pista da fondo in località Croce Rossa, da qui in poi seguiamo la strada fino ad un bivio da dove seguiamo le indicazioni a sinistra per la borgata Troncea. La salita è costante e dopo qualche tornante arriviamo al rifugio Troncea 1915 m, dove Giacomo il gestore ci accoglie calorosamente, prendiamo possesso dei nostri letti, siamo in sette e la camera è la sette, un segno del destino boh!!! Il rifugio è stato inaugurato nel 2007, ha 40 posti letto distribuiti in varie camere, scendiamo nella sala da pranzo per bere e mangiare qualcosa, con Flavio, Kiran e Franco decidiamo di andare a fare quattro passi su per il bosco, mentre Danilo, Deborah e Luisa ne approfittano per riposarsi. La cena è davvero deliziosa, piccolo antipasto con crema di asparagi, lasagne vegetariane, agnello con piselli, dolce a scelta tra torta di mais, alle nocciole e la colomba di Troncea tipico dolce alla ricotta e cioccolato, il tutto accompagnato da un buon vino, per finire caffè e genepy. Andiamo a dormire, dalla finestra possiamo vedere il cielo risplendere da migliaia di stelle, per quasi tutta la notte soffia un forte vento gelido, ci svegliamo abbastanza presto, dopo aver fatto colazione e saldato il debito, ringraziamo Giacomo per l'ottima gestione del rifugio e scattata la foto di gruppo iniziamo a scendere, per la via del ritorno decidiamo di seguire il percorso di fondovalle, arrivati alla località Croce Rossa andiamo verso sinistra in direzione di un ponte, da dove poi seguiamo le aste blu, come il giorno precedente siamo soli in mezzo alla natura, ci guardiamo attorno meravigliati da tanta bellezza, solo quando arriviamo a Laval iniziamo a incontrare altri escursionisti che risalgono su per la valle. In sintesi sono stati due giorni davvero unici, come le facce di una moneta, neve e grigiore il primo, sole e azzurro il secondo, sicuramente ritornerò a far visita a Giacomo in questa valle a dir poco meravigliosa, magari con i colori autunnali....

nel cuore delle Alpi Cozie sorge il Parco Naturale della Val Troncea "La Valle dei fiori"
Il Parco ha una superficie di 3280 ettari, è protetto per gran parte da montagne che superano i 3000 m, al suo interno la flora è ricca come la stella alpina o l'astro alpino, la fauna oltre alle numerose specie alpine come la marmotta, il camoscio, lo stambecco e l'aquila reale, da qualche anno può contare anche sulla presenza del lupo.

Malati di Montagna: Luisa, Kiran, Fabio, Giacomo (gestore del rif. Troncea), Flavio, Danilo, Deborah e Franco

il rifugio Troncea al sorgere del sole

noi la natura e basta!

la dura vita dei ciaspolatori...

mese di aprile...boh!!!

Luisa, Kiran, Fabio, Giacomo (gestore del rif. Troncea),
Flavio, Danilo, Deborah e Franco