Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 31 maggio 2015

Bivacco Egidio Borroz nella segreta Val Clavalité

Un tempo, nel cuore della Val Clavalité, vi era un lago dalla vaste dimensioni, delimitato dalla morena del Robbio. Detriti alluvionali accumulatisi sul fondovalle e la progressiva erosione dello sbarramento frontale ne hanno determinato lo svuotamento. Nacque cosi un vasto pianoro attraversato dal torrente e costellato di stupende baite, un luogo di rara bellezza, silenzioso e solitario, In fondo alla valle, alle pendici della Tersiva, tra i fischi delle marmotte e le verdi praterie alpine sorge il bivacco Egidio Borroz, uno dei bivacchi più belli dell'intera regione, ma non solo.

Dall'autostrada A5 (Torino-Aosta) usciamo al casello di Nus-Fenis. Proseguiamo seguendo l’indicazione per Fenis, oltrepassato il castello (meritevole di una visita), attraversiamo l’abitato e arrivati in località Miserégne, svoltiamo a destra seguendo le indicazionidi un cartello, posizionato a sinistra, per Clavalité. Percorriamo la stradina asfaltata fino a Lovignanaz 1169 m, dove parcheggiamo l'auto in uno slargo sulla sinistra.
Seguiamo la strada asfalta e subito dopo il cartello di divieto di transito, in prossimità di una curva, abbandoniamo la strada e seguiamo il sentiero che sale diritto fino a incrociare poco più in alto la strada che seguiamo. Dopo il tornante, un cartello in legno con la scritta "Sentiero", ci indica la direzione, una traccia sulla destra. Seguiamo le indicazione dei successivi cartellli i legno che ci fanno guadagnare quota rapidamente (il sentiero incrocia più volte la strada asfaltata e se qualcuno preferisse una salita "più dolce" potrebbe proseguire seguendo la strada). Il sentiero termina in prossimità di alcune graziose baite poste in un avvallamento sulla destra. Seguiamo ora la strada asfaltata per alcuni minuti e oltrepassata una bella fontana in legno, in breve arrivano all'inizio di un sentiero sulla destra, indicato dal segnavia n. 2 su un sasso. Proseguiamo, anche se un cartello ci indica che il sentiero non è percorribile (non abbiamo avuto alcuna difficoltà, forse il divieto è collegato ai vicini lavori per per l'impianto idroelettrico!) Il sentiero dopo pochi minuti sbuca nell'ampio spiazzo sterrato dove termina la strada asfalta (parcheggio). Seguiamo ora l'ampia strada sterrata, all'inizio un'insegna in legno ci dà il "Benvenuto in Clavalitè". Dopo un tratto in piano scendiamo abbastanza ripidamente arrivando nel suggestivo pianoro di Clavalitè, dominato dalla vista dell’imponente piramide della Punta Tersiva 3515 m, principale cima alla testata della valle. Attraversiamo il pianoro per tutta la sua lunghezza rimanendo a sinistra del torrente omonimo (destra orografica). Il paesaggio bucolico e anche caratterizzato dalle numerose baite ristrutturate che ingentiliscono il paesaggio. Con un breve tratto in salita entriamo nel bosco e arrivati alla palina segnavia, tralasciamo le indicazioni per il Col de Mézove (4) e svoltiamo a destra per il Biv. Rotary-Borroz/Le Grand-Alp (2) (5). Perdiamo leggermente quota e oltrepassate alcune baite raggiungiamo il torrente, tralasciato a destra un ponte, in breve arriviano in prossimità di alcune suggestive cascatelle. Imbocchiamo a sinistra la bella mulattiera (segnavia gialli) e dopo alcuni tornanti, proseguiamo in moderata salita con un lungo traverso al termine del quale incrociamo nuovamente la poderale. Con alcuni saliscendi arriviamo a un ponte formato da grossi tubi, lo attraversiamo e iniziamo nuovamente a salire, il vallone ora si apre, mostrando ai nostri occhi panorami spettacolari. Superati gli alpeggi di Bayette 1842 m e Meney 1907 m, iniziamo a intravedere in alto sulla sinistra la struttura del bivacco. Giunti a un bivio abbandoniamo il percorso principale diretto verso Le Grand-Alp (2) e seguendo le indicazioni per il bivacco scendiamo verso sinistra (5). Attraversato il torrente su di un ponte riprendiamo a salire raggiungendo l'alpeggio di Etseley 2097 m, proseguendo tra i fischi delle marmotte in breve arriviamo in località Queneus, dove sorge la splendida struttura in legno e pietra del bivacco Rotary Club di Aosta "Egidio Borroz" 2150 m. Dopo la doverosa pausa, a malincuore lasciamo questo angolo di paradiso e seguendo il medesimo itinerario di salita, ritorniamo all'auto.
Malati di Montagna: Deborah, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

dalle altre parti nuvoloso e pioggia...
qui il Cervino in bella mostra


Plan Clavalité


destinazione paradiso...


Bivacco Egidio Borroz 2156 m
Costruito nel 2006 dal Rotary Club insieme al comune di Fenis 
ed alla Famiglia di Egidio Borroz che ha donato il terreno


La struttura offre una splendida vista sull'alto vallone di Clavalité ed è un importante punto di tappa nell'ambito di una rete sentieristica di grande interesse (il cosiddetto "percorso dei laghi"), oltre che punto di partenza per l'ascensione delle cime che lo circondano, tra le quali la Tersiva e il Mont Glacier.






domenica 24 maggio 2015

Cima Mutta tra la Val Vogna e il Vallone d'Otro

Cima Mutta è l'ultima elevazione della lunga cresta che ha inizio dal Corno Bianco, la sua posizione centrale garantisce un panorama eccezionale, con la mole del Tagliaferro a primeggiare su tutte...nuvole permettendo. Per la via del ritorno da Selveglio seguiamo l'Alta Via dei Walser fino a S. Antonio.

Dall'autostrada A26 usciamo a Romagnano Sesia e proseguiamo seguendo le indicazioni per Alagna Valsesia fino a Riva Valdobbia, dove svoltiamo a sinistra per Ca' di Janzo. Percorriamo la Val Vogna per alcuni chilometri e subito dopo aver oltrepassato il torrente di Janzo lasciamo l'auto nel parcheggio a destra, poco sotto l'abitato di Ca' di Janzo 1354 m.
Torniamo indietro di qualche metro sulla strada asfaltata, per poi imboccare il sentiero contrassegnato dal segnavia n. 10. Su un pannello didattico è illustrata l'Alta Via dei Walser, uno dei tanti percorsi dei "Sentieri dell'Arte" valsesiani, che noi percorreremo, per un lungo tratto, al ritorno. Tralasciata subito una possibile scorciatoia sulla destra, guadato il torrente saliamo verso la parte alta di Ca' di Janzo, raggiungendo la cappella di Sant'Antonio datata 1663, oltre la quale svoltiamo subito a destra.
Usciti dal paese, in breve arriviamo a un bivio, tralasciata a sinistra l'indicazione per la frazione Oro, percorriamo un lungo traverso nel bosco e dopo qualche tornante arriviamo ai prati che anticipano l'arrivo a Selveglio 1536 m, con le sue case walser e l'oratorio della Madonna del Carmine. Selveglio faceva parte, con Oro e Ca' di Janzo, di uno dei "cantoni" più popolosi della Val Vogna, abitato, sul finire del 1600, da quasi cento persone. Passiamo tra le caratteristiche abitazioni e giunti a un bivio,
tralasciamo a sinistra la stretta viuzza proveniente da Oro, che percorreremo al ritorno e proseguiamo sul lato opposto. Seguendo con attenzione i segnavia svoltiamo a sinistra e dopo aver percorso un tratto nel bosco, iniziamo a guadagnare quota ripidamente fino a sbucare sui prati sottostanti dell'Alpe Poesi 1715 m, che raggiungiamo con un paio di ampi tornanti. Attraversato un bel bosco di larici, giungiamo in vista dell'Alpe le Piane 1832 m, in alto sulla destra al termine della cresta possiamo scorgere la bandiera della cima Mutta. Oltrepassate le baite, svoltiamo decisamente a destra salendo a lato del tetto e raggiungendo un ampio pianoro erboso, dal quale si ha una vista magnifica sulle cime circostanti. Continuiamo in direzione  del ripetitore posto sulla cresta tra il Corno d'Orto e la Cima Mutta. In questo tratto anche se la traccia è poco evidente, facendo attenzione ai segnavia e agli omini si riesce comunque a trovare la giusta direzione. Attraversiamo una grande slavina verso destra, per poi ritrovare il sentiero che prosegue con alcuni tratti molto ripidi e quindi continuare con un lungo traverso, tra pietraie e ripidi pendii erbosi.
Con un ultimo breve strappo arriviamo sulla cresta spartiacque tra la Val Vogna e il Vallone d'Otro. Seguendo ora la cresta in breve raggiungiamo la cima Mutta 2135 m, in splendida posizione panoramica. Accanto a un vecchio palo di legno su cui sventola una scolorita bandiera rossa, una rosa dei venti indica le cime attorno a noi; sotto il disco, in un contenitore, c'è il libro di vetta.
Tornati a Selveglio iniziamo a percorrere un lungo tratto a mezza costa, con qualche saliscendi, sul lato destro della Val Vogna (sinistra orografica). Oltrepassati il rio Janzo e il rio Oro, in pochi minuti arriviamo a  Oro 1500 m, dove è possibile vedere un tipico granaio walser. Superato un altro torrente raggiungiamo attraverso pascoli e prati, la frazione Ca Vescovo 1466 m, oltre la quale arrivati a un bivio scendiamo a sinistra seguendo l'indicazione per Rabernardo/Peccia. Proseguendo in costa raggiungiamo Rabernardo, questa piccola frazione comprende Tetto di Rabernardo, Rabernardo e Sotto Rabernardo 1453 m. Abbandonato il sentiero per Peccia, scendiamo a sinistra seguendo la bella mulattiera per San Antonio. Dopo una doverosa visita alla graziosa chiesa di San Antonio, accanto al rifugio Val Vogna, percorriamo in discesa la strada asfaltata. Dopo circa 15/20 minuti arriviamo al parcheggio dove avevamo lasciato l'auto. 
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Silvio, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

prospettive...!!!


Selveglio



come integrarsi nell'ambiente circostante...


a volte sono le immagini a parlare...




Cima Mutta 2135 m


Tipico granaio Walser in frazione Oro
Malgrado l’abitazione Walser fosse concepita come spazio abitativo con finalità altresì agro- pastorali esistevano edifici-granaio per la conservazione dei foraggi e delle granaglie. Per creare un ambiente areato e asciutto dove conservare il raccolto, l’ambiente in legno era separato dalla piccola base in pietra. La tipologia costruttiva del granaio Walser è molto simile allo "Stadel" della valle di Gressoney, con l’ingresso a monte e il deposito orientato a valle.




domenica 17 maggio 2015

Itinerari al fronte - Sui sentieri della Grande Guerra

Con l’inizio del conflitto il pesante apparato tecnologico della modernità risalì le vallate del fronte, distruggendo i delicati equilibri costruiti nei secoli dalla civiltà contadina, e invase gli spazi incontaminati delle vette. Le montagne vennero prese d'assalto grazie all'ardimento di pochi alpinisti e al lavoro di migliaia di soldati-minatori che attrezzarono le pareti più inaccessibili. La Prima guerra mondiale sulle Alpi, le Prealpi e le Dolomiti fu per certi versi una guerra antica, anche se sicuramente non meno cruenta, condizionata dal terreno e dalla presenza di un terzo, potente, esercito, in campo insieme agli alpini ed ai Kaiserjäger: la Natura. 
Tra il 1915 e il 1918 la montagna cambiò per sempre, la guerra modificò il paesaggio e, soprattutto, l'approccio mentale ai grandi spazi dell'altitudine fino allora frequentati da una elité di alpinisti stranieri.
I 70 itinerari proposti nella guida, che salgono e scendono undici gruppi montuosi, seguendo la lunga trincea di pietra e ghiaccio dallo Stelvio al Tarvisio, sono rivolti a pubblici differenziati: dalle ascensioni per alpinisti esperti, alle escursioni per turisti allenati; dalle camminate in famiglia, fino ai trekking urbani.
Su gentile richiesta di Mario Peghini




sabato 16 maggio 2015

Alla Capanna Legnano...ricordando gli amici della sezione del CAI...

«Da quassù il mondo degli uomini altro non sembra che follia, grigiore racchiuso dentro se stesso. E pensare che lo si reputa vivo soltanto perché è caotico e rumoroso»
Walter Bonatti 

Un percorso tra storia, natura e splendidi panorami, 
poche parole per riassumere questa suggestiva escursione.

Dall'autostrada A26 Gravellona Toce, proseguiamo sulla SS33 del Sempione fino all'uscita di Ornavasso/Premosello C, per poi continuare a destra seguendo le indicazioni per Ornavasso/Migiandone. Tralasciata dopo pochi minuti la strada a destra per la frazione Migiandone, continuiamo verso Ornavasso e dopo aver costeggiato per un breve tratto la ferrovia, svoltiamo a destra seguendo una strada sterrata, in breve arriviamo nell'ampio piazzale sterrato in località Punta di Migiandone 207 m (volendo si può arrivare fin qui anche passando per il centro di Ornavasso, in questo caso dalla SS33 del Sempione prendere l'uscita di Ornavasso).
L'escursione prende avvio all'inizio della strada militare, a poca distanza dal cannone contraereo. Oltre al pannello didattico, una palina segnavia indica le varie mete che si possono raggiungere e la relativa tempistica (Forte Bara/Capanna Legnano/Cima Tre Croci - A21). La pendenza durante la salita rimane sempre costante fino al Forte Bara, durante il tragitto si possono visitare trincee, gallerie d'accesso alle trincee e alle postazioni per mitragliatrici (utile una torcia o una pila frontale). Salendo possiamo godere di splendidi scorci panorami, a sinistra sull'abitato di Ornavasso, con il solitario Montorfano e poco più in là sui laghi Mergozzo e Maggiore, a destra sulla piana Ossolana con il fiume Toce che placidamente scorre, mentre alle nostre spalle le cime del Parco Nazionale della Val Grande con le aspre pareti dei Corni di Nibbio e l'imponente parete sud del Pizzo Proman. La strada militare termina davanti a una fontana, nei pressi del Forte Bara 420 m, postazione fortificata su più livelli che doveva ospitare baraccamenti e cannoni a lunga gittata. Consigliamo una visita alle varie strutture, tra le quali si può vedere un cannone e un mortaio, posizionati per rendere ancor più suggestivo il luogo. Ritornati alla fontana riprendiamo il nostro itinerario seguendo le indicazioni sulla palina segnavia.
Oltrepassata la piazzola dell'alzabandiera, dopo pochi minuti abbandoniamo la strada sterrata e proseguiamo sulla mulattiera a destra (palina segnavia). Guadagniamo quota con una serie di stretti tornanti e oltrepassato un cippo che ricorda tre partigiani uccisi nel '45, in breve arriviamo all'ingresso di una buia galleria scavata nella roccia e dal fondo sconnesso, che attraversiamo. Dopo qualche minuto giunti a un bivio, lasciamo a destra il sentiero per l'alpe Cuna e oltrepassato un traliccio di una vecchia teleferica, arriviamo ad un punto molto panoramico sulla pianura Ossolana. Il percorso prosegue verso sinistra entrando in un bel bosco di castagno, betulla e roverella. Raggiunta una palina segnavia, tralasciamo a sinistra il sentiero che scende verso il Boden e continuiamo a seguire la mulattiera fino a raggiungere i prati sormontati dalla solitaria baita "Solitudine". Lasciamo questo luogo di pace e silenzio, proseguiamo su una stradina sterrata che sale con alcuni tornanti raggiungendo le baita dell'alpe Burumbondo 975 m. Dalla palina segnavia, abbandoniamo la strada sterrata e seguiamo il sentiero a destra (Capanna Legnano/Cap. del Buon Pastore/Cima Tre Croci - A21). Incrociamo nuovamente la mulattiera che seguiamo per un lungo tratto verso destra in falsopiano. Purtroppo proseguendo notiamo che in alcuni tratti la mulattiera tende a scomparire, soppiantata dal sentiero, rimangono solo i resti dei muretti a secco che la sorreggevano. Dopo aver guadagnato quota con una serie di lunghi tornanti in una bella faggetta, il sentiero piega decisamente verso sinistra. Percorriamo un lungo traverso e dopo aver perso leggermente quota raggiungiamo una palina segnavia, oltre la quale arriviamo alla Capanna Legnano 1287 m. Per la sosta decidiamo di fermarci sul prato davanti al rifugio, il panorama è talmente vasto che rimaniamo senza parole. Per il ritorno percorriamo il medesimo itinerario dell'andata.
Malati di Montagna: Silvio, Pg e l'Homo Selvadego

Punta Migiandone
Cannone di fab. tedesca da 105 mm
dell'incrociatore "Attilio REGOLO"


Cannone contraereo mod. 90/53


Le trincee comunicano coi posti di comando, di rifornimento e coi punti di raccolta delle riserve, mediante camminamenti: alti fossati, più angusti delle trincee ma di altezza maggiore, realizzati per il passaggio in condizioni di sicurezza dal tiro nemico di un solo uomo alla volta o di una barella e tracciati senza troppo regolarità nel terreno, al fine di non essere troppo facilmente individuati dal fuoco avversario.




se l'inizio è così...chissà il resto della giornata...!!!



Il Forte di Bara (postazione in barbetta) è costituito da una serie di piazzole sostenute da muri di pietra che avrebbero ospitato artiglieria pesante ed è protetto da più linee di trincee sovrapposte.


Obice trainato da 155/23 (M114)
sullo sfondo da sinistra il P.zo Proman, al centro il P.zo Lesino
e a destra i Corni di Nibbio


La Capanna Legnano sorge all’alpe Tiramboche 1287 m in splendida posizione panoramica. È stata costruita da un gruppo di legnanesi per ricordare i caduti di guerra della città lombarda. Bruciata durante un rastrellamento nel giugno 1944, venne poi ricostruita e ampliata da Guido Oliva alla fine della resistenza, 


dalla Capanna Legnano...si rimane senza parole...




domenica 10 maggio 2015

Monte Ventolaro...vento d'estate...

Escursione appagante sotto ogni punto di vista, oltre allo splendido colpo d'occhio sul massiccio del Rosa, si attraversano suggestive faggete e alpeggi, in parte abitati ancora oggi. La mulattiera è ancora ben presente fino alla Bocchetta di Scotto, poi si segue il crinale su sentiero a volte disagevole, dove bisogna prestare un minimo d'attenzione. Per il rientro dall'alpe Piana di Biagio seguiamo a sinistra il sentiero 26c, raggiungendo la frazione Muro, da dove rientriamo a Scopa.

Da Varallo seguiamo la provinciale verso Alagna e una volta arrivati a Scopa, lasciamo l'auto nell'ampio parcheggio a sinistra, vicino al comune (620 m).
Ripercorriamo sul lato opposto per qualche metro la strada asfalta, arrivando all'inizio del sentiero, dove troviamo oltre al segnavia 26, un pannello dedicato ai "Sentieri dell'Arte in Valsesia", sul quale viene descritto l'itinerario che da Scopa arriva a Murro e che noi percorreremo, per un tratto all'andata, per poi chiudere l'anello al ritorno. Lasciate alle nostre spalle le ultime abitazioni, la mulattiera entra nel bosco e dopo un tratto a mezza costa, iniziamo a guadagnare quota con alcuni tornanti arrivando all'Alpe Pian del Sasso 935 m. Oltrepassata la caratteristica cappella a forma cilindrica, proseguiamo sull'evidente sentiero, incontriamo in sequenza gli alpeggi Ca' di Cappello 965 m, Ca' del Vaga 982 m e Ca' d'Elena (o del Frè) 994 m. In questo tratto, purtroppo una recente strada sterrata interrompe il sentiero, ma fortunatamente solo per poche decine di metri, seguire con attenzione i segnavia bianco/rossi sempre presenti. Con un ultimo strappo arriviamo all'alpe Piana di Biagio 1030 m, dove sulla destra possiamo osservare due bellissime baite recentemente ristrutturate. Costeggiando la staccionata in legno che delimita la radura, dove sono collocate le due baite, raggiungiamo un bivio, seguiamo a sinistra il segnavia 26, tralasciando il 26c che percorreremo al ritorno. Iniziamo a salire all'interno di un bel bosco misto di faggi e betulle, fino a raggiungere una baita che lasciamo sulla destra. Raggiunta nuovamente la sterrata la seguiamo in piano per poche decine di metri verso sinistra, per poi riprendere a salire seguendo il sentiero a destra che rientra nel bosco. Con moderata pendenza guadagniamo quota velocemente pervenendo all'alpe Ticcarello 1327 m e, poco più avanti, al limitare del bosco passiamo accanto all'alpe Giavine 1410 m, una casera che ha avuto senz'altro un passato migliore… Il sentiero ora risale i pascoli alti, con ampie vedute; facendo attenzione dalla parte opposta del vallone si può vedere la "parete forata", una curiosa apertura fra le rocce che sembra il buco di una vecchia serratura, chissà come deve essere la chiave...!!! Passati a pochi metri sotto l'alpe Scotto, abbandoniamo il sentiero che continua verso l'alpe Casere e volgendo nettamente a destra raggiungiamo l'alpeggio con una bella baita ristruttura 1481 m. Proseguiamo a salire dietro agli edifici e in breve arriviamo alla Bocchetta di Scotto 1509 m (crocevia di sentieri), siamo sulla cresta che divide la Val Grande dalla Val Sermenza e più precisamente dalla Val Chiappa. Dopo una breve pausa iniziamo a salire seguendo l'indicazione del cartello segnavia, sull'unico albero presente. Percorriamo in leggera salita l'ampio crinale erboso e passati a monte dell'alpe Casere in pochi minuti arriviamo al Colmetto 1665 m. Inizia ora la parte più faticosa del percorso verso la cima, ma anche la più divertente e spettacolare dal punto di vista panoramico. La cresta si assottiglia, diventa più ripida e arrivati nell'unico breve tratto pianeggiante possiamo vedere davanti a noi il crinale che dobbiamo percorrere. Dopo qualche saliscendi raggiungiamo la località Partús, un cartello indica che, a sinistra, lungo il crinale che scende alla Testa di Frasso, si raggiunge la "Montagna Bucata", il foro che vedevamo poco oltre all'alpe Giavine. Piegando a destra saliamo alla prima delle tre elevazioni del Monte Ventolaro, la visuale è magnifica e spazia verso la gran parte delle vette valsesiane, con in primo piano il massiccio del Monte Rosa. Oltrepassata anche la seconda cima in breve arriviamo a un grosso masso con una targa che indica la vetta principale 1835 m. Firmato il libro di vetta che si trova in una custodia sotto al masso, iniziamo a scendere ripercorrendo il medesimo itinerario fino al bivio incontrato al mattino all'alpe Piana di Biagio. Seguiamo a sinistra l'ampio sentiero (26c) e dopo una breve salita arriviamo all'oratorio di Santa Maria Maddalena, all'alpe Gallina 1030 m. Attraversiamo i prati e giunti a Casa Bertotto (o Porte Verdi), veniamo gentilmente invitati a fermarci per bere un bicchiere di vino.
Purtroppo il tempo quando si è in buona compagnia passa velocemente e noi dobbiamo ancora percorrere un lungo tratto in discesa. Dal cartello a valle delle baite scendiamo e attraversato un breve tratto nel bosco, sbuchiamo sui prati antistanti una bella baita ristrutturata. Seguiamo ora la strada sterrata e dopo pochi metri svoltiamo a sinistra, proseguendo in falsopiano fino a raggiungere le ultime baite, da dove inizia il sentiero. Ci meravigliamo, al termine della discesa, come un percorso descritto nei "Sentieri dell'Arte" sia così scarsamente segnalato. Comunque con un minimo d'attenzione, iniziamo a scendere seguendo i bolli rossi e i rari cartelli. Superata una cascatella proseguiamo fino all’alpe Pianaccia 832 m e alla vicina Cappella dedicata alla Sacra Famiglia. Il sentiero diventa più agevole e successivamente arriviamo a Muro, frazione di Scopa. Oltrepassata la fontana, attraversiamo il borgo verso destra fino a incrociare la strada asfalta, che seguiamo in piano per circa 700 m, fino a raggiungere il parcheggio dove avevamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Danilo e l'Homo Selvadego

L'alpe Pian del Sasso 935 m, apparteneva ad uno dei casati più antichi e diffusi di Scopa: i Pianaccia (poi Pianazzi). Qui troviamo una cappella anomala per la sua struttura cilindrica, nella cui parete di fondo è ancora conservato l'affresco della Madonna col Bambino, raffigurato con una collana di corallo rosso terminante a ciondolo, un soggeto iconografico ampiamente diffuso negli affreschi del Quattro e Cinquecento presenti in valle.



Monte Ventolaro 1835 m
solo una piccola targa che ci informa che siamo arrivati...ma...


...basta guardarsi intorno per capire come la montagna possa ogni volta sorprenderci!




chi non vorrebbe fare un riposino in un contesto del genere?


...ti vedevo sorridere sotto ai tuoi baffoni...mandi


dalla Bocchetta di Scotto 1509 m
la prima parte di cresta che conduce al Colmetto 1665 m


ultime neve di stagione lungo la cresta


ecco apparire il Rosa...!!!


Oratorio di Santa Maria Maddalena
all'alpe Gallina 1030 m
Si tratta di una dei più antichi oratori di Scopa. L'edificio, a pianta poligonale, ha come modello di riferimento il Sacro Monte di Varallo, con la sua straordinaria varietà di cappelle. I capimastri valsesiani che ebbero occasione di lavorare al Sacro Monte si impadronirono delle tecniche di costruzione e le applicarono sul proprio territorio. La facciata, insolitamente prima di finestre, presenta un bel portale decorato sormontato da un affresco raffigurante un episodio della vita della Santa, invocata nei periodi di siccità. La costruzione dell'oratorio (nell'abside si legge la data 1688) avvenne con il contributo dei benefattori di Frascati, come ricorda l'iscrizione che compare in facciata.


Cappella di posa della Sacra Famiglia
all'alpe Pianaccia 832 m
L'Alpe attualmente è costituita dai ruderi di una grande baita, ma conserva ancora una cappella già segnalata sulla Grande Carta della Valsesia del 1759. La sua architettura è singolar: infatti si presenta quasi come un ricovero per i viandanti, in quanto all'interno della parete di sinistra come all'esterno, sul davanti, corre un gradone che poteva fungere da panca.




lunedì 4 maggio 2015

Camminare per conoscere


Camminare per me significa entrare nella natura.
Ed è per questo che cammino lentamente,
non corro quasi mai.
La Natura per me non è un campo da ginnastica.
Io vado per vedere, per sentire, con tutti i miei sensi.
Così il mio spirito entra negli alberi,
nel prato, nei fiori.
Le alte montagne sono per me un sentimento.
Reinhold Messner

domenica 3 maggio 2015

Monti Costone e Filaressa...da ripetere

Dall'autostrada A4 usciti a Bergamo, seguiamo la strada della Val Seriana fino ad Alzano Lombardo. Oltrepassata la chiesa seguiamo le indicazioni per Monte di Nese, proseguendo lungo la strada che costeggia per un tratto il torrente Olera. Poco prima d'arrivare a Olera svoltiamo a sinistra e dopo qualche tornante arriviamo a Monte di Nese. Subito dopo la chiesa sulla destra, lasciamo l'auto nel comodo parcheggio.
Per tutta la durata dell'escursione il sole sarà nascosto dalle nuvole, ma fortunatamente non cadrà nemmeno una goccia di pioggia, in queste condizioni dove lo sguardo non è distolto dai panorami, l'attenzione è rivolta a tutto quello che ci circonda.
Dal parcheggio seguiamo la strada asfalta e dopo pochi metri incontriamo un pannello didattico con indicati alcuni curiosi itinerari: Percorso del lupo, Percorso del falco e Percorso della rana. Tralasciata a sinistra la stradina cementata che sale verso la Chiesetta della Forcella e da cui poi faremo ritorno (palina segnavia), proseguiamo per circa 15/20 minuti sulla strada principale. Poco prima d'arrivare in località Castello di Monte di Nese, all'altezza di un tornante sinistrorso, imbocchiamo il sentiero sulla destra. All'inizio non c'è nessun segnavia, ma poco dopo troviamo i segnavia bianco/rossi del sentiero 533. Il primo tratto del percorso si svolge in falsopiano all'interno di un bel bosco, alternando qualche saliscendi. Arrivati a un bivio tralasciamo il sentiero che prosegue verso la "Baita GAP" (Gruppo Alpino Paleocapa) e piegando a sinistra iniziamo a salire. Dopo qualche ripido strappo su terreno roccioso, usciti dal bosco percorriamo un breve tratto tra due siepi raggiungendo una cascina. Lasciatala alle nostre spalle, attraversiamo alcuni prati fino a raggiungere un bivio con una palina segnavia, tralasciamo le indicazioni per Lonno e seguiamo in salita la mulattiera acciottolata, incrociando dopo pochi minuti la strada asfaltata (questo tratto di percorso fa parte anche dell'antica Via Mercatorum).
Seguiamo la strada asfalta verso destra raggiungendo in breve il borgo di Salmezza 1172 m, poche case, qualche stalla e una chiesetta. Abbandonata la strada, saliamo a destra, percorrendo una bella via acciottolata di recente costruzione, poco prima di raggiungere la chiesetta di S. Barnaba, seguiamo a sinistra una stradina sterrata. Incrociata la strada asfaltata che scende a Selvino, dalla palina segnavia seguendo le indicazioni (M. Nese.Traver) imbocchiamo sul lato opposto il sentiero 531. Dopo una breve salita, continuiamo sulla dorsale tra splendide fioriture di genziane, arrivando in pochi minuti a incrociare un'ulteriore strada asfaltata. Proseguiamo sul lato opposto seguendo una stradina asfaltata con una sbarra che ne vieta il transito (segnavia binco/rossi). Dopo un lungo tratto in leggera salita, continuiamo in falsopiano e arrivati all'altezza dei primi prati, abbandoniamo la stradina per continuare sul sentiero a sinistra. Dopo qualche minuto arrivati a un bivio seguiamo le indicazioni verso destra per Filaressa/Monte di Nese (531). Perdiamo leggermente quota e arrivati in prossimità di una grossa pozza d'acqua sulla destra, abbandoniamo il percorso principale e seguiamo il sentiero a sinistra che sale senza particolari difficoltà la dorsale del M. Costone. Senza quasi rendercene conto raggiungiamo in poco tempo la cima 1195 m. Scendiamo dal ripido versante opposto, su terreno roccioso e infido dove è opportuno un minimo d'attenzione. Giunti a un bivio saliamo a sinistra e dopo un breve, ma ripido tratto arriviamo ai piedi di un canalino roccioso, lo risaliamo con la dovuta cautela, aiutandoci con le mani e nella parte finale da un cavetto in acciaio (se si vuole arrivare in cima evitando questo tratto, dal bivio proseguire sul sentiero principale). Arrivati in cresta tralasciamo momentaneamente il sentiero a destra con il quale poi proseguiremo e senza particolari problemi arriviamo alla croce della Corna Filaressa 1133 m. Naturalmente oggi i panorami possiamo solo immaginarli, ma è una buona scusa per tornarci. Dopo una breve pausa ritorniamo sui nostri passi e proseguiamo scendendo dal sentiero che avevamo lasciato momentaneamente per Monte di Nese. Percorriamo un lungo tratto all'interno del bosco, per poi uscire tra i verdi pascoli, fino a raggiungere un bivio. Pieghiamo a sinistra e in falsopiano in pochi minuti raggiungiamo una cascina, oltre la quale continuiamo su una stretta stradina sterrata. Raggiunta una stradina cementata, iniziamo a scendere ripidamente arrivando al Forcellino, crocevia di sentieri. Tramite la mulattiera raggiungiamo la sottostante Chiesetta della Forcella dedicata alla Madonna del Buon Consiglio, continuiamo a scendere e raggiunto un abbeveratoio, proseguiamo verso destra seguendo la mulattiera. Incrociata nuovamente la stradina cementata, scendiamo fino a incrociare la strada asfalta, con la quale ritorniamo al parcheggio dove avevamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Silvio, Pg, Danilo, Deborah e Fabio

Monte di Nese
la vecchia e la nuova parrocchiale


suggestivi passaggi



in mancanza di panorami...!!!


sulla Via Mercatorum


by Danilo


Monte Filaressa 1134 m


Chiesa della Forcella
dedicata alla Madonna del Buon Consiglio
La costruzione della chiesetta della Forcella risale al 1861 come santella dedicata all'Immacolata. Viene citata come oratorio nel 1907, a seguito della visita pastorale di Mons, Radini Tedeschi. Riceve in dono, nel 1915 il quadro del Buon Consiglio. Nel 1928 viene rifatta e benedetta come Buon Consiglio e ancora nel 1934 viene interessata da un altro rifacimento.