Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 24 ottobre 2010

al rif. Crête Sèche tra fiocchi di neve e squarci di sereno...

Dall'uscita Aosta Est, proseguiamo sulla strada per il Gran San Bernardo, dopo la galleria svoltiamo a destra per la Valpelline, all'altezza di Dzovenno svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per il rifugio e in breve arriviamo a Ruz 1695 m dove lasciamo l'auto.
Dal parcheggio raggiungiamo la palina segnavia posta all'inizio delle case, proseguiamo sulla strada poderale per un breve tratto per poi abbandonarla all'altezza di un'edicola votiva sulla destra, il sentiero è sempre ben segnato con alcune frecce gialle e interseca varie volte la sterrata, attraversata una pietraia si continua lungo una pista agricola, passato su un ponte il torrente Crête Sèche in vista dell'alpe Primo si svolta decisamente a sinistra. Iniziano a cadere alcuni fiocchi di neve, ma sembra che siano solo trasportati dal vento, passiamo tra i prati per poi ritornare a salire nel bosco arrivando nuovamente sulla strada sterrata, dove ci si presenta un bivio, come da programma proseguiamo per la via diretta (scorciatoia!?!), tralasciando la normale che utilizzeremo per il ritorno. Il sentiero risale ripido il dorso di una morena ricoperta nel primo tratto dalle conifere, per poi diradarsi tra gli arbusti di ginepro, iniziamo a intravedere la costiera dell'Aroletta, alle nostre spalle un pallido sole cerca a sua volta di farsi breccia tra le nuvole, dopo aver costeggiato alcuni paravalanghe sulla sinistra e superato un masso denominato "Berrio di Governo" arriviamo sul dosso panoramico dove sorge il rifugio Crête Sèche 2389 m, di proprietà del CAI Aosta è stato inaugurato nel 1984, dispone di 70 posti letto,  telefono 0165 730030-764062, www.rifugiocreteseche.com.
Dopo un breve consulto decidiamo di provare a proseguire verso il bivacco Spataro, dal bivio proseguiamo seguendo il sentiero che si alza alla sinistra del rifugio, all'altezza della cascata a circa 2500 m decido di fermarmi, la neve ormai ricopre quasi completamente le rocce e le lastre di ghiaccio sul sentiero sono sempre più frequenti. Avverto Danilo che invece decide di andare avanti accodandosi ai due che lo precedono. In seguito, racconterà che il ghiaccio e la neve rendevano difficile procedere e attraversare il torrente ghiacciato, sentendo l'acqua che scorreva sotto e gli scricchiolii, dava qualche "piccolo" brivido. 
Ritornato al rifugio entro nel rifugio invernale, subito sulla destra c'è uno scafale adibito a dispensa dove c'è davvero di tutto, dal cibo alle vettovaglie, sulla sinistra un tavolo con le panche, sempre a destra si entra nell'ampio locale adibito a dormitorio, con tre letti a castello e uno singolo e due tavoli in legno, tutto è pulito e in ordine. Mentre aspetto Danilo mi verso un bicchiere di te caldo, prendo un piccolo sgabello esco sul terrazzino e rimango seduto in silenzio con la testa completamente vuota da ogni pensiero, senza che me ne accorga sopra di me le nuvole si diradano ed ecco apparire l'azzurro del cielo, anche se fa freddo rimango fermo, immobile, non posso chiedere altro...
Mentre firmo il libro del rifugio arriva Danilo, ci accomodiamo all'interno e assieme mangiamo qualcosa, poi decidiamo di farci una tazza di caffè caldo, rimesso a posto il tutto, chiudiamo la porta e a malincuore e ci rimettiamo in cammino, scendiamo a ritroso per un breve tratto fino al bivio, dove svoltiamo a sinistra seguendo le frecce gialle e il segnavia 2. Perdiamo quota gradatamente arrivando alla sorgente denominata "Berrio de la Bosse", trascurata la scorciatoia sulla destra continuiamo seguendo l'ampia traccia, con alcuni tornanti arriviamo ad una baita isolata in corrispondenza della strada poderale che seguiamo. Dopo aver percorso un lungo tratto, a un certo punto sulla sinistra si stacca il sentiero contrassegnato da un freccia gialla, riprendiamo la strada sterrata poco più a valle, rimanendo in quota sul profondo canyon dove scorre il torrente Moulin arriviamo al tornante dove avevamo al mattino seguito la ripida scorciatoia, da qui ora riprendiamo il percorso già fatto fino a Ruz.
Fortunati col tempo, forse, MALATI DI MONTAGNA, sicuramente, questa è la stagione che preferisco dove tutto sembra che stia per addormentarsi prima dell'inverno...
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

questo mondo meraviglioso chiamato MONTAGNA... 


rifugio Crête Sèche


cielo azzurro e sole...!!!


verso il bivacco Franco Spataro


Nessun commento:

Posta un commento