Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 14 aprile 2013

...un paesaggio degno del Paradiso...

Il Lario, che nell'etimo della lingua etrusca pare significasse "principe", fa certamente parte di quella ristretta schiera di luoghi universalmente celebrata e ammirata in ogni tempo. Per alcuni scrittori la sua visione è "degna della massima esaltazione", per altri, come il geografo tedesco Johann Georg Kohl, esso "non deve mancare in Paradiso, essendo impossibile che ci sia al mondo un lago che lo avanzi in bellezze naturali".
da "Il Sentiero del Viandante" di Albano Marcarini

Il “Sentiero del Viandante”, l’antica via di collegamento fra Lecco e la Valtellina, era indicata un tempo come “Via Ducale” oppure “Via Regia” e in tempi più vicini come “Strada dei Viandanti” oppure “Napoleona”. Il tratto da noi percorso, da Dervio a Colico, è, a nostro giudizio, uno dei tratti più suggestivi dell'intero percorso...


Da Lecco seguiamo la superstrada 36 verso Colico fino all'uscita di Dervio, una volta giunti in paese seguiamo le indicazioni per la stazione ferroviaria. L'auto si può lasciare nel parcheggio di fronte alla stazione oppure, come abbiamo fatto noi, a sinistra dopo il passaggio a livello in Via Remebranze (il parcheggio del cimitero a 230 m circa).
Dal piazzale della stazione risaliamo la scalinata e seguiamo via XX Settembre fino a incrociare via Diaz. Svoltiamo a destra e seguendo Via al Castello (pedonale) giungiamo alla Fonte delle Lavine, dove troviamo i segnavia arancioni del Sentiero del Viandante che ci accompagneranno per tutto l'arco della giornata. Continuiamo a seguire la strada per qualche minuto e quindi la mulattiera acciottolata sulla destra e, tralasciando l'indicazione che prosegue a sinistra, iniziamo a risalire l'erta mulattiera. Arrivati in prossimità di un arco sotto la torre del Castello continuiamo a destra e in breve arriviamo ai piedi della torre quadrata che si erge tra le case, memoria dell'antico "castrum de Orezia", dal cognome dei signori locali. Ritornati all'arco proseguiamo verso un ampio slargo asfaltato dove si trova un parcheggio e un lavatoio, seguendo la strada in discesa in breve raggiungiamo la rotonda davanti alle gallerie dello svincolo della superstrada. Oltrepassata la rotonda proseguiamo in leggera discesa seguendo Via al Monastero e terminato l'asfalto, continuiamo seguendo una strada sterrata. Oltrepassata una condotta forzata imbocchiamo la mulattiera tra due muretti che in pochi minuti ci conduce a Corenno Plinio (230 m), pittoresco nucleo a lago, stretto attorno al suo castello. Quest'ultimo è un esempio di castello-recinto, cioè di ricovero temporaneo della popolazione in caso di pericolo. La chiesa è dedicata a San Tommaso di Canterbury (XIII sec.) e al suo esterno si possono osservare tre arche funerarie della famiglia Andreani, signora di Corenno dal 1271 fino al 1797. Dopo aver aggirato il castello proseguiamo sulla provinciale verso nord per un centinaio di metri per poi riprendere la mulattiera acciottolata a destra. Oltrepassiamo il cimitero di Corenno, percorriamo un bel tratto panoramico fino a un bivio e, seguendo le indicazioni, su strada parzialmente sterrata, giungiamo a Torchiedo. Poi, seguendo Via Sandro Pertini, raggiungiamo uno slargo in località Panico. Dalla fontanella seguiamo le indicazioni verso sinistra, imbocchiamo una stradina sterrata che entra nel bosco e superato un torrente arriviamo alla chiesetta di San Giorgio, già esisteste nel 1412. Dalla palina segnavia saliamo verso destra raggiungendo il caratteristico nucleo di Mondonico 313 m. L’ultimo abitante di questo villaggio, puntellato sulla montagna sopra Dorio, morì all'inizio del Novecento. Si chiamava Battista Bettega ed era soprannominato "Mondonico", proprio come il luogo che abitava che, secondo gli storici, fu il primo nucleo abitato in questa stretta cornice del lago. Ci addentriamo tra le vecchie case e in breve arriviamo a una palina segnavia, proseguiamo diritti e dopo un tratto in piano iniziamo a salire giungendo alla splendida chiesetta di San Rocco (487 m), il panorama è di quelli da lasciare a bocca aperta.
Dalla fontana, con un minimo sforzo, seguendo un sentierino sulla destra si raggiunge un poggio dal quale si possono ammirare il Pian di Spagna, il Lago di Novate Mezzola e le prime montagne della Valtellina, tra cui spicca la bella mole granitica del Sasso Manduino. Riprendiamo la mulattiera e dopo una breve discesa riprendiamo a salire raggiungendo la baita di Rossecco. Poco dopo, nel solco della Valle Rossello, con una ripida scalinata in pietra superiamo un salto roccioso e in pochi minuti giungiamo nella bella radura di Monte Perdonasco 600 m. Rimanendo a monte delle case arriviamo a un bivio, tralasciamo il sentiero per Monte Rinelda e proseguendo verso sinistra in pochi minuti arriviamo a Monte Sparese, un'altra radura costellata di castagni. Oltrepassata la chiesetta della Madonna dei Monti proseguiamo su una stradina prima sterrata e poi cementata, la seguiamo per un lungo tratto in discesa fino a Posallo 436 m, dove nei pressi di un'area picnic, adiacente a un bar-trattoria ci fermiamo per la pausa pranzo.
Proseguiamo sulla strada asfalta e dopo pochi minuti svoltiamo a destra guadando il torrente Perlino su alcune passerelle. Dalla palina segnavia continuiamo in salita verso destra entrando in un bosco e in leggera salita arriviamo alla bella chiesa di San Rocco 500 m. La chiesa ha assunto questo titolo soltanto nel sec. XIX, mentre prima risultava dedicata a San Sebastiano, il fatto comunque non stupisce in quanto entrambi i santi sono taumaturghi, venerati come protettori contro le pestilenze. Seguiamo per un breve tratto una stradina sterrata fino a incrociare la strada asfaltata, la seguiamo in discesa verso sinistra e, guadato il torrente Inganna, in breve arriviamo alla Vecchia Osteria Robustello. Lasciata l’osteria sulla destra continuiamo a scendere fino alla frazione Chiaro. In prossimità di un incrocio con un grosso palo della luce svoltiamo a destra seguendo gli evidenti segnavia arancioni del "Sentiero del Viandante", passiamo sotto alla superstrada per un paio di volte arrivando alle case di Curcio. Proseguiamo seguendo Via Strada Granda fino ad un incrocio da dove continuiamo in Via Biasett e oltrepassato il B&B "Casa del Viandante" dopo pochi minuti scavalchiamo la superstrada. Superate le ultime case la strada diventa sterrata e riprende a salire nel bosco, poco dopo proseguiamo su sentiero giungendo a un punto panoramico. Questo tratto fa parte della più antica via di comunicazione con la Valtellina, denominata Scalotta o Scalottola per via delle rampe gradonate, tagliate nella roccia. Il sentiero ora torna ad allargarsi diventando una stradina sterrata e inizia a scendere, secondo la guida dovrebbe esserci un sentiero a sinistra che scende direttamente al Santuario della Madonna di Valpozzo, noi non avendolo trovato siamo proseguiti e aggirato uno sprone siamo arrivati alla frazione Scalotta di Piantedo. Da qui seguendo prima Via San Giovanni Bosco e poi Via Colico in una decina di minuti siamo arrivati al Santuario della Madonna di Valpozzo dove termina il Sentiero del Viandante. Si racconta che i viandanti della Scalotta erano esposti alla minaccia dei briganti e proprio al miracoloso soccorso della Madonna, che salvò uno di questi dall’aggressione di un brigante, è legata l’edificazione dell’attuale santuario, così caro alla devozione degli abitanti di Piantedo, ma non solo di questi.
Ora non ci resta che tornare a Colico per prendere il treno che ci riporta a Dervio: la prima possibilità è tornare a piedi seguendo la strada asfaltata verso sinistra, la seconda è prendere l'autobus Morbegno-Colico, la fermata più vicina si trova in località Verosesa, a circa cinquecento metri verso destra, in direzione Piantedo. Purtroppo ci sono poche corse (per gli orari consultare stps.it). Noi abbiamo optato per la prima soluzione, in circa 45 minuti siamo arrivati a Colico dove abbiamo preso il treno alle 16.37.  
Malati di Montagna: Pg, Danilo e Fabio

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