Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 27 settembre 2009

el Resegun 1875 m

«La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l'uno detto di san Martino, l'altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune.»

(I Promessi Sposi, Alessandro Manzoni)

Da Lecco si prende la nuova strada in galleria per la Valsassina che si percorre sino all'uscita per la funivia dei piani d'Erna/Versasio. Dopo alcuni tornanti, si raggiunge il piazzale di partenza della funivia dove è possibile lasciare l'auto nel parcheggio a pagamento (1,50 euro). Nei giorni festivi la funivia apre alle 8.00, facciamo il biglietto di sola andata (5,00 euro) e con un vertiginoso salto di 700 m arriviamo senza quasi accorgerci alla stazione d'arrivo 1320 m, scendiamo lungo la strada sterrata fino alla Bocca d'Erna 1291 m, da dove partono i principali sentieri sul Resegone. Le nuvole sono adagiate alla montagna, conferendole un aspetto irreale, quasi magico, con le guglie che si alzano verso l'alto come torrioni di un antico castello. Prendiamo il sentiero n. 5 che inizia in leggera discesa tra i prati, entriamo poi in un fitto bosco alternando alcuni tratti in discesa, ad altri quasi in piano. Anche se la giornata non è particolarmente soleggiata possiamo ugualmente ammirare il panorama su Lecco e il Monte Barro, dopo aver attraversato un canalino troviamo un tratto esposto, dove una fune sulla sinistra assicura il cammino. Arrivati a un bivio svoltiamo a sinistra seguendo il sentiero n. 1, continuando diritti si arriva al passo del Fo', dopo un tratto di salita nel bosco e superato un lastrone di roccia arriviamo al Pian della Beduletta 1320 m, passiamo accanto a un crocefisso e dopo un tratto su fondo roccioso il sentiero riprende a salire ripidamente tra le pietre. Al bivio successivo tralasciamo il sentiero n. 9 a sinistra per il Canale Còmera e continuiamo verso destra, dopo un tratto in leggera salita arriviamo al Pian Serrada a circa 1540 m dove sulla sinistra possiamo dissetarci a una sorgente, ammirando il panorama sottostante. Inizia ora il tratto più impegnativo, ma anche il più suggestivo, dove bisogna superare alcuni brevi tratti ripidi su roccette appoggiando le mani, arrivati su una crestina esposta da ambo i lati arriviamo al passo della Sibretta 1650 m, dopo aver aggirato una roccia aiutati da una corda fissa entriamo nella Val Negra. Iniziamo a intravedere nella foschia il rifugio Azzoni, proseguiamo alternando tratti di sentiero sterrato con ripide roccette che a volte richiedono l'aiuto della mani, ed eccoci dopo alcuni gradini in cemento sul balcone del rifugio 1860 m. Ci fermiamo un'istante per poi salire sulla cima Cermenati 1875 m, a poca distanza dal rifugio e sovrastata da un'enorme croce, dalla meridiana possiamo ammirare anche se parzialmente coperte dalle nuvole tutte le vette circostanti... Mentre mangiamo incontriamo l'amico Roberto, un vero guru di questa montagna, conosce ogni sentiero e ogni via per salire sul Resegone, per la discesa Roberto ci consiglia il sentiero che scende la val Caldera, naturalmente si propone come guida e noi non possiamo fare altro che ringraziarlo e seguirlo. Dalla parte opposta da cui siamo arrivati scendiamo seguendo il sentiero n. 8, il percorso e abbastanza impegnativo con alcuni tratti da superare aiutati dalle catene, ma è sicuramente un'alternativa per la discesa davvero entusiasmante. Arrivati al passo del Giuff o del Giogo 1515 m, svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni poste sulla palina segnavia, Anello del Resegone/piani d'Erna, dopo aver superato la sorgente Pesciola 1300 m, arriviamo nuovamente alla Bocca d'Erna compiendo in questo modo un magnifico itinerario ad anello. Per la discesa verso il parcheggio dove abbiamo l'auto decidiamo di seguire il sentiero n. 1 verso il rifugio Stoppani, entrati nel bosco scendiamo con decisione fino ad arrivare alla sorgente del Kopp dove ci dissetiamo, continuiamo la nostra discesa nel bosco, arrivati al rifugio Antonio Stoppani 890 m ci soffermiamo qualche istante. Riprendiamo a scendere arrivando in breve alle Cascine Costa un'angolo davvero suggestivo e dopo un tratto su asfalto riprendiamo la sterrata che in breve ci riporta al parcheggio. Prima di ripartire ringrazio Roberto per la sua gentilezza e per la compagnia durante la discesa, una guida davvero molto preparata di questi luoghi. L'escursione si è svolta su sentieri non particolarmente difficili ma che comunque necessitano di molta attenzione, in particolare il sentiero per la val Caldera, il dislivello in salita è di circa 600 m, mentre in discesa e di oltre 1200 m, attenzione alle ginocchia!!!
Malati di montagna: Danilo, Deborah, Fabio e Roberto

Danilo, Deborah e Fabio

la meridiana...

guglie, torioni... si ergono dalla nebbia come...

le guglie bucano le nuvole...

Punta Cermenati 1875 m sul Resegone detto anche Monte Serrada

domenica 20 settembre 2009

Panorama di prim'ordine sul M. Corbernas 2578 m

Lasciamo l'auto nel parcheggio e ci dirigiamo verso la piana del Devero 1631 m, dopo aver attraversato il ponte svoltiamo a destra verso la casetta in legno dell'ufficio turistico, attraversato il torrente Devero su un ponte, proseguiamo sulla bella mulattiera che costeggia il torrente, a mio parere questo è anche il percorso migliore per raggiungere l'abitato di Crampiolo. Arrivati a una radura prativa abbandoniamo il sentiero per Crampiolo e ci dirigiamo alle baite dell'alpe Corte di Ardui 1760 m, adagiate tra gli estesi lariceti subalpini, dove ad accogliere l'escursionista c'è una strana figura scolpita sulla fontana. Il sentiero continua dietro alle baite risalendo il canalino, per poi continuare in piano fino ad una nuova radura dove scorre il rio Sangiatto, lo attraversiamo su un ponte in lego raggiungendo in breve la palina segnavia. Da qui si segue la strada sterrata utilizzata per gli alpeggi, dopo aver risalito alcuni tornanti arriviamo sopra al primo dei laghi di Sangiatto, questo è uno dei luoghi in cui si può contemplare le meraviglie della natura in qualsiasi stagione dell'anno. In breve arriviamo all'alpe Sangiatto 2010 m, dove ancora vengono caricate le mucche e dove viene prodotto il famoso Bettelmatt “pascolo della questua”, seguendo le indicazioni il sentiero prosegue sulla destra a ridosso delle baite, risalito il dosso erboso e seguendo le evidenti tracce del passaggio dei bovini si arriva ad un altro bel laghetto dall'aspetto tipicamente alpino. Seguendo il sentiero indicato dalla palina segnavia risaliamo con alcuni tornanti il versante della montagna, dopo un breve tratto in falsopiano riprendiamo a salire arrivando in breve alla bocchetta di Scarpia 2248 m. Luisa e Deborah decidono di rimanere, mentre noi senza troppi indugi iniziamo a risalire sulla sinistra la cresta erbosa seguendo alcuni ometti e tracce di sentiero, arrivati sotto alla cima seguiamo il sentiero sulla sinistra che ripidamente ci porta in vetta al Corbernas 2578 m. Il panorama è senz'altro unico, anche se le nuvole coprono alcune cime circostanti si può ugualmente godere appieno di tutta la zona del Devero, suggestivo è senz'altro la visuale sul lago di Agaro e sulla zona denominata il "Grande Est" un pianoro lungo circa sette chilometri sui 2000 metri di quota. Dopo la foto di rito iniziamo la discesa, il primo tratto il terreno è instabile per cui bisogna porre attenzione a dove mettere i piedi, ritornati alla bocchetta ci fermiamo qualche istante in compagnia di Deborah e Luisa. Ritornati all'alpe Sangiatto seguiamo la sterrata fino al primo tornante, da dove decidiamo di seguire il sentiero sulla destra per Crampiolo indicato dalla palina segnavia. Entriamo subito nel bosco, dove il silenzio è rotto solo dal verso di qualche animale e dal borbottio del torrente, arrivati in un vasto pianoro ci fermiamo a osservare l'estesa zona paludosa, da qui si iniziano a vedere le prime baite in breve raggiungiamo l'alpe Crampiolo 1767 m, oggi doveva esserci la Festa dul Sgarghè, ma per il cattivo tempo di sabato è stata annullata, peccato perché oggi la giornata non era per niente brutta. Salutiamo l'amica Fiorella dell'agriturismo Alpe Crampiolo, purtroppo ci comunica che non ha posto, anzi oggi ha talmente tanta gente che non sa nemmeno quando riuscirà a liberarsi un tavolo, ma la nostra fame non può aspettare e così ci rechiamo al ristorante La Baita, dove finalmente riusciamo a saziarci con la polenta e con vari assaggi di carne.... Una giornata nel Parco Naturale Veglia-Devero è per un malato di montagna un vera e propria medicina per la salute del corpo e soprattutto della mente!!!
Malati di montagna: Franco, Luisa, Danilo, Deborah e Fabio

il lago di Devero o Codelago


uno dei laghi di Sangiatto


Danilo, Luisa, Franco (il paziente!) e Deborah

il "Grande Este del Devero"

in cima al Corbernas 2578 m

domenica 13 settembre 2009


Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce,
ma non sai da dove viene né dove va,
così è la mia anima quando cammino per terre alte...

domenica 6 settembre 2009

domenica speciale al rif. S. Ferioli 2264 m...

Si risale la Valsesia per poi deviare a destra seguendo le indicazioni Carcofoto/Rimasco. Arrivati a Rimasco si attraversa il paese e tralasciando la deviazione a destra per Carcoforo si prosegue diritti. Lasciamo l'auto nel parcheggio a poca distanza dal paese di Rima 1411 m, nel cielo terso come un gigante montano a vigilare c'è il Tagliaferro 2964 m, la temperatura è di circa 12°C, dopo il caldo patito durante l'estate finalmente un po' di fresco... Saliamo verso l'interno del paese arrivando in breve nella piazzetta della chiesa dove sorge una bella fontana in pietra, seguendo le varie indicazioni risaliamo a monte del paese, attraversiamo un torrente su un ponte e costeggiate alcune baite arriviamo al bivio segnalato da un pannello informativo dove si può osservare sulla cartina il sentiero da percorrere. Seguendo a sinistra la mulattiera contrassegnata con il n. 96, risaliamo gli innumerevoli tornanti arrivando così alle baite sul piano di Valmontasca 1819 m, dove per chi vuole si può acquistare del''ottimo formaggio di capra da Roberto. Il sentiero riprende a salire e senza accorgersi tra una sosta e l'altra mangiando degli ottimi mirtilli arriviamo all'alpe Vorco 2075 m. Dalla fonte esce dell'acqua freschissima, suggestiva la parete nord del Tagliaferro dove ancora ai suoi piedi è rimasta molta neve, il sentiero si alza parallelamente alla parete, arriviamo al colle Mud 2324 m e ci accorgiamo che non siamo soli uno stambecco ci osserva mentre con il suo sicuro e lento passo si alza su per la montagna... Il rifugio è li sotto a circa una decina di minuti, scendiamo seguendo il segnavia 8 per Alagna, poi sulla destra una deviazione porta in pochi minuti all'alpe Mud di sopra 2264, dove sorge il rifugio Santino Ferioli di proprietà del CAI di Olgiate Olona (tel. 0163 91207). Ed ecco che ci vieni incontro a salutarci l'amico Giorgio (www.escursionando.it), mentre dalla cucina esce anche Claudio, che gioia nel rivederli, anche se non ci vediamo molto spesso la nostra passione per la montagna ci ha unito in una forte amicizia. Salutiamo anche Luciano, che insieme a Giorgio e Claudio gestiscono il rifugio in questo periodo, essendo quasi ora di pranzo ci accomodiamo sulla terrazza, per stuzzicare l'appetito ci vengono serviti dei piccoli tranci di pizza e in seguito polenta con dell'ottimo brasato, salsicce e spezzatino, il tutto accompagnato con dell'ottimo vino rosso e bianco.
Per smaltire il lauto pranzo decido di salire con Danilo e Franco al Belvedere, il sentiero sale ripidamente alle spalle del rifugio, purtroppo durante l'inverno è stato rovinato, ma facendo attenzione si riesce ugualmente a salire, una volta arrivati in cima si può godere di un panorama superbo sul Monte Rosa (circa 30 minuti dal rifugio). Ritornati al rifugio arriva il momento tanto sospirato, le buonissime torte di Deborah, la crostata con la sua marmellata di pompelmo e kiwi e la tenerina al cioccolato, accompagnate da una bottiglia di malvasia, per quanto mi riguarda me le sono proprio meritate visto che le ho trasportate nello zaino!!! Quando si sta bene le ore passano veloci e purtroppo dobbiamo rientrare anche se ci piacerebbe rimanere in compagnia dei nostri amici, il rientro avviene per il medesimo sentiero.
UNA GIORNATA DAVVERO SPECIALE...
Dislivello da Rima al Colle Mud 800 m, dal rifugio al belvedere circa 200 m.
Malati di montagna: Danilo, Alessandro, Franco, Luisa, Deborah e Fabio

l'imponente Tagliaferro 2964 m

Giorgio lo chef del rif. S. Ferioli

panorama sul gruppo del Rosa dal belvedere

Donatella, Gian Mario, Giorgio, Luciano, Alessandro, Fabio
Danilo, Luisa, Franco, Deborah e Claudio

mercoledì 26 agosto 2009

Alta Via delle Dolomiti n. 1

la grande muraglia settentrionale della Civetta,
la “Parete delle Pareti”, la Wand der Wände dei tedeschi


il sorgere del sole dalla sommità del Piccolo Lagazuoi (2778 m)

"sóte còrdes" in cortinese, cioè sotto le corde,

proprio così come appare la cordonata rocciosa


la nascita alquanto strana di una nuvola...



una serata tipica al rifugio Biella 2327 m





10 giorni per circa 115 chilometri attraverso 11 gruppi dolomitici...
1 tappa - Lunedì 17 agosto
Lago di Braies - Rif. Biella
2 tappa - Martedì 18 agosto
Rif. Biella - Rif. Fanes
3 tappa - Mercoledì 19 agosto
Rif. Fanes - Rif. Lagazuoi
4 tappa - Giovedì 20 agosto
Rif. Lagazuoi - Rif. Palmieri
5 tappa - Venerdì 21 agosto
Rif. Palmieri - Rif. Fiume
6 tappa - Sabato 22 agostoRif. Fiume - Rif. Tissi
7 tappa - Domenica 23 agosto
Rif. Tissi - Rif. S. Sebastiano
8 tappa - Lunedì 24 agosto
Rif. S. Sebastiano - Rif. Pramperet
9 tappa - Martedì 25 agosto
Rif. Pramperet - Rif. Bianchet
10 tappa - Merdoledì 26 agosto
Rif. Bianchet - Valle Agordina

...sotto a un temporale mentre stavo salendo al rifugio Tissi alcuni raggi di sole perforavano le nuvole creando sulle altissime e imponenti pareti del Civetta visioni quasi innaturali, in quel momento un brivido mi è passato lungo la schiena e mi sono sentito piccolo piccolo...
Fabio

...era proprio li di fronte, come se fosse sull'orlo di un precipizio, mentre mi avvicinavo un senso di pace e di tranquillità mi avvolgeva, un luogo fiabesco, bucolico, eravamo arrivati al rifugio Pramperet...

Danilo

...stavo seduto sulla panca a scrivere la relazione, la gente andava e veniva, ma poco importava dietro avevo il Pelmo, si proprio lui il Cadregòn, silenzioso, imponente, non potevo chiedere di più...

Franco

...quella mattina mentre ero accanto alla croce sopra il rifugio Lagazuòi, aspettando il sorgere del sole, l'aria era tersa, attorno il silenzio e davanti a me uno scenario che non potrò mai dimenticare...

Kiran
...la salita alla forcella del lago tra le pareti strapiombanti e la discesa ripidissima verso lo splendido specchio d'acqua del lago Lagazuòi, ma di quel giorno sicuramente mi rimarrà in mente la lunga e accaldata salita verso il rifugio...
Deborah
... appena arrivato sul terrazzo del rifugio Lagazuoi il mio sguardo spaziava senza limiti verso l'infinito. E l'occhio poteva ammirare l'imponente bellezza che si stagliava all'orizzonte.
Mi avevi parlato della bellezza di quel luogo magico, so che quel giorno abbiamo potuto ammirarla insieme.
Ciao papa.
Flavio


pace e serenità al Rifugio Palmieri Gianni
sulle sponde del Lago de Fedèra o Lago da Lago

la ripida discesa verso il Lago Lagazuòi 2182 m
dalla Forcella del Lago 2486 m

le mucche scozzesi "Highlander"

l'avvicinarsi del temporale...

Pelmo - il Caregon del Padreterno

Danilo, Deborah, Fabio, Kiran, Flavio e Franco

venerdì 7 agosto 2009

CIAO RICCARDO!


Con la scomparsa di Riccardo Cassin il mondo perde un'importante testimonianza dei valori che sono alla base dell'uomo e dell'alpinista.
Questa notte nella sua casa a Pian dei Resinelli, Riccardo Cassin all’età di 100 anni ha raggiunto la sua cima più alta. La scomparsa del grande alpinista e maestro di vita lascia nel cuore degli appassionati di montagna e di alpinismo un vuoto incolmabile.
“Il suo messaggio” – queste le parole del Presidente Generale del CAI Annibale Salsa - “era un messaggio di umanità prima ancora che di eccellenza tecnica. Era esattamente ciò di cui ha bisogno l’ambiente alpinistico, soprattutto giovanile: ricordare che i valori umani superano e fondano quelli tecnici. Riccardo – prosegue Salsa – ripeteva spesso che la montagna è un grande valore educativo di per sé, a qualunque livello, e la sua vita ne è stata la più piena testimonianza.”

CLUB ALPINO ITALIANO

domenica 2 agosto 2009

Sentiero Bruno Tempo nel Parco Nazionale Gran Paradiso

Eravamo partiti con l'intento di andare in fase esplorativa nella zona del Nivolé all'interno del Parco Nazionale Gran Paradiso, sotto a Punta Fura, partiamo presto in modo tale da poter arrivare entro le ore 9.00 al Lago Serrù, dopo quest'ora nel periodo estivo viene chiusa la strada e bisogna usare la navetta. Ma appena usciti al casello di Ivrea ci accorgiamo che il tempo non è affatto bello, prima di arrivare a Noasca inizia a piovere, arrivati a Ceresole Reale ci dirigiamo verso il campeggio Piccolo Paradiso, dove ci aspettano Giuseppe e Patrizia. Scesi dalla macchina la pioggia aumenta di intensità accompagnata da tuoni e fulmini, andiamo verso la tenda dei nostri amici con cui concordiamo che per oggi conviene decisamente cambiare programma. Mentre sono seduto sotto alla veranda della tenda aspettando il caffè che gentilmente Patrizia ci sta preparando mi vengono in mente le tante estati passati assieme, i dieci anni trascorsi in tenda in questo campeggio sono costellati di tanti ricordi piacevoli che non si cancelleranno mai dalla memoria.
Decidiamo visto il brutto tempo di andare a mangiare la polenta nel ristorante "la Baita" a pochi metri di distanza, con Danilo aspettando l'ora di pranzo andiamo a vedere il centro visitori collocato nello storico complesso del Grand Hotel, recentemente restaurato, di cui una parte dell'edificio è stata acquistata dall'ente parco per ospitare al suo interno la sede operativa e una sezione dedicata interamente allo stambecco simbolo del parco. Lasciamo l'auto nel parcheggio accanto al comune, dato che la pioggia è diminuita decidiamo di farci una camminata verso la diga del lago, per poi scendere al posto tappa GTA "le Fonti e percorrendo un tratto di strada asfaltata raggiungere l'hotel. Home et ibex è così che prende il nome la sala del museo dedicata al re incontrastato del parco, un itinerario ben strutturato dove si riesce a capire come questo animale che rischiava l'estinzione sia stato importante per l'uomo fin dai tempi remoti.
Finalmente si mangia, la polenta concia è davvero ottima, come del resto il cinghiale, lo spezzatino e le salsicce che l'accompagnano, buono anche il vino bianco nella caraffa, per dolce io e Danilo abbiamo provato la torta 900 specialità di Ivrea, creata alla fine del 1800 da un famoso pasticcere del luogo, in onore del nuovo secolo. Quando usciamo non possiamo credere ai nostri occhi, le nuvole sono quasi totalmente scomparse e il sole è tornato a splendere, data l'ora si decide di andare a fare una breve escursione. Mentre saliamo verso il Nivole notiamo i disastri delle valanghe che quest'inverno hanno colpito duramente la valle dell'Orco, lasciamo la macchina nella piazzola sulla destra poco dopo un ponticello, prima che iniziano i tornanti che portano alla diga del Serrù. Un cartello accanto alla piazzola indica la direzione da seguire, ci si abbassa di qualche metro e attraversato il torrente su un ponte, iniziamo a salire percorrendo una delle tante mulattiere reale usati dal re durante le sue battute di caccia e ancora in buono stato conservativo. In breve si arriva a un bivio dove una palina segnavia indica le varie destinazioni, tralasciamo sulla destra il sentiero Chabod per continuare a salire sulla sinistra in un susseguirsi di panorami su tutta la valle dell'Orco. Avevo già percorso questo itinerario qualche anno fa, ma rifarlo è davvero stata una bella idea, ci accorgiamo che verso il vallone del Carro le cime sono state imbiancate, da non crederci con il caldo che faceva in questi giorni!!! Decine di cascatelle scendono dal versante della montagna, alcune cadono direttamente dalla roccia e ci rinfrescano al nostro passaggio, alzando la testa verso sinistra si vede Punta Furà con il suo caratteristico foro nella roccia e il Colle della Terra da dove si può raggiungere a mio parere uno dei laghi alpini più belli della zona il Lago Lillet. Arrivati all'alpe Moncial 2200 m incontriamo una palina segnavia, seguiamo il sentiero contrassegnato in bianco/rosso, arrivando in breve all'alpe Ramus 2250 m, da qui il percorso sale con più decisione, vista l'ora decidiamo di fermaci, siamo a circa 2400 m e vista l'ora decidiamo di fermarci. Giuseppe armato di binocolo inizia a perlustrare la zona, immediatamente riesce ad avvistare un camoscio, ma non sarà l'unico!!! Per il ritorno seguiamo il percorso dell'andata, mentre si scende si può osservare il lago Serrù e più in alto seguendo il sentiero internazionale raggiungere il passo della Losa a 2971 m da cui si può scendere verso la Francia. Escursione molto bella sia dal punto di vista paesaggistico, che naturalistico, esiste anche la possibilità di estenderla verso il colle della Terra, o di scendere seguendo il sentiero Videsot a Chiapili di sopra, in questo caso servono due auto.
Malati di montagna: Giuseppe, Patrizia, Danilo e Fabio







domenica 26 luglio 2009

da la Puneiga a Saley...sulle tracce dei walser

Oggi decidiamo di andare in Val Formazza, nell'estremo nord del Piemonte, per far conoscere a Franco, Luisa e Nadia i villaggi walser di Salecchio, in una traversata ricca di storia ma non solo..
Dalla SS33 del Sempione si prende l'uscita per Crodo, attraversiamo Baceno e dopo Passo frazione di Premia lasciamo un'auto nell'ampio parcheggio sulla sinistra, dove ha inizio la strada per Salecchio Inferiore. Caricati gli zaini sull'altra auto e stringendoci un po' riprendiamo a salire, dopo Rivasco si può scegliere se percorrere la vecchia strada o entrare nella nuova galleria, noi abbiamo optato per la vecchia strada, alla fine dei tornanti con una breve discesa arriviamo a Fondovalle 1220 m dove lasciamo l'auto nei pressi della diga, per chi proviene dalla galleria appena usciti girare a sinistra e poco dopo svoltare di nuovo a sinistra passando sotto alla galleria e arrivando in breve nel medesimo luogo. La giornata anche se soleggiata è particolarmente fresca, scendiamo di circa 200-300 m lungo la strada percorsa fino a incontrare sulla destra le indicazioni per Altillone. La mulattiera sale dolcemente costeggiando le cappelle della Via Crucis, purtroppo causa il logorio del tempo e qualche vandalo i dipinti all'interno sono ridotti davvero male!!! Costeggiando sulla sinistra un'enorme roccia (detta la Balena) residuo dell'ultima glaciazione arriviamo al grazioso laghetto, si racconta che un tempo era cosparso di splendide ninfee ma purtroppo nel 1929 causa lavori sotterranei per una condotta forzata scomparvero e non vi fecero più ritorno. Contornando il lago si prosegue fra una recinzione in sasso raggiungendo le case di Altillone 1249 m, sulla sinistra a poca distanza si giunge all'oratorio edificato nel 1644 e dedicato alla visitazione di Maria Vergine, abbiamo la fortuna di poter entrare rimanendo come incantati dalla sua bellezza...
Seguiamo il sentiero accanto alla chiesa che prosegue in un susseguirsi di saliscendi con angoli suggestivi e di rara bellezza, nei pressi di un cascata ci soffermiamo cercando di immortalare con la macchina fotografica i giochi che l'acqua forma tra le rocce. Riprendiamo a salire arrivando a incrociare la strada sterrata che da Chioso sale verso il piano di Vova, dopo la graziosa cappella dedicata a S. Antonio il sentiero scende leggermente fino ad arrivare a S. Antonio 1448 m dove ci dissetiamo alla fontana. Ignorando la prima deviazione sulla sinistra, proseguiamo verso il fondo della valle, arrivati all'Alpe Vova 1448 m alla palina segnavia svoltiamo a sinistra, attraversiamo il torrente e ci portiamo sul versante opposto della valle, passiamo accanto alle baite di Cangei, attraversiamo un tratto di bosco e dopo un traverso in leggera salita arriviamo a Case Francoli 1555 m (Frankohus) dove ci fermiamo per la pausa pranzo seduti sul muretto sottostante alle baite. Purtroppo il tempo vola e così ripresi gli zaini, scendiamo verso la fontana sottostante, dove l'acqua esce direttamente dalla roccia, una palina segnavia indica la direzione da tenere, dopo un traverso il sentiero scende leggermente e si cominciano a intravedere le prime case di Salecchio Superiore (Am obru Barg) 1510 m. Il villaggio è una vera meraviglia le case sono state perfettamente recuperate e ogni angolo è una delizia per gli occhi, dalla chiesa saliamo verso il crocifisso che sovrasta le case, una palina indica il sentiero per il passo del Muretto 2300 m antica via di comunicazione tra la valle Antigorio e la valle di Agaro. Seduti sulla panchina ammirando il panorama scattiamo la foto di gruppo, sotto di noi vediamo sventolare le bandiere del rifugio Zum Gorala, senza indugio andiamo a berci un caffè seduti sulla terrazza e parlando con il simpatico gestore. Il sentiero prosegue nel bosco, passiamo sotto al portico di una cappella, arrivando in breve a Salecchio Inferiore (Ufem undru Barg) 1322 m, accolti dalla chiesa di Santa Maria del XVII secolo e il cimitero con le croci gotiche. Dalla chiesa scendiamo tra le case arrivando alla palina segnavia, il sentiero prosegue nel bosco incrociando un paio di volte la strada e arrivando all'ingresso della galleria. Sulla destra indicata da un cartello scendiamo lungo la vecchia mulattiera gradinata che ripidamente scende lungo il versante roccioso della montagna fino ad arrivare sulla strada asfaltata. Scherzando e fermandoci ogni tanto ad osservare le varie cave disseminate nella valle arriviamo al parcheggio dove abbiamo lasciato alla mattina l'auto, con Franco ritorniamo a Fondovalle a riprendere la seconda auto. L'escursione si svolge in luoghi dove l'uomo ha vissuto per anni isolato dal mondo, vivendo di quello che la montagna può offrire, senza la frenesia della vita moderna...
Malati di montagna: Franco, Luisa, Danilo, Nadia, Deborah e Fabio

Salecchio Superiore 1509 m

case walser a Salecchio Superiore


un particolare a Case Francoli


Franco - Danilo - Deborah - Luisa e Nadia


una rinfrescante cascata

domenica 19 luglio 2009

Conquistato il Castore 4221 m con tanta, tanta determinazione

...venerdì 17 luglio, nel tardo pomeriggio mentre sono a casa dei miei genitori mio padre mi dice che alla televisione hanno appena dato la notizia di di tre alpinisti morti sul Monte Rosa e un quarto ricoverato nell'ospedale di Aosta... Arrivo a casa e dopo cena mentre finisco i preparativi della partenza controllo su internet che cosa è veramente accaduto, mentre leggo un brivido mi corre per tutta la schiena, la sciagura è accaduta proprio sulla via normale al Castore causa cattive condizioni meteorologiche, sulla medesima via che dobbiamo fare noi domenica...
Durante la notte il forte vento e il pensiero di quelle tre vite volate via come foglie al vento non mi fa dormire, credo che se ho dormito mezz'ora è già tanto!!! Mi sveglio alle 6.30 del 18 luglio è un sabato strano, fuori l'aria è tersa e non fa certo caldo per essere in estate, caricato lo zaino e l'attrezzatura in macchina passo a raccogliere i miei compagni, per poi dirigerci al punto di ritrovo prefissato, appena arrivato noto sui volti dei partecipanti qualche preoccupazione sulle condizioni meteo, ma soprattuto per la tragedia successa il giorno prima. Mentre transitiamo sull'autostrada A4 in direzione Torino notiamo come sia abbastanza terso il cielo, al contrario invece il massiccio del Monte Rosa sia coperto dalle nuvole come se ci fosse un lungo mantello bianco che lo ricopre... Dall'uscita Pont-Saint-Martin seguiamo le indicazioni per la Valle di Gressoney, dopo Gressoney la Trinité 1633 m raggiungiamo la frazione Staffal 1823 m dove lasciamo la macchina nel grande parcheggio ai piedi degli impianti di risalita. Scesi dalla macchina ci ritroviamo il Rosa completamente ricoperto dalle nuvole, durante la notte in quota ha sicuramente nevicato, lo notiamo sia dalla velatura che ricopre le montagne circostanti sia dai fiocchi svolazzanti nell'aria, certo che l'inizio non è certo entusiasmante... Ma purtroppo non è finita arrivano notizie che gli impianti per il forte vento sono chiusi e non si sa nemmeno se riaprono...che cosa si fa? Chiediamo informazioni in biglietteria sul da farsi, ci viene comunicato che il primo tratto di funivia fino a Sant'Anna (8 euro) è funzionante mentre la seggiovia fino al colle Bettaforca rimarrà chiusa si presume per tutto il giorno, la decisione viene presa velocemente e senza indugi fino al colle ci si può arrivare e poi si vedrà se continuare. Siamo a 2170 m, sulla nostra sinistra a poca distanza la chiesetta di Sant'Anna che domina su tutta la valle, soffia un forte vento gelido, con un buon passo ci incaminiamo sulla strada sterrata di servizio agli impianti, passiamo accanto ad alcuni laghetti mentre davanti a noi le nuvole insistono a non volere lasciare il Rosa come se qualcosa le tenesse attaccate. Arrivati al Colle Bettaforca 2672 m antico valico tra la valle di Gressoney ed Ayas, decidiamo di fare una sosta e di mangiare qualcosa, dopo una breve riunione si decide di provare a salire ancora almeno da arrivare fino al Passo Bettolina. Seguiamo il sentiero n. 9 sempre ben segnato, mentre saliamo qualcosa sta cambiando, le nuvole si stanno diradando e alcuni raggi del sole finalmente riescono anche ad arrivare fino a noi, il terreno è oramai quasi privo di vegetazione solo roccia e qualche timido fiore alpino. Eccoci al Passo Bettolina a 2905 m siamo nel punto in cui dobbiamo decidere se procede verso il rifugio o tornare a casa, rincuorati dalle ampie aperture di sereno, si decide senza ombra di dubbio di procedere. Siamo sopra i 3000 metri e la neve è ancora abbondante, attraversiamo senza indugio alcuni tratti ripidi su neve alternati da tratti su roccia, la fatica inizia a farsi sentire, dovuta soprattutto al peso dello zaino e alla notte passata in bianco, mantengo un passo lento ma costante il gruppo si è ormai allungato e davanti a noi i ghiacciai si stanno lentamente avvicinando. Raggiunto un crinale a circa 3490 m ci aspetta ora il tratto più spettacolare di tutto il percorso effettuato oggi, una lunga aerea cresta rocciosa, resa sicura da una grossa fune a cui ci si può attaccare, il ponticello in legno sul vuoto sottostante è particolarmente suggestivo.... Finalmente eccoci sul ripiano dove sorge il rifugio Quintino Sella 3585 m, una strana euforia mi pervade per tutto il corpo, mi sento emozionato avevo circa 13-14 anni quando per la prima volta salivo proprio qui in questo luogo a cui sono particolarmente legato, quanti ricordi e quanto tempo è passato... Il rifugio sorge sul dosso del Fèlik la nuova struttura è stata inaugurata nel 1982 e può ospitare 140 persone, gli si affianca il vecchio rifugio costruito quasi interamente in legno, la sua fondazione risale al 1885. Siamo stanchi lo si vede dalle nostre facce, appena ci danno le stanze molti di noi vanno a dormire quasi praticamente vestiti, per la cena ci è toccato il secondo turno quello delle 8.00, sembra che non mangiamo da giorni, senza praticamente parlare divoriamo tutto quello che ci viene servito... Fuori dal rifugio lo spettacolo è da rimanere senza respiro si vedono le luci delle città sottostante, mentre le ultime luci si spengono allungano sopra il ghiacciaio le ombre della notte.
Domenica 19 agosto la sveglia suona alle 4.30 pian piano nei locali del rifugio si iniziano i preparativi per l'imminente salita, corde, moschettoni, zaini, la gente è tutta indaffarata per prepararsi, si fa colazione velocemente e poi si esce fuori per preparare le cordate, strano ma non fa particolarmente freddo. Con Danilo e Franco i miei due compagni di cordata ci prepariamo e dopo aver fatto i nodi a palla e allacciati i ramponi iniziamo la salita, sono le 5.45 e le prime luci dell'alba fanno scintillare di mille colori il ghiaccio del Fèlik, sopra le cime sono coperte dalle nuvole ma le previsioni meteorologiche sono ottime. Si inizia tenendo un buon ritmo e risalito un ripido pendio si affronta una crestina dove bisogna davvero avere la massima attenzione, siamo a quota 4061 m al Colle di Fèlik ora fa veramente freddo non sento quasi più le punta delle dita della mano. Si piega a sinistra risalendo i ripidi pendii della parte iniziale della cresta, raggiunta la prima cima Punta Fèlik a 4176 m si continua a saliscendi, alcuni tratti aerei richiedono sempre attenzione e finalmente eccoci sul Castore 4221. Ci stringiamo le mani siamo al settimo cielo e quasi come per magia una folata di vento spazza le nuvole regalandoci uno dei panorami più belli che abbia mai visto, da ogni parte che mi giro vedo le montagne più famose dell'intero arco alpino dal lontano Monviso, al Gran Paradiso e ai più vicini Monte Bianco e Cervino, tanto per elencarne qualcuno ma credetemi il cielo è talmente limpido e terso che lo sguardo corre davvero verso l'infinito. Scendiamo sul medesimo percorso, siamo contenti ed euforici, ma sappiamo che l'attenzione nel scendere deve essere ai massimi livelli, ritornati al rifugio ci fermiamo a riposare e a mangiare qualcosa per la lunga discesa, poco prima di arrivare al Colle Bettaforca ecco alcuni camosci saltellare da una roccia a l'altra. Oggi la seggiovia funziona e senza indugio ne aproffittiamo, durante la discesa mi rilasso talmente tanto che quasi mi addormento...
Prima di riprendere l'auto un'ultimo sguardo al Rosa e un pensiero ai tre alpinisti che hanno lasciato la loro vita su questa montagna. Due giorni in alta montagna dove l'uomo si sente piccolo, piccolo, di fronte a tanta grandezza....








La cordata dei malati di montagna: Fabio, Danilo e Franco
Gli altri malati componenti della spedizione: Simeone, Flavio e Kiran

domenica 12 luglio 2009

Da Carcoforo alla bocchetta Badile passando per il rif. Massero

Dall'Autostrada A26 (Genova/Gravellona Toce) si esce al casello di Romagnano Sesia, alla rotonda si svolta a sinistra seguendo la S.S. 299 per Alagna, dopo Varallo Sesia arrivati a Balmuccia si gira a destra seguendo la strada per la Val Sermenza, arrivati a Rimasco prendiamo il bivio sulla destra, arrivando in breve a Carcoforo, premiato come villaggio ideale d'Italia da Airone nel 1994. Dall'ampio parcheggio di Carcoforo 1304 m ci dirigiamo verso il ponte sul torrente Egua, dove si possono osservare alcuni pannelli informativi. Il sentiero che si deve seguire per il rifugio Massero è il 113, il percorso è anche costellato da pannelli didattici sulla flora e fauna del parco. Dopo aver passato il nuovo villaggio di Selva Bruna arriviamo nei pressi di un ponte in cemento, tralasciamo il sentiero 117 sulla destra da cui scenderemo per il ritorno e superato il rio Massero proseguiamo sulla strada sterrata che in breve si trasformerà in un bel sentiero. Si inizia a salire gradatamente in un rado bosco di larici, arrivati all'alpe Chignolo 1530 m osserviamo come le valanghe quest'inverno siano state davvero disastrose per l'ambiente circostante. Usciti dal bosco zigzagando lungo il ripido pendio arriviamo sui vasti pascoli dell'alpe Fornetto 1926 m, la salita diventa più piacevole e dopo aver risalito un pianoro vediamo sventolare la bandiera del rifugio. Superato un torrente eccoci all'alpe Massero 2082 m, dove si trova in splendida posizione il rifugio del Parco Naturale Alta Valsesia, ristrutturato nel 1980 e successivamente ampliato nel 2004, dispone di 20 posti letto (Tel. 0163 95650-Cell. 347 0398237). Mangiamo e ci riposiamo sotto ai timidi raggi del sole, all'esterno ci sono parecchi persone che aspettano di entrare per mangiare e a sentire il profumino fanno certamente bene. Bevuto il caffè chiedo informazione al gestore sulle condizioni del sentiero che dobbiamo percorrere, usciti ci incaminiamo passando a monte del rifugio, in breve si arriva al bivio segnalato su un sasso e lasciato sulla sinistra il sentiero per il Colle della Bottiggia 2607 m, svoltiamo decisamente sulla destra seguendo il sentiero 116. Essendo il percorso particolarmente esposto non è consigliabile transitarlo quando il terreno è gelato o in caso di cattivo tempo, dopo l'ultimo traverso in cui bisogna porre attenzione dove mettere i piedi, arriviamo alla bocchetta del Badile 2300 m. Sotto di noi intravediamo il rifugio mentre dalla parte opposta osserviamo il selvaggio vallone di Giovanchera da cui dobbiamo scendere. Deborah e Danilo salgono per un breve tratto sulla cresta del Cengio del Badile, poi scattate le varie foto iniziamo a scendere sull'esile traccia, alcuni segni di vernice comunque ne danno sempre la giusta direzione. Arrivati alle baite abbandonate dell'alpe Badile 1998 m facciamo una breve sosta, poco prima dell'alpeggio su un grosso sasso sono indicate le varie deviazioni da seguire. Si piega decisamente a sinistra scendendo lungo un canalone dove scorre il rio Badile (Beil), si possono notare sulla sinistra tra le rocce rossastre alcune gallerie scavate nella roccia testimonianza di un'infruttuosa ricerca mineraria. Durante la discesa ci soffermiamo a parlare con un pastore che sta curando le sue mucche, nel frattempo Deborah fa amicizia con una mucca di nome Nelva, la quale contraccambia leccandogli la mano, sulla destra si vedono le baite dell'alpe Busacca del Badile 1867, costruite sulla soglia rocciosa. Continuiamo attraversando vasti pascoli e arrivando all'alpeggio Giovanchera Bella 1703 m in piena attività, con le baite ottimamente ristrutturate, poco più sotto sulla sinistra riprendiamo il sentiero che si inoltra nel bosco. Arrivati all'alpe Sulla Selva 1597 m con una serie di tornanti scendiamo velocemente arrivando ben presto alla baita dell'alpe Pasquè 1434 m con accanto alcuni grossi frassini, in breve ritorniamo sulla strada sterrata percorsa al mattino. Il dislivello fino alla bocchetta del Badile è di circa 1000 m, il sentiero fino al rifugio Massero è privo di difficoltà, mentre la salita e la prima parte della discesa dalla bocchetta vanno effettuati con la dovuta attenzione e soprattutto in condizioni meteorologiche buone, l'ambiente montano circostante è davvero notevole e ripaga senz'altro la fatica della salita. L'escursione si svolge nel territorio del Parco Naturale Alta Valsesia l’area protetta più alta d’Europa
Malati di montagna: Danilo, Deborah e Fabio

sulla sinistra la bocchetta Badile 2300 m

verso il rifugio Massero 2082 m

un luogo da malati di montagna...

dalla bocchetta verso la via del ritorno

Danilo e Deborah sul sentiero fiorito

mercoledì 8 luglio 2009

Punta Chaligne - 2608 m


"L'uomo è un insetto,
un piccolo insetto;
e se egli è potente, molto potente,
allora è un insetto
con le ali dipinte"

Julius Payer

domenica 5 luglio 2009

Tre cime, tre passi...benvenuti in paradiso

Dall'autostrada A26 seguire le indicazioni per Gravellona Toce, usciti a Domodossola si svolta a destra e proseguendo diritti si arriva a una rotonda con le indicazioni per la Val Bognanco, consiglio per la sosta caffè il bar nei pressi del'Hotel Rossi in località S. Lorenzo accanto alla chiesa, una signora davvero gentile vi accoglierà cordialmente.
Dopo la graziosa chiesa di S. Bernardo 1628 m su un grosso pannello in legno è stata incisa questa frase "Benvenuti in Paradiso", poche parole che danno giusto merito a questo luogo. Lasciamo la macchina nell'ampio parcheggio superiore nei pressi del rifugio San Bernardo a 1630 m, alla destra del parcheggio inizia il sentiero, alcuni segni di vernice bianco/rossi sui larici ne indicano la direzione. Iniziamo a salire nel bosco e dopo un dosso erboso il sentiero sale ripidamente il fianco della montagna arrivando a un punto panoramico conosciuto come "il sasso dei corvi". Riprendiamo il cammino tra gli ultimi grandi larici, dopo un breve tratto pianeggiate iniziamo a salire con decisione, passiamo sotto il filo di cresta dove in alcuni tratti il terreno è friabile ed aereo. Arrivati su un promontorio ci concediamo una breve pausa ammirando la bellezza del luogo, scendiamo verso la palina segnavia e tralasciata la deviazione a sinistra per il lago d Oriaccia, seguiamo il sentiero a destra che sale ripido il versante della montagna. Si prosegue per un lungo tratto su pietraia, sotto di noi quasi a precipizio il lago di Ragozza, arrivati su un pianoro vediamo a sinistra la nostra meta che man mano si avvicina. Il sentiero prosegue quasi in falsopiano lungo un traverso in cui bisogna prestare attenzione a non scivolare, sotto di noi il vallone di Oriaccia con l'omonimo lago, l'ultima ripida salita ed eccoci in cima al Verosso 2443 m conosciuto anche come Rerosso o Riorosso. Purtroppo alcuni nuvoli ci impediscono di ammirare il panorama verso la Svizzera, ma poco importa grande è comunque la soddisfazione di essere arrivati, incontriamo anche tre escursionisti che arrivano dal rifugio Alpe il Laghetto 2039 m. Firmato il libro di vetta ci rimettiamo in cammino, scendiamo verso il passo di Oriaccia o Locciabella, dalla parte opposta da cui siamo arrivati, seguendo alcuni ometti e un esile traccia arriviamo al passo 2325 m. Proseguiamo a destra seguendo i segni di vernice bianco/rossi, dopo un breve tratto in piano iniziamo la ripida discesa su alcuni grossi blocchi di pietra, sotto di noi uno vediamo uno dei laghetti di Tschawinder ancora parzialmente ghiacciato, attorno la zona è ancora coperta da enormi nevai. Incontriamo un solitario escursionista svizzero con cui scambiamo alcune fugaci parole, attraversati alcuni nevai volgiamo decisamente a destra verso il lago che vedevamo dall'alto, mentre lo costeggiamo ci fermiamo a osservare come ancora sia alto il ghiaccio che lo ricopre. Atraversato un ulteriore nevaio riprendiamo il sentiero sul lato in cui è adagiato il lago, dopo un breve tratto su pietraia iniziamo a scendere gradatamente lungo il versante della montagna, incontriamo diversi nevai che ci costringono ad attraversali con cautela. Con grande sorpresa ecco un'altro laghetto ancora ricoperto in gran parte dal ghiaccio da cui scaturisce un ruscello dall'acqua decisamente ghiacciata, siamo a poca distanza dalla bocchetta di Gattascosa e vista l'ora ci fermiamo a pranzare. Riprese le forse in breve arriviamo alla bocchetta 2158 m, senza indugio risaliamo il versante sulla sinistra arrivando in breve a incontrare un sentiero contrassegnato in rosso, è un percorso davvero molto interessante che percorre l'intera cresta fino al passo di Monscera. Con alcuni saliscendi si arriva alla cima Mattaroni 2235 m e poi a quella del Tirone 2202 m tra coloratissime fioriture e angoli davvero suggestivi, purtroppo l'unica nota dolente scesi al passo di Monscera 2103 m sono i tralicci dell'alta tensione che deturpano il paesaggio. Costeggiamo sulla sinistra il piccolo ma grazioso lago di Monscera e in breve arriviamo sulla mulattiera che scende compiendo un ampio giro sul lato opposto della cresta percorsa al mattino verso la cima Verosso, attraversato un torrente e costeggiate alcune baite si continua su una strada sterrata che ben presto diventa asfaltata. Passiamo accanto al nuovo rifugio il Dosso 1740 m, per poi scendere velocemente verso il torrente che attraversiamo vicino a uno sbarramento che alimenta una centrale idroelettrica, con una breve risalita ritorniamo al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto. L'itinerario si svolge su sentieri recentemente marcati, consiglio comunque di avere nello zaino sempre una buona cartina escursionista del luogo in cui si sta andando, le abbondanti nevicate di quest'inverno coprono soprattuto sul versante svizzero gran parte del sentiero per cui bisogna sempre prestare attenzione agli omini e ai pochi segni di vernice che si vedono. In salita il dislivello è di circa 1100 metri compresi gli innumerevoli saliscendi, il tempo stimato per l'intero anello è di 6.30 ore comprese le soste, un'escursione che sicuramente deve rientrare nel curriculum di ogni malato di montagna... Mi permetto una piccola nota, arrivati all'auto e tolti gli scarponi è arrivato il temporale, questa volta la nostra determinazione è stata ampiamente premiata!!!
Fabio e Danilo malati di montagna

l'estate qui tarda ad arrivare

grande fantasia nel marcare il sentiero

Cima Verosso 2443 m

non ci sono parole...

la cresta che sale verso la cima Verosso

il suggestivo percoso verso il passo Monscera