IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 19 luglio 2009

Conquistato il Castore 4221 m con tanta, tanta determinazione

...venerdì 17 luglio, nel tardo pomeriggio mentre sono a casa dei miei genitori mio padre mi dice che alla televisione hanno appena dato la notizia di di tre alpinisti morti sul Monte Rosa e un quarto ricoverato nell'ospedale di Aosta... Arrivo a casa e dopo cena mentre finisco i preparativi della partenza controllo su internet che cosa è veramente accaduto, mentre leggo un brivido mi corre per tutta la schiena, la sciagura è accaduta proprio sulla via normale al Castore causa cattive condizioni meteorologiche, sulla medesima via che dobbiamo fare noi domenica...
Durante la notte il forte vento e il pensiero di quelle tre vite volate via come foglie al vento non mi fa dormire, credo che se ho dormito mezz'ora è già tanto!!! Mi sveglio alle 6.30 del 18 luglio è un sabato strano, fuori l'aria è tersa e non fa certo caldo per essere in estate, caricato lo zaino e l'attrezzatura in macchina passo a raccogliere i miei compagni, per poi dirigerci al punto di ritrovo prefissato, appena arrivato noto sui volti dei partecipanti qualche preoccupazione sulle condizioni meteo, ma soprattuto per la tragedia successa il giorno prima. Mentre transitiamo sull'autostrada A4 in direzione Torino notiamo come sia abbastanza terso il cielo, al contrario invece il massiccio del Monte Rosa sia coperto dalle nuvole come se ci fosse un lungo mantello bianco che lo ricopre... Dall'uscita Pont-Saint-Martin seguiamo le indicazioni per la Valle di Gressoney, dopo Gressoney la Trinité 1633 m raggiungiamo la frazione Staffal 1823 m dove lasciamo la macchina nel grande parcheggio ai piedi degli impianti di risalita. Scesi dalla macchina ci ritroviamo il Rosa completamente ricoperto dalle nuvole, durante la notte in quota ha sicuramente nevicato, lo notiamo sia dalla velatura che ricopre le montagne circostanti sia dai fiocchi svolazzanti nell'aria, certo che l'inizio non è certo entusiasmante... Ma purtroppo non è finita arrivano notizie che gli impianti per il forte vento sono chiusi e non si sa nemmeno se riaprono...che cosa si fa? Chiediamo informazioni in biglietteria sul da farsi, ci viene comunicato che il primo tratto di funivia fino a Sant'Anna (8 euro) è funzionante mentre la seggiovia fino al colle Bettaforca rimarrà chiusa si presume per tutto il giorno, la decisione viene presa velocemente e senza indugi fino al colle ci si può arrivare e poi si vedrà se continuare. Siamo a 2170 m, sulla nostra sinistra a poca distanza la chiesetta di Sant'Anna che domina su tutta la valle, soffia un forte vento gelido, con un buon passo ci incaminiamo sulla strada sterrata di servizio agli impianti, passiamo accanto ad alcuni laghetti mentre davanti a noi le nuvole insistono a non volere lasciare il Rosa come se qualcosa le tenesse attaccate. Arrivati al Colle Bettaforca 2672 m antico valico tra la valle di Gressoney ed Ayas, decidiamo di fare una sosta e di mangiare qualcosa, dopo una breve riunione si decide di provare a salire ancora almeno da arrivare fino al Passo Bettolina. Seguiamo il sentiero n. 9 sempre ben segnato, mentre saliamo qualcosa sta cambiando, le nuvole si stanno diradando e alcuni raggi del sole finalmente riescono anche ad arrivare fino a noi, il terreno è oramai quasi privo di vegetazione solo roccia e qualche timido fiore alpino. Eccoci al Passo Bettolina a 2905 m siamo nel punto in cui dobbiamo decidere se procede verso il rifugio o tornare a casa, rincuorati dalle ampie aperture di sereno, si decide senza ombra di dubbio di procedere. Siamo sopra i 3000 metri e la neve è ancora abbondante, attraversiamo senza indugio alcuni tratti ripidi su neve alternati da tratti su roccia, la fatica inizia a farsi sentire, dovuta soprattutto al peso dello zaino e alla notte passata in bianco, mantengo un passo lento ma costante il gruppo si è ormai allungato e davanti a noi i ghiacciai si stanno lentamente avvicinando. Raggiunto un crinale a circa 3490 m ci aspetta ora il tratto più spettacolare di tutto il percorso effettuato oggi, una lunga aerea cresta rocciosa, resa sicura da una grossa fune a cui ci si può attaccare, il ponticello in legno sul vuoto sottostante è particolarmente suggestivo.... Finalmente eccoci sul ripiano dove sorge il rifugio Quintino Sella 3585 m, una strana euforia mi pervade per tutto il corpo, mi sento emozionato avevo circa 13-14 anni quando per la prima volta salivo proprio qui in questo luogo a cui sono particolarmente legato, quanti ricordi e quanto tempo è passato... Il rifugio sorge sul dosso del Fèlik la nuova struttura è stata inaugurata nel 1982 e può ospitare 140 persone, gli si affianca il vecchio rifugio costruito quasi interamente in legno, la sua fondazione risale al 1885. Siamo stanchi lo si vede dalle nostre facce, appena ci danno le stanze molti di noi vanno a dormire quasi praticamente vestiti, per la cena ci è toccato il secondo turno quello delle 8.00, sembra che non mangiamo da giorni, senza praticamente parlare divoriamo tutto quello che ci viene servito... Fuori dal rifugio lo spettacolo è da rimanere senza respiro si vedono le luci delle città sottostante, mentre le ultime luci si spengono allungano sopra il ghiacciaio le ombre della notte.
Domenica 19 agosto la sveglia suona alle 4.30 pian piano nei locali del rifugio si iniziano i preparativi per l'imminente salita, corde, moschettoni, zaini, la gente è tutta indaffarata per prepararsi, si fa colazione velocemente e poi si esce fuori per preparare le cordate, strano ma non fa particolarmente freddo. Con Danilo e Franco i miei due compagni di cordata ci prepariamo e dopo aver fatto i nodi a palla e allacciati i ramponi iniziamo la salita, sono le 5.45 e le prime luci dell'alba fanno scintillare di mille colori il ghiaccio del Fèlik, sopra le cime sono coperte dalle nuvole ma le previsioni meteorologiche sono ottime. Si inizia tenendo un buon ritmo e risalito un ripido pendio si affronta una crestina dove bisogna davvero avere la massima attenzione, siamo a quota 4061 m al Colle di Fèlik ora fa veramente freddo non sento quasi più le punta delle dita della mano. Si piega a sinistra risalendo i ripidi pendii della parte iniziale della cresta, raggiunta la prima cima Punta Fèlik a 4176 m si continua a saliscendi, alcuni tratti aerei richiedono sempre attenzione e finalmente eccoci sul Castore 4221. Ci stringiamo le mani siamo al settimo cielo e quasi come per magia una folata di vento spazza le nuvole regalandoci uno dei panorami più belli che abbia mai visto, da ogni parte che mi giro vedo le montagne più famose dell'intero arco alpino dal lontano Monviso, al Gran Paradiso e ai più vicini Monte Bianco e Cervino, tanto per elencarne qualcuno ma credetemi il cielo è talmente limpido e terso che lo sguardo corre davvero verso l'infinito. Scendiamo sul medesimo percorso, siamo contenti ed euforici, ma sappiamo che l'attenzione nel scendere deve essere ai massimi livelli, ritornati al rifugio ci fermiamo a riposare e a mangiare qualcosa per la lunga discesa, poco prima di arrivare al Colle Bettaforca ecco alcuni camosci saltellare da una roccia a l'altra. Oggi la seggiovia funziona e senza indugio ne aproffittiamo, durante la discesa mi rilasso talmente tanto che quasi mi addormento...
Prima di riprendere l'auto un'ultimo sguardo al Rosa e un pensiero ai tre alpinisti che hanno lasciato la loro vita su questa montagna. Due giorni in alta montagna dove l'uomo si sente piccolo, piccolo, di fronte a tanta grandezza....








La cordata dei malati di montagna: Fabio, Danilo e Franco
Gli altri malati componenti della spedizione: Simeone, Flavio e Kiran

2 commenti:

  1. Complimenti.... e un pò di invidia!

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  2. Grandissimo! Ottimo report, complimenti per la determinazione! A presto e buone salite!

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