Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 26 ottobre 2008

Ladyhawke a Castell'Arquato...

A conclusione dell'anno escursionistico del CAI di Legnano, abbiamo deciso di andare sulle colline piacentine a visitare uno dei borghi medioevali più belli d'Italia, Castell'Arquato. Le sue merlature svettano nel cielo piacentino e ancora oggi dopo circa 700 anni raccontano vicende di un passato glorioso. Lasciamo il pullman nel parcheggio sulla sinistra dopo il ponte sul torrente Arda, ci accoglie Lisa una simpatica ragazza che ci farà oggi da guida. Dopo pochi minuti arriviamo alla Porta di Monteguzzo costruita con blocchi di arenaria, era l'accesso al quartiere omonimo, percorriamo in salita le suggestive vie acciottolate del borgo raggiungendo il Palazzo del Duca, costruito nel 1292 da Alberto Scoto e il Torrione Farnesiano eretto intorno al 1530 con funzioni militari. Passando tra le case scopriamo angoli davvero suggestivi, attraversata la Porta Stradivari inizia la salita verso la parte alta del borgo, sulla sinistra davanti all'entrata dell’Ospedale di Santo Spirito dove ospita attualmente il Museo Geologico, un scala ripida ci consente di arrivare nella Piazza Monumentale, considerata tra le più belle dell’Italia del nord. Rimaniamo affascinati dal gruppo absidale della Collegiata, una delle chiese più antiche del territorio, esistente già nel 756, al suo interno si respira atmosfere d’altri tempi. Sul lato opposto della piazza sorge il Palazzo del Podestà simbolo del potere politico nel medioevo, ma è la Rocca Viscontea che desta il maggior fascino, eretta da Luchino Visconti tra 1342 e 1349, le sue quattro torri difensive si ergono alte verso il cielo, se si chiudono gli occhi sembra di sentire gli zoccoli dei cavalli che si avvicinano sormontati da cavalieri dalle lucenti armature, da ogni stradina o bottega potrebbero sbucare pulzelle avvolte nei loro abiti medievali...
Castell'Arquato é stato scelto anche come palcoscenico per un bellissimo film Ladyhawke, ambientato nell'Europa medioevale, girato nel 1985 quasi interamente in Italia, nelle province di Parma e Piacenza e nel Parco Nazionale d'Abruzzo. La storia si svolge in un mondo fantastico popolato da cavalieri e maghi, dove due innamorati sono vittime di un maleficio, lei Isabeau (Michelle Pfeiffer), di giorno si trasforma in falco, lui (Rutger Hauer) durante la notte invece diventa un feroce lupo grigio, il finale naturalmente non lo svelo... Continuiamo la nostra visita al borgo ritornando lentamente verso la parte bassa del centro storico, dopo aver ringraziato Lisa per averci fatto da guida, gironzoliamo tra le vie comprando alcuni prodotti tipici tra cui i "Ciottoli" dolce tipico a base di zucchero, nocciole, albume e aromi, da provare... Per il pranzo ci rechiamo alla trattoria "La Crocetta dei quattro diavoletti" poco distante circa 15 minuti, la padrona è molto simpatica e si mangia davvero molto bene spendendo anche poco. L'inverno che tarda ancora ad arrivare ci ha regalato una giornata davvero molto piacevole, in un luogo molto bello sia dal punto di vista storico che naturale.

Palazzo del Podestà



...fantasie medievali...


la Rocca


la Collegiata

domenica 19 ottobre 2008

Il ritorno dall'alpeggio...

Da Orio frazione di Invorio, con l'amico Daniele e la sua famiglia siamo andati nell'Alto Vergante precisamente a Nebbiuno. L'auto l'abbiamo dovuta lasciare in località Madonna della Neve vicino a Pisano, a piedi in circa 20 minuti siamo arrivati alla piazza di Nebbiuno, il panorama sul lago Maggiore oggi era davvero delizioso. Ci sono bancarelle con prodotti tipici e manufatti artigianali, dimostrazione pratica delle varie fasi della lavorazione del formaggio, c'erano anche due simpatiche signore che mostravano la filatura della lana, verso le 16.00 ecco arrivare dagli alpeggi i pastori , in testa alla sfilata un gregge di capre con gli asinelli, seguito dalle protagoniste della giornata le mucche, vanno con molta calma sarà la stanchezza del viaggio o magari vogliono farsi ammirare, qualcuna sembra addirittura volersi mettere in mostra, sarà che sono un po' vanitose, davvero una bella manifestazione, lo dimostra la partecipazione della gente che è venuta oggi. La transumanza quasi del tutto scomparsa al giorno d'oggi, è la migrazione stagionale delle mandrie o dei greggi, avveniva all'inizio della stagione calda per andare in cerca di zone fresche dove poter trovare dei pascoli verdi per il bestiame, all'inizio della stagione fredda si transumava nuovamente verso la pianura più calda. Tutto ciò avveniva tramite dei sentieri detti tratturi.









domenica 12 ottobre 2008

Nel cuore selvaggio della Val Grande

L'escursione si svolge in gran parte in luoghi isolati e selvaggi dove l'unica presenza umana è quella di qualche raro escursionista...
Si percorre la Val Vigezzo fino a Malesco, trecento metri dopo la piazza della chiesa si segue la carrabile per la Valle Loana, dopo circa 5 km si arriva nella piana di Fondighebi o Fondo Li Gabbi 1256 m. Lasciamo l'auto negli ampi spazi adibiti a parcheggi, oltre a Danilo e Lorenzo oggi ci fa compagnia per un lungo tratto anche Arianna accompagnata dallo zio Silvio, grande amico di molte escursioni. Seguiamo la strada sterrata passando accanto ad alcune baite ristrutturate, poco dopo un sentiero sulla destra scende verso la piana, attraversato un ponte in breve arriviamo a un bellissimo nucleo di baite. Una palina segnaletica ci indica i vari itinerari da percorrere, passiamo accanto a una cappella, davanti a noi si erge la Cima della Laurasca 2195 m o Pizz dla brasca (salita diversi anni fa'). La mulattiera passa accanto a delle fornaci per la calce, per poi entrare nel rado bosco dove grazie a gradoni di grosse lastre di pietra superiamo alcuni tratti ripidi, ci soffermiamo più volte ammirando le mille sfumature dei colori autunnali che la montagna ci regala, riusciamo anche a vedere due aquile, non ci posso credere anche questa domenica ho il privilegio di vederle volteggiare con la loro grazia in cielo. Usciti dal bosco arriviamo all'Alpe Cortenuovo 1792 m, il sentiero prosegue sulla sinistra arrivando in breve alle baite dell'Alpe Scaredi 1841 m, Arianna corre a dissetarsi alla fontana, sembra che non beva da chissà quanto tempo... Accanto si trova il bivacco ricavato da una baita ristrutturata, al primo piano troviamo una stufa con dei tavoli e alcuni pannelli informativi riguardanti il Parco, mentre al piano superiore accessibile tramite una scala interna possono trovare riparo 10/12 persone (tavolato), altre 15 nello stallone adiacente. Salutiamo Arianna e Silvio che si fermano, mentre noi proseguiamo sul sentiero a sinistra seguendo quasi una linea verticale, per poi restringersi più a monte, attenzione a non seguire il sentiero che tende ai spostarsi sulla destra! Raggiunta una valletta passiamo accanto ad alcuni piccoli laghetti, da qui il panorama sul gruppo del Monte Rosa è davvero eccezionale, risaliamo il ripido pendio fino a incontrare il sentiero Bove che lo seguiremo fino alla bocchetta di Campo. Lasciata a sinistra la traccia per la cima della Laurasca, continuiamo a destra, superiamo un breve tratto attrezzato con delle catene ma non particolarmente esposto, il sentiero passa alto sopra a un laghetto e in salita raggiunge la bocchetta di Scaredi 2095 m, da qui il sentiero diventa particolarmente impegnativo. Siamo ora sul versante della val Pogallo, si sale leggermente in direzione della Cima Binà 2181 m quotata sulle carte ma mai nominata, la aggiriamo sulla destra entrando nel fornale alto di Campo. Il sentiero compie una lunga traversata, in alcuni tratti sono state poste delle catene di sicurezza, particolarmente suggestiva la crestina dalla quale poi con un ripido pendio erboso si scende di circa una centinaio di metri fino ad arrivare sulla sella della Bocchetta di Campo, dove sorge l'omonimo bivacco. Siamo nel cuore del Parco Nazionale della Val Grande l'area wilderness più grande d'Italia, davanti si erge l’inconfondibile profilo del Pedum 2111 m, gli abitanti del Verbano lo chiamano "Testa di Napoleone", mentre per gli alpigiani di Bassagrana invece è il Busun dla cà (riferito alla conca di Campo con il sovrastante bivacco). Costruito nel lontano 1897, il bivacco venne poi distrutto durante il rastrellamento della Val Grande tra l'11 e il 30 giugno 1944. Attaccarono 4-5000 tedeschi e fascisti bene armati ed equipaggiati, si contrapposero 450-500 partigiani male armati, peggio equipaggiati e privi di viveri, per le formazioni partigiane e per la popolazione civile furono venti terribili giorni di spietata caccia all'uomo, fucilazioni, incendi e saccheggi. Le distruzioni provocate dal rastrellamento saranno ingenti: 208 baite sono state incendiate, 50 case di Cicogna sono state distrutte o danneggiate dal bombardamento tedesco, tre rifugi alpini (Bocchetta di campo, Pian Cavallone, Pian Vadà) saranno distrutti e un altro (Casa dell’Alpino all’Alpe Prà) danneggiato. Il rifugio Pian Cavallone verrà ricostruito dopo la guerra, quello della Bocchetta di Campo è stato recentemente restaurato (1999) dal Parco Nazionale Val Grande. Una parte dell'edificio è riservata al parco, l'altra è aperta agli escursionisti, l'interno è davvero molto ben strutturato, al piano terreno si trova una stufa con un tavolo, mentre una scala ripida sale al piano superiore in cui possono soggiornare 10/12 persone (tavolato), c'è addirittura la luce elettrica grazie a un pannello solare, per l'acqua bisogna scendere di circa 150 m nel sottostante vallone ai piedi del Pedum, da dove scaturisce una sorgente d'acqua freschissima, risalendo io e Danilo ci accorgiamo di quanto sia irto il sentiero... Nel frattempo arriva anche Giancarlo Parazzoli, fotografo di professione con cui passiamo qualche minuto in piacevole compagnia (giancarloparazzoli.it), le sue foto sono state pubblicate anche su Meridiani Montagne. Salutiamo Giancarlo che si ferma al bivacco per passare la notte e ripartire l'indomani, mentre noi ritorniamo all'alpe Scaredi dove ci aspettano Silvio e Arianna, dall'alpeggio con Danilo decidiamo di andare verso la Cappelletta di Terza posta poco più in alto in posizione panoramica, seguiamo il comodo sentiero arrivando in pochi minuti alla cappella, costruita nel 1847 e restaurata negli anni 80, al suo interno sono raffigurati S. Antonio patrono degli animali, S. Gioacchino protettore dei pastori e Santa Genoveffa patrona di Parigi, ci sediamo poco distante sul prato sorseggiando un bicchiere di the tiepido, davanti a noi il panorama è a dir poco meraviglioso. Scendiamo velocemente raggiungendo i nostri amici poco prima delle fornaci della calce e insieme andiamo verso Fondo Li Gabbi, prima di arrivare alle auto ci fermiamo a bere alla fontana dell'alpeggio, dove naturalmente Arianna non perde l'occasione per bere e anche per mangiare un pezzo di cioccolato... oggi è stata davvero molto brava.
Abbiamo impiegato circa 3.30 ore solo a salire incluse le soste, il dislivello è di 738 m ma bisogna considerare anche gli innumerevoli saliscendi che si compiono sia all'andata che al ritorno, aumentando quindi il dislivello di circa 200 m. ATTENZIONE: dalla bocchetta di Scaredi il sentiero è da intraprendere solo in condizioni meteo ottimali, alcuni trati esposti sono state messi in sicurezza con delle catene.
Malati di Montagna

...è l'ora del silenzio a parlare con un esile e soffuso fruscio nell'aria, nella totale assenza dei rumori della civiltà odierna...

Panorama verso il Rosa



Il Pedum 2111 m
 

Bivacco bocchetta di Campo 1994 m



Danilo si riflette nell'acqua...


Sul filo di cresta...


Effetti di luce sul lago...

domenica 5 ottobre 2008

Col Serena o Fenetre de Sereina 2547 m

Che giornata!!! Tre aquile volano e giocano in un cielo terso, mentre una femmina di camoscio con il suo piccolo corrono su per la montagna tra i caldi colori autunnali...
Accesso: statale del Gran San Bernardo sino alla località Bosses, poi si continua verso gli impianti sciistici di Crévacol, al bivio per Couchepache si prosegue diritto sino al termine della strada in prossimità del curvone del viadotto autostradale, dove lasciamo l'auto (1660 m).
Partiamo alle 9.45, l'aria è particolarmente frizzantina, le montagne sono imbiancate dalla recente nevicata, con Danilo oggi ci sono anche Patrizia e Giuseppe. Seguiamo la strada poderale (segnavia 9), passiamo accanto a un campo di gara del gioco del fiolet, attraversiamo il torrente Artanavaz con di fronte le case di Farettes e poco dopo sulla sinistra sopra un sasso leggiamo la chiara indicazione per il colle. Il sentiero inizialmente sale leggermente, poi prosegue diagonalmente arrivando a incrociare la pista agricola, poco più avanti si riprendere a salire in un canalino erboso, il sentiero passa accanto a un tornate della strada agricola, sale ancora leggermente uscendo poi nei pascoli dell'Arp du Bois desot (1936 m), sullo sfondo l'imponente parete del Créton du Midi (2945 m). Dalle baite diroccate, proseguiamo sulla strada sterrata, dopo un tornante sulla sinistra (1970 m) riprendiamo il sentiero indicato da una scritta su un sasso, risalendo il valloncello osserviamo sopra di noi alcune mucche che stanno facendo colazione, durante la salita incontriamo le prime macchie di neve, ma la nostra attenzione è rivolta ad ammirare il maestoso massiccio del Grand Combin (4314 m). Arrivati in un vasto pianoro seguiamo il sentiero che dopo aver compiuto un ampio semicerchio ricomincia a salire con decisione, sulla nostra destra notiamo alcuni strani affioramenti calcarei, dopo una strozzatura soggetta a smottamento incominciamo a vedere in lontananza il colle, il vento freddo ci costringe a coprirci velocemente. L'ultimo tratto di sentiero è ricoperto dalla neve ma con decisione lo risaliamo arrivando cosi al Col Serena o Fenetre de Sereina (2547 m - 2.30 ore la salita comprese le soste), nel medioevo transitavano merci e uomini, era un'ottima scorciatoia tra i colli del Piccolo e Gran San Bernardo, sul versante opposto si può vedere la Grande Rochère (3326 m) e il Mont Paramont , un vento freddo e pungente ci obbliga a una veloce foto di gruppo e una altrettanto veloce discesa. Dopo aver pranzato, decidiamo per il rientro di seguire la strada sterrata, che allunga i tempi di discesa ma ci allieta con alcuni scorci di panorama davvero molto belli. Prima di arrivare all'auto ci soffermiano qualche istante a osservare alcune persone intente a giocare una partita a fiolet, scopo del gioco è colpire al volo una pallina ovoidale con un bastone, cercando di mandarla il più lontano possibile, sembra facile ma credetemi non lo è!
Malati di Montagna

"L'amicizia è un tesoro che allieta il cuore di chi dà e di chi riceve"

Giuseppe - Patrizia - Danilo - Fabio



Col Serena 2547 m



Créton du Midi 2945 m



Panoramica Grand Combin

domenica 28 settembre 2008

Lago d'Inferno, un vero paradiso

Da Morbegno con la statale 405 raggiungiamo Gerola 1050 m, (14,5 km da Morbegno) centro di una delle due Valli del Bitto (l’altra è quella di Albaredo), il Bitto 'Bitu' che significa perenne, è un formaggio italiano a Denominazione d'Origine Protetta (DOP), viene prodotto esclusivamente nei mesi estivi e nei pascoli d'alta quota. Dopo il cimitero si svolta a destra e sempre su strada asfaltata si arriva a Laveggiolo 1471 m dove lasciamo l'auto nel parcheggio. Sono le 9.30, l'aria è frizzantina e attorno le montagne sono imbiancate dalla recenti nevicate, un vero spettacolo! In una bacheca sono posti alcuni pannelli informativi, il sentiero inizia poco più avanti dove una palina segnaletica indica i vari percorsi da intraprendere. Si inizia a salire su una strada sterrata, poco dopo incontriamo sulla sinistra un sentiero indicato da una palina, si scende per un breve tratto, poi quasi in piano passiamo accanto ad alcune baite, raggiunto un torrente lo superiamo grazie a un rudimentale ponticello fatto con dei tronchi di legno. Il sentiero ora inizia a salire ripidamente, alcuni gradini di pietra ci agevolano la salita e dopo alcuni tornanti raggiungiamo la strada sterrata che avevamo precedentemente abbandonato. In leggera salita continuiamo sulla strada sterrata, poco prima di una baita in un tratto quasi in piano sulla destra inizia il sentiero, su un sasso viene riportata la scritta "rifugio". La salita si fa presto ripida entrando in un bel bosco di larici, usciti all'aperto un tavolo con le panche ci invita ad una breve sosta. Sul versante opposto possiamo vedere le due dighe dei laghi di Pescegallo e di Trona, in questa zona lo sfruttamento delle risorse idriche per la produzione di energia elettrica è davvero notevole, anche se purtroppo i tralicci dell'alta tensione deturpano il paesaggio. Il sentiero prosegue in piano, si riesce a vedere ora anche la terza diga, quella del lago d'Inferno, dopo una breve discesa il sentiero prosegue a mezza costa, una curiosa mappa su un masso ci indica le varie direzioni, Laveggiolo, Gerola e Trona. Attraversiamo un torrente, risaliamo per qualche metro, poi in piano raggiungiamo il rifugio Trona Soliva 1907 m, il rifugio è ricavato dalla ristrutturazione della vecchia Casera di Trona, sul versante sinistro orografico della Valle della Pietra. Il sentiero prosegue attraversando tutto l'altipiano, alternando brevi salite a tratti in piano, regalandoci continue emozioni. Passando vicino a una baita ristrutturata incontriamo alcuni splendidi cavalli allo stato brado, accarezzandone uno sembra quasi che mi voglia sussurrare qualcosa... Arrivati a un bivio seguiamo i segnavia a sinistra per il Pizzo dei Tre Signori lasciando a destra quello per la bocchetta di Trona, il sentiero sale attraverso una zona rocciosa, passa un tratto leggermente esposto e arriva ai ruderi delle antiche cave di ferro. Passando sopra al lago d'Inferno rimaniamo meravigliati dal colore blu intenso in cui si specchiano le cime attorno coperte dalla neve, camminando sempre sulle rocce arriviamo finalmente alla bocchetta di Varrone 2126 m. Decidiamo di proseguire seguendo le indicazioni poste sulla palina segnavia, anche se il sentiero è coperto parzialmente dalla neve si riesce comunque a salire velocemente, dopo circa 20 minuti raggiungiamo la bocchetta di Piazzocco 2224 m, purtroppo sull'altro versante le nuvole coprono il panorama circostante, vista l'ora decidiamo di mangiare. Prima di scendere risaliamo il versante alle nostre spalle arrivando a quota 2300 m circa, dove è stata messa una piccola croce in memoria di Arturo Tagliabue, il panorama è davvero fantastico, dalle nuvole ecco uscire il massiccio del Disgrazia 3678 m e la cima del Pizzo Badile 3308 m. Scendiamo ritornando alla bocchetta di Varrone, seguendo il sentiero a sinistra in pochi minuti raggiungiamo il rifugio Falc 2120 m (Ferant Alpes Letitiam Cordibus, cioè Le Alpi portino letizia ai cuori), il rifugio è aperto ma in fase di ristrutturazione. Inaugurato il 18 settembre 1949, deve la sua costruzione all'iniziativa dell'Omonima Società Alpinistica Milanese. Purtroppo la giornata volge al termine e la via del ritorno è lunga, con un po' di tristezza ci rimettiamo in cammino, un luogo davvero molto affascinante per cui vale la pena di ritornare magari per salire al Pizzo dei Tre Signori...


a quota 2300 m Sentiero panoramico
Dalla bocchetta di Piazzocco 2224 m
Lago d'Inferno

domenica 21 settembre 2008

Giornata del ricordo...

Oggi la Sezione del CAI di Legnano dedica la giornata a tutti i soci caduti in montagna e in particolare a Sergio Ferrario classe 1932 scomparso insieme alla guida Angelo Vanelli ventisetenne di Gallarate, mentre salivano da Macugnaga alla Dufour l’8 settembre 1957, il corpo di Sergio riposa ancora nei ghiacci del canalone Marinelli. Venerdì sera in sede con il cognato di Ferrario e con Teresio Valsesia abbiamo ripercorso la tragica vicenda aiutati anche da un breve filmato con foto e articoli di giornale del periodo.
Lasciamo l'auto nel parcheggio della seggiovia del Belvedere 1365 m, nel gruppo oggi abbiamo anche una giovane di buone speranze, si chiama Arianna ha nove anni ed è la prima volta che sale in montagna. Passiamo al lato della biglietteria imbocchiamo la sterrata che in breve raggiunge la pista da sci, la seguiamo e dopo aver attraversato l'Anza arriviamo all'alpe Burki 1613 m, stazione intermedia della seggiovia. Dalla palina segnaletica risaliamo a sinistra per un breve tratto i campi da sci, poi il sentiero entra nel fitto bosco risalendo ripidamente il fianco della montagna fino ad arrivare in una radura dove sorge il rifugio CAI di Saronno, seguiamo il sentiero dietro al rifugio, tralasciando la pista da sci sulla sinistra. Si prosegue nel bosco fino al Belvedere o Wengwald 1914 m, dove accanto all'arrivo della seggiovia ci sono due ristoranti. Seguiamo le indicazioni a sinistra e dopo un breve tratto di sentiero in leggera salita arriviamo al ghiaccio del Belvedere, lo attraversiamo in direzione della morena opposta, senza particolari difficoltà. Dalle nuvole ecco che come d'incanto appare la parete est del Rosa, la parete più “himalayana” delle Alpi con 2.500 metri di dislivello, da sinistra si vede la Punta Gnifetti 4.554 m, la punta Zumstein 4.563 m, la Punta Dufour 4.634 m e la Punta Nordend 4.609 m, rimango estasiato... Percorriamo un facile sentiero prima sulla cresta della morena, poi in piano fino al ruscello che attraversiamo su un ponte in legno raggiungendo l'Alpe Pedriola, una delle più antiche di Macugnaga già citata nel 999 su una pergamena, in breve arriviamo al Rifugio Zamboni/Zappa 2070 m. Nel 1925 la SEM (Società Escursionisti Milanesi) decide di costruire il rifugio Rodolfo Zamboni . Solo nel 1954 viene inaugurato il rifugio Mario Zappa, a fronte della frequentazione sempre più elevata di escursionisti , le due strutture collegate formano l'attuale rifugio. Dopo aver fatto i miei complimenti ad Arianna, per essere stata la sua prima escursione in montagna è stata davvero brava, continuo con Danilo verso il fondo del pianoro con davanti la Punta Grober 3497 m, costeggiamo il torrente che scorre tra enormi massi erratici arriviamo in breve a una piccola costruzione, probabilmente l'acquedotto del rifugio, seguiamo il sentiero contrassegnato da segni gialli. Risaliamo il ripido pendio arrivando a circa quota 2300 m dove decidiamo di fermarci ammiriamo il panorama grandioso sul Rosa e sul pianoro sottostante dove sorge il rifugio. Dopo una breve pausa scendiamo dirigendoci verso il grosso masso dove è stata messa la targa in ricordo di Sergio Ferrario, oltre al presidente della sezione del CAI di Legnano e Teresio Valsesia c'è anche il parroco di Macugnaga, che ha da poco ha finito di celebrare la messa in occasione del 45° raduno del Club dei 4000 che come ogni anno si tiene all'Alpe Pedriola, durante la breve cerimonia il mio pensiero è rivolto a tutte le persone che sono morte in montagna condividendo quella passione che è come un fuoco che arde all'interno. Con alcuni amici decidiamo di andare a vedere il lago delle Locce, seguiamo il sentiero che passa proprio vicino alla targa, arriviamo in breve sulla morena, dove si può vedere quello che rimane del più famoso lago glaciale delle Alpi il lago Effimero, nel giugno del 2002 il lago raggiunse dimensioni notevoli, circa 3-4 milioni di metri cubi di acqua, con una profondità massima di 50 metri, all'inizio ha destato qualche preoccupazione agli abitanti di Macugnaga, poi nei primi giorni del mese di luglio il livello dell'acqua si è fermato, complice la natura e pochi giorni dopo anche dall'entrata in funzione di un'idrovora, con la quale si è portato il livello ad un punto di totale sicurezza, abbassandolo di oltre 4 metri.
Riprendiamo a salire arrivando in breve nella conca dove è situato il lago delle Locce 2209 m, anche questo lago è di origine glaciale, purtroppo alcune nuvole hanno coperto il panorama ma l'ambiente circostante è davvero affascinante. Ritornati sulla morena decidiamo di seguire il sentiero di cresta, davvero affascinante sulla sinistra possiamo vedere il ghiacciaio con i suoi seracchi, mentre sulla destra il pianoro dove sorge il rifugio, arrivati alla Cappella Pisati il sentiero comincia a scendere con lunghi tornanti raggiungendo un ponticello. Ci dirigiamo verso il rifugio dove incontro Arianna che con un sorriso mi racconta di aver mangiato la polenta con le salsicce. Oggi è anche il primo giorno d'autunno e mentre ripercorriamo il sentiero dell'andata ci accorgiamo di come le giornate si siano accorciate, davvero una giornata da non dimenticare...

Sergio Ferrario


Rifugio Zamboni/Zappa

Sulla morena verso il rifugio


Cappella Pisati


Panoramica

domenica 7 settembre 2008

Aggiungi un posto a tavola...rifugio S. Ferioli 2264 m

Partiamo dalla comunità Walser di Rima S. Giuseppe Ind Rimmu (m 1411) fondata intorno al 1300 , il paese è il più alto della Valsesia ed è situato all'interno del Parco Naturale Alta Valsesia, camminando nelle piccole vie silenziose del paese si possono ammirare le splendide case walser perfettamente conservate.
Lasciamo la macchina nel parcheggio poco prima del paese, sono le 9.00 e le condizioni meteorologiche sono ottimistiche, la signora del bar di Rimasco ci ha detto che ha piovuto molto il giorno prima e anche durante la notte. Saliamo verso la chiesa dove si puo ammirare nella piccola piazza la splendida fontana in sasso, passiamo all'interno del paese e attraversato il torrente Sermenza su un ponte arriviamo in breve a un bivio dove è stata messa una bacheca. Seguiamo la bella mulattiera a sinistra costruita alla fine del'800 a spese dell'ing. Antonio De Toma contrassegnata con il n. 96. Purtroppo dopo le abbondanti piogge il percorso è molto scivoloso, per cui procediamo con attenzione, dopo circa 1 ora arriviamo all'alpe Valmontasca 1819 m, risaliamo i pendii erbosi cercando di evitare innumerevoli torrentelli. Le nuvole ormai ci hanno quasi completamente avvolti, dopo 1.30 ore ecco che dalla nebbia vediamo le prime baite dell'alpe Vorcu 2078 m, le baite sono talmente addossate alla montagna che sembrano che facciano parte di essa. Il sentiero prosegue in leggera pendenza, sulla sinistra nei rari momenti che si alza la nebbia possiamo osservare l'imponente parete del Tagliaferro, come per incanto ecco apparire il colle Mud 2324 m, la nebbia si dissolve e il sole appare regalandoci splendidi panorami. Scendiamo verso Alagna con il sentiero n. 8, poco lontano Danilo vede la bandiera del rifugio che in circa 10 minuti raggiungiamo, fuori ad accoglierci c'è Giorgio, quasi non ci crede che siamo venuti, poco dopo ecco uscire Claudio e Luciano, sono i tre fantastici gestori!!! Procediamo con la consegna ufficiale del cappellino era da febbraio che aspettavamo questo momento, purtroppo Deborah non è potuta venire quindi ufficialmente l'investitura la faccio io... Dopo i saluti Giorgio ci invita a mangiare alcuni stuzzichini preparati da lui, crostini con zola/noci e lardo davvero squisiti, all'interno Luciano ci ha preparato il tè, mentre Claudio ha il suo bel da fare con la polenta. Per la visita guidata del rifugio si incarica Luciano che ci racconta anche la storia, quest'anno infatti ricorre il 25 anno 1983-2008, la sala pranzo e incantevole, il dormitorio è veramente molto accogliente, i servizi igienici sono all'esterno ma sono molto ben curati, con doccia calda, ci mostra anche il locale invernale che ha mio parere è uno dei più belli che abbia mai visto, speriamo che l'educazione delle persone lo possa mantenere in questo stato. Finalmente si mangia, ci sediamo a tavola dove ci viene servita polenta con spezzatino, dell'ottima toma, il dolce e il caffè, nel frattempo sono arrivati alcune persone, per cui Giorgio, Claudio e Luciano hanno il loro bel da fare nell'accoglierle e nel servirle. Tra una pausa e l'altra parliamo delle nostre esperienze in montagna scambiandoci consigli su dove andare, discutiamo anche della gestione dei rifugi, per quanto mi riguarda il rif. Ferioli entra di diritto nella mia classifica come uno dei migliori che abbia visto, credetemi ne ho visti davvero tanti. Il tempo passa e senza accorgerci sono quasi 3 ore che ci intratteniamo, quando la compagnia è piacevole il tempo sembra veramente volare, salutiamo con un po di malinconia i nostri amici che oggi ci hanno davvero regalato una giornata indimenticabile, dopo la foto di rito ci incamminiamo sul sentiero percorso all'andata. Con Danilo durante la via del ritorno non facciamo altro che parlare di questa giornata trascorsa e di quanto sia importate aver trovato tre nuovi amici, che hanno una passione in comune CAMMINARE PER TERRE ALTE....
Mandi, mandi Giorgio, Claudio e Luciano
GRAZIE

Luciano, Claudio, Giorgio, Fabio e Danilo

dal rifugio S. Ferioli...

dal colle Mud...

Rima S. Giuseppe

domenica 31 agosto 2008

Dal passo della Rossa all'Albrunpass...uno sguardo oltre confine...

sabato 30 agosto 2008
Devero 1631 m - Canton - A. Campello - Passo della Rossa 2474 m - Binntal (Valle del Binn) - Fäld/Im Feld 1547 m - Fiesch
DISLIVELLO: 843 m in salita - 927 m in discesa
Lasciamo la macchina nel parcheggio dell'alpe Devero (10 euro/2 giorni), la giornata è fantastica e il sole già si fa sentire, arrivati al ponte seguiamo le indicazioni per il rif. Castiglioni, percorriamo la piana del Devero arrivando in breve in località Canton. Un cartello ci indica chiaramente la direzione da seguire (segnavia n. 45), passate alcune case il sentiero attraversa una zona di massi erratici , alcuni di enormi dimensioni, dopo un breve tratto di strada sterrata riprendiamo il sentiero sulla sinistra che in breve arriva all'alpe Campello. Ci alziamo nel rado bosco, puntando verso il torrente della Rossa, superiamo una piccola placca rocciosa dove sono state collocate alcune catene di sicurezza, il sentiero sale ripidamente arrivando al Piano della Rossa 2051 m. Dal cartello segnavia si prosegue sulla destra, con una serie di tornanti ci si porta sotto alla parete rocciosa, che superiamo agevolmente grazie a una scala metallica lunga circa 8 metri e alcune catene di sicurezza, risalite alcune facili cenge sbuchiamo sull'ampia conca. Accanto a un piccolo laghetto sotto alla Punta della Rossa 2887 m, o Rothorn (Corno Rosso) come la chiamano gli svizzeri ci fermiamo a pranzare. Il paesaggio attorno è fantastico, giganteschi massi di colore rossastro, un silenzio irreale rotto solo dall'eco dei nostri passi, sembra davvero di essere su un'altro pianeta. Riprendiamo il cammino in mezzo a grossi sassi facendo molta attenzione a dove mettere i piedi, i vari segni di vernice ci indicano la direzione da tenere, costeggiamo le acque cristalline di un laghetto e con una breve salita arriviamo al Passo della Rossa o Geisspfadpass 2474 m, dove alcuni cippi segnano il confine di stato. Scendiamo in territorio elvetico, costeggiamo sulla destra il lago Geisspfadsee 2439 m, mentre l'altro lago più piccolo lo Zuesee lo vediamo solo da lontano, dopo una breve salita scendiamo in una valletta piena di detriti alla cui uscita possiamo ammirare i ghiacciai del Vallese, tra cui intravediamo l'Aletsch che con i suoi quasi 23 km è la più lunga lingua glaciale delle Alpi. Con una lunga diagonale fra sassi e macereti scendiamo velocemente di quota, arrivando sulla piana di Manibode 2026 m, un tempo ricoperta da un lago poi prosciugatosi. Attraversiamo il torrente Masserbach su un ponte di tronchi, poco dopo ci inoltriamo in un meraviglioso bosco di grandi larici e abeti. Arrivati ad una palina segnavia ci accorgiamo che siamo in ritardo sulla tabella di marcia e che il bus per Fiesch non riusciamo più a prenderlo, dopo un breve consulto decidiamo quindi di seguire le indicazioni per Fäld/Im Feld. Raggiunta una stradina asfaltata notiamo un bel percorso geodidattico, arrivati nel piccolo paese di Fäld/Im Feld, Sabino che sa parlare molto bene il tedesco chiama il servizio taxi (8.75 euro per persona), in poco meno di 10 minuti ecco il pulmino, caricati i bagagli ci dirigiamo verso Fiesch-Eggishorn. Arrivati all'Hotel Schmitta una signora molto gentile ci da il benvenuto mostrandoci le camere, dopo la meritata doccia con Danilo e Silvio decidiamo di visitare il centro storico dove ammiriamo le tipiche costruzioni vallesi scurite dal sole e dal tempo. La fame si comincia a farsi sentire, dopo tanta fatica anche lo stomaco ha le sue esigenze, ci sediamo all'esterno dell'hotel, sono le ore 20.15 ma la temperatura è davvero gradevole, ordiniamo insalata mista condita con una salsa davvero molto gustosa, bistecca di maiale ai ferri (alta circa 1 cm!) con patatine fritte e verdure lessate, formaggio, gelato e caffè, per digerire andiamo verso la stazione per vedere gli orari del bus-postale che l'indomani dovrà portarci a Brunnebiel nell'alta valle del Binntal.
GUTE NAIHT (buona notte)
domenica 31 agosto 2008
Fiesch - Binntal (Valle del Binn) - Brunnebiel 1843 m - Binntalhutte 2269 m - Bocchetta d'Arbola (Albrunpass) 2409 m - Crampiolo - Devero
DISLIVELLO: 565 m in salita - 778 m in discesa
Dopo l'abbondante colazione, saldiamo il conto all'Hotel (dormire-colazione-cena 58 euro a testa), saliamo sul postale in perfetto orario ore 8.55 (14 euro a testa), durante il viaggio il bus si riempe completamente, raggiunto Binn cambiamo mezzo e saliamo su un pulmino identico a quello del giorno prima. Arrivati a Brunnebiel 1843 m, seguiamo la rotabile costeggiando il torrente Binna, Kiran scatta foto a raffica anche se il tempo purtroppo non è bello come la giornata precedente, la salita non è faticosa, passiamo l'alpe Freichi 1883 m e raggiunta una palina segnavia seguiamo sulla destra il sentiero, attraversato su un ponte il Turbwasser risaliamo un ripido costone arrivando nel vasto ripiano di Blatt 2104 m, ormai siamo praticamente avvolti dalle nuvole, osserviamo come ancora alcuni tratti del sentiero lastricato siano ancora in un ottimo stato. Attraversiamo i pascoli alti di Oxefeld 2192 m, siamo totalmente immersi nella nebbia, ma ecco apparire come dal nulla la Binntalhutte 2269 m, ci fermiamo per coprirci, ormai il passo è vicino e quindi senza esitazione risaliamo l'ultimo pendio arrivando finalmente alla bocchetta dell'Arbola o Arbunpass 2409 m. Caduto in disuso agli inizi dell'800 con l'apertura della strada napoleonica del Sempione, il passo era molto frequentato e collegava il Ducato di Milano con il centro della Svizzera, l'Ossola al Vallese, Baceno ad Ernen. Dopo una breve pausa pranzo, cominciamo a scendere lungo una valletta, alla palina segnavia seguiamo le indicazioni per Crampiolo, tralasciando il sentiero per l'alpe Forno, appena usciamo dalle nuvole ecco apparire il lago di Pianboglio e poco più lontano il lago di Devero. Arrivati nella conca di Pianboglio 1996 m, attraversiamo il torrente su un ponte e in breve raggiungiamo un bivio, decido di seguire il sentiero di destra per Crampiolo, scendiamo verso la piccola diga seguendo i segni bianco-rossi, aiutati da una catena ci caliamo nei pressi di quello che rimane del muraglione, il sentiero si infila nella valletta costeggiando il Rio d'Arbola, si passa accanto ad alcuni ruderi fino ad arrivare al lago di Devero. Costeggiamo il lago sulla destra, durante il tragitto non possiamo non fermarci ad ammirare questo meraviglioso specchio d'acqua, dopo alcuni saliscendi attraversiamo il Rio di Valdeserta su un bel ponticello in legno e in breve arriviamo alla diga. Seguendo la strada di servizio raggiungiamo in un attimo Crampiolo 1767 m, ci dirigiamo da Fiorella all'agriturismo Crampiolo per la nostra meritatissima merenda, Fiorella ci accoglie come sempre a braccia aperte offrendoci salumi, formaggi, sottaceti... Per il ritorno seguiamo la strada sterrata che in breve ci riporta al parcheggio delle auto.
Due giorni tra Italia e Svizzera a stretto contatto con la natura, percorrendo vie di transito storiche in luoghi dove sembra che il tempo si sia fermato e dove il silenzio porta l'uomo a meditare sul proprio futuro.
I miei compagni di merenda... Deborah, Danilo, Silvio, Kiran, Sabino, Elena e Paola.

Pian della Rossa

la scala...

Il Geisspfadsee

I ghiacciai del Vallese

domenica 24 agosto 2008

Tour del Gruppo Puez-Odle dal 18 al 24 agosto "Solo quassù so chi sono veramente"


...giorno dopo giorno sento le foglie cantare, le gocce tamburellare, l'erba sembra che mi sussurri qualcosa, mentre i ruscelli mormorano... Mi siedo per qualche istante chiudendo gli occhi... sembra che il vento mi stia sussurrando un segreto?!

L’imponente catena delle Odle, che in tedesco si chiamano Geisler, era cosi vicina da costituire una sfida. Ci trasmise quel senso dell’armonia che oggi, tra grattacieli e autostrade, non si può più trovare.
Reinhold Messner (La libertà di andare dove voglio)

Introduzione:
Partiti! Ci siamo tutti, anche la Debo con i suoi orecchini a forma di cuore e io (Paola), con tutti i miei pacchetti di fazzoletti di carta e soprattutto c'è Kiran, temevo un bidone dell'ultimo momento. Si viaggia tranquilli, anche se c'è un bel traffico per essere le 6.15... Per ingannare il tempo presento i partecipanti del trek, o almeno ci provo, l'operazione potrebbe risultare più difficile del previsto, chiederò la collaborazione dei compagni d'auto.
Piergiorgio (PG): mi dicono che è il più anziano e quindi dopo il capogita solo lui potrà assumere decisioni. L'anno scorso aveva detto "questo è l'ultimo anno" ed eccolo qui l'uomo roccia che affronta torrenti gelati, fa tutti gli sport del mondo (nuoto, sub, escursionismo, ginnastica), ci batte tutti in cucina e ci può avvellenare tutti se raccoglie qualche erba malefica.
Silvio: l'anno scorso è stato soprannominato Pisolo e questa mattina appena l'ho visto ha sbadigliato, è un uomo dalle gentilezze infinite e quando sei in crisi ti solleva il morale con le sue mitiche gelatine alla frutta.
Kiran: è il più giovane del gruppo, è una delle persone più speciali che abbia mai conosciuto. Alla sua giovane età (24 anni) ha una saggezza profonda, stranamente unita alla ingenuità di un bambino. Ha la testa tra le nuvole, si dimentica sempre le cose, fa delle foto stupende e ascolta sempre tutti (Kiran non ti gasare è solo pubblicità in caso che qualche ragazza legga il blog!).
Fiorenzo: è una delle new entry di quest'anno, mi dicono che è un buon conoscitore delle dolomiti oltre che una delle colonne della nostra sezione del CAI. Sua moglie non sa che terribile errore ha commesso dandogli l'OK per partecipare al trek, quando torna non lo riconoscerà più.
Franco: anche lui ottimo conoscitore delle dolomiti, lo invidio per i suoi pantaloni in Goretex antipioggia, volevo comprarli anch'io ma non c'era la misura. Quando sparisce si sa che va a leggere (dove trova posto nello zaino per i libri non si sa), che altro dire è un vero lord.
Paolo: finora l'ho visto solo alle gite di una giornata ma so che è un uomo da temere poichè la cosa che tutti mi dicono ripetutamente di lui è "tu non hai mai sentito Paolo russare!!!" Non sa quello che lo aspetta stanotte gli renderò il ben servito, russerò anch'io visto il raffreddore che mi è venuto ieri.
Flavio: è l'uomo che più volte ha chiesto di sposarmi nonostante abbia sempre detto di no. Grande tifoso interista, eccede in tanti sport e ha il fisico di un atleta, un consiglio: cercate di fare la doccia e lavare i denti prima di lui se c'è una sola postazione, altrimenti potreste attendere a lungo.
Roberto: uomo con una profonda passione per la montagna, non dice molte parole ma si vede che quando sale di quota è felice e gli si illumina lo sguardo. Anche lui ottimo chef, ci ha incantato con le sue torte salate. Pare che anche lui dovrà avere un posto nel reparto russatori.
Deborah: la sua partecipazione è stata in forse fino all'ultimo minuto, meno male ce l'ha fatta, è l'unica che può dare qualche...."consiglio" al capogita. E' una ragazza dolcissima, sa fare ottime torte (Debo, per favore, fatti dare qualche ricetta di dolci locali!) ed è un'artista con ricamo, uncinetto e ferri. Ha i riflessi mille volte più sviluppati di me quindi attenti perchè ha già capito quello che state pensando prima che voi pensiate.
Danilo: dovrà gestire tutti i soldi che ci siamo portati appresso perciò occorre usare la massima deferenza, poichè chi ha il denaro ha il potere! Si arrampica come un gatto su pareti di montagna, tetti di casa, letti a castello ed eucalipti in giardino. Fa sempre precisissimi calcoli matematici, ma se beve il vino forse si confonde un po'.
Anna: la conosco dal lontano 1994 (come eravamo giovani, sigh!!!) a causa di una gita in montagna dove io aspettavo seduta su un sasso il mio ex marito. E' una grande sportiva (ha fatto lo Stelvio in bicicletta, scia benissimo e nuota tantissimo) e conosce bene il Tedesco, perciò se c'è da mandare a quel paese qualcuno lo facciamo fare a lei, poichè in tedesco mi sebra più incisivo.
Alessando: idem per il 1994. E' un simpaticissimo bolognese che ci allieterà con le sue barzellette e punzecchianti battute. Grande maratoneta, potrebbe distaccarci tutti nel percorso tranne nel preciso istante in cui soffrirà di vertigini. Potrei dire che anche lui ha qualche libro nello zaino, ma non so se avrà il tempo di leggerlo poichè deve aiutarmi a scrivere il diario.
Il capogita cioè Fabio: il mio incontro con lui è stato tra i più fortunati della mia vita, nonostante sia un gran brontolone è un mio grande amico, potrei dire un maestro di vita. Spero che in questo trek ci siano belle giornate di sole perchè se lo merita visto che ha organizzato tutto per benino ed è riuscito a trascinarci in questa nuova avventura.
Poi ci sono io Paola: incaricata ufficialmente dal capogita di scrivere il diario. Per capire chi sono basta riflettere sul fatto che ho passato tutto il viaggio a scrivere. So che state pensando "serve uno psicologo o un psichiatra?" Come suggerisce Danilo citanto Julius Kugy "Io so chi sono quassù".

Tappa n. 1 - Lunedì 18 agosto
Rifugio Zannes (1685 m) - Sas Rigais (1689 m) - Gampenalm (2062 m) - Rifugio Genova (2297 m) - Passo Poma (2340 m) - Forcella de Putia (2357 m) - Zendleser Kofel (2422 m)
Sentieri: 32 - 4/35/Alta Via n. 2 - GM "Sentiero Gunther Messner". Difficoltà: E
Descrizione tratta dal diario...


Tappa n. 2 - Martedì 19 agosto
Rifugio Genova (2297 m) - Passo Poma (2340 m) - quota 2421 m - Forcella del Furcia (2293 m) - quota 1868 m - Sentiero delle Odle (Adolf Munkel-Weg) - Rifugio Malga Brogles (2045 m) - Passo di Brogles (2119 m) - Forcella S. Pietro (2280 m) - Eur de Bredles (2154 m)
Sentieri: 3/Alta Via n. 2 - 33 - 35/Adolf Munkel-Weg/28. Difficoltà: E
Descrizione tratta dal diario...


Tappa n. 3 - Mercoledì 20 agosto
Rifugio Malga Brogles (2045 m) - Forcella Pana (2590 m) - Trojer (2271 m) - Rifugio Firenze in Cisles (2037 m) - Plain Ciautier (2263 m) - verso la Forcella de Mesdi quota circa 2400 m
Sentieri: 6 - 2b - 1 - 13. Difficoltà: EE
Descrizione tratta dal diario...


Tappa n. 4 - Giovedì 21 agosto
Rifugio Firenze in Cisles (2037 m) - Ciamps - Forcella Forces de Sieles (2505 m) - Rifugio Puez (2475 m) - Forcella de Ciampei (2366 m)
Sentieri: 2/3 - 2/4/5 - 2/4 - Alta Via n. 2. Difficoltà: EE
Descrizione tratta dal diario...


Tappa n. 5 - Venerdì 22 agosto
Rifugio Puez (2475 m) - Piz de Puez (2913 m) - Col de Puez (2725 m) - Ciampani (2668 m)
Sentieri: 1-11. Difficoltà: E
Descrizione tratta dal diario...


Tappa n. 6 - Sabato 23 agosto
Rifugio Puez (2475 m) - Forcella de Puez (2571 m) - Munt de Antersasc (2085 m) - quota 1500 m - Seres/Tlisöra Speck Stube (1568 m) - Val di Mulins - Passo Poma (2340 m) - Rifugio Genova (2297 m)
Sentieri: 6 - 9 - 4. Difficoltà: E
Descrizione tratta dal diario...


Tappa n. 7 - Domenica 24 agosto
Rifugio Genova (2297 m) - Gampenalm (2062 m) - Rifugio Zannes (1685 m) - Visita alla città di Bressanone
Sentieri: 35 - 32/33 - 33. Difficoltà: E
Descrizione tratta dal diario...


...e l'avventura continua...






sabato 16 agosto 2008

Il vecchio e il nuovo rifugio Andolla 2061 m

Non mi sembra vero dopo la giornata di ieri catterizzata da temporali di forte intensità, oggi la giornata si presenta davvero magnifica, non c'è nemmeno una nuvola in cielo...da non credere.
Percorriamo la valle Antrona per circa 15 km vino ad arrivare all'alpe Cheggio 1497 m, l'auto la si può lasciare alla fine della strada in uno spiazzo, poco prima della diga. Una palina segnaletica ci indica le varie destinazioni con i tempi di percorrenza, rifugio Andolla 2 ore. Attraversiamo la diga spostandoci sul lato opposto, il sentiero rimane alto sul lago di Cheggio regalandoci deliziosi scorci panoramici. Tralasciamo il bivio a sinistra per la Forcola, poco dopo ci fermiamo a una deliziosa fontana ricavata da un tronco di larice e dopo un tratto aereo ma ben protetto da corrimano, arriviamo al termine del bacino. Attraversiamo il torrente Loranco su un ponte di legno, continuiamo ora sulla sinistra idrografica del torrente, arriviamo all'alpe Piana Ronchelli 1578 m, dove ci accoglie una bella cappelletta distrutta da una valanga e ricostruita in una posizione più sicura. Il sentiero inizia decisamente a salire verso il fondo della valle, ci soffermiamo più volte ad ammirare il canyon dove il torrente scorre impetuoso, il rifugio ora si comincia a vedere ma è ancora molto lontano. A un bivio seguiamo il sentiero di destra, raggiungiamo i ruderi dell'Alpe inferiore di Andolla, percorriamo un valloncello dove scorre dell'acqua e con un lungo giro a mezzacosta raggiungiamo il rifugio Andolla 2061 m con gli omonimi alpeggi. Decidiamo di mangiare nel rifugio, dove ci viene servito un piatto di polenta con capretto alle olive, davvero molto buono, usciamo per prendere un po di sole, ma il tempo è già cambiato, nuvole minacciose si affacciano dal Pizzo Andolla 3656 m, per cui decidiamo di scendere percorrendo il percorso dell'andata.
Il rifugio Andolla si trova nell'alta Val Loranco, la sua storia risale a 83 anni fa, precisamente il 19 luglio del 1925 quando viene inaugurato il primo rifugio, un casolare in sasso con il tetto in piode. Negli anni 80 il CAI di Villadossola a fronte delle nuove esigenze degli escursionisti decide con coraggio di costruire un nuovo rifugio, l'inaugurazione avviene il 14 settembre del 1986 alla presenza di 1500 persone, la costruzione su due piani può ospitare fino a 71 persone, accanto il vecchio rifugio ora adibito a solo locale invernale, sempre aperto e dotato di 17 posti con stufa e fornello a gas. Escursione davvero molto piacevole, la valle Antrona sia dal punto di vista naturalistico che storico offre davvero molto, basti pensare alla "Strada Antronesca", che attraverso il Passo di Saas a 2838 m in alta Val Troncone collegava Villa con Visp nel Vallese, una valida alternativa allo storico Passo del Sempione.

Lago Alpe dei Cavalli o di Cheggio 1490 m

Ultimi passi verso il rifugio Andolla

L'alta Val Loranco

martedì 12 agosto 2008

Lago delle Streghe o lago Azzurro?

Partiamo dal parcheggio sotterraneo all'alpe Devero 1631 m che sono circa le 9.30, le previsioni meteorologiche questa volta sono a dir poco esattissime, molto nuvoloso, con pioggia lieve ma persistente, con peggioramento in giornata...ma noi ci spaventiamo per cosi poco!?! Coprizaino, ombrello e via che si parte..., devo dire che la montagna in certi luoghi come al Devero anche in giornate uggiose è davvero molto suggestiva. Appena si entra in Devero non si può non ammirare le caratteristiche case in legno scuro, dove sui balconi ci sono fiori di ogni tipo e colore, attraversiamo il ponte seguendo le indicazioni per il rifugio Castiglioni Enrico. Costeggiando un ruscello arriviamo alla località Canton, seguiamo il sentiero di destra (Sentiero Natura), ci si alza fra i prati e dopo un dosso si entra in un piccola valle detta il Vallaro, incontriamo anche alcuni simpatici asinelli uno dei quali nato da poco, sul percorso ci soffermiamo per qualche minuto a leggere i cartelli dove vengono spiegate alcuni aspetti del luogo, imparare cose nuove fa sempre piacere. Sabino è euforico e non fa altro che ripetere che secondo lui il Devero è uno dei luoghi più belli che abbia mai visto e pensare che non c'è nemmeno il sole, fatevi voi un'idea... Dopo alcune baite si incontra sulla sinistra l'indicazione per visitare una fornace per la calce (5 minuti), naturalmente andiamo, anche questo fa parte della cultura alpina... Ritorniamo sul sentiero principale, dopo una decina di metri incontriamo una palina segnaletica, seguiamo sulla sinistra le indicazioni per il lago delle Streghe, dopo una breve salita il sentiero comincia a scendere arrivando nella piccola conca circondata da larici e pascoli ben curati dove è adagiato il Lago delle Streghe o lago Azzurro (1770 m). Un vero dilemma per i cartografi svizzeri è il primo, mentre per noi italiani è il secondo, certo che come fantasia non è che ci si è sforzati molto, bianchi, neri, verdi, rossi di laghi colorati le Alpi ne sono piene e cosa dire poi di tutte le fate e streghe che si sono dovute scomodare. Nel nostro caso, si racconta di una strega trasformata in un tronco..., certo che ha Paola una cosa strana gli è successa dopo aver scattato la foto al lago, la macchina fotografica si è rifiutata di salvarla... Torniamo a cose più serie, un pannello ci informa della presenza del Tritone alpestre (Triturus alpestris), personalmente non l'ho mai visto, dicono che assomiglia molto a una salamandra, chissà che un giorno avrò il piacere di incontrarlo!?! Continuiamo a seguire il sentiero arrivando pochi minuti dopo all'alpe Crampiolo, saliamo verso la diga seguendo la sterrata di servizio, arrivati al lago di Devero o Codelago (1870 m circa), la pioggia aumenta di intensità, per cui rinunciamo a fare il giro del lago, propongo comunque un'alternativa per ritornare a Crampiolo. Attraversiamo la diga e seguiamo il sentiero che sale sopra alla casa del custode, sempre su buone tracce andiamo verso una cappella, dove scattiamo una foto di gruppo, con attenzione seguiamo il sentiero, in alcuni tratti sono state predisposte alcune funi e catene di sicurezza. Arriviamo a una piccola diga, scendiamo sotto di essa raggiungendo in breve la sterrata, una palina segnaletica ci indica la direzione da seguire. Sono circa le 12.30, Crampiolo è avvolto dalla nuvole, senza indugiare andiamo a mangiare dalla mitica Fiorella, presso l'Agriturismo Crampiolo, il figlio gentilmente ci fa accomodare, nel frattempo arriva anche il marito Adolfo che cordialmente ci saluta. Si inizia con gli ottimi gnocchi all'ossolana, oppure con il ragù (VOTO 10), per secondo decidiamo per un tagliere di salumi (VOTO 10 ad Adolfo - 10+ ai sui maiali), Sabino invece preferisce il roast beef (OTTIMO), Paola adirittura fa la scarpetta a ogni piatto, sono talmente puliti che non serve nemmeno lavarli...il resto dovete venire a scoprilo... Fuori continua a piovere vorremmo restare in questo piccolo paradiso ma purtroppo dobbiamo tornare a casa, salutiamo Adolfo e Fiorella, per il ritorno seguiamo il sentiero dietro all'agriturismo che ci riporta sulla piana del Devero, una piccola riflessione scusatemi ma devo assolutamente farla, con il sole è certamente piacevole camminare, ma credetemi anche se leggermente bagnati oggi abbiamo trascorso una bella giornata, la montagna è anche questo...

lago delle streghe o lago Azzurro?

Sabino - Paola - Silvio

l'amico asinello

il lago di Devero (o Codelago)

lunedì 4 agosto 2008

Tour Ponton 3000 metri di rara bellezza

Mulattiere reali, laghi alpini, casermette....la valle di Champorcher è uno scrigno a cielo aperto, pieno di tesori che ha solo bisogno di essere scoperti.
Partiamo dal parcheggio di Dondena 2107 m, raggiungibile tramite una strada sterrata lunga circa 4 km. Sono le 9.30 e la giornata dal punto di vista meteorologico è stupenda, nel piccolo parcheggio ci sono parecchie auto, abbiamo anche notato che molti hanno preferito lasciarle lungo la strada, idea da non sottovalutare! Vicino alla palina segnaletica, ci sono anche alcuni pannelli informativi, particolarmente bello quello in cui ci segnala che siamo all'interno del Parco del Mont Avic. Seguiamo i segnavia 7-7B-7C-AV2, dopo aver attraversato su un ponte il torrente Ayasse, passiamo accanto ai ruderi dell'ex Albergo Alpino, la strada poderale inizia a salire raggiungendo dopo circa 15 minuti il rifugio Dondena 2192 m, ricavato da un'ex casa di caccia reale costruita tra il 1858 e il 1860. Proseguiamo la salita ammirando la maestosità della valle, che salendo si apre come un grande palcoscenico, arrivati al primo bivio abbandoniamo la strada poderale, per seguire a destra i segnavia 8-8B-8C. Attraversiamo nuovamente il torrente Ayasse su un ponticello in legno, dopo un breve tratto pianeggiante la mulattiera sale decisamente ad ampi tornanti, al seguente bivio proseguiamo sul sentiero a sinistra contrassegnato col numero 8 (a destra si sale verso il Mont Glacier, segnavia 8C). Arrivati sulla mulattiera di collegamento tra il colli Fénis e Fussy, continuiamo a sinistra verso la testata della valle, non possiamo non notare mentre camminiamo le antiche lastricature,i muretti e alcuni passaggi su terrapieni, il percorso continua a mezzacosta alla base del Col Moutsaillon, ci soffermiamo più volte osservando la conca del Miserin. Arrivati a un bivio, notiamo un cippo del 1889, continuiamo sull'antica mulattiera (segnavia 8), utilizzata da Vittorio Emanuele II per le sue battute di caccia, pochi metri sotto di noi il Lac Pontonnet 2717 m. Con un paio di tornanti arriviamo alla casermetta militare del Col Fénis 2857 m, al culmine della Val Clavalitè. Purtroppo non possiamo non citare lo scempio dei tralicci dell’elettrodotto Superphènix... Sono circa le 11.30 ore e una sosta è davvero indispensabile, bisogna ricaricare le pile per l'ultima salita, continuiamo per un breve tratto seguendo la mulattiera fino al Col Pontonnet 2897 m con il suo caratteristico muretto. Sulla sinistra inizia il ripido sentiero verso la cima, porre attenzione ai vari ometti disseminati lungo il percorso, Danilo innesta il turbo e con passo deciso si allontana..., arriviamo sulla cima del Tour Ponton 3101 m, la fatica e largamente ricompensata dalla maestosità del panorama, il Gruppo del Rosa, il Gran Paradiso, il Monte Bianco e la parete sud della Tersiva. Ci fa compagnia un simpatico un gruppo di bergamaschi, ne approfittiamo per farci fare la classica foto di gruppo, a malincuore decidiamo di scendere, ripercorrendo il medesimo percorso, fino al bivio incontrato al Lac Pontonnet, dove svoltiamo a destra (segnavia 7C), contorniamo la riva del lago e superato l'emissario scendiamo verso il centro del vallone, dopo il Lac Blanc incontriamo la carraia proveniente dal fondovalle segnavia 7B, svoltiamo a destra e dopo pochi metri abbandoniamo il sentiero principale che sale verso la Fenetre de Champorcher, per seguire la traccia di sentiero sulla sinistra. Costeggiamo la sponda del Lac Noir 2551 m, dove alcuni turisti stanno sdraiati a prendere il sole, tra verdi praterie dolcemente arriviamo alla conca dove è adagiato il lago Miserin 2578 m, racchiuso tra i monti Rasciàs, Rosa dei Banchi, Punta d'Asgelas, Cima Peradzà, Bec Costazza e Truc del Lago, uno dei più vasti e spettacolari della Valle d'Aosta, gli si affianca il santuario della Madonna della Neve che risale all'anno 1630 e il rifugio Miserin gestito dalla Parrocchia di Champorcher, nato dalla ristrutturazione di un vecchio ricovero, destinato ai pellegrini in visita al santuario, il 5 agosto ricorre la festa del santuario, di cui ho avuto la fortuna di aver partecipato più di un anno, avevo circa quindici anni... ma il ricordo di quelle giornate mi è rimasto profondamente inciso nella mia testa! Seduti all'esterno del rifugio finalmente consumiamo il meritato pranzo, vicino c'è anche una fontana da cui esce un'acqua freschissima, Danilo coglie l'occasione per abbronzarsi qualche minuto, Paola invece per proteggersi dal sole entra nel rifugio adibito a ricovero d'emergenza. Per il ritorno decidiamo di seguire la strada poderale, all'inizio si può accorciare il percorso scendendo lungo il sentiero segnato da frecce gialle.
Arriviamo alla macchina stanchi ma contenti di aver trascorso una giornata davvero eccezzionale, certo il percorso richiede un discreto allenamento, il dislivello è di circa 1000 metri, mentre lo sviluppo è di poco inferiore ai 19 km.

Foto di gruppo

Il Lago Miserin con il Santuario della Madonna della Neve

Mulattiera Reale - a sinistra il Tour Ponton

La conca del Miserin