Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 12 ottobre 2008

Nel cuore selvaggio della Val Grande

L'escursione si svolge in gran parte in luoghi isolati e selvaggi dove l'unica presenza umana è quella di qualche raro escursionista...
Si percorre la Val Vigezzo fino a Malesco, trecento metri dopo la piazza della chiesa si segue la carrabile per la Valle Loana, dopo circa 5 km si arriva nella piana di Fondighebi o Fondo Li Gabbi 1256 m. Lasciamo l'auto negli ampi spazi adibiti a parcheggi, oltre a Danilo e Lorenzo oggi ci fa compagnia per un lungo tratto anche Arianna accompagnata dallo zio Silvio, grande amico di molte escursioni. Seguiamo la strada sterrata passando accanto ad alcune baite ristrutturate, poco dopo un sentiero sulla destra scende verso la piana, attraversato un ponte in breve arriviamo a un bellissimo nucleo di baite. Una palina segnaletica ci indica i vari itinerari da percorrere, passiamo accanto a una cappella, davanti a noi si erge la Cima della Laurasca 2195 m o Pizz dla brasca (salita diversi anni fa'). La mulattiera passa accanto a delle fornaci per la calce, per poi entrare nel rado bosco dove grazie a gradoni di grosse lastre di pietra superiamo alcuni tratti ripidi, ci soffermiamo più volte ammirando le mille sfumature dei colori autunnali che la montagna ci regala, riusciamo anche a vedere due aquile, non ci posso credere anche questa domenica ho il privilegio di vederle volteggiare con la loro grazia in cielo. Usciti dal bosco arriviamo all'Alpe Cortenuovo 1792 m, il sentiero prosegue sulla sinistra arrivando in breve alle baite dell'Alpe Scaredi 1841 m, Arianna corre a dissetarsi alla fontana, sembra che non beva da chissà quanto tempo... Accanto si trova il bivacco ricavato da una baita ristrutturata, al primo piano troviamo una stufa con dei tavoli e alcuni pannelli informativi riguardanti il Parco, mentre al piano superiore accessibile tramite una scala interna possono trovare riparo 10/12 persone (tavolato), altre 15 nello stallone adiacente. Salutiamo Arianna e Silvio che si fermano, mentre noi proseguiamo sul sentiero a sinistra seguendo quasi una linea verticale, per poi restringersi più a monte, attenzione a non seguire il sentiero che tende ai spostarsi sulla destra! Raggiunta una valletta passiamo accanto ad alcuni piccoli laghetti, da qui il panorama sul gruppo del Monte Rosa è davvero eccezionale, risaliamo il ripido pendio fino a incontrare il sentiero Bove che lo seguiremo fino alla bocchetta di Campo. Lasciata a sinistra la traccia per la cima della Laurasca, continuiamo a destra, superiamo un breve tratto attrezzato con delle catene ma non particolarmente esposto, il sentiero passa alto sopra a un laghetto e in salita raggiunge la bocchetta di Scaredi 2095 m, da qui il sentiero diventa particolarmente impegnativo. Siamo ora sul versante della val Pogallo, si sale leggermente in direzione della Cima Binà 2181 m quotata sulle carte ma mai nominata, la aggiriamo sulla destra entrando nel fornale alto di Campo. Il sentiero compie una lunga traversata, in alcuni tratti sono state poste delle catene di sicurezza, particolarmente suggestiva la crestina dalla quale poi con un ripido pendio erboso si scende di circa una centinaio di metri fino ad arrivare sulla sella della Bocchetta di Campo, dove sorge l'omonimo bivacco. Siamo nel cuore del Parco Nazionale della Val Grande l'area wilderness più grande d'Italia, davanti si erge l’inconfondibile profilo del Pedum 2111 m, gli abitanti del Verbano lo chiamano "Testa di Napoleone", mentre per gli alpigiani di Bassagrana invece è il Busun dla cà (riferito alla conca di Campo con il sovrastante bivacco). Costruito nel lontano 1897, il bivacco venne poi distrutto durante il rastrellamento della Val Grande tra l'11 e il 30 giugno 1944. Attaccarono 4-5000 tedeschi e fascisti bene armati ed equipaggiati, si contrapposero 450-500 partigiani male armati, peggio equipaggiati e privi di viveri, per le formazioni partigiane e per la popolazione civile furono venti terribili giorni di spietata caccia all'uomo, fucilazioni, incendi e saccheggi. Le distruzioni provocate dal rastrellamento saranno ingenti: 208 baite sono state incendiate, 50 case di Cicogna sono state distrutte o danneggiate dal bombardamento tedesco, tre rifugi alpini (Bocchetta di campo, Pian Cavallone, Pian Vadà) saranno distrutti e un altro (Casa dell’Alpino all’Alpe Prà) danneggiato. Il rifugio Pian Cavallone verrà ricostruito dopo la guerra, quello della Bocchetta di Campo è stato recentemente restaurato (1999) dal Parco Nazionale Val Grande. Una parte dell'edificio è riservata al parco, l'altra è aperta agli escursionisti, l'interno è davvero molto ben strutturato, al piano terreno si trova una stufa con un tavolo, mentre una scala ripida sale al piano superiore in cui possono soggiornare 10/12 persone (tavolato), c'è addirittura la luce elettrica grazie a un pannello solare, per l'acqua bisogna scendere di circa 150 m nel sottostante vallone ai piedi del Pedum, da dove scaturisce una sorgente d'acqua freschissima, risalendo io e Danilo ci accorgiamo di quanto sia irto il sentiero... Nel frattempo arriva anche Giancarlo Parazzoli, fotografo di professione con cui passiamo qualche minuto in piacevole compagnia (giancarloparazzoli.it), le sue foto sono state pubblicate anche su Meridiani Montagne. Salutiamo Giancarlo che si ferma al bivacco per passare la notte e ripartire l'indomani, mentre noi ritorniamo all'alpe Scaredi dove ci aspettano Silvio e Arianna, dall'alpeggio con Danilo decidiamo di andare verso la Cappelletta di Terza posta poco più in alto in posizione panoramica, seguiamo il comodo sentiero arrivando in pochi minuti alla cappella, costruita nel 1847 e restaurata negli anni 80, al suo interno sono raffigurati S. Antonio patrono degli animali, S. Gioacchino protettore dei pastori e Santa Genoveffa patrona di Parigi, ci sediamo poco distante sul prato sorseggiando un bicchiere di the tiepido, davanti a noi il panorama è a dir poco meraviglioso. Scendiamo velocemente raggiungendo i nostri amici poco prima delle fornaci della calce e insieme andiamo verso Fondo Li Gabbi, prima di arrivare alle auto ci fermiamo a bere alla fontana dell'alpeggio, dove naturalmente Arianna non perde l'occasione per bere e anche per mangiare un pezzo di cioccolato... oggi è stata davvero molto brava.
Abbiamo impiegato circa 3.30 ore solo a salire incluse le soste, il dislivello è di 738 m ma bisogna considerare anche gli innumerevoli saliscendi che si compiono sia all'andata che al ritorno, aumentando quindi il dislivello di circa 200 m. ATTENZIONE: dalla bocchetta di Scaredi il sentiero è da intraprendere solo in condizioni meteo ottimali, alcuni trati esposti sono state messi in sicurezza con delle catene.
Malati di Montagna

...è l'ora del silenzio a parlare con un esile e soffuso fruscio nell'aria, nella totale assenza dei rumori della civiltà odierna...

Panorama verso il Rosa



Il Pedum 2111 m
 

Bivacco bocchetta di Campo 1994 m



Danilo si riflette nell'acqua...


Sul filo di cresta...


Effetti di luce sul lago...

2 commenti:

  1. Ah! Se avessimo potuto fermarci al bivacco e il giorno dopo, lunedì, "scalare" il Pedum e ritornare tranquillamente.

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  2. Grazie della citazione.
    Giancarlo

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