Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 18 gennaio 2015

Inverno in Val Grande...

Ma ti sbagli se pensi che le gioie della vita vengano soprattutto dai rapporti tra le persone. Dio ha messo la felicità dappertutto, è ovunque, in tutto ciò in cui possiamo fare esperienza. Abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di guardare le cose. (C. J. McCandless)
nel film Into the Wild – Nelle terre selvagge

L'itinerario effettuato oggi raggiunge alcuni vecchi alpeggi di Vogogna,il loro abbandono da oltre quarant'anni ha contribuito alla scomparsa di molti sentieri, al degrado delle baite e alla cancellazione di esili fazzoletti coltivati. La neve e l'ambiente circostante particolarmente severo, la solitudine e il silenzio di queste montagne, sono ingredienti fondamentali per chi vuole ancora camminare assaporando il senso della scoperta...!!!
Nei mesi invernali è possibile trovare il terreno innevato, fare attenzione a non perdere la traccia del sentiero!

Dall'autostrada A26/Gravellona Toce, proseguiamo sulla SS33 del Sempione fino all'uscita di Piedimulera, per poi seguire le indicazioni per Vogogna. Superate un paio di rotonde e passato il fiume Toce, svoltiamo a sinistra attraversando una piccola galleria, proseguiamo ancora per qualche chilometro arrivando a Prata 231 m. Parcheggiata l'auto davanti alla chiesa imbocchiamo la via sulla destra entrando in paese, dopo qualche minuto lasciate alle nostre spalle le ultime case, iniziamo a salire verso sinistra raggiungendo una cappella. Con alcuni ripidi tornanti arriviamo all'alpe Sella 310, dove accanto a una fontana troviamo la prima palina segnavia, da questo alpeggio fino all'alpe Prasain seguiremo sempre il sentiero A28, La stradina diventa sempre più disagevole, fino a terminare all'alpe Pianezzo 420 m, con alcune baite ancora ben tenute. Dalla palina segnavia seguiamo ora la mulattiera sulla sinistra che in breve ci conduce all'alpe La Quana 450 m, Proseguendo possiamo notare sulla nostra destra alcuni terrazzamenti e qualche traccia che sale nella medesima direzione, che non bisogna assolutamente seguire. Dopo aver superato un recinto in legno, entriamo in un profondo vallone, arrivati a un bivio con un cartello in legno poco leggibile, tralasciamo il sentiero a sinistra che scende al torrente verso Pass Aut e proseguiamo a destra verso Prasain/Rigulun. Poco dopo un'altro cartello in legno ci avverte che siamo a Mott du Tor (così chiamato, perché qui scendevano le mucche per incontrare il toro…), saliamo a sinistra iniziando a inoltrarci sempre di più nel vallone. Durante la salita iniziamo a calpestare la neve, che però per il momento non da particolari problemi. Usciti per un istante dal bosco arriviamo all'alpe Sasso Alto (Sass Aut) 620 m, con le sue baite in stato d'abbandono e con una bella fontana scavata nella pietra. Dalla palina segnavia, sormontata da uno strano e inquietante personaggio, lasciamo a sinistra il sentiero che prosegue verso l'alpe Rigulun e rientrando nel fitto bosco continuiamo a salire verso l'alpe Prasain.Ogni volta mi stupisco del silenzio e dell'atmosfera che si percepiscono in Val Grande, Dopo un lungo traverso, iniziamo a intravedere in alto sulla nostra destra le prime baite del alpe Prasain che in pochi minuti raggiungiamo 828 m. Dalla palina segnavia tralasciamo le indicazioni per l'alpe Morgagno e proseguiamo a destra verso l'alpe La Barca/Alpe Marona. Nel periodo invernale questo tratto di sentiero fino all'alpe Marona, potrebbe essere ricoperto dalla neve e causare problemi nella sua individuazione, consigliamo di percorrerlo con la dovuta attenzione, facendo molta attenzione ai rari segni di vernice. Saliamo fino all'alpe La Barca, per poi continuare a sinistra, iniziando a percorre un lungo traverso. Raggiunta la massima elevazione della giornata a circa 940 m, iniziamo a scendere a destra, per poi piegare a sinistra arrivando all'alpe Ruscà 910 m dove ci fermiamo per una breve pausa. Dalle baite scendiamo seguendo il sentiero a destra e dopo pochi minuti arriviamo a una sella con un ripetitore, da qui percorsi pochi passi arriviamo all'alpe Marona 880 m, posta su uno sperone panoramico, con alcune baite ristrutturate, infatti l'alpeggio è l'unico della zona ad essere ancora frequentato.Davanti alla fontana, scendiamo raggiungendo le baite sottostanti, oltre le quali continuiamo a scendere sulla sinistra fino a raggiungere una grossa cappella sulla destra. Da qui il sentiero inizia a scendere ripidamente sulla sinistra, arrivati a un primo bivio seguiamo il sentiero a destra e oltrepassata una baita, al bivio successivo scendiamo ripidamente a destra incrociando dopo pochi minuti la strada sterrata di servizio alla cava, che seguiamo. Dopo qualche tornante iniziamo a seguire una vecchia mulattiera contrassegnata da segni di vernice, che taglia in vari punti la strada. All'altezza di un tornante abbandoniamo definitivamente la strada e ci dirigiamo a destra verso alcune baite, per poi svoltare a sinistra dirigendoci verso la cappella sottostante. Da qui in poi scendiamo lunga la bella mulattiera fino a incrociare una strada asfalta, che attraversiamo per poi continuare a scendere a destra tra le strette viuzze di Case Pratini, fino a raggiungere il monumento allo scalpellino. Attraversato il torrente, in breve arriviamo alla chiesa e continuando a seguire la strada scendiamo fino a raggiungere un parcheggio con una palina segnavia. Per ritornare a Prata si può fare il gioco delle due auto, oppure come abbiamo fatto noi ritornare a piedi seguendo la strada poco trafficata, in circa 40/50 minuti. Diversi sono i punti d'interesse che si incontrano durante il tragitto, dopo qualche minuto poco oltre alla Chiesa di Loreto, sulla sinistra si può osservare una lapide romana e continuando alla destra del Toce, il Porto della Masone ex Cavalieri di Malta e il Ponte della Masone.
Malati di Montagna: Pg, Danilo e Fabio

Alpe Marona 880 m




Alpe La Barca


Una fotografia prima la senti, poi la vedi.
Fabrizio Guerra Fotografo


salire e poi... ancora salire...


Lapide Romana
Testimonia la costruzione e la ristrutturazione
della strada ossolana durante il consolato 
di C. Domizio Destro e L. Valerio Massala Thrasea,
che furono in carica nel 196 d.C. sotto Settimio Severo




2 commenti:

  1. belle le parole, belle le foto, bella la Val grande!

    ciao ;-)

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    1. ciao Flavio, tutti ieri a sciare o a ciaspolare...e noi invece controcorrente a camminare per ore in posti selvaggi, facendo fatica a individuare il sentiero per la neve caduta e ghiacciata, incontrando manco a dirlo nessuno...ma a noi piace cosi...mandi, mandi

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