Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 18 maggio 2014

Confine tra due mondi

"la foresta è un organismo
di illimitata generosità,
che nulla chiede all'uomo:
essa protegge tutti
gli esseri viventi
e offre la sua ombra
all'uomo che la distrugge"
Buddha


La Val Grande è un luogo ormai abbandonato, senza strade, senza insediamenti permanenti e neppure stagionali, dove la natura sta lentamente riprendendo i suoi spazi. Un vero viaggio dello spirito, fra foreste secolari e silenzi incontrastati. Qui il silenzio si vive fisicamente, il silenzio dei luoghi abbandonati, basta fermarsi qualche minuto e predisporci all'ascolto.
Oggi abbiamo voluto sconfinare, entrando in punta dei piedi in questo mondo, per poi salire su in alto fino al Monte Faiè, sentinella di questo confine naturale tra il mondo antropizzato dell'Ossola e il silenzio della Val Grande, tra immensi boschi, montagne selvagge, solitudine...un contrasto che fa pensare...


Panorama verso la cima Tuss e la cima Sasso


Usciamo a Baveno dall'autostrada A26,continuiamo seguendo le indicazioni per Verbania. Attraversato il ponte, alla rotonda proseguiamo verso destra e subito dopo svoltiamo a sinistra per San Bernardino Verbano - (Parco Val Grande). Continuiamo per alcuni chilometri lungo la provinciale che passa per Bieno e, prestando attenzione ai cartelli del Parco, giriamo a sinistra per Rovegro/Santino e poco oltre di nuovo a sinistra per Bieno/Alpe Ompio. Dopo circa 7 km arriviamo all’alpe Ruspesso 937 m, dove termina la strada. Parcheggiamo l'auto a lato della strada.
Dopo aver infilato gli scarponi e lo zaino ci dirigiamo verso il pannello informativo del parco, dove possiamo visionare, sulla cartina, l'itinerario che andremo a percorrere. Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia ci dirigiamo verso il rifugio Fantoli. Oltrepassata una fresca fontana, scendiamo leggermente, per poi risalire su un bellissimo tratto di mulattiera acciottolata, oltre la quale passando tra due muretti a secco arriviamo alla palina segnavia, proseguendo diritti si arriva al vicino rifugio, da dove poi faremo ritorno.
Seguiamo le indicazioni per l'alpe Basseno e dopo un breve tratto in piano scendiamo a destra raggiungendo un torrentello che attraversiamo, subito dopo arriviamo alle baite inferiori dell'alpe Ompio, con belle vedute sul Lago Maggiore e in lontananza del Lago di Varese. Passando tra le baite notiamo fra tutte la baita "Margherita", recentemente ristrutturata nel tipico stile della zona. Lasciamo le baite alle nostre spalle, iniziando a salire in un bel bosco di betulle e felci, poco dopo oltrepassata una selletta, iniziamo a scendere e seguendo i segnavia bianco/rossi ci inoltriamo sempre di più nel cuore della Val Grande.
Oltrepassato un torrente arriviamo a Basseno 879 m, dove ci fermiamo qualche istante ammirando il suggestivo panorama del monte Pedum con l'omonima riserva integrale. Seguendo l'indicazione in legno posta su un muretto, Velina/Buè, scendiamo ripidamente lungo i prati sottostanti raggiungendo in breve la palina segnavia. Tralasciamo il sentiero a destra che prosegue verso l'alpe Scellina Sup./Cappella Or Vergun/Bignugno e ci incamminiamo seguendo le indicazioni per Corte Buè/Ponte Velina/Montuzzo/ Cicogna. Il sentiero prosegue in discesa nella valle, per poi continuare con un lungo percorso in falsopiano, seguendo quella che era la "strà di vacch" (strade delle mucche), ancora per alcuni tratti ben conservata, lungo la quale le mandrie da Bignugno erano condotte agli alpeggi. Alla seguente palina segnavia continuiamo diritto tralasciando il sentiero a destra che scende verso Ponte Velina/Montuzzo/Cicogna. Salendo abbiamo un'ampia veduta sul tortuoso corso del rio San Bernardino, il suo fragore arriva fino a noi, tutto intorno c'è solo pace e silenzio …
L'unico incontro della giornata è con un gruppo di escursionisti, accompagnati dal simpatico Tim Shaw, guida escursionistica tedesca e profondo conoscitore della Val Grande, ci salutiamo stringendoci la mano, un incontro gradito e inaspettato!
Dopo pochi minuti sulla destra intravediamo le baite di Corte Buè, perdiamo quota fino a raggiungere un torrentello, tralasciamo il sentiero a sinistra con il quale poi proseguiremo verso la cima del Faiè e, in breve, risaliti i prati inselvatichiti arriviamo a Corte Buè 888 m. Una grande corte maggengale del comune di Rovegro, posta sul versante nord-orientale dei Corni di Nibbio. I rustici e i prati sono distribuiti su un pronunciato costolone di fronte ai corti di Velina.
Raggiunto il "Bivacco Serena", realizzato dal Gruppo Escursionisti Val Grande nell'ambito di una convenzione con il Parco Nazionale Val Grande e il Comune di S. Bernardino Verbano, proseguiamo diritti per poi svoltare a sinistra arrivando a uno spiazzo erborso. Un ottimo punto di osservazione verso il solco della Val Grande che penetra profondamente fra le montagne e le contorte pieghe della Cima Sasso.
Io sono l'unico del gruppo che in passato aveva già raggiunto Corte Buè. Sono passati tanti anni ed era la prima volta che entravo in Val Grande, ricordo che fin da subito avevo provato una forte attrazione per questa valle. Negli anni “ho visto cose in montagna che voi umani …” citazioni a parte, la Val Grande è unica, percorri i suoi sentieri, raggiungi le sue cime e non vorresti mai andare via. Non so spiegarlo, ma basta percorrerla per capire.
Dopo una meritata pausa, ripercorriamo il breve tratto fatto all'andata e giunti al bivio, saliamo verso destra fino a incontrare una palina segnavia. Proseguiamo seguendo le indicazioni Monte Faiè/Alpe Ompio e in breve arriviamo al pannello didattico del Sentiero Natura - L'uomo albero - dal titolo "Corte Buè: erano fatiche tremende". Il sentiero continua a salire nel bosco contrassegnato dai bolli rossi, alla seguente palina segnavia tralasciamo il sentiero a sinistra e continuiamo seguendo l'indicazioni Colma di Vercio/Monte Faiè. Oltrepassate alcune baite diroccate occorre prestare attenzione e individuare il sentiero che sale a sinistra (nessuna indicazione) lasciando il più marcato sentiero che prosegue diritto. Non essendoci accorti subito della deviazione, abbiamo proseguito per un po’ sul sentiero “sbagliato” fino a un punto panoramico tra la Valle delle Scale e Val Camiasca.
Il sentiero diventa sempre più ampio e con lunghi tornanti risale il versante nord del monte Faiè arrivando alla Colma di Vercio 1255 m, dove vi sono ancora i resti della teleferica, per il trasporto del legname che scendeva a Mergozzo. Seguendo le indicazioni Ruspesso/Alpe Ompio, continuiamo verso sinistra, decidendo di non seguire il sentiero, ma di proseguire sulla facile e ampia cresta. Oltrepassata l'alpe Pianezza 1291 m, continuiamo a salire a destra e in breve raggiungiamo la cima del Monte Faiè 1352 m. Il toponimo richiama i fitti boschi di faggio che ne ammantano le pendici sin quasi alla vetta. Il colpo d'occhio sui laghi e sulla piana Ossolana, è davvero eccezionale. Ora non ci rimane che scendere il ripido versante fino alla palina segnavia, dalla quale seguiamo l'indicazione per l'alpe Ompio. Il sentiero prosegue più tranquillo e costeggiando i pannelli didattici del Sentiero Natura "L'uomo albero", giunge a un colletto a circa 1100 m. Scendiamo a destra e dopo aver attraversato un torrente arriviamo al rifugio Fantoli della sezione CAI di Pallanza. Da qui in poi ripercorriamo il medesimo itinerario del mattino.
Malati di Montagna: Franco, Luisa, Raffaella, Silvio, Pg, Danilo, Deborah e Fabio

L'ultimo alpigiano di Buè fu Silvestro Lietta di Rovegro, classe 1913, 
occhi luminosi e sereni, ricordi tanti.


"Buè era caricato da una ventina di famiglie di Rovegro che inalpavano complessivamente 50-60 bovini, vitelli, manzi e mucche da latte. Io salivo ai primi di marzo e scendevo alla fine settembre per fermarmi a Pezza Blena, dove rimanevo fino a metà di dicembre. Erano delle vite. Negli ultimi anni tenevamo i vitelli per poter pagare le tasse. Salivamo in marzo e tenevamo le mucche in stalle fino a maggio, dandole da mangiare il fieno dell'anno prima; poi le portavamo a pascolare nei busch dal Dom, sù verso i Corni di Nibbio o fuori verso Caseracce. In aprile-maggio portavamo le mucche al manz, a Ompio dal Battista Fantoli che aveva il toro. A Buè coltivavamo le patate, tante e le più belle della Val Grande. Avevo un po' di campei in Fragnera, oltre il riale, e ci portavo il letame con la svera. Tutto si portava in spalla, anche la merda. Ho lavorato e camminato tanto, ma sono contento della mia vita. Oggi è più difficile essere contenti.


a destra l'inconfondibile sagoma del monte Pedum
con l'omonima Riserva integrale


Monte Faiè 1352 m




2 commenti:

  1. parole semplici, vita dura e contentezza....sembra un altro pianeta!

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    1. anche mia nonna con cui ho vissuto per tanti anni, vita dura e difficile, ma sempre con il sorriso sulle labbra...mandi, mandi

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