Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 30 giugno 2013

al Cimòn o Cimone di Straolgio

Percorriamo la A26 fino a Gravellona Toce, quindi la SS33 del Sempione fino all'uscita di Masera e infine la SS337 della Valle Vigezzo (La Valle dei Pittori) fino a Malesco. Seguendo la strada per Finero, attraversiamo il paese e, dopo la chiesa, al bivio proseguiamo a destra seguendo la strada della Val Loana al termine della quale arriviamo in località Fondighebi (Fondi Li Gabbi) 1.256 m, dove parcheggiamo.
Ci fermiamo al rifugio Laurasca per un caffé, scambiando quattro chiacchiere con i padroni di casa.
Seguiamo la stradina sterrata in piano a lato del rifugio, dopo un centinaio di metri l'abbandoniamo per scendere al ponte e attraversiamo il torrente Loana. Pochi passi e siamo in località "Le cascine" 1255 m, lasciamo a destra le baite e ci incamminiamo sul sentiero che si inoltra nella valle accanto al fiume. Giunti alla palina segnavia proseguiamo a destra sulla mulattiera che si inoltra nel bosco, arrivando poco dopo nella zona delle fornaci, dove veniva cotta la calce già in tempi antichissimi. Alberi di Maggiociondolo colorano di giallo il bosco . Continuiamo a salire sulle "scalate" (un'ampia strà di vacch che con gradoni di grosse lastre di pietra facilita il superamento di bruschi dislivelli) e, dopo aver oltrepassato un torrentello, risaliamo delle rocce giallastre dove, una fune in acciaio, è un utile appiglio in caso di pioggia o ghiaccio. Oltrepassiamo ruscelletti e tratti di mulattiera “disegnati” sulla roccia e, usciti all'aperto, con una lunga diagonale arriviamo all'alpe Cortenuovo 1792 m.
Il sentiero prosegue a monte delle baite compiendo un'ampio giro a ridosso di un costolone, oltre il quale  arriviamo sulla sommità della valletta dove sono adagiate le baite dell'alpe Scaredi 1841 m la "porta orientale" dell'alta Val Grande. Ci dissetiamo alla fresca fontana, ammirando lei, la "Laurasca" o Pizz dla brasca (Pizzo della brace) 2193 m, della quale Danilo ed io abbiamo dei bellissimi ricordi. Salutiamo Luisa e Deborah che decidono di fermarsi e proseguiamo verso il comprensorio di Portaiola Poco dopo il bivacco (posti letto 10/12 su tavolato e altri 15 nello stallone adiacente), giungiamo a una palina segnavia dalla quale continuiamo a destra seguendo il sentiero M14b. In breve arriviamo alla cappella di Terza 1859 m, costruita nel 1847 e restaurata all'inizio degli anni 80' dagli alpini di Malesco. Sulle sue pareti sono dipinti S. Gioacchino patrono dei pastori, S. Antonio protettore degli animali e S. Genoveffa patrona di Parigi, dove i vigezzini emigrarono per secoli.  L'ampia sella erbosa sovrastante è il colle di Loana, raggiungibile direttamente anche dall'alpe Cortenuovo. Tralasciando il sentiero che sale direttamente la ripida cresta che si affaccia sulla valle Loana e dal quale poi faremo ritorno, continuiamo a sinistra verso l'alpe Straolgio. Dopo un primo tratto in falsopiano, riprendiamo a salire con bellissimi panorami, sempre più ampi sul gruppo del Rosa, e, prima che il sentiero inizi a scendere, seguiamo la traccia a destra indicata da una freccia rossa. Da qui in poi il sentiero è poco evidente, arbusti e rocce franate nascondono la traccia e i “bolli segnavia rossi” a volte non si vedono, forse nascosti dalla neve o altro. In queste condizioni, anche considerato il percorso impervio, è bene che chi si appresta alla salita abbia un minimo di esperienza.
Dopo un primo tratto molto ripido, proseguiamo per un breve tratto in piano stando attenti a non perdere i segni rossi talvolta nascosti dalla vegetazione. Attraversata una frana, entriamo in un ampio vallone dove troviamo i resti delle valanghe dell'inverno. Non trovando più nessun segno valutiamo l'itinerario da affrontare e decidiamo di proseguire nella direzione di una palina posizionata su una sella del crinale. A circa metà della salita incrociamo un'evidente traccia che seguiamo verso destra e, dopo un lungo tratto in falsopiano passando sotto ad alcune ripide pareti rocciose, arriviamo al tratto più impegnativo del percorso, dove occorre scegliere accuratamente il passaggio meno esposto (naturalmente quello che non si vede dal basso è visibile dall’alto, il sentiero che sale). Oltrepassato questo tratto arriviamo finalmente al Cimòn 2151 m (Cimone di Straoglio) dove non ci sono croci, ma solo un piccolo ometto di pietra. L'asperità dei luoghi e la grandiosità dei panorami ci fa dimenticare la fatica fatta per arrivare fin qui...
La via del ritorno segue la dorsale per pochi minuti, per poi iniziare la ripida discesa lungo la cresta, davanti a noi iniziamo a vedere la Cappelletta di Terza, che raggiungiamo rapidamente vista la pendenza del sentiero. Da qui in poi ripercorriamo il medesimo itinerario fatto al mattino fino al bivio dopo la zona delle fornaci, dove decidiamo di proseguire a destra. Guadato il torrente continuiamo sulla strada sterrata e oltrepassata l'alpe Loana 1327 m, in pochi minuti facciamo ritorno al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Pg, Danilo, Luisa, Franco, Deborah e Fabio

alpe Scaredi, una delle porte di accesso per il parco


il cuore pulsante del parco


sentieri che salgono verso il cielo...



una giornata da malati di montagna



al Cimòn




Nessun commento:

Posta un commento