IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

sabato 3 giugno 2017

il Bosco del Sorriso, per chi sosta, ascolta, osserva


Recenti studi hanno permesso di scoprire che l’uomo e le piante emettono campi elettromagnetici; quelli emessi dagli alberi, in certe condizioni, possono influire sullo stato energetico di ogni organo del corpo umano. In quest’ottica, il Bosco del sorriso è stato monitorato con il metodo Bioenergetic Landscape elaborato dal professor Marco Nieri. Lungo il percorso sono indicati i luoghi dove sostare per assimilare i benefici effetti delle piante.



La natura, se conosciuta, ci trasmette una grande forza vitale. Al suo contatto serenità e benessere diventano così dei compagni di viaggio, capaci di contagiare chiunque. Ecco perché il Bosco del Sorriso nell’Oasi Zegna è un luogo magico. Percorrere questo cammino esperienziale tra abeti, faggi e le betulle, avvolti da odori e suoni della natura incontaminata dell’Alta Val Sessera, ti aiuterà a ritrovare molto benessere interiore.
da www.oasizegna.com/



Favole del Bosco, appositamente scritte per i visitatori e inspirate alla filosofia steineriana.

Il Faggio
Un grande vecchio Faggio sonnecchiava ai primi raggi di una fresca giornata d'aprile. I suoi grandi rami, tanto erano lunghi che sembrava accarezzassero le nuvole, e il suo maestoso tronco, liscio e prezioso, si godeva quel primo tiepido mattino di sole. Tanto era bello e possente, quanto il suo carattere era schivo e scontroso, non amava la compagnia di nessun essere della Terra. Quando un fringuello o un passero gli si appoggiava su un ramo per riposare, dando colpa al vento, scrollava il ramo, cosicché l'uccello era costretto a riprendere il volo. Quando un bambino andava a giocare sotto la sua chioma, lasciava cadere un riccio privo di spine, infastidendolo tanto da obbligarlo a spostarsi. Arrivò l'autunno con le sue piogge ed i primi freddi, poi l'inverno con le prime abbondanti nevicate, il grande vecchio faggio era sempre più bello ma anche sempre più schivo.
All'arrivo della Primavera poco distante da lui, tra i primi crocus, l'erbetta appena nata ed il profumo dell'aria frizzante, vide sbucare dal terreno delle piccole piantine. Con il suo solito modo arrogante domandò: chi siete voi? cosa volete? Avete intenzione di crescere qui vicino a me?
Intimorite le piccole piantine risposero che era stato il vento a portarle in quel prato e lì avevano trascorso tutto l'inverno avevano riposato ed ora che il sole scioglieva la neve e scaldava l'aria si erano risvegliate. E lì volevano crescere!
Alcune dissero al vecchio faggio che venivano da dei ricci che si erano schiusi, proprio come quelli dei suoi rami. Borbottando il vecchio faggio tornò a farsi bello al sole aprendo le sue chiome a più non posso e lodandosi della sua magnificenza. Le piccole piantine crebbero e diventarono sempre più belle sui loro rami abbondava un magnifico fogliame che con il vento sembrava cantasse.
Il vecchio faggio a volte si lamentava, altre volte però senza farsi vedere accennava ad un sorriso. Quel meraviglioso prato che una volta era stato abitato solo dal grande faggio ora era popolato da grandi alberi, molti erano faggi nati proprio dal seme del vecchio albero. Nelle giornate di vento facevano un gran rumore ed era una festa quando all'arrivo della Primavera stormi di uccelli si riposavano sui loro rami. Accortosi di tanta gioia, perfino il vecchio faggio un giorno, un po' invidioso, accolse su un suo ramo una giovane coppia di fringuelli per farci il nido. 
Quella valle era diventata una meravigliosa foresta.



La Betulla
Si narra di un villaggio dove i vecchi amavano raccontare intorno al fuoco storie meravigliose di streghe e di magie. Il paese poggiava su verdi montagne ricoperte di foreste di betulle. Erano arrivati ancora molto giovani e i loro genitori avevano scelto quei luoghi perché si narrava che lì alle streghe ed ai folletti non piaceva stare. Nessuno conosceva il motivo di tutto questo. Solo una vecchina custodiva il segreto. Un giorno Lucia, la più piccola del villaggio, volle andare a trovarla. La piccina tanto era giovane tanto era coraggiosa. Si spinse sola soletta con il suo cestino fino alla casa sulla collina. Si incamminò per un ripido sentiero lungo la strada ed incontrò nel bosco molti animali e scoprì nuove piante tra le più profumate. Si inerpicò tra cespugli e rovi decisa a raggiungere la casa arroccata sulla cima della collina
Quando fu a pochi passi dalla casetta la porticina si aprì ed uscì una vecchina con un abito scuro come la notte e un foulard color viola legato sul capo. Aveva due grandi occhi scuri e profondi. L'anziana signora invitò la piccola Lucia ad entrare e le offrì un bicchiere di acqua fresca. La casa era piccola ma molto curata. Le pareti erano bianche e luminose. I mobili erano di un legno molto chiaro e profumato. La piccola si sentiva a suo agio. La vecchina era dolce e la sua voce così gentile che sembrava che accarezzasse l'aria. Quando la bimba riprese le forze salutò la nonnina e riprese il sentiero per tornare a casa. Fece pochi passi e quando si voltò per salutare un soffio di vento la spinse sulla strada del ritorno perché non facesse tardi.
La piccola Lucia arrivò a casa e racconto del magico incontro ai suoi genitori che rimasero ad ascoltarla prima di accompagnarla a letto. Il giorno seguente volle risalire a casa della vecchina per portarle un regalo. Si fermò lungo il sentiero per raccogliere un pezzo di legno che le sembrava meraviglioso. Era bianco e liscio come la Luna. Quando arrivò alla casa sulla collina trovò la porta d'ingresso aperta, entrò e trovò la vecchina che la stava aspettando vicino al fuoco. La fece sedere e le offrì un bel bicchiere di acqua fresca. La piccola diede il suo regalo e quando la vecchina lo ebbe tra le mani disse: " Sei molto gentile e con questo dono hai dimostrato di essere la degna guardiana del segreto di queste montagne." Le sussurrò qualcosa nell'orecchio e la lasciò andare a casa. Lucia corse giù per la collina felice ed emozionata. Arrivò a casa e si infilò in camera sua salutando frettolosamente mamma e papà. Passarono molti anni prima che Lucia tornasse in quel posto magico e quando lo fece non trovò più né la casa né la vecchina ma al loro posto una foresta splendida di betulle che da quel momento diventò per tutti " l'albero di luce " proteggendo tutto il paese e la gente dalla cattiva sorte e donando abbondanza e felicità


Eremo di Maria



Agriturismo Alpe Montuccia


by Beppe
produzione e vendita di ottimi formaggi e salumi....


Bosco del Sorriso passando dall'Agriturismo Alpe Montuccia

Nessun commento:

Posta un commento