Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 4 ottobre 2015

Nel remoto e poco conosciuto vallone di Noaschetta

"Il cammino riporta lo sguardo alla giusta dimensione, insegna a governare il tempo"
Bernard Olliver



Escursione ad anello nel Parco Nazionale del Gran Paradiso in un vallone solitario e poco frequentato, risalendo sentieri che solo la gente di montagna sapeva costruire e mulattiere di caccia del re ancora ben conservate.


Da Milano si segue l'autostrada A4 direzione Torino, per poi proseguire sull'A5 fino all'uscita di Ivrea. Alla rotonda tralasciata la strada a destra per Ivrea, si prosegue verso Cuorgnè/Castellamonte.
Arrivati a Cuorgnè si risale la Valle dell’Orco fino a raggiungere la piazza di Noasca 1058 m, si può lasciare l'auto nel parcheggio gratuito sulla sinistra, raggiungibile attraversando il ponte sul torrente Orco.
Dalla piazza si attraversa la strada e seguendo le indicazioni sul cartello segnavia "Sentiero Ada e Renato Minetti" (548 B), si raggiunge la chiesa dedicata a Santa Maria Assunta. Aggirata la chiesa sulla sinistra, si inizia a salire arrivando dopo pochi minuti al bivio con il sentiero della "Cascata", vale assolutamente la pena fare una breve deviazione per ammirare la cascata, da un punto di vista molto suggestivo. Ripreso il sentiero si inizia a salire ripidamente il versante boschivo con stretti tornanti, giunti a un bivio si tralascia l'indicazione per la palestra di roccia denominata "Torre Jaimonin" e si prosegue verso sinistra dirigendosi verso la bastionata rocciosa. Questo tratto è sicuramente la parte più faticosa dell'interno anello, bisogna risalire una ripida scalinata in pietra, facendo attenzione a non scivolare sulle rocce bagnate, al termine della quale si esce nel vallone di Noaschetta.
Il sentiero ora diventa meno impegnativo e, con una diagonale in un bel bosco di castagni e faggi, si raggiungono le baite in località Case Sengie 1290 m. Lasciato a sinistra il sentiero che scende a Sassa si continua a salire in maniera costante, subito dopo aver lasciato sulla destra la deviazione per Rocci, sul lato opposto del vallone si può osservare l'isolato borgo di Sassa. Arrivati nei pressi di un torrente, risaliamo una gradinata rocciosa attrezzata con una corda metallica fissa che aiuta nel caso il fondo sia ghiacciato. Si prosegue in un bel bosco di betulle, accompagnati dal fragore del torrente Noaschetta che scorre impetuoso in un profonda gola rocciosa, formando suggestive cascatelle. Arrivati in una radura si incontra la baita dell'alpe Scaler 1429 m (fontana), si continua a salire gradatamente, fino a uscire sul Pian Sengio da dove si possono ammirare i pascoli sovrastati sulla sinistra dal Monte Castello. Seguendo i segnavia si guadano alcuni piccoli torrentelli e dopo una breve salita, in piano si raggiunge l'alpe Lavassai. In breve attraversato il torrente e oltrepassata la condotta forzata si arriva al rifugio Noaschetta 1520 m. È sconsigliabile effettuare questo sentiero durante il periodo invernale per la presenza di ghiaccio o dopo piogge abbondanti.
Per il ritorno dal rifugio si segue il sentiero indicato dalla palina segnavia 548, dopo un breve tratto in salita si piega a destra verso l'evidente palina segnavia. Tralasciata momentaneamente la mulattiera a sinistra si prosegue a mezza costa in falsopiano verso la testata del vallone, passando a monte del rifugio, per poi iniziare a scendere leggermente arrivando alle baite dell'alpe Bettasse 1589 m, bella la visuale sulla testata del vallone, possibilità d'incontrare camosci e marmotte. Ritornati sui propri passi si prosegue sulla mulattiera reale a mezza costa in leggera salita e aggirato un panoramico sperone si arriva in breve a un bivio. Lasciato a destra il sentiero per il Gran Piano Casa Reale di Caccia, si inizia a scendere con lunghi tornanti fino a raggiungere Sassa 1353 m, dove si consiglia una breve pausa passeggiando tra i stretti vicoli del paese. Ritornati sulla mulattiera la si percorre fino a incrociare la strada asfalta, da qui in pochi minuti scendendo i ripidi tornanti si fa ritorno a Noasca. 
Malati di Montagna: Giuseppe, Patrizia, Lorenzo, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

le parole a volte non servono...le immagini parlano da sole...


sotto alla suggestiva cascata di Noasca


pronti ad accendere il camino?


Il rifugio Noaschetta (1540 m) della sezione CAI di Rivarolo è dislocato all'inizio del vallone omonimo, dopo il bastione roccioso che sovrasta la frazione Sassa. La struttura è circondata da un bosco di larici ed è lambita dal torrente Noaschetta. Il rifugio è stato ricavato utilizzando una parte della costruzione ad un piano, in muratura, di proprietà dell’A.E.M. 
Il rifugio non è custodito, le chiavi sono reperibili e devono essere riconsegnate presso: RistoBar Gran Paradiso di Cucciatti Sabrina, Via Umberto I n° 2 (accesso dalla piazza) tel. 0124.90.18.10 - 340. 47.29.334


Ada e Renato Minetti
Renato Minetti (1903–1976), nato a Torino in una famiglia originaria di Torre Pellice (e in parte genovese), giunse a Rivarolo per motivi di lavoro legati al Cotonificio Valle Susa. Appassionato sportivo, fu un dirigente dell’Unione Sportiva Rivarolese durante gli anni ‘40 e ‘50 (quando la squadra calcistica cittadina arrivò a militare in serie C). Già socio fondatore della Sottosezione Canavesana del Club Alpino Italiano (alle dipendenze della Sezione di Torino) nel 1943 e Reggente della stessa dal 1949 al 1963, fu un entusiasta fautore della costituzione della nuova Sezione di Rivarolo Canavese (nata nel 1964), che continuò a presiedere. Dopo il suo ritiro nel 1971, il Consiglio Direttivo della Sezione lo elesse Presidente Onorario. 
La moglie Ada Naferville Minetti (1922–2013), trasferitasi giovanissima a Rivarolo dalla nativa Valle di Susa, fu per anni un punto di riferimento per molti giovani studenti nel suo ruolo di segretaria presso l’ITIS Lagrange di Rivarolo.Sostenne sempre l’impegno del marito nell’ambito del
Club Alpino e, anche dopo la sua scomparsa, non fece mai mancare il suo appoggio alla sezione, mantenendosi sempre attenta ed informata su tutti gli eventi. Nel 2008, in occasione dell’inaugurazione dell’ampliamento della sede sociale, partecipò alla cerimonia in qualità di madrina. 
Nella ricorrenza del 50° anniversario di fondazione (1964-2014), la Sezione CAI di Rivarolo ha intitolato ai coniugi Minetti un sentiero ricavato tra le vie di accesso al Rifugio di Noaschetta.



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