Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

sabato 30 maggio 2009

Tour Monte Bianco 2005

è da pochi giorni che il blog ha superato le 10.000 visite, in poco meno di un anno, un risultato che non avrei mai sperato!!! per cui ho deciso di pubblicare il video del tour del Monte Bianco percorso nel luglio del 2005, so che rimarrà un sogno ma chissà che un giorno su qualche sentiero di montagna ci possiamo incontrare... Mandi, Mandi.

domenica 24 maggio 2009

il caldo non ci ferma sullo Zucco Sileggio 1373 m

Questa è sicuramente una delle escursioni più suggestive e affascinanti che si possono effettuare nella zona di Mandello del Lario, partiamo da Sonvico a circa 390 m dove lasciamo l'auto, visto la scarsità di parcheggio consiglio di lasciare l'auto a Somana, da dove in pochi minuti si raggiunge la partenza dell'itinerario. Dalla palina segnavia nei pressi di una cappella seguiamo il sentiero 15/17, passiamo all'interno del paese seguendo nella prima parte anche i cartelli dei "Sentieri della Resistenza". Arrivati sopra al paese accanto a una cappella inizia la mulattiera selciata, tutto l'itinerario è contrassegnata da bolli gialli e nei bivi le paline segnavia indicano sempre la giusta direzione da seguire. Oggi è decisamente una giornata calda, anzi decisamente estiva, sarà forse l'inizio dell'estate? Da come siamo già sudati sembra che siamo in pieno agosto, arrivati al primo bivio tralasciamo la mulattiera a destra e seguiamo a sinistra il sentiero 17a, da questo punto la salita inizia a essere ripida, alternando brevi tratti pianeggianti. Raggiunta una baita riprendiamo fiato, il sentiero prosegue dietro alla baita con pendenze sempre più decise, arrivati sulla dorsale la vista sul lago e su Mandello del Lario è davvero notevole. Non facciamo tempo a gustarci il panorama che già il sentiero inizio di nuovo la sua ripida ascesa, teniamo un buon passo e in men che non si dica eccoci su una selletta, seguiamo per un breve tratto la cresta attraverso un bel bosco di betulle, poi pieghiamo decisamente a sinistra dove finalmente troviamo all'ombra dei faggi un po' di refrigerio... Passiamo accanto a un baitello e risalito un facile salto roccioso, arriviamo ai ruderi di una baita, seguiamo il sentiero a destra tralasciando la deviazione a sinistra per la Bocchetta di Verdascia, in breve arriviamo alla cresta sommitale, pochi passi sulla destra e finalmente eccoci dinanzi alla croce dello Zucco Sileggio 1373 m, il panorama è eccezionale si può osservare tutto il Gruppo delle Grigne, il Monte Barro e il Monte Moregallo... Ci facciamo scattare la foto da un signore in compagnia di sua moglie, le uniche persone incontrate oggi sul sentiero, per pranzare risaliamo in cresta dalla parte opposta, arrivando al nuovo bivacco costruito dalla Comunità Montana del Lario Orientale nel 2007 e intitolato al prof. Mario Sforza. Ci riposiamo con lo sguardo rivolto al Grignone, notiamo che da questo versante la neve è quasi scomparsa, si intravede anche il rifugio Elisa a poca distanza dal Sasso Cavallo e dal Sasso dei Carnonari. Ritorniamo al bivio dell'andata, proseguiamo verso la Bocchetta di Verdascia che raggiungiamo in pochi minuti, dalla palina segnavia seguiamo il 17a verso Somana/Mandello. Attraverso il bosco il sentiero scende ripido con numerosi tornanti, arriviamo a un alpeggio da dove seguendo le indicazioni ci portiamo sulla destra orografica della valle dell'Era, a circa 10/15 minuti dall'alpe a pochi metri sopra al sentiero sulla destra c'è una sorgente di acqua freschissima, per l'intera escursione è stata l'unico punto in cui abbiamo potuto rifornirci d'acqua. Il percorso è davvero molto bello e suggestivo, in alcuni tratti in cui il sentiero e scavato nella roccia si passa a picco sul sottostante torrente, a garantire la sicurezza è stato messo un cavo d'acciaio di protezione. Tralasciati alcuni bivi proseguiamo sulla mulattiera, anticamente era una delle via di comunicazione tra Mandello e la Valsassina, dietro a uno sperone eccoci arrivati alla chiesa di Santa Maria 661 m, esistente già nel 1145. La vista sul lago è favolosa e il fresco dei suoi portici ci ritempra della lunga camminata fatta, l'ultimo tratto di discesa ricalca la Via Crucis ed è una piacevole passeggiata, passiamo accanto alla cappella dedicata a Santa Preda arrivando cosi al primo bivio incontrato in mattina, scesi in paese io e Franco ne approfittiamo di una fontanella per poterci rinfrescare... L'escursione ha un dislivello di circa 1000 m, essendo la salita molto ripida è da intraprendere solo se si è in buone condizioni di allenamento, il sentiero è sempre ben segnalato, bisogna solo porre attenzione in qualche tratto aereo (difficoltà E/EE - circa 6 ore per l'intero giro).
Malati di montagna: Danilo, Franco e Fabio

Zucco Sileggio 1373 m


S. Maria 661 m

al bivacco prof. Mario Sforza

in cima Fabio, Danilo e Franco

panorama su Mandello del Lario

domenica 17 maggio 2009

Tra splendidi alpeggi, alla scoperta di antiche chiese ed oratori

Risaliamo la Valsesia fino a Campertogno 815 m, dove lasciamo l'auto nel parcheggio poco prima della chiesa parrocchiale, accanto al monumento dedicato agli alpini. A fronte della chiesa attraversiamo il ponte in pietra sul Sesia e poco più avanti a sinistra inizia il percorso contrassegnato da alcuni cartelli e segnavia. Passiamo attraverso le case della frazione Tetti 827 m risalendo le strette viuzze e arrivando davanti alla bella facciata affrescata dell'Oratorio di San Marco, dove svoltiamo a sinistra seguendo il segnavia e raggiungendo dopo un breve tratto asfaltato la prima delle quindici cappellette che descrivono episodi della vita della Madonna, costruite e affrescate dal 1450 al 1939. La mulattiera inizia costeggiando un muretto a secco, per poi salire verso una cascatella, attraversiamo il torrente su un ponticello e in breve arriviamo all'oratorio della Madonna degli Angeli 910 m. Fa caldo e c'è addirittura il sole, incredibile e dire che oggi le previsioni davano pioggia e temporali, a fine giornata non abbiamo nemmeno preso una goccia d'acqua. Mantenendoci sul dorso di uno sperone che scende dal contrafforte del Sasso Bruciato 1521 m, arriviamo alle baite dei Selletti 975 m, notevole l'affresco su un edificio detto "la casa del notaio" dove viene raffigurata la Madonna seduta, che sostiene sulle ginocchia Gesù Bambino. Al seguente bivio ignoriamo il segnavia 72 a destra, per continuare sul 78 che contorna un costone roccioso dove la mulattiera a tratti è intagliata nella roccia. Attraversiamo il torrente su delle rocce, per poi continuare alla sua destra, la bella mulattiera sale con diversi tornanti arrivando allo spiazzo creato su un dirupo dove sorge il Santuario della Madonna del Callone 1092 m eretto nel 1512, notevole la vista su tutta la valle con il Sesia che scorre roboante. Incontriamo Daniele e Marisa di Campertogno con i quali condividiamo parte del percorso. Superiamo un bosco fitto di faggi arrivando alla chiesetta che ci annuncia l'arrivo nell'ampio pianoro dell'Argnaccia 1183 m, un angolo delizioso di montagna con belle baite ristrutturate, contornate da verdi prati dove c'è anche un delizioso asinello che sta pascolando sul bordo di un piccolo laghetto... Marisa gentilmente ci chiede se vogliamo andare al loro alpeggio a poca distanza dal sentiero principale, senza esitazione accettiamo, al nostro gruppo si aggrega anche Brando un simpatico cagnolino che scopriremo più avanti essere anche un'ottima guida!!! Dai cartelli con le varie indicazioni seguiamo a destra una traccia che attraversa i prati entrando poi nel bosco di faggi, con percorso libero in pochi minuti arriviamo all'alpe Giavine dove Marisa e Daniele hanno la loro baita, dopo una piccola pausa salutiamo i nostri nuovi amici con la promessa che al ritorno passiamo per prendere il caffè che Marisa ci ha gentilmente promesso. Alla sinistra della cappella un sentiero ci riconduce sul percorso principale dove incontriamo alcuni cartelli segnavia, tralasciato il 78b che porta al Becco della Guardia continuiamo a destra in salita, attraversiamo alcuni prati, arrivando poco dopo al Cangello 1364 m, con la sua fontana da cui scende un'acqua freschissima e la sua antica chiesetta dedicata a San Berbardo del 1500. Dalla chiesetta un segnavia indica la direzione da seguire, attraversiamo i prati di Cangello per poi continuare in leggera salita fino a un valloncello, il sentiero riprende a salire con decisione a destra arrivando alle baite di Campo di Frei 1477 m. Il percorso entra in un bel bosco di abeti e larici, superiamo senza difficoltà alcuni alberi caduti guadagnando la Sella 1583 m. Decidiamo di proseguire ancora seguendo un cartello sulla sinistra, il sentiero entra nel bosco per poi uscire su un promontorio dove all'altezza di una palina segnavia decidiamo di fermarci, siamo a circa 1650 m e notiamo che c'è ancora molta neve, fantastico il panorama sulla Valle Artogna, la nostra guida Brando nel frattempo si diverte correndo e scivolando sulla neve!!! Dopo la foto di gruppo iniziamo la discesa, da la Sella scendiamo di qualche metro, poi la nostra guida decide di seguire una traccia sulla sinistra, che si rivelerà davvero un'ottima scelta, attraversiamo il bosco in costa compiendo un giro ad anello e arrivando sopra alle baite di Cangello, Brando per tutto il percorso è rimasto davanti fermandosi e aspettandoci, cosa dire... una guida davvero ottima!!! Nei pressi della chiesetta ci fermiamo a pranzare, poi come da promessa andiamo a bere il caffè da Marisa e Daniele che ci accolgono amichevolmente all'interno della loro baita. Purtroppo come sempre quando si è in ottima compagnia il tempo scorre veloce, salutiamo e ringraziamo Marisa e Daniele e iniziamo la nostra discesa, ci fermiamo per qualche minuto all'Argnaccia contemplando questo idilliaco luogo, poi con calma ridiscendiamo fino a Campertogno. Dopo una breve visita esterna al complesso di San Giacomo Maggiore ritorniamo all'auto, prima di partire ci concediamo anche un pausa nel bar igel a poca distanza, la saletta all'interno è deliziosa si ascolta dell'ottima musica, Led Zeppelin, Rolling Stone... l'arredamento è ben curato e le foto appese ci riportano indietro nel tempo... Escursione davvero molto bella, un connubio tra arte e natura dove le lancette dell'orologio sembrano essersi fermate...
Malati di Montagna: Franco, Flavio, Danilo, Deborah, Luisa e Fabio

a voi che passate vi auguro buona giornata...

una delle quindici cappelle

atmosfere antiche al Cangello 1364 m

"un giorno in Valsesia"

Danilo, Franco, Brando (la guida), Flavio, Deborah e Luisa

a maggio c'è chi gioca ancora con la neve...

domenica 10 maggio 2009

A strapiombo sul Lago Maggiore...

Da Cittiglio una stretta strada in circa 7 km conduce alla frazione Vararo 744 m, dove lasciamo l'auto nell'ampio parcheggio, prima di partire ci concediamo anche un buon caffè al Ristorante Trattoria Bar Alpino. Ritornati all'ingresso del paese, costeggiamo il cimitero e seguendo in piano la strada asfaltata arriviamo a Casere, attraversiamo il paese fino alle ultime case dove svoltiamo a destra seguendo le indicazioni, l'intero percorso è contrassegnato anche da una traccia giallo-verde (Anulare Valcuviano). Iniziamo a salire e in breve arriviamo a incrociare la strada che sale al Passo Cuvignone, sulla sinistra dopo aver costeggiato alcune abitazioni in corrispondenza di una palina riprendiamo il sentiero, senza troppa fatica arriviamo al Passo Barbé 847 m. Dal passo decidiamo di andare a sinistra raggiungendo in pochi minuti il Sasso Barbé 930 m, purtroppo la cima è coperta dalla vegetazione, ma da una piccola apertura riusciamo ugualmente a vedere Laveno e il lago. Ritornati al passo iniziamo a salire il ripido pendio erboso del "Sentiero dei Pizzoni" realizzato con grande maestria dal CAI di Laveno, arrivati alla croce della prima cima 1018 m, il panorama sul lago Maggiore è a dir poco fantastico. Ci soffermiamo qualche istante ammaliati da tanta bellezza, il sentiero prosegue lungo la cresta in un continuo saliscendi tra noccioli, faggi, rose selvatiche, lamponi e altre piante, punto culminante della traversata è il M. La Teggia 1103 m. Un sentiero scende ripidamente verso il Passo del Cuvignone 1035 m, dove passa una carrozzabile che collega Vararo con S. Antonio, per chi lo desidera dal passo si scende a sinistra fino al primo tornante, dove inizia a destra un sentiero ben marcato che sale verso alcune rocce biancastre, punto panoramico davvero suggestivo, si prosegue scendendo verso la sterrata per Aga. Se non si vuole fare la variante precedentemente descritta dal passo si segue a destra la strada (segnavia giallo-verde), fino al tornante sottostante dove sulla sinistra inizia la carrareccia per Aga (Decollo take-off). Attraverso un bosco di radi faggi arriviamo alla Cormeta 1090 m, insellatura tra il M. Nudo e M. Crocetta, dalla sella seguiamo a sinistra la pista forestale indicata chiaramente dalla palina segnavia, ben presto ci inoltriamo in un fitto bosco di conifere dove a fatica filtra la luce, creando un'atmosfera quasi fiabesca... Ignoriamo un primo vecchio cartello in legno e continuiamo fino ad arrivare al bivio dove sulla sinistra inizia il sentiero indicato da un cartello in legno posto su un albero "Alla Croce" e uno più piccolo con indicato M. Nudo. La salita è davvero piacevole e dopo qualche tornante arriviamo in prossimità di un tavolo in legno con panche accanto si eleva altissima la croce di vetta del Monte Nudo 1235 m, il panorama è davvero vastissimo. Dopo aver pranzato e firmato il libro di vetta, iniziamo la discesa per il medesimo itinerario di salita arrivando di nuovo alla Cormeta 1090 m, decidiamo di salire alla vicina Crocetta e in pochi minuti eccoci sul poggio della cima 1117 m, dove rimaniamo qualche minuto seduti osservando alcune persone che si lanciano con il parapendio. Scendiamo lungo la strada sterrata percorsa all'andata fino al suo termine dove una sbarra ne vieta l'ingresso, sulla sinistra a poca distanza una palina segnavia indica il sentiero per Valbuseggia/Vararo. Dopo un primo tratto nel bosco, il sentiero scende lungo la dorsale tra roccette e prati fioriti, ci fermiamo a osservare la lunga cresta percorsa dei Pizzoni, giunti sulla mulattiera continuiamo in piano arrivando in breve alle porte di Vararo. Attraversiamo le strette vie del paese, passiamo accanto al vecchio lavatoio dove ci fermiamo a rinfrescarci, prima di arrivare al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto andiamo a visitare la chiesa dedicata a S. Bernardo D.
Escursione molto interessante, un vero e proprio balcone sulla sponda orientale del lago Maggiore, la salita al monte Nudo è sicuramente la ciliegina sulla torta...
Malati di montagna: Franco, Luisa, Danilo e Fabio

in volo sul lago

dai Pizzoni lo sguardo si perde verso l'infinito...

Monte Nudo 1235 m

la prima delle cime dei Pizzoni 1018 m

...senza parole...

mercoledì 6 maggio 2009


"Dalla montagna mi sono sentito compreso,
ascoltato, degnato di attenzione"

da Mauro Corona - La Montagna

domenica 3 maggio 2009

una traversata in cresta da togliere il respiro!!!

Sono le ore 7.00 e siamo alla stazione di Saronno delle Ferrovie Nord, per prendere il treno che ci condurrà a Como Lago (A/R 4.40€), oggi l'auto rimane a casa...!!! Arriviamo a Como Lago in perfetto orario 7,45 attirati dal profumo di brioche calde facciamo colazione in un bar vicino, ritornati al piazzale della stazione costeggiamo il lago seguendo viale Geno e raggiungendo in breve piazza De Gasperi, dove si trova la stazione della funicolare (2.50 €). Inaugurata nel 1984, con una pendenza massima del 55% raggiunge Brunate 715 m in circa 7 minuti superando un dislivello di cinquecento metri, unica nel suo genere in Europa la funicolare segue un suggestivo tracciato in linea retta su una rotaia lunga 1084 m, per i suoi numerosi punti panoramici da cui si può vedere l'intero arco alpino occidentale, la Pianura Padana e gli Appennini, Brunate è nota come il "Balcone sulle Alpi".
Dal piazzale della stazione d’arrivo seguiamo il segnavia bianco/rosso con il n. 1 "Dorsale del Triangolo Lariano", camminiamo tra le ville in stile eclettico e liberty, in pochi minuti arriviamo alla parrocchia di Sant'Andrea Apostolo, da dove seguiamo sulla sinistra la passeggiata pedonale per San Maurizio. Il percorso interseca la strada asfaltata un paio di volte fino ad arrivare al piazzale di San Maurizio 906 m, nei pressi del Faro Voltiano, realizzato nel 1927 su progetto dell'ing. Gabriele Giussani in ricordo del centenario della morte di Alessandro Volta. Seguiamo le chiare indicazioni per Santa Rita, CAO, grossi faggi ci accompagnano fino al piazzale 980 m dove ha anche termine il breve tratto di strada asfaltata, sulla sinistra si può ammirare la bella facciata del Santuario di S. Rita (il più piccolo d'Europa). Accanto alla Capanna CAO (031 220221) seguiamo la sterrata, all'ombra di un bel bosco di conifere, arrivati alla Baita Carla 997 m, poco dopo abbandoniamo la sterrata e seguiamo a sinistra il sentiero indicato da una palina segnavia "Dorsale per cresta", fino al Ristoro del Boletto a circa 1100 m, qui purtroppo Paola decide di rimanere per qualche piccolo problemino fisico. In breve arriviamo a un bivio dove tralasciamo la sterrata che scende e seguiamo il sentiero a destra arrivando in cima al Monte Boletto 1236 m, da dove possiamo vedere la lunga cresta e le altre due cime che ci aspettano!!!
Seguendo il sentiero scendiamo fino alla Bocchetta di Molina 1115 m, il percorso è talmente bello che non ci accorgiamo nemmeno di quanta strada stiamo facendo, inizia la salita verso la croce sulla cima che raggiungiamo con un buon passo siamo sul Monte Bolettone 1317 m, ci fermiamo per riprender fiato e per osservare le varie cime che ci circondano. Scendiamo passando accanto al rifugio Bollettone (031 628163), entrati nel bosco seguiamo il sentiero fino alla bocchetta di Lemna 1167 m, poco metri più sotto si vede la Capanna Mara 1125 m (335 6776768).
Dalla palina segnavia scendiamo leggermente lungo la sterrata, arrivati a un bivio decidiamo di abbandonarla e di seguire la cresta erbosa fino al Pizzo dell’Asino 1272 m, scendiamo nuovamente verso la bocchetta di Palanzo 1210 m, tralasciata la sterrata verso il rifugio Riella (031 378600) iniziamo a salire per il ripido sentiero sulla dorsale di cresta, arrivati in cima al Palanzone 1436 m il panorama ci lascia senza fiato e ci ripaga ampiamente della fatica fatta.
Per il ritorno seguiamo lo stesso percorso dell'andata con delle piccole varianti, scesi alla bocchetta di Palazzo seguiamo la sterrata fino alla bocchetta di Lemna, risaliamo sul Monte Bollettone per poi scendere lungo la dorsale fino alla bocchetta di Molina, seguiamo la sterrata di destra che costeggiando il fianco della montagna in un fresco bosco ci riporta al ristoro Boletto dove ci aspetta Paola e anche una bella bevanda fresca, da qui ritorniamo alla funicolare di Brunate ricalcando i medesimi passi. Una bella escursione che richiede un buon allenamento, i km complessivi sono circa 22, con un dislivello totale di 1200 m.
Malati di Montagna:
Danilo, Flavio, Deborah, Fabio e Paola

panorama dal Palanzone

Grignone, Grignetta e Resegone

Monte Palanzone 1436 m - Flavio, Fabio, Deborah e Danilo

San Maurizio con il Faro Voltaniano

Funicolare Como-Brunate

La lunga Dorsale di Cresta


domenica 26 aprile 2009

due giorni in paradiso all'alpe Crampiolo...

non saprei davvero proprio come descrivere questi due giorni straordinari, per cui ho deciso con il permesso di Paola di riportare le pagine da lei scritte sul diario...
25/04/2009
Finalmente, dopo il gelido, lungo, noioso, difficile inverno, eccoci qui, tutti assieme, dalla Fiorella. Quanta neve! E' primavera inoltrata ma all'Alpe Devero mettiamo subito le ciaspole, ci sono più di due metri! Tentiamo di prendere il sentierino per l'Alpe Crampiolo nonostante le opportune segnalazioni di pericolo ma, giunti quasi alla fine dobbiamo fare retro-front. Troppo rischioso! Torniamo sulla strada principale e saliamo comodamente. Alle 12.00 siamo dalla Fiorella che ci accoglie calorosamente. Svuotati gli zaini il gruppo riparte subito per un giro all'Alpe Sangiatto mentre io, Kiran e Giancarlo ci tratteniamo qui, chi per la pennica (kiran e Giancarlo) chi per un fantastico pranzetto a base di salumi preparati con cura artigianale dal Signor Adolfo a ottime lasagne al radicchio cucinate con maestria dalla Signora Fiorella (io). Già che ci sono prenoto una settimana qui per luglio, chi trova un posto cosi!!!
Nell'accogliente saletta dell'agriturismo mi dedico alla stesura del "Documento del Consiglio di Classe", che fare, il 15 maggio è vicino. Alle 16.00 circa torna il gruppo. Fabio suona il campanaccio e tuona "DOMANI SVEGLIA ALLE 5"... e si sa che il capogita fa sempre quello che promette! PG e Sabino dichiarano di aver avvistato un'aquila con un foruncolo. Ci beviamo un tè, Kiran si sveglia, Flavio è disperso, tutti gli altri mi sembrano soddisfatti nonostante le difficoltà poiché la pista non era battuta. Sono già tutti affamati per stasera: ci aspettiamo gnocchi al bettelmatt e ravioli con il burro e il pepe rosa. Sabino dichiara di essere intenzionato ad adottare una mucca e PG capisce subito che Sabino sta parlando di una mucca con 2 gambe/zampe, tanto il formaggio si può sempre acquistare. Chiaccheriamo tranquilli vicino alla bellissima stufa a legna, qui si sta proprio bene. Il resto del pomeriggio è fantastico, qui nell'agriturismo siamo soli, e ognuno può dedicarsi alle attività preferite. Flavio, naturalmente, si concede una doccia di un'ora (e finisce l'acqua calda). Io continuo la stesura del mio documento ma il figlio della signora Fiorella, mentre apparecchia, ci fa ascoltare CD degli OFFSPRING e degli U2 e la musica mi invoglia quasi quasi a ballare. Se non ci fossero gli altri... Silvia ci racconta la sua esperienza di somelier. Kiran e Danilo si improvvisano DJ. Franco, ci stupisce come al solito, questa volta niente tecnologie, ma una"provocante" maglietta con la scritta "AC/DC". Si progetta la "notturna" per stasera. Alla parete c'è un bel quadro di Beppe Scarpulla che rappresenta l'Alpe Sangiatto: Fausto il figlio di Fiorella spiega che il pittore ha dipinto l'alpeggio dove viene prodotto il loro Bettelmatt e altri squisiti formaggi (provare per credere, l'anno scorso abbiamo mangiato una ricotta fantastica). Finalmente l'ora di cena! Qui è tutto ottimo come al solito e forse anche di più. Delicatissimi i ravioli al burro d'alpe e pepe rosa, irresistibili, per le papille gustative, gli gnocchi al Bettelmatt (per far scarpetta nel vassoio di portata, si scatena quasi una rissa), lonza prodotta dalla famiglia Olzeri con sughetto
speciale, patate e due tipi di insalate a volontà il tutto annaffiato da buon vino rosso della casa. Dessert: crostate, salame di cioccolato (wow), bonet o formaggi con miele e marmellate. Che dire? In questi momenti posso solo dire GRAZIE SABINO se non ci fossi stato tu non sarei stata qui. Sabino È l'UOMO CHIAVE. Grazie anche a DEBO che l'anno scorso ha scoperto questo posticino. Per finire caffè e digestivi, poi vediamo le foto più piccanti che ci sono sul mio
pc (PG teme che la nipote racconti tutto alla moglie ). Poi i più temerari partono per la ciaspolata notturna. Pare che ci siano le stelle ma io, con i più tranquilli, rimango qui ad ascoltare la Fiorella che ci racconta vecchie storie del paese, ci mostra libri sul luogo e foto della fiera delle mucche. Presto tornano tutti e ci facciamo una bella dormita. 
26/04/2009
Ci svegliamo presto, dopo il sonno ristoratore. Che sorpresa! Le previsioni erano chiare, ma è sempre una sorpresa: Fuori NEVICA!!! La colazione è ottima e abbondante: marmellate, burro fatto in casa, torte di tutti i tipi (speciale quella alla nocciola e cioccolato ). Visto il tempo solo alcuni si avventurano per un giretto verso la diga e il lago delle streghe. Io rimango a lavorare con il pc, anche Franco si porta avanti con il lavoro per domani. PG , Giancarlo e Sabino giocano a carte mentre Luisa e Debo assistono alla preparazione dello Strudel della signora 
Fiorella . Anch'io non resisto ed entro nel regno della cuoca che ci racconta le sue ricette di dolci e in particolare della FIOCA, dolce tipico locale che gli anziani usavano conservare sotto la neve. Deborah si unisce agli altri che giocano a carte, continua a nevicare. Gli altri tornano soddisfatti ed eccoci di nuovo con le gambe sotto il tavolo a gustare i salumi del Signor Adolfo, che oggi ci fa compagnia, lasagne al radicchio, polenta, spezzatino, tapelucco, cotechino, lenticchie e fagioli. Tutto ottimo!! Fiorella ci propone anche dei formaggi ma non ce la facciamo
più. Solo un piccolo posticino per i dolci, strudel, bonet, salame di cioccolato. Digestivi e caffè. Molto buono l'amaro della casa alla genziana. E' giunta l'ora di partire, questo weekend gastronomico ci rimarrà in mente per un bel pò! Ben coperti raggiungiamo l'alpe Devero, quanta neve, che spettacolo! Baci e abbracci di saluto.
Alla prossima! 
PAOLA


Probabilmente questa sarà l'ultima uscita con le ciaspole di quest'anno...ora se ne andranno a riposare fino all'arrivo del prossimo inverno!!!

mercoledì 22 aprile 2009

La Linea Cadorna (OAFN) - Occupazione Avanzata Frontiera Nord

Coniugare la passione per la montagna con il recupero dei valori storici e culturali che fanno parte integrante del suo ambiente e del patrimonio delle genti che vi vivono, per questo motivo ho deciso di proporre questo documentario storico, la memoria a mio avviso è una delle componenti fondamentali della vita dell'uomo.

domenica 19 aprile 2009

Sul Legnoncino 1714 m, tra le trincee della grande guerra

Le previsioni dal punto di vista meteorologico oggi non erano entusiasmanti ma nemmeno catastrofiche, per cui optiamo per una zona dove in caso di cattivo tempo possiamo andare a infilarci in qualche rifugio...ma come capita agli audaci ci è andata bene anzi a dire la verità più che bene!!!
La località di partenza è Artesso, vi si giunge da Dervio imboccando la strada della Valvarrone, dopo Vestremo si incontra la deviazione sulla sinistra per Sueglio, la strada è stretta ma in buone condizioni, superati alcuni tornanti in mezzo al bosco si raggiunge Artesso 1210 m con il suo grazioso laghetto artificiale, utilizzato un tempo per abbeverare il bestiame.
Parcheggiata l'auto ci dirigiamo verso la palina segnavia, prima di intraprendere l'escursione facciamo visita alle fortificazioni presenti della Linea Cadorna, si tratta di postazioni blindate situate in avvallamenti riparati dal crinale di cresta e da una copertura in calcestruzzo, tutte le postazioni erano collegate fra loro con passaggi sotterranei ora purtroppo ostruiti.
Ritornati alla palina iniziamo a risalire la mulattiera, dopo qualche minuto arriviamo al Roccolo di Artesso, impianto per la cattura degli uccelli già esistente nel diciottesimo secolo, oggi usato esclusivamente come stazione di inanellamento a scopo scientifico. Dopo aver costeggiato una casa bianca, con una serie di tornanti raggiungiamo il rifugio Bellano 1309 m di proprietà del SEB (Società Escursionisti Bellano - tel. 0341 804309), in posizione davvero incantevole, sulla sinistra con una breve deviazione si può andare a vedere la graziosa cappella. Il sentiero riprende a salire, in breve incontriamo alcune trincee che corrono parallelamente sotto di noi, mentre a monte del sentiero si trovano alcuni ricoveri scavati nella roccia. Dopo un tratto in falsopiano riprendiamo a salire incontrando poco più avanti un appostamento in caverna, armati di torce entriamo a visitarla, l'interno oltre a essere buio è anche particolarmente umido, ci sono enormi travi che sostengono il tunnel lungo 43 metri e due gallerie secondarie che conducono verso le postazioni delle mitragliatrici, usciamo dalla parte opposta e dopo aver letto il pannello riprendiamo il cammino. Arrivati sull'ampia sella dei Roccoli Lorla 1450 m, rimaniamo estasiati dal luogo, sembra quasi uscito da un libro di fiabe, contorniamo il laghetto sulla sinistra, poco più in alto è situato il rifugio Roccoli Lorla 1463 m di proprietàˆ della sez. CAI di Dervio (0341 875014 - 60 posti). Una strada permette di arrivare fin qui anche in auto, dal parcheggio seguiamo sulla destra la strada militare chiusa da una sbarra, un pannello ne descrive le caratteristiche, il percorso si svolge fra larici e abeti, riusciamo anche a vedere alcuni camosci, al termine un sentiero conduce alla chiesetta di San Sfirio 1700 m circa.
Una leggenda narra di sei fratelli Rocco, Ulderico, Gottardo, Iorio, Miro, la sorella Eufemia e Sfirio appunto, che decisero di vivere in solitudine sulle diverse cime della zona, per tenersi in contatto il metodo usato dai sei fratelli era quello di accendere dei fuochi notturni sulle diverse cime.
Seguendo il facile ed aperto crinale si arriva al cippo di vetta e alla croce accanto alla quale è stata eretta una bella statua della Madonna 1714 m. Ai nostri occhi si apre un panorama sconfinato da rimanere davvero senza parole, la nostra tenacia è stata ampiamente premiata, solo il Legnone purtroppo è avvolto dalle nuvole, in lontananza vediamo addirittura il Pizzo dei Tre Signori. Per la sosta pranzo scendiamo sotto alla chiesa, dove sono stati collocati due tavoli con panche in posizione davvero molto suggestiva. Per non rifare la strada sterrata decidiamo di seguire il sentiero sottostante che ci riporta al rifugio Roccoli Lorla, dove ci concediamo un caffè, per il ritorno seguiamo il sentiero dell'andata.
L'escursione è davvero molto bella sia dal punto di vista naturalistico che storico, per la visita alla galleria è necessaria una torcia, causa le abbondanti nevicate di quest'anno abbiano trovato ancora molta neve, sia sul sentiero che nella parte finale della strada milatare, un consiglio portate sempre con voi nello zaino le ghette, non pesano e sono sempre utili.
Malati di montagna: Danilo, Paola, Deborah, PG e Fabio

panoramica...

Roccoli Lorla 1450 m

uno dei pannelli illustrativi

Deborah e Danilo in trincea...

sul Legnoncino 1714 m

il crinale con la chiesetta di S. Sfirio

martedì 14 aprile 2009

Mont'Orfano, la montagna solitaria...

...come una sentinella solitaria,
come un isolato scoglio,
laghi e fiumi sono ai suoi piedi,
le montagne attorno lo guardano con rispetto,
e lui il Mont'Orfano...

L'escursione parte da Mergozzo 200 m, facilmente raggiungibile con l'autostrada A26 uscita a Verbania, poi seguire le chiare indicazioni. Consiglio di lasciare l'auto nel parcheggio gratuito davanti al comune, a poca distanza da Piazza Cavour, stranamente oggi sono solo, non ricordo nemmeno più da quanto tempo non effettuavo un escursione in solitaria... Mi incammino sul lungolago la giornata è davvero fantastica, il lago di Mergozzo risplende di mille colori, con calma e senza fretta mi avvicino al borgo, dalla piazza passo accanto al vecchio Olmo, una pianta secolare completamente cava, con oltre 400 anni di età, simbolo incontrastato di Mergozzo. Sulla destra ha inizio via Borzoni, sotto a un cartello stradale ci sono le indicazioni del sentiero da seguire, dopo pochi metri si svolta a sinistra in via Nostrani, prima di arrivare alla chiesa della Visitazione sulla sinistra ha inizio il Sentiero Azzurro, contrassegnato da un cartello. Passata la cappella della Madonna delle Grazie, si prosegue per un breve tratto su asfalto, seguendo i vari cartelli del Sentiero Azzuro in corrispondenza di alcune villette ha inizio la mulattiera. Dopo aver passato la cappella della Madonna del Carmine si arriva a un bivio, il sentiero continua in falsopiano a sinistra, parallelamente alla ferrovia sottostante, il percorso è piacevole con un'ottima visione del lago e delle montagne della Val Grande, dove spicca tra tutte il monte Faié. Oggi fa decisamente caldo, appena arrivo alla fontana detta del Monastero mi fermo a bere, l'acqua è davvero freschissima, il sentiero riprendere a salire arrivando sulla strada asfaltata che sale al paese di Montorfano. Dopo circa un paio di chilometri su asfalto si arriva alle prime case del borgo 338 m, davvero notevole la chiesa romanica di San Giovanni Battista risalente al XI-XII sec., sulla destra una palina segnavia indicata il percorso da seguire. Si risale la vecchia carrozzabile utilizzata per la cava dismessa, in alcuni punti si può notare ancora tracce dell'antica asfaltatura, a un certo punto si abbandona la strada per proseguire a destra su un sentiero ottimamente segnato (bianco/rosso). Tralasciato il bivio a destra per la palestra di roccia del Sasso del Magnano si continua su un tratto pianeggiante nel bosco, per poi riprendere a salire ripidamente, costeggiando per più volte un'antica via di lizza, ancora in buono stato. Le lizze servivano per incanalare verso valle i blocchi di granito, erano ripidissime ed erano formate da blocchi di granito quasi perfettamente lineari e livellati, davvero un lavoro notevole! Questo è decisamente il tratto più faticoso dell'escursione, mi fermo nei vari punti panoramici sbizzarrendomi in decine di scatti fotografici. Dopo un tratto decisamente meno faticoso eccomi finalmente sulla parte sommitale della montagna, costeggiato un ripetitore arrivo in breve nella zona in cui sono presenti alcune fortificazioni militari della Linea Cadorna. Seguendo le indicazioni poste su alcuni alberi arrivo nel punto più alto, una piccola croce incastrata in un mucchio di sassi ne indica la cima 794 m. Ritorno alla palina segnavia incontrata in precedenza, dalla quale seguo il sentiero A58 (Polveriera, Casermette e Mergozzo). Scendendo osservo la maestria con cui è stata costruita la mulattiera, un lavoro davvero pregevole, la discesa anche se lunga è molto piacevole e dopo un tratto nel bosco si arriva nella zona della Polveriera, dove sulla destra inizia l'ampia strada militare. Dopo qualche minuto incontro un bivio, proseguo seguendo le indicazioni per la cava di granito verde, la strada conservare ancora tratti di pregevole fattura con alti muri di contenimento e opere di incanalamento delle acque. Mentre cammino nel bosco ho come l'impressione di essere sospeso in un oasi di pace, sembrano lontani, quasi impercettibili i rumori della valle sottostante, dove la vita segue il suo ritmo frenetico. Al seguente bivio tralascio il sentiero che sale da Prato Michelaccio e continuo a destra tra antichi castagni fino ad arrivare alla cava di granito verde. La sterrata prosegue ancora per qualche minuto, poi sulla destra un sentiero ben marcato scende ripidamente fino a una sterrata. Seguendo le indicazioni sulla sinistra per Mergozzo si passa accanto a una cappella e costeggiando alcune vecchie case in breve si arriva sulla strada asfaltata. Continuando a seguire il segnavia bianco/rosso in leggera discesa arrivo alla fine della via, svolto a destra salendo sopra al ponte della sottostante ferrovia e tra viuzze strette raggiungo la chiesa della Visitazione incontrata alla mattina e dalla quale avevo iniziato questa splendida escursione.
Escursione ad anello di grande pregio, dove il contrasto dello splendido lago di Mergozzo con il suo borgo si contrappone al Mont''Orfano dove sulle sue pendici antiche mulattiere militari salgono verso la cima.
Malato solitario: Fabio

incanalamento delle acque sulla strada militare


In cima al Mont'Orfano


Sentiero Azzurro

Il borgo di Mergozzo con il lago


sabato 11 aprile 2009

Alto Adige: nuovo premio per i diari di viaggio

Questa è la motivazione con cui è stato vinto il premio:
Il diario di Fabio è una vera e propria recensione suddivisa in tappe della sua escursione di gruppo nel Parco Naturale Puez-Odle. Allegro, interessante, da leggere tutto d'un fiato, questo diario di viaggio merita un bel premio.

Un grazie particolare a Paola

Questo è il link in cui è stato pubblicato il diario:
http://www.suedtirol.info/suedtirol_info/news_homepage/11348-it/it/Nuovo_premio_per_i_diari_di_viaggio.html

mercoledì 8 aprile 2009

Possano le strade farsi incontro a te.
Possa il sole risplendere caldo sul tuo viso.
Possa la pioggia cadere leggera sui tuoi campi.
E, fino a quando non ci rincontreremo,
possa Dio tenerti nel palmo della sua mano.

(Antica Benedizione Celtica)

domenica 5 aprile 2009

in cima al Colmegnone, sulla Via dei Monti Lariani

Dall'autostrada A9 usciamo a Como Nord, seguiamo la SS 340 (Antica Via Regina) sulla sponda occidentale del lago di Como, passiamo a monte di Cernobbio, Moltrasio e Carate, superate le quattro gallerie dopo circa un chilometro ad un semaforo svoltiamo a sinistra per Tosnacco, dove parcheggiamo nella piazzetta del paese 315 m. Il sole al momento si nasconde dietro alle nuvole, ma la temperatura è davvero gradevole, poste sotto a un cartello di strada senza uscita troviamo le indicazioni per i Monti di Liscione, rif. Bugone e rif. Murelli. Seguiamo la strada in leggera salita arrivando a incontrare sulla nostra destra la scalinata che sale verso la parte alta del paese con indicazioni su una palina segnavia. Arrivati a una fontana con vasca svoltiamo a sinistra e iniziamo a trovare i segnavia di colore rosso bianco rosso con il numero 1 che indica la Via dei Monti Lariani. A un successivo bivio sulla sinistra inizia la Via Crucis che ci accompagnerà fino ai Monti di Liscione, terminate le case l'ampia mulattiera affiancata da gradini sale con decisione il ripido pendio, davvero notevole la maestria con cui è stata costruita. Ormai siamo praticamente in maglietta, il tracciato è talmente ripido che guadagnamo quota molto velocemente, ogni tanto ci fermiamo per ammirare il panorama e anche per riprendere fiato. Raggiungiamo l'antico borgo dei Monti di Liscione le cui origini risalgono al 1600, continuiamo passando all'interno del paese seguendo le indicazioni per il rif. Bugone e i Monti di Urio, mentre saliamo verso la parte alta del borgo ci soffermiamo sovente, cercando di immortalare con la nostra macchina fotografica angoli suggestivi. Dopo una sosta riprendiamo il cammino, passiamo tra due muretti e in breve raggiungiamo un bivio in località Selva 750 m, seguiamo il sentiero di destra in un bel castagneto per i Monti di Urio raggiungendolo in poco meno di 10 minuti. Passiamo dietro alle case raggiungendo la mulattiera selciata che sale da Urio, saliamo ripidamente tra muri a secco in un bel bosco di roverelle, ignorando i vari sentieri seguiamo fedelmente la mulattiera che alterna ripidi strappi a lunghi tratti in leggera salita. Arriviamo alla Colma del Crinco 1167 m dove incontriamo la sterrata che percorre tutta la dorsale dal Bisbino al Sasso Gordona, seguiamo i segnavia di destra verso il rifugio Binate, si può seguire la sterrata ma il mio consiglio e di percorrere il sentiero più alto consentendo così un percorso più vario. Passiamo accanto a una casa di colore rosa e in pochi minuti in leggera discesa arriviamo al rifugio Murelli 1200 m, appartenente alla sezione del CAI di Moltrasio tel. 338 8241 727. Ora ci aspetta la salita verso la cima del Colmegnone del quale vediamo già la croce, raggiungiamo in pochi minuti la Colma del Roccolo 1300 m, dove sorge l'Agriturismo Roccolo San Bernardo un luogo davvero particolare, seguiamo il sentiero che corre lungo la cresta tra chiazze di neve e grossi omini di pietra, ed eccoci finalmente in cima al Colmegnone conosciuto anche come Poncione di Carate o Poncione di Laglio 1383 m. Conosciamo anche due simpatici comaschi che gentilmente ci scattano la foto di vetta, il panorama anche se turbato da alcune nuvole è ugualmente superlativo!!! Scendiamo verso l'agriturismo dove scatto alcune foto a delle sculture in legno davvero particolari, acquistiamo anche alcuni prodotti tra cui un'ottima formaggella di capra. Per la sosta pranzo decidiamo di fermarci al rifugio Murelli seduti sul muretto della terrazza dove il sole ci allieta con i suoi caldi raggi, la vista sul lago è favolosa!!!
Prima di ripartire entriamo per bere un caffè scambiando quattro chiacchiere con il gestore, lasciato il rifugio alle nostre spalle ripercorriamo il sentiero dell'andata, ma non siamo soli davanti a noi due asinelli e due pony ci accompagnano in questo tratto di sentiero, da dove arrivino non lo sappiamo, probabilmente dall'agriturismo, in fila indiana seguiamo la dorsale come se fossimo una carovana di mercanti... un momento della giornata davvero speciale!!!
Tornati alla Colma di Crinco 1167 m, proseguiamo diritti sulla strada sterrata in una bella faggeta, alterniamo tratti quasi in piano a brevi discese, arrivati in località Foo Storc 1150 m troviamo alcune baite in posizione panoramica sul lago di Como. Il percorso è così piacevole che ci ritroviamo al rifugio Bugone 1119 m (tel. 031 513 808) senza nemmeno accorgerci, sostiamo bevendo qulacosa di fresco e gustandoci il panorama attorno. Per il ritorno tralasciamo il sentiero che scende accanto al rifugio e seguiamo le indicazioni per i Monti di Lenno poste su una palina accanto a un grande faggio, in breve ci ritroviamo su un'altra mulattiera ancora in ottimo stato. La discesa è rilassante anche se in alcuni tratti ripidi bisogna porre attenzione a dove mettere i piedi, passiamo accanto a una cascatella davvero molto suggestiva, poco dopo Danilo, Deborah e Flavio danno prova di equilibrismo salendo sopra un'albero... Poco prima di arrivare a uno slargo dove sono posteggiate alcune auto seguiamo le indicazioni sulla sinistra per i Monti di Liscione. Alcune gocce di pioggia ci spronano ad aumentare il passo, è il primo temporale della stagione, ma alla fine saranno davvero solo quattro gocce... Il sentiero è veramente molto bello, nei punti più critici è stato messo addirittura un cavo in acciaio, lavoro davvero eccellente, passiamo tra alcune baite ristrutturate e poco dopo in lontananza vediamo i lampi del temporale che come spade infuocate sembrano spegnersi direttamente nel lago uno spettacolo molto suggestivo. Arrivati ai Monti di Liscione ci attende la ripida mulattiera fatta alla mattina che in pochissimo tempo ci riporta a Tosnacco. Un escursione lunga dal dislivello notevole, con alcuni tratti ripidi, per cui bisogna avere un buon allenamento nelle gambe, ma incredibilmente meravigliosa!!!
Malati di Montagna: Danilo, Flavio, Deborah e Fabio

ma questa mulattiera non finisce mai?

reggerà l'albero???

tutti in fila...

Danilo, Flavio, Deborah, Fabio e ...un gran simpaticone...

domenica 29 marzo 2009

come un'aquila in volo sulle Alpi...

Una giornata dedicata alla scoperta delle Alpi e per capire un po' di più la MONTAGNA questo meraviglioso mondo da cui siamo fortemente attratti e dal quale non vorremo mai andarcene. Per raggiungere Bard è davvero molto semplice si segue l'autostrada A5 fino all'uscita di Pont Saint Martin, da qui dopo circa 5 kn si raggiunge il forte di Bard, lasciamo l'auto nel parcheggio sotterraneo (2 euro tutto il giorno). Data la sua posizione strategica la rocca di Bard fu fin dall'inizio fortificata a difesa del territorio, da alcuni documenti ritrovati si ritiene che le sue origini risalgano all'Alto Medioevo. L'episodio storico più rilevante fu il 18 maggio del 1800 quando 40.000 soldati dell'esercito di Napoleone assediarono per 14 giorni la fortezza, solo il 1 giugno dopo un'eroica resistenza il capitano Von Bernkopf firmo la resa, ottenendo l'onore delle armi.
Risaliamo al piano superiore verso la partenza del primo dei due ascensori inclinati, il terzo invece è normale e consente di arrivare all'ingresso del museo, essendo stati costruiti all'esterno delle mura, ed avendo ampie vetrate si ha la possibilità di godere del panorama attorno. Dopo aver fatto il biglietto (8 euro) entriamo nel museo, il percorso è suddiviso in quattro parti, la prima riguarda il paesaggio alpino, la seconda esamina i componenti umani e naturali dell'ambiente montano, la terza è dedicata alla civiltà alpina, mentre nell'ultima ci viene illustrata la trasformazione della montagna nel periodo della sua modernità. Un viaggio virtuale nel tempo e nello spazio alla scoperta dell'universo delle Alpi, accompagnati nelle 29 sale da brevi commenti video di esperti e testimoni, con musiche suggestive arricchite da luci e rumori che come per magia ci hanno trasportato a volo d'aquila lungo tutto l'arco alpino, chiaramente foto e i video sono severamente vietati, per cui non vi resta che venire a vedere di persona. Alla fine del percorso riprendiamo l'ascensore verticale e con la scusa di prendere le due tavolette di cioccolato in omaggio ci concediamo anche una breve vista nel negozio di cioccolato della Feletti. Per il ritorno decidiamo di scendere lungo la strada che serviva per accedere alla parte alta della fortezza, varcato l'arco di ingresso arriviamo alla chiesa di Maria Assunta davanti al municipio di Bard. Fin da tempi antichissimi la gola di Bard era un passaggio obbligato per accedere alla Valle d'Aosta, ancora oggi si possono osservare i resti della famosa Via delle Gallie costruita dai Romani. Il borgo considerato uno dei più belli d'Italia è nato a ridosso della strada, mentre camminiamo ci fermiamo a osservare angoli suggestivi da dove la pietra trasuda voci e rumori di mercanti che con i loro carri transitavano... Arriviamo alla Casa della Meridiana un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, consiglio di entrare da Andret dove Agnese vi accoglierà calorosamente offrendovi una delle sue tisane calde, ma la cosa che vi stupirà maggiormente sarà la "degustazione teatrale", pochi minuti dove sapori e sensazioni si fonderanno in un viaggio lontano dalla vita frenetica di tutti i giorni...GRAZIE Agnese
Vista l'ora e il brontolio dello stomaco di Paola decidiamo che è ora di mettere le gambe sotto il tavolo, ci rechiamo al ristorante Les Caves a Donnas in via Roma, un luogo che ricorda le vecchie osterie di una volta, non è molto grande ma si mangia bene e senza spendere tanto (15 euro menù fisso). Una giornata in montagna diversa dalle solite in compagnia di buoni amici, visitando una delle tante meraviglie del nostro paese tanto bello quanto prezioso.
Un'ultimo appunto per tutti coloro che leggono questo post, durante la visita al museo mi è capitata una cosa che ha dell'incredibile, ho visto un Dahù!!!! Entrando in una delle stanze ne ho visto uno imbalsamato, non ci credete, andate a vedere e poi mi saprete dire...!!!
Malati di Montagna: Deborah, Paola, Silvio, Danilo e Fabio

Forte di Bard

Borgo Medioevale di Bard

Casa della Meridiana "Adret"


domenica 22 marzo 2009

il “Dahù” al Bec d'Ovaga 1631 m...metà strada tra il mito e la burla!!!

Chi ha mai visto un dahù? Che cosa è un dahù? Il dahù il cui nome latino è "Dahucapra Rupidahu è un leggendario ungulato, vive nelle zone più impervie delle montagne, si sposta con grande agilità su ripidi pendii grazie alle sue due gambe più corte delle altre. Sono in pochi quelli che lo hanno incontrato, leggenda o verità, nessuno lo sa con precisione, ma se vi recate al rifugio Spanna a pochi metri sotto la cima del Bec d'Ovaga, ne saprete qualcosa di più sull'animale più mitico delle Alpi insieme all'unicorno!!!
Per raggiungere la Valsesia percorriamo l'autostrada A26, usciamo al casello di Romagnano Sesia/Ghemme e alla rotonda svoltiamo a sinistra seguendo la statale 299. Dopo Borgosesia prima del ponte sul fiume Sesia svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni Doccio/Crevola/Parone, la strada costeggia il Sesia alla sua destra orografica, fino a raggiungere Crevola. Dal paese seguiamo a sinistra le indicazioni per Parone, oltrepassata la località Le Piane svoltiamo a destra, in breve arriviamo al termine della strada in località Casavei 809 m.
Parcheggiata l'auto ci prepariamo per la salita, seguendo il consiglio di un signore che ha recentemente già fatto il percorso, lasciamo le ciaspole in auto. Seguiamo il sentiero sulla sinistra che si inoltra nel bosco, attraversato il torrente risaliamo tra antichi faggi fino a raggiungere una strada sterrata. La salita ora si fa più tranquilla, arrivati all'Alpe Campo 1070 m seguiamo il sentiero 605 indicato da alcuni cartelli. Da qui fino al rifugio il sentiero è ricoperto dalla neve, le temperature basse dei giorni precedenti hanno trasformato lunghi tratti in lastroni di ghiaccio, il mio consiglio è di portare nello zaino un paio di ramponi o ramponcini a 4 punte, soprattutto in questa stagione dove si possono trovare tratti ghiacciati. Arrivati alla cappella dell'alpe Pastore il sentiero prosegue con lunghi tornanti, sopra di noi vediamo ormai chiaramente sventolare la bandiera tricolore, usciti dal bosco con un ultimo sforzo risaliamo l'erto pendio arrivando davanti alla cappella del rifugio Spanna 1600 m (0163/54464), il rifugio rimane aperto nei fine settimana praticamente tutto l’anno e nell’intero mese di agosto. Costruito dalla sezione del C.A.I. di Varallo Sesia sul finire del secolo scorso, fu inaugurato 1894 col nome di "Capanna Orazio Spanna" in ricordo dell'alpinista. Distrutto dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, venne acquistato dalla Sezione A.N.A. di Varallo Sesia nel 1950, ricostruito e inaugurato nuovamente nel 1951. Al nome precedente venne aggiunto quello di Giusepppe Osella ufficiale alpino, trucidato dai nazisti. Dopo una breve sosta raggiungiamo la cima a circa 30 metri sopra la nostra testa, dove un'enorme croce ci da il benvenuto sulla cima della Bec d'Ovaga o Res 1631 m il panorama è fantastico, oltre all'eccezionale vista sulla Est del Monte Rosa, lo sguardo corre all'infinito verso la pianura del Vercellese e Novarese, lo sforzo è appagato ampiamente!!! Dopo la foto di rito gentilmente scattata da Simone di Quarona, per la sosta pranzo decidiamo di tornare al rifugio, nel frattempo sono arrivate diverse persone animando notevolmente il luogo. Dopo esserci riposati e gongolati sotto al caldo sole, riprendiamo la via del ritorno seguendo il medesimo percorso dell'andata.

Simeone, Flavio, Danilo, PG e Fabio

verso l'infinito...

la NOSTRA BANDIERA...

il rifugio Spanna

dalla cima del Bec d'Ovaga o Res 1631 m

domenica 15 marzo 2009

Nelle trincee, tra gallerie e feritoie tra il M. Orsa e il M. Pravello

La felicità e la Pace del cuore nascono dalla coscienza
di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso
e non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.
Mahatma Gandhi

Arrivati a Porto Ceresio 280 m o "Porto di Arcisate" lasciamo l'auto poco distante da Piazza Bossi, dalla piazza imbocchiamo Via Garibaldi e seguendo i segnavia ci inoltriamo tra le vie del paese fino ad arrivare al pannello della Comunità Montana Valceresio, da dove inizia la bella mulattiera acciottolata che sale verso Ca' del Monte 500 m, raggiungibile anche in auto. Dopo circa mezz'ora arriviamo all'ingresso del paese, attraversato il ponte raggiungiamo in breve il lavatoio da dove seguiamo le indicazioni Cuasso al Monte. Saliamo tra le vie del grazioso paese, in breve riprendiamo il sentiero e seguendo i segnavia bianco-rosso-bianco ci inoltriamo nel bosco arrivando a un bivio dove accanto a una graziosa cappella seguiamo il sentiero di destra. Procediamo in falsopiano in un bel bosco di latifoglie, siamo sul confine svizzero anzi per un breve tratto siamo in territorio elvetico lo notiamo da un vistoso cartello e da i ceppi di confine, attraversato un torrente Danilo ci mostra le sue doti di acrobata camminando su un albero sospeso alcuni metri da terra. Arriviamo nelle vicinanze di una casa con enormi cataste di legna. al bivio svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Monte Casolo, il sentiero è talmente ricoperto dalle foglie che sembra di camminare su un soffice tappeto... La salita è gradevole ma oggi senza ombra di dubbio fa davvero caldo, che sia arrivata finalmente la primavera? Ad un crocevia di sentieri facciamo una breve pausa, seguiamo la sterrata che sale a sinistra, un cartello caduto a terra indica Monte Grumello. Da questo punto bisogna sicuramente avere una buona esperienza di montagna, dopo un tratto in salita scendiamo di qualche metro, attraversato un torrente in una gola davvero suggestiva, arriviamo a un bivio da dove seguiamo una vecchia strada militare sulla sinistra, passiamo accanto a una postazione di osservazione costruita su un albero e in breve siamo di nuovo sul confine. Qui abbiamo il piacere di conoscere Renato con il quale condividiamo un tratto del percorso, gentilmente ci da alcuni consigli per la via del ritorno, la salita ora si fa davvero tosta, incredibile siamo con un piede in Svizzera e uno in Italia. Arrivati su un ripiano il sentiero volge decisamente a destra, ora ci aspetta l'ultima ripida salita verso la cima, in alcuni tratti il sentiero è ancora ricoperto dalla neve per cui procediamo con attenzione, finalmente eccoci sul Monte Pravello o "Poncione d'Arzo" 1015 m. Grandioso il panorama sul lago di Lugano e sul vicino Monte San Giorgio, accanto alla croce c'è una diroccata e piccola costruzione utilizzata dalle guardie di confine fino a qualche decennio fa, sulla palina segnavia sono indicati i vari sentieri provenienti dal versante svizzero. Ci concediamo una meritata sosta, poi armati di pila decidiamo di affrontare il sentiero trincerato costruito nel 1915 verso il M. Orsa 993 m. Scendiamo attraverso la trincea visitando ogni caverna che ci si presenta durante il percorso, scendiamo alcune scale e dalle feritoie scrutiamo l'orizzonte, alla fine del percorso entriamo anche nella galleria fortificata sotto il M. Orsa, davvero notevoli le opere di ingegneria militare che si possono osservare. All'uscita della galleria dopo pochi metri raggiungiamo un'enorme palo in cemento, seguiamo la stradina asfaltata che in pochi minuti ci conduce sotto ai ripetitori, accanto a una costruzione un sentierino sale in cima al M. Orsa 993 m, dove ci fermiamo a mangiare. Ritorniamo verso il palo in cemento da dove seguiamo il sentiero per Viggiù (scorciatoia) indicato da una palina segnavia, scendiamo attraverso un bel bosco con varie latifoglie e conifere, arrivati sulla rotabile scendiamo lungo la strada passando accanto ad alcune ville, dopo circa 10/15 minuti sulla destra troviamo una palina con l'indicazione per Bernasca, il sentiero è ben segnato e ci conduce senza alcun problema su una strada sterrata che seguiamo fino a Besano, a pochi minuti dalla piazza dedicata ai caduti di Nassyria. Dopo circa 2 km arriviamo sul lungolago di Porto Ceresio da dove raggiungiamo in breve l'auto. Prima di tornare a casa ci concediamo una bella bevanda fresca, oggi ce la siamo ampiamente meritata!!!
Malati di montagna: Flavio, Danilo, Simeone e Fabio

Porto Ceresio

Monte Orsa 993 m

Sentiero trincerato

Monte Pravello 1015 m

Flavio, Fabio, Danilo e Simeone