Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 8 dicembre 2013

Quater pass sulla "Via del Monscera"

La via del Monscera è un itinerario affascinante che da Domodossola in tre giorni permette di arrivare a Briga. Oggi ne abbiamo percorso un tratto, questa mulattiera era anche il principale collegamento tra il fondovalle e Bognanco, prima che la strada costruita sull'altro versante nel 1877 ne riducesse la frequentazione.

Percorriamo l'autostrada A26 Gravellona Toce, per poi proseguire sulla Statale del Sempione fino all'uscita di Domodossola. Continuiamo ora verso destra sulla Statale in direzione di Domodossola, per poi continuare seguendo le indicazioni per la Val Bognanco. All'inizio della valle svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per Crevoladossola/Sempione, attraversato il ponte sul Bogna, lasciamo la macchina nell'ampio parcheggio a destra antistante il paese di Mocogna 330 m.
Dalla vicina palina segnavia ci addentriamo fra le viuzze del paese passiamo accanto all'oratorio di San Rocco e poco dopo arriviamo a una fontana con accanto una palina segnavia. Ci avviamo sulla sinistra seguendo il sentiero D0, su un viottolo che diventa ben presto una mulattiera, alzandoci dolcemente fra i prati e lasciando alle nostre spalle le case del paese.
Dopo aver oltrepassato il vecchio lavatoio, raggiungiamo in breve la Cappella della Madonna della Consolata, compiamo ora un ampio giro per poi alzarci in diagonale sulla bella mulattiera acciottolata. Proseguiamo per un lungo tratto in falsopiano sfiorando alcuni prati e terrazzamenti ancora ben tenuti e volgendo decisamente a destra passiamo sotto alla strada entrando quindi nella borgata di Cisore 437 m.
Arrivati nella piazzetta si può notare che la fontana è sormontata da una protone in pietra oliare raffigurante una testa umana. Un tempo era in uso collocare anche sulle fontane elementi decorativi in rilievo di questo tipo che avessero forma di testa, umana o animale. Ciò veniva fatto perché si riteneva che questi manufatti litici svolgessero una funzione apotropaica, cioè servissero a proteggere il luogo, allontanandone gli influssi negativi.
Tralasciamo i segnavia bianco/rossi sulla sinistra da dove poi faremo ritorno e continuiamo diritti passando sotto il portico di alcune case. Usciti dal paese camminiamo sul bel acciottolato per un centinaio di metri sino a raggiungere una palina segnavia, dalla quale seguiamo le indicazioni a sinistra per Monteossolano/Ca' Monsignore.
Attraversiamo i prati lungo un sentiero abbondantemente segnalato, raggiungendo delle baite, attraverso le quali ci alziamo ripidamente a sinistra sbucando nuovamente sulla vecchia mulattiera.
Entriamo in un valloncello per poi uscire in una piccola radura che conduce ad un dosso spoglio e ripido, il sentiero si addentra in una tetra valle dove scorre un ruscello, attraversiamo una ripida parete rocciosa dove oltre a un cavo d'acciaio sulla sinistra di protezione, troviamo anche alcune catene recentemente collocate in caso di terreno ghiacciato o scivoloso.
Attraversato il torrente riprendiamo a salire in costa, per poi proseguire in falsopiano fino alla borgata di Pregliasca, oltrepassate le case il sentiero si innesta sulla strada asfaltata che seguiamo per qualche centinaio di metri arrivando a Monteossolano 784 m.
Saliamo sull'ultimo tratto asfaltato per poi mantenerci sulla sinistra, attraversando la frazione in direzione della chiesa dedicata a San Gottardo, dominata dall'alto dall'ardito campanile. Dopo una breve pausa seguendo le indicazioni sulla palina segnavia usciamo dal paese compiendo un ampio giro sulla bella mulattiera che passa al di sotto del cimitero, proseguiamo fra i filari di vite inoltrandoci nella valle. Lasciate sulla destra il gruppo di abitazioni di Case Piccioni, attraversiamo una piccola condotta forzata in fase di manutenzione e oltrepassati un paio di ruscelli, iniziamo a scendere leggermente sul dosso dove sono adagiate alcune baite che preannunciano l'oratorio del Dagliano. Oltrepassata una cappella recentemente ristrutturata, datata 1897, scendiamo verso destra e dopo un ampio tornante raggiungiamo l'ardito ponte in pietra sul Rio Dagliano.
Nelle vicinanze della forra ci sono due cappellette devozionali, dove la gente accendeva un cero e recitava una preghiera prima di affrontare il tratto più pericoloso della strada della valle.

"Vi è osservabile un ponte ad un solo arco posto su due montagne in tal guisa, che sembra sospeso in aria per magico potere al dissopra di un burrone, nel cui fondo corre un rivo o torrente appellato Dagliano. Casalis, XIX sec."

Saliamo ripidamente con alcuni tornanti sull'altro lato e tralasciando la pista che si stacca sulla destra, arriviamo a una cappella. Proseguiamo con alcuni saliscendi e oltrepassata la Cappella della Madonna del Rosario in breve raggiungiamo la frazione di Cà Monsignore, dove negli anni '30 del Novecento visse una piccola comunità di religione protestante. Nel 1913 sul settimanale locale "Il Popolo dell'Ossola" viene raccontata una leggenda che ne spiega l'etimologia del nome.

"È noto che in una località di questo comune vi sono alcuni casolari detti Monsignore. Chi bramasse sapere l'etimologia di questo nome, sappia che tempi delle persecuzioni degli Ariani un Vescovo fuggiasco, vestito da borghese, capitò in uno dei detti casolari e domando ospitalità ad un contadino, padrone di una di quelle catapecchie. Il contadino l'accolse cortesissimamente, gli diede cena ed alloggio. La mattina seguente il borghese, prima di proseguire il suo viaggio alla volta del Vallese, disse di essere il vescovo tale dei tali e ringraziò il suo ospite, dicendogli: grazie, mille grazie, buon signore. Il contadino quasi impazzito dalla gioia, diceva in sua favella con Virgilio: non sono degno di tanto onore. E nello stesso tempo continuava a dire a tutti: che la mia casa è la casa del bon Signore. Di qui il nome del casolare e degli altri che ci erano allora o sorsero dopo".

Subito dopo le prime case del villaggio ci abbassiamo sul sentiero a sinistra raggiungendo una palina segnavia, il sentiero prosegue per un breve tratto in piano entrando in una valletta. Scendiamo con un paio di tornanti e oltrepassate un gruppo di baite in pochi minuti arriviamo al ponticello che attraversa il rio Rabianca su alcune forre. Dall'altra sponda risaliamo rapidamente per circa una cinquantina di metri per poi scendere verso sinistra percorrendo un lungo traverso fino ad arrivare su una strada che seguiamo per alcuni minuti in discesa giungendo a Bognanco Fonti. Da qui proseguiamo verso valle seguendo la strada asfaltata per circa 20/30 minuti fino alla frazione Torno. All'inizio delle case seguiamo il sentiero a sinistra per Barro, indicato da un cartello segnavia. Iniziamo nuovamente a salire e attraversato un ponticello, seguendo i segnavia bianco rossi raggiungiamo una cappella, continuiamo ora in piano fino a raggiungere alcune case in rovina. Attraversato il ponte sulla destra seguiamo l'ampia mulattiera che in breve ci conduce a Barro, arrivati alla palina segnavia pieghiamo a sinistra e attraversato un ponticello in cemento, in breve arriviamo sulla strada asfaltata. Continuiamo verso destra e in pochi istanti arriviamo all'oratorio di Barro, dal piazzale imbocchiamo sulla destra il sentiero dedicato dalla SEO-CAI di Domodossola a Giuseppe (Pino) Cattaneo socio di questa sezione e grande appassionato di montagna.
Dopo un tratto alquanto ripido, proseguiamo a mezza costa in leggera discesa, contornando il fianco della montagna, attraversando ruscelli e piccoli rivoli. Sul nostro cammino abbiamo la fortuna di poter incontrare due abitanti del bosco una cerva e un capriolo, dopo un breve tratto in salita ritorniamo sulla strada asfaltata. Seguiamo la carrabile verso destra e superata una curva, dopo dopo metri l'abbandoniamo per salire a sinistra raggiungendo una cappella. Continuiamo tra le case di Cisore raggiungendo nuovamente la piazzetta con la fontana, da qui in poi ritorniamo a Mocogna percorrendo il medesimo itinerario fatto al mattino. Il primo tratto di sentiero è esposto al sole e quindi adatto anche nella stagionale invernale, splendidi i panorami sulle montagne attorno.
Malati di Montagna: Silvio, Pg, Danilo e Fabio


ridere fa bene alla salute...!!!


...sentieri, mulattiere...arterie di un mondo che sta scomparendo...




therapeutic mountain





1 commento:

  1. Il mio primo commento sul tuo blog dal mio (nuovo) blog!
    L'incontro con gli animali è sempre un bel regalo,..

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