Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

sabato 4 maggio 2013

Tra gli spiriti del bosco...

A chi passa di qui
Sei su un sentiero che ha in sé una magia,
che ti guarda e capisce se sei in sintonia.
Ha in sé un elemento sveglio giorno e notte,
che controlla tutto e non gli scappa niente.
È ovunque: vicino a un sasso, sopra un ramo,
dietro una pianta, tra fili d'erba, nell'acqua di una pozza;
brontola col tuono, soffia col vento
s'illumina col lampo, continua fuori e dentro.
È lo Spirito del bosco, che ogni tanto appare,
da dove è nascosto esce, compare.
Ma non è così facile portarlo alla vista:
con le mani e col cuore ci riesce un artista.
Un piccolo tronco nel bosco e l'uomo lì vicino:
si guardano, si studiano, “si leggono il sentimento”
che è poi quello che guida lo scalpello e il mazzuolo
e dal legno esce un folletto, un piccolo animale.
E questi li vedi a lato del sentiero,
ma c'è tutto il resto nascosto lì dietro:
se vuoi vederlo quando passi da qui,
devi riuscire ad essere… un po' artista anche tu
Tiziano Corti

Viaggiamo sull’autostrada A9 verso la Svizzera, usciamo a Como/Sud, per poi proseguire seguendo le indicazioni per Erba. Usciti da Como seguiamo le indicazioni per Lecco/Bergamo finché, giunti ad un incrocio, svoltiamo a sinistra per Pontelambro Canzo/Asso.
Una volta arrivati a Canzo decidiamo di lasciare la macchina nell'ampio parcheggio in Via Gajum vicino alla chiesa di S. Francesco (420 m slm circa). Si potrebbe proseguire fino alla località Gajum, ma, in questo caso, potremmo avere difficoltà per il parcheggio, soprattutto nei giorni festivi.
Una bella fontana in un arco di pietra posta in fondo al parcheggio, ci permette di riempire le borracce con acqua freschissima. Seguendo Via Gajum in salita, in circa 10 minuti arriviamo in località Fonte Gayum a 483 m, punto di partenza per le diverse mete possibili.
Prendiamo a sinistra l'acciottolata dal suggestivo nome di "Via delle Alpi", vera spina dorsale della Val Ravella, Con pochi tornanti siamo al grande prato e al nucleo di Prim'Alpe o alpe Grasso 718 m. Prima di proseguire consigliamo una visita al Centro Visitatori della Riserva Sasso Malascarpa, all'interno dell'antico edificio ristrutturato dall'ERSAF, sono esposti pannelli informativi e reperti naturali specifici dell'area protetta riguardanti la geologia, la vegetazione e la fauna. Tralasciata la strada acciottolata proseguiamo verso destra seguendo le indicazioni per il "Sentiero dello spirito del bosco". È un sentiero molto particolare, da percorrere in punta di piedi, dove si può fare la conoscenza dello Gnomo Gnogno e del Saggio del Bosco, incontrare a tu per tu il famigerato Homo Salvadego e il suo bizzarro asinello, provare la paura di perdersi nel labirinto dei tronchi morti o la rassicurante sensazione di essere accolti nel grembo di Madre Terra. Ma soprattutto è il luogo dove si può allenare la propria sensibilità all’ascolto e all’osservazione.
Terminato il sentiero ci ritroviamo a Terz'Alpe, 793 m. Questa antica cascina, che sembra una fortezza, nasconde nella corte interna un'accogliente agriturismo. Dalla palina segnavia proseguiamo a sinistra seguendo il sentiero n. 3 per "la Colma". Al  bivio successivo continuiamo in costa, lungo il sentiero che prende quota ai piedi della parete meridionale del Corno Occidentale e che, tra boscaglie e radure, termina alla Colma di Ravella 1000 m, tra la Val Ravella e la Val Gatton. Pieghiamo a destra e iniziamo a salire la cresta nord del M. Prasanto, prima in una fitta pineta di rimboschimento, poi per pascoli e roccette che ora si aggirano, ora si superano direttamente con facili passaggi. Mentre proseguiamo godendo di una bella vista a destra sulla Val Ravella e a sinistra sulla Valle Inferno, incrociamo un sentierino a sinistra che seguiamo arrivando in breve al punto panoramico sui famosi "Campi selciati". Un curioso fenomeno carsico, caratterizzato da profonde scanalature scavate dall'acqua nella roccia calcarea, che ricordano i segni lasciati dai carri sul terreno. Riprendiamo il sentiero principale giungendo al Sasso Malascarpa 1187 m, che si presenta come un grande muro a secco costruito dall'uomo ed invece è un lastrone di bianco calcare tagliato da solchi carsici paralleli in blocchi quasi regolari. Qui si possono osservare i Conchodon, grossi Molluschi Lamellibranchi visibili soprattutto nella parte culminale dell'area, nel Calcare di Zu, l'inconfondibile forma "a cuore" di questo fossile è diventata oggi il simbolo della Riserva. Proseguiamo in piano fino al piazzale del grande ripetitore, evitiamo di salire alla cima del M. Prasanto a poche decine di metri dal ripetitore, per cui scendiamo per qualche minuto seguendo la strada sterrata per poi svoltare a sinistra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia per la Bocchetta di San Miro che raggiungiamo velocemente. Dalla palina segnavia volgendo a destra per pascoli saliamo fino alla vetta del M. Rai 1259 m, punto panoramico sulla valle dell'Oro e sulla sottostante Basilica di San Pietro. Deviamo dal nostro percorso seguendo il sentiero a sinistra verso il Corno Birone, arriviamo alla palina segnavia e ritorniamo indietro. Scendiamo a sinistra lungo la dorsale e incrociata la strada sterrata arriviamo al rifugio SEC Marisa Consiglieri nei pressi del Culmen 1110 m.
Dal rifugio rimontiamo i pascoli seguendo un'evidente traccia, raggiunto il crestone Nord lo seguiamo fino all'anticima del M. Pesurra e dopo una insellatura eccoci finalmente in cima al M. Cornizzolo 1241 m. La croce alta nove metri fu posta nel 1933 per commemorare i caduti della Brianza nella Grande Guerra. Dopo la pausa pranzo scendiamo per la stessa via fino alla Culmen. Passiamo il rifugio sulla destra e, subito dopo,  sulla sinistra troviamo il sentiero n. 7 indicato su una palina segnavia. Scendiamo nel bosco, prima dolcemente arrivando all'antico nucleo dell'Alpetto 1047 m e poi, dopo una secca curva a destra, molto più ripidamente. Dopo un lungo traverso arriviamo ad una sella, oltrepassata la quale entriamo in una profonda valle dove il sentiero corre parallelo ad un piccolo torrente.  Raggiungiamo un bivio e prendiamo a sinistra, verso il torrente Ravella che guadiamo. Sulla destra orografica del torrente scendiamo lungo il Sentiero Geologico e in pochi minuti ritorniamo in località Gajum.
Il depliant "La geologia della Riserva Naturale Sasso Malascarpa" e la
Cartina Riserva Sasso Malascarpa, richiedono l'utilizzo di Acrobat Reader
Malati di Montagna: Simeone, Danilo e Fabio

attenzione comportatevi bene all'interno del mio bosco...!!!


salve visitatori, benvenuti nel mio regno...


si, si, lo so, le dita nel naso non si mettono...


portate sempre rispetto a ogni creatura che incontrate...


bene, bene, siete già a buon punto...!!!


non abbiate paura...


in cresta...


i l Sasso Malascarpa
L'origine del nome "Malascarpa", dal dialetto sass de la mascarpa, non è certa, ma probabilmente va collegata al significato di masca (strega) ed alle tradizioni popolari che legavano rocce e sassi dalla forma particolare a elementi negativi e pericolosi.


dal M. Rai...verso il...


...M. Cornizzolo


by Simeone









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