Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

sabato 16 marzo 2013

Un giro in giro nel Parco della Val Sanagra

L’urbanizzazione contenuta, l’ambiente selvaggio, la presenza di specie vegetali rare o endemiche, unite a un microclima particolare, fanno di questa zona uno dei territori più interessanti in ambito lariano.

Da Como seguiamo la SS340 "Regina", usciti dalla galleria di Menaggio, prendiamo la direzione per Plesio, giunti a Loveno svoltiamo a sinistra in direzione del centro sportivo e in pochi minuti giungiamo al cimitero in località Piamuro 374 m, dove parcheggiamo. Ultimati i preparativi, consultiamo, su un pannello didattico, la cartina del Parco Val Sanagra e iniziamo a percorre la carrareccia a lato di esso inoltrandoci in una pineta. Alla prima palina segnavia facciamo una breve deviazione a sinistra verso la Torre Galbiati. Fuori dal bosco ci ritroviamo in una piccola radura, proseguiamo verso un casolare con accanto una palina segnavia, per poi continuare verso desta dove imbocchiamo il sentiero segnalato da un paletto con una S simbolo del parco. In pochi minuti, risalita la collinetta, arriviamo sul promontorio dove sorge la Torre Galbiati 432 m. Questa torre ottocentesca, denominata Galbiati dal nome della famiglia che la fece realizzare, è stata costruita sul culmine di una collina in modo da permettere il godimento dall'alto sia del panorama del centro lago, sia della Villa Bagatti Valsecchi. Ritornati sulla carrareccia proseguiamo in piano, tralasciamo la deviazione a sinistra per Tobi che useremo al ritorno e, con una breve salita, giungiamo alla Cappella dell'Artus. Scendiamo ora lungo un acciottolato fino al ponte di Nogara 393 m sul fiume Sanagra. Questo ponte deve il suo appellativo ai proprietari del mulino adiacente e rimasto attivo fino al 1939, quando un frana danneggiò irrimediabilmente la roggia. Nei suoi pressi, tra il 1850 e il 1910, risultava attiva la Filanda Erba, opificio in cui si operava la riduzione in filo della seta e del cotone Le matasse di filo, trasportate su grossi carri attraverso le Pianure di Loveno, raggiungevano le tessiture del porlezzese.
Non attraversiamo il ponte, ma risaliamo il fiume sul sentiero alla sua sinistra orografica seguendo le indicazioni sulla palina segnavia per il Sass Curbèe. Oltrepassiamo la Fornace Galli arrivando in breve alla Vecchia Chioderia 412 m, ora agriturismo. Questo antico mulino, rimasto attivo fino al 1820, subì, nel corso degli anni, numerose trasformazioni ospitando dapprima una fabbrica di chiodi (attività dalla quale deriva l'attuale denominazione) e, dal 1943 al 1966, una manifattura di lucchetti gestita dalla Ditta Mascheroni di Milano. Proseguiamo a destra sulla carrareccia e raggiungiamo il piccolo nucleo del Mulino Carliseppi 458 m, dove un ponte ci conduce sul lato destro orografico. Continuiamo, ora su sentiero, rimanendo a lato del torrente e oltrepassato un ponticello metallico in breve arriviamo all Sass Curbèe 500 m. Alcuni piccoli scalini ricavati nella roccia con passamani ci permettono di superare l’enorme monolito, in seguito il sentiero si inoltra nella valle senza particolari difficoltà e solo nella prima parte bisogna porre un po' d'attenzione nell'attraversare alcuni tratti esposti. Il percorso si svolge in un bel bosco passando accanto ad alcune baite in gran parte ormai abbandonate al loro destino, seguendo i segnavia bianco/rossi giungiamo nella bella radura in località Monti di Madri 570 m, con bella vista sul Monte Grona. Continuiamo passando accanto a una baita isolata che sembra uscita da un libro di fiabe dei fratelli Grimm e dopo pochi minuti giungiamo al ponte in legno sul Sanagra. Lo attraversiamo proseguendo ora sul lato destro orografico della valle, in direzione opposta da dove siamo venuti. Arrivati a un bivio seguiamo la carrareccia a destra che gradatamente sale e, oltrepassata una radura, incrociamo una stretta strada asfaltata che seguiamo verso sinistra arrivando in breve alla chiesetta di S. Rocco 761 m. Seguiamo la strada asfaltata in discesa per qualche minuto e dopo una casa sulla sinistra, inizia un sentiero non segnalato, probabilmente la vecchia mulattiera che collegava il paese di Naggio a S. Rocco. Arrivati a Naggio scendiamo in Via ai Monti, il nostro consiglio prima di proseguire è di girare tra gli stretti vicoli acciottolati, molto bella la piazzetta centrale con una fontana al centro (piazza Maggiore). Dalla chiesa del paese proseguiamo diritti tralasciamo la strada per Menaggio e in breve arriviamo al cimitero con adiacente una chiesetta. Seguiamo la bella mulattiera indicata da un cartello giallo come "Strada vecchia per Codogna". L'abbandoniamo per un breve tratto seguendo la strada asfaltata, per poi riprenderla accanto a una cappella, il panorama sul lago e sul gruppo delle Grigne è davvero notevole. Arrivati a Codogna 430 m, proseguiamo seguendo la via acciottolata che costeggia la bella chiesa dedicata a S. Siro e in pochi minuti giungiamo a Villa Camozzi. Costruita presumibilmente intorno alla metà del XVIII sec. dalla nobile famiglia De Guaitis, la quale poi, dovendosi trasferire in Germania, la vendette a Luigi Camozzi, rimase di proprietà della famiglia fino al 1977. Nel 1986 l'intero complesso venne acquistato dall'Amministrazione Comunale che lo destinò a Municipio, Biblioteca, Centro Convegni e sede delle Museo Etnografico e Naturalistico Val Sanagra. Dall'entrata bassa della villa proseguiamo seguendo le indicazioni sulla palina segnavia per il Rogolone, la stradina passa accanto alla recinzione della villa per poi proseguire tra le case, usciti dal paese continuiamo alternando alcuni saliscendi, fino a raggiungere la radura dove si erge maestoso il Rugulun. Quercia secolare ed albero monumentale posto sotto tutela dal 1922, nato probabilmente nel 1710, alto 25 m, con una circonferenza di 8 m circa. La mirabile crescita del Rogolone è dovuta anche, oltre alla fortuna di essere sopravvissuto nel tempo all'ambiente favorevole. L'albero gode infatti di una buona radiazione solare, dell'esposizione meridionale e della costante disponibilità idrica di una vicina sorgente, ingredienti primari per uno sviluppo sano e vigoroso. L’albero è il simbolo del Museo Etnografico e Naturalistico del Comune di Grandola ed Uniti. Accanto al Rogolone, si trova il Rogolino, altra quercia monumentale più giovane di circa 100 anni. Dopo la pausa sotto le fronde di questo grande e vecchio amico, ritorniamo in paese sul medesimo itinerario fino alla palina segnavia, da dove proseguiamo seguendo l'indicazione per Mulino della Valle (M. Nogara). Attraversiamo il paese seguendo Via 4 Novembre, per poi continuare su una larga mulattiera acciottolata che in pochi minuti scende al Mulino della Valle o Mulino Nogara 393 m. Attraversato il ponte ripercorriamo il percorso fatto al mattino fino alla palina segnavia sulla destra, da dove seguiamo le indicazioni per Tobi. Proseguendo in piano verso destra raggiungiamo un’altra palina segnavia dalla quale seguiamo il sentiero a sinistra che si inoltra nel bosco-parco. Poco prima di arrivare al ponte decidiamo di seguire il sentiero a destra, non segnalato, che in pochi minuti conduce ad una terrazza affacciata su una pozza alimentata da una bella cascata chiamato il "Bagno della Contessa".
L'accesso a questo suggestivo punto panoramico posto nella gola sottostante a Villa Bagatti Valsecchi avviene attraverso una galleria che il barone Galbiati fece scavare, nel corso del XIX sec., al fine di rendere ancor più ricco e interessante il bosco - parco romantico da lui progettato.
Torniamo al Ponte Tobi 330 m, un suggestivo ponte in pietra, arricchito da una piccola cappelletta dedicata alla Madonna, dalla palina segnavia tralasciamo le varie indicazioni e scendiamo seguendo un sentiero che poco dopo prosegue in piano sulla sinistra orografica del torrente.
Si raggiunge un ponte metallico in località Forni di Cardano e poco dopo, sempre sulla sinistra orografica, inizia il tratto dell’Orrido del Sanagra. Il percorso, a tratti scavato nella roccia, a tratti sostenuto da pilastri, si snoda su passerelle di metallo ad una ventina di metri sopra il torrente. Non ci sono pericoli grazie a ringhiere e reti metalliche di protezione che lo rendono sicuro: il percorso è stato realizzato per permettere la manutenzione delle tubazioni dell’acquedotto di Menaggio. A volte occorre piegarsi o togliersi lo zaino per superare passaggi scavati nella roccia, ma questo aggiunge un po’ d fascino alla bellezza di un percorso sospeso in un canyon con il fiume che scorre tumultuoso sotto i nostri piedi. Alla fine sbuchiamo davanti ad una ripida scala, scendiamo su un ponte di servizio dell’acquedotto che ci porta sull'altra sponda. Proseguiamo nel bosco costeggiando il torrente fino alla località Burgatto e riattraversiamo un ponte sul Sanaqgra davanti alle seterie Mantero.
Proseguiamo in salita  seguendo uno stretto vicolo acciottolato e, una volta arrivati sulla strada asfaltata svoltiamo a sinistra seguendo una via dal fondo acciottolato. Intersechiamo nuovamente la strada asfaltata proseguendo in salita in via Catulla Mylius Vigoni. Oltrepassata la chiesa dei SS. Lorenzo e Agnese e in seguito il campo sportivo, in breve arriviamo a Piamuro dove abbiamo lasciato l'auto.
CARTINA DEL PARCO (si richiede Acrobat Reader)
Malati di Montagna: Pg, Danilo e Fabio

Ponte Nogara


Madri e il Monte Grona


il Rugulon 300 anni e non sentirli...!!!
Un rovere monumentale tra i più maestosi d'Europa,
unico albero in provincia di Como riconosciuto
come Munumento Naturale e simbolo 
del Museo Etnografico e Naturalistico Val Sanagra


la Cascata o "Bagno della Contessa"


Orrido del Sanagra


passaggio angusto...





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