Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 10 febbraio 2013

Attrazione Val Grande

Dall'autostrada A26 - Gravellona Toce, continuiamo sulla SS33 del Sempione fino all'uscita di Piedimulera, seguiamo le indicazioni per Vogogna oltrepassando un paio di rotonde e dopo aver attraversato il fiume Toce svoltiamo a sinistra entrando in una piccola galleria, dopo qualche chilometro arriviamo a Prata 231 m.
Parcheggiamo nel piazzale antistante la chiesa, la temperatura è particolarmente rigida ma di nuvole non se ne vede nemmeno l'ombra… Ci incamminiamo verso sinistra sulla strada asfalta, in direzione opposta da dove siamo venuti, dopo pochi minuti in corrispondenza del cartello stradale "Regione Canale" svoltiamo a destra e dopo una decina metri sulla sinistra accanto a una chiesetta troviamo l'inizio dell'itinerario segnalato da una palina segnavia. Il primo tratto si svolge su un'ampia mulattiera lastricata che conduce a una casa, dietro la quale inizia il sentiero segnalato con segni di vernice bianco/rossi che in breve giunge sui prati ai piedi della torre del Bulfer 325 m, risalente al XIII sec.
Proseguiamo sulla sinistra, dove ritroviamo il sentiero e una palina segnavia che ci indica la giusta direzione da tenere. Ci inoltriamo nel bosco guadagnando quota costantemente senza particolari difficoltà, raggiungendo la solitaria baita Runcass. Dopo un breve tratto in piano riprendiamo a salire arrivando brevemente ai ruderi dell'alpe Bisigunsc 480 m, all'esterno di una delle baite è stato posto un pannello del CAI di Villadossola che descrive la storia del luogo in cui ci troviamo. A destra appoggiata sul terreno possiamo notare una "preia", pietra che fungeva da contrappeso del torchio presumibilmente del 1700 e che ha funzionato fino al 1900 circa, queste zone oltre a essere coltivate a vigneto, veniva anche prodotta la segala, pianta seminata in autunno ed in luglio raccolta dalle donne che caricavano sulla caula per trasportarla in un posto chiamato "arial".
Continuando sulla sinistra incontriamo vicino al sentiero alcuni sostegni in pietra usati le vigne, oltrepassiamo altre baite e senza quasi accorgercene ci ritroviamo all'alpe Fonten 557 m, con la sua cappella del 1700 circa, ormai ridotta quasi a un rudere, le immagini all'interno sono quasi completamente cancellate dal tempo.
Passiamo tra le baite ormai inglobate nel bosco, per poi piegare verso destra e attraversato alcuni ruscelletti riprendiamo a salire con più decisione, ci meravigliamo come abbiano potuto realizzare questo sentiero in questi luoghi selvaggi e apparentemente ostili. Con un percorso tortuoso saliamo a delle baite diroccate, riprendiamo a salire e seguendo attentamente i segni di vernice bianco/rossi sulle rocce e sugli alberi, in pochi minuti ci ritroviamo fuori dal bosco in prossimità di una palina segnavia che ci indica che siamo all'alpe Aurinasca dentro 976 m, in breve proseguendo a sinistra arriviamo all'alpe Aurinasca Sopra. Rimaniamo estasiati dal panorama sulla piana Ossolana, ma soprattutto sul gruppo del Rosa che si erge nella sua maestosità verso il cielo azzurro. Ci fermiamo per una meritata sosta accanto alla cappella edificata nel 1928, nel frattempo veniamo raggiunti da un cordiale signore proprietario di una delle baite, il quale ci racconta di come una volta tutto questo versante era coltivato e che si potevano scorgere le baite dell'alpe Aurinasca anche dal fondovalle. A malincuore lasciamo questo angolo di paradiso e riprendiamo il cammino, dalla palina segnavia iniziamo a scendere in direzione di Cuzzego, subito dopo aver oltrepassato le baite di Aurinasca di Fuori, il sentiero inizia a scendere ripidamente lungo il fianco roccioso della montagna, all'interno del bosco alcuni singoli esemplari di larice si ergono isolati al confine del cielo. Il larice è un albero forte e tenace. Solitario come il camoscio che qui in Val Grande è di casa.
Ben presto arriviamo all'alpe Luera 901 m (le luere erano fosse scavate dai montanari a cielo aperto con un'esca viva oppure coperte da rami per farvi cadere dentro il lupo e quindi ucciderlo), anche da qui il panorama è splendido e vale la pena soffermarsi qualche istante. Il sentiero prosegue a destra rientrando nel bosco, vi sono molte tracce, per cui bisogna stare attenti ai rari segni di vernice, rimanendo il più possibile sul sentiero principale che a volte è ricoperto dal folto fogliame. Giungiamo sugli ampi prati dell'alpe Cortigo 722 m e proseguendo arriviamo al nucleo di baite di Buretti 429 m, l'ultimo abitante fu una certa Rulanda che abitò questa località fino al 1910 circa. Dopo l'immancabile cappelletta ci ritroviamo a un bivio, proseguiamo verso sinistra, ritrovandoci ormai sopra ai tetti delle case di Cuzzego, oltrepassa un'ulteriore cappella, l'unica incontrata oggi in cui si possono ancora ben distinguere i dipinti all'interno, arriviamo in paese. Continuiamo tra le strette vie, arrivando alla chiesa dedicata a San Giovanni Battista, da qui raggiungiamo la strada principale e proseguendo verso sinistra, in poco meno di 15 minuti ritorniamo a Prata dove abbiamo lasciato l'auto.
Percorso che si svolge su sentieri che, benché segnalati, richiedono un minimo di preparazione sia alle camminate che all'ambiente montano.
Malati di Montagna: Pg, Danilo e Fabio

Andavo a fare erba in Valgranda: erba dura, pesante, che scivolava dalle mani e tagliava la pelle. Dovevi tenerla stretta perché se no ti davi di quelle meulate. Era buona, durava tanto e le mucche la mangiavano volentieri quando pioveva.
Ricorda un'alpigiana di questi monti

sostegni in pietra usati per le vigne


vecchie baite...vecchi sentieri


alpe Aurinasca


lo splendido panorama da Aurinasca Sopra


verso Aurinasca di Fuori


Danilo e Pg e sullo sfondo il Pizzo Camino


la chiesa di Prata

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