IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 8 maggio 2011

Dalla Scala Santa al Pizzo Marona

Dall'autostrada A26 Voltri-Gravellona Toce, continuiamo sulla superstrada SS33 del Sempione, all'uscita di Gravellona Toce proseguiamo verso Verbania, dopo una rotonda svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Miazzina e il Parco Nazionale della Val Grande una delle ultime autentiche wilderness che l'Italia possa ancora contare. Da Miazzina proseguiamo verso l'alpe Pala da dove svoltando a sinistra in pochi minuti arriviamo nel parcheggio della Cappella Fina 1100 m.
Imbocchiamo l'ampio sentiero che inizia accanto a un pannello informativo del parco, il percorso sale senza mai troppa pendenza contornando il pizzo Pernice, alcune panchine invitano a sedersi per godere del magnifico panorama verso il lago Maggiore, anche se purtroppo oggi una leggera foschia ne impedisce la completa visuale. Oltrepassata una fontana riprendiamo a salire e usciti dal bosco sbuchiamo sull'ampia dorsale a circa 1400 m, dalla palina segnavia proseguiamo verso destra, percorso un tratto in piano riprendiamo a salire arrivando alla croce posta a monte del vecchio albergo 1564 m, scesi dalla parte opposta in breve arriviamo alla cappelletta del Pian Cavallone. Sulla sinistra dalla palina segnavia seguiamo il sentiero che contorna il fianco del monte Todano, da questo punto fino alla cima il percorso è classificato come EE, per cui deve essere affrontato con un'adeguata esperienza. Tralasciata la deviazione a sinistra per Cicogna, con alcuni brevi tratti di catene nei punti più ostici arriviamo alla sella, denominata Colle della Forcola 1518 m, il sentiero dopo un'impennata prosegue in diagonale sul fianco destro del Cugnacorta. Attraversati alcuni canali riprendiamo a salire verso destra, in alto si incomincia a intravedere la cappella posta a pochi metri dalla cima, arrivati alla base di un intaglio nella roccia iniziamo a risalire una scalinata in pietra protetta da una serie di paletti in ferro con catene, questo tratto è chiamato la "Scala Santa". Dopo alcuni minuti scendiamo ad un piccolo intaglio denominato il "Passo del Diavolo", passati dalla parte opposta proseguiamo seguendo la cresta rocciosa, infine con una diagonale verso destra saliamo fino alla cappella-rifugio dedicata alla Madonna della brascarola, in breve seguendo la traccia in cresta arriviamo in vetta al Marona 2051 m. Per la felicità alzo le braccia verso il cielo, stringo la mano a Danilo e rimango estasiato da quanto i miei occhi riescono a vedere, dal gruppo del Rosa, a tutte le principali cime della Val Grande, per non dimenticare poi del Lago Maggiore che ci ha accompagnato per tutta la durata della salita. Scesi di nuovo alla cappella e firmato il libro di vetta, finalmente ci riposiamo coccolati dai raggi caldi del sole, per la via del ritorno percorriamo il medesimo itinerario con un'unica deviazione al bivacco del Gufo, dove oltre a dissetarci alla fontana facciamo anche conoscenza con due ragazzi di Piacenza che hanno deciso di trascorre il loro weekend tra le montagne del Parco Nazionale della Val Grande...
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

"Una leggenda racconta di un cacciatore che impossibilitato a superare una baratro fra quelle rocce, fece un patto con il diavolo: il maligno avrebbe costruito un ponte in cambio dell'anima del primo che l'avesse percorsa. Il giovane mandò avanti il cane, gettando un sasso per farselo riportare. Gli alpigiani che lo seguivano videro, sulla scalinata che precedeva il ponte, una visione luminosa che li guidò sull'abisso."

Danilo sul Passo del Diavolo
in alto si intravede la cappelletta


Fabio in Cima al Pizzo Marona 2051 m


Fabio sulla "Scala Santa"


Danilo in cima al Pizzo Marona con dietro il Monte Zeda


grafico altimetrico e traccia gps da Google Earth

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