Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 16 gennaio 2011

inverno pazzerello al M. Tovo 1386 m

Dall'uscita del casello di Romagnano Sesia/Ghemme alla rotonda andiamo a destra seguendo la SS299 della Valsesia, dopo Borgosesia poco prima di arrivare sul ponte che attraversa il Sesia svoltiamo a sinistra per Doccio, dopo poche decine di metri lasciamo l'auto nel piccolo parcheggio adiacente al cimitero 400 m circa. Ultimati i preparativi seguiamo la strada asfaltata che costeggia il cimitero sulla destra, in fondo troviamo un cartello con indicati i vari sentieri della zona, continuiamo a sinistra seguendo via San Bononio, attraversiamo la graziosa frazione arrivando davanti all'oratorio della Madonna del Rosario. Il sentiero 713 prende inizio a poca distanza sulla destra, un cartello posto su un albero ne indica la direzione, subito incontriamo i resti della vecchia teleferica della miniera Fei, dopo un primo strappo in salita percorriamo un breve tratto pianeggiante dove con una piccola deviazione segnalata si può andare a vedere un vecchio mulino da canapa, ritornati sul sentiero principale continuiamo seguendo i segni di vernice, incrociamo un tratturo che iniziamo a seguire sulla sinistra, subito dopo aver attraversato un torrente deviamo a destra. Il sentiero sale ripidamente fino all'alpe Cigliasco da dove riprendiamo a seguire un tratturo, passiamo accanto all'alpe Rosaccia e dopo qualche minuto arriviamo alla deviazione sulla destra del sentiero 724 che ignoriamo, per continuare sul percorso principale, perdiamo quota e attraversato un torrente sopra a un rudimentale ponte, riprendiamo a salire arrivando a Costa di Foresto 630 m. Dopo le prime case iniziamo a salire sulla destra seguendo la strada asfalta fino ad arrivare all'imbocco del sentiero 715 sulla destra verso il rifugio Gilodi, la salita è piacevole e si iniziano a intravedere tra le fronde degli alberi assaggi di panorami, la segnaletica è buona ed è sempre individuabile sugli alberi o sui sassi e nei punti cruciali con paline segnavia. Arrivati  all’alpe Bonde 945 m in posizione davvero deliziosa, proseguiamo sulla sinistra seguendo sempre il 715, incrociamo di nuovo una strada asfalta che abbandoniamo quasi subito per seguire dal lato opposto le indicazioni del rifugio che raggiungiamo dopo qualche minuto. Il rifugio Gilodi 1110 m o comunemente conosciuto col nome di Rifugio Monte Tovo o “Cà Meja”, è una costruzione in legno edificata nel 1952 dal C A I  di Borgosesia e poi successivamente ampliato e ristrutturato. Da qui fino alla cima abbiamo incontrato spesso tratti ghiacciati, consiglio di avere nello zaino durante le escursioni invernali dei ramponi a 6 o 4 punte, non pesano molto e sono nell'eventualità sempre utili,
in pochi minuti raggiungiamo l'altare sormontato da una croce, entrambi sono costruiti con sassi provenienti da molte montagne d’Italia, seguendo le tracce risaliamo raggiungendo la strada asfalta che seguiamo arrivando dopo qualche minuto al suo termine, raggiunta la vicina cappella ci soffermiamo qualche istante ammirando l'ampio panorama sulla Valsesia. La cima del Tovo ora si vede chiaramente sopra le nostre teste, iniziamo a percorrere lo sterrato, arrivati a uno slargo troviamo sulla sinistra le indicazioni per la cima, mentre a destra attaccato a un albero il cartello del sentiero 713 che seguiremo al ritorno. Nel primo tratto di salita troviamo un manto nevoso ghiacciato, poi in seguito solo alcuni tratti, ripidamente senza lasciarci respirare eccoci finalmente alla croce del monte Tovo 1386 m, giornata davvero splendida con una temperatura che ricorda più i mesi primaverili che l'inverno, proseguiamo lungo la cresta arrivando in uno spiazzo dove ci accomodiamo a mangiare e a godere degli splendidi panorami, mentre in lontananza vediamo la nebbia avvolgere la pianura, come un lungo mantello bianco...
Ritornati al bivio, scendiamo seguendo il sentiero 713, in questo tratto il terreno è abbondantemente ricoperto dalla neve, ma si riesce ugualmente a procedere grazie ai segnavia posti sugli alberi, stupendi sono i giochi di luce che il sole ci offre tra gli alberi e il luccichio dei cristalli di neve, il sentiero finisce su una strada asfalta, proseguiamo sulla sinistra rispetto a dove siamo arrivati, dopo qualche tornante eccoci alla colma dove sorge l'Oratorio di San Bernardo da Mentone risalente al XIX sec. Dopo pochi metri sulla destra riprendiamo a scendere seguendo il sentiero, molto ripidamente perdiamo quota, il terreno è talmente ricoperto dal fogliame che si fatica a non scivolare, arrivati su un tratturo proseguiamo a sinistra arrivando a incrociare nuovamente la strada asfalta che seguiamo. Arriviamo alla frazione Fei a circa 700 m, dopo esserci dissetati alla fontana e scattata una foto all'Oratorio di Santa Caterina Martire del XVIII sec., continuiamo sempre su strada asfalta fino ad arrivare a Doccio sulla via che porta direttamente al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto alla mattina.
Con Danilo abbiamo deciso di tenere le ciaspole a riposo e di fare quelle cime considerate da molti secondarie ma che in giornate come oggi offrono panorami eccezionali,  inventandoci praticamente l'itinerario, abbiamo completato un anello, lungo ma al tempo stesso di grande soddisfazione, su sentieri purtroppo dimenticati e su strade dove le auto sembrano essere sparite, lasciandoci cosi il tempo di poter gustare appieno della splendida giornata.
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

altare ai caduti in montagna


Monte Tovo 1386 m


la nebbia come un mantello bianco ricopre la pianura


rifugio Gilodi 1110 m 


traccia gps su Google Earth 


grafico altimetrico



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