IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 7 dicembre 2008

Un'angolo di montagna isolato dal mondo

Magnifica ciaspolata, in un'ambiente naturale di grande fascino, il dislivello e lo sviluppo per arrivare al rif. Piero Crosta è notevole quasi 800 m, ma ci si può fermare negli innumerevoli alpeggi disseminati lungo il percorso. Per arrivare in Val Divedro bisogna percorrere la A26 seguendo le indicazioni per il passo del Sempione, arrivati a Varzo (il suo nome deriva dal celtico "vargo" che significa allargamento della valle) si prosegue verso la Val Cairasca una valle laterale della Val Divedro, per non sbagliare basta seguire le indicazioni per gli impianti sciistici di Ciamporino. Dopo circa 10-15 minuti si arriva in località Maulone di Sotto 963 m, dove lasciamo la macchina nei pochi spazi sgombri dalla neve, sono le ore 8.45 c'è un po' di vento ma non fa freddo, la temperatura non è nemmeno sotto allo zero, la strada ponderale inizia poche decine di metri verso valle nei pressi di una cappelletta. All'inizio ci sono alcuni cartelli, tra cui uno verde che indica l'agriturismo Alpe Cortiggio e altri pannelli con la descrizioni dei sentieri, la pista risulta battuta dalle motoslitte, per cui decidiamo che per il momento le ciaspole possono rimanere appese allo zaino. Oggi oltre agli immancabili Danilo e Silvio c'è anche Kiran il più giovane del gruppo e Franco grande compagno di trekking, entriamo subito in un bosco di conifere alternando brevi salite a tratti in falsopiano, arrivati a Maulone di Sopra 1056 m incominciamo a toglierci i vari strati di indumenti e calzate le ciaspole riprendiamo il cammino. Arrivati a un bivio si continua sulla destra, passiamo accanto a una bella cascata, si arriva in breve all'alpe Ple dove ci soffermiamo a fotografare una bella fontana ricoperta quasi completamente dalla neve, si scende leggermente per poi salire con più determinazione, all'improvviso ecco apparire l'alpe Salera 1203 m, in posizione davvero eccezzionale con vista sul trittico del Sempione "Weissmies-Fletschorn-Lagginhorn", da togliere il fiato... Abbandono la strada e seguendo alcune tracce risalgo l'erto pendio, si passa sopra ad alcune case e seguendo alcuni segnavia arrivo a incrociare di nuovo la strada mi accorgo di aver distanziato i miei amici per cui decido di fermarmi e aspettare il loro arrivo, sorseggiando una bella tazza di the caldo. Ricomposto il gruppo continuiamo la nostra fantastica escursione, arriviamo all'alpe Calantiggine 1439 m collocata in un'ampia radura, le baite diligentemente restaurate e l'ambiente attorno gli conferiscono un'aria quasi fiabesca..., arriviamo a un bivio dove è stata collocata una palina segnaletica, continuiamo a destra tralasciando le indicazioni per l'alpe Calandra luogo da me visitato qualche anno fa in compagnia di Piergiorgio e da cui si ha un panorama eccezionale sul Monte Leone 3553 m la più alta vetta delle alpi Lepontine. Ci inoltriamo nel bosco ricoperto totalmente dalla neve, superato il bivio per Coggia-Varzo arriviamo finalmente in vista delle prime baite dell'alpe Solcio, in dialetto "solch" e in breve ecco apparire poco sopra il rifugio, dietro a dominare il vallone di Solcio il Pizzo Boni 2588 m. Con Danilo e Franco decidiamo di abbandonare la strada e di seguire alcune tracce sulla sinistra, l'ultimo tratto è davvero ripido e la neve alta ci costringe a darci il cambio per battere la pista fino ad arrivare al rifugio Pietro Crosta 1751 m, pochi minuti dopo ecco arrivare Silvio e Kiran, grande è la soddisfazione lo si nota dai nostri volti raggianti di felicità, vista l'ora 11.45 decidiamo di mangiare e di rilassarci un po' sotto i raggi caldi del sole... Acquistato dalla Sezione del Cai di Gallarate nel 1947 il rifugio mantenne la denominazione "Domus Nostra" fino al 1957 essendo di proprietà di alcuni ex-allievi del Collegio Rosmini di Stresa, proprio Pietro Costa ex-allievo e promotore della casa "Domus Nostra" e primo presidente della sezione a proporre l'acquisizione. Il rifugio è una bella costruzione in muratura su 3 piani è dotato di 24 posti letto, acqua corrente calda e fredda, riscaldamento a legna e illuminazione elettrica, è posto tappa dell'Alta Via della Val Divedro. Il ritorno è un vero e proprio divertimento, corriamo giù dai pendii come dei ragazzini, anche se si fa più fatica che seguire la pista già battuta, ma avendo le ciaspole ai piedi è quasi d'obbligo!!! Kiran scatta foto a raffica ed è visibilmente euforico, mi sa che anche lui è stato contagiato dal mal di montagna....
Malati di Montagna

Bosco di conifere imbiancato



Baite alpe Solcio

Vallone del Solcio e Pizzo Boni 2588 m

Rifugio Pietro Crosta 1751 m

Kiran, Danilo, Silvio e Franco

1 commento:

  1. Fabio,
    belle foto, bei posti. E' vero la val Divedro è veramente isolata ma un po' in tutta la zona sembra che il tempo si sia fermato a inizio secolo scorso. Pensa a Iselle, al strada verso il confine... anche dalla parte Svizzera se vuoi è un po' così. Quanti giri da quelle parti sia d'inverno che d'estate a piedi, con gli sci, ad arrampicare, con la bici, l'importante è tornarci anche dopo tanti anni sempre con la stessa voglia, con lo stesso spirito.
    Ciao Guido

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