Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

mercoledì 24 ottobre 2012

La via dei torchi e dei mulini by Kiran








domenica 21 ottobre 2012

Pizzo d’Alben tra Val Marcia e Val Varrone

Immaginare  Premana senza i suoi alpeggi e i suoi maggenghi è come pensare al ritratto di una dama  rinascimentale priva di gioielli. Gioielli che qui, tra i verdi prati della Val Varrone, sono custoditi gelosamente perché i «looch», questo il loro nome dialettale, sono il frutto del sudore e della fatica di generazioni.
Antonio Bellati

Abbandoniamo la statale 36 in prossimità del ponte sull’Adda a Lecco, per proseguire sulla nuova SS36 che sale verso la Valsassina. Dopo l’ultima galleria, alla rotonda di Ballabio, proseguiamo diritti seguendo la provinciale 62 fino a Taceno, da dove continuiamo a destra seguendo le indicazioni per Premana fino al ponte che precede la salita verso il paese. Qui vi sono due possibilità o svoltare a sinistra prima del ponte oppure dopo il ponte a destra, in entrambi i casi si perviene alla zona industriale di Premana. La macchina la lasciamo nel parcheggio nei pressi di un cartello con una cartina della zona, accanto c’è anche una fresca fontanella 765 m, ci incamminiamo lungo la strada asfalta passando sul lato destro della ditta Premax.
Dopo pochi minuti attraversiamo il torrente Varrone su un vecchio ponte in pietra giungendo ad un bivio, prendiamo a destra seguendo le indicazioni per Alpe Chiarino / Pizzo d'Alben. Lungo tutto il percorso la segnaletica è piuttosto precisa quindi non sarà difficile individuare la giusta direzione ad ogni bivio.
Saliamo a Lavinol 766 m, nucleo di baite ancora adagiato sul fondovalle del Varrone e circondato da un bel bosco. Continuiamo in costante salita, per le baite di Porcile di Sopra 993 m, perfettamente allineate con gli edifici del nucleo di Premana che sta proprio di fronte, sull’altro versante del Varrone. I prati di Porcile sono uno dei «looch» più antichi del territorio premanese (le prime notizie risalgono al 1300). La mulattiera, pur in notevole pendenza, è stata sapientemente costruita per permettere un transito agevole alle mandrie, oltre che il trasporto a valle della legna, del fieno, del fogliame del sottobosco e dei prodotti caseari. Il passaggio è facilitato dai lunghi gradoni, dove i sassi tondeggianti si alternano alle piode inserite a lama di coltello, senza alcun bisogno di cemento. L’accostamento, solo apparentemente casuale, è il risultato di una sapienza antica che alterna scivolamento a frenata, mantenendo costante la velocità del carico. Infine raggiungiamo le baite dello Zucco 1081 m.
Dopo un breve pausa proseguiamo lungo il tracciato a mezzacosta verso le baite d'Alben 1151 m, il «looch» più lontano da Premana. Lasciamo ora la mulattiera che si inoltra nella Val Marcia verso l’alpe Ombrega e prendiamo il sentiero diretto ai pascoli e ai boschi di faggio. I tratti di pendio erboso offrono bei panorami sull’abitato di Premana, sul monte Legnone e sul Pizzo Alto, mentre la salita si mantiene costante fino alle baite dell’alpe Ariale 1151 m, dalla palina segnavia proseguiamo a destra seguendo l'ampio sentiero che si impenna nel bosco di larici giungendo a una cappella. Da qui il tracciato si snoda pianeggiante a mezzacosta, ormai in vista delle baite dell’alpe Chiarino 1558 m.
Dalla palina segnavia a monte dell'alpeggio imbocchiamo il sentiero che attraverso un fiabesco bosco di larici sale ripidamente fino alla cima del Pizzo d'Alben 1867 m, da qui possiamo godere di straordinari scorci sui laghi di Como e di Lugano, il Legnone, il Pizzo Alto, il monte Rotondo, il Pizzo Mellasc, il Pizzo Varrone, il Pizzo dei Tre Signori, Paglio, il Cimone di Margno e le due Grigne.
Per il ritorno percorriamo il medesimo itinerario concedendoci solo una breve deviazione percorrendo il sentiero che dalla cappella dell'alpe Chiarino scende sulla destra e ci riporta all'alpe Ariale.
Malati di montagna: Piergiorgio, Franco e Fabio

il sole deve ancora sorgere a Premana


camminiamo su vecchie mulattiere... 


...tra splendidi scorci panoramici


una cima snobbata a volte regala panorami favolosi


Franco, Piergiorgio e Fabio



ritorniamo baciati da un bellissimo sole...


by Franco






sabato 13 ottobre 2012

Un incontro inaspettato alla Tete du Mont

Una sfida, una missione disperata, una fatica erculea: cosi sembra, a prima vista, l'idea di colonizzare questo lungo pendio sassoso, tracciarvi un sentiero, costruire case fienili, farvi arrivare l'acqua. Sfida vinta, missione compiuta già almeno da qualche secolo. Con l'aiuto della teleferica, Barmelle rivive tutti gli anni nel periodo estivo, segnando come un faro la sua presenza a chi guarda da lontano l'immenso e ripido versante sassoso.

Dall'autostrada A5 direzione M.te Bianco usciamo a Pont St. Martin, alla rotonda svoltiamo a sinistra sulla SS26 verso Aosta, oltrepassato il Forte di Bard, sede del Museo della Montagna, alla seconda rotonda svoltiamo a sinistra e proseguiamo in direzione di Champorcher, sino alla frazione Dublanc di Salleret, dove lasciamo la macchina nella piazzola sulla sinistra 1107 m.
Ultimati i preparativi percorriamo qualche metro verso valle fino alla palina segnavia, attraversata la strada imbocchiamo la stradina verso il residence in disuso Villa Franchini, in breve ci ritroviamo sulla mulattiera. Attraversiamo alcuni terrazzamenti con ciliegi e frassini e dopo un paio di svolte, proseguiamo in direzione nord-est alternando passaggi gradinati su roccia a tratti in cengia.
Una volta risalita una gola e guadato un torrente in secca, giungiamo al tratto più spettacolare dell'ardita mulattiera: sorretta da muretti, s'inerpica con una serie di secche svolte ravvicinate, piega a destra davanti alla nicchia in parete in cui i valligiani tenevano una lampada ad olio, per poi entrare nel bosco.
Usciti dal bosco proseguiamo tra i terrazzamenti di Barmelle e oltrepassata una fontana ricavata da un grande masso, in breve raggiungiamo le case del villaggio abbandonato 1563 m.
Ci fermiamo qualche minuto alla cappella ristrutturata, datata 1863, da dove possiamo godere della grandiosa veduta panoramica sulla vallata sottostante, da Pontboset alla Fenetre de Champorcher e sul versante opposto sui terrazzi orografici con il villaggio di Borney e la radura dell'alpe Trone. Il nome Barrnelle deriva da barme, cioè riparo sotto la roccia. Negli esigui terrazzamenti è sintetizzata la povera economia di questo villaggio rurale, dove l'unico sostentamento erano i campi a segale e patate e l'allevamento di qualche capra. Progressivamente spopolatosi, durante il secondo conflitto mondiale fu oggetto di una infruttuosa perlustrazione nazista.
A monte della cappella seguiamo una freccia gialla salendo al grande frassino con l'indicazione "Tête du Mont", il sentiero riprende poco marcato tra i prati inselvatichiti e rimonta l'erto costone nel bosco di larici, con una lunga serie di tornanti. Tralasciamo il sentiero a sinistra fortemente esposto per Grand Rosier e continuando in salita arriviamo sulla dorsale spartiacque tra le valli Champorcher e Issogne. Continuiamo verso sinistra tenendoci sul versante settentrionale della cresta tra larici e rododendri, giunti ad un bivio proseguiamo sul 14B e in pochi minuti raggiungiamo in leggera salita la cima della Tête du Mont 1897 m sovrastata da una grande croce metallica, splendido punto panoramico a 360°. Dopo pochi istanti veniamo raggiunti da Fabio, Patrizia e Giuseppe, che non vedevamo da circa un'anno, un incontro che non mi aspettavo proprio, ma che mi riempe il cuore di gioia...
Dopo la tradizionale foto di gruppo, iniziamo la discesa riprendendo il sentiero per poi seguire a sinistra la deviazione che ci porta in breve sul 14A. Con ripidi tornanti scendiamo sull'opposto versante da dove siamo saliti, alcuni passaggi rocciosi sono stati resi sicuri da alcuni gradini in ferro. Arrivati al Col Plan Fenètre, prima di intraprendere la discesa a sinistra, decidiamo di proseguire diritti arrivando alla vicina cappella di Sant'Anna posta in una radura a 1706 m, dove ci fermiamo per la pausa pranzo.
Per la via del ritorno ritornati al colle scendiamo a destra seguendo l'ampia mulattiera (segnavia 14), toccato un costone proseguiamo all'interno dell'avvallamento nella foresta di larice, abete rosso e pino silvestre, per poi giungere alla palina segnavia posta all'ingresso del pittoresco villaggio di Grand Rosier 1460 m. Ci addentriamo tra le case fino alla cappella dedicata ai Santi Fabiano e Sebastiano, già esistente nel 1709, all'esterno si trova una bella acquasantiera in pietra olIare.
Ritornati nei pressi della palina segnavia continuiamo al margine delle case in leggera discesa verso sinistra, stranamente non vi è nessuna indicazione sulla palina segnavia, ma alcune frecce gialle sbiadite e il segnavia 14D ne indicano comunque la giusta direzione. Ci portiamo al di sotto del paese in direzione del ripetitore, pochi metri prima di raggiungerlo pieghiamo a sinistra e facendo attenzione ai segni di vernice ci portiamo sotto il dosso. Scendiamo ora ripidamente nel bosco tra larici e felci, pervenendo sul bordo di un salto roccioso, il sentiero ora obliqua a sinistra protetto da staccionate e in diagonale raggiunge la strada asfaltata. Proseguendo ora verso valle dopo circa 300 m raggiungiamo la piazzola dove abbiamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Fabio, Patrizia, Giuseppe, Piergiorgio, Simeone, Danilo e Fabio

mulattiera per Barmelle



Barmelle 1563 m
Piccolo borgo rurale ora disabitato, abbarbicato alle pendici della Tete du Mont, a picco sulla Valle di Champorchel: La mulattiera d'accesso, a tratti verticale, è sostenuta da muretti; incollata alla parete rocciosa raggiunge, probabilmente, uno dei luoghi abitati più arditi dell'intera regione.


by Simeone


La Macrolepiota procera, volgarmente conosciuta come Mazza di tamburo, Puppola, Bubbola maggiore, Ombrellone o Parasole è uno dei più vistosi, conosciuti ed apprezzati funghi commestibili.
by Simeone


tutti in cima appassionatamente...

mercoledì 10 ottobre 2012

U2 - Pride (In the Name of Love)


Un uomo viene nel nome dell'amore
Un uomo viene e va
Un uomo viene per giustificare
Un uomo per cambiare le cose

Nel nome dell' amore
Cos'altro
Nel nome dell'amore
Nel nome dell'amore
Cos' altro
Nel nome dell'amore

Un uomo preso nel reticolato
Un uomo resiste
Un uomo sospinto su una spiaggia deserta
Un uomo tradito da un bacio

Nel nome dell'amore
Cos'altro
Nel nome dell'amore
Nel nome dell' amore
Un altro
Nel nome dell'amore

4 aprile mattino presto
Lo sparo un eco nel cielo di Memphis
Libero infine, ti han tolto la vita
Non sapevano come toglierti l'orgoglio

Nel nome dell'amore
Un altro
Nel nome dell' amore

Dedicata a Martin Luther King, un leader pacifista per i diritti civili, che fu ucciso a Memphis il 4 aprile del 1968. A soli 35 anni nel 1964 ricevette il Premio Nobel per la pace, per la guida della resistenza non-violenta alla fine del pregiudizio razziale negli Stati Uniti.

Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: “Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali”

Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli.

Martin Luther King

lunedì 8 ottobre 2012

sulla strada del ferro al rifugio Casera Vecchia di Varrone

L'escursione descritta segue integralmente la parte superiore dell’antica “strada del ferro” o di Maria Teresa perché il suo miglioramento è legato all’illuminato intervento dell’imperatrice d’Austria che nel XVIII secolo decise di dare nuovo impulso all’attività estrattiva del ferro che si conduceva da secoli in Valsassina e Val Varrone.

Abbandoniamo la statale 36 in prossimità del ponte sull’Adda a Lecco, per proseguire sulla nuova SS36 che sale verso la Valsassina. Dopo l’ultima galleria, alla rotonda di Ballabio, proseguiamo diritti seguendo la provinciale 62 fino a Taceno, da dove continuiamo a destra seguendo le indicazioni per Premana fino al ponte che precede la salita verso il paese. Qui vi sono due possibilità o svoltare a sinistra prima del ponte oppure dopo il ponte a destra, in entrambi i casi si perviene alla zona industriale di Premana. La macchina la lasciamo nel parcheggio nei pressi di un cartello con una cartina della zona, accanto c’è anche una fresca fontanella 765 m, ci incamminiamo lungo la strada asfalta passando sul lato destro della ditta Premax.
Dopo pochi minuti attraversiamo il torrente Varrone su un vecchio ponte in pietra giungendo ad un bivio, tralasciate le indicazioni per la val Marcia proseguiamo a sinistra lungo la carrareccia che risale fedelmente la valle, costeggiando sulla destra il torrente. Purtroppo il primo tratto dell’antico percorso è scomparso, e al suo posto vi sono tratti sterrati alteranti da altri col fondo in cemento,
In leggera salita passiamo accanto ad alcune baite e dopo un tratto in falsopiano arriviamo all’agriturismo Giabi, con una delle innumerevoli fontane che si incontrano durante il tragitto. Attraversato un’altro ponte in pietra iniziamo a salire in un bosco di castagni e faggi, dopo alcuni tornanti arriviamo a Gabbio 875 m, dalla palina segnavia ci addentriamo tra le baite tralasciando la mulattiera a sinistra per Premana dalla quale faremo ritorno. Oltrepassiamo il lavatoio e al termine delle abitazioni riprendiamo la strada, dopo alcuni saliscendi giungiamo a una cappella dedicata a Sant’Antonio. Dopo pochi minuti oltrepassiamo su un ponticello il torrente che scende dalla Val Fraina, e con alcuni tornanti giungiamo alla chiesetta del "Pignadur" posta su un dosso. Proseguendo quasi in piano dopo un bel crocifisso in legno arriviamo alla cappella dedicata a S. Uberto, patrono dei cacciatori. Penetriamo sempre di più nella valle fino ad incontrare i borghi dell'alpe Forni di Sopra 1105 m e a poca distanza sul lato opposto della valle l’Alpe Casarsa 1183 m, proseguendo in breve giungiamo a Vegessa e oltrepassate le ultime case troviamo un cartello che parla della “strada del ferro”.
In leggera salita entriamo in un bosco di larici e continuando in falsopiano arriviamo ad un  bivio, tralasciando le indicazioni a destra per Artino, continuiamo per l'alpe Varrone, seguendo sempre l’antica via lastricata.
Con arditi tornanti guadagniamo quota fiancheggiando il torrente che scorre più impetuoso, creando cascatelle e ricami d’acqua. Ci portiamo sul lato opposto della valle attraversando il Ponte del Dente, subito dopo tralasciamo il sentiero a sinistra (punto panoramico sulla cascata) che useremo al ritorno e proseguiamo sempre sulla strada lastricata che ripidamente ci fa guadagnare quota.
All'altezza di un tornante ci fermiamo per qualche minuto, ammirando il panorama che si può godere da un vero balcone naturale, oltre a un pannello informativo vi sono anche alcune panche e tavoli in legno. Riprendiamo il cammino e con un’ulteriore serie di tornanti raggiungiamo i pascoli dell’alpe Varrone, dove dinanzi a noi si apre, come per incanto, un meraviglioso scenario, ampio e delimitato alla testata della valle dal Pizzo Varrone.
Poco prima di attraversare un ponticello su una palina segnavia troviamo indicato a destra il sentiero per le miniere di ferro, continuiamo in leggera salita per alcuni minuti, per poi deviare a sinistra verso il rifugio Casera Vecchia di Varrone 1675 m.  Decidiamo di fermarci a pranzo ma essendo presto e vista la splendida giornata decidiamo di andare a vedere le miniere e così ritornati alla palina segnavia proseguiamo sull'ampia mulattiera. Guadagniamo quota velocemente e tralasciando le deviazioni a destra per il rifugio Santa Rita arriviamo a una palina segnavia con l'indicazione per la miniera che raggiungiamo dopo un breve tratto di discesa.
Questa miniera, era già esistente ai tempi dell’impero Austro-Ungarico (1750) e fu abbandonata come le altre attorno al 1820. Durante il periodo di “autarchia” (1930-1940), quando cioè l’Italia venne isolata dal resto delle Nazioni, furono ripresi i lavori di ricerca e in parte di coltivazione del minerale ferroso in quest’area. Questa miniera fu restaurata ed ampliata dall’Accieieria e Ferriera del Caleotto, un’industria siderurgica lecchese che ha cessato la sua attività solo alla fine degli anni ‘80.
La fame inizia a farsi sentire e così di corsa ci rechiamo nuovamente al rifugio dove ci aspetta un bel piatto di pizzoccheri. Per il ritorno ripercorriamo il medesimo percorso fatto all'andata fino a Gabbio da dove seguiamo l'ardita mulattiera per Premana. Incastonato nella sua montagna, quasi aggrappato per non cadere a Valle, compare questo originale agglomerato di case, tutte costruite l'una a ridosso dell'altra, questa è l'impressione che abbiamo avuto camminando lungo la strada asfalta verso valle. Dopo alcuni minuti deviamo a sinistra seguendo un cartello per alpe Chiarino - Piz d'Alben, collocato sul lato di una casa. Dopo pochi metri deviamo a destra scendendo lungo una scala per poi proseguire su un sentiero che all'inizio passa accanto ad alcune vecchie abitazioni per poi deviare a sinistra. Entrati nel bosco iniziamo la ripida discesa fino alle baite a ridosso della zona industriale dove abbiamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

Alpe Casarsa


panorama...


rifugio Casera Vecchia di Varrone


luogo idilliaco...


inizio della mulattiera per Premana


Miniera Caleotto

martedì 2 ottobre 2012

Mahatma Gandhi


venerdì 28 settembre 2012

Maxwell Maltz


mercoledì 26 settembre 2012

The Who - Behind Blue Eyes (Dietro Gli Occhi Azzurri)



Nessuno sa come ci si sente
Ad essere l'uomo cattivo
Ad essere l'uomo triste
Dietro gli occhi azzurri.

Nessuno sa come ci si sente
ad essere odiato
Ad essere accusato
di dire solo bugie.

Ma i miei sogni
non sono così vuoti
Come sembra essere la mia coscienza.

Ho ore, in totale solitudine
Il mio amore è una vendetta
Che non è mai libera.

Nessuno sa come ci si sente
A provare questi sentimenti
Come faccio io,
e me la prendo con te

Nessuno si trattiene così tanto
dalla sua rabbia.
Nessun mio dolore nè disgrazia
Può trasparire.

Ma i miei sogni non sono così vuoti
Come sembra essere la mia coscienza.

Ho ore, in totale solitudine
Il mio amore è una vendetta
che non è mai libera.

Quando i miei pugni si stringono, riaprili
prima che li usi e perda la calma
quando sorrido, raccontami qualche brutta notizia
prima che inizi a ridere e comportarmi come un pazzo

Se ingoio qualcosa di dannoso
cacciami le dita in gola
se tremo, ti prego dammi una coperta
tienimi caldo, lascia che indossi il tuo cappotto

Nessuno sa come ci si sente
ad essere l'uomo cattivo
ad essere l'uomo triste
dietro gli occhi azzurri

domenica 23 settembre 2012

Monte Muggio tra l'Alta Valsassina e la Valvarrone

Una volta arrivati a Lecco, seguiamo la Strada Statale 36 fino all’uscita di Bellano, per poi proseguire sulla Strada Provinciale 62 che risale il lato destro della Val Muggiasca. Arrivati a Taceno in Valsassina, prendiamo la SP67, passati i paesi di Margno, Codesino, Indovero e Narro, raggiungiamo il punto di partenza dell’escursione: Mornico 975 m, frazione di Vendrogno.
Lasciata la macchina nell'ampio piazzale ci incamminiamo all'interno del paese seguendo il segnavia 6 e le indicazioni per Tedoldo, notiamo fin da subito che accanto alla porta di ogni edificio ci sono delle lastre in pietra che recano in dialetto nome o soprannome del proprietario. Poco prima che il vicolo inizi a scendere svoltiamo a destra e in breve usciamo fuori dal paese, il percorso è sempre ben segnalato ed è difficile poter sbagliare. Raggiunta una cappella con un bassorilievo della Madonna, proseguiamo e in pochi minuti ci ritroviamo immersi in un bellissimo e fiabesco bosco di betulle. Usciti dal bosco arriviamo all’idilliaco maggengo di Tedoldo 1239 m.
Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia saliamo alla cappella posta a monte delle case, la vista da qui deve essere magnifica, purtroppo oggi il meteo non è a nostro favore. Proseguiamo arrivando in un piccola radura teniamo la destra e in breve ci abbassiamo di qualche metro arrivando a una vasca recintata utilizzata dagli elicotteri in caso di incendi, vicino c'è anche una fontana e alcuni tavoli e panche ricavati dai tronchi degli alberi. L'ambiente attorno è una tavolozza di colori, dalle rocce silicee, agli arbusti di ginestra e ginepro, per poi passare alle betulle attorniate da cespugli di brugo (talvolta è chiamato col nome di erica selvatica o erica, si distingue però per la corolla e il calice divisi in quattro parti), tutto in perfetta armonia. Riprendiamo a salire su un ampio sentiero e dopo pochi minuti svoltiamo a sinistra seguendo una freccia gialla su una roccia (fare attenzione perché poco visibile), il percorso tra rocce e arbusti sale ripidamente arrivando alla Croce del Botul.
Una targa in bronzo recita: "1945 CROCE DEL BOTUL GLI ARRIGONI A RICORDO - 1995" queste date ricordano i 50 anni dalla fine dell'ultimo conflitto mondiale nel corso del quale molti vendrognesi hanno sacrificato la vita. La presenza della croce vuole essere un monito a rifuggire dalla violenza ed anche un invito alla libertà ed a godere delle bellezze della natura. Non per niente, sul posto, sono state posizionate delle panchine ed un tavolo a disposizione dei viandanti che vogliono ristorarsi all'ombra delle bellissime betulle che adornano il sito. Non manca nemmeno una fontana, alimentata dall'acqua della sorgente di Basia, che rende questa un'area piacevolissima per fare una sosta.
Oltrepassata la fontanella seguendo un traccia ben visibile perdiamo leggermente quota, per poi riprendere a salire in maniera più decisa percorrendo una larga pista sulla sinistra, rientrati nel bosco in breve arriviamo a un promontorio con una solitaria panca. Scendiamo verso l'evidente passo dove troviamo una fresca fontana con tanto di bicchiere legato a una catenella, riprendiamo ora il sentiero ben evidente e dopo pochi metri incontriamo una statuetta della madonna racchiusa in una nicchia di marmo bianco. Guadagniamo quota agevolmente arrivando all'ape Chiaro 1533 m, dalla palina segnavia seguiamo un sentiero di capre non indicato ma evidente che salendo ripidamente ci porta sulla cresta sud/ovest del M. Muggio. Arrivati sotto a una costruzione in cemento posta sopra alla cima occidentale  proseguiamo seguendo il crinale e agevolmente arriviamo in pochi minuti in cima al Monte Muggio 1799 m. Un vero balcone naturale sulle cime circostanti che oggi non possiamo purtroppo godere, ma che sicuramente ci ritorneremo. Dopo la doverosa sosta pranzo scendiamo dal versante opposto, oltrepassata la manica a vento svoltiamo a destra seguendo un sentiero che attraversando i prati scende fino al parcheggio dell'alpe Giumello. Continuiamo verso la "Capanna Vittoria" famosa in zona per le sue prelibatezze, senza farci tentare dai profumi che fuoriescono dalla cucina la oltrepassiamo per poi continuare su un tratturo. Dopo aver visitato la graziosa chiesetta che si incontra lungo il cammino facciamo ritorno all'alpe Chiaro, da dove ripercorriamo il percorso fatto all'andata fino alla fontana. Tralasciando il sentiero per la Croce del Botul continuiamo a scendere verso sinistra, passiamo in mezzo a un nutrito gruppo di simpatici somarelli e in breve giungiamo sull'ampio sentiero che abbiamo percorso al mattino, da qui in poi ripercorriamo il medesimo itinerario fatto all'andata.
Malati di Montagna: Piergiorgio, Danilo e Fabio









domenica 16 settembre 2012

La strada Antronesca

Oggi non si raggiunge nessuna cima, ma si ripercorre un’antica via di comunicazione, non ci sono panorami, ma si attraversano luoghi ricchi di storia, non sono solo, ma siamo in tanti, con un unico obbiettivo, rivivere anche solo per un giorno una pagina della storia di queste montagne… Grazie al CAI di Villadossola tutto questo è stato possibile,un’organizzazione impeccabile, merito soprattutto del suo presidente Renato, una persona che appena si ha il piacere di stringergli la mano, ti trasmette quella passione per la montagna che poche persone che ho incontrato hanno. Per me è già la seconda volta che partecipo a un’escursione con questa sezione e come la prima volta mi son sentito subito far parte di questo splendido gruppo. Oggi è anche una giornata speciale dopo tanti anni che conosco Giorgio e Claudio finalmente siamo riusciti a fare un’uscita in montagna assieme e chissà che non possa ripetersi al più presto…
Il ritrovo è alle 8.25 in Piazza IV Novembre a Villadossola, dove accanto alla bacheca che spiega il percorso, parte la “strada antronesca”. Alle 8.30 si parte, in prima fila ci sono alcuni uomini, donne e bambini in costume tipico della Valle Antrona che ci accompagneranno per tutto il giorno.
Iniziamo a salire lungo una scalinata che si addentra fra le case, volgiamo a sinistra sotto un arco andando ad incrociare la strada che attraversiamo per poi compiere una lunga diagonale che ci porta all’abitato di Noga, dove spicca la monumentale chiesa, costruita fra il 1663 ed il 1692 e dedicata alla Beata Vergine del Rosario. Proseguendo diritti usciamo sulla provinciale che seguiamo sino al primo tornante da dove continuiamo sulla scorciatoia a sinistra, più sopra riprendiamo la strada che seguiamo fino alla frazione di Boschetto. Per evitare questo tratto di strada è anche possibile, cartello indicatore, innalzarsi su una scalinata tagliata nella roccia e proseguire su un tracciato alternativo che più sopra si ricongiunge a questo itinerario. Nei pressi delle strisce pedonali di Boschetto imbocchiamo sulla destra la viuzza che si alza ripida fra le case volgendo a destra e ritorna sulla strada asfaltata che seguiamo in discesa, prima che questa si immette sulla provinciale svoltiamo a destra imboccando l’antica mulattiera che si snoda dolcemente al di sopra della strada pianeggia per un buon tratto sino a scendere sulla carrabile nei pressi del vecchio lavatoio. Ancora un centinaio di metri e arriviamo a Cresti 520 m (primo punto di ristoro), capoluogo del Comune di Montescheno. Di fronte al municipio, accanto al punto visite si stacca la mulattiera che sale verso sinistra, supera il piccolo oratorio e prosegue in piano andando a tagliare la strada per Montescheno; continuando in piano incontriamo una piccola croce in ferro e in breve raggiungiamo la cappella dell’Arvina. La mulattiera continua pianeggiando, entra fra i terrazzamenti e senza particolari difficoltà giungiamo alla chiesa di Seppiana dedicata a Sant’Ambrogio 545 m (secondo punto di ristoro). La prima costruzione della Chiesa risale probabilmente al XI secolo, ipotesi dedotta dal fatto che dai muri perimetrali sono emersi resti di archeggiature romaniche. La sua posizione lungo la Strada Antronesca permetteva un agevole accesso a tutte le comunità della Valle.
Scendiamo nel paese andando ad incontrare la strada della valle che attraversiamo raggiungendo una grossa cappella, proseguiamo diritti contornando una valletta dove scorre un ruscello, ci riportiamo nuovamente al di sopra della strada salendo leggermente e attraversando la frazione di Camblione, nei pressi di San Rocco scendiamo al di sotto della provinciale per poi camminare paralleli ad essa un trecento metri per poi riportarci più alti e proseguire sino a Viganella 578 m (terzo punto di ristoro), dove per l'occasione possiamo visitare "Casa Vanni" antica abitazione di uno dei più famosi pittori e scultori locali. Usciti dalla frazione, nei pressi del cimitero la mulattiera si snoda sui prati per altri duecento metri circa, prima di tornare a salire sopra la strada raggiungendo Rivera. Scendiamo di un centinaio di metri per riprendere ad alzarci sulla pista che porta a Cheggio, nei pressi della teleferica attraversiamo il torrente per proseguire sulla mulattiera e pianeggiando arriviamo a Ruginenta, accanto all'oratorio unico in Italia a essere dedicato a S. Antonio Abate e S. Antonio da Padova facciamo la pausa pranzo con una ottima pastasciutta offerta dal CAI di Villadossola. Proseguiamo diritti per andare ad incrociare la pista che attraversa il torrente Ovesca, per poi risalire sull’altro versante raggiungendo Prato. Da qui continuiamo ad inoltrarci nella valle, camminando per alcuni tratti suIl’asfalto, rientriamo nel bosco attraversando San Pietro 649 m e continuiamo nuovamente sulla strada per un buon tratto per poi scendere nel vasto greto del torrente. Risaliamo nei pressi di Madonna per portarci verso sinistra arrivando a Locasca, saliamo bruscamente il dosso boscoso e con un ampio giro giungiamo alle case di Rovesca strette attorno all'Oratorio di San Bernardo da Mentone, sulla cui facciata si affollano gli affreschi di tredici santi, sui quali domina un gigantesco San Cristoforo, alto quasi tutta la chiesa. Questo grande mosaico pittorico, realizzato nel 1668 grazie a oblazioni private, è uno dei più originali dell'Ossola. Usciti dal paese dopo poche decine di metri volgiamo a sinistra e in leggera salita attraversando alcuni prati arriviamo ad una cappella votiva, continuiamo e in breve arriviamo ad Antronapiana 902 m dove termina l'escursione. Per finire la giornata ci viene offerta persino la merenda a base di formaggi, salumi e dolci della valle Antrona, una giornata da RICORDARE…!!!
Malati di Montagna: Gianfranca, Claudio, Giorgio, Danilo e Fabio

questo è un piccolo reportage di questa splendida giornata
il calore della gente purtroppo non si può imprimere in una fotografia 
ma il ricordo mi rimarrà impresso per sempre nella memoria....GRAZIE...!!!