Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

sabato 13 ottobre 2012

Un incontro inaspettato alla Tete du Mont

Una sfida, una missione disperata, una fatica erculea: cosi sembra, a prima vista, l'idea di colonizzare questo lungo pendio sassoso, tracciarvi un sentiero, costruire case fienili, farvi arrivare l'acqua. Sfida vinta, missione compiuta già almeno da qualche secolo. Con l'aiuto della teleferica, Barmelle rivive tutti gli anni nel periodo estivo, segnando come un faro la sua presenza a chi guarda da lontano l'immenso e ripido versante sassoso.

Dall'autostrada A5 direzione M.te Bianco usciamo a Pont St. Martin, alla rotonda svoltiamo a sinistra sulla SS26 verso Aosta, oltrepassato il Forte di Bard, sede del Museo della Montagna, alla seconda rotonda svoltiamo a sinistra e proseguiamo in direzione di Champorcher, sino alla frazione Dublanc di Salleret, dove lasciamo la macchina nella piazzola sulla sinistra 1107 m.
Ultimati i preparativi percorriamo qualche metro verso valle fino alla palina segnavia, attraversata la strada imbocchiamo la stradina verso il residence in disuso Villa Franchini, in breve ci ritroviamo sulla mulattiera. Attraversiamo alcuni terrazzamenti con ciliegi e frassini e dopo un paio di svolte, proseguiamo in direzione nord-est alternando passaggi gradinati su roccia a tratti in cengia.
Una volta risalita una gola e guadato un torrente in secca, giungiamo al tratto più spettacolare dell'ardita mulattiera: sorretta da muretti, s'inerpica con una serie di secche svolte ravvicinate, piega a destra davanti alla nicchia in parete in cui i valligiani tenevano una lampada ad olio, per poi entrare nel bosco.
Usciti dal bosco proseguiamo tra i terrazzamenti di Barmelle e oltrepassata una fontana ricavata da un grande masso, in breve raggiungiamo le case del villaggio abbandonato 1563 m.
Ci fermiamo qualche minuto alla cappella ristrutturata, datata 1863, da dove possiamo godere della grandiosa veduta panoramica sulla vallata sottostante, da Pontboset alla Fenetre de Champorcher e sul versante opposto sui terrazzi orografici con il villaggio di Borney e la radura dell'alpe Trone. Il nome Barrnelle deriva da barme, cioè riparo sotto la roccia. Negli esigui terrazzamenti è sintetizzata la povera economia di questo villaggio rurale, dove l'unico sostentamento erano i campi a segale e patate e l'allevamento di qualche capra. Progressivamente spopolatosi, durante il secondo conflitto mondiale fu oggetto di una infruttuosa perlustrazione nazista.
A monte della cappella seguiamo una freccia gialla salendo al grande frassino con l'indicazione "Tête du Mont", il sentiero riprende poco marcato tra i prati inselvatichiti e rimonta l'erto costone nel bosco di larici, con una lunga serie di tornanti. Tralasciamo il sentiero a sinistra fortemente esposto per Grand Rosier e continuando in salita arriviamo sulla dorsale spartiacque tra le valli Champorcher e Issogne. Continuiamo verso sinistra tenendoci sul versante settentrionale della cresta tra larici e rododendri, giunti ad un bivio proseguiamo sul 14B e in pochi minuti raggiungiamo in leggera salita la cima della Tête du Mont 1897 m sovrastata da una grande croce metallica, splendido punto panoramico a 360°. Dopo pochi istanti veniamo raggiunti da Fabio, Patrizia e Giuseppe, che non vedevamo da circa un'anno, un incontro che non mi aspettavo proprio, ma che mi riempe il cuore di gioia...
Dopo la tradizionale foto di gruppo, iniziamo la discesa riprendendo il sentiero per poi seguire a sinistra la deviazione che ci porta in breve sul 14A. Con ripidi tornanti scendiamo sull'opposto versante da dove siamo saliti, alcuni passaggi rocciosi sono stati resi sicuri da alcuni gradini in ferro. Arrivati al Col Plan Fenètre, prima di intraprendere la discesa a sinistra, decidiamo di proseguire diritti arrivando alla vicina cappella di Sant'Anna posta in una radura a 1706 m, dove ci fermiamo per la pausa pranzo.
Per la via del ritorno ritornati al colle scendiamo a destra seguendo l'ampia mulattiera (segnavia 14), toccato un costone proseguiamo all'interno dell'avvallamento nella foresta di larice, abete rosso e pino silvestre, per poi giungere alla palina segnavia posta all'ingresso del pittoresco villaggio di Grand Rosier 1460 m. Ci addentriamo tra le case fino alla cappella dedicata ai Santi Fabiano e Sebastiano, già esistente nel 1709, all'esterno si trova una bella acquasantiera in pietra olIare.
Ritornati nei pressi della palina segnavia continuiamo al margine delle case in leggera discesa verso sinistra, stranamente non vi è nessuna indicazione sulla palina segnavia, ma alcune frecce gialle sbiadite e il segnavia 14D ne indicano comunque la giusta direzione. Ci portiamo al di sotto del paese in direzione del ripetitore, pochi metri prima di raggiungerlo pieghiamo a sinistra e facendo attenzione ai segni di vernice ci portiamo sotto il dosso. Scendiamo ora ripidamente nel bosco tra larici e felci, pervenendo sul bordo di un salto roccioso, il sentiero ora obliqua a sinistra protetto da staccionate e in diagonale raggiunge la strada asfaltata. Proseguendo ora verso valle dopo circa 300 m raggiungiamo la piazzola dove abbiamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Fabio, Patrizia, Giuseppe, Piergiorgio, Simeone, Danilo e Fabio

mulattiera per Barmelle



Barmelle 1563 m
Piccolo borgo rurale ora disabitato, abbarbicato alle pendici della Tete du Mont, a picco sulla Valle di Champorchel: La mulattiera d'accesso, a tratti verticale, è sostenuta da muretti; incollata alla parete rocciosa raggiunge, probabilmente, uno dei luoghi abitati più arditi dell'intera regione.


by Simeone


La Macrolepiota procera, volgarmente conosciuta come Mazza di tamburo, Puppola, Bubbola maggiore, Ombrellone o Parasole è uno dei più vistosi, conosciuti ed apprezzati funghi commestibili.
by Simeone


tutti in cima appassionatamente...

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