Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 23 settembre 2012

Monte Muggio tra l'Alta Valsassina e la Valvarrone

Una volta arrivati a Lecco, seguiamo la Strada Statale 36 fino all’uscita di Bellano, per poi proseguire sulla Strada Provinciale 62 che risale il lato destro della Val Muggiasca. Arrivati a Taceno in Valsassina, prendiamo la SP67, passati i paesi di Margno, Codesino, Indovero e Narro, raggiungiamo il punto di partenza dell’escursione: Mornico 975 m, frazione di Vendrogno.
Lasciata la macchina nell'ampio piazzale ci incamminiamo all'interno del paese seguendo il segnavia 6 e le indicazioni per Tedoldo, notiamo fin da subito che accanto alla porta di ogni edificio ci sono delle lastre in pietra che recano in dialetto nome o soprannome del proprietario. Poco prima che il vicolo inizi a scendere svoltiamo a destra e in breve usciamo fuori dal paese, il percorso è sempre ben segnalato ed è difficile poter sbagliare. Raggiunta una cappella con un bassorilievo della Madonna, proseguiamo e in pochi minuti ci ritroviamo immersi in un bellissimo e fiabesco bosco di betulle. Usciti dal bosco arriviamo all’idilliaco maggengo di Tedoldo 1239 m.
Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia saliamo alla cappella posta a monte delle case, la vista da qui deve essere magnifica, purtroppo oggi il meteo non è a nostro favore. Proseguiamo arrivando in un piccola radura teniamo la destra e in breve ci abbassiamo di qualche metro arrivando a una vasca recintata utilizzata dagli elicotteri in caso di incendi, vicino c'è anche una fontana e alcuni tavoli e panche ricavati dai tronchi degli alberi. L'ambiente attorno è una tavolozza di colori, dalle rocce silicee, agli arbusti di ginestra e ginepro, per poi passare alle betulle attorniate da cespugli di brugo (talvolta è chiamato col nome di erica selvatica o erica, si distingue però per la corolla e il calice divisi in quattro parti), tutto in perfetta armonia. Riprendiamo a salire su un ampio sentiero e dopo pochi minuti svoltiamo a sinistra seguendo una freccia gialla su una roccia (fare attenzione perché poco visibile), il percorso tra rocce e arbusti sale ripidamente arrivando alla Croce del Botul.
Una targa in bronzo recita: "1945 CROCE DEL BOTUL GLI ARRIGONI A RICORDO - 1995" queste date ricordano i 50 anni dalla fine dell'ultimo conflitto mondiale nel corso del quale molti vendrognesi hanno sacrificato la vita. La presenza della croce vuole essere un monito a rifuggire dalla violenza ed anche un invito alla libertà ed a godere delle bellezze della natura. Non per niente, sul posto, sono state posizionate delle panchine ed un tavolo a disposizione dei viandanti che vogliono ristorarsi all'ombra delle bellissime betulle che adornano il sito. Non manca nemmeno una fontana, alimentata dall'acqua della sorgente di Basia, che rende questa un'area piacevolissima per fare una sosta.
Oltrepassata la fontanella seguendo un traccia ben visibile perdiamo leggermente quota, per poi riprendere a salire in maniera più decisa percorrendo una larga pista sulla sinistra, rientrati nel bosco in breve arriviamo a un promontorio con una solitaria panca. Scendiamo verso l'evidente passo dove troviamo una fresca fontana con tanto di bicchiere legato a una catenella, riprendiamo ora il sentiero ben evidente e dopo pochi metri incontriamo una statuetta della madonna racchiusa in una nicchia di marmo bianco. Guadagniamo quota agevolmente arrivando all'ape Chiaro 1533 m, dalla palina segnavia seguiamo un sentiero di capre non indicato ma evidente che salendo ripidamente ci porta sulla cresta sud/ovest del M. Muggio. Arrivati sotto a una costruzione in cemento posta sopra alla cima occidentale  proseguiamo seguendo il crinale e agevolmente arriviamo in pochi minuti in cima al Monte Muggio 1799 m. Un vero balcone naturale sulle cime circostanti che oggi non possiamo purtroppo godere, ma che sicuramente ci ritorneremo. Dopo la doverosa sosta pranzo scendiamo dal versante opposto, oltrepassata la manica a vento svoltiamo a destra seguendo un sentiero che attraversando i prati scende fino al parcheggio dell'alpe Giumello. Continuiamo verso la "Capanna Vittoria" famosa in zona per le sue prelibatezze, senza farci tentare dai profumi che fuoriescono dalla cucina la oltrepassiamo per poi continuare su un tratturo. Dopo aver visitato la graziosa chiesetta che si incontra lungo il cammino facciamo ritorno all'alpe Chiaro, da dove ripercorriamo il percorso fatto all'andata fino alla fontana. Tralasciando il sentiero per la Croce del Botul continuiamo a scendere verso sinistra, passiamo in mezzo a un nutrito gruppo di simpatici somarelli e in breve giungiamo sull'ampio sentiero che abbiamo percorso al mattino, da qui in poi ripercorriamo il medesimo itinerario fatto all'andata.
Malati di Montagna: Piergiorgio, Danilo e Fabio









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