Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 27 novembre 2011

Colle di Baranca dalla Val Mastallone

Dall'autostrada A26 Gravellona Toce, prendiamo l'uscita per Romagnano/Ghemme, alla rotonda giriamo a sinistra seguendo la SS299 per Alagna-Varallo, poco dopo Varallo sulla destra seguiamo le indicazioni per Cervatto/Fobello, raggiunto l'abitato di Fobello 873 m proseguiamo sulla carrozzabile e oltrepassate le frazioni di Boco, Catognetto, La Piana e S. Maria, raggiungiamo l'Alpe La Gazza/Campo 1175 m dove lasciamo l'auto nel comodo parcheggio.
Dalla palina segnavia iniziamo a percorrere lo storico sentiero ottocentesco che rimonta la valle, la mulattiera è contrassegnata con il n. 517 e senza strappi in breve superiamo gli alpeggi Catolino 1252 m e Lungostretto 1291 m purtroppo in evidente stato di abbandono. Il sole anche se siamo a fine novembre è caldo e in poco tempo ci ritroviamo a togliere gli indumenti superflui, ci fermiamo qualche minuto davanti alla spettacolare doppia cascata detta "dei Pissoni", continuiamo sulla destra del torrente fino ad attraversarlo su di un ponte in cemento. Guadagniamo quota con una serie di tornanti e con una lunga diagonale raggiungiamo l'alpe Baranca 1566 m, le baite sono addossate a gradi massi in un ampio pianoro assolato, a poca distanza sorge il rifugio alpe Baranca 1600 m, posto tappa della Via Alpina. Proseguendo in breve giungiamo ad una cappella realizzata dagli Alpini di Fobello e ricavata da un grosso macigno, la mulattiera continua a ridosso di un'ombrosa parete dove il gelo e il freddo dell'inverno che sta per arrivare si sente, ma soprattutto si vede da alcuni torrenti completamente ghiacciati che attraversiamo con cautela per non scivolare. Dopo aver ammirato la scenografica cascata scaturita dalle acque del lago Baranca 1775 m in pochi minuti lo raggiungiamo, è la seconda volta che arrivo in questa idilliaca conca, la prima volta ero salito in solitaria dalla Valle Anzasca e anche allora mi aveva colpito questo luogo ameno. Seguiamo la mulattiera che costeggia il lago quasi completamente ricoperto dal ghiaccio. dopo un breve tratto in piano seguendo i segni bianco/rossi raggiungiamo in pochi minuti il Colle Baranca 1818 m, firmo il libro all'interno della graziosa cappella eretta a ricordo degli Alpini caduti durante la prima guerra mondiale, il colle fu per secoli un'importante via di comunicazione tra la Valsesia e la Valle Anzasca, dal valico transitò nel 1789 anche il celeberrimo naturalista ginevrino Horace Benedict de Saussurre. Dalla vicina fontana in legno da dove scaturisce un'acqua freschissima, proseguiamo tra le baite dell'alpe Selle 1824 m, alcune delle quali magistralmente restaurate, passiamo accanto all'ex Albergo degli Alpini e in breve arriviamo sul poggio panoramico dove sorgono i resti di una villa signorile costruita nel 1908 dall'ingegner Gelodi di Fobello e successivamente ceduta alla famiglia Lancia che l'ampliò, la decorò e gli diede il nome di "Aprilia" derivante dalla loro auto di successo Lancia Aprilia, purtroppo in seguito distrutta durante l'ultimo conflitto mondiale dalle truppe nazifasciste. Ci accomodiamo in quello che probabilmente era il terrazzo della villa e coccolati dal sole consumiamo il pranzo, per la via del ritorno ripercorriamo il medesimo itinerario di salita, splendida escursione in luoghi poco frequentati e dove si può chiudendo gli occhi rivivere i fasti del passato…
Malati di Montagna: Franco, Piergiorgio, Danilo e Fabio

la giornata inizia così...!!!


...e prosegue tra splendidi panorami...


lago Baranca...ultimo angolo non ghiacciato


fontana dell'alpe Selle 1818 m


villa "Aprilia" della famiglia Lancia


Piergiorgio, Danilo, Fabio e Franco


lo spettacolare Ponte della Gula

domenica 20 novembre 2011

la Colmine tra valle Antigorio e val Divedro

"Fiori di montagna"
li avete visiti?
piccole gemme sopra a uno stelo,
lottano vittoriosi contro:
vento, pioggia, gelo;
lottano sempre invano,
contro una mano.
alpe Flecchio 1984

Dall'autostrada A26 Voltri-Gravellona Toce proseguiamo sulla SS33 del Sempione fino all'auscita Crodo/Val Formazza, continuiamo sulla SS659 e oltrepassato Crodo dopo pochi minuti svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Foppiano, raggiunto l'albergo-ristorante Pizzo del Frate 1217 m, parcheggiamo l'auto sul bordo della strada. La giornata dal punto di vista meteo è splendida, ci incamminiamo seguendo le indicazioni per il Passo Colmine/Alpe Genuina, percorsi pochi passi ci inoltriamo in un bel bosco di abeti e larici, al primo bivio tralasciamo il sentiero sulla sinistra che useremo al ritorno e proseguendo sulla sterrata in breve arriviamo in una piccola radura dove a destra su alcuni enormi massi è stata allestita una palestra di roccia. Continuiamo a sinistra seguendo i segni di vernice bianco/rossi e senza accorgerci arriviamo alle baite dell'alpe Camplero 1380 m, dalla palina segnavia riprendiamo a salire e al seguente bivio svoltiamo decisamente a sinistra raggiungendo in pochi minuti la fontana dell'alpe Cavoraga 1410 m, proseguiamo sull'ampia traccia ricoperta in alcuni tratti dalla brina formatesi durante la notte, fino a guadagnare il Passo della Colmine 1605 m. Seguiamo il sentiero sulla sinistra che lentamente guadagna quota, dandoci la possibilità di poter assaporare i profumi e i colori che il bosco in questa stagione ci dona. Arrivati in una piccola radura proseguiamo a destra seguendo il sentiero n. 33, dopo pochi minuti ci ritroviamo a ridosso di una parete rocciosa, continuiamo in salita tra alcuni grossi massi e percorso un breve tratto in piano arriviamo al poggio panoramico dell'alpe Genuina1695 m, il panorama è splendido e prima di fermarci a mangiare andiamo fino alla croce posta su un masso a picco sulla Val Divedro dominata dal Pizzo Albiona. Coccolati dal sole facciamo davvero fatica a lasciare questo idilliaco luogo, a malincuore ripresi gli zaini raggiungiamo la palina segnavia da dove seguiamo le indicazioni per l'alpe Cheggio, costeggiato il muretto di sassi pieghiamo leggermente a sinistra iniziando la discesa su un sentiero stretto e ripido, facendo molta attenzione ai segni di vernice rossa sugli alberi e bianco/rossi sulle rocce arriviamo all'alpe Cheggio 1350 m. Dalle ultime baite alla fine dei prati riprendiamo il sentiero che inoltrandosi nuovamente nel bosco in breve conduce alla cappella della comunità di Mozzio, incantevole la vista sulla Valle Antigorio, continuiamo a scendere facendo molta attenzione al sentiero ricoperto per lunghi tratti dal fogliame, attraversato un torrentello in pochi minuti arriviamo alle prime baite dell'alpe Giavinotto 1060 m, trascurato il sentiero a destra proseguiamo diritti seguendo le indicazioni su un sasso. Riprendiamo a salire seguendo a sinistra un tratto di mulattiera selciata fino ad arrivare allo splendido alpeggio di Flecchio 1115 m, ci dissetiamo alla fontana fermandoci qualche istante ammirando lo splendido lavoro di recupero delle baite, dalla cappella svoltiamo a sinistra seguendo i segni bianco/rossi. L'ampia traccia riprende a salire nel bosco e passando accanto ad alcune baite isolate arriviamo a incrociare una strada sterrata che seguiamo a sinistra per un breve tratto per poi riprendere nuovamente sulla destra il sentiero che in leggera salita ci riporta al punto di partenza.
Affascinante escursione ad anello in luoghi poco frequentati, la prima parte fino all'alpe Genuina è adatta anche a famiglie con dei bambini che vogliono passare una giornata per terre alte, il sentiero percorso al ritorno è invece consigliabile solo per escursionisti che hanno già una buona esperienza in ambiente montano, sconsigliato in caso di cattivo tempo.
Malati di Montagna: Luisa, Franco e Fabio

lo zio Baba - Franco - Luisa


Val Divedro


alpe Genuina 1695 m


alpe Cheggio 1350 m


alpe Flecchio

domenica 13 novembre 2011

...i Walser del Vallon di Niel...

Lasciamo l'auto a Niel 1540 m, raggiungibile tramite strada asfaltata da Gaby, in Valle di Gressoney.
L'aria è tersa, il cielo è di un azzurro intenso, iniziamo a incamminarci verso il vicino villaggio di Gruba, percorrendo i viottoli si ha l'impressione di aver fatto un salto nel passato, i due villaggi sono una testimonianza dell'architettura tradizionale, vi sono alcuni esempi di “stadel” o “rascard”. Oltrepassato il posto tappa escursionistico "La Gruba" raggiungiamo la vicina palina segnavia, seguiamo il percorso sulla sinistra contrassegnato con il 6/6b, la parte iniziale si svolge all'ombra ma in lontananza già si scorgono le cime illuminate dal sole. La mulattiera è ben tenuta e si alza ripidamente entrando come d'incanto nella valle cosparsa di alpeggi, passiamo accanto alle baite di Péiri 1651 m, Matta/Stubin 1697 m. Attraversato un ponte in legno tralasciamo la mulattiera che prosegue verso il colle della Grande Mologna e svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per il colle Lazoney, riprendiamo a salire su un crinale tra due torrenti in un bel bosco di larici, il sentiero oltre a essere contrassegnato con il n. 6 fa parte anche del Grande Sentiero Walser (GSW). Risalito un canalino in breve arriviamo alle baite di Jatzit 1976 m, da qui in poi troviamo alcuni tratti di  sentiero ricoperto dal ghiaccio e dalla neve caduta nei giorni precedenti. Risalito un tratto ripido arriviamo alle baite di Boudou a circa 2200 m, dopo un breve consulto decidiamo di fermarci, la neve rende problematico il prosseguimento verso il colle. Consumiamo il pasto accanto ad una delle baite gongolandoci al sole, in quest'autunno pazzerello, scattata la foto di gruppo iniziamo la discesa sul medesimo percorso dell'andata, stando attenti a dove appoggiare i piedi…!!! Arrivati al ponte facciamo una piccola deviazione a sinistra arrivando in breve al sovrastante pianoro dove sono adagiate le baite recentemente ristrutturate di Schtovela 1760 m. Avevo dimenticato come quest'angolo della valle di Gressoney possa offrire così tanto a chi vuole ricercare ancora luoghi dove le lancette dell'orologio sembrano essersi fermate...
Prima di rientrare è d'obbligo una visita a Niel, si entra in paese tra un piccolo granhir e una casa del’700, girando per i viottoli del villaggio si trovano delle belle case in pietra e legno, la chiesa risulta da documenti ricostruita all’inizio del 600, dedicata a Santa Barbara, protettrice dal fuoco, testimonia il timore degli incendi, particolarmente rischiosi per la quantità di strutture in legno nel villaggio, basti pensare ai granhir che oltre ad essere costruiti in legno, contenevano grano e fieno, materiali particolarmente infiammabili. Davanti alla cappella si trova la grande fontana, recentemente ricostruita, l’acqua era un servizio pubblico fondamentale per la vita del villaggio, serviva ad attingere l’acqua per uso domestico, ad abbeverare gli animali e a lavare i panni.
Ritorneremo sicuramente in questi luoghi magari all'inizio della bella stagione quando il maggiociondolo e la rosa canina fioriscono...
Malati di Montagna: Patrizia, Giuseppe, Deborah, Danilo e Fabio

ma dove credevano di essere...!!!


Giuseppe, Patrizia, Deborah, Danilo e lo zio Baba


prima neve...


tra i vicoli di Niel


spazzacamini...!?! by Patrizia


i villaggi walser di Niel e Gruba

martedì 1 novembre 2011

Esplosione di colori sul Monte Lenno...

Dall'uscita dell'autostrada Como Nord proseguiamo S.S. Regina 340 in direzione Menaggio - S. Moritz, arrivati ad Argegno lasciamo l'auto nel parcheggio adiacente al Santuario di S. Anna.
Risalita la scala alla sinistra del santuario, svoltiamo a destra e seguendo le indicazioni arriviamo dopo pochi minuti alla funivia, sono le 8.30 in perfetto orario per la prima corsa (andata e ritorno 3.90 € - ultima corsa alle 17.00). Due cabine da 12 posti si alternano lungo il percorso, superando un dislivello di 640 m in poco meno di 5 minuti, la funivia ha la peculiarità di essere la più ripida d'europa con pendenze dal 71% al 95%, inaugurata il 23 maggio nel 1971, la funivia recentemente a rischiato di dover rimare chiusa a causa dell'impossibilità di effettuare i necessari lavori di manutenzione per mancanza di fondi, ma l'arrivo di finanziamenti, nonché una forte iniziativa popolare hanno reso possibile la riapertura, avvenuta il 16 giugno 2011 (video RAI). Arrivati a Pigra 858 m all'uscita della funivia seguiamo le indicazioni per Corniga poste su un albero, attraversiamo le vie del paese ancora assonnato, alla rotonda proseguiamo diritti e in breve arriviamo al Municipio con accanto un bel lavatoio, proseguendo sulla destra dopo qualche minuto oltrepassato il vecchio edificio della Società Operaia troviamo sulla destra le indicazioni per Lomia/Corniga. La stradina diventa subito sterrata e raggiunta la Cappella della Madonna del Soccorso iniziamo con alcuni tornanti a perdere quota, percorriamo un bel bosco prevalentemente di castagni e oltrepassata una grossa vasca in pietra ritroviamo le indicazioni per Corniga. Attraversiamo alcuni torrenti in secca e proseguendo in falsopiano arriviamo in località Lomia 825 m, tralasciamo la stradina sulla sinistra e proseguiamo diritti verso una casa sulla quale è posto un cartello in legno recante la scritta "Baita Rosina". Il percorso è ora contrassegnato con dei segni di vernice blu o arancione, dopo un breve tratto in piano riprendiamo a scendere nuovamente arrivando al torrente Mulino che attraversiamo su un ponte, dalla parte opposta risaliamo con alcuni gradini di legno alle case di Serra 830 m: Proseguiamo a destra in leggera discesa, la mulattiera in alcuni tratti è protetta da alcuni muretti a secco su ambo i lati, senza quasi accorgerci arriviamo nel bellissimo borgo di Corniga 771 m, attraverso le viuzze giungiamo alla chiesa dedicata a S. Anna risalente al 1631, qui ci fermiamo per una breve pausa sotto al suo portico. Riprendiamo il cammino proseguendo in salita alla sinistra della chiesa, la mulattiera alterna tratti in leggera salita ad altri con maggiore pendenza, oltrepassate le ultime case troviamo la prima palina segnavia con indicato il sentiero 17 per l'alpe Colonno. Mantenendo il percorso principale e tralasciando le varie deviazioni continuiamo a salire, nei tratti in cui usciamo fuori dal bosco si può godere sulla destra oltre al panorama sul lago di Como anche delle cime che lo circondano, purtroppo un leggera foschia ce ne impedisce la completa visuale. Intersechiamo una stradina parzialmente asfaltata e costeggiate sulla sinistra una fila di case rientriamo nuovamente nel bosco, la strada sterrata prosegue in moderata salita tra faggi e betulle, superato un tornante destrorso in breve arriviamo al rifugio Alpe Colonno 1360 m. Dopo una breve pausa proseguiamo lungo la stretta strada asfalta verso il rifugio Boffalora, superate alcune grosse pozze d'acqua volendo si può abbandonare la stradina e continuare seguendo un sentiero verso destra che entra quasi subito nel bosco, anche se non segnalato il sentiero è comunque ben evidente. In ambo i casi giungiamo in località Boffalora 1250 m, dove sorge l'omonimo rifugio, la cima di Lenno è li davanti a noi leggermente sulla sinistra che ci aspetta, seguiamo di nuovo la strada e dopo una breve discesa, riprendiamo a salire, all'altezza di un tornante pieghiamo a destra e puntiamo ad una palina con alcuni cartelli gialli, proseguiamo in salita seguendo una traccia poco marcata fino a intercettare nuovamente la strada. Da qui in poi il sentiero è pressoché inesistente, noi abbiamo piegato leggermente sulla destra e oltrepassata una pozza d'acqua abbiamo iniziato a guadagnare quota molto rapidamente, percorrendo poi la cresta a destra siamo arrivati alla bandiera e subito dopo in cima al monte Lenno 1589 m. Sorseggiando finalmente una tazza di tè caldo possiamo ammirare lo splendido panorama verso il lago di Lugano e volgendo lo sguardo sul lato opposto osserviamo la lunga cresta che tocca il Monte Galbiga 1698 m, il rifugio Venini Cornelio 1576 m e il Monte di Tremezzo 1700 m. Per il ritorno percorriamo il medesimo itinerario fino al rifugio Alpe Colonno, da dove scendiamo a Pigra seguendo la strada asfaltata, giunti alle prime case decidiamo di scendere inoltrandoci tra le viuzze e i portici di questo splendido paesino, un vero balcone naturale sul lago di Como, oltrepassato l'Oratorio di San Rocco in breve arriviamo al piazzale della funivia.
L'autunno è una stagione a mio parere davvero meravigliosa, poi quando si ha la fortuna di trascorre una giornata tra splendidi luoghi in ottima compagnia tutto diventa più bello...GRAZIE...!!!
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Danilo e Fabio

autunno...


un quadro naturale...


la cima di Lenno dal rifugio Boffalora


una semplice pozza d'acqua...


dal Monte Lenno 1589 m


vista sul lago di Lugano

domenica 30 ottobre 2011

La prima volta che ho sentito parlare della Val Grande

domenica 23 ottobre 2011

Magnodeno nel cuore del territorio lecchese

Da Lecco proseguiamo con la ss 639 verso Bergamo, arrivati a Maggianico, all'altezza del cartello che indica l'ambulatorio veterinario abbandoniamo la statale e svoltiamo a sinistra per via Armonia e subito dopo a destra in via Zelioli, arrivati poco prima della chiesetta di San Rocco parcheggiamo l'auto (230 m).
La temperatura è gradevole per essere quasi alla fine del mese di ottobre, ci incamminiamo seguendo la strada asfalta che costeggia sulla sinistra l'oratorio e continuando poi per Via alla Fonte dopo un breve tratto su fondo acciottolato arriviamo all'inizio del sentiero.
Un cartello ci mostra i due sentieri che andremo a percorrere, per la salita il n. 29 segnalato con un bollo giallo/bianco e per il ritorno il n. 28 con un bollo rosso bianco, in questo modo effettueremo un interessante giro ad anello di grande soddisfazione. Proseguiamo a destra, attraversiamo il minuscolo torrente Cif e oltrepassato un crocifisso entriamo nel bosco, durante la salita ci sono numerose tracce di sentiero ma attenendosi a quella meglio marcata non si può sbagliare. Arrivati a un bivio troviamo un cartello, tralasciamo il sentiero a sinistra per Solenga/Via Corna Marcia., con il quale faremo ritorno e riprendiamo a salire nel fitto bosco, con una serie di tornanti giungiamo nell'ampia radura contornata da grandi castagni, a destra sorge il nucleo rurale di Piazzo 507 m.  Qui troviamo anche la prima palina segnavia sulla quale oltre a indicare le varie destinazioni, viene anche riportata una cartina con il "Sentiero Rotary". Risaliamo i prati e piegando a sinistra rientriamo nel bosco, dopo qualche minuto eccoci in una successiva radura ove sorge sulla destra la storica Osteria Camposecco 600 m (aperta la domenica e il mercoledì). Dopo aver scambiato qualche informazione con un cortese signore, riprendiamo a salire seguendo il sentiero a sinistra indicato da un cartello collocato fra due piccole costruzioni. Rientriamo nuovamente nel bosco iniziando a risalire verso destra il versante della montagna, con alcune lunghe e implacabili diagonali scandite da altrettanti tornanti arriviamo ad una sellata nota come Zappello della Culmine 921 m. Pieghiamo sulla sinistra iniziando a percorrere il crinale sud del Corno di Grao, oltrepassato a monte il vicinissimo bivacco Corti, il sentiero inizia a risalire con maggior decisione, superati alcuni tratti su roccette arriviamo in cima al Corno di Grao 1039 m, ci fermiamo qualche minuto ammirando sulla destra la cresta del Resegone. Il sentiero prosegue in falsopiano arrivando in breve al passo Tre Croci, toponimo strano in quanto non c'è alcun passo ma solo una croce in legno, oltrepassato un roncolo tralasciamo il sentiero 28 sulla sinistra che utilizzeremo al ritorno e arrivati al termine del crinale riprendiamo a salire ripidamente, splendido il panorama sul sottostante lago di Lecco e sui laghetti di Garlate, Annone, Pusiano e Alserio. Con un ultimo sforzo risalito un canale con un tratto gradinato eccoci sulla cima del Monte Magnodeno 1241 m, sormontata da un'enorme croce in ferro e una meridiana in ferro con indicate le montagne circostanti, a poca metri sorge il bivacco ANA Monte Magnodeno dove decidiamo di fermarci a riposare. Ritornati al bivio incontrato precedentemente seguiamo a destra il sentiero 28 contrassegnato da un bollo rosso/bianco, l'indicazione è posta su un sasso. Perdiamo quota ripidamente entrando nel bosco, il percorso è sempre ben contrassegnato anche se ha volte il fogliame lo ricopre, tralasciamo un primo bivio a destra per il Piano dei Buoi e lambendo la recinzione di una cava, in breve arriviamo ad un bivio dove proseguendo a sinistra in pochi minuti si arriva alla Sorgente di Cornamarcia. Dopo una breve pausa nei pressi della sorgente proseguiamo scendendo fino a incrociare il Sentiero Rotary, qui incontriamo un guardia caccia con il quale scambiamo qualche parola. Tralasciato il percorso verso sinistra per Piazzo continuiamo a destra, la pendenza diminuisce e camminando con più tranquillità apprezziamo maggiormente questi splendidi boschi, attraversiamo un torrentello su un vecchio ponte di legno con accanto una vecchia panchina ormai quasi completamente assorbita dalla natura circostante. Dopo un lungo tratto nel bosco abbandoniamo il sentiero che prosegue diritto e deviando a sinistra seguendo i bolli rossi in pochi minuti arriviamo al bivio con il cartello incontrato durante la salita. Da qui facciamo ritorno a Maggianico sul medesimo tracciato fatto in mattinata.
Splendida escursione tra radure verdeggianti, con magnifica vista a 360 gradi sul territorio circostante, sicuramente la rifaremo in una giornata più limpida e serena, magari senza foschia, il sentiero effettuato al ritorno è ripido e si svolge fra le rupi che coronano il versante Ovest del Magnodeno, in alcuni tratti occorre porre un po' di attenzione.
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

Osteria della Soc. Coop. Camposecco 600 m


nella penombra del sottobosco...


a pochi metri dalla cima...


Monte Magnodeno 1241 m


Bivacco Magnodeno 1241 m


un angolo suggestivo sulla via del ritorno...

domenica 16 ottobre 2011

Natural Park High Valsesia - Colle del Turlo (ds Turli)

Dall'autostrada A26 prendiamo l'uscita per Romagnano/Ghemme e proseguendo sulla statale SS299 arriviamo ad Alagna (Im Land) 1200 m, continuiamo per circa 1 km fino alla località Wold 1271 m, dove obbligatoriamente bisogna lasciare l'auto nell'ampio parcheggio, proseguiamo a piedi  per 30 minuti circa (o con il bus-navetta nel periodo estivo) fino alla Cascata dell'Acqua Bianca 1495 m (Zam wisse boch).
Iniziamo a percorrere la mulattiera e al primo bivio continuiamo a destra seguendo le indicazioni per il Colle del Turlo (sentiero 7a), la strada militare costruita dagli Alpini prosegue piacevolmente nel primo tratto in un bel bosco di larici, oltrepassata la cappelletta eretta in memoria di Rimella Cristoforo dopo pochi minuti raggiungiamo la deviazione per l'alpe Pile e il rifugio Pastore. Usciti dal bosco la parete valsesiana del Rosa ci appare in tutta la sua maestosità, tralasciamo a sinistra il sentiero 7d che porta all’alpe Testanera 2260 m ed eventualmente prosegue fino al Rifugio Barba Ferrero 2230 m presso l’Alpe Vigne. Attraversato il torrente Testanera e poi il Brunnenwasser arriviamo all'alpe Mittlentail 1928 m (Im Mittlentail), in breve passiamo a monte delle baite di In d'Ekku e Faller, per poi continuare sulla mulattiera ancora in buon stato. Dopo alcuni lunghi tornanti poco prima di affrontare il tratto più faticoso verso il colle vediamo sulla destra i laghetti del Turlo (Ds Turlji Scheiwa), piegando a sinistra con un ultimo strappo arriviamo al Colle del Turlo 2738 m, in lingua Walser (Ds' Turlji) che significa “piccola porta”. Una cappelletta sul colle ricorda gli alpini che hanno tracciato la mulattiera e una lapide attesta l'incontro del 30 agosto 1970 fra le genti walser di Alagna, Macugnaga, Gressoney, Rima, Rimella, Saas Fee e Zermat. Sul versante opposto a quello di salita si stende la Val Quarazza, percorsa anche lei dalla strada militare fino a Borca di Macugnaga. Durante la meritata pausa facciamo amicizia con Paolo e Sandra, con loro ripercorriamo il medesimo percorso fatto all'andata fino al bivio per il rifugio Pastore che decidiamo di raggiungere. Il sentiero scende costeggiando l'orto botanico del Parco Naturale Alta Valsesia al Fum Bitz e attraversato il ponte sulle Caldaie del Sesia arriviamo nell'ampia distesa dell'alpe Pile 1575 m dove sorge il rifugio Pastore. Diamo un ultimo sguardo alla spettacolare parete sud del Monte Rosa e salutati i nostri amici scendiamo seguendo il sentiero che ripidamente raggiunge il Sesia, continuiamo in falsopiano arrivando nuovamente sulla strada asfalta all'altezza della cappelletta di S. Antonio, ora non ci resta che ritornare all'auto e cosi tra una risata e una corsetta (siamo davvero malati...) ritorniamo all'auto.  
Malati di Montagna: Paolo, Sandra, Aldo, Danilo e Fabio

Aldo - Danilo - Sandra - Paolo


solo...


baite lungo il tracciato...


signori sua maestà il ROSA...


alpe Pile...


i tre amigos...!!!

domenica 9 ottobre 2011

Odori d'autunno, sentori d'Inverno...in cima al Bregagno

Dall'uscita Como/Nord percorriamo la Statale Regina e oltrepassato l’abitato di Argegno arriviamo a Menaggio, svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Porlezza/San Moritz, poco prima della rotatoria di accesso alla galleria giriamo a destra verso Plesio. Arrivati a Breglia seguiamo la stretta stradina sulla sinistra per i Monti di Breglia, al termine del tratto asfaltato è possibile parcheggiare sul ciglio della strada, eventualmente proseguendo per altri 2 km circa, alternando tratti asfaltati a sterrati, si può parcheggiare in una piazzola recentemente disboscata.
Dalla palina segnavia iniziamo a seguire il sentiero verso il rifugio Menaggio, la salita è costante e attraversa un bosco di betulle, dopo qualche decina di minuti usciti dal bosco è già ben visibile a sinistra il rifugio sovrastato dalla mole rocciosa del monte Grona. Il panorama sul lago di Como è già straordinario, ma il bello deve ancora venire, proseguendo arriviamo ad un bivio, tralasciamo il sentiero a sinistra per il rifugio e continuando a destra arriviamo in pochi minuti in una radura a pochi metri da un ripetitore. Riprendiamo a salire raggiungendo una bocchetta rocciosa dove veniamo accolti da un venticello decisamente gelido, continuiamo a mezza costa aggirando la testata della Val Pessina fino ad arrivare alla sella di Sant'Amante 1621 m che prende il nome dalla chiesetta e che mette in comunicazione il versante del lago di Como con la splendida Val Sanagra. Ci fermiamo qualche minuto estasiati dal magnifico panorama verso le cime recentemente innevate tra Italia e Svizzera, a causa del forte vento gelido decidiamo che conviene muoverci per scaldarci un po', dalla sella proseguiamo per l'ampia dorsale seguendo i segni bianco/rossi fino alla quota 1905 m, localmente conosciuta come "il Bregagnino". Davanti a noi ora vediamo la lunga dorsale che dobbiamo percorrere, ridiscendiamo nuovamente a una insellatura, da dove iniziamo l'ultimo tratto di salita, pieghiamo leggermente sulla destra e raggiunto un omino in pietra percorriamo l'ultimo tratto di salita arrivando alla caratteristica croce con Cristo del Monte Bregagno 2107 m. Il terreno attorno è leggermente ricoperto dalla neve caduta il giorno precedente e forse anche durante la notte, attorno è un susseguirsi di splendidi angoli panoramici, purtroppo però il vento è troppo intenso per poter rimanere a mangiare qualcosa, per cui decidiamo di scendere fino alla chiesetta di Sant'Amante dove ci fermiamo insieme ad altri escursionisti che hanno avuto la nostra medesima idea. Per il ritorno decidiamo di passare per il rifugio Menaggio, seguendo le indicazioni proseguiamo lungo la cresta arrivando ad una palina segnavia, tralasciamo il sentiero diretto al Monte Grona e piegando a sinistra iniziamo la discesa verso il rifugio, il sentiero offre bellissime vedute sul lago di Como e sul sovrastante Monte Grona. Arrivati al rifugio Menaggio 1383 m proseguiamo seguendo il "sentiero basso" che inizia a pochi metri sotto al rifugio, entriamo nel bosco e seguendo le varie indicazioni lungo il percorso arriviamo sulla strada sterrata e in seguito al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto. Bellissimo itinerario arricchito dallo stupendo panorama che si gode dalla cima.
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

Monte Begagno 2107 m


verso la Val Chiavenna


Lago di Como


Lago di Lugano


contemplazione...


brrrrr...freddo...!!!

domenica 2 ottobre 2011

al Pizzo Valgrande di Vallé, attraversando la desertica Piana d'Avino

Dall'autostrada A26 proseguiamo sulla SS33 del Sempione fino a Varzo da dove svoltando a destra arriviamo a San Domenico 1410 m, dal piazzale scendiamo verso Ponte Campo 1320 m dove parcheggiamo l'auto (3 euro).
La giornata dal punto di vista meteorologico è perfetta, iniziamo a incamminarci e attraversato il ponte svoltiamo subito a destra arrivando all'agriturismo "la Cascata", il sentiero inizia a salire fino a incrociare la strada sterrata di servizio all'alpe Veglia che abbandoniamo subito per seguire a sinistra una trattorabile che in pochi minuti raggiunge una baita sulla destra. Continuiamo a salire con una serie di tornanti in un bel bosco di larici, arrivati alle prime baite in prossimità dell'arrivo della teleferica abbandoniamo la strada e seguiamo il sentiero sulla sinistra con il quale saliamo fino alla grossa fontana in sasso dell'alpe Vallè 1786 m. Con percorso pressoché libero pieghiamo a destra raggiungendo in pochi minuti nuovamente la strada sterrata, dalla palina segnavia seguiamo il primo tratto del "Sentiero di Scinc" (Passo del Croso - Lago d'Avino), dopo un primo tratto in falsopiano riprendiamo quota arrivando ad un bivio con una palina segnavia, tralasciato a destra il sentiero per l'alpe Veglia, iniziamo a salire ripidamente il pendio, il percorso oltre a non dare un'attimo di respiro si sviluppa su terreno spesso scivoloso. Usciti dal bosco la pendenza diminuisce e in breve arriviamo nel Vallone di Drozina, lo risaliamo prima verso destra in direzione di un torrione isolato e poi con percorso alquanto faticoso a sinistra arrivando in cresta, superati alcuni massi, proseguiamo fino a guadagnare il roccioso Passo del Croso 2330 m, un cartello posto sulla palina segnavia ci informa che siamo a 1700 m sopra al tunnel del Sempione! Seguendo le indicazioni continuiamo verso destra, seguendo i segnavia bianco/rossi sulle rocce e alcuni paletti con cartelli indicatori gialli, raggiungiamo un'ampia depressione a circa 2400 m che ci introduce nella spoglia e solitaria Piana d'Avino. Attraversiamo la piana in un ambiente lunare, ci fermiamo a osservare gli intensi fenomeni di erosione che hanno creato buche e grandi crepacci nel terreno, arrivati a un laghetto una traccia di sentiero inizia ad alzarsi sulla destra in direzione della cima già ben visibile, dopo un ultimo tratto faticoso su detriti raggiungiamo il PizzoValgrande di Vallé 2531 m, il panorama verso la parete orientale del Monte Leone e sulle montagne circostanti è davvero splendido. Dopo aver mangiato ridiscendiamo fino al laghetto da dove riprendiamo il sentiero segnalato con evidenti paletti in legno,  arrivati ad una cappelletta in breve scendiamo al lago d'Avino 2246 m, ...il toponimo deriva probabilmente da "lago d'arvina" con il significato di "rovina", cioè del vasto pendio sfasciato e detritico circostante. Poi, la letteratura del secolo scorso ha storpiato il toponimo in "divino" o  "da vino" fino all'amorfa versione attuale...(Veglia-Devero - Paolo Crosa Lenz/ Giulio Frangioni)
Attraversato il muraglione della diga dalla strana forma ad esse, riprendiamo a salire, in alcuni tratti esposti sono state messe delle funi per facilitarne il passaggio, arrivati alla palina segnavia iniziamo la lunga discesa per l'alpe Veglia seguendo il sentiero F30. Il percorso si svolge in un ambiente unico dal punto di vista paesaggistico e ambientale, attraversiamo splendide lande a rododendro e mirtillo fino a entrare in uno splendido bosco di larice, poco prima di arrivare nella piana del Veglia ci fermiamo qualche minuto sulle sponde del suggestivo lago delle Streghe 1840 m, riprendiamo il cammino a malincuore e seguendo il sentiero che segue la sponda del lago arriviamo alle baite dell'alpe Aione. Per ritornare a Ponte Campo dove abbiamo lasciato l'auto utilizziamo la strada sterrata, dopo un primo tratto in falsopiano passando alti nella forra del Cairasca, iniziamo a scendere abbastanza ripidamente fino a incrociare nuovamente il sentiero fatto alla mattina e in breve raggiungiamo il parcheggio. Splendido itinerario ad anello all'interno del Parco Naturale Veglia Devero, dove il contrasto tra le dolci praterie d'alta quota e la severità delle montagne circostanti rendono l'ambiente particolarmente unico...
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

la Piana d'Avino


Danilo e Fabio dal Pizzo Valgrande


Monte Leone 3552 m
la montagna più alta delle Alpi Lepontine


Natural Park Veglia-Devero


Lago delle Streghe

domenica 25 settembre 2011

Sui sentieri dolomitici della Presolana

Dall'autostrada A4 in direzione Venezia usciamo a Seriate (volendo si può anche prendere l'uscita prima per Bergamo), seguiamo le indicazioni per la Valle Seriana fino a Clusone da dove svoltando a destra e attraversato il ponte continuiamo verso Castione / Passo della Presolana, raggiunto il passo a 1297 m scendiamo in direzione della Valle di Scalve per circa 4 km, oltrepassata una galleria dopo pochi minuti svoltiamo a sinistra per Colere, raggiunto il paese proseguiamo per la frazione Carbonera e seguendo le indicazioni per gli impianti di risalita in pochi minuti arriviamo al primo parcheggio sulla destra dove lasciamo l'auto 1039 m.
Ultimati i preparativi alzando lo sguardo oltre i tetti delle case possiamo vedere lassù in alto il rifugio, sul lato opposto della strada una palina segnavia indica la partenza del sentiero 403, il primo tratto si svolge su una stradina asfaltata,  arrivati dopo pochi minuti a un bivio svoltiamo a destra e proseguiamo in modo abbastanza ripido alternando tratti con il fondo in cemento e sterrato. Arrivati alla baita Frassinetto 1265 m abbandoniamo la strada e proseguiamo sul sentiero a sinistra indicato dalla palina segnavia, entrati nel bosco in breve arriviamo a un bel ponte in legno con una curiosa baita sulla destra, attraversato il torrente il percorso inizia a salire ripidamente, tralasciato il sentiero sulla sinistra, segnalato come variante, proseguiamo a destra fino a incrociare una pista da sci. Attraversiamo la pista per poi rientrare nuovamente nel bosco e seguendo i vari segni di vernice rossa sugli alberi riprendiamo a salire, dopo qualche minuto riattraversiamo nuovamente la pista sulla sinistra per poi riprendere il sentiero sul lato opposto indicato da una palina segnavia, naturalmente volendo si può semplicemente risalire la pista. Dopo un breve tratto in moderata salita e attraversando qualche radura, il percorso si fa decisamente più ripido, terminato il bosco ecco apparire davanti a noi il profilo inconfondibile della Presolana, raggiunta una parete rocciosa pieghiamo a sinistra e oltrepassate alcune pietraie attraversiamo un canalone detritico, per poi risalirlo alla sua sinistra. Raggiunta la palina segnavia nei pressi della baita alta di Polzone, proseguiamo a destra tralasciando il sentiero 401/402 che utilizzeremo al ritorno, proseguiamo verso la parete nord della "Regina delle Orobie" che ormai possiamo ammirare in tutto il suo splendore. Arriviamo nei pressi delle baracche della ex miniera di fluorite, all'entrata di una delle gallerie su un pezzo di binario è stata lasciata come testimonianza del passato una motrice con alcuni vagoncini, ormai il rifugio è a pochi passi e superata la vecchia Cappanna Trieste in breve saliamo al rifugio Albani 1939 m. Per la sosta decidiamo di recarci alla croce a poca distanza dal rifugio, purtroppo in pochi istanti dalla pianura le nuvole avanzano fino a ricoprire le montagne circostanti, la parete della Presolana ora sembra assumere un aspetto ancor più misterioso. Come da programma decidiamo di scendere utilizzando il sentiero 401/402, ritornati alla palina segnavia accanto alla baita alta di Polzone, proseguiamo in falsopiano a destra, passiamo sopra al laghetto di Polzone, le sue dimensioni cambiano a seconda della stagione, pieghiamo ora a sinistra e in leggera salita arriviamo al colle della Guaita 1890 m. Iniziamo la discesa verso il Pian di Vione, tralasciata a destra la deviazione per la ferrata del Passo della Porta continuiamo a perdere quota prima su terreno roccioso e poi per rado bosco, essendo rivolto a nord l'intero percorso si presenta molto umido e scivoloso, per cui bisogna porre l'adeguata attenzione. Attraversiamo a sinistra su pietraia il canalone che scende direttamente dalle Quattro Matte per poi entrare in un bosco di faggi e con ripetuti tornanti arriviamo sulla sterrata. In breve raggiungiamo il piccolo ristoro del Pian di Vione a circa 1130 m, scendiamo verso Colere seguendo a destra la stradina con fondo in cemento, arrivati alle prime case proseguiamo per Via Larga fino a incrociare la strada asfalta che seguiamo senza troppa fatica in salita fino al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto.
Splendida escursione ad anello in ambiente tipicamente dolomitico, la Presolana è un'autentica perla della regione Lombardia.
Malati di Montagna: Danilo, Simeone e Fabio

un ponte...!!!


parete nord della "Regina delle Orobie"


verso il rifugio Albani


laghetto nelle vicinanze del rifugio


Danilo, Simeone e Fabio