Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

martedì 25 aprile 2017

Possa il mio sangue servire di Aldo Cazzullo

«La Resistenza è un patrimonio che appartiene alla nazione. Forse è arrivato il momento di raccontare la grande storia attraverso le piccole storie»: sono queste le parole di Alzo Cazzullo, inviato ed editorialista del Corriere della Sera, che spiegano il senso del suo nuovo libro, intitolato «Possa il mio sangue servire»


Con il ritmo incalzante di un romanzo e il rigore di un saggio, l’autore svela storie di case che si aprono nella notte, di feriti curati nei pagliai, di ricercati nascosti in cantina, di madri che fanno scudo con il proprio corpo ai figli. E, ancora, le storie delle suore di Firenze, Giuste tra le Nazioni per aver salvato centinaia di ebrei; dei sacerdoti come don Ferrante Bagiardi, che sceglie di morire con i suoi parrocchiani dicendo «vi accompagno io davanti al Signore»; degli alpini della Val Chisone che rifiutano di arrendersi ai nazisti perché «le nostre montagne sono nostre»; dei tre carabinieri di Fiesole che si fanno uccidere per salvare gli ostaggi; dei 600 mila internati in Germania che come Giovanni Guareschi restano nei lager a patire la fame e le botte, pur di non andare a Salò a combattere altri italiani. Un nuovo lungo racconto per salvare la memoria di quel periodo drammatico della storia del Paese.
dal Corriere della Sera

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