Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

sabato 12 novembre 2016

Monte Todano o "I Balmitt"...un vero balcone panoramico sul Lago Maggiore...e non solo

La prima parte di questo suggestivo anello coincide con il sentiero "All'ombra degli abeti", un interessante sentiero corredato da pannelli didattici del Parco Nazionale della Val Grande. La parte centrale è dedicata invece ai fantastici panorami che si possono godere dalla cima del Todano e lungo la cresta verso il Pizzo. L'ultimo tratto di sentiero che dall'alpe Sunfai termina alla Cappella Porta è riservato solo a escursionisti esperti.

Da Milano si segue l’autostrada A8 verso Varese, dopo Gallarate si devia a sinistra, proseguendo sull'autostrada A26 (Genova Voltri-Gravellona Toce). Seguendo le indicazioni per Gravellona Toce si giunge fino all’uscita di Baveno/Stresa, per poi continuare seguendo le indicazioni per Verbania. Subito dopo una grande rotonda, si devia a sinistra seguendo le indicazioni per Cambiasca (Parco Nazionale Val Grande). Arrivati in paese, lo si attraversa fino al bivio sulla sinistra, con l'indicazione per Caprezzo. Si risale la stretta strada e raggiunto il paese, si prosegue sulla via  principale fino al bivio sulla destra con l'indicazione per la Cappella La Porta. Continuando per qualche chilometro si arriva alla fine della strada asfaltata, in corrispondenza di un ampio slargo sterrato, dove si può lasciare l'auto (974 m).
Dalla cappella, con accanto una fresca fontana, si costeggia l'area adibita a picnic arrivando in breve a un bivio. Tralasciato il sentiero a destra dal quale poi faremo ritorno, si inizia a risalire l'ampio sentiero natura del Parco, "All'ombra degli abeti". Un itinerario che permette di conoscere e apprezzare la natura e i mutamenti di un luogo che ha, per lungo tempo, visto la presenza dell'uomo.
Si entra nel fitto bosco e dopo un primo tratto in cui si guadagna quota ripidamente, la pendenza spiana leggermente, per poi riprende a salire una larga dorsale boschiva. Tralasciato a sinistra il bivio per la Cappella Fina si continua a salire ancora per alcuni minuti, per poi proseguire con un lungo traverso nel bosco secolare, raggiungendo i ruderi dell'alpe Cornala.
Usciti da dal bosco dopo aver oltrepassato la sorgente del Bui, si tralascia a destra il sentiero che scende a Sunfai e con alcuni tornanti si raggiunge il sovrastante rifugio Pian Cavallone. Dal rifugio continuando sulla  sinistra in pochi minuti  si arriva alla piccola e graziosa cappella del Pian Cavallone, collocata tra la cima del Pizzo Pernice e del Todano.
Si sale seguendo la dorsale alle spalle della cappella, puntando alla grande croce visibile sul Monte Todano (1670). Il panorama una volta arrivati in cima è di quelli da rimanere a bocca aperta, A sud è possibile ammirare la pianura padana, con Milano e i suoi grattacieli, il lago Maggiore e Varese, a est le Grigne e il Monte Generoso, a ovest la vista spazia verso il cuore della Valgrande, con i Corni di Nibbio e il Proman che sembrano sorreggere come colonne portanti l'imponente parete Est del Monte Rosa e più vicino a noi la Cima Sasso ed il Pedum. Nelle giornate più terse si intravede il Cervino, il Monviso e gli Appennini.
Si prosegue lungo l'ampia cresta e dopo alcuni saliscendi si raggiungere il Pizzo (1650 m), l'escursione potrebbe terminare qui e per il ritorno si può tranquillamente ripercorrere il medesimo sentiero fatto all'andata. Se si vuole continuare è necessaria avere una buona esperienza in montagna, soprattutto nel percorrere sentieri scarsamente segnalati e a volte disagevoli.
Dalla cima si segue all'inizio una traccia poco visibile che aggira la cima rocciosa, per poi continuare sulla dorsale di destra su una traccia più marcata che conduce alle sottostanti baite diroccate di Trecciura. Si continua a scendere verso sinistra compiendo un largo semicerchio e lasciate sulla destra le baite di Sunfai, si arriva in breve a incrociare la strada sterrata, che si inizia a seguire verso sinistra. Poco dopo aver oltrepassata la sagoma dell’uomo orante, si abbandona la strada e si imbocca il sentiero a destra contrassegnato da segnavia bianco/rossi. Giunti alle ultime baite di Gabbio, si abbandonano i segnavia bianco/rossi e in corrispondenza di una recinzione verde si scende verso destra fino a incrociare un sentiero che prosegue a mezzacosta nel fitto bosco. Giunti sopra alle baite di Steppio, si scende fino a raggiungere il cartello con scritto il nome dell'alpeggio. Da qui il sentiero prosegue verso destra, si raccomanda di fare molta attenzione a percorre questo tratto, poiché si attraversano canali dirupati e la manutenzione lascia molto a desiderare! Durante il percorso si passa accanto a varie baite, molte delle quali ridotte a un cumulo di sassi. Oltrepassato un piccolo angolo di paradiso, dove il rio di Niva forma una suggestiva cascatella, si arriva alle baite ristrutturate dell'alpe Fai. Dopo pochi minuti giunti a un bivio, si tralascia il sentiero che prosegue in salita a destra e si inizia a percorre l'ampia traccia, fino a raggiungere nuovamente la Cappella Porta.
Malati di Montagna: Silvio, Pg, Danilo e l'homo selvadego

Il sentiero natura comincia presso Cappella Porta e si conclude al Rifugio del Pian Cavallone, seguendo un itinerario che permette di conoscere e apprezzare la natura e i mutamenti di un luogo che ha, per lungo tempo, visto la presenza dell'uomo. 




Gli alberi sono le colonne del cielo se cadono loro, 
ci cadrebbe addosso un pezzo di cielo. 
Buddha Siddhārtha Gautama



Il panorama è a dir poco strepitoso e spazia nelle belle giornate dal Monte Rosa passando per la pianura padana dominata dal Lago Maggiore, fino agli appennini.







Il rifugio Pian Cavallone, di proprietà del CAI Verbano, è stato costruito nel 1882 ed inaugurato il 29 luglio dell’anno successivo. Nato poco dopo la nostra sezione è quindi simbolo e memoria della nostra storia.


Leggenda del Pian Cavallone 
Nel 1790 viveva sulle pendici del Monte Zeda un rude e perverso pastore di nome Martino (Martinas nel dialetto locale) il quale si era invaghito di una bionda e bellissima pastorella che nei mesi estivi viveva con le sue pecore in una baita situata al Pian Cavallone nella zona dove sorge il rifugio CAI. La bionda pastorella pura come un rododendro che nasce e fiorisce al Pian Cavallone non voleva saperne delle attenzioni del maturo Martinas e cercava di sfuggirne la presenza. La sera del 14 agosto 1769 Martinas deciso più che mai a godere delle grazie della pastorella, scese dallo Zeda cavalcando un bianco cavallo e si presentò all'amata rinnovando le sue odiose brame. Ai rinnovati rifiuti il torvo Martinas nel colmo del furore si lanciò sulla pastorella e la buttò nel burrone sottostante uccidendola. Il sangue della pastorella, così barbaramente uccisa, si sparse sulle pendici del Pian Cavallone che si ricoprì d'una selva sanguigna di rododendri che ancor oggi si possono ammirare . Compiuto il delitto Martinas rimontò sul cavallo bianco ma nel fuggire verso il Monte Zeda il cavallo inciampò e trascinò nel burrone il bieco Martinas.


Tra la cima del Pizzo Pernice e del Todano, 
si trova la piccola e graziosa cappella del Pian Cavallone 


Monte Todano 1667 m


dal Pizzo 1644 m


Vuota, selvaggia, priva o quasi di presenza dell'uomo. Cosi è solitamente definita la Val Grande, una delle poche aree d'Italia a meritare l'uso del termine "wilderness", cosi caro agli appassionati di natura americani e britannici.


Uomo orante della Valle Intrasca
Il simbolo del Parco Nazionale della Val Grande


dettagli e traccia gpx


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