IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

sabato 11 novembre 2017

L'estate di San Martino in Valle Asinina

Era il giorno di 11 Novembre, il cielo era coperto, piovigginava e tirava un forte vento che penetrava nelle ossa. Martino, un giovane soldato di cavalleria della guardia imperiale, stava tornando a casa. Portava l’armatura, lo scudo, la spada e un mantello caldo e foderato di lana di pecora. Ma ecco che lungo la strada, c’è un povero vecchietto coperto soltanto di pochi stracci che chiede l’elemosina, seduto per terra, tremante per il freddo. Il cavaliere lo guarda e sente una stretta al cuore: “Poveretto, – pensa – morirà per il gelo!” Impietosito, Martino scende dal cavallo e con un colpo secco di spada taglia in due il suo bel mantello e ne regala una parte al povero. Martino, contento di avere fatto la carità, sprona il cavallo e se ne va sotto la pioggia, che comincia a cadere più forte che mai, mentre un vento rabbioso pare che voglia portargli via anche la parte di mantello che lo ricopre a malapena. Ma fatti pochi passi ecco che smette di piovere, il vento si calma. Di lì a poco le nubi si diradano e se ne vanno. Il cielo diventa sereno, l’aria si fa mite. Il sole comincia a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello. Ecco l’estate di San Martino, che si rinnova ogni anno per festeggiare un bell’atto di carità. In effetti, ancora oggi, nella settimana che ricorre San Martino, spesso si assiste ad un breve periodo in cui il clima diventa più mite e si parla di “estate di San Martino".


Escursione piacevole e priva di difficoltà, in una valle poco conosciuta, ma che appartiene al Sito d’Importanza Comunitaria (SIC), in una Zona di Protezione Speciale (ZPS). Le ZPS sono aree designate per la tutela dell’avifauna ai sensi della Direttiva europea “Uccelli” 79/409/CEE, mentre i SIC sono siti di particolare pregio ambientale, definiti dalla Direttiva “Habitat” 92/43/CEE per contribuire alla conservazione della biodiversità, attraverso la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna presenti, con la creazione di una rete ecologica denominata “NATURA 2000”.

Da Milano si segue l'autostrada A4 sino all'uscita di Dalmine, per poi continuare sulla statale 470 Dalmine/Villa D’Almè. Alla rotonda di Villa D’Almè si seguono le indicazioni per San Pellegrino Terme, risalendo la Valle Brembana fino a San Giovanni Bianco. Subito dopo la chiesa si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per la Valle Taleggio. Alla fine del lungo e spettacolare Orrido della Val Taleggio, si arriva al Ponte del Becco, dove si parcheggia la macchina nello spiazzo sterrato a sinistra in prossimità della bacheca dedicata al "Sentiero Partigiano Paganoni-Vitali" (593 m). Si attraversa la strada e dalla palina segnavia si segue l'indicazione del sentiero CAI 130. Tralasciata subito dopo la deviazione a destra per Cantiglio/Cancervo si prosegue sulla strada sterrata per alcuni minuti, al termine della quale in prossimità di una sbarra si continua sul sentiero a sinistra fino al quattrocentesco ponte della Forcola. Poco prima del ponte si tralascia a destra la deviazione per Cantiglio/Sentiero Partigiano e attraversato il ponte si continua verso destra seguendo le indicazioni per Ca' Corviglio/Pizzino. Dopo aver guadagnato quota in un bel bosco, si prosegue ai margini dei prati fino al borgo di Ca’ Corviglio con la splendida chiesa di San Rocco, risalente al XV secolo, con il caratteristico tetto in piode. Si risale il vicolo dietro la chiesa, per poi seguire l'indicazione per il Mulino di Bragolegia. Costeggiando un muretto a secco si perde velocemente quota, per poi proseguire con alcuni saliscendi lungo la Valle Asinina. Giunti a un bivio, si tralascia momentaneamente a sinistra l'indicazione per Grasso e si continua in leggera discesa fino a raggiungere il mulino di Bragoleggia, purtroppo rimane solo l’edificio restaurato che lo ospitava. Si continua a seguire il sentiero che si addentra sempre più nella valle, fino a raggiungere il ponte di Val Fredda. Ritornati al mulino, si ripercorre il sentiero fino al bivio, da dove si inizia seguire a destra il sentiero per Grasso. Lungo questo tratto di sentiero denominato "Via della salute", si possono osservare singolari sculture sulle rocce, raffiguranti animali e vari soggetti, realizzate da un artista del luogo. Arrivati al soleggiato borgo di Grasso, si percorrono le strette viuzze fino a raggiungere la chiesetta dedicata a San Francesco. Da qui si inizia a seguire la strada asfalta in discesa per alcuni minuti. Arrivati in prossimità di una piccola cappella, si imbocca sul lato opposto il sentiero indicato da una palina segnavia per Ca' Corviglio/Sottochiesa. Attraversato il sottostante torrentello su un ponte in cemento, si continua a scendere fino a incrociare una stradina cementata che si attraversa per poi raggiungere in breve la bella fontana della Madonnina di Ca' Corviglio. Da qui si ripercorre il sentiero fino al Ponte del Becco.
Malati di Montagna: Lorenzo e il selvadego

il quattrocentesco ponte della Forcola






chiesa di San Rocco, risalente al XV secolo nel borgo di Ca' Corviglio





mulino di Bragoleggia
utilizzato un tempo dagli abitanti della valle per la macina di cereali e di noci, spremute per ottenere un pregiatissimo olio.


la potente sorgente che lo alimentava: sono almeno tre le bocche
dalle quali l’acqua sgorga ancora con una portata consistente prima di confluire,
dopo alcuni salti, nel Torrente Asinina.


verso il ponte di Val Fredda



se si chiama Val Fredda ci sarà un motivo...brrr...


magic moment...



La via della salute





verso Grasso...



borgo di Grasso con la chiesetta di San Francesco d'Assisi


fontana della Madonnina a Ca' Corviglio



dettagli e traccia gpx 

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