IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 16 ottobre 2016

Da Gordona all'alpe Scima, sulla mulattiera del "benefattore"

Ci sono luoghi come l'alpe Scima o Cima che emanano un fascino particolare. Sedendosi a riposare dopo la lunga e faticosa salita, accanto al piccolo campanile che spicca bianco fra le poche case in pietra, si ha la sensazione di essere in un'altra dimensione e che il tempo si sia fermato.
Svolgendosi lungo il filo della poderosa dorsale che racchiude il bacino della Val Bodengo, gli scorci panoramici s'aprono sulle vallate circostanti, a sinistra verso la Val Pilotera e la Val Piodella, a destra sulle valli del Chiavennasco e verso le vette della Bregaglia, per poi spingersi fino alle vette glaciali del Bernina. Partendo da Gordona si segue una spettacolare e larga mulattiera selciata, mirabile esempio di architettura viaria alpina, costruita tra il 1929 e il 1930.

Si segue la strada statale 36 del Lago di Como e dello Spluga fino a Colico, per poi continuare in direzione di Chiavenna. Oltrepassato il lago di Novate Mezzola e la Piana di Chiavenna, in prossimità di una rotonda si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per Gordona. All'ingresso del paese seguendo la strada a sinistra si sale verso il municipio e oltrepassata la chiesa di San Martino, si imbocca prima Via degli Emigranti e poi Via Cimavilla. Arrivati all’inizio della strada chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati, si lascia l'auto nel parcheggio sulla sinistra (400 m).
Ci si incammina sulla strada asfaltata per la Val Bodengo e dopo un primo tornante si raggiunge l’inizio della mulattiera. Su una roccia viene riportato il nome di Giovan Battista Mazzina e la data 1929, in questo modo il Gruppo Alpini ha voluto ricordare il benefattore gordonese (un sentiero poco evidente sulla destra permette di poter tagliare il tornante). La mulattiera inizia a guadagnare quota con larghi tornanti sul versante assolato, in un bel bosco composto in prevalenza da betulle, castagni e querce. La pendenza regolare permette di poter salire con un passo regolare, senza quasi avvertire la fatica. Dopo circa 50 minuti si arriva al balcone panoramico in località Donadivo (740 m), con una bella cappella ristrutturata nel 1996 dal Gruppo Alpini, a ricordo dei caduti delle due Guerre. Fermarsi qualche minuto è quasi d'obbligo per poter godere della vista magnifica sulla valle. Ripreso il cammino in breve si incrocia la strada asfaltata, dopo aver letto la bellissima poesia dedicata alla mulattiera, si riprende a salire rientrando nel bosco. La vista man mano si allarga e si iniziano a intravedere le cime circostanti tra cui l’imponente Pizzo di Prata. Dopo aver incrociato in alcuni punti la strada si arriva alle baite di Orlo con una fresca fontana, poste a ridosso di una cresta, quasi sull' "orlo" dello spartiacque della montagna (1165 m). Raggiunta la cappella, si tralascia il sentiero a sinistra per la Val Pilotera e l'alpe Piodella (D7) e si continua seguendo le indicazioni per l'alpe Cermine (D6). Attraversata nuovamente la strada si prosegue in salita fino a raggiungere la Cappella restaurata nel 1930 dal Mazzina, al termine dei lavori della mulattiera. Da qui in breve si arriva all'alpe Cermine, le cui baite sono posizionate su un panoramico terrazzamento naturale  (1346 m). Si risalgono i prati alle spalle dell'alpeggio e oltrepassata una fontana, si prosegue sempre più ripidamente lungo la dorsale, accanto a imponenti larici. Più in alto il sentiero diventa sempre più stretto e ripido e dopo un breve tratto in cresta, si piega verso destra rientrando nel bosco. Superato anche quest'ultimo tratto di salita, si attraversano i prati che precedono l’arrivo all'alpe Scima (1785 m), con il suo bianco campanile e la chiesetta circolare dalla quale si può godere di un panorama fantastico. Per il ritorno si segue il medesimo itinerario fatto in salita.
Malati di Montagna: Lorenzo, Silvio, Pg, Danilo e l'homo selvadego

La mülatiera
Self bèli net pecienèè cul raštèl 
cun tücc i arišcĥ aprööf an mürèl, 
insì la invièva quela špunduna 
tarèda lé adoss a Gurduna. 
Piena de pient e valet cun quai sass 
cun lares in scima e erbui a bass 
e visitèda in gran bèla manera 
da na štrèda caveza “la mülatiera”. 
Gran bèl lauré, ié fac ’n opera buna, 
Šcĥièl e šcaign, miracui de sass, 
ignütul fé finta da bri regurdass 
al pasac de jent e bešciöö, 
de uman cargĥièè e mam cui fiöö. 
Sass cunsümèè, al ve šcapa nagut, 
regurdee al carez fac a pee biut, 
e ‘l ve raštèè i segn dal štacĥiet 
e la remuu a pasé cui bacĥiet. 
Te se na pagina de la nosa štoria 
e sü in ti sass te fisèè la memoria, 
i capitui lin al ramp cun l’ültuma šcĥièla 
cĥie riva in Scèrman a la capèla. 
Mülatiera: regal de ’n um cun la tèšta fina 
gurdunees generuus emigrèè in Argentina. 
Fanada


Nei primi decenni del Novecento un generoso gordonese, emigrato in Argentina, fece dono al paese di una nuova strada, costruita a regola d’arte in un contesto che all’epoca si presentava parecchio ostico. È la nostra mulattiera, una successione di scale e scalini fatti di pietre sapientemente posate, tanto che l’autore parla di “miracui de sass” (miracoli di sasso). Un’opera che rappresenta un’importantissima svolta per il paese, perché permette finalmente ai gordonesi di raggiungere comodamente gli alpeggi, potendo portare con sé famiglia, carichi e bestiame in totale sicurezza. Non solo un’opera di ingegno di un benefattore, ma una vera pagina della nostra storia, scolpita in maniera indelebile su ciascun sasso di ogni rampa, come fossero capitoli di un avvincente racconto che ci conduce fino all’ultima scala, quella che porta alla cappella di Cermine. Ogni sasso della mulattiera racconta ancora oggi quello che ha visto e vissuto negli anni, ci parla del passaggio di persone e animali, di uomini con pesanti carichi da portare e di mamme con i bambini... “de jent e bešciöö, de uman cargĥièè e mam cui fiöö”. È un racconto appassionato, che ci fa assaporare ancora oggi il forte rapporto simbiotico che al tempo legava indissolubilmente l’uomo all’ambiente, in uno scambio vicendevole di carezze e gesti d’amore. La poesia parla ad esempio di sassi “consumati”, privi di spigoli, per non causare dolore ai tanti piedi nudi che vi transitavano; gli stessi piedi nudi di persone che si fanno a loro volta custodi dei beni che la natura offre loro. Un pensiero, questo, che troviamo ben descritto sin dall’inizio del componimento, attraverso l’immagine di selve perfettamente pulite, in ordine, come dolcemente pettinate col rastrello. È su questo aspetto che l’autore vuole farci riflettere ed è questo che rende ogni scalino così speciale e prezioso: una testimonianza della nostra gente e del modo di vivere semplice e autentico di allora, tempo in cui ci si prendeva veramente cura, con fatica ma allo stesso tempo con amore, di quel patrimonio collettivo che ora appare un po’ dimenticato.
(Tratto da “Momenti di Gordona” novembre 2015)




“Uno dei tanti emigrati in America da Gordona fu Giovan Battista Mazzina. In Argentina, dopo una felice carriera nel settore alberghiero, aveva accumulato una vera fortuna. Di là, conoscendo le giornaliere, faticose marce dei suoi compaesani su e giù per la Val Bodengo, su e giù da Cermine, era giunto a una decisione tanto coraggiosa quanto generosa: far costruire a sue spese e a regola d’arte una comoda mulattiera da Gordona a Donadivo come primo tratto verso Bodengo e quindi il suo proseguimento verso Orlo e Cermine. Era il 1930 quando la mulattiera fu portata a termine”.
(Tratto da “Lunario di Valchiavenna” anno 2000 “L’Alpe Cermine e la sua mulattiera” di Amleto Del Giorgio)




panorama da Donadivo 737 m


Alpe Cermine 1346 m



dalla dorsale verso...


...l'alpe Scima 1875 m






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