IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 15 maggio 2016

La Piota, tra Pogallo e Cannobina

La Piota o u Pincin nel dialetto di Gurro è una cima poco frequentata ma molto bella, che offre anche l'occasione di visitare quei 17 km di valle profondamente incisa dalle acque di un torrente che scorre incassato tra forre e cascate per poi spegnersi nel Lago Maggiore a Cannobio. Si parte da Gurro che è un po' il simbolo di questa valle selvatica, percorrendo i viottoli, con i balconi che quasi si toccano, non è raro incontrare le donne che indossano il costume tradizionale. A Gurro ha sede il Museo etnografico della Valle Canobina che raccoglie i costumi e le tradizioni della valle, dagli abiti a pizzi, dai giocattoli al vasellame, dagli attrezzi per la lavorazione della lana a quelli per fare il burro. Anche se l'ascensione è lunga, si è ampiamente ripagati dall'ambiente e dalla vastità dei panorami, con uno sguardo inconsueto su Pogallo.

Da Verbania, dopo aver oltrepassato il paese di Intra, si prosegue sulla SS34 del Lago Maggiore fino a Cannobio, da dove svoltando a sinistra si continua sulla SP75 della Val Cannobina. Dopo circa 16 km si devia a sinistra seguendo le indicazioni per Gurro. Raggiunto il paese si parcheggia nell'ampio parcheggio sulla sinistra vicino al cimitero, oppure nella piazzetta della chiesa (810 m). Prima della chiesa si segue a sinistra Via Falmenta, dopo pochi metri raggiunte alcune paline segnavia, si tralascia l'indicazione per Piazza/Provola/Finero, da dove poi si farà ritorno e si continua a seguire la via acciottola verso Mergugna/Vanzone/Fulka. Prima d'uscire dal paese si passa sotto alla cappella del SS. Crocifisso (Circuito di S. Carlo - XIX sec.), per poi proseguire a sinistra sulla bella mulattiera che sale lentamente nel bosco, attraversando alcuni torrentelli. Usciti dal bosco, dopo aver raggiunto le prime baite di Mergugna, si continua a salire arrivando al passo omonimo (1026 m), collocato sul confine tra il comune di Falmenta e Gurro. Da qui transitavano i pellegrini di Falmenta diretti al santuario di Re, dopo aver sostato in preghiera presso la cappella. Tralasciato il sentiero che prosegue per Falmenta, seguendo le indicazioni per Vanzone/Fulka/Alpone si piega a destra raggiungendo in breve un gruppo di case. Alla successiva palina segnavia si prosegue diritto, tralasciando il sentiero a destra per la Piazza/Provola/Finero. Si inizia a risalire la dorsale sulla Valle di Falmenta raggiungendo i pascoli dell'alpe Venzone (1172 m). Dalle baite si piega verso destra fino alla palina segnavia, oltre la quale dopo pochi metri si segue sulla sinistra un sentiero che ripidamente sale incrociando la strada proveniente da Gurro. Dalla parte opposta si riprende a salire verso una baita isolata e dopo un tratto con alcuni gradini in legno si raggiungono alcune baite ristrutturate. Da qui si inizia a seguire una stradina sterrata, la salita prosegue piacevolmente nel bosco di faggi, fino ad arrivare in un pianoro da dove si ha una splendida vista sul pizzo Marona, sulla cima dello Zeda e sulla Piota. Continuando in falsopiano si rientra nel bosco e poco dopo si arriva alla Cappella Rifugio della Fulka (1432 m). Dalla palina segnavia si prosegue per qualche minuto arrivando a un bivio, tralasciato a destra il sentiero che scende verso l'Alpone, si inizia a risalire la dorsale. Usciti dal bosco il sentiero prosegue senza particolari problemi tra ampi pascoli, fino a raggiungere un colletto con una palina segnavia. Tralasciato il sentiero a destra dal quale poi si farà ritorno, si inizia a risalire la facile cresta rocciosa, fino a raggiungere la meridiana sulla Piota (1925 m). La cima è posta sulla cresta che divide la Val Cannobina dalla Val Pogallo, da questo splendido balcone panoramico si possono vedere oltre i laghi Maggiore e d'Orta, a sinistra il versante Nord del monte Zeda, il parco Nazionale della Valgrande con il Pedum che si staglia contro la Est del Rosa. Per il ritorno ridiscesi alla palina segnavia, imbocchiamo il sentiero a sinistra verso l'Alpone. Durante la discesa si può osservare alle nostre spalle la cima appena raggiunta e la suggestiva cresta rocciosa che prosegue come un anfiteatro fino al M. Torrione e la Cima Lidesh. Arrivati all'Alpone o semplicemente Dalp (1539 m), il più alto alpeggio della Valle Cannobina, vale la pena fermarsi qualche minuto per osservare come le baite siano state tutte recuperate e come niente sia fuori posto. Dalla palina segnavia tralasciamo il sentiero a destra per Megugna/Gurro/Falmenta, si inizia a scendere sotto all'alpeggio seguendo le indicazioni per Produrù/Piazza. Piegando leggermente a sinistra si entra nel bosco, per poi iniziare a scendere ripidamente fino a incrociare la strada sterrata, nei pressi del bel nucleo di Produrù (Pra del Rù 1127 m), impreziosito da un piccolo oratorio e una fresca fontana. Si inizia a seguire verso valle, la panoramica pista silvo-pastorale che conduce agli alpeggi nella valle del Rio Calagno. Oltrepassate le località Paletta, Zucca e Terrabona, in breve si arriva al nucleo di Piazza, (1000 m). Dalla palina segnavia si prosegue seguendo le indicazioni per Gurro/Falmenta/Socraggio, dopo la Cappella della Madonna Addolorata del 1915, si continua a scendere lungo la strada asfalta per alcuni minuti. Dopo il secondo tornante, all'altezza della Cappella di Ponte Raska, si abbandona la strada e si svolta a destra attraversando un ponte. Il sentiero prosegue riprendendo il "Circuito di S. Carlo", dopo alcune baite diroccate, si può osservare sulla sinistra un esempio della devozione popolare della Valle Cannobina, un dipinto raffigurante a sinistra S. Antonio da Padova, al centro la Pietà di Cannobio e sulla destra S. Paolo apostolo. Arrivati a Gurro si consiglia una visita al Museo Etnografico della Valle Cannobina. il paese è anche conosciuto per le sue presunte affinità scozzesi, al punto di essere affiliato al Clan Gayre.
Malati di Montagna: Silvio, Lorenzo, Pg, Danilo e l'homo selvadego

si parte da Gurro...


...attraversando suggestivi boschi...



...si arriva a splendidi alpeggi...


...i panorami certamente non mancano...



Rifugio Cappella Fulka 1430 m (bivacco incustodito sempre aperto)
Sulle mappe è tuttora riportato il toponimo "Fulka" ma la dicitura corretta, e comunque usata dalla gente del luogo, è Fulca (probabilmente un errore dei topografi). La vecchia Cappella della Fulca fu costruita nel 1857, era dedicata al "Miracolo di Cannobio". Andata in rovina (erano rimasti solo i muri perimetrali), al suo posto è stato costruito un ricovero inaugurato nel 1985; e vi è stato messo un nuovo affresco in sostituzione dell'originale.


dal bivacco uno spicchio del Lago Maggiore


semplicemente lo Zeda...


fuori dal bosco il mondo cambia...


la cresta finale...



l'arrivo...


bocchetta di Campo, il Pedum e sua maestà il Rosa


...sssshhhh...


Val Pogallo


da questo versante la Piota sembra impraticabile ed impervia... 


chi non vorrebbe avere una baita all'Alpone?!?


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