IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

sabato 13 settembre 2014

Un Tagliaferro da urlo...!!!

... non sarà fuor di luogo ch'io loro esponga quanto di favoloso si va dicendo su questo monte, che forse, più d'ogni altro dell'intera Valsesia, è preso di mira per affibbiargli favole e leggende. Ai due terzi d'altezza, il versante del monte Tagliaferro che guarda il Corno di Moud, ha una specie di strada che pare scolpita a furia di picconi o scalpelli nell'orrida parete, il che, secondo taluni, diede il nome al monte. E' questo uno scherzo di natura, perché quella strada non presenta scopo di sorta, avendo ai due capi orridi precipizi; ma la leggenda s'impadronì di essa, e la dice ora costruita dai Saraceni, ed ora dai Romani. Altri poi vi dice (e tra questi è il Fassola, che nel secolo XVI scrisse una storia della Valsesia tutt'ora inedita) che per la val Piccola o val Sermenza, tornasse Gneo Silvio, proconsole romano, dalla Gallia dove aveva soggiogate certe popolazioni, e che memoria di tal fatto si avesse in una lapide scolpita nel monte Tagliaferro. Simile lapide non esistè giammai. L'immaginazione popolare pensò bene avvolgere questo monte nel meraviglioso. Secondo essa esiste in una parete scoscesa della montagna una caverna, scavata a forza di braccia, entro cui i Romani riponevano i tesori coi quali mantenevano gli eserciti in Gallia. Caduto in sfacelo l'impero romano, rimasero nella caverna molte ricchezze, le quali eccitarono fortissimo desiderio di possederle in alcuni abitanti di Rima e paesi vicini. V'andarono, si caricarono di oggetti preziosi, e fecero per uscire dalla caverna, quand'eccoti presentarsi loro un rospo, il quale gonfiatosi rapidamente, venne tanto grosso da impedire loro l'uscita. I meschinelli gettarono via il fatto bottino, e allora il rospo si sgonfiò lasciando libero il passo. Ma non solo gli audaci avevano eccitato l'ira del rospo, giacché per colpa loro erasi suscitato eziandio un furibondo temporale, che rovinò i pochi coltivi ed i prati della valle. D'allora in poi gli abitanti di Rima incolpavano dei temporali quei coraggiosi che andavano alla caverna, e suonando campana a stormo, s'armavano per costringerli a tornare indietro. I vecchi della Val Piccola credono ancora oggigiorno al tesoro ed al rospo portentoso.
Carlo Gallo



Monte Tagliaferro 2964 m
La statuetta della Madonnina collocata sulla vetta l'8 agosto 1954 è la riproduzione della statua della Madonna Immacolata che si trova in piazza Martiri a Borgomanero (NO), opera dello scultore borgomanerese Luigi Fornara


Poderosa piramide di roccia che si alza fra il colle Mud e la Bocchetta della Moanda, ergendosi tra la Val Sermenza e l’alta Valsesia di fronte al Monte Rosa
Gino Buscaini

Partiamo da Rima San Giuseppe (Arimmu o Ind Rimmu in walser 1411 m) in una mattinata che definirei dal punto di visto meteorologico splendida, quasi una rarità in quest'estate balorda… !!!
Dalla piccola ma suggestiva piazza del paese ci incamminiamo verso destra seguendo i cartelli escursionisti. Attraversiamo il paese che ancora dorme, l'odore del legno delle case e il silenzio rotto solo dallo scricchiolio di alcune porte che si aprono ci accompagnano fino a una grossa fontana, poco prima della quale svoltiamo a sinistra e subito dopo a destra dove troviamo le prime indicazioni (sent. 318 - Passo del Vallarolo 2.30 - Passo del Gatto 3.45 - Monte Tagliaferro 4.30). Attraversato il ponte sul torrente Sermenza in breve arriviamo a un bivio con un pannello informativo, oltre a una grande cartina escursionistica con i principali sentieri della zona, vi sono anche indicate le località che si possono raggiungere.
Seguiamo l'ampia mulattiera a sinistra che sale verso il colle Mud (sent. 296), lentamente con numerosi tornanti guadagniamo quota fino a giungere a un bivio a circa 1700 m, dove abbandoniamo la mulattiera e proseguiamo seguendo il sentiero che si stacca a sinistra (set. 318). Scendiamo di qualche metro attraversando il torrente Valmontasca, per poi proseguire in falsopiano raggiungendo l'alpe Scarpia di Sotto 1703 m, con le sue baite ancora in buone condizioni. Attraversiamo l'alpeggio seguendo i segnavia, a sinistra un sentiero scende verso una fontana da dove scaturisce un'acqua freschissima anzi direi gelata. Salendo diagonalmente attraversiamo alcuni prati inselvatichiti fino all'alpe Scarpia di Sopra 1920 m, dall'alpeggio pieghiamo a sinistra e attraversato il torrente proveniente dal Passo del Vallarolo, proseguiamo sullo stretto sentiero entrando in un fitto bosco di ontani e felci. Usciti all'aperto dopo pochi minuti raggiungiamo un grosso masso dal quale sgorga una sorgente e sul quale è posta una lapide in memoria di un caduto in montagna. Continuiamo seguendo gli ometti e i segnavia, in questo tratto la pendenza non è eccessiva e permette di poter ammirare lo straordinario mondo delle terre alte. Attraversiamo magri pascoli sino a raggiungere il grosso ometto dell'ampio valico del Passo del Vallarolo 2332 m, posto sulla cresta sud-est del Monte Tagliaferro e che mette in comunicazione con la Val Nonai. Continuiamo a seguire il sentiero 318, tralasciando a sinistra il sentiero 319 che scende all'alpe la Piana, per poi ricongiungersi con il sentiero 320 per il Colle della Moanda. In pochi minuti raggiungiamo un gigantesco macigno che forma una balma, il sentiero ora inizia a salire sempre più ripidamente, fino a portarsi sotto la verticale di un erto pendio erboso. Lentamente con stretti tornanti iniziamo a risalirlo, in alcuni passaggi ci aiutiamo con le mani, superando alcuni tratti rocciosi, sino a guadagnare il Passo del Gatto 2730 m, tra il Dosso Grinner a sinistra e le propaggini alte del Tagliaferro sul lato opposto, verso le quali il sentiero prosegue. Dopo un breve tratto in falsopiano attraversando alcuni lastroni di roccia, il sentiero accentua nuovamente a salire, raggiungendo la cresta sud. Seguendo i segnavia attraversiamo un tratto di rocce frantumate e sassi, alcuni femmine di stambecco con i loro piccoli ci guardano incuriosite, ed ecco apparire come all'improvviso la madonnina del Tagliaferro 2964 m. Il panorama è a dir poco straordinario in particolarmente verso il vicino massiccio del Monte Rosa. Mente firmo il libro di vetta penso che per essere felici basta davvero poco, che questi pochi minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore e imparo che basta chiudere gli occhi per capire quanto sia bella e grandiosa la semplicità…..
Per il ritorno seguiamo il medesimo itinerario fatto all'andata.
Anche se si tratta della classica via di salita per il Monte Tagliaferro, per la ripidità, l'esposizione di alcuni tratti e per la lunghezza è un percorso da non sottovalutare, riservato ad escursionisti esperti.
Malati di Montagna: Silvio e Fabio

Punta Vincent, Cima Giordani e il ghiacciaio di Indren


va beh mi metto in posa, però dopo voglio i diritti...!!!






5 commenti:

  1. Ciao bel blog ...ma la cartina è la CTR ? Complimenti ciao

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    1. ciao,
      grazie per i complimenti, l'immagine che vedi non so se è stata presa da una Cartina Tecnica Regionale, me l'ha inviata un amico.

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  2. Io ho trovato questo sentiero primitivo. Trovo che la normale ad una vetta così rappresentativa dovrebbe essere maggiormente curata e dotata di un minimo di sicurezza nei punti più impegnativi. La mappa in paese dovrebbe almeno avvisare che ci si trova a che fare con passaggi di terzo grado molto esposti. É evidente che ai Valsesiani interessa aprire resorts di lusso piuttosto che offrire un turismo montano di qualità. Gian Battista Dell'Antone - Pieve di Cadore BL

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    1. Ciao Gian Battista, grazie per il passaggio nel blog, condivido con te nella valutazione, ma sai qui nell'ovest rispetto alle Dolomiti sono molto indietro nel turismo montano e solo in questi ultimi anni si vede una piccola svolta...spero comunque che la Valsesia ti sia piaciuta...è una valle a mio parere fantastica...buona montagna

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    2. Lo é assolutamente e il Tagliaferro é una montagna affascinante. Per questo l'ascesa alla sua vetta meriterebbe di essere valorizzata e pubblicizzata. Basterebbe poco. Buona montagna a te!

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