Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

giovedì 14 agosto 2014

Punta Tre Vescovi in solitaria...

Ci sono montagne che gli fai la corte per anni e poi un giorno decidi che forse è ora di conquistarne la cima, è il caso della Punta Tre Vescovi che prende il nome dalle tre diocesi di Aosta, Novara e Biella. L'ascesa alla cima è da considerarsi EE, sia per il notevole dislivello che per il tratto di cresta con alcuni passaggi dove viene richiesto un minimo d'attenzione.

Per arrivare in Valle del Cervo percorro l'autostrada A4 verso Torino, dall'uscita di Carisio seguendo le indicazioni arrivo fino a Biella. Proseguo ora sulla provinciale SP100 Biella-Piedicavallo e oltrepassata Rosazza in breve arrivo a Piedicavallo 1037 m. L'auto la lascio nel comodo parcheggio che si raggiungere seguendo in discesa  la strada a sinistra, poco prima d'arrivare in paese.
Mi incammino raggiungendo la sovrastante chiesa parrocchiale di San Michele: risalente al XVIII sec., e seguendo le numerose indicazioni risalgo la scalinata sulla destra (E60). Proseguo tra le strette viuzze del caratteristico borgo raggiungendo un bel lavatoio datato 1876, lasciate le ultime case alle mie spalle entro in un ombroso bosco. La mulattiera in questo primo tratto prosegue a lato del torrente Mologna, oltrepassata un cappella diroccata la pendenza aumenta, fino a raggiungere le case della frazione Montà 1250 m. Man mano che proseguo il bosco si dirada, lasciando spazio alla valle che si allarga sempre più. Lasciati a sinistra i pascoli delle Piane inizio a guadagnare quota con lunghi tornanti a mezza costa, verso l'evidente edificio abbandonato del ristoro Olimpia. Passato sotto a questo edificio arrivo in pochi minuti all'alpe Anval 1634 m, dalla palina segnavia tralascio il sentiero a sinistra per il Colle della Mologna Piccola (E65), per continuare verso l'alpe Lavazzey e il rifugio Rivetti (E60). Con ripide svolte salgo al sovrastante pianoro sul quale sorgono i resti dell'alpe Pianel 1743 m da questo punto è ben visibile il rifugio Rivetti a sinistra su una bancata rocciosa. Da qui in poi inizia il tratto più faticoso, attraversato il torrente Mologna, con innumerevoli tornanti risalgo il versante destro orografico, oltrepassata una sorgente, tralascio a destra la ripida scorciatoia che sale al rifugio e rimanendo sul sentiero principale arrivo sul ripiano erboso dell'alpe Lavazei 2048 m. Proseguo ora a mezza costa in leggera salita fino a raggiungere il Rifugio Rivetti 2201 m. Dopo una breve pausa salgo a sinistra del rifugio raggiungendo la vicina piazzola dell'elicottero, da qui seguendo l'evidente sentiero con una lunga diagonale tra grossi massi mi porto sotto all'evidente intaglio della bocchetta. Con alcuni ripidi tornanti arrivo al cospetto del grosso ometto, sormontato da alcune bandiere di preghiere tibetane che segnala l'arrivo al Colle della Mologna Grande 2364 m, il più alto delle Alpi Biellesi. Tralasciato il sentiero GTA che scende nel versante gressonaro, seguo l'evidente traccia a destra contrassegnata da alcune frecce gialle che risale la cresta SW della Punta Tre Vescovi. In breve arrivo a un bivio, una traccia a sinistra conduce verso un salto roccioso non facile, molto più agevole invece il sentiero di destra che abbassandosi leggermente verso la Val Cervo, taglia a mezza costa il ripido pendio aggirando l'ostacolo. Riprendo a salire in maniera più decisa sul costone, prima fra rocce rotte e poi su percorso più evidente fino a raggiungere la Punta Tre Vescovi 2501 m. Splendido il panorama sui laghi dell'alta Val Sorba, sulla Valle di Gressoney con i suoi laghetti e naturalmente sulle montagne biellesi.
Malati di Montagna: Fabio


Colle della Mologna Grande 2390 m


Punta Tre Vescovi 2501 m


Rifugio Rivetti 2150 m di proprietà della Sezione CAI di Biella, eretto nel 1935 in sostituzione di un precedente edificio spazzato via da una valanga. Ricorda Alfredo Rivetti e Giovanni Edelmann, scialpinisti morti in questa valle nel 1911.




4 commenti:

  1. Belle le solitarie Fabio! Ogni tanto fa bene stare soli... Bel video per un bel posto ;-) ciao

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    1. Ciao Flavio, pensa che questa montagna la conosco da quando avevo circa 11/12 anni, quando ancora muovevo i miei primi passi su per i monti con l'oratorio, poi per vari motivi l'avevo quasi dimenticata...quasi...!!! e poi ecco che arriva il giorno, tutto nasce per caso senza programmare niente, solo alla sera decido...non so nemmeno per quale motivo, forse da lassù il Don mancato proprio quest'anno mi ha dato l'ispirazione...quando sono arrivato lassù da solo...ho smesso di pensare e tutto attorno mi sembra di una bellezza mai vista...mandi, mandi

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  2. Una cima attesa tanto, ma ne valeva la pena..... di sicuro l'impegno è stato ripagato alla grande !
    Mandi

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    1. Ciao Luca, le montagne non si spostano, sono sempre lì che aspettano, siamo noi che a volte abbiamo la frenesia di conquistarle...mandi

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