Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 29 novembre 2009

Quattro fiocchi sul Monte Paglietta

Relazionare l'escursione effettuata è alquanto complicato, essendo il percorso privo di segnaletica e i sentieri sono poco segnalati, preferisco allora raccontarvi questa giornata passata in montagna in modo diverso dal solito con un pizzico di fantasia...
Raggiunto il villaggio di Eternon a 1645 m collocato sulle pendici della valle del Gran San Bernardo, i nostri quattro intrepidi escursionisti si avventurano verso la mitica montagna dal nome misterioso Paglietta.
Mentre ci incamminano verso Barasson le nuvole risalendo la valle sospinte da un vento gelido sembrano delle grandi navi fantasma che si infrangono sulle erte pareti delle montagne, al secondo tornante seguendo un sentiero sulla destra veniamo calamitati vertiginosamente su per la montagna. Durante la notte la signora dell'inverno deve essere transitata con il suo lungo mantello, tutto attorno è ricoperto da una patina bianca, che rende magico anche il singolo filo d'erba.... Stiamo percorrendo il lungo vallon de Menovy, arrivati ad un alpeggio troviamo un cartello che raffigura una ciaspola con indicato il percorso da intraprendere durante l'inverno, quando la candida neve ricoprirà ogni cosa.
Dietro alle baite seguiamo in salita una pista forestale fino a incrociare una strada presumibilmente usata per la costruzione di un acquedotto, svoltiamo a sinistra proseguendo per un lungo tratto in falsopiano in un bosco di antichi larici dalle forme talvolta inquietanti. Ad un certo punto notiamo una scritta in giallo su una roccia, mi avvicino e leggo TdC (Tour des Combins), uno sguardo veloce alla cartina e via che si riparte.
Ad un bivio abbandoniamo il segnavia TdC che prosegue scendendo e seguiamo a destra una traccia di sentiero che tra arbusti sale all'interno del fitto bosco, passiamo accanto ad una baita dall'aria sinistra, attorno la nebbia si fa sempre più fitta , troviamo una pista forestale abbandonata, salendo costeggiamo una grossa pozza d'acqua gelata dove alcuni tronchi ormai sono prigionieri del ghiaccio. Usciti dal bosco troviamo il sentiero ricoperto dalla neve, proseguendo sulla sinistra iniziamo a salire, l'aria si fa sempre più gelida e inizia anche a nevicare copiosamente, siamo soli e sembra di essere sospesi nel nulla, seguendo alcune tracce risaliamo il pendio ma a circa 2300 m si decide di tornare indietro non sussistono più le condizioni per continuare, la cima del monte Paglietta dovrà aspettare.
Ridiscendiamo per il medesimo itinerario, escursione sicuramente da veri malati di montagna, una vera full immersion nella natura....
Malati di montagna: Flavio, Simeone, Danilo e Fabio

una scena da brivido...


la prigione di ghiaccio


Flavio e il richiamo del bosco...

l'inverno è ormai alle porte!!!





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