Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 10 aprile 2016

Monte Zucco, Pizzo Cerro ad anello...

Migliaia di persone stanche, stressate e fin troppo “civilizzate”, stanno cominciando a capire che andare in montagna è tornare a casa e che la natura incontaminata non è un lusso ma una necessità.
(John Muir)

Da Milano seguire l'autostrada A4 verso Venezia fino all'uscita di Dalmine, per poi proseguire lungo la Strada Statale 470 seguendo le indicazioni per San Pellegrino/Valle Brembana. Arrivati a Brembilla svoltare a destra in Via Ravagna, verso Cerro Foppa/Malentrata/S. Antonio B./Catremerio. La strada sale con diversi tornanti fino a raggiungere la frazione di Sant'Antonio Abbandonato (987 m), con l'omonima chiesa posta sul confine tra la Valle Brembilla e la Valle Brembana. Lasciata l'auto nel parcheggio, si imbocca a destra il sentiero 505 indicato da una palina segnavia (Rifugio M. Zucco/M. Zucco).
Tranquillamente si attraversa un primo tratto nel bosco e oltrepassate le case di Prisa Bassa (1023 m), in breve si arriva a un bivio. Tralasciata la deviazione che sale a sinistra, si prosegue sull'ampio sentiero, seguendo i segnavia bianco/rossi. Ignorando alcune deviazioni si arriva a una vecchia baita, oltre la quale si prosegue in falsopiano, alternando alcune brevi salite. Fuori dal bosco subito dopo aver attraversato un piccolo rio, si raggiunge una cascina. Si attraversano i prati tra una serie di paletti rientrando poco dopo nuovamente nel bosco. Si riprende a salire ripidamente e arrivati a un incrocio si prosegue diritti, raggiungendo una casa, oltre la quale in pochi minuti si giunge a un bivio con una palina segnavia. Tralasciato momentaneamente il sentiero a sinistra per Catremerio/Sussia/Pizzo Cerro, si attraversa un tratto cosparso da curiosi pinnacoli di roccia, arrivando in breve alla radura dove sorge la baita/rifugio G.E.S.P. ai Foppi (1150 m). Il sentiero prosegue a destra del rifugio e inizia a perdere leggermente quota con bellissime vedute sulla valle sottostante. Raggiunta la conca prativa, si riprende a salire passando a monte di una bella baita isolata, fino a raggiungere un bivio. Tralasciato il sentiero a sinistra che scende a San Pellegrino lungo la Val Merlonga, si inizia a guadagnare quota ripidamente raggiungendo la cresta. Il sentiero prosegue pressoché in piano, con alcuni tratti esposti sulla sinistra protetti da una corda metallica. Raggiunta la baita Zucco, dopo pochi metri si arriva alla croce in ferro alta circa venti metri del Monte Zucco (1232 m), splendido il panorama sulla media Val Brembana e in particolare su San Pellegrino Terme. Vicino sorge la cappella in cemento con vetri di Murano a ricordo dei Sacerdoti di S. Pellegrino, costruita come la croce dai Soci del GESP. Ritornati alla palina segnavia incontrata prima d'arrivare al rifugio, si inizia a seguire il sentiero a destra che si svolge per buona parte all'interno di una faggeta. Al termine di una ripida salita si raggiunge una cascina, dietro la quale il sentiero prosegue quasi in piano. Si riprende a salire nel bosco fino a raggiungere uno spiazzo, per poi iniziare a scendere a poca distanza dalla falesia del M. "Còren", che scende in un profondo vallone sulla destra. Oltrepassata una cascina e un capanno da caccia, il sentiero prosegue quasi pianeggiante ai limiti del bosco, fino a raggiungere alcune baite. Piagando a sinistra in pochi minuti si raggiunge una palina segnavia, tralasciato a destra il sentiero per S. Pellegrino, in breve si arriva al valico del Crosnello, vigilato dalla Santella del Viandante (1094 m). Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia, si inizia a percorre un lungo tratto in falsopiano, in direzione del Pizzo Cerro/Castel Regina (sent. 592).
Raggiunto un bivio con le indicazioni su di un masso, si tralascia il sentiero 595 per Catremerio con il quale poi si farà ritorno e si prosegue diritti verso Foldone e Pizzo Cerro. Dopo un tratto in falsopiano si riprende a salire raggiungendo un bellissimo roccolo settecentesco detto dello "Spadì", circondato da "costruzioni" vegetali formate da carpini e faggi secolari. Oltrepassata una baita si arriva a un bivio segnalato da un cartello su un albero, entrambi i sentieri si uniscono poco più a monte, si consiglia però di seguire quello a destra che si mantiene in quota. Attraversato un prato si inizia a salire sempre più ripidamente in una fitta faggeta, fino a raggiungere la dorsale. Ignorato il sentiero a destra per il Castello Regina, in breve si arriva al panoramico Rifugio Lupi di Brembilla (1280 m). Lasciato il rifugio alle proprie spalle si prosegue fino a raggiungere la cappellina in cima al Pizzo Cerro (1285 m). Su un'asta in acciaio sono stati infissi 20 tubicini, su ognuno dei quali è scritto il nome della montagna verso il quale è puntato, dal Gruppo del  M. Rosa, al Grignone, dal Disgrazia, al Resegone...
Ritornati al bivio segnalato su un masso, si inizia a scendere a destra seguendo il sentiero 595. Al termine della discesa si raggiunge la chiesetta di San Gaetano (988 m) a "Catremerio di là" dei Balòss (furbi). Seguendo la mulattiera si scende al sottostante borgo di "Catremerio di qua" degli Sgarbui (avvocati). Oltrepassata una cappella, si passa sotto a un portico e svoltando a sinistra si segue il segnavia 592 fino a raggiungere una fontana. Il sentiero inizia a scendere fino a raggiungere una cascina, oltre la quale dopo un breve tratto in salita, si prosegue fino a incrociare la strada asfaltata. Seguendo la strada in pochi minuti si ritorna al parcheggio di Sant'Antonio Abbandonato.
Malati di Montagna: Pg, Lorenzo, Silvio, Danilo e l'homo selvadego

Chiesa di Sant’Antonio
Diversi documenti del 1440 citano di una piccola Cappella dedicata a S. Antonio nella contrada di Castignola.



verso la cima


Monte Zucco 1232 m
La croce è stata progettata da Ugo Malavasi, sanpellegrinese e dipendente Falck, e disegnata da Gianni Grataroli di San Giovanni Bianco. Nel novembre 1964 iniziarono ufficialmente i lavori con il trasporto dei tralicci donati dalle acciaierie Falck da Piazza Brembana a San Pellegrino.
La croce, una volta completata, venne montata distesa presso i giardini pubblici, per mostrarla alla popolazione. Dal paese poi doveva essere portata sulla cima del monte Zucco e si era sparsa la voce che sarebbe stata sollevata con un elicottero, mentre si era offerta anche una ditta di Brembilla per il trasporto con i muli; ma niente di tutto questo: l’entusiasmo era tale che la croce venne portata tutta a spalle dai volontari del Gesp. Addirittura si racconta che qualcuno nascose la cima della croce per assicurarsi di poterla portare in cima senza l’ausilio di nessun mezzo.



Pizzo Cerro 1285 m
sulla cui cima sorge una cappella dedicata alla Madonna


Il Rifugio Lupi di Brembilla (1270 m) sorge a pochi metri sotto la cima del Pizzo Cerro ed è gestito dal Gruppo Alpini Lupi di Brembilla


rifugio G.E.S.P. 1140 m 
sullo sfondo la croce del M. Zucco


“Il gruppo G.E.S.P. (Gruppo Escursionisti San Pellegrino) costituitosi nel 1964, è una associazione che non persegue scopi di lucro. Sue attività possono essere: il turismo, il paraturismo e l’escursionismo in genere. Promuove inoltre e sostiene iniziative atte alla conservazione della natura, iniziative scientifiche, culturali, artistiche e sportive.”
Questo, oltre ad essere il primo articolo dello statuto della nostra associazione, è da considerarsi il manifesto programmatico del Gruppo, rappresenta gli ideali che vengono portati avanti da oltre cinquant’anni.


Catremerio 988 m
Catremerio è sicuramente uno dei borghi storici più interessanti e belli di tutta la val Brembilla. Le case sono databili intorno al Settecento e a testimonianza sono visibili alcune date: 1738 e 1754 scolpite sulle volte d’entrata.





domenica 3 aprile 2016

Alla Cima della Duaria, tra antichi borghi e vecchie mulattiere

Questa ‘malattia’, è anche una dipendenza. Non pensavo d’essere dipendente dalla montagna. L’ho capito negli ultimi metri dell’Everest, quella volta ero stremato, ma ho sentito che se non avessi raggiunto la cima sarei dovuto tornare lassù, dentro di me ne avevo troppo bisogno. È questa dipendenza dalla montagna che ti spinge sempre avanti. 
Hans Kammerlander

Dall'autostrada A9 (Milano-Laghi), si esce a Como Nord, per poi proseguire sulla strada statale 340 in direzione di Menaggio. Arrivati a Colonno, si lascia l'auto nel parcheggio in Piazza Giovanni XXIII, davanti alla chiesa di S. Michele Arcangelo. 
Seguendo la via pedonale, dopo aver oltrepassato il campanile si incrocia la strada asfaltata, con la quale si è arrivati. Su lato opposto seguendo Via Riva Modesto si prosegue verso il centro storico del paese, fino a raggiungere una piazzetta. Tralasciata la via a sinistra da dove poi si farà ritorno, si attraversa il ponte sul torrente Pessetta, di antiche origini romane, uscendo dall'abitato. In leggera salita si prosegue verso Sala Comacina, sul tracciato a mezza costa della vecchia strada Regina che attraversa appezzamenti terrazzati e piccoli oliveti, offrendo ampie vedute sul lago. Seguendo i cartelli della "Greenway del lago", poco prima che la mulattiera scenda verso la cappella di San Rocco, si svolta a sinistra seguendo un strada asfaltata che termina poco più avanti. Raggiunta una baita si svolta a sinistra incrociando la mulattiera che sale dalla cappella di San Rocco. La mulattiera ancora integra e in buone condizioni, inizia a guadagnare quota sempre più ripidamente, passando tra gli alpeggi di Oggiolo, Rodolo e Canelva. Raggiunta una cappella con portico, si continua a seguire la mulattiera fino a raggiungere i pascoli di Oggiolo. Si sale a monte delle baite e arrivati a un bivio, si svolta a sinistra, raggiungendo in breve il pianoro di Canelva, dove si può ammirare uno splendido panorama sul lago (1054 m). Purtroppo la bella mulattiera selciata termina e si prosegue su una stradina sterrata, con due strisce cementate. Tralasciato a destra il sentiero 17B per Colombera/Gravona/Madonna del Soccorso, si prosegue fino a una grossa fontana. Continuando a seguire a destra la strada sterrata si prosegue con un lungo tratto a mezza costa. Arrivati in prossimità di una curva, si tralascia il sentiero che scende e svoltando a sinistra si arriva in breve sopra all'agriturismo alpe di Sala. Senza scendere si piega a destra seguendo l'indicazione su un cartello in legno panorama a 3 min. Raggiunta una stradina sterrata la si segue fino ad arrivare sotto alle pendici della Cima della Duaria. Si inizia a seguire a destra il ripido sentiero che risale la dorsale, fino a raggiungere la cima (1447 m). Il panorama è di quelli a 360°, dal lago al Sasso Gordona e al Generoso, per poi proseguire verso il Monte Galbiga con l'ex strada militare che conduce al rifugio Venini-Cornelio. Si inizia a scendere sula lato opposto, piegando leggermente a sinistra su labili tracce. Entrati nel bosco in breve si arriva a incrociare una strada sterrata che si inizia a seguire verso destra, arrivando in pochi minuti all'alpe Colonno (1320 m). Dal rifugio, tralasciato il sentiero 18 che ritorna verso l'alpe di Sala, si inizia a scendere a destra seguendo una stradina cementata fino ai Monti i Prati (1045 m). Terminata la strada, si prosegue sulla mulattiera a destra. Tralasciando alcune deviazioni, dopo aver oltrepassato le baite di Solasco, in breve si raggiunge il borgo di Corniga (760 m), con la chiesetta del 1631, dedicata a S. Anna. Dalla palina segnavia si inizia a scendere verso Colonno, con alcuni tratti alquanto ripidi. Oltrepassato il gruppo di case di Cambianico da dove si gode una bellissima vista sul Dosso di Lavedo, sull’isola Comacina e sul Monte San Primo, si raggiunge la strada asfalta. La si segue a sinistra per circa 200 m, per poi riprendere sulla sinistra la "Greenway del lago". Si scende lungo una gradinata tra le case di Colonno, terminando nuovamente alla piazzetta da cui si è passati al mattino. Il rientro avviene ripercorrendo il medesimo percorso fatto all'andata. 
Malati di Montagna: Pg, Lorenzo, Danilo e l'homo selvadego

la mulattiera che sale da Colonno ancora in perfette condizioni




Oggiolo


Canelva



verso la Cima della Duaria


dalla cima



lungo la via del ritorno


Pigra


la chiesetta di S. Anna a Corniga
un ringraziamento particolare per il caffè e la cordialità,
offertaci dalla coppia incontrata


Colonno


albero arruffato


effetto lago...



sabato 26 marzo 2016

Sulle orme dei "pica sass"

Lo scalpellino, nel dialetto locale il "Pica sass", è stato fino agli anni '50 uno dei mestieri principali degli abitanti del Cusio: il suo granito, il Migliarolo di Alzo, era considerato il migliore d'Europa e il pregiato serpentino d'oira estratto nella zona veniva lavorato nelle fabbriche di Milano e Pavia. Il Cusio era collegato da una ferrovia alle fabbriche di lavorazione dei minerali ed era famoso in tutto il mondo per la sua produzione, dato che i manufatti prodotti dagli scalpellini venivano esportati dappertutto.

Usciti al casello di Arona sulla A26, seguire le indicazioni per Borgomanero/Gozzano/Lago d'Orta/Pella. Poco prima d'arrivare a Pella, si lascia l'auto nel comodo parcheggio sul lungolago, vicino all'antica chiesa di San Filiberto, in località Prorio (289 m).
Dopo aver visitato il complesso religioso, con il campanile romanico risalente al 1075-1110, si raggiunge la sovrastante strada asfalta. Attraversato sulla destra il parcheggio sterrato destinato agli autobus, si prosegue sulla mulattiera (T37), che corre tra prati e muretti con bella vista sul lago. Arrivati a un bivio, si scende verso il torrente che si attraversa su un ponte, per poi proseguire fino alla chiesa parrocchiale di Pella dedicata a Sant'Albino (VXI secolo). Vicino si può osservare il caratteristico ponte a schiena d'asino sul Pellino. Dalla piazza si svolta a sinistra verso la palina segnavia, dalla quale seguendo le indicazioni per Ventraggia/Artò, si inizia a risalire l'acciottolata Via Petrarca, con bellissimi scorci verso il lago d'Orta. Incrociata la strada asfalta la si segue a destra per pochi metri arrivando in località Ventraggia (385 m). Attraversata la strada si riprende a salire tra due muretti in pietra, sempre su fondo acciottolato, verso Centonara/Artò (T36). Al termine della mulattiera, dopo aver attraversato un'azienda agricola, si arriva nel ridente ed ameno villaggio di Centonara (520 m). Dall'antico oratorio dedicato a Santa Maria Maddalena, uno dei più antichi della valle, risalente al 1300 circa, si continua a salire seguendo la via principale. Usciti dal borgo si segue la strada asfalta verso destra per un breve tratto, per poi abbandonarla nei pressi di una palina segnavia. Raggiunta in breve la chiesa parrocchiale di Artò (624 m), dedicata a San Bernardino (sec. XIV), si prosegue attraversando la frazione. Tralasciate le indicazioni a destra per Arola, si prosegue verso Boleto/Passo Combocciolo (T36), uscendo dal paese. Arrivati all'altezza di una curva, volendo evitare di seguire la strada asfaltata, si può proseguire diritti imboccando una vecchia pista che termina poco più a monte, per poi proseguire verso destra costeggiando una recinzione, fino a ricollegarsi nuovamente alla strada. In entrambi i casi, raggiunto un incrocio si tralascia la strada a destra per il P.so della Colma/P.so Combocciolo/Piana dei Monti e si seguono le indicazioni per Boleto/Sant. Madonna del Sasso. Si attraversano i bellissimi pianori della Colma, costellati da isolate cascine, fino ad arrivare a Boleto (696 m). Entrati in paese si passa davanti al municipio, per poi scendere tra le strette viuzze fino ad arrivare al vecchio lavatoio. A Boleto si può visitare il Museo dello Scalpellino, nato con il desiderio di valorizzare un mestiere che ha caratterizzato per due secoli, il lavoro e la storia di questa zona del Cusio (per informazioni telefonare al 0322-981177). Proseguendo sulla strada asfalta si seguono le indicazioni per il Santuario della Madonna del Sasso che si raggiunge in pochi minuti, dopo aver oltrepassato un'ampia area picnic, con parco giochi ed una zona camper. L'edificio religioso è situato su uno sperone roccioso di granito a strapiombo sul lago d'Ora, dal piazzale sottostante la chiesa il panorama è talmente emozionante che il luogo è detto "il balcone del Cusio".
Per il ritorno si sale al parcheggio sovrastante, dove accanto al piccolo bar, una palina segnavia segnala l'inizio del "Sentiero degli scalpellini". Si inizia a scendere ripidamente con una serie di tornanti protetti da staccionate. Terminati i tornanti l'antica mulattiera prosegue attraversando boschi di castagno, raggiunto un curioso mulino, un cartello invita a fermasi a riposare per qualche istante! Dopo un breve tratto pianeggiante, arrivati a un bivio, si svolta a sinistra iniziando a seguire una pista sterrata che termina nei pressi di alcuni capannoni industriali. Attraversata la strada si scende verso una curiosa recinzione formata da alcune grosse pietre, oltre le quali si arriva in un piazzale con un monumento raffigurante un operaio e il suo tornio. Per far ritorno al punto di partenza si segue la strada asfalta verso sinistra per un breve tratto, per poi svoltare a destra seguendo l'indicazione per San Filiberto.
Malati di Montagna: Franco, Pg, Lorenzo, Danilo e l'Homo Selvadego

La montagna è ambiente, natura, storia, cultura...da preservare

La Via dei scalpellini


ponte sul Pellino
Si tratta di un ponte a schiena d'asino che reca la data 1578 e l'iscrizione "Magrioha-ninusde rugis fecit" ("Magister Joaninus De Regis fecit"). Nel passato il ponte serviva da collegamento con il vicino cimitero di San Rocco: vi transitavano i cortei funebri che accompagnavano i defunti trasportati a spalla.


tra le vie di Artò



L’isola di San Giulio e soprannominata la Perla del lago, la Porta del cielo, il Dormitorio dei Santi, l'isola benedetta. Incastonata nel lago d'Orta, sorprende e affascina come una piccola nave ancorata...


Santuario della Madonna del Sasso
Sicuramente esisteva in questo luogo una piccola chiesa di probabile origine romanica, della quale non esistono più tracce materiali, cancellate dalla presente costruzione settecentesca.


Nel progetto di valorizzazione e promozione de "Le Valli della Fede", il Santuario della Madonna del Sasso di Boleto è il punto di arrivo orientale dell'itinerario, ma rappresenta anche l'elemento di congiunzione tra i Sacri Monti piemontesi - e quello di Varallo in particolare - e gli altri di influenza lombarda, a cominciare dal vicino Sacro Monte di Orta.


La leggenda e la costruzione del Santuario
Al posto del Santuario di Madonna del Sasso vi era in origine solamente una croce: questa fu posta dopo la morte di una donna di Pella, nel XVI secolo.Narra la tradizionale leggenda che il geloso marito, di ritorno da una guerra, sospettando di essere stato tradito in base alle dicerie del paese, durante un violento litigio la spinse verso il dirupo, per ucciderla. Poi, pentitosi, tornò sui suoi passi, e trovandola ancora viva, appesa ad un ramo, si sporse in suo soccorso, le tese la mano per salvarla ma lei non si fidò e si lasciò cadere nel vuoto. Una storia di immenso dolore: qui dapprima sorse la croce, il simbolo del dolore, poi una cappelletta fu dedicata a Maria Addolorata. In seguito venne costruita una chiesa e sui resti di essa il Santuario.


Il vasto piazzale antistante il Santuario, da cui si gode uno spettacolo di rara bellezza sul Lago d'Orta, poggia sulle pareti scoscese di roccia granitica, dove, nei secoli scorsi, gli scalpellini della zona hanno esercitato il loro durissimo e pericoloso lavoro.




domenica 20 marzo 2016

San Fedelino, testimone immutato nella natura incontaminata

Poco sopra il lago di Como, tra la Valtellina e la Valchiavenna, l'Adda ha creato nel corso del tempo un'importante zona umida alpina. L'escursione permette di scoprire tutta la bellezza, sotto il profilo storico e paesaggistico e di raggiungere una tra le più importanti testimonianze di epoca romanica presente nell’Alto Lario: il tempietto di San Fedelino. Obbligatoria la sosta alla Cappella degli Alpini, per apprezzare lo straordinario panorama sulla Riserva Naturale del Pian di Spagna - Lago di Mezzola.

Da Milano seguire la SS36 dello Spluga fino al nuovo svincolo di Sant’Agata tra la strada statale 36 "del lago di Como e dello Spluga" (tratto Colico-Chiavenna) e la strada statale 340 "Regina" (tratto Sorico-Menaggio). Seguire le indicazioni a sinistra per Sorico/Gera Lario e dopo alcuni chilometri oltrepassato il Ponte del Passo, svoltare a destra seguendo le indicazioni per Dascio. Subito dopo la chiesetta lasciare la macchina nel piccolo parcheggio sulla destra (200 m).
Dal parcheggio si ritorna indietro fino alla chiesetta dedicata a S. Biagio, per poi svoltare a destra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia per S. Fedelino (Via Bruga). Dopo un decina di metri, all'altezza del numero civico 14, si abbandona la strada asfalta e si svolta ancora a destra imboccando poco dopo la mulattiera dell’antica Via Regina. Lasciate le ultime case di Dascio alle proprie spalle, in leggera salita si entra nel bosco e in breve si arriva al belvedere del Sasso di Dascio (277 m), con una bella cappella degli Alpini. Da questo splendido punto panoramico sopra il Pian di Spagna, lo sguardo si può spingere dalla Valchiavenna, fino alla Valtellina. Dopo un bel tratto con fondo in grisc' (pietra arrotondata disposta con sapienti geometrie) si arriva a un bivio, tralasciate le indicazioni a destra per San Fedelino, da cui poi si farà ritorno, si prosegue in salita sulla strada asfaltata verso Albonico/Stagni di Peschiera. Dopo alcuni minuti si segue la mulattiera a destra che taglia la strada, per poi abbondarla nuovamente riprendendo subito dopo a salire sulla mulattiera che in breve arriva alle prime case di Albonico (420 m). Dalla palina segnavia continuando a seguire le indicazioni per San Fedelino, si percorre un breve tratto di strada asfaltata, per poi proseguire a sinistra tra le abitazioni, raggiungendo la chiesa settecentesca dedicata a San Sebastiano martire. Si riprende a salire seguendo la strada per un breve tratto, per poi abbandonarla in prossimità di un cartello segnavia. Arrivati a un bivio si tralascia il sentiero per i Stagni di Peschiera/Brentalone e attraversaro il ponte, si inizia a scendere con un lungo mezza costa nel bosco fino a incrociare il sentiero da cui poi si farà ritorno (Sentiero del Giubileo 2000/Via Francisca). Si prosegue a sinistra in falsopiano a lato di un muretto a secco, tra splendidi castagni che talvolta raggiungono alcuni secoli di età. Riprendendo a salire ripidamente tra i resti di una vecchia cava, si raggiunge il dosso del Brentaletto (490 m), punto più alto dell'itinerario. Spettacolare il panorama sul Lago di Mezzola nella sua interezza e sulla prospiciente Val Codera.
Si inizia a perdere quota con alcuni gradini in cemento, per poi proseguire nel bosco fino a raggiungere un bivio. Dalla palina segnavia si tralascia il sentiero che continua a scendere e dal quale poi faremo ritorno e si prosegue a destra seguendo l'indicazioni per Belvedere/S. Fedelino variante EE. Questo sentiero nonostante sia più impegnativo, ha la particolarità di passare dal balcone naturale denominato Salto delle Capre (o Mot di Bech 329 m). Si raggiunge in pochi minuti ed è un ottimo belvedere naturale sul lago di Mezzola. Solo un esile parapetto in metallo ci ripara da una caduta libera di più di cento metri. Suggestivo il panorama sul vertiginoso salto gemello a destra e più a sinistra verso i paesi di Verceia e il seminascosto Novate Mezzola. Si riprende la discesa prima su comodo sentiero e più in basso su un tratto disagevole. Oltrepassate con cautela alcune roccette, si continua a scendere più agevolmente tra i sassi bianchissimi di una frana. Al termine della discesa si segue il sentiero a sinistra che brevemente conduce nella piccola radura dove sorge silente la minuta chiesetta romanica di S. Fedelino (200 m). Per la sosta si consiglia di ripercorre il sentiero da qui si è arrivati, proseguendo fino a raggiungere la suggestiva spiaggetta dove si trova il piccolo attracco per le barche, splendido il panorama sul lago di Mezzola, con lo scenografico versante Nord del Monte Legnone a chiudere l’orizzonte. Ritornati al tempietto si segue il sentiero verso nord-ovest costeggiando il fiume Mera. Con l'ausilio di una scala metallica si supera un dosso roccioso, per poi proseguire per un lungo tratto pianeggiante fino a incrociare sulla sinistra il sentiero che avevamo abbandonato prima del Salto delle Capre.
Si inizia a risalire una splendida ma un po' malandata rampa in sassi, denominata Scalone o Scala della Regina. Oltrepassato alcuni ruderi, si passa di fianco ad un costone di roccia, fino a raggiunge la palina segnavia da cui eravamo passati precedentemente. Da qui in poi si ripercorre il medesimo itinerario fino al bivio per Albonico, per poi continuare a scendere a sinistra verso Dascio/Sorico. Dopo aver superato su un ponte in legno il torrente dell’Acqua Marcia, si riprende a salire per un breve tratto, per poi continuare in falsopiano costeggiando alcuni ruderi. Al bivio successivo si svolta a sinistra e si inizia a scendere verso l’angusta valle del torrente dell’Acqua Bianca, che si attraversa sul caratteristico “ponte in pietra delle Valene”. Arrivati in località Case Borzi il sentiero diventa una comoda strada sterrata che raggiunge in breve il bivio incontrato al mattino, da qui in poi si ripercorre il medesimo itinerario fino al parcheggio di Dascio.
Malati di Montagna: Silvio, Lorenzo, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

ma se l'inizio si presenta così...
come può essere il resto della giornata!




una prospettiva insolita sul Legnone
dal "Salto delle Capre"



La Riserva Naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola è stata istituita da Regione Lombardia nel 1983 in attuazione delle direttive contenute nella Convenzione di Ramsar (IRAN, 1971), aventi come finalità quelle di assicurare l’ambiente idoneo alla sosta e alla nidificazione dell’avifauna migratoria, di tutelare e mantenere le caratteristiche naturali e paesaggistiche della zona classificata umida, di disciplinare e controllare la fruizione dell’area a fini didattico-ricreativi e di valorizzare le attività socio-economiche presenti nell’area nel rispetto delle esigenze di conservazione dell’ambiente. Il territorio della Riserva Naturale Pian di Spagna – Lago di Mezzola è riconosciuto come Sito di importanza Comunitaria (Sic) e fa parte della Rete Ecologica europea “Natura 2000”, che rappresenta un complesso di luoghi caratterizzati dalla presenza di habitat e specie sia animali sia vegetali, di interesse comunitario, la cui fruizione è quella di garantire la sopravvivenza a lungo termine della biodiversità presente sul continente europeo.

Pian di Spagna
La sua denominazione deriva dalla presenza spagnola nei secoli XVI, XVII e XVIII. Gli spagnoli, che possedevano il ducato di Milano, per fortificare questa regione di confine (la Valtellina era possesso della lega Grigia), edificarono proprio qui, fra il 1603 ed il 1606, quella fortezza che prese il nome dal conte di Fuentes, governatore di Milano. 


Tempietto di San Fedelino
Aveva scelto un gran bel posto San Fedele per pregare, meditare e sfuggire alle persecuzioni dell'Imperatore Massimiliano. Un piccolo prato all'estremità settentrionale del Lago di Como, ritagliato tra l'acqua e le ripide pendici del Monte Berlinghera. Per quanto intriso di misticismo, il luogo non mise al riparo Fedele dai soldati che l'imperatore inviò per ottenere la sua abiura dal Cristianesimo. Il santo rifiutò la proposta e fu decapitato sul posto. Come si usava al tempo. Era il 286.



Lago di Mezzola


qualche sassolino...!!!


Il Quatass è l’imbarcazione tipica dell’Alto Lario e più precisamente tra il laghetto di Novate Mezzola e gli sbocchi nel Lago dei fiumi Adda e Mera. Natante di forma quasi rettangolare (da cui il nome quattro assi), utilizzata per la pesca e per il trasporto in acque calme con fondi paludosi.