IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

giovedì 24 agosto 2017

Monte Visolo, al cospetto della Regina delle Orobie

Il Monte Visolo è l'ultima cima a est, della lunga catena della Presolana, massiccio calcareo di aspetto dolomitico, formato da guglie e pilastri. La salita si svolge su sentieri sempre ben segnalati e non presenta particolari difficoltà, tranne che per i pendii ripidi che si devono affrontare dal Rifugio baita Cassinelli. Per il ritorno dalla cima si segue il sentiero 328, consigliabile solo a escursionisti esperti (tratti attrezzati con catena - EE), fino alla Cappella Savina e al bivacco Città di Clusone. Dal Rifugio baita Cassinelli, si ritorna al punto di partenza, percorrendo una tratto della "Via del latte".

All'uscita del casello di Bergamo, si prosegue inizialmente seguendo le indicazioni per la Val Seriana, per poi proseguire verso il Passo della Presolana. Oltrepassato Clusone si arriva in località Donico, dove in prossimità dell'Hotel Spampatti, sulla destra si può comodamente lasciare l'auto (1260 m). Poco prima dell'hotel sulla sinistra si imbocca Via Cassinelli (palina segnavia), si sale per un breve tratto fino a un bivio, abbandonata la strada sterrata da cui poi si farà ritorno, si svolta a destra segundo la scritta sul muro per la B. Cassinelli. Dopo aver oltrepassata una cabina Enel la strada termina e si prosegue seguendo il sentiero contrassegnato da segnavia bianco/rossi, che si inoltra in un bel bosco di conifere. Dopo aver alternato tratti in salita e tratti in falsopiano, usciti dal basco si incrocia il sentiero proveniente dal Passo della Presolana, che si inizia a seguirlo verso sinistra. Giunti a un primo bivio si sale verso destra, raggiungendo in breve una palina segnavia. Tralasciato il sentiero 315 (rifugio Cassinelli/Cappella Savina/Rifugio Olmo), si inizia a seguire il 316 per il Monte Visolo. All'inizio attraversando i pascoli il sentiero è poco evidente, ma seguendo il costone erboso, più in alto diventa ben segnato con segnavia bianco/rossi. Con numerose svolte si guadagna quota fino a raggiungere la cresta di un profondo canyon sulla destra. Il sentiero rimanendo a debita distanza, continua a salire sempre più ripidamente. Dopo un traverso verso destra, si riprende a salire il pendio tra zolle di erba e roccette, fino a raggiungere la cima del Monte Visolo, sormontana da una piramide in ferro come lapide (2369 m). Il panorama è eccezzionale, oltre al massiccio della Presolana, a est si può ammirare l'Adamello, la lunga dorsale del Pizzo Camino e la Valle di Scalve, a ovest la Valle dell'Ombra con la Cappella Savina e il bivacco Città di Clusone che si raggiungeranno al ritorno. Dalla cima si segue il sentiero sottostante sulla sinistra, arrivando in breve alla bocchetta Visolo. Tralasciata la via ferrata per il rifugio Albani, dalla palina segnavia si inizia a scendere seguendo il sentiero 328, percorso impegnativo, riservato a escursionisti esperti (EE). Arrivati alla Cappella Savina, dopo aver ammirato l'anfiteatro roccioso della Presolana, si scende al sottostante bivacco Città di Clusone (2050 m), ristrutturato nel 2015. Dal bivacco si inizia a scendere seguendo il sentiero 315 fino a raggiungere il rifugio baita Cassinelli (1568 m). Dal rifugio si inizia a scendere seguendo la strada sterrata, dopo aver tralasciato il sentiero a sinistra per il P.so della Presolana, percorsi ancora pochi metri si abbandona la strada e si imbocca il sentiero a destra per Malga Cornetto, seguendo un tratto della "Via del Latte". Si prosegue in falsopiano con un lungo tratto a mezzacosta, fino a incrociare la strada sterrata. Seguendo la strada si inizia a scendere verso sinistra, arrivando in pochi minuti a Malga Corzene e Malga Corzenine. Proseguendo si arriva nei pressi di una bacheca con una cartina, sulla quale viene riportato il percorso della "Via del Latte". Si segue la strada verso destra, con percorso piacevole, fino a ritornare al parcheggio dove si è lasciata l'auto.
Malati di montagna: Pg, Lorenzo, Danilo e l'homo selvadego

usciti dal bosco inizia lo spettacolo...!!!


la cima è davanti a noi, ma ancora molto lontana...


salendo oltre ai panorami...


...anche profondi canyon


La Corna delle Quattro Matte


La leggenda delle Quattro Matte
Era ancora il tempo in cui Colere si scriveva sulle carte con due elle. Ma forse era anche un po’ prima, quando ancora gli spiriti dei monti stavano ai confini dei paesi e parlavano ai vivi per evitare loro gli errori che li avevano portati alla perdizione, o per predire loro quello che sarebbe accaduto, o per invocare qualche opera di bene che li togliesse da certi diabolici incantesimi. Erano ancora i tempi in cui i diavoli apparivano a volte dentro le osterie dove si ballava e i folletti abitavano i boschi e venivano su certi alberi emettendo dei gridolini che attiravano i bambini dei paesi, che poi venivano rapiti. I folletti erano in genere dispettosi ma non cattivi, tranne quando li si prendeva in giro. In quel tempo vivevano dunque a Collere quattro sorelle, che pur essendo corteggiate da tutti i giovani del paese, preferivano divertirsi insieme. Le quattro sorelle si chiamavano con nomi che forse a quel tempo erano di moda ma che andavano a pennello alle quattro ragazze, belle e spensierate: Erica, Gardenia, Genzianella e Rosina erano i loro nomi per ordine di età e alfabeto. Come tutte le donne e le ragazze del paese, anche le quattro sorelle si dovevano recare nei boschi a far legna. Gli uomini erano altrove, dentro le miniere polverose o lontano, in paesi che erano difficili perfino da pronunciare. Erica, Gardenia, Genzianella e Rosina si inerpicavano dunque per il bosco dietro l’abitato di Collere e stavano conversando e ridendo quando apparvero i folletti del bosco, scesi dai loro alberi, usciti dalle loro caverne. I folletti erano conosciuti da tutti, tutti li avevano sentiti qualche volta e nelle stalle la sera le nonne raccontavano le loro imprese: in genere punivano i bambini non precisamente giudiziosi che per qualche ora venivano rapiti. In verità a Collere tutti i bambini dovevano essere buoni, perché a memoria d’uomo mai nessuno era stato rapito dai folletti. E infatti le quattro sorelle, consapevoli di non aver mai fatto male a nessuno, non si spaventarono. Anzi divisero con i folletti quelle poche cose che si erano portate per colazione. Poi le ragazze dovettero tornare per non far tardi e non far stare in ansia quelli di casa: ma i folletti si fecero promettere un nuovo appuntamento per il sabato successivo. Le ragazze promisero, senza dar peso al loro nuovo impegno, tranquillizzate dall’aspetto inoffensivo e simpatico dei folletti che tuttavia ricambiarono promettendo a loro volta che le avrebbero portate nelle loro caverne, per sempre. Le ragazze risero tra loro e si burlarono dei folletti. Allora venne quello che le storie avevano tante volte raccontato e i ragazzi temuto. I folletti intonarono una loro terribile canzone magica che rese pazze di terrore Erica, Gardenia, Genzianella e Rosina che rimasero pietrificate nel massiccio della Presolana, strette in una gola. E chi si avventura su per il canale delle Quattro Matte, ancora oggi, sente uscire a volte, da certe caverne invisibili, un lugubre lamento e delle voci sommesse frusciare tra le rocce. E ancora adesso che Colere si scrive con una sole elle, le Quattro Matte sono lì a testimoniare che la storia è vera: e certe storie sono così vere che diventano perfino credibili.
Tratta da "Presolana, voci e Silenzi-" di A. Pagliarin, A. Gamba, G. Lorini e T. Terzi


la salita verso la cima si fa sempre più ripida


finalmente in cima al Monte Visolo 2369 m


il sentiero di discesa che si deve affrontare (EE)


bocchetta Visolo


tratto attrezzato


via di discesa da affrontare con attenzione


tratto attrezzato



spettacolo...!!!




Cappella Savina


Monte Visolo e la via di discesa


panorama verso il bivacco Città di Clusone


Bivacco Città di Clusone 2050 m


una sosta al rifugio baita Cassinelli per dissetarci è d'obbligo


lungo la "Via del Latte"


dettagli e traccia gpx 

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