Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

sabato 17 settembre 2016

Girovagando nella “Conca di Smeraldo”

La posizione panoramica, sul colle a dominare tutta l’alta valle del Mastallone, fanno di Cervatto uno dei comuni più pittoreschi della Valsesia, una zona che, per la bellezza e la ricchezza dei suoi boschi, viene chiamata la “Conca di Smeraldo”. Un giro ad anello alla scoperta di alpeggi, chiese e santuari, tra storia e cultura, percorrendo vecchie mulattiere e sentieri poco frequentati.

Da Varallo si segue la strada provinciale per la Val Mastallone, fino al bivio Fobello-Rimella. Si prosegue a sinistra per Fobello e oltrepassato il centro del paese, si seguono a sinistra le indicazioni per Cervatto. Poco prima di salire verso il paese si svolta a sinistra e in breve si raggiunge un ampio e comodo parcheggio. Parcheggiata l'auto seguendo la via scalinata si sale verso la chiesa, raggiunta la piazza del municipio si segue a sinistra la stretta strada asfaltata che attraversa le varie frazioni (501-503-506-507). Arrivati in breve a Cadvilli (1009 m) si può ammirare il primo dei tanti oratori che si incontreranno sul percorso, dedicato alla Madonna della Neve, sorto precedentemente alla stessa chiesa parrocchiale, questo oratorio è già ricordato nel 1591. Dopo un tratto in piano, si perde leggermente quota giungendo a Cadiano, poco prima dell'oratorio dedicato a Sant’Antonio, si abbandona la stradina e si segue sulla sinistra il sentiero 501 per Oronegro/Camplasco/Pizzo Tracciora. Il sentiero scende dolcemente sotto l'abitato di Giavina, fino a raggiunge il ponte in pietra con il quale si attraversa il torrente Cervo. Raggiunta la bianca cappella sulla sponda opposta, si sale a sinistra percorrendo un breve tratto attrezzato con una fune metallica, utile in caso di ghiaccio. Usciti dal bosco si attraversano i pascoli di Oro Negro raggiungendo in breve la graziosa chiesetta, dalla quale si ha una bella visuale su Cervatto. Si prosegue tra le case in gran parte ristrutturate, per poi seguire l'evidente segnavia a destra per Camplasco. Usciti dall'abitato si tralascia l'indicazione a destra per Casone e si rientra nel bosco proseguendo su una sterrata inerbita. Dopo un paio di tornanti si esce in una radura con altre due baite, il sentiero piega verso sinistra iniziando a guadagnare quota ripidamente. Oltrepassato un rudere si rientra nuovamente nel bosco, per poi uscire nei pressi dell'alpe Camplasco, seguendo la dorsale verso destra in breve si arriva sull'ampia spianata della Sella di Camplasco (1364 m), a cavallo tra la Val Meula e la Valle del Cervo. Tralasciato il sentiero per Grassura (576), si svolta a destra iniziando a risalire la boscosa dorsale nord-orientale che scende dal Pizzo Tracciora (501), alternando tratti in moderata pendenza, a strappi più faticosi. Oltrepassato i resti di una costruzione la pendenza diminuisce e usciti dal bosco in pochi minuti si raggiunge una bella costruzione chiamata Villa Danise, ma più conosciuta ovunque come Villa Banfi (1606 m). Tralasciato il sentiero che prosegue lungo la dorsale per il Pizzo di Tracciora, si inizia a scendere seguendo il sentiero a destra dell'edificio (503). Questo itinerario pur non presentando difficoltà, è poco frequentato e attraversa prati e boschi dove la vegetazione è talvolta  invadente, rendendo difficoltoso il cammino. Con lunghi tornanti a pendenza regolare si inizia a perdere quota, superato un grosso albero caduto che ostacola il cammino, in pochi minuti si raggiunge un rudere, oltre il quale si inizia a costeggiare per un lungo tratto il rio dei Corti. Continuando a mezzacosta dopo aver superato dei canali in cui scorrono alcuni torrentelli si arriva all'alpe Piane. Proseguendo nella medesima direzione si supera un altro rudere, per poi scendere più ripidamente fino a incrociare il sentiero 502 che collega Oro Negro a Tapponaccio. Tralasciato il sentiero che prosegue a destra verso Oro Negro si sale leggermente seguendo l'indicazione su un albero per Prati Rossi/Tapponaccio (502). Oltrepassata l'alpe Terragno, si guada il rio dei Corti e dopo poche decine di metri si raggiunge la località Prati Rossi, incrocio di vari sentieri (1001 m). Dalla palina segnavia si risale il prato a sinistra per Oro Balme-Rifugio/Tapponaccio/Madonna del Balmone (502), questo tratto fa parte di uno dei dieci "Sentieri dell'Arte" proposti in Valsesia dalla Commissione Montagna Antica-Montagna da Salvare" del C.A.I. Varallo. Attraversato il torrente Cervo su di un ponte si  tralascia il sentiero a sinistra 506 per la Bassa del Cavaione e si continua a salire seguendo l'indicazione per il rifugio. Dopo alcuni tornati il sentiero volge a sinistra passando accanto a un parapetto  in legno e con una serie di ripidi gradini raggiunge la cappella che preannuncia l'arrivo a Oro delle Balme 1122 m. Raggiunto il "Rifugio Alpino Oro delle Balme", il sentiero inizia a scendere fino raggiungere il rio del Locce, oltre il quale si riprende a salire con decisione fino a raggiungere la fontana/lavatoio di Tapponaccio (1225 m). Tralasciata l'indicazione per Cervatto, da cui poi faremo ritorno si prosegue a sinistra seguendo l'ampia mulattiera. Dopo alcune baite isolate, si guada un piccolo torrente per poi iniziare a salire più ripidamente fino ad arrivare alla Madonna del Balmone (1373 m), il santuario della valle del Cervo e di tutta la Val Mastallone, costruito su una balma rocciosa, in posizione dominante, dedicato alla Madonna d’Oropa. La costruzione risale al 1878, sul luogo di una più antica chiesetta spazzata via da una valanga. Ritornati a Tapponaccio si scende verso il piccolo piazzale con l'oratorio di San Defendente, protettore degli armenti dai lupi e degli alpeggi dagli incendi. Il sentiero prosegue con lungo mezzacosta fino alla solitaria chiesetta posta su poggio dominante tutta la valletta del Cervo, dedicata ai Santi Pietro e Paolo (1184 m). La mulattiera inizia a scendere in un fiabesco bosco, raggiungendo in pochi minuti il gruppo di case abbarbicate di Orlino (1101 m). Transitati sotto allo sperone roccioso, sul quale poggia la chiesetta di San Martino, si continua a perdere quota arrivando in breve alle prime case di Giavina (1043 m). Si passa sotto all'oratorio dedicato alla Madonna Consolata, fatto erigere dai Valsesiani residenti a Torino nel 1727, per poi incrociare nuovamente la stradina asfalta, il rientro si effettua sul medesimo percorso fatto al mattino.
Malati di Montagna: Silvio, Lorenzo, Pg, Danilo e l'homo selvadego

si inizia sotto al castello della famiglia Montaldo
Costruito alla fine del 1800, oggi è adibito ad abitazione. Come le altre ville è di proprietà privata e non visitabile. Conferisce alla Valle un tocco di eleganza del tutto particolare.



per poi attraversare il caratteristico paese di Cervatto 1002 m
con la chiesa parrocchiale di San Rocco
Edificata nel 1738 al posto di tre piccoli oratori risalenti alla fine del 1500. Decorata dai fratelli Avondo, conserva all’interno una tela del De Dominicis di Rossa “Morte di San Giuseppe” risalente alla fine del tredicesimo secolo.



si prosegue superando antichi ponti in pietra


naturalmente non mancano i panorami





da Villa Banfi si scende tra fitti boschi




non mancano sul percorso testimonianze della religiosità popolare
tra cui il Santuario della Madonna del Balmone 1370 m
Il nome deriva dall’ubicazione su una grossa balma, è dedicato alla Vergine di Oropa (m 1380) ed è considerato il santuario mariano di questa verde vallata. Da segnalare è la presenza del “Sentiero dell’Arte” promosso dal Cai di Varallo e dalla Comunità montana Valsesia, caratterizzato dalla presenza di numerosi oratori e cappelle votive dove sono custoditi preziosi affreschi e opere d’arte, a testimonianza della ricca storia e tradizione di questi luoghi.


dettagli e traccia gpx


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