Il mio zaino non è solo carico di materiali:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto me stesso, nel bene e nel male
Renato Casarotto

domenica 9 febbraio 2014

Parco Nazionale della Val Grande...ultima frontiera...

La natura è spesso nascosta,
qualche volta sopraffatta,
molto raramente estinta.
Francesco Bacone

Dall'autostrada A26 - Gravellona Toce, continuiamo sulla SS33 del Sempione fino all'uscita di Premosello C. Attraversato il ponte sul fiume Toce, seguendo le indicazioni oltrepassiamo Cuzzago e dopo circa 3,5 km arriviamo a Premosello. L'auto la parcheggiamo a sinistra in piazza Bolzani, poco oltre la chiesa parrocchiale di Maria Vergine Assunta 222 m circa.
Seguiamo via G. Chiovenda sul lato destro del torrente, raggiungendo il secondo ponte che tralasciamo, per proseguire a destra in via don G. del Boca all'inizio della quale in alto c'è una piccola cappella. In pochi minuti arrivati a una seconda cappella, svoltiamo a sinistra in via Garibaldi con all'inizio sulla destra una piccola fontana. Lasciato il paese alle nostre spalle continuiamo su una larga mulattiera, davanti a noi le ultime nuvole si diradano mostrandoci il Proman in veste invernale, con il quale condivideremo gran parte di questa giornata. Dalla parte opposta del torrente non si può non notare il ponte di Lut dal quale faremo ritorno e le sue sottostanti cascate. Arrivati ad un oratorio oramai abbandonato con annessa una cappella votiva, continuiamo a destra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia per l'alpe Lut. Iniziamo a salire percorrendo una mulattiera che purtroppo è stata sostituita per alcuni tratti da uno strato di catrame, passiamo accanto ad alcune baite e man mano che guadagniamo quota possiamo già godere di un grandioso panorama sulla piana ossolana. Dopo l'alpe Motta Rossa pieghiamo a sinistra inoltrandoci nel bosco, odori, rumori ci circondano, stiamo entrando in Val Grande, dopo qualche minuto arriviamo alla baita solitaria di Pian del Manico 479 m. La salita ora si fa più sostenuta e man mano che saliamo la vista sul Proman diventa sempre più affascinante. Iniziamo a calpestare la prima neve che comunque non ci impedisce di procedere con passo sicuro, arrivati all'alpetto Cornala 638 m, costeggiamo la recinzione fino a raggiungere la bandiera tricolore, dove ci fermiamo per una breve pausa, sorseggiando un buon bicchiere di tè caldo. Riprendiamo il cammino e dalla palina segnavia procediamo in salita verso destra sull'ampio sentiero, con vista spettacolare sulla piana Ossolana. Incrociata la strada asfaltata, parzialmente coperta dalla neve, la seguiamo in salita per pochi minuti giungendo all'alpe Lüt 783 m. Come anche altri altri alpeggi in zona anche l'alpe Lüt è stato oggetto di un intenso recupero da parte degli abitanti del luogo che hanno sistemato i rustici, ristrutturato le cappelle, e che si adoperano nel taglio dei prati e nella manutenzione dei sentieri. Attraversiamo l'alpe fino alla palina segnavia, dalla quale con una breve discesa giungiamo all'oratorio, dal portico la vista naturalmente è eccezionale. Sull’origine del piccolo santuario dedicato all’Annunciazione, ci sono dati precisi a partire dalla piccola cappella originaria, che ora è incorporata nella chiesetta. La tradizione vuole che alcuni giovani del luogo, chiamati alle armi durante la prima guerra d’Indipendenza, fermatisi presso la cappelletta, affacciata sul bel pianoro, fecero voto di restaurarla se fossero ritornati sani e salvi. E così fu al loro ritorno. Ci concediamo una breve pausa, per poi proseguire con cautela sul sentiero gradinato ricoperto dalla neve che scende alquanto ripido sotto alla chiesetta. Ben presto ci ritroviamo nel bosco dove la pendenza diminuisce e con tranquillità arriviamo sulla strada asfaltata che seguiamo verso destra. La percorriamo per un breve tratto per poi seguire il sentiero a sinistra contrassegnato con i segni di vernice rosso/giallo/rosso. Arrivati in località Ronchi dietro a una baita in fase di ristrutturazione troviamo la gippabile che seguiamo verso sinistra in leggera discesa fino a incrociare la strada per Colloro (volendo si può salire alle baite superiori per poter osservare alcuni terrazzamenti ancora in ottimo stato). La seguiamo e arrivati a una bella pozza formatesi dal torrente, Raffaella e Silvio decidono di farsi un pediluvio, vi garantisco che anche se c'era il sole l'acqua era gelata…!!! Dopo questa divertente parentesi, riprendiamo il cammino e poco dopo seguiamo un ampio sentiero sulla destra non segnalato, ma di facile individuazione. Ben presto arriviamo a Colloro 508 m circa, tra le case del paese individuiamo il grande edificio bianco del Circolo ACLI che raggiungiamo. Bevuto il caffè iniziamo a scendere a lato dell'edificio fino a incontrare la mulattiera del Sentiero Natura indicata da un cartello in legno. La mulattiera inizia da subito a scendere velocemente, oltrepassata una bella cappella restaurata, proseguiamo attraversando alcune volte la strada asfaltata, fino a raggiungere un tornante dal quale seguiamo il sentiero a sinistra per il Ponte Luet indicato da una palina segnavia. Senza quasi accorgercene, se non per il rumoreggiare del torrente, arriviamo al caratteristico ponte in pietra "Luet". Vicino si possono osservare alcune piante di fichi d'india, probabilmente cresciute grazie all'ottima posizione assolata di cui godono. Passiamo accanto alla baita e iniziamo a scendere, passati sotto alla condotta forzata raggiungiamo il torrente, che in questo punto crea alcune bellissime cascatelle. Proseguendo con qualche cautela a lato del torrente arriviamo nuovamente all'oratorio sconsacrato e alla cappella da cui siamo passati al mattino. Da qui in poi ripercorriamo il medesimo itinerario, ma prima di giungere all'auto ci fermiamo ancora ad ammirare le cascate del Rio del Ponte. 
Malati di Montagna: Raffaella, Silvio, Danilo e Fabio

la Val Grande è...
...bellezza...


...storia...


...solitudine...


...spiritualità...


e anche un po' di pazzia...
ma in fondo è questa la montagna che ci piace!!!



splendido panorama sulla piana del Toce


"… quasi un'agnella dispersa dal gregge, alla porta dell’immensa Val Grande".
Questa bella e poetica descrizione è opera di don Remigio Biancossi 
che anni fa in una poesia è riuscito a cogliere in modo unico il legame 
tra lo storico oratorio e l’area oggi divenuta Parco Nazionale.


...carpe diem...


traccia gpx scaricabile


5 commenti:

  1. Sapete ragazzi, entrare nel cuore della val Grande, è come affiancare il suo battito al nostro respiro... Grazie per queste emozioni che mi donate e che mi fate vivere!!! Raffaella

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    1. Ciao Luca, ti consiglio la visione di questo video http://www.youtube.com/watch?v=Qz9h2DiZV38
      poi capirai perché è uno dei miei luoghi preferiti...mandi, mandi

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  3. Quelle... Bellissime. Cascatelle erano davvero emozionanti!!! Come lo è tutta la val grande!!! Ci@ooo.... A tutti. Voi.

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    1. non so tu chi sia ma grazie per il commento...mandi

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